ilTorinese

Note di Classica: Bomsori Kim, Arcadi Volodos e Marie-Ange Nguci, le “stelle” di marzo

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Lunedì 2 alle 20.30 per la rassegna I Pianisti del Lingotto nella sala 500, Igor Levit eseguirà musiche di Beethoven, Schumann e Chopin. Mercoledì 4 alle 20.30 al Conservatorio G. Verdi per l’Unione Musicale, Andrè Schuen baritono e Daniel Heide pianoforte, eseguiranno “Winterreise “, 24 lieder op. 89 D. 911 di Schubert. Mercoledì 4 alle 20 e giovedì 5 alle 20.30 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi e con Bomsori Kim al violino, eseguirà musiche di Weber, Mendelssohn, Schmidt. Martedì 10 alle 20 al teatro Vittoria, Don Giovanni Reloaded (Burlesque tragicomico).

Arcadi Volodos
Photo: Marco Borggreve

Uno spettacolo di Andrea Chenna da Mozart e Da Ponte, con: Luciano Fava, Nadia Kuprina, Arianna Stornello voci, Paolo Carenzo attore e Diego Mingolla pianoforte. Mercoledì 11 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, Seong-Jin Cho al pianoforte eseguirà musiche di Bach, Schonberg, Schumann, Chopin. Giovedì 12 alle 20.30 e venerdì 13 alle 20 all ‘ auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino e con Itamar Zorman violino e Enrico Dindo violoncello, eseguirà musiche di Brahms. Sabato 14 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Nenelmeer eseguirà musiche di Schubert e Ravel, con invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 15 alle 16.30 al teatro Vittoria , Valentina Coladonato soprano e Annamaria Garibaldi pianoforte, eseguiranno musiche di Bach, Bernstein, Rossini, Pons, Weill, Poulenc, Gershwin, Ravel , Piazzolla. Lunedì 16 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Quartetto La Clementina eseguirà musiche di Sirmen, Haydn, Boccherini. Mercoledì 18 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, il Quartetto Kuss eseguirà musiche di Beethoven, Staud, Schubert. Mercoledì 25 alle 20.30 al Conservatorio per gli 80 anni dell’Unione Musicale, il pianista Arcadi Volodos eseguirà musiche di Bach, Chopin e Schubert. Giovedì 26 alle 20.30 e venerdì 27 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Hannu Lintu e con Andrea Cicalese al violino, eseguirà musiche di Stravinskij, Bartòk, Glazuno. Sabato 28 alle 18 al teatro Vittoria, Francesco Gaspardone e Giorgia Marletta pianoforte a 4 mani, eseguiranno musiche di Schumann e Brahms.

Martedì 31 alle 20.30 per la rassegna I Pianisti del Lingotto in Sala 500, la pianista Marie-Ange Ngugi eseguirà musiche di Chopin, Schumann, Ravel, Liszt. Martedì 31 alle 20 al teatro Regio, inaugurazione de “Dialoghi delle Carmelitane”. Opera in 3 atti. Musica di Poulenc. L’Orchestra del Teatro sarà diretta da Yves Abel. Repliche fino a domenica 12 aprile.

Pier Luigi Fuggetta

Torino non ha perso le Olimpiadi. Ha perso il racconto

IL COMMENTO

A Torino le occasioni non fanno rumore quando passano. Scivolano tra i portici, si infilano nei discorsi al bar, restano sospese come la nebbia sulle montagne che conosciamo bene. Poi, anni dopo, qualcuno dice: “Ce la siamo fatta scappare”. E diventa verità.
La storia delle Olimpiadi invernali 2026 è finita così, nel grande archivio cittadino delle cose “mancate”. Ma a guardarla senza slogan, la vicenda è meno semplice di come viene raccontata. Un dossier è stato presentato. Non un’idea vaga, ma una candidatura costruita sull’eredità dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006, sull’utilizzo degli impianti esistenti, sull’idea — molto torinese — di fare le cose con misura.
Poi lo scenario è cambiato. Dalla candidatura autonoma si è passati a un progetto più ampio, condiviso con altre città, in cui a Torino sarebbero rimaste alcune gare ma non la cabina di regia. E lì si è aperto il bivio: meglio esserci a metà o restare coerenti con l’impostazione iniziale?
La scelta politica è stata quella di non accodarsi a un modello ritenuto distante dall’idea originaria. Scelta discutibile, certo. Ma non un vuoto, non una fuga. Una decisione.
Il problema è che questa sfumatura non è mai arrivata davvero ai torinesi. È rimasto il titolo facile: “Torino dice no”. Non è passato il ragionamento sulle condizioni, sui costi, sul ruolo che la città avrebbe avuto davvero. E quando il racconto lo scrivono gli altri, diventa marchio.
Se oggi si parla ancora di Olimpiadi “mancate”, è anche perché non si è saputo spiegare fino in fondo cosa stava succedendo. Un errore di comunicazione, al solito.
Torino non ha perso un’Olimpiade. Ha perso la possibilità di far capire che non tutte le rinunce sono sconfitte — ma senza parole chiare, anche una scelta finisce per sembrare una resa.
Chiara Vannini

Matthias Martelli, il Mistero Buffo di Dario Fo al teatro Carignano

Giovedì 5 marzo prossimo, alle 19.30, al teatro Carignano andrà in scena “Mistero buffo” di Dario Fo, nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri, con Matthias Martelli.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale  e inserito nelle celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo, promosse dalla Fondazione Fo Rame, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 8 marzo prossimo.
“Mistero Buffo” sarà poi presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi mercoledì 10 giugno prossimo nell’ambito del focus dedicato allo Stabile di Torino.
Il verbo delle “giullarate” torna in pubblico  in questa pièce teatrale con nuova energia, dopo aver conquistato le platee italiane e straniere con un mix esplosivo di poesia, comicità e denuncia sociale

Composto nel 1969, è considerato il seme del teatro di narrazione, un atto unico composto da monologhi ispirati a temi religiosi e reinventati  attraverso il grammelot, la lingua omeopatica che rese celebre Fo.
Dario Fo costruì il suo Mistero Buffo a partire dalla sua profonda immersione nel teatro popolare, nelle giullarate e nelle tradizioni orali lombarde. L’opera nacque dal desiderio di riportare sulla scena la vitalità irriverente dei giullari medievali, capovolgendo lo sguardo sulle storie sacre e restituendole al pubblico attraverso un linguaggio immediato e anticonvenzionale. Fo intrecciò brani evengelici apocrifi, racconti popolari e testi medievali, rielaborandoli in una ”lingua reinventata”, un grammelot modellato sui dialetti padani, capace di trasformare il racconto in un gesto al tempo stesso sonoro, comico e politico.
Concepito come un lavoro destinato alla performance del solo attore,  lo spettacolo si fonda sull’uso potente del corpo, della gestualità e dell’onomatopea, recuperando la dimensione orale e spettacolare del narrare dal vivo.

Capolavoro della drammaturgia del Novecento, Mistero Buffo,il più noto degli spettacoli di Dario Fo, andò in scena per la prima volta all’Università di Milano e rappresentò un’autentica rivoluzione. Per la prima volta la cultura popolare vissuta in modo sotterraneo dai tempi del Medio Evo superava il limite invalicabile dell’Accademia. I misteri e i fabliaux, che trovatori e giullari avevano portato per mille anni sulle strade e piazze d’Italia e d’Europa, trovavano nuova vita ed espressione, accendendo entusiasmi.
Da allora nel grammelot dei Comici dell’Arte, reinventato da Fo con straordinaria maestria, si sono succedute migliaia di rappresentazioni in ogni parte del mondo, sempre introdotte da un prologo che collegava le storie agli avvenimenti e ai fatti di cronaca dell’attualità.

MARA MARTELLOTTA

Teatro Carignano  piazza Carignano 6, Torino

Mistero Buffo 5- 8 marzo

Con Matthias Martelli

Regia di Eugenio Allegri

Orario degli spettacoli giovedì e sabato ore 19.30, venerdì  ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria

Teatro Carignano piazza  Carignano 6

Tel 011 5169555

Mail biglietteria@teatrostabiletorino.it

Al Circolo dei Lettori, In via Bogino 9, venerdì 6 marzo prossimo alle 17.30 verrà presentato il volume “il giullare ribelle. Vita apocrifa di Dario Fo” di Matthias Martelli, edito da Baldini + Castoldi. Con l’autore dialogheranno Piergiorgio Odifreddi e Federica Mazzocchi del DAMS di Torino.

Misure antismog: prosegue il livello 2 (rosso). Stop per i diesel euro 5

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Resterà in vigore fino a lunedì 2 marzo 2026 compreso (prossimo giorno di controllo) il livello 2 (rosso) delle limitazioni emergenziali.

I dati previsionali forniti ieri da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento per tre giorni consecutivi del valore di 75 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria.

Il livello rosso, oltre alle limitazioni strutturali in vigore, prevede il blocco dei veicoli diesel adibiti al trasporto persone e al trasporto merci, con omologazione Euro 5, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 8 alle 19.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute

TorinoClick

Una “politica di centro” contro gli estremismi

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

L’acceso, per non dire quasi violento, confronto sul prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia, evidenzia in modo plastico che la radicalizzazione del conflitto politico con la
conseguente polarizzazione ideologica sono diventati gli assi portanti ed esclusivi della vita
pubblica nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, non ha più confini e non ha più limiti. È
appena sufficiente, al riguardo, registrare quotidianamente le diverse prese di posizione in vista
del voto di marzo per rendersene conto. Campi politici molto diversi ed alternativi tra di loro ma
accomunati da una violenza e da una virulenza verbale dove se le danno di santa ragione, come si
suol dire. E non solo tra i rispettivi campi politici. Perchè, come tutti possono verificare, si tratta di
due eserciti ben corazzati e ben attrezzati dove tutto è possibile ed ammesso tranne alcuni
tasselli. E mi riferisco, nello specifico, a quei tasselli che storicamente hanno caratterizzato e
contraddistinto quella cultura che i grandi leader e statisti democratico cristiani e cattolico
popolari chiamavano semplicemente “politica di centro”. Una cultura politica, una postura
istituzionale ed uno stile personale che rifuggivano quasi antropologicamente da quella
radicalizzazione e da quella demonizzazione che erano e restano all’origine della crisi della
politica, della caduta di qualità della democrazia e della stessa scarsa credibilità delle istituzioni
democratiche. Per non parlare della crisi profonda e strutturale dei partiti, diventati
progressivamente o strumenti nelle mani di una sola persona o meri e grigi cartelli elettorali. Due
eserciti, l’un contro l’altro armati, che contano al proprio interno politici, anche e soprattutto
magistrati sempre più politicizzati, giornalisti e conduttori di talk televisivi, opinionisti di riferimento
e uno stuolo di combattenti da tastiera che sono in prima linea nel demolire l’irriducibile nemico
politico.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ogni qualvolta si leva una voce – autorevole e
qualificata – che recupera quella cultura, quella postura e quello stile sembra veramente di uscire
dal coro e di sintonizzarsi su un altro canale. O in un altro registro. È il caso, nei giorni scorsi,
dell’intervento breve ma altamente significativo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di fronte al CSM.

Ora, però, e pur senza scomodare il gradino più alto delle istituzioni civili del nostro paese, è
altrettanto indubbio che sino a quando questa “politica di centro” non ridiventa centrale e
protagonista – e mi scuso per la ripetizione del termine ma è voluto – nel dibattito pubblico del
nostro paese, forse dovremmo continuare ad assistere a questo imbarbarimento della politica
italiana. Ed è anche per questi motivi, e alla luce del concreto dibattito referendario, che diventa
sempre più necessario ed indispensabile ricreare e dare forza ad un luogo politico che non
assecondi le spinte violente ed irresponsabili della radicalizzazione del conflitto politico da un lato
e della contrapposizione ideologica dall’altro. E questo è, oggi, forse l’unico tassello che può
ridare qualità alla democrazia italiana uscendo dal pantano della delegittimazione morale prima e
dell’annientamento politico poi dell’avversario. Che, nel caso specifico, è sempre e solo un
nemico da abbattere a tutti i costi e senza esclusione di colpi.

“Per avere solo una possibilità di conquistare il tuo cuore…”

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Music Tales, la rubrica musicale

“Per avere solo una possibilità di conquistare il tuo cuore
potresti alzare l’asticella
oltre le stelle
farei qualsiasi cosa, qualsiasi cosa tu mi chieda”
L’amore eterno non passa mai di moda. Cambiano i linguaggi, cambiano le sonorità, ma l’idea di un “per sempre” continua a essere una delle colonne portanti della musica pop. Lo dimostrano due brani molto diversi tra loro: quello portato al successo da Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026  e “Risk It All” di Bruno Mars di tre giorni fa.
Entrambe parlano di un amore destinato a durare. Ma lo raccontano in modo profondamente diverso. Esponenzialmente diverso.
Nel brano interpretato da Sal Da Vinci, l’amore è una certezza. È casa, è protezione, è scelta consapevole ma serena. Il sentimento non viene messo in discussione: è forte, stabile, quasi scritto nel destino.
La cifra stilistica è quella della grande tradizione neomelodica italiana: centralità della voce, intensità emotiva, parole dirette. Il “per sempre” qui è una promessa che rassicura, una dichiarazione che non lascia spazio al dubbio. L’amore è un punto fermo, non una scommessa.
Con Risk It All, Bruno Mars ribalta completamente la prospettiva. L’eternità non è data per scontata: va conquistata. Il titolo stesso parla chiaro : “rischiare tutto”.
In questo caso l’amore è vulnerabilità, esposizione totale, coraggio di mettersi in gioco senza sapere cosa accadrà. L’all in sentimentale è potente, ma attraversato da tensione e passione.
La produzione moderna e l’intensità interpretativa accompagnano questa dimensione più dinamica e meno rassicurante della visione di Sal Da Vinci.
Se nel brano italiano l’amore è una certezza da custodire, in quello americano è una scelta audace da compiere ogni giorno.
Due culture, un unico desiderio insomma.
La differenza non è nel traguardo perché é chiaro che entrambi sognano un amore che duri per sempre (beati loro mi verrebbe da dire n.d.r.), ma nel percorso per arrivarci.
La tradizione romantica italiana tende a raccontare l’amore come radice e fondamento. La sensibilità pop internazionale, invece, spesso lo descrive come sfida e conquista.
Se il tema è universale, la realizzazione artistica, permettetemi, non lo è altrettanto.
E qui il confronto diventa inevitabile.
Dal punto di vista della produzione discografica, della cura degli arrangiamenti e della costruzione sonora, il livello internazionale di Bruno Mars appare su un altro piano (mi farò altri nemici lo so n.d.r.) un piano estremamente più elevato.
 La stratificazione musicale, la precisione tecnica, la qualità del mix e la potenza interpretativa raccontano un progetto pensato nel dettaglio per un mercato globale.
Anche sotto il profilo vocale il divario è evidente: controllo, dinamica, estensione, presenza scenica. Mi piace Sal Da Vinci sia chiaro, ma Bruno Mars gioca con la voce in modo naturale ed unico, la piega, la modula, la trasforma in strumento narrativo con affidabilità elevata; cosa che il nostro rappresentante non fa forse in modo così importante.
Questo non toglie certo valore al messaggio romantico del brano italiano, né alla sua capacità di parlare al cuore del pubblico. Perché l’amore, in fondo, vince sempre e ovunque…dicono.
Ma la musica, intesa come costruzione artistica, ricerca sonora e qualità esecutiva, non sempre segue lo stesso destino.
Ed è proprio qui che il sentimento resta universale, mentre la musica fa la differenza.
“«L’amore è un desiderio di bellezza che non si spegne.»
Simposio – Platonei
CHAIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere

Al Parco Dora contro la violenza di genere: “Orme d’Ombra” 

Dopo aver attraversato la Sardegna passo dopo passo “Orme d’ombra” torna a Torino e incontra la città al Parco Commerciale Dora.
Gli appuntamenti fanno parte del percorso ‘Rosso indelebile 2.6. Orme d’ombra. Comunità attiva 2026”, promosso da Artemixia  APS ETS  che, dal 2019, combina arte, educazione, protagonismo giovanile e sensibilizzazione per prevenire la violenza di genere.

Il parco ospiterà un ciclo di iniziative dedicate alla Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, presentando al pubblico torinese il movimento diffuso e ormai riconosciuto a livello interregionale “Orme d’ombra”, con la prima restituzione pubblica del progetto successiva all’inaugurazione dell’installazione ‘Insieme Fermiamo la violenza’.
L’iniziativa è realizzata con il patrocinio di Città Metropolitana di Torino  e Circoscrizione 4 Torino.

Rosalba Castelli, l’artista viandante di Artemixia, racconterà il suo cammino  di circa 1200 chilometri, realizzato a piedi da settembre a dicembre 2025, per cento giorni in Sardegna, con oltre sessanta eventi di comunità, 48 scuole coinvolte e quasi tremila tra studentesse e studenti incontrati.
Il gesto centrale del progetto ha visto la deposizione di quasi cento nastri rossi e bianchi ricamati  con i nomi di donne vittime di femminicidio, nastri nati dal laboratorio “Ricamare il ricordo”, frutto del lavoro delle donne detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino e poi proseguiti grazie alla collaborazione di molte donne sarde.
Il cammino per Rosalba ha rappresentato sia una pratica esistenziale sia una metafora di vita,  un viaggio spesso condotto in solitudine per ritrovare la propria centratura e dimensione poetica, affrontando il viaggio con amore, curiosità e desiderio di vita.

La tre giorni inizierà sabato 7 marzo alle ore 18, con una giornata aperta al pubblico e dedicata alla realizzazione collettiva, in un laboratorio partecipato, di una panchina rossa. Persone di tutte le età potranno collaborare per realizzare insieme all’artista, con pennelli e colori forniti dal centro, una panchina che verrà successivamente donata alla scuola professionale EnAIP Torino.

Domenica 8 marzo, alle 18, Rosalba Castelli sarà intervistata dalla conduttrice Tessa Gelisio in un dialogo pubblico sui temi della memoria,  della prevenzione della violenza di genere e del ruolo della comunità nel cambiamento culturale.
Con il supporto di video reportage Rosalba Castelli racconterà il suo viaggio e spiegherà l’arte della sensibilizzazione

“L’arte della sensibilizzazione – precisa Rosalba Castelli – è  l’arte al servizio di una riflessione che stimola il cambiamento culturale necessario affinché la società continui ad evolvere lungo il cammino delle pari opportunità, del contrasto alle discriminazioni nei confronti delle minoranze, dell’ampliamento dei propri diritti e della loro tutela […]. È  un’arte di inciampo, spesso casuale, che irrompe nella quotidianità,  che accoglie e sollecita la  voce delle persone marginalizzate , come le detenute di un carcere, e la voce delle persone giovani, portatrici di conoscenza.
Un’arte che si innesta nei contesti e attiva riflessioni capaci di generare cambiamenti nei comportamenti  e un rinnovato senso di responsabilità verso il sociale, contrastando l’assuefazione all’idea che le cose debbano continuare ad andare sempre allo stesso modo, sempre peggio”.

L’iniziativa dell’8 marzo è aperta al pubblico, in particolare anche alle socie e soci dell’Associazione dei Sardi in Torino ‘Antonio Gramsci’

Lunedì 9 marzo, alle 10.30, Rosalba Castelli incontrerà in “Raccontare per prevenire”, in collaborazione  con EnAIP Piemonte ETS, diverse scuole del territorio,  per una restituzione diretta dei percorsi formativi ai giovani e alle giovani , in collaborazione con il racconto espositivo del progetto fotografico di Manuele Fa. “Portate i nomi . L’artivista viandante come testimone”.

Per partecipare agli incontri consultare i siti
www.artemixia.it
www.rossoindelebile.it
www.ormedombra.it

Mara Martellotta

“Per la tutela delle lingue regionali d’Italia”

Caro direttore,

in occasione della Giornata ONU contro le discriminazioni (1 marzo), il CLIRD lancia un appello per la tutela delle lingue regionali d’Italia.

L’Italia è uno dei Paesi più ricchi d’Europa dal punto di vista linguistico, ma anche uno di quelli che hanno visto diminuire più rapidamente la vitalità delle proprie lingue regionali.

Oggi, emiliano, ligure, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto rischiano di scomparire nel giro di poche generazioni se non verranno prese misure adeguate.

A denunciarlo è il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD), nato il 21 febbraio – Giornata della Lingua Madre – e attivo per contrastare la discriminazione linguistica, una forma di intolleranza spesso ignorata ma dalle radici profonde.

Per decenni – spiega il CLIRD – parlare la propria lingua regionale significava essere rimproverati o puniti a scuola. Quelle ferite, tramandate di generazione in generazione, hanno influito non poco sulla trasmissione naturale delle lingue.”

Il Coordinamento richiama l’Italia ai propri impegni internazionali: la lingua è un diritto di individui e comunità riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE. Tuttavia, le otto lingue rappresentate dal CLIRD restano inspiegabilmente escluse dalle tutele previste dalla legge 482/1999 (che riconosce invece come lingue il Sardo e il Friulano).

Per questo, il CLIRD chiede azioni concrete: riconoscimento giuridico, programmi scolastici, sostegno alla ricerca e alla produzione culturale, presenza nei media.

“L’Italia nasce, fin dall’ Unità nel 1860, come Paese plurilingue: riconoscere e valorizzare la diversità linguistica non divide, ma arricchisce”. Mentre, al contrario, “ignorare, marginalizzare e definire “dialetti” le lingue regionali storiche d’Italia riconosciute a livello internazionale é discriminatorio dal punto di vista culturale quanto errato dal punto di vista linguistico” afferma il Coordinamento.

Giuseppe Sanero, presidente dell’Associassion Cultural Piemontèisa “Arcancel”
email:  info@piemonteis.eu

Sergio Rosso. Velocità, che passione!

Gli autodromi casalesi videro la crescita di una nuova generazione di piloti, tra i quali Sergio Rosso, classe 1940. Nell’impianto polveroso in terra battuta di San Bernardino lungo un chilometro, denominato la mini Monza, si svolse nel maggio del 1968 il primo Grand Prix automobilistico con 18 vetture a cui partecipò Sergio Rosso, vinto dall’amico Arriberto Beluardo. Nel piccolo autodromo, il primo del genere in Italia, potevano gareggiare solo le vetture di piccola cilindrata 500 cc. e 600 cc. In una gara riservata alle vetture di cilindrata 1000 cc. sulla pista del Motor Racing Club di Casale Popolo e Coniolo, nel 1970 Sergio Rosso su Abarth concluse in bellezza al primo posto, confermandosi avversario molto scomodo per tutti i concorrenti. Lo sport automobilistico casalese vide realizzarsi un’altra idea straordinaria, l’autodromo di Casale Monferrato. Costruito sul territorio di Morano sul Po, fu aperto nel 1973 con una gara valida per il campionato italiano, episodio raccontato sulle testate nazionali Autosprint e Quattroruote. Le prove iniziarono sabato 17 marzo e le qualificazioni il giorno seguente. L’inaugurazione dell’autodromo monferrino avvenne lunedì 19 marzo per la Fiera di primavera di San Giuseppe alla presenza del vescovo di Casale mons. Carlo Cavalla, il fior fiore dell’automobilismo nazionale e Luca Cordero di Montezemolo.

Per l’occasione, la scuderia di Maranello inviò una Ferrari 312 B2 di Formula 1 condotta da Arturo Merzario e due Alfa Romeo 33 TT3, nuovi  modelli per il mondiale marche ricavati dal motore boxer 12 cilindri della Ferrari prototipo del 1972. Alle ore 14 iniziarono le fasi finali di gara con la Formula Italia, alle 15 la Formula Ford, alle 16 la Formula 3 e alle 17 la Formula Mexico, tutte dotate con diverse elaborazioni del motore 1600 cc. Al debutto, Sergio Rosso non disputò la finale a causa di una vecchia Formula 3 non omologata. L’anno successivo su Lotus 69B Ford fornita dalla Scuderia Autodrom Casale, lo sfortunato Rosso fu escluso dalla fase finale per una sbandata dell’auto finita sulla barriera di protezione causata da una macchia d’olio sull’asfalto. Partito con il numero 27 e in quel momento al nono posto, non avendo ricevuto segnalazioni dai box continuò la sua veloce corsa fino all’ultimo giro non sapendo di essere già qualificato per la finale, riportando gravi danni alle sospensioni della vettura e fu costretto al ritiro. Nel 1975, con una Formula 3 Monza della scuderia “Casale Corse” dal motore Fiat 500 Boxer, ottenne il terzo posto in manche e il settimo assoluto nella finale del Gran Premio Lotteria del circuito brianzolo. Nello stesso anno ottenne ottimi risultati in Formula 3 nel Giro d’Italia e nella 6° Coppa dell’autodromo di Vallelunga.

La coppia Rosso-Beluardo si distinse nella prima edizione del Giro d’Italia automobilistico del 1973, campionato interserie riservato a prototipi senza limite di cilindrata, partecipando l’anno seguente alla seconda edizione con una Opel Commodore coupé 2800 GSE da 190 HP. I due piloti affermarono alla stampa che la potente vettura, fornita dal Garage Casalese concessionario di zona della General Motor Italia, si poteva guidare facilmente come una bicicletta. Dalle tribune di Morano era possibile assistere allo sviluppo intero del percorso, situazione molto originale per il teatro di campionati italiani e svizzeri. Qui sfrecciarono campioni come Regazzoni, Munari, Patrese, Andruet, Fittipaldi, Renzo Pasolini su Aermacchi, Lella Lombardi giunta al terzo posto a Morano su Lola T282, la pilota di Frugarolo unica donna ad aver ottenuto punti nel mondiale di Formula 1, e i fratelli Felice e Giacomo Agostini, campioni di motociclismo. Dopo 17 competizioni, 2100 piloti partecipanti e oltre 100000 spettatori, sede di prove per scuderie, marchi e riviste di auto nazionali ed europee, una drastica decisione impedirà l’utilizzo dell’autodromo. La crociata ecologica contro l’inquinamento si concluse nel 1977 con la chiusura del circuito di Morano che si estendeva in parte sul territorio confinante, costruito senza il permesso edilizio del sindaco di Pontestura Franco Guarnero.

 La nuova asfaltatura, l’apertura di un ristorante e la proposta di allungare la pista di quattro chilometri non concretizzarono la riapertura ipotizzata, speranze deluse dalla scarsità di fondi che impedirono all’autodromo di emergere a livello nazionale ed europeo, nonostante il consigliere regionale Cristiano Bussola e il pilota del Campionato Mondiale Marche e conduttore televisivo Andrea De Adamich si fossero attivati strenuamente. Recentemente il territorio è stato acquistato dal Gruppo Holdim di Serralunga di Crea, offrendo performance ambientali motoristiche e un progetto di riqualificazione dell’impianto sportivo. Sono emerse richieste di importanti costruttori e del Politecnico di Torino per sviluppare nuovi test a Morano, non più possibili in altri autodromi come Monza. Dopo essere stato dimenticato per decenni, l’impianto è stato parzialmente ripristinato per le riprese effettuate sulla biografia di Enzo Ferrari, adattamento cinematografico del regista americano Michael Mann uscito nelle sale di tutto il mondo nel 2023 con deludente successo in Italia. Sergio Rosso, consapevole degli ostacoli diabolicamente difficili, interpretava ogni momento della vita come un artista di spettacolo, sostenuto dai molteplici affetti e dal singolare temperamento. Socio fondatore degli autodromi di San Bernardino e Morano sul Po, amante della velocità e del bel canto, ci ha lasciati nel 2018.
Armano Luigi Gozzano 

Le tecnologie quantistiche, dalla scienza alla vita reale

Le tecnologie quantistiche, dalla scienza alla vita reale con Marco Genovese – Dirigente di ricerca all’INRIM e responsabile del gruppo di ottica quantistica, tra i principali esperti italiani nello sviluppo di tecnologie quantistiche applicate. Marco Parentin – Primo laureato magistrale in Italia in Ingegneria Quantistica al Politecnico di Torino. Giovedì 5 marzo 2026 alle ore 17:45 Polo del ‘900 Piazzetta Franco Antonicelli – Palazzo San Daniele, ingresso da via del Carmine 14 Torino

 

Immaginiamo di progettare un nuovo farmaco in pochi giorni invece che in anni. Di addestrare intelligenze artificiali capaci di affrontare problemi oggi irrisolvibili. Di costruire reti energetiche ultra-efficienti, in grado di ridurre drasticamente sprechi e consumi. Non è fantascienza: è la promessa, già in parte realtà, delle tecnologie quantistiche. La possibilità di manipolare singoli sistemi quantistici sfruttandone le proprietà più profonde sta aprendo una nuova rivoluzione scientifica e industriale. I computer quantistici stanno uscendo dai laboratori per entrare nel mondo reale, portando con sé una potenza di calcolo senza precedenti. Ma ogni rivoluzione solleva nuove domande: cosa accadrà alla sicurezza delle nostre comunicazioni, se le macchine quantistiche saranno in grado di violare gli attuali sistemi di crittografia? Il recente Nobel per la Fisica 2025 ha riconosciuto l’importanza di trasformare la fisica quantistica in tecnologia quotidiana. E Torino, oggi, è uno dei luoghi in cui questo futuro si sta costruendo. Al Politecnico di Torino si è laureato il primo ingegnere quantistico italiano. All’INRIM si sviluppano ricerche di frontiera nell’ottica e nella metrologia quantistica. E sempre a Torino è stato realizzato Lagrange, uno dei computer quantistici più avanzati al mondo, simbolo di una città che non si limita a raccontare il futuro, ma lo progetta. Proprio a partire da questo ecosistema d’eccellenza, l’appuntamento di GiovedìScienza offrirà al pubblico torinese l’occasione di comprendere quale impatto avranno le tecnologie quantistiche nelle nostre vite – e perché, molto probabilmente, saranno ovunque. A guidare il pubblico in questo viaggio sarà Marco Genovese, dirigente di ricerca all’INRIM e responsabile del gruppo di Quantum Optics. Dopo il dottorato all’Università di Torino, ha svolto attività di ricerca al CERN, a Lione e a Grenoble. Con oltre 300 pubblicazioni scientifiche e il ruolo di socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, è tra le voci più autorevoli nel campo delle tecnologie quantistiche. Accanto a lui, Marco Parentin, primo laureato magistrale in Ingegneria Quantistica in Italia proprio al Politecnico di Torino. Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica e Informatica all’Università di Trieste, ha svolto la tesi all’Università di Cambridge studiando la capacità quantistica dei canali di comunicazione. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla teoria dell’informazione quantistica alla comunicazione in canali quantistici rumorosi: uno sguardo giovane e internazionale su una disciplina destinata a ridisegnare il nostro mondo. Il futuro quantistico non è più un orizzonte lontano: è una sfida che riguarda la ricerca, l’industria, la sicurezza e la formazione delle nuove generazioni. E Torino dimostra di voler essere protagonista. Un appuntamento aperto alla cittadinanza, pensato per comprendere – con rigore scientifico e linguaggio accessibile – la rivoluzione che sta già bussando alle nostre porte.

Ingresso libero sino a esaurimento posti. La conferenza si svolge in presenza e sarà disponibile online sul canale YouTube di GiovedìScienza a partire dalle ore 17:45 di venerdì 6 marzo 2026. Per info: gs@centroscienza.it – 0118394913