ilTorinese

Una due giorni sull’autismo al Presidio San Camillo di Torino

Un corso-laboratorio teorico/pratico basato su giochi e attività riabilitative rivolte all’autismo, è in programma il 17 e 18 aprile prossimo presso Il Presidio Sanitario San Camillo di Torino. Un’importante opportunità formativa indirizzata ai professionisti del settore educativo e sanitario, insegnanti e famiglie.

L’iniziativa nasce dall’esperienza clinica ed educativa maturata all’interno del Servizio DH VEGA e si ispira al volume “100 giochi e attività abilitative per l’autismo” (Edizioni Erickson, 2025), scritto dal dott. Valerio Trione, educatore professionale con oltre vent’anni di esperienza nel lavoro con persone nello spettro autistico.
Il corso propone un modello formativo fortemente orientato alla pratica: i partecipanti saranno coinvolti in laboratori esperienziali guidati dall’équipe del Servizio VEGA, con l’obiettivo di progettare e realizzare materiali e attività educative utilizzabili nei diversi contesti scolastici, terapeutici e familiari.
Il corso si fonda sull’approccio sviluppato nel libro, che raccoglie attività che derivano da anni di lavoro sul campo suddivise per aree (sensomotoria, motoria, cognitiva e numerica) e rappresenta il risultato di oltre un ventennio di studi e interazioni con persone autistiche e le loro famiglie, pensate per sviluppare abilità motorie, cognitive e sociali in bambini, ragazzi e adulti con autismo, sia in formazioni individuali che di gruppo.
Un patrimonio di competenze maturato all’interno del  San Camillo, dove ogni giorno équipe multidisciplinari lavorano attraverso valutazioni funzionali, trattamenti personalizzati e percorsi di parent training.

Il corso è rivolto a un’ampia platea di partecipanti, tra cui educatori, psicologi, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), insegnanti, genitori e caregiver interessati ad approfondire strumenti pratici per l’autismo. Gli insegnanti possono iscriversi attraverso la piattaforma SOFIA (Codice corso: ID 102743) e hanno la possibilità di utilizzare la Carta del Docente per il pagamento della quota.

La formazione sarà condotta da professionisti con una consolidata esperienza nel settore: la **dott.ssa Patrizia Gindri**, psicologa e psicoterapeuta nonché responsabile scientifica del corso, il **dott. Valerio Trione**, educatore professionale, insieme all’**équipe del Servizio VEGA**, da anni impegnata nel lavoro clinico ed educativo con persone nello spettro autistico.

Il programma di venerdì 17 aprile, dalle ore 14 alle 18, sarà dedicato al tema della strutturazione e del comportamento disadattivo. Sabato 18 aprile sarà il momento di un parte teorica incentrata sulla costruzione delle attività abilitative, seguita da un laboratorio di progettazione. Dopo la pausa, il pomeriggio proseguirà con un laboratorio pratico e si concluderà con la presentazione in plenaria dei lavori svolti e la chiusura del corso,

Il corso si svolgerà presso il Presidio Sanitario San Camillo, con una quota di partecipazione pari a 120 euro.

Presidio Sanitario San Camillo – strada Comunale Santa Margherita 136, Torino

Mara Martellotta

La magia di Audrey Hepburn

Niente è impossibile…

di Debora Bocchiardo

 

Audrey Hepburn aveva un motto: niente e impossibile, la parola “impossibile”, in realtà, contiene in sé la frase “I’m possible” … Sono impossibile!”.

Forse grazie a questa preziosa formula magica, la Hepburn scalò tutta la montagna verso il successo, posizionandosi di diritto in quell’Olimpo di nuovi dei che fu ed è Hollywood.

Non a caso, Billy Wilder disse: “Con lei è arrivata la classe”.

Nata a Ixelles il 4 maggio 1929 con il nome completo di Audrey Kathleen Van Heemstra Hepburn Ruston, l’attrice era figlia di un banchiere, Joseph Anthony Hepburn-Ruston, di origini anglo irlandesi, e di una baronessa olandese, Ella Van Heemstra, imparentata con le famiglie reali francesi e inglesi.

La Hepburn frequentò le migliori scuole private in Inghilterra e Olanda dove, nel 1935, in seguito al divorzio dei genitori, tornò a vivere.

La sua infanzia su segnata dalla carestia e dalla brutalità della guerra. Audrey, da adulta, ricorderà di aver patito il freddo e la fame.

Immediatamente dopo la fine del conflitto, madre e figlia si trasferirono a Londra, dove la giovane iniziò a studiare danza, a lavorare come modella e, a partire dal 1951, anche come attrice.

Proprio in quell’anno, Audrey Hepburn apparve nel suo primo film, “Racconto di giovani mogli”, di Henry Cass, seppur in un ruolo secondario.

È l’inizio di un lungo percorso artistico.

Il secondo passo nel mondo del cinema la giovane lo compie nel 1953 con “Montecarlo Baby”, di Jean Boyer, “L’incredibile avventura di Mr. Hollan”, di Charles Chrichton, e “Risate in paradiso”, di Mario Zampi.

La perfetta conoscenza di diverse lingue, permette alla debuttante di spostarsi con disinvoltura in varie parti d’Europa senza eccessive difficoltà e di inserirsi con facilità nel tessuto culturale internazionale.

Proprio nel corso delle riprese per “Montecarlo Baby”, la Hepburn, capace di leggere i segni che il destino le manda e di far tesoro dei nuovi incontri che la vita le regala, consolida la preziosa amicizia con la scrittrice francese Colette (pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette). L’autrice, ormai ottantenne, rimane profondamente colpita dalla freschezza e dall’intelligenza di Audrey e decide di affidarle il ruolo di Gigi nello spettacolo omonimo tratto dal suo romanzo.

La carriera della Hepburn decolla così per gli Stati Uniti e, proprio a Broadway, dopo poche settimane di fortunatissime repliche, sui cartelloni inizia ad apparire la scritta “Audrey Hepburn in Gigi”. Ora la protagonista è lei!

Inizia così una carriera che si snoderà attraverso circa 26 film di fama internazionale.

Nel 1953 il regista Billy Wilder la nota proprio durante una delle repliche a teatro e la vuole per “Vacanze romane”, al fianco di Gregory Peck.

L’anno successivo la scrittura per l’indimenticabile “Sabrina”. Al suo fianco, stavolta, vi sono Humphrey Bogart, chiamato all’ultimo minuto per sostituire Cary Grant e in conflitto perenne col regista, e un giovane William Holden, che si innamora perdutamente di Audrey. Un amore mai ricambiato, destinato a durare per sempre, seppur trasformandosi in una profonda amicizia.

Nel 1954, proprio mentre è impegnata sul set, l’attrice sposa Mel Ferrer, un uomo forte e protettivo, ma dal carattere anche volubile, aggressivo e, a tratti, forse geloso del successo della moglie.

Dall’unione, durata quattordici anni, nasce un figlio, Sean.

Nel 1956 Audrey Hepburn, col marito, lavora in “Guerra e Pace”, una produzione italiana Ponti-De Laurentis realizzata a Cinecittà e diretta da King Vidor.

Il 1957 vede l’attrice al fianco di una altro partner d’eccezione con cui si mormora ci sia stata una relazione sentimentale: sul set di “Cenerentola a Parigi”, diretto da Stanley Donen, la donna conquista il pubblico recitando, infatti, con Fred Astaire.

La Hepburn veste abiti firmati da Givenchy e consolida così anche la sua amicizia con il noto stilista.

Nel 1957 ancora Billy Wilder la vuole per “Arianna”, ma è nel 1959 che Audrey affronta una grande prova d’attrice cambiando drasticamente genere per vestire i panni di una suora missionaria in “La storia di una monaca” di Fred Zinnemann.

È lo stesso anno in cui il marito le chiede di recitare, diretta da lui, in “Verdi dimore”. Un clamoroso insuccesso che certo contribuì a decretare la fine anche dell’unione tra i due.

Dopo il successo di “Gli inesorabili”, diretto da John Huston nel 1960, in cui interpreta una mezzosangue, nel 1961 la Hepburn accetta un altro ruolo da protagonista indimenticabile in “Colazione da Tiffany”, di Blake Edwards.

Dopo ruoli intensi e drammatici o divertenti e romantici, l’attrice stupisce ancora il suo pubblico interpretando, al fianco di Shirley MacLaine, “Quelle due”, nel 1962, diretta da William Wyler. La pellicola tocca temi legati all’omosessualità femminile e l’opinione pubblica ne discute a lungo.

Nel 1963 l’attrice torna a ruoli più leggeri con “Sciarada”, di Stanley Donen, al fianco di uno strepitoso Cary Grant.

Richard Quine e George Cukor, le propongono invece, nel 1964, di vestire i panni della protagonista in “Insieme a Parigi” e “My fair Lady”, pellicole che strizzano l’occhio al teatro e mettono in risalto più che mai le sue doti ironiche.

Sono ancora due commedie a farla amare dal grande pubblico nel 1966 e nel 1967: “Come rubare un milione di dollari e vivere felici”, di W. Wyler, e “Due per la Strada” di S. Donen.

Interessante la prova d’attrice in “Gli occhi della Notte”, di Terence Young, in cui interpreta il ruolo di una ragazza priva di vista.

Le riprese terminano nel 1968 e l’attrice si scopre stremata dal lavoro e dalla lunga crisi sentimentale con Mel Ferrer, conclusasi con la separazione.

L’amico William Holden, forse sperando in qualcosa di più, le offre la propria amicizia, ma la donna decide di regalarsi una rilassante vacanza solitaria.

Ancora una volta è il destino a cambiare la rotta della sua vita, facendole incontrare, proprio durante la vacanza, lo psichiatra italiano Andrea Dotti, sposato nel 1969, da cui, nel 1970, avrà il figlio Luca. Il matrimonio finirà con il divorzio nel 1982.

Interessanti proposte, nel frattempo, le giungono ancora dal cinema con “Robin e Marian” (1976), di Richard Lester, al fianco dell’intramontabile Sean Connery, “Linea di Sangue” (1979) di Terence Young, e “…E tutti risero” (1981) di Peter Bogdanovic, in cui appare anche il figlio maggiore Sean Ferrer.

Il 1989 è considerato l’anno dell’ultima apparizione cinematografica con il suolo dell’angelo all’interno di “Always – Per Sempre” di Steven Spielberg.

Nell’arco della sua luminosa carriera improntata di ottimismo ed energia, Audrey vinse, tra gli altri premi, ben cinque Oscar: “Vacanze romane”, “Sabrina”, “La storia di una monaca”, “Colazione da Tiffany” e “Gli occhi della notte”.

È la sua voglia di aiutare gli altri, forse memore delle sofferenze della propria infanzia, a spingerla a portare aiuto a chi è in difficoltà. Ambasciatrice Unicef, ruolo per cui nel 1992 riceve la Presidential Medal of Freedom dalla  Casa Bianca, la Hepburn è troppo impegnata per preoccuparsi dei primi sintomi di un male silente e spietato, un cancro al colon che si manifesta clamorosamente pochi mesi prima della morte, avvenuta il 20 gennaio 1993, a Tolochenaz, in Svizzera, dove riposa.

Al suo fianco, dal 1981, vi era l’attore olandese Robert Wolders. L’amico Hubert de Givenchy, per trasportarla dagli Usa alla Svizzera negli ultimi giorni della sua vita, mise a disposizione il suo jet personale riempito per l’occasione di fiori.

Nel 1999 l’America Film Institute ha proclamato la Hepburn la terza più grande attrice della storia del cinema.

Playoff Mondiali 2026: l’Italia si gioca tutto in una settimana!

 

Si ferma il campionato di serie A perché
sarà una settimana decisiva per il futuro dell’Italia. Il cammino verso il Mondiale 2026 passerà infatti dai playoff, con semifinali in programma giovedì 26 marzo 2026 alle ore 20.45 e le finali fissate martedì 31 marzo,sempre alle ore 20.45. In pochi giorni si assegneranno gli ultimi quattro pass europei per la Coppa del Mondo.
Dopo la conclusione dei gironi, che hanno visto la Norvegia chiudere al primo posto, gli Azzurri si preparano a un percorso tutt’altro che semplice. Il sorteggio ha delineato un quadro chiaro: il primo ostacolo sarà l’Irlanda del Nord, squadra solida e organizzata, capace di mettere in difficoltà chiunque.
In caso di successo in semifinale, l’Italia si troverà di fronte una tra Galles e Bosnia, due avversarie di livello e con giocatori di esperienza internazionale, tra cui spicca Edin Džeko per i bosniaci.
Tutto si deciderà in novanta, o forse centoventi minuti. Per la squadra guidata da Gattuso, l’obiettivo è uno solo: tornare al Mondiale e cancellare le delusioni degli ultimi anni. Una settimana, due partite, un destino ancora tutto da scrivere.

Enzo Grassano

In arrivo a Torino l’anteprima del festival Afrovision l’11 aprile

Torna a Torino, dal 12 al 15 novembre 2026, “Afrovision”, con una nuova edizione che consolida il festival come piattaforma culturale dedicata alle culture afrodiscendenti contemporanee, alla musica, alle arti e alle pratiche culturali emergenti. Il progetto coinvolge artisti,  comunità e operatori culturali in uno spazio d’incontro tra linguaggi artistici, sperimentazione musicale e dialogo interculturale. Ideato e prodotto dall’organizzazione culturale torinese Creativi Cultural Connections, “Afrovision” nasce con l’intento di valorizzare le diversità culturali come risorsa e promuovere nuove forme di collaborazione tra Europa, Africa e Stati Nord e Sud Americani. Il festival si sviluppa come un progetto diffuso che coinvolge spazi culturali della città e attiva processi di partecipazione, produzione artistica e scambio tra scene culturali differenti.

Una delle principali novità dell’edizione 2026 è rappresentata dall’introduzione di una serie di appuntamenti di avvicinamento al festival, resa possibile grazie al sostegno di Fondazione CRT nell’ambito del bando “NoteSipari”, che inaugura un percorso culturale che accompagnerà il pubblico verso il festival autunnale con eventi distribuiti tra primavera, estate e autunno. Gli appuntamenti dell’anteprima sono annunciati progressivamente nei prossimi mesi. Il primo appuntamento si terrà a Torino negli spazi di Ramo D’Oro e rappresenta l’avvio ufficiale dell’anteprima di “Afrovision”, il primo di una serie di eventi che accompagneranno il pubblico all’edizione novembrina. La serata inaugura inoltre una collaborazione con SEEYOUSOUND  Festival Internazionale dedicato al cinema a tematica musicale, che co-curerà la programmazione dei documentari all’interno del progetto.

Questa collaborazione nasce da una visione condivisa, fondata sul mutualismo associativo e sulle buone pratiche di rete tra realtà culturali indipendenti, elementi fondamentali per rafforzare l’ecosistema culturale cittadino. L’incontro si aprirà con la proiezione del documentario “Sankara” del regista e giornalista francese Yohan Malka, realizzato tra la Francia e il Burkina Faso negli anni Ottanta, ricordato per la sua rivoluzione politica, sociale e culturale, oltre per la visione radicale di giustizia e indipendenza africana. Il documentario restituisce l’eredità di “Sankara” attraverso testimonianze, archivi, riflessioni sul suo impatto politico e simbolico, ancora oggi presente nelle nuove generazioni. La serata proseguirà poi con il concerti dei The Black City, quartetto funk-soul piemontese guidato dal chitarrista Martin Craig. La band sviluppa un sound radicato nella tradizione della “black music”, fondendo soul, funk e jazz-funk attraverso groove serrati e interplay ritmico. A chiudere la serata sarà un djset tra Bunna, storica voce degli Africa Unite, e dj Vale, del collettivo Funky Goodness. Il set unirà reggae, dub, funk e black music in una selezione musicale che attraversa classici e rarità, creando un dialogo tra cultura sound system e club culture contemporanea. Il percorso in anteprima proseguirà il 16 maggio negli spazi di Jigeenyi con una giornata dedicata alla musica e alla cultura urbana. Il programma include rap con Avex, laboratorio creativo dedicato a bambini e ragazzi per esplorare il mondo del rap attraverso la scrittura, il ritmo e l’improvvisazione, seguito dal progetto “Ricette d’Africa”, che valorizza le cucine africane attraverso aperitivi e cene tematiche, accompagnate dal racconto delle storie e delle tradizione delle culture afrodiscendenti, La serata si concluderà con il live set di Avex, rapper e performer italo-etiope attivo nella scena hip-hop europea, il cui stile fonde hip-hop, soul e jazz. Il 17 maggio il programma continuerà negli spazi di Naïf con Wax Pattern Lab, laboratorio creativo di pittura su ceramica ispirato ai partner dei tessuti Wax africani, seguito dal live acustico della cantautrice romana Symo, artista che unisce la tradizione melodica italiana alle sonorità R&B. Il percorso internazionale del festival prosegue con il rafforzamento delle relazioni con importanti piattaforme culturali africane. Nel mese di aprile, la direzione artistica di “Afrovision” sarà ospite del MASA, Marché des Arts du Spectacle Africain ad Abidjan, in Costa d’Avorio, uno dei più importanti mercati africani delle arti performative. In questa occasione, “Afrovision” sarà protagonista di un talk di presentazione durante il quale verrà illustrato il progetto “Genesis”, una piattaforma di rete internazionale sviluppata insieme ai partner del Portogallo, Francia, Guinea Bissau e Nigeria, dedicata alla creazione e alla circolazione della performance multidisciplinare Dis-Engage. L’incontro sarà un momento di confronto dedicato allo sviluppo di nuove collaborazioni e alla costruzione di reti culturali fra Africa, Europa e America Latina.

Info: creativiconnections.com – creativiculturalconnections@gmail.com

Mara Martellotta

A Villar Perosa il nuovo campo di Hockey su prato

 RIQUALIFICATO GRAZIE A 272.000 EURO DI CONTRIBUTI REGIONALI

Riqualificato grazie a un contributo regionale di 272mila euro, l’impianto torna a ospitare le eccellenze del Valchisone Hockey dopo due anni di trasferte forzate.  Alla presenza dell’Assessore al Fondo di Sviluppo e Coesione Gian Luca Vignale, è stato inaugurato il rinnovato campo comunale S. Michellonet, un intervento strutturale atteso da tempo che restituisce alla comunità e agli atleti un’infrastruttura di livello internazionale.

L’opera di riqualificazione ha richiesto un investimento complessivo di 340.000 euro, sostenuto in larga parte dalla Regione Piemonte, che ha stanziato un contributo di 272.000 euro attraverso i Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC), grazie all’Accordo di Programma del Quadrante Sud-Ovest Metropolitano siglato nell’ottobre del 2024. Il cantiere ha permesso di trasformare radicalmente la superficie di gioco, rendendola idonea a ospitare i campionati di massima serie e tutte le formazioni femminili e giovanili. La restante parte è stata stanziata dal Comune di Villar Perosa, presente con il Sindaco Marco Ventre.

 

«Grazie al contributo della Regione Piemonte, dopo due anni in cui atleti, famiglie, tifosi e volontari sono stati costretti a giocare a Torino, oggi sono finalmente tornati a casa. Un grande grazie all’amministrazione comunale e all’hockey Valchisone, esempio di come lo sport sia fondamentale per bambini e adulti» dichiara l’Assessore Vignale.

L’inaugurazione è stata celebrata nel modo più autentico: al termine di una sfida di altissimo livello, il derby piemontese di hockey su prato. Il nuovo manto ha ospitato, infatti, il match tra i padroni di casa del Valchisone e il Bra, regalando al pubblico sugli spalti lo spettacolo della Serie A Elite nella sua sede naturale.

L’intervento al campo Michellonet si inserisce in una strategia più ampia di potenziamento dell’impiantistica sportiva piemontese, volta a favorire l’inclusione, il benessere fisico e la competitività dei talenti locali.

Nel Centenario dello Smemorato di Collegno 150 incontri a Fol Fest 

Dal 4 all’8 giugno prossimo si terrà la quinta edizione del Collegno Fol Fest, il cui tema sarà “PerdutaMente”, dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi.
L’ospite della quinta edizione sarà il filosofo Umberto Galimberti.
Esattamente cento anni fa, il 10 marzo 1926, un uomo senza memoria varcava il cancello del Manicomio di Collegno. Non sapeva dire da dove venisse, né  conosceva il proprio nome, né  quale vita avesse lasciato alle spalle. Da quel momento prese forma una delle vicende più enigmatiche della storia italiana, il caso dello Smemorato di Collegno, un enigma giudiziario e umano che, in pochi mesi, superò i confini della cittadina, del Piemonte e dell’Italia intera, fino a diventare un caso noto a livello internazionale. Tra il 1927 e il 1930 il Paese seguì con il fiato sospeso la storia di quell’uomo conteso tra due identità e due famiglie, trasformando Collegno nel centro di un dibattito nazionale su identità,  verità e giustizia.
A un secolo di distanza, quella vicenda continua a interrogare e affascinare, non solo come enigma giudiziario, ma come potente metafora della memoria che si perde e si ritrova, delle identità contese, delle vite ricostruite dagli altri.
Le tante domande che quella storia continua a porci risuonano nel nostro tempo, di giorni segnati da guerre che tornano alle porte dell’Europa, da crisi globali, da un senso diffuso di precarietà  e di incertezza sul futuro.
È  proprio questo il fil rouge della quinta edizione del Collegno Fol Fest 2026, in programma dal 4 all’8 giugno prossimi, negli spazi storici dell’ex manicomio  e della città. Tema di quest’anno è “PerdutaMente”. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi, un tema che attraversa oltre cinquanta eventi tra spettacoli serali, mostre, workshop, conferenze, presentazioni letterarie ed eventi speciali. Come ricordava Italo Calvino “La memoria conta davvero quando unisce ciò che siamo stati a ciò che vogliamo essere”. È  in questo spazio, tra passato e possibilità di futuro, che la Festa sceglie di collocarsi.

“PerdutaMente” non parla soltanto di perdite, ma anche di smarrimenti necessari, quelli che possono diventare luoghi di ricerca dell’identità,  soprattutto per le generazioni più giovani, che vivono in un mondo che spesso parla, ma poco ascolta. Franco Basaglia ci ricordava che  la libertà è terapeutica  e ogni spazio culturale che permette alle persone di interrogarsi su chi sono e su chi potrebbero diventare rappresenta uno spazio di libertà.
È questa la vocazione profonda  della Fol Fest. A volte bisogna perdersi per capire dove siamo e a volte bisogna dimenticare qualcosa per riuscire davvero a ricordare chi siamo.
L’edizione 2026 della Collegno Fol Fest non poteva non rivolgere il suo sguardo verso la storia più iconica di Collegno, proprio in occasione del suo centenario. Con il Comune si sono aperte riflessioni rispetto alla necessità di lavorare con un pensiero e un sostegno vicendevole, per tutelare un’altra forma fondamentale di memoria, quella di comunità. Lo Smemorato fa parte dell’identità di un territorio che ha saputo, nel corso degli anni della sua storia, rivendicare con orgoglio la sua capacità di accogliere il cambiamento, di abbattere muri e costruire modi capaci di garantire la partecipazione di tutti e di tutte.
Dopo l’annuncio della data di Carlo Lucarelli, domenica 7 giugno prossimo, già sold out con una serata dedicata allo Smemorato, una storia che lo scrittore aveva raccontato nella celebre trasmissione “Blu notte – Misteri Italiani” e della data di Matteo Saudino, lunedì 8 giugno, la festa annuncia una nuova prestigiosa presenza negli spettacoli serali al Chiostro della Certosa. Giovedì 4 giugno sarà  la volta di Umberto Galimberti con la sua riflessione “Il bene e il male. Educare le nuove generazioni”, un incontro che interroga i fondamenti dell’etica e della formazione nell’epoca contemporanea. Gli appuntamenti serali, al Centro della Festa, rappresentano il momento  in cui il Chiostro della Certosa diventa la grande piazza della comunità di Collegno e non solo, uno spazio aperto capace di accogliere il pubblico in un dialogo corale su salute mentale, memoria  e identità.

La Collegno Fol Fest si sviluppa come un appuntamento diffuso che coinvolge l’intera città e una pluralità di linguaggi.
Le mostre d’arte trasformano gli spazi storici dell’ex manicomio, Sala Polivante, ex Hammam, Aula Hospitalis con installazioni artistiche e ricerca d’archivio.
La libreria Fol Fest è realizzata in collaborazione con la Scuola Holden di Torino, e animerà ogni pomeriggio de l’Orto che cura, con presentazioni di libri che dialogano con il tema del Festival, da Marco Bonacossa a Violetta Bellocchio, ad Alessandro Perissinotto, fino  alla premiazione della prima edizione del Premio Letterario Collegno Fol Fest.
I workshop esperienziali, condotti da professionisti, artisti e associazioni, offrono alla cittadinanza percorsi di narrazione autobiografica, ascolto empatico, arti terapie espressive  e pratiche di consapevolezza, costruendo uno spazio laboratoriale aperto a tutti e a tutte.

Conferenze e tavole rotonde presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria dell’Università degli Studi di Torino affronteranno il tema della festa da prospettive storiche, cliniche, giuridiche, filosofiche e sociali, con interventi sull’etnopsichiatria, gli esordi psicotici, l’adolescenza nelle generazione onlife, la sofferenza mentale e il reato, il budget di salute come  diritto fondamentale .
Tra gli eventi speciali si segnala domenica 7 giugno l’Orto che Cura e Piazza della Pace che si animeranno con la Fol Parade, corteo festivo con la Banda Musicale Orchestra Fiati della Città di Collegno  e la web radio “Voci in fol”, curata dal Consorzio Città solidale , che documentano in diretta tutte le realtà presenti, creando un archivio sonoro permanente del Festival.
La festa avrà la sua apertura speciale mercoledì 3 giugno  con un’anteprima gratuita al Cinecircolo L’incontro Suburbana, con la proiezione del film del 1984 di Pasquale Festa Campanile “ Uno scandalo per bene” sulla vicenda dello Smemorato di Collegno.

Info www.collegnofolfest.it

Mara Martellotta

Negozio in fiamme a Torino: sei intossicati

Un incendio è divampato in un negozio in via Saluzzo a Torino. Il fumo è salito ai piani superiori e sei persone sono state portate in ospedale lievemente intossicate. Sono intervenuti i vigili del fuoco e il 118 di Azienda Zero.

Castello Cavour di Santena, torna “Primavera al Castello”

Il 19 aprile prossimo, nella suggestiva cornice del

Il Castello di Cavour, a Santena, in provincia di Torino, è pronto a ospitare, nella giornata di domenica 19 aprile prossimo, la seconda edizione di “Primavera al Castello” con 150 espositori, provenienti da ogni zona del Piemonte, pronti a dare un tocco magico al parco del Castello con le loro varietà di piante, fiori e attrezzature per il giardinaggio. Sarà un’occasione d’incontro per il pubblico, che potrà prenotarsi alla mail info@fondazionecavour.it, con operatori olistici, artigiani, creativi e produttori a km zero.

Il programma di questa edizione è variegato e comprenderà visite al parco, come in occasione dell’iniziativa “Aria di primavera”, quando la storia e la natura andranno a creare un mix di meraviglia; un momento creativo, intitolato “Terrario”, dedicato a tutti i visitatori, che volessero creare un personale macrocosmo vegetale da portare a casa per abbellire gli spazi domestici, e poi degustazioni, approfondimenti, prodotti freschi e trasformati nel primo mercato del Distretto del Cibo Chierese-Carmagnolese, progetto dedicato alle eccellenze agricole del territorio. Il Castello di Cavour sarà invece di ispirazione per i bambini, di età compresa fra i 5 e i 10 anni, chiamati a creare il proprio “libro d’artista” immedesimandosi negli ambienti della casa di famiglia di Camillo Benso, conte di Cavour.

Visite guidate e multimediali, oltre alle presentazioni dei libri “Oltre quella porta” (presso il palazzo delle Scuderie) e “Il giardiniere rilassato” (nella Biblioteca Civica), arricchiranno la giornata della seconda edizione di “Primavera al Castello”. La manifestazione è promossa da Fondazione Camillo Cavour, con il patrocinio della Città di Santena.

Castello di Cavour – piazza Visconti Venosta 2, Santena –  tel: 011597373

Info: info@fondazionecavour.it

Gian Giacomo Della Porta