Maggio, tra le molte altre cose, è anche un mese “granata”. Certo, quando si parla di sport, e di calcio soprattutto, le date più o meno storiche si rincorrono rapidamente. Ma quando si parla del Torino, o del Toro per dirla con i suoni tifosi, o della maglia granata, il mese di maggio nessuno lo dimentica. Perchè proprio nel mese di maggio ci sono due date che restano scolpite nella storia di questo storico club.
Innanzitutto il 4 maggio 1949. Una data tragica e sconvolgente. E cioè la data che ricorda la tragica scomparsa del Grande Torino. Superga, la Basilica di Superga, di ritorno da Lisbona, dopo aver disputato un’amichevole contro la squadra del Benfica il cui capitano era un grande amico di Valentino Mazzola, storico capitano e guida dello squadrone granata. L’aereo, come tutti sappiamo, si schianta contro il muraglione posteriore della Basilica. Ormai conosciamo quasi a memoria le dinamiche di quel tragico schianto in una giornata caratterizzata da una tempesta di pioggia e di vento gelido che nascondeva Torino e la sua collina. Appunto, nascondeva agli occhi del pilota la Basilica di Superga. Ma da quel giorno il 4 maggio è diventata una data dove il calcio si ferma e riflette. E non solo a Torino e in Piemonte. O nella vasta ed articolata comunità granata. Ma in tutta Italia. Anche perchè la scomparsa del Grande Torino, una squadra che in quegli anni non aveva rivali in campo da potere contendere trofei e scudetti, ha segnato la storia del calcio nazionale, europeo ed internazionale. Una tragedia che, infatti, non solo viene ricordata ogni anno a Torino con l’ormai celebre marcia sino alla Basilica di Superga ma che viene raccontata attraverso i media e i social in tutto il mondo. Appunto, una tragedia che ha segnato in profondità la storia, la cultura, la tradizione e il cammino del club granata. E anche quest’anno, come tutti gli anni del resto, il 4 maggio vedrà la presenza del “popolo granata” ai piedi della Basilica.
Ma, accanto alla tragedia, maggio ricorda anche un’altra data. Questa volta una gioia, una immensa gioia che purtroppo non si è più ripetuta. Parliamo dell’ultimo Scudetto conquistato, il 16 maggio 1976. Che si aggiunge agli Scudetti conquistati, appunto, dal Grande Torino negli anni ‘40. Ma quel 16 maggio del ‘76 fu una giornata importante non solo per lo Scudetto conquistato meritatamente sul campo ma perchè coincise anche con una stagione difficile se non addirittura drammatica per il nostro paese. E per la stessa città di Torino. Basti ricordare che il giorno dopo la conquista dello storico Scudetto con uno splendido goal di Paolo Pulici, vero “mito” granata, pareggiando nell’ultima giornata contro il Cesena al Comunale, proprio a Torino iniziava lo storico processo alle Brigate Rosse guidato e coordinato dal giudice Gian Carlo Caselli. Lo ha ricordato molte volte il magistrato stesso, grande tifoso granata e presente lui stesso il 16 maggio allo Stadio Comunale.
Ecco perchè il club granata rappresenta una storia che è destinata a fare epoca nel calcio mondiale. Vittima di una tragedia che non sarà mai cancellata dai ricordi dei suoi tifosi e degli stessi appassionati di calcio ad ogni latitudine del mondo e avaro, al tempo stesso, di gioie vere. Quelle, per intenderci, che vengono maturate sul campo verde. E non è un caso, del resto, che lo Scudetto conquistato ben 50 anni fa sarà celebrato e ricordato con una grande manifestazione popolare e di massa. Non solo con una partita allo stadio Grande Torino presenti le “vecchie glorie” che conquistarono quel trofeo – anche se non scenderanno in campo per la partitella…- ma anche con incontri e momenti pubblici che ricorderanno, appunto, quella memorabile giornata.
Perchè, come recitava uno dei tanti celebri slogan della tifoseria granata quando il Torino purtroppo tornò in serie B, “la fede non retrocede”. E il ricordo del passato fatto di gioie e dolori, tragedie e vittorie, per noi granata resta un grande patrimonio culturale, sportivo e forse anche etico con cui fare i conti tutti i giorni. Insomma, non possiamo non ricordare, ancora una volta, il “maggio granata”.
Giorgio Merlo

Aggiungete la sceneggiatura zoppa della sempre Aline Brosh McKenna, zigzagante a rotta di colla e il montaggio tarantolato di Andrew Marcus che sembra fatto più per un’odierna moda filmica che per posati ragionamenti, per incastri che affascinano, aggiungete la regia disturbata del ripescato David Frankel e vedrete con quanto cuore poco contento me ne sono uscito dal cinema. Perché lo scoppiettìo che pullulava in quella prima puntata è andato quasi pressoché perso, o per lo meno parecchio sbiadito, perché manca come primo effetto d’esplosione quella sorpresa che ci aveva incantato, perché si va all’inseguimento di un mondo dorato, con cambi d’abiti che vanno al di là di ogni cifra che la costumista Molly Rogers possa aver immaginato – con l’aggiunta dei vari Dolce&Gabbana e Brunello Cucinelli e la bionda Donatella a comparsare nella Fashion Week milanese, con accompagnamento di Lady Gaga nel cortile di Brera, sotto l’occhio del nudo empereur francese. Come non sentire la mancanza di un in qualche modo impercettibile Nigel del sempre filosofeggiante Stanley Tucci, il suo distribuire abiti e borsette per un weekend in villa non ha più il lascia cadere dall’alto di un tempo, quasi una fredda scopiazzatura (e anche il doppiaggio del nostro Lavia si ritrova messo all’angolo).
Protagonista dell’evento sarà il neonato Coro Barriera costituito da bambini provenienti da diversi plessi di scuola primaria e secondaria di primo grado degli istituti comprensivi Aristide Gabelli, Giovanni Cena e Bobbio Novaro, che si avvicenderanno sul palco portando in scena un repertorio composto da brani originali scritti da loro all’interno dei laboratori creativo-musicali “Ti scrivo una canzone” e qualche cover di brani amati dai più piccoli.