ilTorinese

Coldiretti: “Rallenta il depopolamento dei cinghiali”

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Appena la metà degli abbattimenti previsti. Di fronte al primo caso di PSA nel Cuneese c’è chi continua a non collaborare

 

«Con il primo caso di Peste Suina Africana in una carcassa di cinghiale in provincia di Cuneo, è ancora più urgente dare reale attuazione al piano di contenimento di questi animali. I nostri allevatori di suini, dai quali dipendono i consumi locali e quote importanti delle grandi Dop della salumeria italiana, non possono rischiare di avere le stalle chiuse e i capi abbattuti perché non si vuole limitare la proliferazione dei cinghiali». Ancora una volta, il presidente di Coldiretti Torino commenta così il mancato raggiungimento dei numeri di cinghiali abbattuti che erano stati decisi in sede regionale.

«Per l’agricoltura torinese è vitale riuscire a bloccare l’epidemia fuori dai distretti suinicoli del Chierese e del Pinerolese, oltre che da tutto il territorio provinciale e regionale. Gli allevatori fanno la loro parte nel rispettare le rigide misure igieniche e di profilassi obbligatorie, ma poi devono constatare che non c’è lo stesso impegno da parte degli organismi preposti al controllo dei cinghiali. Non possiamo permettere che si metta a rischio un comparto strategico per l’economia locale e nazionale».

Con l’entrata in servizio dei bioregolatori e dei tutor, che partono di notte per difendere le coltivazioni degli agricoltori, i numeri degli abbattimenti stavano iniziando a salire e i danni a diminuire. Ma se manca il contributo serio di ATC, CA e di molte Aree Protette, è impossibile garantire un adeguato depopolamento della specie.

Nel territorio della Città Metropolitana di Torino andrebbero abbattuti, ogni anno, almeno 15.000 cinghiali. Invece, nel 2025 ne sono stati prelevati meno della metà: 7.300. In questi primi mesi del 2026 ne sono stati abbattuti 1.900, di cui appena 470 arrivano dalla caccia negli ATC e CA alpini. Tra tutti gli “istituti” che devono contribuire al contenimento dei cinghiali, spiccano i numeri esigui realizzati in alcune Aree Protette anche dove i margari lamentano continui danni ai pascoli.

Assolta per legittima difesa dall’accusa di avere ucciso il padre

Makka Sulaev, ventenne di origine cecena, è stata assolta in appello con la formula della legittima difesa dall’accusa di aver ucciso il padre durante una lite familiare avvenuta il 1° marzo 2024 a Nizza Monferrato. La decisione è stata presa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, che ha ribaltato la sentenza di primo grado, nella quale la giovane era stata condannata a 9 anni e 4 mesi di reclusione. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna, ma i giudici hanno accolto una diversa valutazione dei fatti, disponendo anche la revoca delle misure restrittive a cui la ragazza era ancora sottoposta, tra cui l’obbligo di firma. Al momento della lettura della sentenza, Makka Sulaev non è riuscita a trattenere la commozione.

Quella strana voglia di censura

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

I recenti interventi pubblici di due esponenti storici della sinistra italiana, seppur molto diversi fra di loro, hanno innescato un dibattito politico e una riflessione culturale che non possono essere frettolosamente archiviati. Parlo, come ovvio, del cantautore Francesco De Gregori e dello scrittore, intellettuale e poeta Erri De Luca. Due personalità molto diverse, come ovvio e scontato, ma anche due figure che da sempre hanno ispirato con le loro gesta il cammino e il percorso della sinistra italiana, e non solo della sinistra italiana. De Gregori, storico ed apprezzatissimo cantautore, è sempre stato un interprete universalmente apprezzato per i testi che accompagnavano le sue note musicali. Musiche uniche ed irripetibili. De Luca, invece, è stato un autorevole dirigente di Lotta continua ed un esponente storico di quella sinistra estremista e radicale che ha accarezzato anche i settori più rivoluzionari di quell’universo culturale che proprio nel nostro paese ha sempre giocato, e gioca tuttora, un ruolo politico e culturale non indifferente. Ora, per motivi diversi e con argomentazioni del tutto diverse fra di loro, sono entrambi incappati in una spiacevole situazione. Perchè, dopo aver sostenuto tesi ed argomentazioni che non rientravano nei canoni del cosiddetto “politicamente corretto” – tesi che ormai è diventata un totem ideologico dell’attuale sinistra italiana – hanno subito una serie di contestazioni, anatemi, insulti ed attacchi personali che sino a qualche tempo fa non erano nè pensabili e nè lontanamente immaginabili. Attacchi che provengono quasi esclusivamente dal pianeta variegato e composito della sinistra italiana. Una sorta di “damnatio memoriae” simile a quella che investì anni fa lo storico giornalista di Repubblica, Giampaolo Pansa, dopo aver scritto un libro sgradito alla sinistra sulla Resistenza e, soprattutto, sul dopo Resistenza nel nostro paese. Insomma, è scattata prima l’abiura e poi, puntuale come una stagione meteorologica, la censura. Al punto che ad Erri De Luca è stato addirittura cancellato il discorso inaugurale per l’edizione di Salerno Letteratura dopo aver pronunciato quelle parole su Gaza, su Israele e sulla situazione in Medio Oriente. Ma, per restare al punto centrale di questa singolare ed anacronistica discussione, non possiamo non evidenziare un aspetto che, purtroppo, rappresenta un autentico filo rosso che lega la sinistra ideologica ed intollerante del passato con la sinistra radicale massimalista del presente. E il filo rosso è persino troppo semplice da spiegare. E cioè, ogniqualvolta qualche esponente di spicco di questo filone culturale ed ideologico – anche se molto diversi tra di loro – osano mettere in discussione l’impianto ideologico su cui si regge l’intera impalcatura della narrazione ufficiale, non solo viene pubblicamente e platealmente contestato ma, ancor più, viene individuato e bollato come un “traditore” della causa. Insomma, un personaggio da emarginare e da espellere definitivamente ed irreversibilmente dalla comunità di riferimento. Per queste ragioni, semplici ma purtroppo oggettive, dobbiamo prendere amaramente atto che il pluralismo – principio cardine della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico, liberaldemocratica, socialdemocratica, socialista, azionista e repubblicana – continua ad essere un tabù in molti e corposi settori della sinistra italiana. Spiace che le recenti riflessioni liberamente e democraticamente espresse da Francesco De Gregori ed Erri De Luca abbiano confermato, forse inconsapevolmente, cosa significa praticare concretamente un atteggiamento profondamente illiberale ed antidemocratico. Non vorrei, per usare un paradosso ma sino ad un certo punto, che d’ora in poi l’ex di Lotta continua De Luca non venga più invitato ai convegni e agli incontri letterari – come è già concretamente capitato a Salerno in questi giorni – e che del grande De Gregori non si ascoltino più gli indimenticabili “generale” e “la donna cannone” ai festival dell’Unità…

Foto Facebook

Fondazione Francesco Cerruti per l’Arte: “Impronte#Alice Visentin”

La Fondazione Francesco Cerruti per l’Arte si apre a una nuova stagione con un primo appuntamento dal 6 giugno 

La Fondazione Cerruti, che custodisce la straordinaria raccolta d’arte creata da Francesco Federico Cerruti, composta da oltre mille opere tra dipinti, sculture, tappeti, arredi, ceramiche e volumi che attraversano un arco temporale dal Trecento ai primi anni Duemila, inaugura una fase di rinnovamento volta a consolidare il proprio ruolo culturale e la propria presenza pubblica.

Dal 2019 la Collezione è visitabile grazie alla collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e rappresenta una realtà unica nel panorama italiano. Si tratta infatti di una casa-museo concepita dal collezionista come luogo dedicato alla conoscenza, alla contemplazione e alla bellezza, pur non essendo mai stata abitata. Al suo interno convivono opere di epoche differenti, dagli antichi maestri all’arte contemporanea, insieme a libri rari, arredi e oggetti di pregio che restituiscono il carattere e la visione del suo fondatore.

Negli ultimi mesi il percorso di visita è stato ulteriormente migliorato grazie alla realizzazione di una nuova area parcheggio, al rinnovamento degli spazi di accoglienza firmato da Emil Kerckhove e Annalisa Stabellini e all’introduzione di nuovi servizi dedicati ai visitatori. Tra questi figurano una biglietteria più funzionale, un punto ristoro, aree dedicate alla lettura e un bookshop sviluppato in collaborazione con la libreria indipendente Paint it Black.

Le novità riguardano anche l’offerta al pubblico, con l’aumento dei turni di visita nelle giornate di apertura, una revisione della politica tariffaria e un calendario culturale ampliato. L’obiettivo è rendere la Collezione sempre più accessibile e coinvolgente, capace di attrarre pubblici differenti, dai cultori dell’arte ai ricercatori, dai turisti alle scuole, fino alle famiglie.

In questo contesto prende forma “Impronte”, un progetto dedicato a commissioni artistiche site-specific che nasce da un elemento caratteristico dell’esperienza di visita: l’utilizzo dei calzari protettivi richiesti per accedere agli ambienti della villa. La prima edizione è stata affidata ad Alice Visentin, artista originaria di Ciriè, il cui lavoro indaga i temi dell’immagine e della percezione, trasformando un semplice strumento di tutela in un oggetto capace di diventare opera, ricordo e testimonianza dell’esperienza vissuta.

I calzari realizzati dall’artista accompagnano i visitatori lungo il percorso espositivo e, al termine della visita, possono essere acquistati in una tiratura limitata, assumendo così una doppia valenza: accessorio funzionale e oggetto da collezione.

La pratica artistica di Alice Visentin si sviluppa attraverso pittura, disegno e installazione. Le sue opere prendono spunto sia dal patrimonio della tradizione orale sia dalla letteratura, dando vita a universi immaginari popolati da figure e racconti che intrecciano riferimenti alla cultura popolare e a quella colta. Ne emergono visioni sospese tra contemporaneità e memoria, profondamente legate alle radici e ai paesaggi delle aree montane.

Il progetto “Impronte” proseguirà nel mese di dicembre con un secondo intervento affidato a Taus Makhacheva, artista nata a Mosca nel 1983 e attiva tra Emirati Arabi Uniti e scena internazionale, il cui lavoro riflette sui temi della memoria, della costruzione del racconto storico e dell’identità culturale.

Mara Martellotta

Il Gruppo dei Moderati della Città di Torino sostiene il progetto del nuovo ospedale alla Pellerina

Venerdì 5 giugno scorso, presso la Sala Carpanini di Palazzo Civico, il Gruppo Consiliare dei Moderati della Città di Torino ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “Sì al nuovo ospedale alla Pellerina – Medici eccellenti in strutture efficienti”.

All’iniziativa, introdotta dal Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, Silvio Magliano (Capogruppo dei Moderati alla Regione Piemonte), Carlotta Salerno (Assessora all’Istruzione, Edilizia Scolastica, Politiche Giovanili, Periferie e Rigenerazione Urbana della Città di Torino) e Elena Apollonio (Vicecapogruppo di DemoS in Comune), sono intervenuti il leader dei Moderati l’onorevole Giacomo Portas, il Direttore Generale ASL Città di Torino Carlo Picco, il Presidente dell’OMCeO della Provincia di Torino Guido Giustetto, il Capogruppo dei Moderati al Comune di Torino, Simone Fissolo, e la Vicecapogruppo del gruppo Consiliare dei Moderati in Comune Ivana Garione.

La presentazione, a sostegno del progetto di costruzione del nuovo complesso della Pellerina, ha messo in evidenza quanto Torno abbia necessità di una nuova infrastruttura sanitaria capace di rispondere alle sfide del presente e del futuro, a fronte dell’inadeguatezza delle due strutture ospedaliere dell’area Nord-Ovest della città, “Maria Vittoria” e “Amedeo di Savoia”. Entrambi gli ospedali, riconosciuti in quanto eccellenze cliniche a livello nazionale, punti di riferimento regionali per accessi al Pronto Soccorso (Maria Vittoria) e per la cura delle patologie infettive (Amedeo di Savoia), sono stati giudicati dal Consiglio Comunale della Città di Torino, che il 16 gennaio 2023 ha approvato la Mozione n.1 intitolata “Nuovo Ospedale Maria Vittoria”, inadatti in termini di limiti strutturali e carenza di spazi, per mettere in atto un’efficiente accoglienza di pazienti, familiari e lo sviluppo di nuove attività finalizzate al continuo  miglioramento della qualità delle cure. Certificata questa problematica, il lavoro congiunto tra la Regione Piemonte e la Città di Torino ha portato all’individuazione dell’area della Pellerina per la realizzazione del nuovo ospedale, per un investimento strategico da 185 milioni di euro, atto a rafforzare la sanità pubblica e a offrire ai cittadini e ai professionisti una struttura moderna e adeguata agli standard europei. Oggi esiste, quindi, l’opportunità concreta di dotare il quadrante Nord-Ovest della città di un edificio innovativo, sostenibile, dotato di 503 posti letto, un blocco piastra, sei torri, otto sale operatorie, quattro sale ibride, tredici sale diagnostiche, il pronto soccorso, il blocco operativo e interventistico, la spoke dea di I livello e l’hub materno infantile, progettato per rispondere ai bisogni di salute anche delle prossime generazioni.
Il progetto da realizzarsi nell’area della Pellerina, oltre a costituire l’unico ambito urbano di dimensione e continuità tali da consentire la realizzazione di un presidio ospedaliero di livello avanzato, servizi accessori, viabilità dedicata e logistica sanitaria, rappresenterebbe un’importante occasione di rigenerazione urbana, ambientale e strutturale.

Mara Martellotta

Da Orbassano e Bruino a Rai 2, le allieve di Dancing School volano a “Performer Cup” con Garrison Rochelle

Il Gruppo Experience Dance Project di Alessandra Colucci, dopo una stagione di podi, rappresenterà il Piemonte in tv: prima su Rai 2 con performer cup, poi su Rai 5 con “Dance Arena”

BRUINO/ORBASSANO – Dalla provincia di Torino al prime time nazionale. Il Gruppo Experience Dance Project della Asd Dancing School, con sedi a Bruino e Orbassano, è stato selezionato per “Performer Cup”, il nuovo talent di Rai 2 condotto da . Garrison. Le ballerine saranno a Roma per le registrazioni dal 21 al 27 giugno e faranno parte della squadra “Resto d’Italia”.
La convocazione arriva dopo una stagione agonistica da incorniciare: il gruppo diretto da Alessandra Colucci, direttrice artistica e coreografa della scuola, ha collezionato numerosi podi nei principali campionati di danza moderna e contemporanea.
“È un sogno che si realizza per queste ragazze che lavorano sodo tutto l’anno tra Bruino e Orbassano”, commenta Alessandra Colucci. “Portare il nome delle nostre due realtà locali su Rai 2 è un orgoglio enorme. In ‘Performer Cup’ daremo tutto per rappresentare al meglio il Resto d’Italia”.
Ma l’estate televisiva della Dancing School non finisce qui. A fine luglio il gruppo sarà protagonista anche su Rai 5 con “Dance Arena”, programma dedicato alle eccellenze della danza italiana condotto da Maura Paparo, Un doppio traguardo che conferma la scuola come uno dei poli più vivaci del territorio torinese.
La Asd Dancing School nasce con l’obiettivo di formare ballerini completi, unendo tecnica, espressività e preparazione per le competizioni. Il Gruppo Experience Dance Project è la punta di diamante del percorso agonistico.
“Queste convocazioni ripagano la fatica e la passione delle allieve e delle famiglie che ci seguono ogni giorno”, aggiunge Colucci. “Ora testa a Roma: vogliamo portare a casa un’esperienza indimenticabile e, perché no, anche la vittoria”.

Per informazioni, interviste e materiale foto/video:
Alessandra Colucci – Direttrice Artistica Asd Dancing School
Tel. 3406901372| Email info_dancingschool@libero.it
Sedi: Bruino e Orbassano (TO)

Una visita alla scoperta del giardino a Sant’Antonio di Ranverso

 

Domenica 7 giugno, ore 15

 

Hortus Conclusus: dal punto di vista del giardino 

tema centrale delle cure dei monaci Antoniani

 

 

Il giardino come luogo di cura e chiave di lettura dell’architettura gotica: domenica 7 giugno la Precettoria di San’Antonio di Ranverso (TO) ospita “Hortus Conclusus”, un percorso che invita ad osservare il complesso monumentale da una prospettiva insolita, intrecciando storia, spiritualità e paesaggio.

L’iniziativa ripercorre idealmente l’antica via Francigena per accompagnare i visitatori alla scoperta della Precettoria attraverso i temi della cura, della natura e del rapporto tra spazio costruito e giardino. Dall’antico ospedale alla chiesa, il percorso culmina nell’Hortus Conclusus, luogo raccolto e simbolico in cui il punto di vista si ribalta: è dall’interno del giardino che l’architettura gotica rivela infatti la propria essenza, in un dialogo continuo tra pietra, luce e vegetazione. Le linee verticali dell’edificio, osservate da questo spazio protetto, guidano lo sguardo verso l’alto e trasformano il giardino in un luogo di immersione e contemplazione, dove il benessere del corpo e quello dello spirito si incontrano.

L’appuntamento è realizzato in collaborazione con APGI, Associazione Parchi e Giardini d’Italia.

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 7 giugno 2026, ore 15

Hortus Conclusus

Costo della visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Controlli di polizia “ad alto impatto” a San Salvario

La Polizia di Stato ha coordinato a Torino un controllo straordinario del territorio ad “Alto Impatto” nel quartiere San Salvario, che ha portato all’identificazione di 190 persone, al controllo di 38 veicoli e all’arresto di uomo per spaccio di sostanze stupefacenti.
Il servizio ha avuto ad oggetto l’area antistante la stazione ferroviaria “Porta Nuova” e le vie laterali (Nizza e Sacchi), estendendosi fino alla zona del Parco del Valentino.
Diversi i minimarket controllati; all’interno di uno di questi, i poliziotti hanno notato un cittadino straniero armeggiare in fondo al locale, nei pressi del bagno; l’uomo, alla vista degli operatori, ha gettato qualcosa sotto un frigorifero, dopodichè fingeva di prelevare due casse d’acqua. Gli operatori lo fermavano, recuperando ciò di cui poco prima si era disfatto, consistente in 3 ovuli di crack. Altro stupefacente dello stesso tipo veniva rinvenuto e sequestrato a suo carico, grazie all’unità cinofila, al piano superiore del locale commerciale, dove l’uomo era stato visto salire dagli operatori prima dell’inizio del controllo.  Per lui scattava l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
2 cittadini maghrebini sono stati controllati in via Galliari e allontanati per 48 ore dall’area a vigilanza rafforzata, ai sensi dell’ordinanza prefettizia, in quanto sostavano sul marciapiede seduti, con varie cose al seguito, intralciando il passaggio dei pedoni.
Altri due allontanamenti sono stati notificati a due cittadini rumeni che intralciavano l’accesso alle strutture ferroviarie presso la stazione Porta Nuova. Per uno di essi, sottoposto alla sorveglianza speciale di PS con divieto di ritorno in Torino per anni 3, è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria.
I procedimenti penali sono attualmente nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva per gli indagati.
L’attività è stata effettuata da personale del Commissariato di P.S. “Barriera Nizza”, con la collaborazione di personale del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, del locale Reparto Mobile, delle unità cinofile della Polizia di Stato, della Polizia Ferroviaria, della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri.

I futuri successi di Fabrizio di Fiore Entertainment

Divertimento, grandi artisti, musical, prosa e operetta

Presentata la nuova stagione di Alfieri e Gioiello

“Non c’è niente di più naturale del teatro”. E allora ecco in quei fotogrammi che precedono la presentazione dei cartelloni dell’Alfieri e del Gioiello – l’immutabile impegno di tutto lo staff per una calendarizzazione certo non facile : 96 titoli in un totale, 47 in piazza Solferino e 49 in via Colombo – sorgere su di un terreno piuttosto brullo un tronco e dei rami nodosi che però danno vita a gemme e fiori, di uno squisito colore rosato, uno sbocciare continuo, delicato e vorticoso al tempo stesso. Nasce “Viva la Vita”, un ulteriore punto di riferimento per il pubblico torinese, “per la fiducia che continuate ad accordarci stagione dopo stagione e per il profondo senso di appartenenza con cui vivete i nostri teatri”, sottolinea Fabrizio Di Fiore, CEO&General Manager, produttore che guarda ai gusti preponderanti del pubblico, che sta vincendo una scommessa iniziata poche stagioni fa, che con giusto orgoglio reclama quelle 220mila presenze che hanno fatto il successo della stagione appena conclusa. Nella sua autentica, tangibile mentalità manageriale occorrono realismo e sincerità, piace quando afferma “usiamo troppa tecnologia e talvolta anche male, anche le parole utilizzate per esprimere emozioni e pensieri possono trasformarsi in formule automatiche, stereotipi ripetuti, espressioni prive di reali profondità”. Un’area a sé vuole essere il teatro. Vuole continuare a mantenere quello scambio di idee e di vita che coinvolge “chi sale sul palcoscenico e chi si siede in platea”. Ogni volta che si entra in un teatro, anche in un (per ora) anonimo spazio teatrale che sta prendendo forma, è una vecchia ipotesi che si va materializzando, è un sogno – di pochi o di più, non importa – che s’avvera, in un grande centro come in uno minore, è una successiva condivisione, è un luogo di cultura che resterà per il pubblico di oggi e per i giovani di domani. È un punto d’arrivo per una serata di riflessione e di pieno divertimento, producendo o individuando per la piazza di Torino quegli spettacoli che maggiormente possono interessare, magari scoprendo quelle chicche che altri hanno lasciato indietro: “Tradizione e contemporaneità, leggerezza e profondità e intrattenimento. L’obiettivo dell’Alfieri e del Gioiello era diventare molto più che semplici luoghi di spettacolo: abbiamo aspirato a diventare spazi di incontro, integrazione e condivisione umana e con grande orgoglio attraverso il prezioso aiuto di tutta la grande squadra che vi lavora posso affermare che l’abbiamo centrato.”

 

Pluralità convincente, suddivisa tra musical, balletto, one man or woman show, prosa, prestigiosi assolo o compagnie di numerosa quanto eccezionale importanza. All’Alfieri si prende il via con I Legnanesi il 17 ottobre mentre Antonello Avallone aprirà la stagione del Gioiello – vi ritornerà il 7 aprile con un omaggio a Ettore Petrolini – con il pirandelliano “Berretto a sonagli” in una lettura che privilegia l’ironia e i risvolti brillanti alla tragedia dell’uomo. In entrambi i cartelloni salta all’occhio quanto il cinema degli ultimissimi decenni stia prestando al palcoscenico. Iniziando con Enrico Vanzina che tra spezzoni di film e canzoni e musiche parlerà di sé, di suo fratello Carlo e di suo padre Steno, dei tanti amici, da Sordi a Verdone, da Fellini a Flaiano, da Morricone a Monica Vitti, in uno spaccato di settima arte e vita (ancora una volta!) che ci ha accompagnato molto più di mezzo secolo e continua a farlo. Poi le riprese – con la coppia vincente Giulia Ottonello/Mario Ermito – di “Sette spose per sette fratelli” dal film di Stanley Donen e delle gesta di Sylvester Stallone con “Rocky”, proseguendo con “Cantando sotto la pioggia” (ancora Donen); e, dal 22 al 25 aprile (sempre all’Alfieri), “Amélie il Musical”, favola cinematografica che è divenuta un cult, con Audrét Tautou immersa nel suo “favoloso mondo”, a cui presta il viso e la voce sempre più stupefacenti Giulia Ottonello, da molti giudicata la più bella presenza del musical oggi.

Da aggiungere “I fratelli De Filippo” tratto dal film che Sergio Rubini ha girato con successo cinque anni fa (11/13 dicembre, Alfieri), “Fiore di cactus” con Gianfranco Jannuzzo e Benedicta Boccoli, bypassando Barillet e Grédy per arrivare in un colpo alla Bergman in compagnia di Walter Matthau (8/10 gennaio), “Assassinio sull’Orient Express”, guardando qui Claudio “Greg” Gregori prendere il posto di Peter Ustinov e Kenneth Branagh, “A casa tutti bene” che Gabriele Muccino ha tratto dal suo omonimo film, questa volta tra gli altri con Anna Galiena e Fabio Troiano, “A qualcuno piace caldo”, chiara partenza il successone di Billy Wilder e Marilyn Monroe, qui omaggiata da Euridice Axen (Gioiello, dal 26 dicembre al 6 gennaio ’27, riprendendo – ma non è il solo caso esplorando i due cartelloni – l’abitudine a uno spettacolo che copra le due settimane). Per la serie “i ritorni”, Marilyn sarà la protagonista – “giusta” (anticipa l’autore e regista Salvatore Sito) interprete Violante Placido – di una serata al Gioiello il 28 aprile, mentre Claudio “Greg” Gregori proporrà quella che fu la penultima – del 1979, sarebbe moro l’anno successivo – prova cinematografica di Peter Sellers, “Oltre il giardino”, per la regia di Hal Hashby, per la prima volta portato a teatro, la fiaba di un omino e della sua semplicità, una vita lunga sessant’anni all’interno di una spazio verde senza mai uscirne, all’oscuro di quanto possa succedere all’esterno di quello spazio: nel giorno in cui dovrà lasciare il chiuso del suo mondo, gli uomini “al di fuori” apprezzeranno la sua umanità sino a farlo diventare il consigliere del presidente degli Stati Uniti d’America. Alla luce del panorama del mondo in cui viviamo capiamo ancor meglio di quasi cinque decenni fa quanto sia attuale la vicenda del giardiniere Chance e il testo originale del polacco Jerzy Kosinski. Arriverà all’Alfieri “Gloria il musical” con le musiche e le canzoni di Umberto Tozzi, Arturo Brachetti riprenderà “Solo” nelle feste natalizie e per l’occasione si mostrerà anche in veste di cicerone a mostrare al pubblico che certo lo seguirà numeroso in una serie di appuntamenti i travestimenti dello spettacolo e alcuni dei tanti trucchi – assolutamente non riferibili.

Il ritorno dell’operetta con “La vedova allegra”, Antonio Vassallo e Federica Luna Vincenti nel “Ritratto di Dorian Grey”, Paolo Ruffini con ben tre titoli, Miriam Mesturino (con Franco Oppini, al Gioiello dall’11 al 14 febbraio) a proseguire dopo un’applaudita “Locandiera” il suo percorso goldoniano con “La cameriera brillante”, la rivisitazione dello “Pseudolus” plautino con l’attualissimo titolo di “L’imbroglione” ad opera di Elia Tedesco (anche interprete) e di Girolamo Angione, il sempre divertente “Gin Game” affidato questa volta a Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi (Gioiello, 15/17 gennaio), il platinato Vincenzo Schettini ancora una volta alle prese con un “Viaggio al centro della fisica” (Alfieri, 2 marzo), la macchina perfetta di “Rumori fuori scena” con The Kitchen Company (Alfieri, dal 27 aprile al 2 maggio), l’imperdibile “Master of magic” per chi ama il mondo della magia e non soltanto. Ancora sul lato femminile, “La bisbetica domata” con Amanda Sandrelli, “Venerdì 13” con Martina Colombari, “Insieme” con Laura Morante (Gioiello, 19/22 novembre) e “Pazza”, un successo della scorsa stagione di Vanessa Gravina e di Fabrizio Coniglio in veste di regista (Gioiello, dal 22 al 24 gennaio), le risate con Barbara Foria (Gioiello, 3 febbraio) mattatrice con “…basta un filo di rossetto”. Aggiungete la giovanile brillantezza di Iva Zanicchi in “Viva la mamma!” scritto e diretto da Diego Ruiz e il panorama è (quasi) completo.

A punteggiare tanta suggestiva ricchezza, le produzioni di Fabrizio di Fiore Entertainment & FDF GAT occupano buona parte del mondo del musical, nuove importanti scommesse che vanno al di là delle riprese già citate. Per la regia di Brachetti all’Alfieri dal 17 al 20 dicembre, “Winx Club: The Magic is Back – Il Musical”, un volo con le più celebri fate del mondo, tra tecnologia e grandi emozioni, uno spettacolo che promette di rompere la quarta parete e di travolgere il pubblico in sala; dal 18 al 21 febbraio “Lucio – Il musical”, come a significare che l’uomo di oggi ha ancora bisogno della leggerezza, della libertà, dell’intimità, della grandezza di Dalla e delle sue canzoni; e in coproduzione, “Amélie”. La stagione dell’Alfieri terminerà il 14 maggio con “Caravaggio”, ancora musiche e canzoni e colpi di spada in ossequio a uno dei più grandi geni dell’arte italiana, quella del Gioiello il 27 maggio con “Scappati di casa”. Un percorso lungo un intero anno, “ogni nuova stagione rappresenta una nuova primavera culturale per una città e per il suo territorio: nuove storie, nuovi artisti, nuove emozioni, nuove occasioni di incontro umano e culturale”, afferma il direttore artistico Luciano Cannito, per aggiungere: “in un tempo storico spesso attraversato da tensioni, paure e solitudini, crediamo profondamente che il teatro continui ad avere una funzione fondamentale: farci sentire più vivi, più vicini, più umani.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Iva Zanicchi è tra gli interpreti “Viva la mamma!”, Amanda Sandrelli in una scena di “La bisbetica domata”, Giulia Ottonello sarà al centro dei musical dell’Alfieri e Vanessa Gravina e Fabrizio Coniglio in “Pazza”.