ilTorinese

Aerospazio, cibo e pacchetti vacanza. Il Piemonte in vetrina all’Expo di Osaka, il Giappone al Salone del Libro

Il presidente Cirio: «L’invito al Giappone Paese ospite ,  sinergia con i settori produttivi d’eccellenza»

All’Ambasciata d’Italia a Tokyo, il Piemonte ha presentato obiettivi e risultati della missione in Giappone, in occasione della partecipazione all’Expo Osaka 2025.

«Quello tra il Piemonte e il Giappone è un legame profondo che unisce innovazione, formazione, cultura e turismo. Siamo qui come sistema Piemonte per mettere in campo tutte le nostre forze», ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio alla conferenza stampa organizzata all’Ambasciata d’Italia a Tokyo, con l’ambasciatore Gianluigi Benedetti, e la delegazione piemontese.

«In perfetta coerenza con il Piano d’Azione 2024-2027 che indica le azioni e gli obiettivi di medio termine per rafforzare concretamente i rapporti tra Italia e Giappone, la visita del Presidente e della delegazione del Piemonte si propone di accrescere la qualità e la profondità degli legami già esistenti tra le istituzioni, le università e le imprese della Regione e il Giappone» ha evidenziato l’ambasciatore Benedetti.

Il presidente Cirio ha annunciato che nei prossimi giorni sarà inviato un invito formale per ospitare il Giappone come Paese ospite del Salone del Libro, d’intesa con il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e l’associazione Torino Città del Libro. «Il Salone del Libro è la più importante manifestazione culturale italiana e il Giappone è un Paese nel quale tutto è tradizione e cultura: era dunque naturale approfittare di questa missione per gettare le basi per la partecipazione del Giappone come paese ospite della manifestazione – ha evidenziato il presidente Cirio – Nel 2026 ricorrono i 160 anni dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone e ci sembra l’anno giusto per concretizzare questa amicizia anche nel segno della letteratura per l’edizione 2027».

Il tema è stato al centro dell’incontro dell’assessore alla Cultura Marina Chiarelli con i vertici della Japan Book publishers association, l’associazione degli editori giapponesi, per iniziare ad approfondire il dossier relativo alla partecipazione. «Abbiamo riscontrato grande interesse, perché l’editoria giapponese ha l’esigenza di promuoversi all’estero e il Salone del Libro rappresenta senz’altro un’occasione straordinaria per farlo al meglio», ha spiegato Chiarelli.

Durante l’incontro il Presidente ha ricordato gli obiettivi strategici della missione e illustrato l’esito degli incontri che si sono svolti oggi nella capitale. Insieme all’assessore al Turismo, Sport, Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, in mattinata il presidente Cirio ha incontrato il vice ministro del Turismo Katsunori Takahashi: «I turisti giapponesi in Piemonte sono cresciuti nell’ultimo anno del 23% e si fermano in media 2 giorni e mezzo nella nostra regione per scoprirne le bellezze paesaggistiche, culturali e per le nostre eccellenze enogastronomiche. A questo proposito con il Giappone condividiamo non solo la tradizione produttiva legata al riso, ma anche l’alta qualità delle nostre carni, la fassona piemontese e la carne di Kobe. Con il supporto dell’ambasciata lavoreremo a un gemellaggio che consenta di valorizzare reciprocamente, in Piemonte e in Giappone, la bontà delle nostre carni e il talento dei nostri allevatori».

Sempre sul fronte del turismo, il presidente e l’assessore Bongioanni hanno incontrato Atsushi Sakai, presidente dal tour operator Hankyu Travel e vicepresidente della Japan association of travel agents (Jata) per ragionare di possibili sinergie e future strategie di promozione di Torino e del Piemonte per i turisti giapponesi. «I tour operator sono molto interessati a inserire nei loro cataloghi i pacchetti-vacanza in Piemonte – ha spiegato l’assessore Bongioanni – dedicati a clientela alto spendente alla ricerca di esperienze in Italia diverse da quelle dei tour tradizionali. Particolare interesse per le degustazioni, per le visite esperienziali, per le città, il laghi e le montagne, essendo i giapponesi grandi appassionati di sci. Nelle prossime settimane ospiteremo i buyer del tour operator in Piemonte, per costruire insieme gli itinerari in vista della stagione estiva 2026».

Ancora promozione turistica al centro dell’incontro con i vertici di Ana, la compagnia aerea che ha da poco ripristinato il volo diretto da Milano Malpensa a Tokyo, con ottimi risultati di riempimento. «Il Piemonte è ben collegato con il Giappone sia con il volo da Malpensa, sia con quello di Nizza, in Francia – ha aggiunto Bongioanni – Con la compagnia lavoriamo alla realizzazione di una campagna promozionale che porti nei menù delle classi business della compagnia i prodotti piemontesi, a partire dal Barolo».

Una missione che oltre a turismo e cultura, ha coinvolto la forza produttiva del nostro territorio. «Il Piemonte è culla di una manifattura d’eccellenza e di un tessile che unisce bellezza, tecnica e sostenibilità. Lavoriamo per rafforzare il dialogo con il Giappone con cui condividiamo la stessa attenzione per l’innovazione e la tradizione. Questo significa aprire nuove opportunità alle nostre imprese, ai distretti produttivi e alle filiere che rappresentano non solo la storia ma anche il futuro del Made in Italy», ha sottolineato Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte.

Di attrazione di nuovi investimenti si è poi discusso nel pomeriggio nell’incontro con il presidente Cirio, l’assessore allo Sviluppo Economico e internazionalizzazione Andrea Tronzano, il presidente di Ceipiemonte, Dario Peirone e i vertici di Jetro, la Japan Trade Association. «Abbiamo condiviso come la complessità generata dai dazi americani stia aprendo nuove opportunità di sinergia tra territori ed è ciò che sta avvenendo tra il Giappone e l’Italia, in particolare con regioni come il Piemonte – ha evidenziato l’assessore Tronzano  Una importante occasione per potenziare le nostre relazioni potrà essere in vista degli ADM, il più grande evento italiano dedicato al settore aerospaziale che si svolge a Torino e al quale Jetro si è reso disponibile a partecipare attivando la rete delle realtà produttive giapponesi che operano in questo settore».

Rissa a Mirafiori: con un machete spacca vetro di un’auto

Nuovo episodio di violenza per le strade di Torino. Nel pomeriggio di lunedì, all’incrocio tra via Dina e via Sanremo, in zona Mirafiori, un’automobile è stata raggiunta da due ragazzi che, inveendo contro il conducente, hanno mostrato dei coltelli. Uno di loro, con  un machete, ha colpito il vetro del lato guida frantumandolo, per poi proseguire la fuga a piedi. Poco dopo lo ha raggiunto l’altro, armato di un’accetta. Nonostante la tensione, l’episodio ha avuto un epilogo inatteso: l’autista dell’auto è tornato sui suoi passi, ne è nato un acceso diverbio verbale e infine tutti si sono allontanati senza ulteriori conseguenze. La scena si è svolta sotto gli occhi  di passanti e residenti e alcuni  hanno registrato il tutto con lo smartphone. Intanto alla fermata vicina la gente continuava ad attendere l’autobus.

Calci e pugni a infermieri e carabinieri: arrestato

Nei giorni scorsi un giovane di 27 anni, del Gambia, è stato arrestato dai carabinieri del nucleo radiomobile di Torino per aver aggredito il personale sanitario e i militari e danneggiato i locali del pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano. L’uomo era stato soccorso in via Sacchi dal 118 per evidente abuso di alcol. Prima ha colpito un volontario della Croce Rossa a bordo dell’ambulanza, poi in ospedale ha preso a calci i carabinieri che lo hanno condotto in carcere.

Il riflesso di Leonardo-Sebastiano Ferrero e l’enigma di un trittico

Apre al pubblico il 2 ottobre 2025, fino al 3 maggio 2026, la mostra intitolata “Il riflesso di Leonardo – Sebastiano Ferrero e gli enigmi di un trittico rinascimentale” presso la Pinacoteca Albertina di Belle Arti di Torino. L’esposizione mette in luce gli importanti legami storici e artistici tra la collezione della Pinacoteca Albertina, la Tavola Leonardesca del Museo del territorio biellese, le tavole laterali, conservate presso Palazzo La Marmora e la Città di Biella. Il progetto, nato dall’impegno di Francesco Alberti La Marmora e organizzato dalla direzione artistica di Banca Patrimoni Sella & C., approfondisce la storia di un trittico enigmatico che vede protagonista la coppia coeva, su tavola e in scala naturale, della leonardesca “Vergine delle Rocce”, e i due pannelli laterali raffiguranti Sebastiano Ferrero e i suoi figli, illustri committenti e protagonisti del Rinascimento piemontese e lombardo.

Due sono le sale interamente dedicate alle complesse vicende storico-artistiche delle tavole, le cui letture si arricchiscono anche grazie al confronto diretto con alcune opere della collezione della Pinacoteca Albertina, offrendo spunti per nuove suggestioni e interpretazioni. Ne sono esempio alcuni “cartoni gaudenziani”, che ben dialogano nel riflesso di Leonardo. Donati alla Pinacoteca da Carlo Alberto di Savoia nel 1832, i “cartoni”, sono il risultato di un articolato lavoro di bottega, sviluppatosi nel tempo fra Gaudenzio Ferrari, Girolamo Giovenone e Bernardino Lanino, nel vercellese. Rivelano legami con la committenza con la famiglia dei Ferrero, nel ‘500.
Secondo gli studi fino a oggi condotti, proprio il potente Generale delle Finanze Sebastiano Ferrero, potrebbe essere il committente della “Vergine delle Rocce” biellese. È noto un documento redatto nel 1508 che affida la realizzazione di una copia della “Vergine” di Leonardo a Giovanni Ambrogio de Predis, artista vicinissimo al maestro, che ebbe ruolo attivo anche nella realizzazione dell’originale. In quel frangente storico va cercata l’origine della committenza della copia di Biella, la cui datazione e attribuzione sono state per lungo tempo dibattute.

È Francesco Alberti La Marmora, custode attento e appassionato di un variegato patrimonio storico e artistico a ricordarci la storia dell’attribuzione, a Bernardino dei Conti, di tre elementi che costituiscono questo trittico avvenuta per tappe. Nel 1975 è riconosciuto come autore delle tavole laterali (Federico Zeri) e nel 2003 della copia della “Vergine delle Rocce” (Edoardo Villata).

Questa mostra presso l’Accademia Albertina fornisce l’occasione per dare continuità all’esperienza di conservazione condivisa, in quanto nata dalla rinnovata collaborazione tra la Città di Biella e la famiglia Alberti La Marmora, che aveva già acconsentito, nel 2019, di esporre il trittico, ricomposto per la prima volta dopo 500 anni. Grazie a una campagna diagnostica promossa da Banca Patrimoni Sella & C., che utilizza le più recenti tecnologie di indagine scientifica, questa esperienza consente di presentare al pubblico e agli studiosi gli ultimi risultati delle analisi condotte sulla Vergine biellese.

La mostra è visitabile dalle 10 alle 18 tutti i giorni, feriali e festivi, escluso il mercoledì di chiusura, ed è compresa nel biglietto d’ingresso del Museo.

Info: 011 897370 – comunicazione@albertina.academy

MARA MARTELLOTTA

Il MAUTO inaugura il ciclo di “Convergenze”

 In occasione della collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dal 30 ottobre 2025 all’8 marzo 2026

Il MAUTO accoglie nei propri spazi, da giovedì 30 ottobre prossimo fino all’8 marzo 2026, la mostra “News from the Near Future”, estensione del progetto espositivo allestito nella sede della Fondazione in via Modane, in occasione del 30esimo anniversario della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La mostra rappresenta il primo atto di una nuova progettualità culturale per il MAUTO, che inaugura un ciclo di collaborazioni con le istituzioni culturali del contemporaneo, nel segno di una visione rinnovata, aperta e intersezionale che caratterizza la nuova energia del MAUTO. Voluta dal bord del Museo e dal presidente Benedetto Camerana, e guidata dal direttore Lorenza Bravetta, questa visione definisce il Museo come una piattaforma di dialogo tra saperi e linguaggi, capaci di affiancare alla propria identità storica una attitudine dinamica, relazionale e critica. La collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, grande protagonista della vita culturale torinese e italiana, e tra le più autorevoli voci del panorama dell’arte contemporanea, segna l’avvio di un percorso condiviso. Il progetto si basa sull’intesa tra queste due istituzioni, che condividono il desiderio di confrontarsi con la complessità del presente attraverso nuovi paradigmi narrativi. Ciò che nasce dalla collaborazione tra queste due istituzioni va oltre la semplice coabitazione, definendo un gesto curatoriale che amplia i codici del racconto museale, che invita il pubblico a nuove forme di lettura e confronto. Questo orientamento si inserisce nel piano strutturale del MAUTO, che oggi è un museo in trasformazione. Le collaborazioni con il contemporaneo, intraprese dalla direzione Bravetta, superano il momento episodico e definiscono la concezione strategica di una visione culturale a lungo termine, capace di iscrivere l’istituzione tra gli attori del presente, connettere nuovi pubblici, innescare nuove domande e riflessioni, ma anche connettere il MAUTO alla città e viceversa; a mettere con condivisione i saperi, creare alleanze e attivare sinergie. Il Museo si propone come interlocutore culturale attivo nella Torino che cambia, in cui le istituzioni si contaminano e costituiscono insieme un’idea di cultura pubblica e plurale.

Mara Martellotta

Restituiamo Futuro e Dignità a Barriera di Milano

CONFERENZA STAMPA DC e UDC 

 
Mino GIACHINO, Mauro Carmagnola (DC), Paolo GRECO LUCCHINA (UDC) hanno presentato stamane in corso Vercelli 121 la PETIZIONE “Per Ridare Dignità e Futuro a Barriera di Milano” che Mino GIACHINO , Riccardo CARITÀ’, Ilaria BLEGI e Lodovico AMBROIS hanno lanciato su change.org due mesi fa e che ha già raggiunto 1019 firme verificate. La novità  della Petizione è che oltre alla SICUREZZA i firmatari chiedono al Sindaco, al Presidente della Regione e al Presidente degli Industriali torinesi di spostare in Barriera il nuovo Centro per la Intelligenza Artificiale assegnato recentemente dal Governo di Centro Destra a Torino.
E’ ora che Torino la guardiamo dai Quartieri dimenticati e svantaggiati come Barriera, Aurora, Falcherà, Vallette, Mirafiori, ha detto Mino Giachino.
Torino negli ultimi trent’anni non ha difeso la sua industria , ha puntato tutto sul turismo e la crescita economica della Città si è abbassata sotto la media nazionale . Dal 2001 al 2019 Bologna ha distaccato Torino di ben 19 punti.
 La bassa crescita ha impoverito la Città, a partire dal commercio ..Torino capitale della cassa integrazione , con una delle più alte quote di disoccupazione giovanile , con molto lavoro a tempo parziale o povero come lo ha definito il Cardinal Repole. La metà della Città che sta male come denuncio l ‘Arcivescovo Cesare Nosiglia oggi sta peggio rispetto a quando venne eletto l’attuale Sindaco. In Barriera oltre al problema della sicurezza lo sviluppo economico si è abbassato sotto le regioni del Sud, vi è un’alta disoccupazione , secondo l ‘ISTAT la popolazione si ammala di più e ha una speranza di vita inferiore. A questo proposito La PETIZIONE chiede al Comune di spostare nuove occasioni di lavoro in Barriera e sottolinea la grande proposta di spostare in Barriera il Centro per la IA, una iniziativa che ridarebbe lustro al quartiere e darebbe entusiasmo e orgoglio a chi vi abita a partire dalle migliaia di ragazzi che frequentano i Licei della zona.

A questa proposta  appoggiata dalla DC e dalla UDC si affiancheranno altre proposte per i lanciare Torino a partire dalla sua periferia .

 
Mauro CARMANOLA, segretario DC
Paolo GRECO LUCCHINA, vice segretario nazionale UDC 
Mino GIACHINO ideatore della PETIZIONE Restituiamo Futuro e Dignità a Barriera.
La PETIZIONE Online  per  RILANCIARE BARRIERA DI MILANO portando lì il Centro per la Intelligenza Artificiale ha superato le  1019 firme verificate.
Per informazioni 335.6063313

Coldiretti Torino: agricoltura al centro del rapporto tra la città e le sue valli

Coldiretti Torino ha organizzato il seminario “La città incontra l’agricoltura di montagna: incontro per la promozione del rapporto metromontano tra il capoluogo subalpino e i sistemi agricoli delle vallate torinesi”.

Il principale sindacato agricolo ha chiamato a raccolta i soggetti che sono chiamati a dare gambe all’idea di integrazione tra il capoluogo e i suoi sistemi alpini.

Sono intervenuti: Carlo Loffreda, direttore Coldiretti Torino; Filippo Barbera, docente del Dipartimento Culture, Politica, Società, delegato Università di Torino al rapporto metromontano; Guido Bolatto, segretario generale Camera di Commercio di Torino; Diego Mele, sindaco di Borgone di Susa e membro di giunta UNCEM Piemonte; Paolo Chiavarino, assessore al commercio e mercati del Comune di Torino; Sonia Cambursano consigliera delegata metropolitana; Marco Gallo, assessore allo sviluppo e promozione della montagna della Regione Piemonte. La mattinata è stata chiusa dall’intervento di Bruno Mecca Cici.

Al seminario ha inviato un intervento video il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che ha spiegato come la nuova legge sulla montagna, che contiene molti punti voluti fortemente da Coldiretti, sia un punto di partenza per portare nell’agricoltura di montagna sperimentazione e quindi innovazione.

Carlo Loffreda ha spiegato che la montagna e la sua agricoltura è al centro delle iniziative sindacali di Coldiretti. Filippo Barbera ha offerto la disponibilità dell’Ateneo torinese per lo studio di connessioni tra la città e la montagna avviando anche progetti di ricerca e progetti concreti per mettere in connessione il capoluogo come centro di consumo e l’agricoltura di montagna come centro di produzione di cibo e servizi, non ultima la gestione del territorio. L’Università ha dato la propria disponibilità per una collaborazione continuativa con le aziende agricole montane.

Guido Bolatto ha raccontato i numeri dell’imprenditoria di montagna dove l’agricoltura gioca un ruolo preminente e l’importanza che questo tessuto di piccole imprese famigliari riveste anche per l’economia di tutta la provincia. La Camera di commercio si è quindi detta disponibile ad avviare progetti concreti.

Paolo Chiavarino ha ricordato la presenza dei mercati dei produttori che portano ogni giorno cibi anche dalle vallate e ha ribadito la necessità che Torino si integri con la montagna ad iniziare dal turismo.

Sonia Cambursano ha ribadito che “metromontano” vuol dire battersi per non perdere servizi nei territori, migliorare le reti di trasporto pubblico ma soprattutto valorizzare al meglio i Distretti del Cibo da integrare con il Distretto del commercio di Torino.

L’assessore regionale alla montagna, Marco Gallo, ha proposto che Torino con le sue valli diventi il più importante sistema integrato metromontano del Piemonte. La Regione sosterrà con progetti specifici la promozione del rapporto tra l’area metropolitana e i sistemi agricoli montani, guardando anche all’applicazione della nuova legge nazionale.

Il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici ha ricordato che il rapporto tra Torino e la montagna deve essere alla pari. Serve un’alleanza per la digitalizzazione e le connessioni; un’alleanza sui servizi che riconosca il ruolo sociale della multifunzionalità agricola. Ma serve anche proteggere l’agricoltura quando bisogna salvaguardare i terreni fertili e includere l’agricoltura tra gli asset strategici che interessano anche l’economia della città.

Occupato il liceo Galileo Ferraris. Pro Pal di nuovo in piazza se Flotilla viene bloccata

A Torino il coordinamento pro Palestina, Torino per Gaza, annuncia altre manifestazioni in caso di blocco della Global Sumud Flotilla a Gaza. Sui social gli attivisti annunciano due appuntamenti se le barche della Flotilla venissero fermate: alle 11 a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, con “blocchi diffusi in città” e alle 18 in piazza Castello con un corteo dal titolo ‘Blocchiamo tutto’.

Intanto questa mattina un gruppo di studenti ha occupato il liceo Galileo Ferraris di Torino.

CAMERA festeggia i 10 anni  con una mostra dedicata a Lee Miller

CAMERA inaugura la stagione autunnale con una grande mostra dedicata alle opere di Lee Miller negli anni 1930-1955. Si tratta di un viaggio in 160 immagini tutte provenienti dai Lee Miller Archives, per riscoprire gli sguardi infiniti della straordinaria fotografa americana.

La nuova mostra aprirà i battenti il primo di ottobre per chiudersi il primo febbraio 2026.

Molte delle immagini esposte sono pressoché inedite, per una chiave di lettura sia pubblica sia intima del suo lavoro è della sua personalità straordinaria. L’esposizione dà il via ai festeggiamenti per i dieci anni di CAMERA, con un programma ampio e articolato, lungo un anno, dedicato al mondo della fotografia nelle sue infinite sfaccettature.
Il percorso espositivo si concentra sull’intensa attività dell’autrice americana tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, Lee Miller, ponte ideale tra gli Stati Uniti, la sua terra natale, e l’Europa, dove si trasferisce ancor giovane e dove decide di stabilirsi, prima a Parigi, poi in Inghilterra e quindi in Africa, dove trascorre alcuni anni della sua intensa vita. Di origine statunitense, nasce nello Stato di New York a Poughkeespie, nel 1907, Lee Miller si sposta a Parigi alla fine degli anni Venti con la determinazione di diventare una fotografa, tanto da convincere Man Ray ad accoglierla come assistente nel suo studio.

Da quel momento inizia la sua vera e propria carriera  e continua una vita fatta di incontri e scelte eccezionali. L’avvicinamento al movimento surrealista, l’amicizia prima e il diventare Musa ispiratrice di Pablo Picasso poi, di Max Ernst, Paul Eluard. Strinse rapporti anche con artiste del calibro di Eileen Agar, Leonora Carrigton, Dorotea Tanning, realizzando alcune delle immagini più significative  della storia della fotografia surrealista, contribuendo anche alla scoperta della solarizzazione, una tecnica che lei e Man Ray sfrutteranno al meglio. A metà degli anni Trenta si sposa e si trasferisce in Egitto, realizzando immagini di paesaggio dal sapore enigmatico, per poi tornare in Europa alla vigilia del conflitto mondiale.
Collaboratrice di Vogue, realizza per la più celebre rivista di moda non solo i classici servizi dedicati al mondo della haute couture, ma anche, in coincidenza con l’esplosione della seconda guerra mondiale, immagini inattese che uniscono stile e vita quotidiana nella Londra ferita dai bombardamenti tedeschi.
È al termine della guerra  che Lee Miller realizza i suoi servizi più noti, che coincidono con le tragiche immagini dei campi di concentramento e quelle del disfacimento della Germania nazista, con gli ufficiali suicidi, le fiamme che divorano la dimora estiva di Hitler e le città distrutte.

Una serie di scatti pubblicati ancora su Vogue segnano in maniera indelebile la vita di Lee Miller che, con il nuovo marito Roland Penrose, si ritira dal dopoguerra nella campagna del Sussex, accogliendo lì gli amici artisti, mettendo da parte il suo impegno fotografico fino ad abbandonarlo. Ma anche in queste immagini apparentemente solo familiari si legge il genio sovversivo e ironico di una delle più grandi fotografe del Novecento.

Il percorso della mostra segue un andamento cronologico, che evidenzia una delle principali caratteristiche della vita e dell’opera di lee Miller, la sua inesausta curiosità, il suo continuo desiderio di cambiare, di scoprire aspetti nuovi tanto nella vita quanto nella fotografia.
Le immagini che raccontano il suo breve periodo surrealista appartengono ad un solo triennio, dal 1929 al 1932. In questo breve lasso di tempo Lee Miller passa dall’essere solamente la modella e l’assistente di Man Ray a realizzare opere come “Impasse des Deux Anges”, “Exploding hand” e “Coiffure”, tutte in mostra, fino a lavorare autonomamente nell’ambito della fotografia di moda e a recitare in un film di culto del periodo come “Le sangue d’un poète” di Jean Cocteau.

Nello studio di Man Ray si presentò dicendo “Buongiorno, mi chiamo Lee Miller e sono la sua nuova assistente” e alla risposta del maestro, che le ricordava di non avere alcuna assistente, lei replicò “ Beh, da adesso ne ha una”.

Quando la sua carriera sembrava avviata in questa direzione tra arte, moda e cinema, Lee Miller abbandona tutto e torna negli Stati Uniti, dove rimane per altri tre anni, aprendo uno studio fotografico, nel quale ritrae diverse personalità del cinema e dell’high società statunitense e dove rafforza la sua presenza nel campo della fotografia di moda, collaborando anzitutto con Vogue. Ma tutto questo non basta a Lee Miller che incontra il ricco uomo d’affari egiziano, Aziz Eloui Bey, se ne innamora, lo sposa e i due si trasferiscono in Egitto nel 1934. Una nuova esperienza, altre fotografie  epocali , si rocorda in mostra quella che sembra abbia ispirato René Magritte intitolata “Portrait of space”. Partecipa aduna sorte di cellula surrealista  egiziana che lei metterà in contatto con gli amici europei e, dopo appena tre anni, il sorgere di nuove inquietudini. Lee Miller fa ritorno in Europa nel 1937,incontra isuoi sodali Surrealisti, tra cui le amiche Nusch Eluard, fotografata sorridente di fianco aun’automobile in un bellissimo ritratto, Ady Fidelin, nuova compagna di Man Ray, l’artista Dora Maar, al tempo compagna di Pablo Picasso e conosce l’artista e collezionista Roland Penrose, che di li a poco diventerà il suo secondo marito. Alla voglia dello scoppio della seconda guerra mondiale si trasferisce con lui in Inghilterra, nel 1939, iniziando una nuova stagione di vita e di fotografia.

Cinque anni di guerra, cinque anni di fotografie dopo aver rinunciato a tornare negli Stati Uniti, per continuare a lavorare, volontariamente, nello staff di Vogue a Londra.tra il 1940 e il 1943, le foto straniate della capitale britannica bombardata dai tedeschi ( in mostra anche la sorprendente Fire masks, dove l’abbigliamento di guerra trasforma i soggetti in protagonisti di una scena surreale, poi il desiderio di muoversi e la successiva decisione di entrare afar parte dei reporter al seguito delle armate alleate in Europa, che sarà sempre Vogue a pubblicare, insieme ai servizi di moda.

E se le sue fotografie sono straordinarie, sia quelle più affini al reportage, come nel caso dell’assedio di Saint Malo, sia quelle più misteriose scattate alla fine dellaguerra nell’Europa devastata, ancora più sorprendente risulta la sua capacità di scrittura. Tutte le immagini che escono su Vogue sono accompagnate dai testi della fotografa, che si dimostra anche una valente giornalista.

In poco più di dieci anni Lee Miller ha vissuto un numero sorprendente di vite e non stupisce la conclusione dell’intera vicenda e mostra che si conclude tra l’Italia e la campagna inglese dove lei e Roland Penrose si ritirano, accogliendo gli amici come Saul Steinberg, Max Ernst, Alfred H.Barr Jr., Renato Guttuso, un giovanissimo Richard Hamilton, e mettendo in scena con loro divertenti siparietti che rappresentano l’ultimo contributo della fotografa alla cultura figurativa del suo tempo.

Tutto questo è raccontato in una mostra di 160 immagini, accompagnate anche dalla riproduzione di alcune pagine delle riviste dove sono stati pubblicati i suoi servizi fotografici e giornalistici. L’esposizione è inoltre arricchita da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore e da un programma di iniziative di educazione all’immagine, condivisione e partecipazione rivolte a pubblici diversi per età e formazione.

L’esposizione sarà affiancata dal consueto programma dei Giovedì in CAMERA, la rassegna di incontri e talk che si svilupperà nei mesi di dicembre e gennaio per creare occasioni di scambio culturale, a partire dal lavoro di Lee Miller. Gli appuntamenti coinvolgeranno scrittori, giornalisti ed esperti del settore, con l’intento di esplorare le tematiche esplorate in mostra e attualizzare attraverso la contemporaneità. Il 13 novembre sarà la volta di Walter Guadagnini, direttore di CAMERA e curatore della mostra, per un approfondimento sulla vita e sull’opera della fotografa americana. Tra gli appuntamenti confermati, l’1 dicembre è attesa Francesca Marani, Senior Photo Editori di Vogue Italia, che esplorerà il doppio ruolo di Lee Miller come fotografa e modella capace di muoversi sia davanti sia dietro l’obiettivo. Nel 2026 il programma riprenderà il 22 gennaio con un incontro che vedrà protagonisti Marie Sumalla, Photo Editor del quotidiano francese Le Monde, con Ahmad Halabisaz, fotografa iraniana in esilio in Francia, per riflettere sul tema della fotografia in quanto strumento per testimoniare conflitti, crisi sociali e temi urgenti in continuità con l’attività svolta da Lee Miller durante la Seconda Guerra Mondiale.

CAMERA – via delle Rosine 18, Torino – telefono: 011 0881150

Mara Martellotta

“Il cristianesimo ha ancora qualcosa da dire?”

La conferenza di Don Luigi Maria Epicoco presso la Casa della Madia

L’incontro di questa domenica ha visto come ospite Don Luigi Maria Epicoco, presentato da Padre Bianchi come uno dei pochi teologi capaci di parlare seriamente di spiritualità.
Ha scritto moltissimi libri, di cui Enzo Bianchi è un assiduo lettore, poiché è uno dei pochi ad avere la capacità di saper leggere realmente la vita cristiana in chiave spirituale.

Durante la conferenza ci si è interrogati su quanto significato assuma il cristianesimo al giorno d’oggi: difatti, è sempre molto facile trasformare la fede in un insieme di lodevoli valori dimenticandosi, però, della figura di Gesù e arrivando, così, a generare qualcosa di assolutamente insignificante.
La parola di Gesù, infatti, è una parola viva ed è il cuore pulsante della fede.

Altro errore che spesso si compie è quello di avere una visione aziendale del cristianesimo, poiché si vede diminuire il numero dei credenti e di coloro che vivono la vocazione, si tende dunque a pensare che anche la fede perda di significato, ma non è così: il cuore della fede lo ritroviamo nella figura dei Santi e possiamo contemplarlo solo in termini di qualità e mai di quantità.
E i Santi sono proprio coloro che sono nati durante periodi di crisi, persone come San Francesco d’Assisi, Madre Teresa di Calcutta, Caterina da Siena e molte altre.

La crisi rappresenta la vitalità, il motore che ci spinge a porci delle domande, mentre troppo spesso la viviamo come una disgrazia; ma se pensiamo alle parole di Paolo, Dio non ci tenta mai al di sopra delle nostre capacità, anzi insieme alla prova ci da anche la forza per venirne fuori. Ecco perché i tempi di crisi non andrebbero osservati con occhi di condanna ma con spirito di riflessione.

Sicuramente, per poterne uscire fuori, è importante coltivare il proprio mondo interiore, fatto di pause, silenzi, passi rallentati, amicizie, esercizio fisico.. affinché il prendersi cura di tutto questo generi dentro di noi qualcosa di profondo che ci possa condurre alle grandi domande, per le quali la risposta esiste solo nella vita spirituale e giunge a noi tramite Dio.

Senza questo mondo interiore, la gioia ed il dolore non possono provocare dentro di noi quegli interrogativi profondi e, di conseguenza, non si può veramente incontrare il Cristo, colui che è la grande risposta di tutte le nostre domande e che risiede nella vita spirituale.

Coloro che vivono una vita spirituale come conseguenza dei frutti che lo Spirito fa crescere dentro di noi, non si pongono degli obblighi e delle coercizioni che arrivano dall’esterno, ma si preoccupano piuttosto di creare quel terreno fertile affinché nascano in loro stessi quei frutti che il Signore fa maturare.

Per questo, tutto ciò che dobbiamo fare è prenderci cura del nostro mondo interiore e coltivare il terreno affinché lo spirito possa operare indisturbato attraverso di noi, ricordandoci sempre che la vera zizzania da combattere non si trova all’esterno, ma dentro noi stessi.
Quindi, finchè ci sarà spazio in questo mondo per la vita interiore, cioè per le grandi domande, ci sarà anche il presupposto per la vita spirituale, che è il luogo delle grandi risposte.

Irene Cane