Dunque, abbiamo il Governo.
Sì, un governo di centro destra – o destra centro che sia – perchè gli elettori hanno voluto e votato per la coalizione di centro destra. Abbiamo un Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha rivoluzionato il tradizionale clichè dei Premier italiani e non solo perchè è la prima donna nella storia repubblicana che sale a Palazzo Chigi con le sue forze e con la sua spiccata personalità ma anche per l’impronta che ha immediatamente dato alla sua strategia politica e di governo. Del resto, dopo le prime mosse ha già confermato di essere un leader politico – cosa che, del resto, sapevamo da tempo – e, forse, anche una autorevole donna di governo. Concretezza, buon senso, forte radicamento territoriale, intelligenza politica e approccio popolare sono e restano i suoi tratti distintivi che la rendono profondamente diversa dal cosiddetto “politicamente corretto” e avulsa da quei meccanismi che sono riconducibili ai burocrati della politica e ai protagonisti dell’establishment.
Ma, al di là di questo fatto estetico, ma al contempo anche politico, c’è un elemento che adesso merita di essere approfondito e che prima o poi va sciolto. Mi riferisco, nello specifico, al comportamento concreto che la sinistra italiana, nelle sue multiformi espressioni, terrà nei prossimi mesi. Non prendo in considerazione la posizione del polo populista e demagogico dei 5 stelle perchè non avendo una cultura politica di riferimento può cambiare radicalmente opinione a giorni alterni. Come è puntualmente avvenuto in questi anni. Ma, per essere ancora più preciso, penso al comportamento concreto della sinistra politica, culturale, sindacale, accademica, salottiera, alto borghese, televisiva ed editoriale che ruota storicamente attorno al Partito democratico. Un’area culturale, politica, intellettuale e sociale che, puntualmente, dopo il responso delle urne del 25 settembre ha subito gridato “all’onda nera” in arrivo che può sconvolgere definitivamente l’equilibrio democratico, liberale e costituzionale del nostro assetto pubblico ed istituzionale e via discorrendo. Elementi confermati dallo stesso segretario del Pd nel suo intervento alla Camera. Tutti conosciamo, ormai a memoria, la denuncia che la sinistra ha sferrato dopo il voto contro i vincitori. Dall’allarme democratico alla compressione dei diritti, dalla riduzione delle libertà al conflitto sociale, dal rischio fascismo alla deriva illiberale, dalla concentrazione del potere all’attenuazione degli stessi principi democratici. Una galleria di accuse e di luoghi comuni che però, se il martellamento diventa continuo, costante ed insistente rischia di produrre danni non solo al Governo ma, quel che più conta, agli interessi dell’intero paese. Soprattutto in una fase storica difficile, complessa e particolarmente turbolenta per le stesse fondamenta democratiche del nostro paese.
Ecco, questo è il nodo politico per eccellenza nell’attuale stagione pubblica. Ovvero, per dirla in parole più semplici, la sinistra italiana, seppur nelle sue multiformi espressioni, condurrà la sua azione politica nei prossimi mesi all’insegna di una violenta delegittimazione morale prima e di una criminalizzazione politica poi della coalizione di centro di destra come ha già iniziato a fare in queste settimane o si concentrerà maggiormente sui contenuti veri e reali dell’azione di governo? Perchè se il buongiorno si vede dal mattino, come si suol dire, cosa significa se non questo il biglietto inaugurale trasmesso al nuovo governo dal segretario del Pd, lo sconfitto Enrico Letta, all’insegna “dell’opposizione, opposizione, opposizione”? E il conseguente, e scontato, bombardamento mediatico di queste settimane non è altro che la conferma di questa prassi. Che, del resto, è collaudatissima perchè già condotta per decenni contro la Democrazia Cristiana e molti dei suoi esponenti di primo piano, contro Berlusconi prima e Salvini poi e, paradossalmente, persino contro Renzi durante la stagione del referendum costituzionale. E non poteva che accadere così, e a maggior ragione, contro la coalizione di centro destra guidata dal principale leader dei Fratelli d’Italia. Ma il nodo, come dicevo poc’anzi, va comunque sia sciolto.
Ovvero, la sinistra italiana pensa di affrontare questa stagione politica segnata da una drammatica, epocale ed inedita “questione sociale” alimentando il rischio del possibile ritorno della “postura fascista” e con un governo che pratica una deriva illiberale e con la quasi certezza di una potenziale cancellazione dei diritti civili e sociali? Perchè se questa sarà la cifra distintiva dell’azione politica della sinistra italiana, dovremmo prendere amaramente atto che per questo campo politico la democrazia dell’alternanza è solo una invenzione propagandistica e il rispetto dell’avversario e dello stesso voto popolare una semplice evocazione astratta e del tutto irrituale.
Insomma, proprio con un governo politico di centro destra noi abbiamo la possibilità di sperimentare se in Italia, d’ora in poi, prevarrà una vera e credibile democrazia dell’alternanza o
se, al contrario, siamo di fronte all’ennesima conferma che il nostro paese può essere governato solo e soltanto da chi pratica il “politicamente corretto” e che si riconosce nell’establishment storico del “sistema” Italia. Ci vorrà poco tempo per capirlo.
Giorgio Merlo




Le grandi superfici cucite sono state create nell’ambito di una serie di workshop in collaborazione con le partecipanti al progetto “Lalàgeatelier – Dispositivi Vestimentari”nella sua nuova sede nel quartiere “Le Vallette” di Torino in collaborazione con le residenti del quartiere, le utenti della “Comunità Fragole Celesti” e “Cooperativa progetto tenda Onlus”. Arte e sociale. “Un lavoro corale dove la ricerca fra ‘abito’ e ‘habitus’ confluisce nell’atto performativo”. E proprio in linea con questi principi, Sara Conforti ha fondato a Torino, nel 2016, “hòferlab”, associazione culturale volta a sensibilizzare sui temi della giustizia sociale ed ecologica, dei diritti umani e del lavoro nelle filiere del tessile globale. Memoria e intreccio, rapporti e tessiture sono chiave di volta anche dell’esposizione interna, dove troviamo la grande installazione interattiva, “Centosettantaperottanta – What comes first?”, uno spazio di esplorazione dedicato all’universo femminile, un archivio di “reminescenze vestiamentarie” condivise, attraverso la redazione dei “taccuini esperienziali”, un’opera collettiva che ha dato vita al “taccuino d’artista” donato alla “Collezione di Moleskine Foundation” di Milano ed esposto a febbraio al “Palais de Tokyo” a Parigi e a maggio al “One World Observatory” presso il “One World Trade Center” a New York. Il “taccuino d’artista” è eccezionalmente esposto al “Museo del Tessile di Chieri, per la prima volta in Italia, grazie al prestito dalla “Collezione di Moleskine Foundation”. L’opera invita il visitatore a fruire di una curiosa “formula partecipata” che rimanda ai “Libri della Fortuna”, in gran voga nel Rinascimento. Il pubblico, rivolgendo a sé stesso la domanda “What comes first?” potrà interagire con le opere delle partecipanti ai workshop, estraendo un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati che a sua volta coincide con quello di un taccuino e di uno dei ricami rilegati nel libro, a loro volta numerati e messi a disposizione del pubblico. Attraverso la loro lettura il pubblico potrà entrare in contatto empatico con la storia e le memorie scritte dall’anonima compilatrice dell’opera, casualmente chiamata a dare risposta alla domanda iniziale. A completare, infine, la mostra una serie di fotografie e speciali opere tessili in “cotone BCI – Better Cotton Initiative” (il più grande programma di sostenibilità del cotone al mondo) e “Denim”realizzate grazie alla collaborazione con “Thecolorsoup” e “Berto Industria Tessile”.