Riceviamo e pubblichiamo
Dichiarazione di Riccardo Magi (candidato coalizione centrosinistra Collegio Camera 1 di Torino):
Il 30 marzo 2021, in piena emergenza Covid, il governatore Cirio e l’assessore regionale alla Sanità Icardi, annunciavano che il Parco della Salute di Torino sarebbe stato completato nel 2027. Ieri i giornalisti hanno scoperto che la gara di assegnazione della commessa a una delle due imprese rimaste in lizza deve ripartire da zero.
Ricapitolando: stop Parco della Salute di Torino; stop alla “Città della Salute” di Novara; Azienda Zero senza direttore generale a un anno dall’approvazione della legge istitutiva (il commissario provvisorio è il direttore generale dell’ASL Città di Torino, cioè quello che dovrebbe essere controllato per primo dall’Azienda Zero).
Questa è una Giunta Regionale fortissima nei proclami ma che porta a casa poco o niente.
Chiedo che vi sia almeno, d’ora in poi, un po’ più di trasparenza: deve essere predisposta una pagina dedicata al Parco della Salute sul sito istituzionale, come fu fatto dall’allora Presidente Chiamparino per il grattacielo della Regione. E la Giunta Regionale deve finalmente rispondere alla circostanziata domanda posta ormai da due anni dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta: chi deve pagare i costi delle bonifiche inerenti sia il grattacielo sia il Parco della Salute (nel contratto di compravendita del 2004 è scritto chiaramente che tali costi erano a carico del venditore, l’ex Fiat Avio)?


Una cinquantina sono invece le opere esposte a firma di Ketty La Rocca, artista (prematuramente scomparsa, fra i maggiori esponenti della “poesia visiva”) in una personale curata da Raffaella Perna e Monica Poggi, in cui si pone in chiara evidenza il bisogno e la volontà dell’artista spezzina di fare della sua arte un banco di indagine relativamente al rapporto fra fotografia e parola, gesto e linguaggio. Attraverso una rielaborazione di immagini iconiche, intrecciate alla scrittura (ricorrente il suo “you”), come quella che ritrae Fidel Castro, o le cartoline dell’“Archivio Alinari”, l’artista reinterpreta con la propria calligrafia la storia della fotografia del Novecento in chiave del tutto personale. Interessante anche il mito del viaggio, capovolto in chiave ironica con i cartelli stradali della performance “Approdo”, in una commistione fra arte e vita. Che diventa appunto il suo “fotovivere”.