Caro Direttore,
nella mia funzione di curatore dell’Archivio Lorenza e Luigi Cavallo invio la seguente dichiarazione sottoscritta dagli autori e con il loro accordo, grato se vorrà pubblicarla.
“Nel volume di Aldo Agosti e Marina Cassi, Un eroe senza medaglie. Luigi Capriolo dall’antifascismo alla Resistenza, Donzelli, Roma 2024 a p. 88 si è creato uno spiacevole equivoco nell’interpretazione di quanto scritto da Lorenza Pozzi Cavallo nel suo libro Luigi Cavallo. Da Stella Rossa alla rivolta operaia di Berlino, Golem Edizioni, Torino 2022 (p. 415). Gli autori prendono atto che l’autrice non ha imputato ai magistrati Luciano Violante e Raffaele Guariniello e alla Magistratura, la sottrazione, nei lontani anni Settanta, del manoscritto del diario di Luigi Capriolo, allora conservato nell’archivio del giornalista Luigi Cavallo, la cui trascrizione dattilografata del 1946 è stata attualmente depositata presso l‘Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Torino. La trascrizione è stata messa a disposizione degli autori Agosti e Cassi per gentile concessione di Lorenza Pozzi Cavallo, che ha destinato all’Istituto l’intero “Archivio Lorenza e Luigi Cavallo.
Aldo Agosti e Marina Cassi”
Un testo analogo è stato pubblicato dal professor Agosti sulla sua pagina Facebook, mentre la Casa Editrice Donzelli ha provveduto a correggere la pagina 88 della versione digitale del volume.
Un fascicolo con relativi allegati, redatto dalla signora Lorenza Pozzi Cavallo e contenente le sue osservazioni sul volume dedicato a Capriolo, viene unito alla documentazione già presente presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza come parte integrante dell’Archivio Lorenza e Luigi Cavallo.
La ringrazio, gentile Direttore, per la pubblicazione della presente lettera e Le porgo i più cordiali saluti.
Luciano Boccalatte




L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.
Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.