redazione il torinese

#contrattosubito, migliaia di lavoratori dell’edilizia in piazza dalle regioni del nord

Diverse migliaia di lavoratori dell’edilizia provenienti da tutte le regioni del Nord  hanno sfilato in corteo nel centro di Torino. In apertura del serpentone lo striscione #contrattosubito. La manifestazione ha preso il via  da piazza Castello passando  via Po, via San Francesco da Paola, via Mazzini e si è conclusa  piazza Bodoni dove si è tenuto  il comizio del segretario nazionale Fillea Cgil Alessandro Genovese. Fillea, Filca e Feneal le sigle della delegazione che ha raggiunto la sede Ance in via San Francesco da Paola. Si è trattato di uno sciopero  nazionale per chiedere il rinnovo del contratto  scaduto ormai da diciotto mesi e che riguarda un milione e mezzo di addetti.

Il camper contro la violenza di genere

Monica Cerutti , assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, ha voluto incontrare gli agenti della Polizia di Stato che prestano servizio a bordo del Camper adibito a contrastare la violenza di genere al mercato di Via Nizza angolo corso Spezia a Torino: « È un’iniziativa che apprezzo particolarmente perché va a toccare i mercati cittadini delle zone più popolari mirando a sensibilizzare donne e uomini su cosa è la   violenza   domestica   e   su   come   si   può   contrastare »   –   ha   dichiarato   l’assessora regionale. Il   Progetto   Camper,   che   fa   parte   della   campagna   più   generale   “Questo   non   è amore”, è stato avviato su indicazione del Capo della Polizia e porta nei principali luoghi pubblici e di aggregazione la competenza di una squadra multidisciplinare composta da medici, psicologi, investigatori e operatori dei centri antiviolenza. L’obiettivo è quello di informare e aiutare a far emergere casi di violenza sulle donne. Dal luglio del 2016 a settembre 2017 sono  stati registrati oltre 45.000 contatti e sono emerse 450 segnalazioni all’autorità giudiziaria. « Sta diventando sempre più concreta l’attività di rete che stiamo attuando con la legge regionale 4 del 2016 contro la violenza sulle donne. Il lavoro interistituzionale è l’unica strada possibile che abbiamo per rendere efficaci la sensibilizzazione e l’informazione sugli strumenti che le donne hanno a disposizione per difendersi dalla violenza di genere. Emerge sempre di più un patrimonio di competenze comuni accompagnato da vera passione che anima il nostro lavoro» – ha concluso Monica Cerutti.

Premio Bottari Lattes Grinzane, VIII edizione

In scadenza il prossimo 31 gennaio 2018, é aperto (e scaricabile sul sito www.fondazionebottarilattes.it) il bando dell’VIII edizione del ”Premio Bottari Lattes Grinzane”, il riconoscimento internazionale che vede concorrere insieme scrittori italiani e stranieri.

Tra le novità di questa edizione, la presenza nella Giuria Tecnica di Rosario Esposito La Rossa, “lo spacciatore di cultura” che a Scampia e Melito (Napoli) ha aperto la libreria “Scugnizzeria”, e la partecipazione nelle Giurie Scolastiche di 400 studenti da tutta Italia.

Organizzato dalla “Fondazione Bottari Lattes”, il Premio è suddiviso in due sezioni. La prima, Il Germoglio, è destinata alla scoperta di opere contemporanee di narrativa, innovative e originali, di scrittori italiani e stranieri. La seconda, La Quercia, dedicata a Mario Lattes (pittore, scrittore ed editore, scomparso nel 2001), premia un autore internazionale che, nel corso del tempo, si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento critico e di pubblico.

Per la sezione Il Germoglio, i libri in concorso saranno valutati in un primo momento dalla Giuria Tecnica, della quale fanno parte: il presidente Gian Luigi Beccaria(linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell’Accademia della Crusca), Rosario Esposito La Rossa(libraio a Scampia), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Laura Pariani (scrittrice), Enzo Restagno (critico e musicologo), Alberto Sinigaglia (giornalista e presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte), Marco Vallora (critico).  Le opere saranno scelte sulla base del loro valore letterario e della rappresentatività delle tendenze più vive e originali della narrativa contemporanea.

 

La cerimonia di designazione annuncerà i cinque romanzi finalisti e si svolgerà sabato 14 aprile 2018 a Cuneo, nella sede della “Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo”, che sostiene la sezione Il Germoglio con un contributo per il triennio 2017-2019. La parola passerà quindi ai giovani: tra marzo e giugno 2018 i cinque libri saranno letti e discussi dai 400 studenti delle ventiquattro Giurie Scolastiche, una all’estero e ventitré in Italia, a cui si aggiunge il Gruppo di Lettura “La Scugnizzeria” formato da studenti di Scampia. 

 

Sabato 20 ottobre, presso il Castello di Grinzane Cavour, i ragazzi esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione in cui saranno presenti tutti i finalisti.Gli scrittori in gara terranno inoltre un incontro con gli studenti delle scuole del territorio cuneese.I giovani continuano così a essere i veri protagonisti del Premio, che porta nelle scuole la letteratura contemporanea e offre agli studenti la possibilità di appassionarsi alla lettura e di sviluppare capacità critiche.I cinque finalisti della sezione Il Germoglio riceveranno un premio in denaro di 2.500 euro ciascuno. Al vincitore andrà un ulteriore premio di 2.500 euro.Il Premio per la sezione La Quercia, che nel 2017 è andato allo scrittore e sceneggiatore inglese Ian McEwan, sarà scelto a insindacabile giudizio della Giuria Tecnica. L’autore vincitore di questa sezione sarà annunciato a mezzo stampa nel mese di luglio.

 

Venerdì 19 ottobre, giorno precedente la cerimonia di premiazione, l’autore terrà una lectio magistralis su un tema letterario a propria scelta. Le precedenti edizioni della Quercia sono state vinte da Amos Oz (2016), Javier Marías (2015), Martin Amis (2014), Alberto Arbasino (2013), Patrick Modiano (2012), Premio Nobel 2014, Enrique Vila-Matas (2011). Il vincitore della sezione La Quercia otterrà un premio di 10.000 euro. Il “Premio Bottari Lattes Grinzane” è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di: Mibact, Regione Piemonte, Fondazione CRC (main sponsor per il triennio 2017-2019), Città di Cuneo, Comune di Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Monforte d’Alba, Cantina Giacomo Conterno, Cantina Terre del Barolo, Enoteca Regionale Piemontese Cavour, Banor, Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, Antico Borgo Monchiero.

 

Per info al pubblico: tel. 0173.789282 - eventi@fondazionebottarilattes.it - @BottariLattes

g. m.

 

Le coscienze negli anni del terrorismo rosso a Torino

STORIE DI CITTA’  di Patrizio Tosetto
Terrorismo rosso, viaggio di andata e ritorno nell’inferno delle nostre coscienze. Circolo dei Lettori, presentazione del libro di Gianni Oliva “Gli anni del terrorismo a Torino”, presenti Sergio Chiamparino e Giancarlo Caselli, tra analisi storica e testimonianza.
Tante le suggestioni e per noi difficile scegliere tra i diversi punti del dibattito. Una certezza : il fenomeno del terrorismo rosso ha riguardato tutti, anche chi nettamente contro ha visto e non capito l’insorgere del fenomeno. L’idea del libro nasce cinque anni fa. Pier Franco Quaglieri presidente del Centro Pannunzio propone a Gianni Oliva di far coniscere la figura di Carlo Casalegno ucciso dalle Br. Inizialmente i ragazzi non lo conoscono. Si ricordano di Mara Cagol o di Renato Curcio ma nulla della vittima. Qualcosa non funziona. L’autore parte dai ricordi personali e da quella linea rossa che l’ha diviso con chi non si è fermato in tempo. Uccidendo,il terrorismo si è tragicamente concretizzato solo ed esclusivamente nell’ omicidio. Il procuratore Caselli non ha dubbi: furono solo assassini. Ed è impossibile il paragone con i partigiani che erano per la democrazia. I terroristi volevano distruggere la democrazia. Sergio Chiamparino evidenzia che prima della violenza c’è stato chi a sinistra ha cercato di teorizzarla in nome di una improbabile rivoluzione. Gremita la sala ed attenta, non vola una mosca. Con le testimonianze delle vittime. Fino al questionario contro il terrorismo del 1979 dove “troneggiava” la domanda : conoscete terroristi o loro fiancheggiatori? Un invito alla delazione, giudicarono i soliti stupidi. E la stupidità è sempre pericolosa.  Non sapevo: nelle risposte 40 utili segnalazioni per la magistratura e dunque per le indagini. Gianni Oliva sottolinea : non si può capire il terrorismo rosso se non si considera anche il terrorismo stragista dei fascisti coperto dai servizi segreti. Non è solo Storia. É un monito per i pericoli di questo nostro presente, purtroppo. Ultimo e personale ricordo, forse un dettaglio, ma non troppo. Nel 1979 ero un componente della segreteria dei giovani comunisti torinesi. Eravamo in 7 e discutemmo sull efficacia e giustezza del questionario.  4 sostennero l’inutilità della domanda sul denunciare i terroristi. 3 che era giusto. Ed io ero dei tre.Diciamo cosi, tra recensione e personale piccola testimonianza. Studente universitario a palazzo nuovo e le mie foto cerchiate come obiettivo.

“LA VIA DELLA FELICITA'” IN DONO DA PRO.CIVI.CO.S. PER LE FESTIVITA’ NATALIZIE

Martedì 19 dicembre dalle 17.00 all 19.00 con ritrovo ai giardini Madre Teresa di Calcutta di corso Vercelli, i volontari dell’associazione PRO.CIVI.CO.S. onlus distribuiranno il libretto La Via della Felicità alla cittadinanza come dono in vista dell’imminente festività natalizia.  
Si tratta di una guida al buon senso scritta da L. Ron Hubbard con l’intento di ricordare i valori morali che che stanno alla base di una convivenza pacifica e costruttiva, troppo spesso turbata dalle cattive condotte.
L’ampia diffusione della guida, tradotta in molte lingue, contribuisce a ridurre le tensioni sociali e a crare un clima di maggiore sicurezza.
L’iniziativa è aperta a tutti.

La Fondazione Torino Musei vuole licenziare 28 dipendenti

L’assessora alla Cultura Francesca Leon riferirà  in Consiglio comunale

Nell’incontro con le organizzazioni sindacali la Fondazione Torino Musei ha annunciato l’intenzione di licenziare 28 dipendenti. Sono 13 lavoratori del Borgo Medioevale che tornerà al Comune, sei della biblioteca Gam prossimamente accorpata con altre biblioteche, sei della fototeca della stessa Gam e tre del Museo diffuso della Resistenza. Secondo l’amministrazione comunale la scelta della Fondazione di dichiarare l’esubero prima di avviare la discussione con i sindacati  crea “effetti di spiazzamento rispetto al percorso fino ad oggi tracciato di concerto per evitare soluzioni a danno dei lavoratori”. La Città di Torino assicura di  voler individuare soluzioni per tutelare i dipendenti e il loro patrimonio professionale. L’assessora alla Cultura Francesca Leon riferirà  in Consiglio comunale.

 

MUSEI. BOETI (PD): “SE TORINO CREDE ANCORA NELLA CULTURA, LA GIUNTA RITIRI I LICENZIAMENTI”

Il licenziamento di 28 dipendenti della Fondazione Torino Musei, tra cui tre del Museo Diffuso della Resistenza, è una notizia grave che ci riempie di amarezza e che risulta in netto contrasto con l’immagine di Torino nell’ultimo decennio, una città che ha saputo investire in cultura e turismo, reagendo alla crisi manifatturiera. Se l’attuale amministrazione comunale ritiene che la cultura rappresenti ancora un investimento, allora i 28 dipendenti non possono essere licenziati. Una soluzione può e deve trovarsi.

Nino BOETI

Vice Presidente Consiglio Regionale del Piemonte

Presidente Comitato Resistenza e Costituzione

Il ritorno in patria del re soldato. La storia non è piangere o indignarsi ma cercare di capire

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Certo, il re commise degli errori, anche gravi, come la firma apposta alle leggi razziali, ma gli storici che vogliono ricercare la verità tendono sempre a contestualizzare i fatti, rifiutandosi crocianamente di essere “giustizieri”.  La vera storia è sempre giustificatrice,  non nel senso di assolvere, ma nel senso di comprendere

 

Le vicende legate alla sepoltura di Vittorio Emanuele III al santuario di Vicoforte (scelta infelicissima ,sotto ogni punto di vista, dettata da ragioni assai  poco nobili legate anche a beghe dinastiche ) hanno riaperto un confronto che sembrava sopito. I giovani delle Comunità ebraiche hanno gridato allo scandalo perché, a settant’anni dalla sua morte, il terzo re d’Italia rientra in Italia. Alcuni storici come Rosario Villari sono stati poco equanimi nel considerare un grave errore anche la Grande Guerra che significò per l’Italia la IV guerra per l’indipendenza nazionale. Un nipote di Benedetto Croce si è lasciato andare ad affermazioni che il filosofo e storico napoletano  nel suo equilibrio mai avrebbe condiviso,ignorando che quel re fu anche colui che volle Giovanni Giolitti al governo e favorì le grandi riforme del primo quindicennio del’900. Mario Missiroli parlo ‘ allora addirittura di una monarchia socialista. Il re che non retoricamente venne chiamato soldato-andrebbe ricordato a Villari- conobbe per tre anni  le solitudini gelate degli alpini,il Carso iniquo delle fanterie,il piano dove i bersaglieri andavano all’assalto e fu tra gli artefici Vittorio Veneto. Per contro,alcuni pseudo- storici e personaggi folcloristici di sentimenti monarchici hanno fatto affermazioni fantasiose e prive di qualsivoglia significato storico,compiacendosi per la sepoltura a Vicoforte e dimostrando ancora una volta una certa vacuità di fondo. Questo ritorno- che non è fantasioso  pensare all’insegna del peggiore complotto “massonico”- non è comunque una bella pagina degna di essere ricordata.

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Riportare il re e la regina  in Italia con una cerimonia riservata a pochi infreddoliti cuneesi che, intervistati dalla Tv,hanno infilato dichiarazioni  prive di senso, non è stato giusto. Forse determinerà  un incremento del numero dei visitatori del Santuario di Vicoforte, ma  certamente l’equilibrio storico non è apparso, neppure occasionalmente ,in tutta la vicenda di questi giorni. Giustamente Dino Cofrancesco ha ricordato che Napoleone, cui si addebita il sacrificio di un numero sterminato di vite umane sui campi di battaglia, per affermare  la sua volontà di dominio, sia sopravvissuto in Francia  a regni e repubbliche.Bonaparte, morto a San’Elena nel 1821 venne sepolto all’Hotel des Invalides di Parigi  nel 1840 con  un solenne funerale con tutti gli onori del suo rango imperiale.  Il presidente Putin ha reso omaggio allo zar Nicola II e alla sua famiglia in modo esemplare, malgrado l’attuale nuovo “zar” russo abbia un passato nel Kgb. Il fatto di relegare i due sovrani nel santuario voluto da Carlo Emanuele I ha significato retrocederli a duchi di Savoia,neppure a re di Sardegna a cui sarebbe spettata la basilica di Superga. E’ un particolare di una certa importanza, del tutto ignorato. E non vale sicuramente il discorso strampalato che Vicoforte non è distante da Pollenzo, da Valdieri  e da Racconigi dove Vittorio Emanuele ed Elena di Savoia amavano trascorrere lunghi periodi.Nasser nei confronti di re Farouk  morto nel 1965 nell’esilio dorato di Capri ,dimostrò più generosità che l’attuale governo italiano, concedendogli la sepoltura in una grande e ben nota moschea del Cairo. Nasser dimostrò una pietas islamica del tutto impensabile.

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La XIII norma transitoria della Costituzione che prevedeva l’esilio dei sovrani ,non contemplava affatto che i re morti subissero la stessa sorte dei vivi. Quindi la sepoltura in un santuario di campagna  non è affatto una concessione, ma è l’esercizio di un diritto famigliare legittimo , anche considerato il modo ovattato in cui il trasferimento è avvenuto. Giustamente “La Stampa” ha relegato la notizia dell’arrivo da Montpellier della salma della Regina Elena in una pagina dedicata alle “storie” curiose e non alla cronaca nazionale, dando un’idea precisa del come l’evento poteva essere interpretato. Poi è stato corretto il tiro, quando è apparsa ,all’improvviso, anche la sepoltura del terzo re d’Italia. Chi protesta lo fa per uno spirito fazioso che sempre Cofrancesco ha definito bobbianamente “ tersitismo” un “misto di insolenza e dileggio che la plebe riserva ai potenti caduti in disgrazia”. Il tersitismo il re lo visse sulla sua pelle dal 1943 in poi e non si ebbe  neppure rispetto verso il suo dolore di padre  per la morte della figlia Mafalda in un campo di concentramento tedesco. Oggi dopo settant’anni ci sono dei nuovi Tersite che si accaniscono contro il re, contestando il fatto di trovargli sepoltura persino nella  più periferica provincia cuneese. Tersite, appunto, l’anti-eroe omerico, che per la sua bruttezza e per la sua codardia, rappresenta l’opposto dell’eroe classico. I nuovi Tersite addebitano al solo Vittorio Emanuele la colpa di aver favorito il fascismo, mentre quella responsabilità fu di un’intera classe dirigente non all’altezza dei suoi compiti. Lo riconosceva Filippo Turati che scriveva ad Anna Kuliscioff  :”Abbiamo consegnato noi l’Italia al fascismo”. Lo riconoscono gli storici come Renzo de Felice che superò una concezione storiografica fondata sui miti per scandagliare con serietà la storia dell’Italia contemporanea. Gli “anni del consenso” verso il regime non nacquero dallo squadrismo, ma da una adesione entusiasta di milioni di italiani. La monarchia, ad un certo punto, fu essa stessa vittima della dittatura fascista.

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Certo, il re commise degli errori, anche gravi, come la firma apposta alle leggi razziali, ma gli storici che vogliono ricercare la verità tendono sempre a contestualizzare i fatti, rifiutandosi crocianamente di essere “giustizieri”.  La vera storia è sempre giustificatrice,  non nel senso di assolvere, ma nel senso di comprendere. Non si potrà tuttavia mai comprendere la storia italiana del XX secolo se non si porrà in una giusta dimensione anche il re che, in circostanze drammatiche, salvò due volte l’Italia : a Peschiera dove convinse gli alleati nel novembre 1917 sulla necessità di resistere sul Piave all’indomani di Caporetto e dopo l’8 settembre 1943, quando trasferì il governo in territorio non occupato da tedeschi ed alleati angloamericani, garantendo la continuità dello Stato. Ma ancor prima , il 25 luglio 1943 il ruolo del re fu determinante, anzi decisivo, per porre fine alla dittatura mussoliniana, un passo che consentì all’Italia di non finire totalmente distrutta nel massacro di  una guerra sbagliata di cui pure il re ebbe le sue responsabilità.  L’accusa verso di lui è quella di essere fuggito e certamente il modo in cui si trasferì a  Pescara non fu esemplare( e non consona con il re soldato che aveva condiviso il sacrificio delle trincee nella I Guerra mondiale), ma quella “fuga” consentì all’Italia di sopravvivere. Il comunista Antonello Trombadori lo riconobbe. Il re  compromise le sorti della dinastia, ma permise all’Italia di riprendersi con la costituzione del regno del Sud che consentì agli antifascisti di ritrovarsi dopo l’esilio all’estero e iniziare la loro battaglia per la repubblica.

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Vittorio Emanuele III divenne una sorta di capro espiatorio su cui scaricare la responsabilità di tutti. Francesco Carnelutti non esitò a parlare della dignità del re nell’affrontare la tragedia che stava vivendo. Dopo 70 anni è giunto il momento non di inveire, ma di capire, di valutare con una qualche serenità il passato. I primi, forse i peggiori insulti al re vennero dalla repubblica sociale di Mussolini
perché il re rappresentava un’altra Italia rispetto a quel disperato fanatismo fascista destinato alla catastrofe. Mio nonno mi disse che, alla notizia della morte del piccolo re , aveva pianto perché sentiva compiuto nel destino del re anche quello della sua generazione che aveva fatto la guerra. Anche l’allora giovane esule dalmata Lucio Thot ,il Mosè che guidò l’esodo forzato degli Italiani dell’Adriatico orientale, aveva pianto quando apprese della sua morte. Certo la storia non è piangere, ma non è neppure indignarsi, semmai è “intelligere”, come diceva Bacone. In questi giorni abbiamo invece colto che questo paese non è ancora maturo per comprendere la sua storia. A questo punto, si impone comunque anche  un altro passo avanti. Porre fine all’esilio, anche dopo la morte, dell’ultimo re, Umberto II, che visse con grande dignità e profonda sofferenza  la lontananza dall’Italia dal 1946 fino alla sua fine nel 1983.  Se vogliamo crescere come paese, andando oltre gli odi del passato, è opportuno pensare anche ad  Umberto che non ebbe le responsabilità di suo padre e che, come luogotenente del regno e quarto re d’Italia, seppe guardare ad un nuovo modello di monarchia: Luigi Barzini disse di lui che sarebbe stato un ottimo presidente della repubblica e gli stessi politici che decretarono la fine della monarchia nel giugno 1946   ebbero parole di rispetto per il nuovo re.

quaglieni@gmail.com

 

Cosa cambierà sotto la Mole con l’antenna 5G

 

TIM accende a Torino i motori del 5G e parte con la prova su strada della rete più veloce d’Italia. E’ stata infatti attivata presso il Politecnico di Torino la prima antenna 5G a onde millimetriche sull’intero territorio nazionale, grazie alla quale  si è raggiunta oggi la connessione record oltre i 20 Gigabit/s, il massimo dimostrato dalla nuova tecnologia in ambito urbano

Un nuovo primato TIM, realizzato in collaborazione con Ericsson, che ha consentito di far conoscere le potenzialità della rete 5G, utilizzando la banda di frequenza a 28 GHz su onde millimetriche, sui cui TIM sta sviluppando innovazione insieme a partner di livello mondiale, come Qualcomm. Inoltre per la prima volta in Italia su un sistema di rete sperimentale 5G è stato realizzato un servizio di visita virtuale in tempo reale. Dal Politecnico di Torino è stato possibile visitare Piazza Carlo Alberto pur trovandosi dall’altra parte della città. Una guida avatar ha accompagnato il visitatore – dotato di visore e sensori – nella storica piazza, dando così la possibilità di sperimentare le capacità della virtual reality.  Un’esperienza immersiva ottenuta attraverso l’alto livello di velocità della rete 5G che rende immediata – in millesimi di secondo – l’interazione tra guida, ambiente virtuale e visitatore. E questo è solo l’inizio: prossimamente i turisti appassionati della storia sabauda potranno entrare nei musei comodamente seduti sul divano di casa a New York o in qualsiasi altra città del pianeta.

 

Torino, forte delle eccellenze scientifiche come il Politecnico, si conferma così la capitale d’Italia del 5G e tra le prime città d’Europa ad avere una rete mobile di nuova generazione. La connessione record segue il protocollo d’intesa siglato lo scorso marzo tra TIM e il Comune di Torino, per la realizzazione del progetto “Torino 5G”, che prevede una progressiva copertura della città con la rete di nuova generazione entro il 2020. Con la partnership su Torino, TIM ed Ericsson rafforzano una collaborazione avviata lo scorso anno con il programma “5G for Italy”, che sta dando vita ad un ecosistema aperto per la realizzazione di progetti innovativi e servizi abilitati dalla rete di quinta generazione. In questo contesto si consolida la storica collaborazione tra TIM e Politecnico di Torino: nel corso del 2018 saranno realizzate attività di ricerca congiunte sul 5G per lo sviluppo di applicazioni di nuova generazione. La rete 5G, con una capacità trasmissiva 10 volte superiore a quella dell’attuale 4G, sarà in grado di connettere un numero molto grande di oggetti e persone per offrire servizi innovativi di elevata qualità, personalizzati e molto coinvolgenti.

Per Torino 5G TIM sta infatti sviluppando applicazioni dedicate alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico oltre che nuove soluzioni di smart city, monitoraggio ambientale, public safety, automotive, industry 4.0, sanità, education, mobilità e sicurezza stradale, logistica e smart agricolture. L’iniziativa conferma l’impegno di TIM nel processo di trasformazione digitale del Paese, basato su infrastrutture ed applicazioni che avranno un impatto positivo in tutti i settori del mercato e sullo stile di vita delle persone, per accompagnarle nella futura “Gigabit society”, in cui l’azienda intende giocare un ruolo da protagonista.

 

Export a gonfie vele nel 2017

Fine anno positivo per l’export piemontese: nei primi 9 mesi – secondo i dati elaborati da Unioncamere – sale a 35,6 miliardi di euro, in crescita dell’8,9% rispetto allo stesso periodo del 2016, e al  +7,3% a livello nazionale.  I mezzi di trasporto, che generano circa un quarto delle esportazioni regionali e registrano un +8,9%, trainano la ripresa. Va bene anche l’ industria alimentare (+9,4%), metalli (+9%) e quella chimica (+14,4%). L’Ue ha attratto il 57,7% dell’export ed è la Francia il primo partner commerciale della regione (+9,1%). Il Piemonte è così la quarta regione esportatrice con una quota del 10. 8% delle esportazioni italiane e registra la performance migliore tra le principali regioni esportatrici. “E’ un risultato fatto di impegno e ‘saper fare’ dei nostri imprenditori, oltre che di capacità di adattamento e innovazione di qualità. Il nostro impegno è di continuare ad accompagnare le imprese all’estero”, afferma il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello.