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Fiera della Giora, progetto per un distretto della carne piemontese

Si è  svolta con  esito molto positivo domenica 14 dicembre scorso, presso il Foro Boario di Piazza Italia, la 33esima Fiera Regionale del Bovino di Razza Piemontese e della Giora, tradizionale appuntamento fieristico dedicato alla valorizzazione dei migliori capi di razza piemontese.
L’evento, ormai consolidato nel panorama agricolo e zootecnico regionale, ha visto la partecipazione di allevatori, agricoltori e numerosi visitatori, confermandosi come un importante momento di promozione dell’eccellenza carmagnolese e di incontro tra operatori del settore pubblico.
La piazza mercatale è stata animata da una significativa presenza di macchine agricole e da apprezzate degustazioni gratuite di panini  con cotechino di Giora, a cura dei macellai di Carmagnola, e di prosciutto bovino piemontese, offerto dalla Cooperativa  Carni Valle Belbo.
Nel corso della giornata si è  inoltre svolta l’iniziativa “Fattoria in città “, la mostra mercato dei piccoli animali che ha riscosso particolare interesse tra i visitatori.
Nell’ambito della Fiera ha anche trovato spazio la Mostra mercato del Porro lungo dolce di Carmagnola, con la partecipazione dei produttori Anna Maria Traversa, Mario Giraudi, Piero e Daniela, e la collaborazione dell’istituto Baldissero Roccati sezione Agraria, a testimonianza del forte legame tra tradizione agricola, formazione e territorio.
A completamento del programma fieristico si sono svolti i mercati straordinari di Natale di via Valobra e di viale Garibaldi, oltre al Mercantico in corso Matteotti, contribuendo ad animare il centro cittadino e a rafforzare l’offerta commerciale nel periodo pre-natalizio.
Per la categoria Giora, il primo premio è stato assegnato  all’azienda Guido Rattalino di Chieri , che si è  aggiudicata anche il riconoscimento per la Giora meglio presentata e quello per la categoria Vitelli Maschi. Nella categoria Buoi primo classificato è stato Migliore Andrea di Caraglio, per la categoria Manzi Adulti  il primo premio è  andato alla macelleria Mario Burzio di Carmagnola, mentre nella categoria Manzi Giovani si è  distinta la macelleria La Qualità di Giacomo Sandri di Carmagnola.
L’azienda Carlo Pelassa di Carmagnola ha ricevuto il primo premio per la categoria Vitelli Castrati  e Vitelle Femmine. Il primo premio nella categoria Giora Giovane è stato conferito alla Società Agricola La Cassanese di Riva presso Chieri.

A chiusura delle iniziative di dicembre, mercoledì 17 si è tenuto presso il Foro Boario di Carmagnola l’ultimo appuntamento delle aste mensili dei bovini, che non proseguiranno a partire dal primo gennaio 2026.
Il progetto delle aste mensili, unico nel suo genere in Piemonte, fortemente voluto dall’amministrazione comunale, era stato avviato con l’obiettivo di rilanciare il mercato locale del bestiame e di sostenere concretamente il comparto zootecnico.
L’esperienza maturata nel corso di questi anni ha posto le basi per l’elaborazione di un nuovo e più ampio progetto di sviluppo del Distretto della Carne Piemontese, dedicato alla valorizzazione e alla promozione di questa eccellenza anche a livello internazionale, che l’amministrazione comunale sta attualmente sviluppando, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo di Carmagnola come punto di riferimento per il settore e di generare ricadute positive sull’economia locale e sull’intero sistema produttivo piemontese.

“Con l’asta del 17 dicembre si conclude un percorso importante che, nel corso degli anni, ha riportato con continuità gli allevatori e gli operatori del settore a confrontarsi in un luogo centrale come il Foro Boario – ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura Roberto Gerbino – restituendo valore al mercato e al dialogo diretto sul futuro dell’agricoltura e della zootecnia. In questo progetto sono transitati complessivamente 613 vitelli attraverso 23 aste mensili e due aste straordinarie in occasione delle fiere, numeri che testimoniano la solidità e l’efficacia dell’iniziativa.
L’esperienza maturata consente oggi di guardare avanti e di lavorare a un progetto ancora più strutturato a livello regionale, dedicato alla valorizzazione della carne piemontese”.

“Questa fiera rappresenta un momento importante per la nostra comunità – ha affermato il sindaco di Carmagnola Ivana Gaveglio – perché unisce tradizione agricola, economia locale e identità del territorio.  Il bilancio positivo di questa edizione e il percorso avviato negli ultimi anni confermano il ruolo della nostra città come punto di riferimento per il comparto zootecnico regionale “.

Mara Martellotta

Una statuina per il presepe a Monsignor Repole

Consegnata da Confartigianato Torino e Coldiretti 

Il  nuovo personaggio del Presepe 2025 rappresenta il lavoro nei settori della agricoltura e delle costruzioni con l’obiettivo di far emergere I temi dell’integrazione e dell’inclusione anche attraverso la cultura della sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è  quello di aggiungere al presepe figure che ci parlino del presente ma anche del futuro.
Il simbolo del Made in Italy sarà consegnato lunedì 22 dicembre alle 9.30 da Confartigianato Torino insieme a Coldiretti all’arcivescovo di Torino , monsignor Roberto Repole.
L’iniziativa si inserisce nel progetto pluriennale di Confartigianato nazionale insieme a Coldiretti e a Symbola e  intende valorizzare la tradizione  del presepe con la consegna della statuina ai Vescovi delle Diocesi di tutto il Paese. Obiettivo è quello di aggiungere ogni anno al presepe figure che parlino del presente, ma guardino anche al futuro.
Il presepe è  una delle tradizioni che trasmette speranza e serenità anche nei momenti difficili che stiamo attraversando, è  la Buona Novella che diventa presente e significa rinascita, mettersi in cammino, stare vicino alle persone e al territorio, includere, è  la famiglia.
Con la spinta di energie buone raccolte sotto l’egida del Manifesto di Assisi, Fondazione Symbola, Confartigianato, Coldiretti, con la partecipazione della Fondazione ‘Fratelli Tutti’ e Avvenire, vogliono portare un loro contributo, volto a diffondere la straordinaria attualità e forza di questa narrazione gentile.  Il Presepe è la rappresentazione della nascita di Gesù ma, attraverso i suoi personaggi, serve anche a raccontare la realtà della vita di tutti i giorni e quindi, insieme al Bambinello, ritroviamo filatelici, agricoltori,  pastori e gli animali.
Per rafforzare l’attualità di questo messaggio aggiungiamo ogni anno nuove figure e nuovi Mestieri.
Nel 2020 la statuina rappresentava i valori della solidarietà durante il Covid, nel 2021 l’innovazione digitale, nel 2022 la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente, nel 2023 la formazione e l’apprendistato, nel 2024 la qualità del cibo Made in Italy.
“La statuina di quest’anno – sottolinea Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino  – rappresenta la capacità  degli imprenditori artigiani di costruire comunità intorno al lavoro, promuovendo integrazione, rispetto e collaborazione. L’opera richiama l’importanza del tema della sicurezza sul lavoro come attenzione concreta verso le persone, perché ogni attività produttiva deve essere prima di tutto capace di tutelare vita e dignità.  Questa iniziativa vuole essere un segno di speranza e inclusione, in linea con lo spirito del Presepe, che da sempre racconta la quotidianità delle nostre comunità. Anche quest’anno il manufatto è  stato realizzato dal maestro artigiano leccese Claudio Riso, che ha saputo tradurre questi valori in un simbolo semplice e immediato. Con Fondazione Symbola e Coldiretti rinnoviamo l’impegno a valorizzare i territori e i misteri,  offrendo un contributo alla narrazione gentile che il Presepe porta nel Paese”.
“Anche una statuina da posare con cura nella scena cristiana del Presepe – afferma il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici  – può essere un segnale di attenzione verso la dignità del lavoro. Vorremmo che chiunque noti questa statuina, diversa dalle altre, così attuale, pensi a quanto troppo spesso non si riconosca il giusto valore al lavoro, ad iniziare dal lavoro degli agricoltori. Ma la statuina è anche un messaggio intenso verso quella cultura della sicurezza che deve essere la prima preoccupazione di tutti, perché non c’è dignità del lavoro senza formazione,  senza consapevolezza e senza attenzione verso la salute e la sicurezza, propria e degli altri “. La statuina è  stata consegnata anche ai vescovi di Pinerolo , monsignor Dario Olivero, e di Ivrea, Monsignor Daniele Salera.

Mara Martellotta

“Make some noise”, torna SeeYouSound

L’anno si chiude con una prima anticipazione sul SEEYOUSOUND International Music Film Festival, un unicum in Italia per la sua line up dedicata al cinema a tematica musicale, che tornerà dal 3 all’8 marzo a Torino, per la sua dodicesima edizione. Nelle sale del Cinema Massimo di Torino, risuonerà di nuovo l’inconfondibile mix di suoni e immagini, quest’anno al grido “make some noise”, un invito a farsi sentire, scuotere se stessi e chi ci è accanto dal torpore in cui la società attuale ci vuole immersi. SEEYOUSOUND incoraggia il pubblico a reagire, richiamando l’importanza del cinema, della musica e della cultura tutta come appigli concreti e resistenti cui aggrapparsi per risollevarsi oggi, domani e sempre. Molti titoli del cartellone si fanno portatori di questo messaggio, su tutti quelli inseriti nella rassegna “Rising Sound – Music is the weapon”, che incarna da sempre l’anima più impegnata del Festival. I temi scelti dalla curatrice Juanita Àpraez Murillo, e dal suo team, si concentrano sul potere trasformativo e identitario della musica nella società contemporanea, una forza capace di cambiare la Storie e le storie, di ispirare il vissuto individuale e di innescare processi di rivolta e trasformazione collettiva. Quest’anno il cartellone porta al festival cinque documentari, tutti in anteprima italiana, che accompagneranno il pubblico di SYS alla scoperta di personaggi, epoche e luoghi diversi Uniti da un filo comune. La musica come pratica di vita, capace di riverbera nel tempo, e di continuare a ispirare e mettere in relazione  individui e comunità. Il primo di questi si intitola “Legacy”, diretto da Manal Masri, è che racconta la storia di alcuni fra i più grandi musicisti jazz afroamericani che, tra gli anno Cinquanta e Settanta, trovarono rifugio e successo in Scandinavia per sfuggire al razzismo dilagante negli Stati Uniti. Il film, realizzato nel 2024, ripercorre i passi di Dexter Gordon, Don Cherry e Quincy Jones, che in Svezia sono stati accolti per il loro talento. Oggi i figli raccontano questo storia di razzismo ed esilio, e il prezzo che i figli a volte pagano per la libertà dei padri. La storia di ciò che resta nelle vite degli altri quando si compie una scelta radicale.
Il secondo documentario, diretto nel 2025 da Fabien Pisani, si intitola “Para Vivir: The Implacable Times of Pablo Milanés”, è un affresco intimo del leggendario musicista cubano Pablo Milanese, cofondatore del movimento della Nueva Trova. Attraverso filmati d’archivio e interviste, il documentario ripercorre la vita dell’artista, fatta di battaglie personali, e il suo complesso rapporto con il panorama politico e culturale a Cuba negli anni Sessanta e Settanta. Restituisce così il bilancio esistenziale di un uomo la cui arte si è intrecciata indissolubilmente con la storia della sua nazione, e che ha vissuto sulla sua pelle un sogno collettivo.

“Sun Ra do the impossible” approfondisce l’eredità di Sun Ra, visionario musicista jazz, visionario poeta dell’afrofuturismo, e la sua influenza come pensatore e leader del collettivo musicale Arkestra, da lui fondato negli anni Cinquanta. La regista, Christine Turner, che ha presentato il documentario al Tribeca FF di New York lo scorso giugno, ci accompagna in un viaggio illuminante nella vita di questo grande artista, bilanciando con grazia i ricordi dei membri dell’Arkestra, con interviste a studiosi di musi a e indimenticabili filmati di Sun Ra Live. Il risultato è un ritratto stimolante e fedele di un personaggio privo di compromessi artistici, che ha contribuito a plasmare non solo il jazz, ma tutto il panorama culturale del Novecento e oltre.

“The Banyo Boys” è un titolo fresco d’uscita in Gran Bretagna, che segna il debutto nel lungo del regista britannico Johann Naiar, con radici in Guiana, Malesia e India. Il documentario, per la prima volta in Italia grazie a SYS, racconta l’ascesa dei Madalitso Band, un duo di musicisti di strada del Malawi, composto da Yobu Maligva e Yosefe Kalekeni. Il film ripercorre la loro avventura, dall’incontro nel 2002 al tour tra Europa e USA nel 2023, la loro trasformazione in musicisti passati dalle strade Lilongwe fino a divenire star internazionali dop essere stati scoperti da Neil Nayar.

“We want the funk” di Stanley Nelson e Nicole London, che rappresenta un viaggio sincopato nella storia e nell’evoluzione del funk, dalle radici che affondano nella musica africana, nel soul e nel jazz, fino alla sua affermazione nell’immaginario collettivo. Ne segue lo sviluppo attraverso figure chiave come James Brown, la psichedelia di Parliament Funkadelic, l’impatto culturale dell’afrobeat di Fela Kuti e la trasformazione del Girl Group Label, mostrando anche come il funk abbia influenzato poi la new wave e l’hip hop, celebrando come linguaggio universale di libertà, ritmo e resistenza.

Il programma della dodicesima edizione si completerà con le sezioni competitive dedicata a documentari e lungometraggi di finzione, cortometraggi, videoclip e sonorizzazioni, e la rassegna Into the Groove, un mix eclettico di titoli accomunati da u ‘anima pop.

Mara Martellotta

Giachino (UDC): Ieri una bruttissima giornata per Torino”

“Pesante sconfitta della Amministrazione Comunale. Torino non è scesa in piazza contro chi aveva assaltato La Stampa e in piazza sono scesi coloro che l’hanno assaltata”

Caro Direttore,
Scrivo a Te per dirlo anche alla politica democratica e all’associazionismo torinese.
Ieri è stata una bruttissima giornata per Torino , sconfitta la Amministrazione comunale che tentava un accordo con quelli di ASKATASUNA , spinta da un ex magistrato molto vicino alla lotta dei No Tav e da alcuni esponenti del sindacato e della sinistra .
Torino non è scesa in piazza dopo l’assalto a La Stampa e dopo il blocco delle stazioni ferroviarie  e invece sono scesi in piazza coloro che hanno assaltato La Stampa e che hanno bloccato le stazioni ferroviarie.  Nessuno può tirarsi fuori perché abbiamo visto tutto e ascoltato tutto sui video in diretta del Corriere della Sera o di Torino Cronaca .
Ai microfoni degli organizzatori si sono alternati i portavoce di Askatasuna che hanno urlato chiaramente il loro programma a partire dal “non abbiamo delegato a quattro politici di strapazzo le decisioni sul nostro futuro” a “non abbiamo paura di far paura”.
Far aprire il corteo da un gruppo di genitori con bambini era chiaramente una messa in scena perché la ideologia di chi ha per vent’anni occupato Askatasuna e’ una ideologia alternativa e antisistema che si è rafforzata in tanti anni di battaglie dove era possibile farle in particolare contro il cantiere della TAV. La lentezza dei lavori ha aiutato di fatto la lotta di Askatasuna e l’ha fatta assurgere a simbolo nazionale. Ieri la guida la avevano ragazzi che quando ci fu la prima opposizione alla TAV erano appena nati o andavano alle elementari. Il tentativo di legalizzare Askatasuna li ha aiutati tantissimo a crescere . Così come avere in tutta Italia 125 occupazioni di stabili rischia di diventare una miscela esplosiva .  Governare una Città o un Paese è un compito difficile e la sinistra ha fallito . La regola è che se si tratta si sospende la lotta . Qui trattavano e nel frattempo i ragazzi di Askatasuna continuavano ad assaltare il cantiere italiano della TAV e partecipando ai cortei dei pro PAL li usavano per bloccare stazioni ferroviarie  fino all’assalto a La Stampa. Il fallimento della Amministrazione ieri è stato sublimato dalla partecipazione di un assessore comunale , di una consigliera regionale e di altri esponenti politici e sindacali al corteo conclusosi con l’assalto alle forze dell’ordine a fianco a fianco con ragazzi che denti gli zaini avevano pietre, bombe carta etc.
Dopo 32 anni di amministrazioni di sinistra Torino non solo e’ impoverita e ancora in cerca di un futuro ma ha lasciato crescere un movimento antagonista che ormai è una guida a livello nazionale. Un movimento antagonista che se ne frega dei nuovi poveri, dei quartieri periferici dove sono cresciuti  il degrado e la insicurezza. Un Movimento  che ora alla lotta alla Tav aggiunge la lotta contro il settore dell’aerospazio e della difesa. In altri tempi la sinistra democratica avrebbe chiesto le dimissioni alla Giunta comunale. E’ evidente che Torino deve voltare pagina con una nuova Amministrazione che rilanci la economia e il lavoro , la risposta migliore ai problemi sociali.
Ora si capirà quanto fu importante la mia iniziativa che portò il  10 Novembre 2018 alla grande Piazza Castello SITAV con la quale senza insultare o spaventare nessuno salvammo l’opera più importante per il futuro di Torino e del Paese.  Non è il momento delle auto candidature a guidare alla Città, e’ il momento di chiamare a raccolta la stragrande maggioranza dei torinesi che non vuole fare paura a nessuno , che vuole fare uscire la Città dal declino e vuole costruire un futuro migliore per tutti i torinesi a partire dai ragazzini che ieri erano in testa al corteo , per gli abitanti di Vanchiglia , di Barriera, Aurora, Mirafiori.
Mino Giachino
UDC Torino

Terminati i lavori del ponte sul torrente Chiusella

Anas ha completato i lavori di manutenzione del ponte sul torrente Chiusella, infrastruttura lunga circa 106 metri al km 26,500 della statale 26 “della Valle d’Aosta” a Romano Canavese (TO). Con l’ultimazione delle lavorazioni è stato rimosso il senso unico alternato e il tratto è tornato regolarmente percorribile senza limitazioni.

Il programma di intervento, finalizzato a elevare il livello di servizio dell’infrastruttura, ha previsto il rifacimento dell’impermeabilizzazione dell’impalcato e dei cordoli (la base armata su cui sono installate le barriere laterali), l’installazione di nuove barriere di protezione, la sostituzione dei giunti di dilatazione, il ripristino delle superfici e la costruzione della nuova pavimentazione.

Askatasuna, AVS-SE: “Siamo con la Costituzione antifascista”

 

In difesa di uno spazio della cittadinanza e di un percorso di solidarietà.

“Oggi migliaia di cittadini e cittadine si sono mobilitati per difendere uno spazio comune dalla repressione che questo Governo vuol far passare per tutela della sicurezza pubblica.

Tra di loro c’eravamo anche noi, non solo come rappresentanti delle istituzioni, ma anche come cittadini antifascisti che credono in un futuro diverso rispetto alla deriva autoritaria in cui ci sta trascinando il Governo.

Siamo fradici per gli idranti che ci hanno lavati mentre percorrevamo via Vanchiglia pacificamente, amareggiati per l’esito della giornata, frutto dello sgombero e di un clima di tensione e paura alimentato dalla militarizzazione del quartiere di Vanchiglia, voluta dal Governo.

Ogni violenza e provocazione per noi è sbagliata.

Restiamo fermamente convinti che non ci sia alternativa alla prosecuzione di un percorso collettivo e partecipato sullo spazio di corso Regina 47.

L’Assessore Jacopo Rosatelli non deve difendersi da niente: lui, come tutti noi, sta dalla parte della Costituzione, agisce alla luce del sole, con trasparenza e coerenza, mentre chi chiede le sue dimissioni partecipa a missioni oscure in Donbass a sostegno di regimi autoritari, ed è fra coloro che vogliono una Torino militarizzata e cercano sempre, scientemente, di alimentare e accrescere la tensione” – lo dichiarano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, la Capogruppo di AVS alla Regione Piemonte, Alice Ravinale, e la Capogruppo di SE al Comune di Torino, Sara Diena.

Scade il 31 gennaio il bando del Premio InediTO

“Questo nostro mondo umano, che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace” è tratto dalla poesia ‘Al principe’ di Pier Paolo Pasolini, scelto in occasione dei cinquanta anni dalla morte del poeta scrittore friulano, ed è  il nuovo input grafico illustrato da Francesca Rossetti del Premio InedITO Colline di Torino, giunto alla sua venticinquesima edizione, dopo aver premiato in tutti questi anni centinaia di autori e scoperto nuovi talenti di ogni età e nazionalità,  sostenendoli e accompagnandoli verso il mondo dell’editoria e dello spettacolo.

Il bando del Premio scadrà il 31 gennaio prossimo ed è dedicato alle opere inedite di tutte le forme di scrittura, dalla poesia alla narrativa, dalla saggistica al teatro, dal cinema alla musica, in lingua italiana e a tema libero, con esclusione di testi generati dall’intelligenza artificiale.

Sul successo maturato negli ultimi anni è stata dedicata una nuova sezione alla Graphic Novel. Sono state istituite le collaborazioni con la  Scuola Internazionale di Comics, il Palmosa Fest Festival Nazionale di Arte e Letteratura di Castelvetrano in provincia di Trapani, i festival “La grande invasione” di Chieri nel Torinese, e “Chiavi di lettura” di Chivasso nel Torinese, nonché la partnership con l’etichetta discografica “Sorridi Music” che premierà i vincitori e realizzerà la compilation “InediTO Music” con i brani di tutti i finalisti .

Il premio è stato inserito da diverse edizioni nella manifestazione “Il maggio dei libri” promossa dal Centro per il Libro e la Lettura , e ha ottenuto in passato il contributo e l’alto patrocinio del MIBACT. Nella scorsa edizione anche il contributo della Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte, il patrocinio di Città Metropolitana di Torino, Città di Chieri, Città di Moncalieri e del Salone del Libro, il sostegno di Fondazione CRT, Camera di Commercio di Torino, Iren e Aurora Penne.

Mentre da questa edizione riceve nuovamente il patrocinio di ANCI Piemonte e Città di Chivasso. Collabora con Film Commission Torino Piemonte.

Possono partecipare autori già affermati o esordienti di ogni età e nazionalità. Migliaia gli iscritti in questi anni da tutta Italia e dall’estero, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’America Centrale al Sud America, dall’Africa all’Asia, all’Australia, centinaia gli autori che il Premio ha sostenuto e accompagnato verso il mondo dell’editoria e dello spettacolo, senza abbandonarli al loro destino.

Grazie a un montepremi di 8 mila euro i vincitori delle varie sezioni riceveranno un contributo per la pubblicazione, promozione e produzione delle opere. Saranno inoltre assegnati premi quali “InediTO ritrovato”, dedicato a un’opera inedita di scrittori non viventi, conferito nelle passate edizioni a Primo Levi, Alfonso Gatto, Italo Svevo, Alessandro Manzoni, Grazia Deledda e Totò. “InediTO young”, destinato ad autori minorenni, “InediTOpic”, ispirato all’input grafico di questa edizione e “InediTOi.a.”, a un’opera realizzata tramite intelligenza artificiale.  Il concorso è organizzato dall’associazione Camaleonti di Chieri e diretto da Valerio Vigliaturo. Il comitato di lettura è presieduto da Riccardo Levi, mentre la giuria, presieduta da Margherita Oggero e, tra gli altri, il poeta Aldo Nove, Mary Barbara Tolusso, Stefania Bertola, Davide Bregola, Matteo Casali, Michele Di Mauro, Irene Dionisio, Gnut. Entro marzo la designazione dei finalisti presso la scuola Holden di Torino, che riceverà una scheda di valutazione della giuria. A maggio la proclamazione dei vincitori al Salone del Libro 2026 e la premiazione che si svolgerà attraverso la consegna dei premi e un reading degli autori vincitori.

Per il bando consultare il sito https://www.premioinedito.it/bando-2026

Info: info@premioinedito.it – cellulare: 3336063633

Mara Martellotta

Dal Gruppo Iren 120 computer rigenerati a enti e associazioni 

Sono stati consegnati  120 computer rigenerati del Gruppo Iren destinati alla Rete delle Case del Quartiere e a una rete di associazioni attive sul territorio, individuate dall’azienda con la collaborazione della Città di Torino e il coordinamento di Eduiren, settore educational del Gruppo Iren.

Alla consegna hanno partecipato l’Assessora alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino, Carlotta Salerno, il Presidente della Circoscrizione 6, Valerio Lomanto, la Direttrice Tecnologie e Sistemi Informativi del Gruppo Iren, Maria Greco, e Erika Mattarella, Direttrice della Casa del Quartiere Bagni Pubblici di via Agliè.

La rigenerazione dei computer consegnati consente di evitare lo smaltimento prematuro di apparecchiature ancora funzionanti, ridurre la produzione di rifiuti elettronici e contenere il consumo di risorse naturali. Si tratta di un esempio concreto di economia circolare, in cui ciò che sarebbe considerato scarto torna a essere una risorsa utile per la comunità.

Gli apparecchi supporteranno infatti attività educative, sociali e culturali di facilitazione digitale e supporto allo studio, promosse dalle Case del Quartiere e da associazioni particolarmente attive nell’area di Barriera di Milano, un territorio in cui sono già in corso progettualità condivise tra Eduiren e la Città.

La consegna si inserisce, per il Gruppo Iren, all’interno di un più ampio programma di azioni parte del progetto “C’è un futuro nei RAEE” dedicato al riuso, alla raccolta e al riciclo dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), e che ha coinvolto tutti i territori in cui l’azienda opera.

«Mettere a disposizione computer rigenerati significa sostenere concretamente il diritto allo studio, l’accesso alle competenze digitali e le opportunità di crescita di ragazze e ragazzi, dentro e fuori la scuola – dichiara Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino – e, allo stesso tempo, contribuire alla riduzione dei rifiuti elettronici, coniugando inclusione sociale e sostenibilità ambientale. Un sentito ringraziamento va al Gruppo Iren per il lavoro svolto: grazie a questa collaborazione rafforziamo presìdi educativi di prossimità che, nei quartieri, affiancano giovani e famiglie nei percorsi di apprendimento, socialità e partecipazione, aiutando a ridurre le disuguaglianze e il divario digitale».

«Con questa iniziativa, trasformiamo un problema ambientale in una soluzione concreta – dichiara Maria Greco, Direttrice Tecnologie e Sistemi Informativi del Gruppo Iren –. Stiamo offrendo un’opportunità: questi PC consentiranno di ridurre il divario digitale, aiutando le associazioni sul territorio torinese. Inoltre, riduciamo la produzione di rifiuti elettronici, promuovendo un virtuoso principio di economia circolare».

Le realtà beneficiarie comprendono le Case del Quartiere Barrito, Cecchi Point, Bagni Pubblici di via Agliè, Casa nel Parco a Mirafiori, Più SpazioQuattro, Officine CAOS, Casa del Quartiere San Salvario e Cascina Roccafranca, insieme a numerose associazioni tra cui AMECE, Zhi Song, Angi, il Comitato per lo sviluppo della Falchera, l’Associazione Araba Falchera, Il Nodo, Marchesa, Il Volo ODD, ASLM studenti e lavoratori del Mali, Cascina Macondo, Guineani Torino, l’Oratorio Maria Regina della Pace, ASAI, il Gruppo Abele – Educativa di strada, Dar El Forqan, Noi Risurrezione del Signore, 1000 genitori, Antica Abbadia, Contesto e Aye.

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Askatasuna, perchè la sinistra tollera la violenza?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

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C’è un aspetto che, francamente, rischia di diventare sempre di più un mistero fonte di
contraddizione e ambiguità. E cioè, ma com’è possibile che di fronte alla decisione di smantellare
– scelta purtroppo tardiva – del centro sociale torinese Askatasuna la sinistra torinese, o meglio la
stragrande maggioranza della sinistra torinese e anche nazionale, contesta la scelta degli
organismi istituzionali preposti di fronte ad un centro sociale che in questi anni si è contraddistinto
per una feroce ed inaudita violenza che ha messo in campo? A livello torinese, piemontese e
soprattutto sul versante nazionale?

Ora, il tema della discordia è molto semplice. Da un lato abbiamo un centro sociale che è tutt’altro
che un centro di socializzazione, di elaborazione culturale, di promozione politica, di convivialità
democratica o di approfondimento tematico. Si tratta, come tutti sanno – ma proprio tutti a Torino
e in Piemonte – di un luogo che soprattutto esercita e pratica la violenza. Una violenza brutale che
viene scagliata a viso aperto contro tutto ciò che si ritiene che possa anche solo minimamente
ostacolare l’azione di questo sedicente centro sociale.

E qui veniamo al punto politico di fondo. E cioè, se è comprensibile che il partito del trio
Fratoianni/Bonelli/Salis difenda a spada tratta tutti i centri sociali disseminati in Italia – essendo il
partito, appunto, che è il prolungamento di quelle esperienze cosiddette sociali – stupisce che
altre forze di sinistra, a cominciare dai 5 stelle e da alcuni settori del Pd, contestino una scelta del
genere o, peggio ancora, continuino tutto sommato a difendere una esperienza come quella di
Askatasuna. Certo, si tratta di un atteggiamento politico ben noto e che non si ferma alla vicenda,
peraltro complessa e drammatica, del centro sociale torinese. Perchè, purtroppo, c’è un nodo
irrisolto nel rapporto tra la sinistra, soprattutto l’attuale sinistra italiana, e il tema della sicurezza,
della tutela della legalità, della difesa del ruolo e della mission delle forze dell’ordine e, in ultimo,
della garanzia per i cittadini di poter vivere in un clima di pace e di sicurezza pur nel rispetto di
tutto ciò che è sinonimo di dissenso, di manifestazioni di piazza e di contestazione politica. Ed è
un nodo, questo, che continua ad attraversare l’universo della sinistra italiana nelle sue multiformi
sfaccettature e che non trova soluzione. E la drammatica situazione del centro sociale torinese,
uno i tra i più violenti e spietati a livello nazionale di quella galassia, non fa altro che riproporre
questa eterna contrapposizione. E cioè, da un lato una difesa sperticata di chi garantisce in tutte
le forme possibili l’ordine pubblico e, dall’altro, coloro che mettono sistematicamente in
discussione ogni scelta che punta deliberatamente a garantire e a ricercare la sicurezza dei
cittadini. Su questo versante, non ci possono essere visioni ideologicamente contrastanti. Perche
il nostro paese ha già conosciuto in un triste passato le contraddizioni di una parte politica che ha
sostanzialmente minimizzato tutto ciò che era riconducibile alla violenza. Speriamo sia una lezione
che nessuno possa o debba dimenticare. Soprattutto nel campo della sinistra estremista,
ideologica e massimalista.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Giolitti, Forattini e il “Pannunzio” – Difendere i Comuni  montani! – I non laureati – Differenze – Lettere

Giolitti, Forattini e il “Pannunzio”
Con il direttore di questo giornale Cristiano Bussola  e Toto Vullo ho ricordato Giorgio Forattini e mi è tornato alla mente un episodio curioso che avevo dimenticato. Un sabato dei primi anni 2000 presentai ad Alassio un libro del prof. Aldo Mola, non ancora senatore del regno d’Italia che non c’è più dal 1945. Dopo lo invitai a cena  in un bel ristorante sul mare e gli parlai del progetto di Maria Grazia Imarisio, Diego Surace e di chi scrive, di allestire una mostra antologica di vignette su Giovanni Giolitti il più caricaturizzato insieme a Cavour e Andreotti.
Pensavo si trattasse di una persona corretta e, a parole, amica. Il professore e  futuro senatore del regno che fu, già la settimana dopo  presentò in Regione un improvvisato progetto con richiesta di fondi che ricalcava quello di cui gli avevo parlato. Voleva batterci sul tempo. Forattini, a cui avevo parlato, chiedendogli una vignetta per il catalogo della eventuale mostra, quando seppe di questo sublime  gesto di lealtà e correttezza, si disse indignato e nel giro di poche ore mi mandò una sua straordinaria vignetta che venne esposta nella mostra inaugurata dal presidente della Regione Enzo Ghigo e da Zanone con grande partecipazione di pubblico. Non bastò una  sontuosa cena pacificatrice offerta a Centallo un anno dopo dal senatore Beppe Fassino ad appianare un dissidio rimasto in piedi per quasi un quarto di secolo. Una delle storie più incredibili che ho vissuto in 57 anni anni di studi e di attività culturale. Forattini mi disse: “ringrazi Mola che è uno sconosciuto, perché altrimenti lo avrei distrutto in una vignetta”.
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Difendere i Comuni  montani!
Il ministro Calderoli sembrerebbe abituato, per sua stessa ammissione, allo stile “porcellum”, espressione calderoliana doc in relazione ad una legge elettorale da lui scritta. E’ strano che sia ancora ministro, ma tant’è. Il dentista di Bergamo è molto  longevo politicamente.
La  sua legge che dovrebbe cancellare oltre 150 comuni montani, è cosa che non sta né in cielo né in terra, confondendo, tra l’altro, comuni alpini ed appenninici. La montagna va tutelata, si sta totalmente spopolando e impoverendo. I veri regionalisti come i valdostani Chabod e i due  Passerin d’Entreve’s si metterebbero le mani nei capelli.
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I non laureati
Solo un governo che ha un numero altissimo di non laureati come ministri e sottosegretari, poteva pensare di annullare, persino con effetto retroattivo, il riscatto degli anni di laurea ai fini pensionistici. Hanno tentato di farlo e hanno dovuto fare marcia indietro. Solo chi non sa cosa sia una laurea e i sacrifici che essa  richiede, può giocare con i diritti, quelli veri  dei cittadini. Spiace perché le promesse di cancellare la legge Fornero sarebbero diventate una effimera e falsa promessa elettorale tradita alla prima occasione.
Per altri versi, mentre Monti resta odioso, la Fornero è una studiosa seria che merita rispetto. Chi andò a molestarla sotto casa, dimostrò di essere uno zulù. Ammesso che non sia interpretato come una forma di razzismo. In tal caso parlerei di persona incivile, una categoria ben presente anche in Italia.
Differenze
Il giornale   “La S t a m p a”,  ancora una volta, ha dimostrato che informare in modo equilibrato  non è il suo forte. Nella stessa pagina ha dedicato  un grosso articolo su più colonne con una grande fotografia all’Iman di San Salvario liberato dai giudici e un box di poche righe all’assoluzione del ministro Salvini da parte della Cassazione per il presunto (e falso) sequestro di persona di cui venne accusato quando era ministro degli Interni e tentò di limitare  gli sbarchi di clandestini in Italia. Informare significare rispettare i fatti e non imporre letture preconcette.
Questo  “stile G i a n n i n i”   ha fatto perdere lettori e soldi al giornale di via Lugaro, ma   M a l a g u t i   e i suoi continuano sulla strada della perdizione imperterriti, fidandosi dei futuri articoli gratis di Gambarotta che non è proprio un Enzo Bettiza.
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Condomìni
La legge sui condomini prima firmataria   Elisabetta   G a r d i n i    che non giudico con la cultura politica minima necessaria per legiferare, sta creando già subito problemi. E’ assurdo che si voglia imporre ai condomini in regola di pagare per i morosi contro cui è l’amministratore a doversi rivalere avviando un contenzioso legale. Possibile che il Parlamento pulluli di incompetenti?  Tina Mussarini
E’ proprio così. Troppi incompetenti, troppe persone loquaci che urlano, ma non sanno, non pensano, non leggono, non sanno scrivere. Gente che urla, si agita come il deputato di Alessandria che ha ormai smarrito la continenza polemica.  Senatus mala bestia, senatori boni viri, dicevano i Romani. Qui troppi deputati e senatori, dopo il dimagrimento grillino del numero, sono pessimi.
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Il Chiampa
Che l’ex sindaco ormai quasi ottantenne Chiamparino difenda il progetto di fare del centro sociale di corso Regina, covo di violenti, un bene comune, rivela come il Chiampa sia un politico assai discutibile come è inevitabilmente un vecchio comunista nostalgico. Chiamparino dovrebbe godersi la lauta pensione e meditare prima di parlare. Si faccia quattro passi salutari sotto i portici di piazza Vittorio dove abita. La sua voce è solo un’eco del passato destinata  a non più tornare.  Gianni Mathieu
Non aggiungo una parola, sottoscrivo tutto. Chiamparino non mi è mai stato particolarmente simpatico, compreso il suo famoso figlio Tomaso, un tempo sui suoi manifesti elettorali. Anche Tomaso si è, per nostra fortuna, volatilizzato.
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Cinquantesimo anniversario
Festeggia anche la Unitre per i suoi cinquant’anni. È  stato un passatempo per molti anziani, ma ritengo nulla di significativo in termini culturali. Nulla di universitario. Un docente senza laurea amava ripetere spesso di sé: le ore più belle io le passo in Ateneo per tentare di farmi passare come professore universitario. Era un marchese decaduto. Leggendo un articolo ho capito perché l’Unitre  è un  mero passatempo per la terza età: il divieto di adottare libri di testo. L’Università è studio severo, non cazzeggio magari con offerta di caffè a metà mattina. Se non si studia, è solo un parcheggio per anziani, un “centro sociale senza bocciofila”.   Vincenzo Luotto
Condivido,  anche se è un po’ troppo severo. Offrire assistenza agli anziani è atto generoso. Rispetto ai centri sociali dei giovani questi inoltre  non fanno danni. Tra i tanti non laureati che vorrebbero frequentare l’Unitre  c’è anche il grande Culicchia. Basta il nome per rivalutare l’Unitre. Anche il suo amministratore è un pensionato che ha lavorato all’Unione industriale e adesso ammazza il tempo, amministrando l’ente benefico come Marzano, classe di ferro 1940,  fa con gli ex allievi di un noto liceo, anche portandoli in gita scolastica come fossero studentelli.