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I segreti della Gran Madre

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Torino, bellezza, magia e mistero

Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo 3: I segreti della Gran Madre

La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.

La chiesa, di evidente stampo neoclassico, venne edificata nella piazza dell’antico borgo Po su progetto dell’architetto torinese Ferdinando Bonsignore; iniziato nel 1818, il Pantheon subalpino venne ultimato solo nel 1831, sotto re Carlo Alberto. L’edificio ubbidiva all’idea di una lunga fuga prospettica che doveva collegare la piazza centrale della città, Piazza Castello, alla collina. La chiesa è posta in posizione rialzata rispetto al livello stradale, e una lunga scalinata porta all’ingresso principale. Al termine della scalinata vi è un grande pronao esastilo costituito da sei colonne frontali dotate di capitelli corinzi. All’interno del pronao vi sono ai lati altre colonne, affiancate da tre pilastri addossati alle pareti. Eretta su un asse ovest-est, con ingresso a occidente e altare a oriente, essa presenta orientazioni astronomiche non casuali: a mezzogiorno del solstizio d’inverno, il sole illumina perfettamente il vertice del timpano visibile dalla scalinata d’ingresso. Il timpano, sul frontone, è scolpito con un bassorilievo in marmo risalente al 1827, eseguito da Francesco Somaini di Maroggia, (1795-1855) e raffigura la Vergine con il Bambino omaggiata dai Decurioni torinesi. Ai lati del portale d’ingresso sono visibili due nicchie, all’interno delle quali si trovano i santi San Marco Evangelista, a destra, e San Carlo Borromeo, a sinistra. Fanno parte dell’edificio due imponenti gruppi statuari, allegorie della Fede e della Religione, entrambi eseguiti dallo scultore carrarese Carlo Chelli nel 1828. Sulla sinistra si erge la Fede, rappresentata da una donna seduta, in posizione austera, con il viso serio, sulle ginocchia poggia un libro aperto che tiene con la mano destra, con l’altra, invece, innalza un calice verso il cielo. Spunta in basso alla sua destra un putto alato, che sembra rivolgersi a lei con la mano sinistra, mentre nella destra tiene stretto un bastone. Dall’altro lato si trova la Religione, raffigurata come una matrona imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.

Entrando nella chiesa ci si ritrova in un ampio spazio tondeggiante e sobrio, c’è un’unica navata a pianta circolare, l’altare maggiore, come già indicato, è posto a oriente, all’interno di un’abside semicircolare provvista di colonne in porfido rosso. Numerose sono le statue che qui si possono ammirare, ma su tutte spicca la figura marmorea della Gran Madre di Dio con Bambino, posta dietro l’altare maggiore, il cui misticismo è incrementato dalla presenza di raggi dorati che tutta la circondano. Nelle nicchie ai lati, in basso, vi sono alcune statue simboliche per la città e per i committenti della chiesa, cioè i Savoia. Oltre a San Giovanni Battista, il patrono della città, anch’egli con una grande croce nella mano sinistra, S. Maurizio, il santo prediletto dei Savoia, Beata Margherita di Savoia e il Beato Amedeo di Savoia. La cupola, considerata un capolavoro neoclassico piemontese, sovrasta l’edificio ed è costituita da cinque ordini di lacunari ottagonali di misura decrescente. La struttura è in calcestruzzo e termina con un oculo rotondo, da cui entra la luce, del diametro di circa tre metri. Sotto la chiesa si trova il sacrario dei Caduti della Grande Guerra, inaugurato il 25 ottobre 1932 alla presenza di Benito Mussolini. La bellezza architettonica dell’edificio nasconde dei segreti tra i suoi marmi. Secondo gli occultisti, la Gran Madre è un luogo di grande forza ancestrale, anche perché pare sorgere sulle fondamenta di un antico tempio dedicato alla dea Iside, divinità egizia legata alla fertilità, anche conosciuta con l’appellativo “Grande Madre”. Iside è l’archetipo della compagna devota, per sempre fedele a Osiride, simbolo della consapevolezza del potere femminile e del misticismo, il suo ventre veniva simboleggiato dalle campane, lo stesso simbolo di Sant’Agata. Si è detto che Torino è città magica e complessa, metà positiva e metà maligna, tutta giocata su delicati equilibri di opposti che sanno bilanciarsi, tra cui anche il binomio maschio-femmina. Questo aspetto è evidenziato anche dalla contrapposizione tra il Po e la Dora che, visti in chiave esoterica, rappresentano rispettivamente il Sole, componente maschile, e la Luna, componente femminile. I due fiumi, incrociandosi, generano uno sprigionamento di forte energia. Altri luoghi prettamente maschili sono il Valentino e il Borgo Medievale, che sorgono lungo il Po e sono anche simboli di forza; ad essi si contrappone la zona del cimitero monumentale, in prossimità della Dora, legata alla sfera notturna e femminile. L’importanza esoterica dell’edificio non termina qui, ci sono alcuni che sostengono ci sia un richiamo alle tradizioni celtiche con evidente allusione a un ordine taurino nascosto tra le parole della dedica: se leggiamo l’iscrizione a parole alterne resta infatti la dicitura: Ordo Taurinus. Ma il più grande mistero che in questa chiesa si cela è tutto contenuto nella statua della Fede. Secondo gli esoteristi, la donna scolpita in realtà sorreggerebbe non un calice qualunque ma il Santo Graal, la reliquia più ricercata della Cristianità, e con il suo sguardo indicherebbe il luogo preciso in cui esso è nascosto. Allora basta capire dove guarda la marmorea giovane -secondo alcuni la stessa Madonna – e il gioco è fatto! Sì, peccato che chi ha scolpito il viso si sia “dimenticato” di incidervi le pupille, così da rendere l’espressione della figura imperscrutabile, e il Graal introvabile. Se non per chi sa già dove si trovi.

Alessia Cagnotto

A Ciriè la Camminata Clown e la Hope Color: tripudio di colori, allegria e solidarietà

Domenica 26 aprile

La terza edizione dellevento organizzato dai Wolontari Clown sarà più colorata che mai: i nasi rossi e le magliette gialle della Hope Running uniscono le forze per realizzare una manifestazione inclusiva che non lascerà indietro nessuno

A volte nella vita basta un incontro per far nascere qualcosa di speciale. É questo il caso della collaborazione instaurata tra lassociazione Wolontari Clown di Ciriè e la Hope Running di Chivasso. Una visione comune: quella di dedicare il proprio tempo agli altri attraverso il Volontariato. Obiettivi reciproci che convergono nella volontà di dare vita insieme a un evento solidale e inclusivo.

Una premessa doverosa per ufficializzare che domenica 26 aprile la terza edizione della Camminata Clown, organizzata a Ciriè dallassociazione guidata dal presidente Pietro Martinetto, ospiterà la Hope Color, ideata dalla realtà chivassese del presidente Giovanni Mirabella, che per la prima volta farà tappa in città. Accanto ai nasi rossi e ai palloncini colorati dei Wolontari Clown ci saranno così le iconiche bustine di colore in polvere della Hope Color, a rendere questo evento ancora più speciale e unico.

Un autentico tripudio di colori e allegria allinsegna della solidarietà: il ricavato della manifestazione, organizzata con il patrocinio della Città di Ciriè, servirà infatti ad alimentare i progetti sociali di entrambe le realtà. Un motivo in più per non perdersi assolutamente questo evento!

Nelle prossime settimane verranno svelate tutte le novità della Camminata Clown – Hope Color e saranno aperte ufficialmente le iscrizioni sia online che nei punti fisici individuati sul territorio.

Giovanni Mirabella, il presidente della Hope Running, è soddisfatto per questa nuova importante partnership: Ci siamo incontrati lo scorso mese di giugno con i Wolontari Clown in occasione della Hope Color di San Francesco al Campo e siamo rimasti colpiti dal loro entusiasmo e dalla loro energia inesauribile. É davvero bello vedere così tanti giovani impegnati a fare qualcosa di concreto per i meno fortunati e a rendere migliore la comunità in cui vivono. Quando siamo stati contattati sul finire dello scorso anno abbiamo subito accolto con piacere il loro invito ad unirci

alla Camminata Clown e vogliamo renderla più colorata che mai. Ci è sembrato doveroso prima di Natale coinvolgerli nel progetto Un Giocattolo in Dono regalando loro giochi che hanno portato sorrisi e magia ai bimbi della pediatria di Ciriè. É grazie a queste sinergie che si costruisce una comunità che valorizza le persone e la diversità come ricchezza, trasformando ogni gesto in un segno di cura verso gli altri.

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Pietro Martinetto, presidente dei Wolontari Clown, si unisce a questa scia dentusiasmo: Le esperienze del primo anno a San Francesco e lo scorso a Ciriè ci fanno capire che il territorio accoglie con favore queste iniziative. Ciò che è sempre risultato vincente è stata la collaborazione: la Camminata Clown non è solo dei Wolontari Clown, ma è di tutte le associazioni che collaborano, è di tutti coloro che partecipano. Questanno il desiderio di fare qualche cosa di entusiasmante insieme è ancor più forte: lincontro con Giovanni e tutti i volontari della Hope Running ha portato fin da subito una visione comune ma, ancor di più, un sogno ad occhi aperti comune. Abbiamo parlato dei rispettivi eventi organizzati fin dora e ci siamo resi conto di come potessero essere complementari, di come vicendevolmente ci potessimo arricchire, finendo inevitabilmente per sognare in grandema insieme. Non abbiamo resistito fino alla Camminata e già a Natale abbiamo donato i giochi raccolti dalla Hope Running nellambito del progetto Un Giocattolo in Dono ai bimbi ricoverati nel reparto di pediatria di Ciriè. È sempre più evidente come i progetti che mirano a fare del bene, a portare amore, non siano di proprietà di nessuno, ma che è anzi dalla loro condivisione che diventano bellissime realtà. Ancora una volta, grazie alla collaborazione del Comune di Ciriè che patrocinia levento, la Camminata Clown-Hope Color sarà volta allinclusione, con la partecipazione delle principali associazioni del territorio che quotidianamente si occupano di disabilità. Non solo, al villaggio partenza, ricreato in Piazza Castello, ci sarà spazio per tutte le associazioni locali per pubblicizzare e far conoscere ai partecipanti le proprie attività, poco prima dellesplosione dei colori e del divertimento. Il 26 aprile sarà una festa colorata che ci farà tornare tutti un pobambini, sarà un pocome vivere insieme un sogno ad occhi aperti.

Addio ai giornalisti Rai Castellotti e Marsico

Nel febbraio 2026 il mondo dell’informazione italiana e torinese ha perso due importanti figure legate alla Rai: Cesare Castellotti e Gigi Marsico.

Castellotti, morto all’età di 86 anni, è stato uno dei volti storici del giornalismo sportivo televisivo. Per molti anni ha lavorato nelle redazioni Rai piemontesi, raccontando soprattutto il calcio ma anche altri sport e temi legati alla realtà industriale del territorio. Era apprezzato per il suo stile chiaro, preciso e professionale.

Pochi giorni dopo è scomparso anche Gigi Marsico, che aveva 98 anni ed è stato tra i protagonisti della nascita della televisione italiana. Iniziò la sua carriera alla radio e successivamente realizzò numerosi servizi e documentari televisivi, spesso dedicati a temi sociali e culturali. Nel corso della sua lunga attività collaborò con importanti giornalisti e contribuì alla crescita del servizio pubblico.

Entrambi hanno lasciato un segno importante nel modo di raccontare lo sport, la società e la cultura attraverso i media.

Femminicidio Zoe Trinchero: autopsia chiarirà cause della morte

Non è ancora possibile sapete con certezza quale sia stata la causa della morte di Zoe Trinchero: se i pugni presi, lo strangolamento o l’impatto dopo essere stata gettata nel canale e aver battuto la testa. E’ anche da chiarire se un intervento medico tempestivo del 118 avrebbe potuto salvarle la vita. Si tratta di interrogativi che solo l’autopsia potrà risolvere nell’ambito del femminicidio della 17enne, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato a Nizza Monferrato, in provincia di Asti. Per l’omicidio ha confessato Alex Manna, 20 anni. Sembra che l’aggressore si sarebbe allontanato dal luogo senza allertare i soccorsi; il corpo della giovane è stato ritrovato nel rio Nizza solo diverse ore dopo.

Juve, occasione fallita allo Stadium

La Juventus spreca una grande chance e si ferma sul 2-2 contro la Lazio nel posticipo di Serie A. Una rimonta che evita la sconfitta, ma che lascia più rimpianti che sorrisi ai bianconeri.
La partita si mette subito in salita: nel recupero del primo tempo è Pedro a gelare lo Stadium, sfruttando l’assist di Daniel Maldini. A inizio ripresa la Lazio colpisce ancora con Isaksen (47′), portandosi sul doppio vantaggio e facendo vacillare la Juve.
La reazione arriva con orgoglio. Al 59′ McKennie riapre il match e dà il via a un assalto continuo. Quando il ko sembra scritto, al 96′ spunta Kalulu, che firma il pareggio e salva almeno un punto.
In classifica la Juve sale a 46 punti, resta quarta ma perde l’occasione di allungare, con la Roma pronta ad avvicinarsi. La Lazio esce con un pari che vale l’ottavo posto a quota 33. Una notte intensa, ma per i bianconeri il sapore è quello di un’opportunità lasciata per strada.

Enzo Grassano

Trovato morto in montagna sotto mezzo metro di neve

Era disperso ed è stato ritrovato senza vita a La Thuile, sotto 50 centimetri di neve. L’uomo è forse stato colto da un malore durante un’escursione in alta montagna.  Le ricerche hanno coinvolto i vigili del fuoco, il corpo forestale e i volontari e  gli elicotteri della guardia di finanza e della protezione civile, con le guide del Soccorso alpino valdostano.

Pastificio Muzzarelli e La Perla di Torino presentano il Raviolo Dubai Style

In occasione dell’edizione 2026 della manifestazione Cioccolatò che si svolgerà dal 13 al 17 febbraio a Torino, due realtà familiari e di eccellenza nel panorama gastronomico torinese, il Pastificio Muzzarelli e la Perla di Torino collaborano per la creazione di un prodotto che esprime una tendenza gastronomica di grande successo, il Raviolo Dubai Style. Si tratta dell’incontro tra la tradizione italiana e la moda internazionale nata negli Emirati Arabi Uniti , che porta all’interno della pasta fresca firmata Muzzarelli le novità della stagione della cioccolateria a Perla di Torino, che lancia in questi giorni la sua linea Dubai Style.

Il Raviolo Dubay Style verrà presentato al pubblico in occasione di due show cooking dedicati aperti al pubblico, sabato 14 febbraio dalle 11 alle 12.30, in anteprima nel pastificio Muzzarelli, e domenica 15 febbraio, alle 16.45, a Casa Cioccolatò, in piazza Vittorio Veneto; è frutto della volontà di unire l’esperienza di due storiche aziende famigliari che rappresentano un’eccellenza nei rispettivi ambiti. Per costruire insieme una ricetta sfidante,che ha richiesto un impegnativo lavoro di realizzazione, si sono unite in un incrocio di competenze da un lato la famiglia Muzzarelli, con Cristina, Laura e Elena, che hanno messo in pratica gli insegnamenti di papà Achille, e dall’altro Filippo Novelli, Maître Chocolatier del laboratorio creato nel 1992 da Sergio Arzilli e oggi guidato insieme alla figlia Valentina. Il risultato è un raviolo realizzato con un impasto di farina e cacao, che racchiude al suo interno un ripieno di pregiati pistacchi, cioccolato e pasta Kadayif, l’ingrediente che ha reso così celebre il Dubai Chocolate e che, in questo caso, contribuisce a conferire al raviolo una concretezza unica e irresistibile. Il raviolo Dubai Style è simbolo di una tradizione gastronomica capace di guardare alla contemporaneità, e sarà disponibile presso il pastificio Muzzarelli in via San Secondo 69, a Torino, in limited edition per tutto il mese di febbraio, con la possibilità di prenotarlo allo 011 591360 o via email a info@pastificiobolognese.it, costo 50 euro al kg.

“Ci siamo impegnati a realizzare un prodotto di alta gamma, utilizzando solo materie prime d’eccellenza e lavorazioni artigianali – spiegano i rappresentanti delle due aziende – volevamo reinterpretare la cultura gastronomica del Dubai Chocolate restando fedeli alla nostra identità, mantenendo intatte le caratteristiche che hanno reso i nostri prodotti così apprezzati in tutto il mondo.

Mara Martellotta

Aria più pulita, incontro a Gassino

Migliorare la qualità dell’aria negli ambienti scolastici attraverso soluzioni tecnologiche a impatto zero e un monitoraggio scientifico rigoroso. È questo l’obiettivo del progetto realizzato all’Asilo Infantile San Giuseppe, i cui risultati sono stati presentati a Gassino nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso lo stesso istituto.

 

Nel corso della conferenza stampa, moderata da Davide Mattiello – già deputato e primo firmatario della legge istitutiva della Giornata Nazionale della Sicurezza nelle Scuole – sono intervenuti anche Cristian Corrado, Sindaco di Gassino Torinese, e Stefano Martinato, amministratore unico di Anemotech.

 

Il progetto ha impiegato l’innovativa tecnologia theBreath®, sviluppata da Anemotech, capace di intercettare e trattenere alcune sostanze pericolose presenti nell’aria grazie a particolari teli assorbenti, riducendo la presenza di inquinanti senza consumo di energia e senza emissioni. Per un periodo di circa 4 mesi sui soffitti di due aule (Rossi e Blu) dell’asilo sono stati installati teli di dimensioni 1,5m × 0,5m ciascuno. Le scuole sono infatti luoghi ad alta permanenza, in particolare per bambini in età prescolare, e la qualità dell’aria indoor incide direttamente su benessere, salute e capacità di apprendimento.

 

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dimostrare l’importanza di affiancare alle soluzioni tecnologiche una valutazione scientifica dei risultati, offrendo un caso studio concreto per il dibattito pubblico su salute e ambienti educativi. Nel periodo immediatamente successivo all’installazione, prima dell’accensione del riscaldamento, i sensori hanno registrato una sensibile riduzione dei Composti Organici Volatili in entrambe le aule (Rossi: media -42,3%, picchi -21,0%; Blu: media -32,3%, picchi -19,5%).

 

L’intervento è stato accompagnato da un monitoraggio scientifico continuo della qualità dell’aria. I dati, raccolti da Capetti Elettronica – azienda specializzata in sistemi di rilevazione ambientale – hanno consentito di valutare in modo oggettivo l’efficacia della tecnologia applicata. Un’esperienza che propone un modello replicabile anche in altri contesti scolastici del territorio.

 

Il progetto è stato reso possibile anche grazie al sostegno di Reale Mutua – Agenzia di Torino Giulio Cesare, che ha devoluto il 5% del suo investimento al Fondo Vito Scafidi, ed è promosso dalla Fondazione Benvenuti in Italia, a supporto delle iniziative dedicate alla sicurezza e alla prevenzione nelle scuole.

Cristian Corrado, Sindaco di Gassino Torinese: “La tutela della salute dei più piccoli è una priorità assoluta. Con questo progetto sperimentale si sono testate soluzioni innovative e sostenibili per migliorare ulteriormente la qualità dell’aria negli ambienti scolastici. I risultati confermano che investire in prevenzione, ricerca e attenzione all’ambiente significa investire concretamente nel benessere dei nostri bambini e della comunità”.

 

Davide Mattiello: “‘Questo progetto rappresenta un concreto, innovativo, lungimirante intervento di ‘riduzione del danno’ e al tempo stesso di amore per la scuola: spero che possa diventare di esempio per tutto il nostro Paese e al tempo stesso un ‘promemoria’ che convinca tutti coloro che hanno responsabilità a lavorare di più per la salvaguardia dell’ambiente che è il fondamento di ogni altro bene comune”.

 

Stefano Martinato, Amministratore Unico Anemotech Srl: “Il progetto di sanificazione realizzato all’Asilo San Giuseppe di Gassino Torinese ha per noi un valore speciale. La giornata di oggi rappresenta un momento significativo, perché vedere come la nostra attività di ricerca e gli sforzi profusi e sostenuti per anni, attraverso la tecnologia theBreath, possano contribuire concretamente alla tutela della salute, anche dei bambini, è uno dei riconoscimenti più significativi sul piano umano e professionale per Anemotech”.

Progetto Cardio Cuore a Volpiano

 

È stato presentato ufficialmente  sabato 7 febbraio 2026, il Progetto Cardio Cuore, iniziativa finalizzata all’installazione di postazioni pubbliche di DAE (Defibrillatore Semiautomatico Esterno) sul territorio del Comune di Volpiano, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza sanitaria e favorire un intervento tempestivo in caso di arresto cardiaco improvviso.

Il progetto nasce dall’iniziativa e dall’impegno della Dott.ssa Gualtieri e della Dott.ssa Cervellera, responsabili della Farmacia Farmagorà, ed è il risultato di una collaborazione virtuosa tra professionisti sanitari, volontariato, imprese locali e istituzioni.

L’idea prende origine da un tragico evento avvenuto l’8 marzo 2025 presso l’ufficio postale di Volpiano, che ha profondamente colpito la comunità e ha evidenziato in modo drammatico l’importanza della disponibilità immediata di un DAE nei primi minuti di emergenza.

A seguito di tale episodio è stata promossa una raccolta fondi, gestita presso lo studio medico e la farmacia Farmagorà, che ha registrato una partecipazione ampia e sentita da parte della cittadinanza e delle realtà economiche del territorio.

La Croce Bianca Volpianese ha aderito al progetto fornendo supporto operativo e assumendo la gestione, il controllo e la manutenzione delle postazioni DAE, garantendone l’efficienza nel tempo e l’integrazione nel sistema di emergenza locale.

È stata inoltre annunciata l’installazione della seconda postazione DAE in Piazza Italia, in prossimità della piazza mercatale, sulla parete del supermercato Conad Volpiano, ampliando in modo significativo la copertura del territorio comunale.

Il Progetto Cardio Cuore è dedicato alla memoria dell’Ing. Cervellera, quale segno concreto e duraturo di attenzione alla vita e alla salute della comunità.

«Il progetto rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra cittadini, imprese, professionisti sanitari e volontariato, dimostrando come un evento drammatico possa trasformarsi in un’azione positiva, strutturata e orientata alla tutela della collettività – commenta il Sindaco Giovanni Panichelli, presente all’inaugurazione – Ogni DAE installato è un investimento sulla vita e sulla prevenzione».

Ufficio Stampa Comune di Volpiano

 

Dal venerdì nero al futuro incerto di Mirafiori. Il tonfo di Stellantis smaschera il bluff della corsa all’elettrico

Il crollo in Borsa di Stellantis del 5 febbraio 2026 rappresenta molto più di una turbolenza finanziaria: è il segnale evidente delle contraddizioni che hanno accompagnato la transizione energetica nel settore automobilistico europeo. La brusca perdita di valore del titolo, unita alle pesanti svalutazioni e alla sospensione dei dividendi, certifica la fine di una stagione industriale costruita su previsioni eccessivamente ottimistiche sulla diffusione dell’auto elettrica. Le strategie elaborate durante la gestione di Carlos Tavares puntavano a una trasformazione rapida e radicale del gruppo verso la mobilità a zero emissioni, ma il mercato ha dimostrato una capacità di adattamento molto più lenta rispetto alle attese. I costi elevati dei veicoli elettrici, le infrastrutture di ricarica ancora insufficienti e le incertezze legate alla durata delle batterie hanno frenato la domanda, costringendo l’azienda a rivedere investimenti e programmi industriali. Più che un fallimento della sostenibilità ambientale in sé, la crisi sembra evidenziare i limiti di un approccio che ha imposto tempi industriali poco compatibili con la maturità tecnologica e con le reali condizioni del mercato globale.

La vicenda Stellantis si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge gran parte dell’industria automobilistica occidentale, sempre più esposta alla concorrenza dei produttori asiatici, sostenuti da filiere integrate e da politiche industriali aggressive. La transizione energetica, pur inevitabile nel lungo periodo, sta rivelando costi economici e sociali più elevati del previsto, imponendo una revisione dei modelli produttivi e delle strategie di investimento.

In questo scenario Torino si trova nuovamente al centro di una fase storica delicata. La città, che ha costruito la propria identità economica attorno all’automobile, continua a dipendere in larga misura dalle scelte di Stellantis e dalle oscillazioni del mercato globale. Lo stabilimento di Mirafiori resta un simbolo industriale e produttivo, ma la sua attività è sempre più legata alla domanda di modelli elettrici, caratterizzata da forti fluttuazioni che incidono direttamente sull’occupazione e sulla stabilità dell’indotto. La trasformazione tecnologica dell’auto, che riduce il numero di componenti meccaniche e modifica profondamente la filiera produttiva, rischia inoltre di indebolire un patrimonio di competenze storicamente legato alla meccanica motoristica.

Allo stesso tempo, Torino conserva risorse che potrebbero trasformare la crisi in opportunità. Il sistema universitario, i centri di ricerca e la progressiva diversificazione verso settori ad alta tecnologia, come l’aerospazio e l’ingegneria digitale, rappresentano elementi fondamentali per costruire un nuovo modello industriale. La revisione delle strategie di Stellantis, sempre più orientate verso una coesistenza di diverse tecnologie di propulsione, potrebbe inoltre favorire una transizione meno traumatica per il tessuto produttivo locale.

Il “venerdì nero” del gruppo automobilistico segna dunque un passaggio simbolico nella storia dell’industria europea: la sostenibilità ambientale resta un obiettivo imprescindibile, ma richiede politiche industriali più pragmatiche e graduali, capaci di conciliare innovazione, competitività e tutela del lavoro. Per Torino, come per l’intero sistema automotive italiano, la sfida non sarà soltanto adattarsi al cambiamento, ma guidarlo, costruendo un futuro industriale meno dipendente da un unico grande protagonista e più fondato su innovazione, ricerca e diversificazione produttiva.