Caro direttore, sabato dopo aver consegnato alla Caritas della Parrocchia della Pace un’oasi di speranza nel centro di Barriera cui purtroppo è stato tolto tre anni fa il presidio di largo Giulio Cesare, presenti le camionette dei Carabinieri, spariti pusher e spacciatori. Ieri alle 10 così. Mi auguro che l’aumento delle forze dell’ordine deliberato dal Governo venga destinato alle Città più insicure come Torino perché oltre a Barriera la insicurezza c’è anche un altri quartieri della Città. Certo che se Sindaco e Assessori venissero anche loro a Messa qui si renderebbero conto personalmente. Perché voglio ricordarlo a tutti, la politica è un servizio alla Comunità.
Mino Giachino
Responsabile trasporti FDI
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
E’ allora che tutto rischia di crollare. Elizabeth si lascerebbe andare alla deriva in un letto; incapace di reggere il peso e la responsabilità di una morte simile. Una tragedia che grava anche sul marito al quale è toccato il riconoscimento del cadavere; e ci sono le figlie da accudire e proteggere dalla tragedia.
Anche in questo romanzo esplora e racconta le dinamiche distorte di un’aristocratica famiglia inglese vissuta tra Ottocento e Novecento, e lo fa con un sottile cinismo e ampie dosi di acume.
Protagonista è la food writer 32enne Nina Dean, orgogliosa della sua indipendenza, capace di assaporare anche la solitudine da donna realizzata. Si destreggia abilmente tra amiche, ex fidanzati e impegni di lavoro. Da poco è anche riuscita a comprarsi un piccolo appartamento in un vivace quartiere londinese, e la sua vita scorre tranquilla tra lavoro e soddisfazioni.
Nel 1907 aveva pubblicato a puntate una storia che potrebbe essere stata scritta ai giorni nostri, di una modernità incredibile per l’epoca, attualissima per noi oggi.
Un inedito sguardo sulle “collezioni civiche” e la loro storia attraverso un’attenta selezione delle opere più emblematiche custodite in “Palazzo Madama” (“La casa dei secoli”, com’ebbe a definirlo Guido Gozzano), “Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco” e sede dal 1934 del “Museo Civico d’Arte Antica”, nato il 4 giugno del 1863, proprio per “testimoniare la storia della città di Torino e la sua evoluzione nei millenni attraverso un percorso inevitabilmente intessuto sulla grande storia dell’artigianato artistico, quello che dà vita alle cosiddette arti applicate”: è questo il senso profondo del percorso proposto dal “Museo” di piazza Castello, da venerdì 24 febbraio a lunedì 10 aprile, rivolto ad accompagnare il visitatore da “La porta della Città” nella Corte Medievale a “Le chiavi della Città” (“chiavi” reali e allegoriche) nella “Sala del Senato”, secondo l’idea di sviluppo di “cittadinanza attiva”, alla base della definizione di “Museo” approvata a Praga, il 4 agosto 2022, dall’“Assemblea Generale Straordinaria di ICOM – International Council of Museums”. Viaggio intrigante e millenario, il percorso non poteva che iniziare dagli elementi – simbolo del viaggio stesso: l’esposizione delle “chiavi” e della “mazza cerimoniale” della Città. Sette gli ambienti partecipi di un racconto che “intesse capolavori paradigmatici e opere che, pur essendo di rilievo assoluto, appaiono da secoli avvolte in una sorta di cono d’ombra, poco percepite nella loro eccezionalità”: dal “Tesoro di Desana”, abitualmente conservato nella “Torre dei Tesori” di Palazzo Madama (uno dei più straordinari complessi italici di gioielli evidenzianti l’altissima qualità dell’arte europea allo spegnersi dell’epoca tardo antica, oltre che testimonianza della guerra fra Bisanzio e gli Ostrogoti) fino alle Sale del “Conservare”. consacrata all’eccezionale figura di Vittorio Viale (tra i massimi direttori museali del Novecento, giunto addirittura a salvaguardare le ringhiere cadute nei bombardamenti di Torino, capolavori esse stesse dell’arte del ferro piemontese) e quella
del “Condividere”, poiché è sulle donazioni che si è fatto il “Museo Civico”, “cui è stata data un’anima da ogni cittadino, da ogni torinese che in esso ha visto il prosieguo della propria storia, della propria memoria, della propria identità”. Preziosa tappa mediana, é la Sala dedicata al “Piacere”, in cui troviamo quel grandissimo “Ritratto d’uomo” o “Ritratto Trivulzio” realizzato nel 1476 da Antonello da Messina, opera fondamentale nella storia dell’arte italiana quattrocentesca influenzata dalla pittura nord-europea e capace di anticipare di una generazione i ritratti di Leonardo. A seguire, l’ambiente connesso al “Ricercare”, consacrato a Filippo Juvarra, artefice della trasformazione di Torino in capitale e qui protagonista attraverso una selezione, rigorosa e complessa, di 644 fogli in cui si potranno ammirare il disegno della facciata di “Palazzo Madama” e i fogli dedicati alla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, presentata con un magnifico modello in scala 1:500. Non meno suggestive le Sale dedicate al “Collezionare” e all’“Educare”. Nella prima,
ritroviamo l’impronta del principale artefice delle collezioni civiche, quell’Emanuele Taparelli d’Azeglio, ministro plenipotenziario italiano a Londra (che, rientrato a Torino, donerà al “Museo Civico” nel 1875, le proprie raccolte di porcellane, maioliche e vetri dipinti e dorati) accanto a quella dell’ossolano Zaverio Calpini, attraverso il quale giunge a far parte delle collezioni civiche un formidabile nucleo di opere provenienti dagli stati messicani del Veracruz e del Tabasco, culla nel periodo pre-classico della ‘cultura-madre’ di tutta la Mesoamerica, capace con la sua arte di influenzare le successive civiltà dell’area. Al centro della sezione successiva, quella dell’“Educare”, troviamo infine rappresentata l’ebanisteria piemontese del Settecento e la straordinaria fortuna delle opere di Pietro Piffetti, in cui perizia tecnica e fantasia inventiva si uniscono con risultati di estrema eleganza, mostrando quanto sia complessa l’esecuzione dei suoi capolavori e quale ruolo educativo abbia ancora la bottega. Qui si fa riferimento anche ai materiali usati dall’artista torinese, narrando la provenienza dei legni, in molti casi esotici: dalle conchiglie importate dal Golfo Persico e dal Mar Rosso alla tartaruga dell’Oceano Indiano e dei Caraibi fino alla madreperla dalla costa occidentale dell’India.