“The best of cycling 2021”
Il Forte di Bard omaggia il “Giro d’Italia” con le immagini più belle di un’annata corsa su due ruote
Fino al 31 luglio
Bard (Aosta)

Il passaggio della borraccia fra due ciclisti. Uno (chi la passa) importante professionista delle due ruote. L’altro, che la riceve e tocca il cielo con un dito, un coraggioso e promettente bambino – dilettante – tifoso, ma già in corsa per un avvenire di successi sportivi che gli auguriamo di tutto cuore. E’ quasi certo che la foto non diventerà famosa come quella, la più iconica nella storia del ciclismo italiano, che sulla salita polverosa del Col du Télégraphe (“Tour dr France 1952”), ritrae i mitici Coppi e Bartali immortalati nello storico gesto di solidarietà del passaggio, per l’appunto dall’uno all’altro, di una benedetta borraccia d’acqua. Gesto, come ben si sa, di cui mai s’è decifrata la vera origine. “Chi aiuta chi?”. Il “Ginettaccio” soccorre il “Campionissimo”, o viceversa? Caso irrisolto. Ma poco importa. Resta chiaro ciò che conta davvero. Quella solidarietà e generosità sportiva, di cui forse oggi restano, ahinoi, poche tracce. “Chi aiuta chi?”: non è il caso invece della foto di cui sopra. Quella che ritrae l’olandese Pascal Eenkhoorn che, in una tappa del “Tour of Britain 2021” porge in dono la propria borraccia al piccolo Graham Xander, che era riuscito nell’impresa prodigiosa di pedalare per un lungo tratto, sul marciapiede in salita, davanti ai corridori in fuga. Un’immagine “che rappresenta appieno lo strettissimo legame che c’è fra i professionisti in gara e chi li segue da bordo strada” e che ritroviamo fra i 60 scatti, esposti fino al 31 luglio, al “Forte di Bard”, quale omaggio all’ormai prossimo “Giro d’Italia” (6 – 29 maggio) che, nella sua 15^ tappa, la Rivarolo Canavese – Cogne (22 maggio), solcherà per 140 chilometri le strade della Vallée. Le foto, ospitate negli spazi delle “Scuderie”, sono state selezionate fra quelle che hanno partecipato all’ultima edizione del concorso “The best of cycling 2021” organizzato da Roberto Bettini, il decano dei fotografi del ciclismo, prima con l’agenzia “Olympia” poi alla “Gazzetta dello Sport” e dal 2001 editore e direttore della rivista “Sprint Cycling Magazine”, diventata digitale dal 2014. Il concorso – alla sua quinta edizione cui hanno partecipato 78 fotografi con oltre 200 fotografie visionate da una competente Giuria, presieduta dal ct della Nazionale Daniele Bennati – raccoglie gli scatti più suggestivi realizzati da professionisti di tutto il mondo nel corso delle competizioni ciclistiche della stagione conclusa: fotografie dei grandi eventi (le Olimpiadi, il Giro d’Italia, il Tour de France e le classiche monumento) ma anche quelle realizzate in competizioni di minor risalto, in grado tuttavia di mettere in evidenza il fascino di questo sport antico e moderno al tempo stesso.

Primo premio edizione 2021, si diceva, all’immagine “poetica” della borraccia passata di mano in mano dal “grande” ciclista al “piccolo” tifoso, in un gesto, di forte suggestione emozionale, cristallizzato dal fotografo inglese Alex Whitehead e scattata durante il passato “Tour of Britain”. Notevoli anche gli scatti del colombiano Andres Felipe Cano che coglie l’eroica ( da corsa d’altri tempi) fatica di atleti trasformati in autentiche sagome di fango durante la “Paris – Roubaix”, così come quella festosa realizzata dall’italiana Jennifer Lorenzini, con tanto di coppa in mano (sullo sfondo, le imponenti guglie gotiche del Duomo di Milano) al colombiano Egan Bernal, vincitore del Giro d’Italia 2021. “Nelle fotografie proposte dalla mostra – si è scritto a ragione – c’è l’essenza del ciclismo: la fatica, la gloria, il dolore, la passione, le suggestioni. Ci sono soprattutto i colori: un vero caleidoscopio creato dalle maglie dei ciclisti e dai panorami, dal pubblico e dalle bandiere che sventolano al passaggio dei corridori”.
Gianni Milani
“The best of cycling 2021”
Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II 85, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it
Fino al 31 luglio
Orari: mart. – ven. 19/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lun. chiuso
Nelle foto:
– Alex Whitehead: “Tour of Britain”
– Andres Felipe Cano: “The heroes, Paris-Roubaix”
– Jennifer Lorenzini: “Egan Bernal, Giro d’Italia 2021”
Eppure i suoi scatti, a parere di molti, hanno anticipato i moderni reportage fotografici, creando una memoria visiva che ha documentato in maniera straordinaria culture e realtà sociali. Nella sua vita amò molto uomini, idee, arte, diritti umani, rivoluzione. Una donna straordinaria, Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina. Nata il 17 agosto 1896 nel popolare Borgo Pracchiuso a Udine, da un’umile famiglia friulana, aderente al socialismo della fine Ottocento, a soli due anni si trovò costretta ad emigrare in Austria con la sua famiglia.I Modotti tornarono a Udine nel 1905 e Tina frequentò lì le prime classi della scuola elementare. A dodici anni trovò lavoro come operaia nella fabbrica tessile Kaiser, alla periferia della città. Il padre era nuovamente emigrato, questa volta in America, in cerca di lavoro e la ragazza dovette contribuire al mantenimento della numerosa famiglia. Diciassettenne, nel giugno del 1913, varcò anch’essa l’oceano per raggiungere il genitore in California, dove (come ha scritto nella sua biografia Pino Cacucci) “stavano crescendo i grandi movimenti sindacali e la vita culturale e artistica era in gran fermento“. Fu così che a Tina Modotti si dischiusero in un primo tempo le vie del teatro e del cinema, e successivamente della fotografia. Fu musa di artisti importanti, recitò nel cinema muto di Rodolfo Valentino, amò perdutamente il rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, assassinato nel 1929. Nella vita di Tina Modotti non mancarono gli incontri straordinari: i fotografi Jane Reece, Johan Hagemayer, Robert Capa ed Edward Weston, che la ritrasse in un nudo bellissimo ; i grandi pittori messicani Diego Rivera e Clemente Orozco; attivisti politici come il comunista triestino Vittorio Vidali, il Comandante Carlos del Quinto Reggimento durante la guerra civile spagnola, conosciuto durante una manifestazione di protesta dopo la condanna a morte di Sacco e Vanzetti ;scrittori come John Dos Passos, André Malraux, Ernest Hemingway. Da donna appassionata qual’era si dedicò alla causa rivoluzionaria in Messico e combatté con le Brigate internazionali in Spagna. Le sue foto hanno sempre narrato i volti e le sofferenze degli ultimi. Sono immagini di campesinos, pescatori, donne che lavano i panni e che allattano bambini. Dedicò molti scatti al Messico, sua terra d’elezione, dove morì a 46 anni e dove venne sepolta. Pablo Neruda scrisse le parole dell’elogio funebre che ancora oggi si possono leggere sulla sua tomba: “Sorella, tu non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente, sorella. Perché non muore il fuoco“. Dopo l’improvvisa scomparsa le venne tributato il giusto riconoscimento per la sua personalità umana, artistica e politica, tant’è che per alcuni anni la sua memoria restò ben viva nell’opinione pubblica latinoamericana. Poi cadde l’oblio, lungo quasi trent’anni. Le sue opere, che si trovano in gran parte negli Stati Uniti, vennero tenute nascoste negli archivi dei dipartimenti di fotografia a causa del maccartismo e della sua assurda caccia alle streghe. Una scelta oscurantista, come ricordarono al Centro Cultural Tina Modotti di Caracas , “che rese impossibile, per molti anni e non solo in America, lo studio e la presentazione di un’artista che aveva creato immagini di qualità e militato nel movimento comunista internazionale“. L’inquietudine l’accompagnò per tutta la vita, spesa quasi sempre in credito con la fortuna. Artista, intellettuale, tra i primi fotografi a capire il valore sociale e la forza di denuncia di un’immagine, perseguitata da viva e persino da morta per le sue idee, fu comunque una delle più belle figure di donna che l’Italia seppe dare al mondo.
Questo libro, pur essendo un’opera di fantasia, è un piccolo frammento di una realtà sconcertante di cui poco si parla nel nostro Paese. Il ritorno del lupo è causa di tensioni tra protezionisti e cacciatori, per i danni alle greggi. Forse pochi sanno che molti di questi attacchi sono opera di cani inselvatichiti, frutto dell’abbandono da parte dell’uomo. A fronte di poche migliaia di lupi, centinaia di migliaia di cani inselvatichiti vagano sugli Appennini in cerca di un improbabile futuro. Uno di loro, Olaf, due volte tradito dagli umani, riuscirà dopo un anno di tempo a salvarsi da un destino che sembrava segnato: sarà solo l’amore a ricondurlo sulla strada di casa. I protagonisti, Laura e Piero, saranno travolti in maniera inaspettata da una serie di eventi che li condurranno sulle tracce di Olaf. Sullo sfondo, anche i loro sentimenti troveranno la strada che conduce alla felicità.
Laureata in Pedagogia, allevatore di Samoiedo con affisso “del Corno Bianco”. Giudice di bellezza ENCI/FCI. Dal 2008 collabora con ENCI per la rivista “I Nostri Cani”. Docente di psicologia canina nei corsi di formazione per esperti giudici promossi da ENCI. Istruttore cinofilo presso la Scuola di Formazione Cinofila “Il Biancospino”. Esperta in pet therapy (Interventi Assistiti con gli Animali – IAA ), ha al suo attivo decine di progetti sul territorio, a partire dall’anno 2000. Conforme alle Linee Guida promosse dal Ministero della Salute in ambito IAA, è Coadiutore del Cane e Responsabile di Progetto EAA (Educazione Assistita con gli Animali). Docente nell’ambito dei corsi di formazione IAA, autorizzati dal Ministero della Salute. Vive a Darfo Boario Terme (BS).