ilTorinese

Grande Torino: programmi celebrativi dei 75 anni dalla tragedia di Superga

/

Il  nuovo libro The Day After – Il Grande Torino dopo il Grande Torino

Il 4 maggio segna un giorno significativo per i tifosi del Torino FC, poiché ricorre il 75° anniversario della Tragedia di Superga, un evento che ha visto la perdita del Grande Torino nel 1949.

Per commemorare il Grande Torino, sono previsti diversi eventi a partire dal 3 maggio, con l’inaugurazione di un pennone dedicato all’allenatore Ernesto Egri Erbstein allo stadio Filadelfia.

Il 4 maggio, invece, verrà inaugurato un campo al centro sportivo Robaldo, seguirà  da una partita giovanile e una benedizione al cimitero monumentale di Torino.

La giornata si concluderà, alle ore 17.03, ora della tragedia del 1949, con una messa commemorativa a Superga e la lettura dei nomi dei caduti.

Inoltre, in occasione della partita casalinga contro il Bologna, la squadra granata scenderà in campo con una maglia speciale per celebrare la storia del Grande Torino.

Durante l’intervallo, la Sensounico Band eseguirà “Un giorno di pioggia” insieme a tutto lo stadio.

Parallelamente, verrà presentato il nuovo libro di Enzo Savasta e Fabrizio Turco intitolato “The Day After – Il Grande Torino dopo il Grande Torino”. Questo libro esplorerà le indagini e il processo legato all’incidente aereo, oltre alle controversie riguardanti la fusione proposta tra il Torino FC e la Juventus, con la FIAT che agisce come sfondo dietro le quinte.

La pubblicazione di questo libro rivela documenti a lungo nascosti e offre una nuova prospettiva sulle ore seguenti alla tragedia che ha colpito il mondo del calcio e la città di Torino, cancellando una squadra leggendaria che aveva fatto la storia con cinque scudetti consecutivi e altri record ancora imbattuti.

La presentazione del libro avrà luogo il 6 maggio alle 18:30 a Superga e successivamente, l’8 maggio, a Roma, presso la Camera dei Deputati, alle 16:00.

Cristina Taverniti

Borgate montane e sviluppo: dai telefoni alla banda larga ecco i fondi regionali

Su proposta del vice presidente ed assessore alla montagna Fabio Carosso, la Giunta regionale ha approvato  il bando 2024 per la realizzazione di reti primarie e sottoservizi nelle borgate situate in aree montane. In totale, sono 7 milioni di euro (circa 2,8 milioni di cofinanziamento comunitario, 2,9 di cofinanziamento statale, 1,2 milioni di cofinanziamento regionale)

Si tratta dell’intervento “Investimenti in infrastrutture per l’agricoltura e per lo sviluppo socio-economico delle aree rurali” previsto nell’ambito del CSR, Complemento per lo sviluppo rurale 2023-2027, la cui finalità è proprio sopperire alla carenza di quei servizi essenziali per le aree rurali e colmare il gap infrastrutturale con gli ambiti urbani.

Gli aiuti verranno concessi per interventi di realizzazione, adeguamento ed ampliamento delle reti di distribuzione dell’energia elettrica, del gas naturale, dell’illuminazione pubblica, delle infrastrutture telefoniche e per gli interventi di realizzazione, adeguamento ed ampliamento delle reti di accesso alla connettività in banda ultra-larga.

Con questo ulteriore provvedimento- sottolinea il vice presidente Carosso- la Regione continua ad investire nelle infrastrutture nelle aree montane, con l’obiettivo di renderle sempre più fruibili e vivibili in ogni periodo dell’anno e non solo per il turismo estivo ed invernale.”

Il bando viene pubblicato  sul sito della Regione Piemonte.

I Marcido, come divertire con il capolavoro delle nostre lacrime giovanili

Sino a domenica 5 maggio, “David Copperfield”, sul palcoscenico del Gobetti

Berrettino scuro in testa, maglietta azzurra e tuta blu, sulla pettorina ci sta scritto “Marcido at work”. Sette attori al lavoro per una messinscena instancabile, dura, faticosa, già proposta alcuni mesi fa sul minuscolo palcoscenico di quella loro scatola teatrale che è il Marcidofilm! di corso Brescia e adesso, sino a domenica prossima, su quello del Gobetti per la Stagione dello Stabile torinese. Il work per questa occasione ha il lungo titolo di “David Copperfield sketch comedy, un carosello dickensiano”, all’origine un romanzo di crescita molto “larmoyant”, da tutti conosciuto e frequentato, dell’Inghilterra del XIX secolo, di lavoro e di trame più o meno nell’ombra, di sentimenti grandiosi e di soprusi, di affetti e di intrighi, di lotta eterna tra Bene e Male, una “giostra sentimentale” che ha tutti gli ingredienti per poter anche essere tolta dal proprio perno di sempre. Un romanzo, “anzi un romanzone”, che sta nella memoria delle pagine scritte e magari ancora per qualcuno nello sceneggiato di Anton Giulio Majano, metà dei Sessanta, coppia giovanil/cresciuta divisa tra Chevalier e Giannini. Ovvero la domenica sera, di fronte alla tivù degli anni Sessanta, rigorosamente in bianco e nero, si preparavano i fazzoletti. Tanti, tantissimi. Oggi, a distanza di sessant’anni più o meno, quella storia dei buoni sentimenti può esser messa nelle mani giuste a rivoltare il guanto di velluto come più si conviene. Oggi, quest’affondo di grottesco sembra essere quasi d’obbligo.

Un titolo che ribolliva nella mente vulcanica dell’Isi – al secolo Marco Isidori, colonna e anima instancabile della compagnia. Poi si sa, il lockdown, la pandemia con i suoi rimandi, l’impegno non indifferente, si arrivò finalmente alla prima, per una scoppiettante “riscrittura e adattamento drammaturgico”. Dell’Isi, appunto. Che con aria di sberleffo ti squinterna le pagine, prende a smontare e rimontare con tutto il divertimento e l’ironia e gli sgraffi che gli sono possibili, e da gran tempo riconosciuti, la vicenda cardine e le tante sottovicende, dando nello stesso tempo gran spessore  – e compiutezza – a quelli che vengono qui definiti sketch e che darebbero l’idea di uno svolgimento e di una vita fine a se stessi, ma che al contrario, come in una interminabile catena, si susseguono e si vitalizzano l’uno con l’altro, in maniera dinamica, schietta, vorticosa, sempre tremendamente urticante sulla famiglia, sulla società, sull’epoca. Della parte sonora della compagnia ormai si conoscono tutti i pregi, le voci degli attori si alzano, si curvano, si flettono, si frammentano, s’allungano sempre con grande padronanza, in un concerto da sempre ben orchestrato. E qui si ripete l’incanto. Quel che più colpisce nel corso della serata è il meccanismo dell’intero spettacolo, il suo perfetto amalgamarsi tra racconto e messa in scena, è lo stretto avvicendarsi di episodio su episodio, costruendo una comicità che senza freni e senza fatica prende il posto della drammaticità che conoscevamo. Tutti e sette gli attori danno vita a un carosello vivace e multiforme, entrando e uscendo non soltanto dalle situazioni ma da un personaggio per entrare in un altro – tutto incalza, tutto preme, tutto reclama esistenza e spazio -, con quei salti mortali che raramente si vedono in palcoscenico, in tempi tanto stretti da togliere il respiro.

Paolo Oricco è il protagonista ma è pure capace un istante dopo di calarsi nelle untuosità e nelle ipocrisie di Uriah Heep, grifagno, mellifluo quanto “scarafaggio immondo”, ma pure in tanto altro, Maria Luisa Abate è zie è governanti è madre di Heep con tanto di birignao che non guasta e che la rende “grandiosa”, Isidori amabilmente tromboneggia come mister Spenlow e come il perenne indebitato che è Micawber, i più giovani Valentina Battistone, Ottavia Della Porta, Alessio Arbustini e Vincenzo Quarta si dividono gli altri molti personaggi della storia, assolvendoli con incisiva precisione. Nota non certo ultima dell’immancabile successo del lavoro comune dei Marcido Marcidoris è la scenografia per molti versi “circense” e le sagome inventate da Daniela Dal Cin, novantadue per l’esattezza, prove tratti schizzi colori facce espressioni particolari abiti a rendere appieno l’affresco creato da Dickens, visi e quant’altro posti su supporti verticali posti ai lati dello spazio scenico e afferrati di volta in volta secondo schemi ben precisi, in un unico vorticare, fatti entrare all’interno dell’azione quasi come creature vive che reclamano tutta la loro giusta importanza. Sino al finale, dove c’è l’ultimo “divertissement” di far esplodere Aznavour con il suo “Istrione”.

Nel corso delle repliche, il Centro Studi dello Stabile curerà un appuntamento parallelo, la presentazione di “La nostra minima arte. Il teatro estremista dei Marcido”, un ritratto cinematografico della compagnia curato da Oliviero Ponte Di Pino per un progetto di Ateatro, con la regia di Domenico Cuomo, film presentato con grande successo alla Biennale Cinema di Venezia lo scorso settembre. Un percorso lungo quarant’anni, un bagaglio di materiali di lavoro e di interessanti interviste, approfondite e spontanee, che coinvolgono tutti i protagonisti di una lunga avventura. Segnatevi l’appuntamento per venerdì 3 maggio alle ore 18,30 al cinema Massimo. A seguire l’incontro con la Compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa in dialogo con Oliviero Ponte Di Pino. Ingresso intero 6 euro, ridotto 4 euro. Prenotazioni 011 8138574 / 339 3926887.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcuni momenti dello spettacolo.

I libri più letti e commentati del mese

Vi piace leggere ma non trovate il libro adatto a voi? Ecco una piccola rassegna dei titoli più commentati dal gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola Dei Libri nel mese di aprile.

Amate i saggi e vi danno fastidio i luoghi comuni? I nostri lettori propongono La cucina italiana non esiste, di Alberto Grandi e Daniele Soffiati, per uno sguardo diverso su temi fin troppo analizzati; amate i libri con tematiche attuali e adatti a una riflessione sul vivere civile? Ecco

Il giudice e il bambino di Dario Levantino, la triste favola dell’ incontro nel cielo tra Paolo Borsellino e Giuseppe Di Matteo che diventa occasione per ripercorrere alcuni episodi emblematici della lotta alla mafia.

Vi piace essere aggiornati sulle ultime tendenze della narrativa? Dalla rosa dei finalisti del prossimo Premio Strega, Aggiustare l’universo, di Raffaella Romagnolo, è una storia di dolore e rinascita, un viaggio in un paese in ginocchio che riparte dalle macerie, tra chi vuole dimenticare il passato e chi vi trova la consolazione.

 

Incontri con gli autori

Vi piacerebbe incontrare i nuovi scrittori e gli esordienti che si affacciano sul mercato librario ma in questo mondo caotico è impossibile stare dietro a tutto e finite per concentrarvi solo sugli arcinoti ospiti del Salone di Torino?

Il passaparola dei Libri intervista ogni mese tre scrittori, noti o “appena nati” per farli conoscere al pubblico che ci segue.

Questo mese abbiamo fatto quattro chiacchiere con   il saggista Marco Verdecchia, professore e ricercatore,  autore del recente Una Plausibile Teologia Della Fisica (TAB Edizioni, 2023), un saggio originale e interessante che affronta le origini della fisica  Claudia Piccini, autrice di La Donna Che Adorava I Bombolini Fritti (Helicon, 2022), un originale mistery dalle sfumature surreali ambientato a Firenze; Pierferré, autore di Schegge (NDV, 2023), un›antologia di racconti che affrontano tematiche delicate e di grande attualità.

Per questo mese è tutto. Vi invitiamo a seguire Il Passaparola dei libri sui nostri canali sociali e a venirci a trovare sul nostro sito ufficiale per rimanere sempre aggiornati sul mondo dei libri e della lettura! unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Vandali pro Palestina deturpano il Cavallo di Bronzo simbolo di Torino

/

La mamma dei cretini è sempre incinta. Anzi, non solo cretini ma anche vandali. Durante le celebrazioni del Primo Maggio un gruppo di persone ancora non identificate ha scritto con vernice rossa “Palestina libera” sul Caval ‘d Brons, il monumento equestre del Marochetti raffigurante Emanuele Filiberto di Savoia. La statua di piazza San Carlo è con la Mole uno dei simboli della città. Così come nei giorni scorsi per il vertice del G7 a Venaria e ancor prima in occasione del 25 aprile si sono verificati episodi violenti da parte  di gente che non c’entra nulla con i principi democratici e pacifisti che professa, oggi questo altro scempio.

Screenshot

Lite tra donne finisce a coltellate: una rimane ferita e viene ricoverata

Due  donne ieri sera si sono messe a litigare violentemente in strada a Novara. La lite  è finita con un accoltellamento nei pressi di una struttura sanitaria privata. Una delle due – sono entrambe straniere – , di 34 anni, è stata ferita con una coltellata alla spalla e portata in ospedale.

 

 

Rubate 14 bici, ma una ha il gps. Ritrovate nel Milanese

Su una delle 14 bici rubate giorni fa in un negozio di Serravalle Sesia, nel Vercellese era installato un gps che ha portato i carabinieri a Novate Milanese. All’interno di un magazzino erano custodite sette delle 14 biciclette rubate, per un valore complessivo di 40mila euro. Il proprietario del locale, un italiano, e un operaio ucraino che vi stava lavorando sono stati denunciati per ricettazione.

Nella Piccola Casa di Torino la festa del Santo Cottolengo

 Tutta la Piccola Casa della Divina Provvidenza presente nel mondo martedì 30 aprile, è in festa per la Solennità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842) a novant’anni dalla canonizzazione.

 

L’Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa Mons. Roberto Repole ieri a ha presieduto la solenne Concelebrazione Eucaristica nella Chiesa della Piccola Casa di Torino gremita in ogni posto.

 

Nell’assemblea c’erano la Superiora Generale delle Suore di S.G.B. Cottolengo Madre Elda Pezzuto e il Superiore Generale dei Fratelli Cottolenghini Fratel Giuseppe Visconti insieme ad una nutrita rappresentanza di tutta la Famiglia Cottolenghina con gli ospiti nelle prime file.

 

Accanto a Mons. Repole hanno concelebrato il Padre Generale della Piccola Casa Padre Carmine Arice con diversi sacerdoti cottolenghini e diocesani. Hanno preso parte alla celebrazione anche il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

 

Padre Arice nel dare il benvenuto all’Arcivescovo, che ha presieduto per la seconda volta la Messa nella Festa del Fondatore della Piccola Casa, ha invitato «a mettere al centro la fedeltà al carisma del Cottolengo che porta alla santità».

 

Mons. Repole ha espresso profonda gratitudine a tutta la Famiglia cottolenghina che testimonia «come il Cottolengo sia un dono prezioso per la Chiesa, ma anche per la Città di Torino e la Regione Piemonte».

 

«Spesso», ha sottolineato Mons. Repole nell’omelia, «si parla del Cottolengo come ‘santo sociale’, ma non si comprende nulla del Cottolengo, e degli altri santi sociali di Torino, se non si va al cuore del loro interesse sociale che non è filantropia, ma sgorga dalla radicalità e dalla bellezza del Vangelo».

 

L’Arcivescovo ha evidenziato come il Fondatore della Piccola Casa «sia stato così immerso nella comunione con Dio da sapere vedere quei bisogni che solo Dio vede. Il Cottolengo, infatti, è riuscito soprattutto a percepire quei bisogni e soprattutto quei bisognosi che tanti suoi contemporanei, pur vedendo la stessa realtà, non vedevano».

 

Padre Arice al termine della Messa ha ricordato Padre Francesco Gemello, che fu Padre Generale della Piccola Casa dal 1981 al 1993, morto a 86 anni la sera di sabato 27 aprile dopo una lunga malattia.

 

Dopo la celebrazione e la sosta in preghiera davanti all’urna del Santo Cottolengo, l’Arcivescovo ha benedetto il nuovo Studentato «CStudio» nella Piccola Casa, con ingresso da via Ariosto 9, aperto lo scorso settembre.

 

L’opera, che accoglie fino a 181 studenti, è gestita dall’impresa sociale Providence House, nata nel 2017 su iniziativa della Piccola Casa. L’Arcivescovo è stato accolto in festa dagli universitari che abitano nella casa, provenienti da diverse regioni d’Italia e da numerosi Paesi del mondo.

 

Alla benedizione, accanto a mons. Repole, ai Superiori della Piccola Casa e a Fratel Luca Bianchini, Presidente di Providence House, sono intervenuti il Sindaco Lo Russo e il Presidente della Regione Cirio. Era presente anche il referente della Pastorale Universitaria della diocesi don Luca Peyron.

 

«Lo studentato», ha evidenziato Padre Arice, «è la testimonianza di come l’opera fondata dal Santo Cottolengo debba rimanere radicata nel carisma e allo stesso tempo debba saper guardare oltre per dare risposte a bisogni nuovi e, soprattutto, promuovere la cultura cottolenghina che ha al centro la scoperta dell’amore di Dio per noi e per tutti».

 

«Posso affermare», ha evidenziato Livia, «una delle studentesse che vivono nella Residenza Universitaria, «che ‘CStusio’ è diventata una vera e propria casa e non solo un luogo dove trovare un posto letto; qui infatti si vive in comunità con spirito di accoglienza, una famiglia insomma».

 

«Sarete i nostri ambasciatori nel mondo», ha detto il Sindaco Stefano Lo Russo agli studenti presenti, «Torino ha avuto la capacità di credere nell’attrazione degli studenti universitari, che poi porteranno nel cuore questa città per tutta la vita. Vivete qui in un luogo simbolico anche per l’identità della città: Torino è la culla della grande scommessa sulla Provvidenza e sul futuro che ha fatto il Santo Cottolengo».

 

«Rinnovo qui in questo giorno di festa», ha evidenziato il Presidente Alberto Cirio, «la volontà delle istituzioni di lavorare per realizzare Città universitarie che abbiano non solo atenei d’eccellenza, come a Torino e in Piemonte, ma anche servizi accessibili e alla portata di tutti. Qui al Cottolengo avete la possibilità di ‘contagiarvi con il bene’ e di prestare servizio con gli ospiti, un impegno utile soprattutto a voi stessi».

MARA MARTELLOTTA