redazione il torinese

Gutenberg e la rivoluzione dei “caratteri mobili”

 

Quella che è stata definita “la più grande rivoluzione culturale della storia” ha una data: 23 febbraio 1455. Pare fosse un venerdì e a Magonza, città tedesca sulle rive del Reno, oggi capoluogo della Renania-Palatinato, vedeva la luce il primo libro stampato a caratteri mobili in Occidente, la Bibbia nella traduzione latina di San Gerolamo. Il merito fu di un ingegnoso orafo e tipografo tedesco, Johannes Gutenberg che mise a punto una lega di piombo e metallo da cui vennero ricavati dei singoli caratteri, riutilizzabili ogni volta. Per secoli la copia dei testi era stata affidata all’opera certosina degli amanuensi che redigevano con la loro abile scrittura dei veri e propri capolavori destinati ad un pubblico elitario. All’inizio del XV secolo era stata introdotta la tecnica della xilografia, con le matrici di stampa ricavate da un’unica lastra di legno che poteva essere impiegata solo per stampare sempre la stessa pagina. Ma il sistema si rivelò estremamente  scomodo, per niente economico e quanto mai laborioso. Così, grazie all’innovazione dei caratteri riutilizzabili, nel giro un triennio –  lo stesso tempo in cui veniva scritto un libro a mano –  furono stampate 180 Bibbie in due volumi di 1282 pagine complessive, una quarantina su preziosa pergamena e le altre su carta di canapa importata dall’Italia. I libri stampati con la nuova tecnica, nel periodo compreso tra il 1453 e il 1500, vennero chiamati incunaboli e nel caso della Bibbia (con le sue quarantadue righe di ciascuna pagina, disposte su due colonne) il carattere usato fu il gotico. I costi dell’impresa che segnò una rivoluzione nella diffusione del sapere e dell’istruzione si presentarono alquanto onerosi e Gutenberg, per finanziarla, dovette appoggiarsi all’orafo Johann Fust. Fu quest’ultimo, a fronte del successo, l’unico a trarne profitto. Infatti, prima che la produzione dei volumi  fosse terminata, citò in giudizio Gutenberg con la richiesta di 2.026 fiorini, ossia il danaro da lui prestato con gli interessi. Al processo, Peter Schöffer, incisore che lavorò nell’officina di Gutenberg, testimoniò a favore di Fust contro l’inventore dei caratteri mobili. Gutenberg, non disponendo del denaro per rimborsare il prestito, dovette cedergli i caratteri e l’attrezzatura per la stampa. Successivamente lo stesso Schöffer si mise in società con  Fust e la loro stamperia pubblicò nel 1457 il Libro dei Salmi, primo esempio di stampa a colori. Solo attraverso le testimonianze dell’epoca fu possibile successivamente riconoscere i meriti del geniale tipografo tedesco, al quale non poté essere scippata anche la giusta fama. Di quella Bibbia, libro dal valore inestimabile, ne sono rimaste ora solo 48 copie custodite nelle più importanti biblioteche del mondo.

Marco Travaglini

Librolandia, il Salone lancia il Grand Tour. Apre Culicchia

Il Grand Tour è una nuova iniziativa rivolta alla città di Torino, promossa dal Salone internazionale del Libro in collaborazione con le librerie indipendenti – che si sono recentemente consorziate in COLTI; le Biblioteche civiche torinesi e lo SBAM (Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana di Torino)

Il Grand Tour prevede incontri in 11 librerie e biblioteche torinesi (incluso un appuntamento a Moncalieri).

 

Questi 11 incontri sono le tappe di un viaggio durante il quale si illustreranno i temi più importantidella 31^ edizione del Salone; ci sarà l’occasione per rivelare alcune anticipazioni e verranno distribuite delle cartoline realizzate ad hoc che consentiranno di avere uno sconto di 2€ sul biglietto di ingresso. Ad animare ogni evento saranno il Direttore Nicola Lagioia e il Vicedirettore Marco Pautasso, di volta in volta accompagnati da ospiti a sorpresa.

 

Dopo tanti progetti condivisi – tra i quali “Portici di carta”; “Salone OFF”; “Salone OFF 365”; “Torino che legge”; “Regalibri” – il Grand Tour costituisce la naturale evoluzione delle collaborazioni e dei rapporti intessuti in questi anni con partner storici del Salone. L’iniziativa ha l’obiettivo di alimentare la coalizione virtuosa che si è costruita in questi anni a Torino tra i tanti soggetti che operano e lavorano nell’ambito della promozione del libro e della lettura.

 

Il Salone ha sentito e sente forte la vicinanza dei torinesi in ogni momento della sua storia: questa iniziativa vuole offrire l’occasione per restituire l’affetto e la passione del pubblico, che sono stati i veri motori del successo della passata edizione. 

 

Il primo incontro si terrà alla Biblioteca Italo Calvino – Lungo Dora Agrigento 94 – mercoledì 4 aprile, alle ore 18:30. Ospite della serata sarà Giuseppe Culicchia. Verrà lanciata, inoltre, la nuova edizione di “Regalibri”, l’iniziativa che si impegna a raccogliere volumi per le biblioteche scolastiche della Circoscrizione 7, e si anticiperanno anche i temi dell’imminente edizione di “Torino che legge”.

Il calendario degli incontri:

Mercoledì 4 aprile – ore 18.30 – Biblioteca Italo Calvino, Lungo Dora Agrigento 94

Giovedì 5 aprile – ore 18.30 – Luna’s Torta, via Belfiore 50

Martedì 10 aprile – ore 18.30 – Libreria Belgravia, via Vicoforte 14/d

Giovedì 12 aprile – ore 18.30 – Libreria Gulliver, via Boston 30b

Lunedì 16 aprile – ore 18.30 – Libreria Comunardi, via Bogino, 2

Martedì 17 aprile – ore 18 – Libreria La Gang del Pensiero, Corso Telesio 99

Mercoledì 18 aprile – ore 18.30 – Libreria La Montagna, via Sacchi, 28 bis

Lunedì 23 aprile – ore 18.30 – La Casa delle Note c/o Bagni Pubblici, via Agliè 9

Giovedì 26 aprile – ore 18.30 – Biblioteca Civica A. Arduino, via Cavour 31, Moncalieri

Venerdì 27 aprile – ore 18.30 – Libreria Angolo Manzoni, via Cernaia 36/d

Venerdì 4 maggio – ore 18.30 – L’ibrida bottega, via Felice Romani 0/a

(foto: il Torinese)

Librolandia, dipendenti senza stipendio ma disposti a lavorare: “ultimatum” il 15 aprile

I dipendenti della Fondazione per il Libro, l’ente che promuove il Salone, sono senza stipendio, pur riconoscendo al liquidatore il massimo impegno per individuare una soluzione nei tempi più brevi e “confermano la totale disponibilità a lavorare per la migliore realizzazione del 31/esimo Salone del Libro” e prendono atto delle dichiarazioni delle istituzioni pubbliche volte a trovare una soluzione. E’ quanto  afferma la Filcams Cgil che sottolinea i problemi che il mancato pagamento degli stipendi comporta per i lavoratori e le loro famiglie. L’ “ultimatum” scade il 15 aprile: se entro tale data non si dovessero realizzare le condizioni di un accordo sindacale volto alle garanzie occupazionali e alla puntuale corresponsione degli stipendi, i sindacati dicono che si riservano  di utilizzare tutti gli strumenti legali e contrattuali a disposizione.

Inimitabile D’Annunzio

Venerdì 6 aprile alle ore 17,30 alla Biblioteca civica “Simonetta Comanedi”, Palazzo Oddo, via Roma 58 , Albenga, i professori Pier Franco Quaglieni storico e vicepresidente del Centro Pannunzio e Gianni Ballabio,docente e critico letterario, parleranno su “Gabriele D’Annunzio , un’eredità inimitabile“, ad 80 anni dalla morte del poeta-soldato. Dichiara il prof. Pier Franco Quaglieni ,spiegando il significato dell’evento :”La figura del Vate abruzzese ,protagonista della vita letteraria e mondana a cavallo tra due secoli,scrittore di successo in poesia e in prosa, ardente fautore dell’intervento dell’Italia nella Grande Guerra cui prese parte con imprese memorabili, merita una riflessione critica e storica .Emergeranno certo limiti innegabili, ma anche tratti inediti e seducenti della sua personalità di uomo di lettere e di azione .Soprattutto emergerà il vero poeta, non il semplice facitore di versi” .Verra’ esposto il volantino originale del celebre volo su Vienna, il cui testo venne scritto dal giornalista Ugo Ojetti. Leggera’ alcuni passi delle sue opere Simonetta Pozzi. Organizzano il Centro Pannunzio del Ponente Ligure e il DLF di Albenga con il patrocinio del Comune di Albenga. Introdurrà l’evento la prof. Roberta Delfino.

Scontro frontale, cinque feriti nel sottopasso

Questa mattina a Torino sono rimaste ferite cinque persone nello scontro frontale tra due auto nel sottopasso Donat-Cattin, che da Parco Dora finisce in corso Potenza, che è stato chiuso per alcune ore per permettere l’intervento dei mezzi di soccorso . La polizia municipale sostiene dopo le prime verifiche  che probabilmente lo scontro è stato provocato dall’errore di un automobilista marocchino: con  tre passeggeri  ha imboccato contromano il sottopasso, scontrandosi con l’auto guidata da un nigeriano. I feriti sono in ospedale ma non in pericolo di vita.

74° anniversario della strage del Pian del Lot

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Nino Boeti, interverrà mercoledì 4 aprile, alle10,30,  alla cerimonia di commemorazione del  74° Anniversario della strage del Pian del Lot. L’evento si  terrà presso il Monumento ai Caduti per la Libertà, Pian del Lot, in strada San Vito aTorino

La sera del 30 marzo 1944 sul ponte Umberto I, un partigiano dei Gruppi di Azione Patriottica (Gap) uccise un caporale della contraerea tedesca. I nazisti reagirono con la più sanguinosa rappresaglia mai compiuta a Torino. All’alba del 2 aprile 1944 prelevarono dalle Carceri Nuove 27 partigiani e civili (quattro ancora oggi ignoti), rastrellati nelle settimane precedenti in Val di Lanzo e in Val Pellice, e li fucilarono a gruppi di quattro nei pressi della batteria antiaerea dove prestava servizio il graduato tedesco: la radura del “Pian del Lot” , posta sulla collina poco sotto il colle della Maddalena. I compagni di prigionia furono obbligati a ricoprire la fossa comune nella quale alcuni caddero solo feriti. Nei giorni seguenti la stampa riferendosi alla vicenda scrisse che erano “delinquenti abituali” appartenenti ad una “vasta organizzazione terroristica”. Subito dopo la riesumazione delle spoglie, il Comune collocò sul sito una targa visibile sul retro della stele attuale. Un anno dopo, per iniziativa spontanea delle famiglie e degli amici venne eretto il monumento inaugurato il 17 novembre 1946. La grande lapide in granito è sormontata da una lastra che reca l’epigrafe: “Il 2 aprile / 1944 / piombo nemico qui falciava le vostre radiose e fiorenti / giovinezze. Italia e mamma fu il vostro / ultimo grido mentre la terra che per tredici mesi / vi fu letto di morte copriva i vostri corpi straziati / e agonizzanti / Parenti ed amici offrono nel ricordo del vostro martirio”.

Quante Dc? Non tutti sono titolati a parlarne

Di Giorgio Merlo

Dunque, a 25 anni dalla sua fine naturale, la Dc continua a far discutere. I più la contestano ancora duramente, molti la detestano sempre pregiudizialmente, alcuni invece cominciano a scoprirne la sua importante funzione storica e politica. Insomma, si tratta di una esperienza politica e culturale che è destinata a far discutere. E forse per molti anni ancora. Eppure, al di là delle pregiudiziali negative e dei commenti favorevoli, un dato e’ abbastanza evidente: molti pensano di sostituire il suo ruolo, la sua funzione e addirittura il suo profilo nella concreta dialettica politica italiana. Di oggi, però. Ed è proprio qui che nascono gli equivoci e i fraintendimenti. Ossia, e’ tremendamente difficile e complicato riproporre l’esperienza della Dc e candidarsi a suo erede naturale da parte di personaggi e di esponenti politici che sono e restano lontani anni luce dalla sua cultura, dai suoi insegnamenti e dai suoi leader. Eppure è ciò che realmente sta capitando. Moltissimi commentatori si stanno esercitando in questa singolare ed anacronistica operazione. I 5 stelle come la Dc perché oltre ad essere il primo partito hanno pure un consenso trasversale. Interclassista si sarebbe detto un tempo. Altri sostengono che il centro destra, ovvero il tradizionale “blocco sociale” del forzaleghismo, contiene il vero consenso democratico cristiano. Perche’ un blocco sociale e politico sostanzialmente ostile e alternativo alla sinistra pre e post comunista. Altri, infine, propendono per la tesi che sia proprio il Pd, al netto degli ultimi “ex comunisti sopravvissuti” in quel partito, che rientra di diritto tra gli eredi della Democrazia Cristiana. Ora, senza dilungarci in questa dissertazione sui presunti e virtuali eredi del partito di De Gasperi, Moro, Fanfani e Donat-Cattin, forse è arrivato anche il momento per sostenere una semplice ma definitiva considerazione: e cioè, la cultura e l’ispirazione democratico cristiana possono essere riproposti e riattualizzati solo da coloro che rientrano a pieno titolo in questa tradizione e che, nel bene e nel male, non l’hanno mai rinnegata. E ciò per svariati motivi. Ma su tutti vale una motivazione di fondo. Un partito dichiaratamente populista, demagogico e post ideologico come i 5 stelle; uno schieramento apertamente di destra come l’attuale centro destra; un partito che fino a ieri era apertamente e dichiaratamente un “partito personale” e che oggi, con Renzi in crisi, e’ apertamente confuso e sbandato come il Partito democratico, non possono essere confusi neanche lontanamente con l’esperienza, il ruolo, la funzione e soprattutto con la cultura politica della Democrazia Cristiana. E allora, per non girarci attorno, tocca a coloro che non hanno mai rinnegato quella esperienza cercare oggi, nel concreto, le modalita’ politiche, culturali ed organizzative per non archiviare definitivamente quel magistero politico. Questo non significa riproporre la Dc. Sarebbe semplicemente una sciocchezza perché la Dc e’ stato un grande partito ma anche e soprattutto un prodotto storico. Di quel momento storico. Tocca, semmai, ai cattolici democratici e ai cattolici popolari di oggi farsi carico di una iniziativa politica che sappia riattualizzare e riproporre quella cultura, quella tradizione e quel patrimonio ideale, culturale, etico e programmatico. Nella dialettica politica contemporanea, però. Un patrimonio, quindi, che va aggiornato e modernizzato. Questo, credo, e’ l’unico modo per non svilire e per non deprimere ulteriormente il ruolo storico della Dc ma, soprattutto, e’ anche la modalità concreta per recuperare una cultura politica che per troppi anni e’ stata colpevolmente ed irresponsabilmente sottovalutata e quasi rinnegata.

Boom di visitatori nel ponte di Pasqua alla reggia di Venaria e nei musei torinesi

Fine settimana pasquale all’insegna del bello e della cultura per  migliaia di turisti e di torinesi che hanno scelto la cultura nel lungo weekend festivo. 32 mila i visitatori alla Reggia di Venaria e 23 mila al Museo Egizio. Oltre 5000 al Museo dell’Auto. 17.715 persone hanno scelto i Musei Reali di Torino come meta in questi giorni di festa. A questi si aggiungono migliaia di visitatori che hanno affollato i Giardini Reali e il Boschetto, riaperto da pochissimi giorni.

Giorno di punta è stata la domenica di Pasqua, prima del mese e coincidente con l’iniziativa Domenica al museo promossa dal Mibact che prevede l’ingresso gratuito nei musei ministeriali: nelle 9 ore di apertura della biglietteria sono stati registrati 10.200 ingressi, ma i dati si sono mantenuti a un ottimo livello anche negli altri giorni a pagamento.

Schianto in auto: muore a 40 anni dopo il pranzo di Pasquetta

Il 40enne Davide Abrile e’ morto alla guida della Mercedes Silk del fratello, ieri pomeriggio, al rientro dei festeggiamenti del lunedì di Pasqua, sulle strade di Caselette. Stava guidando quando ha perso il controllo della vettura, finita contro il muro di un’azienda dopo una carambola. I soccorsi intervenuti non hanno potuto fare nulla per salvarlo. Attoniti gli amici che lo stavano seguendo su altre auto dopo la giornata di festa.

FIAT TORINO – PISTOIA: Alla ricerca di Torino

Partita difficile da commentare senza indulgere in aggettivi roboanti di stupore e incredulità. Proprio per questo motivo tralascerò volutamente un commento tecnico a dir poco o troppo severo o troppo vacuo di una partita che si doveva e si poteva vincere

Una partita inverosimile che sembra una disfatta, che avrebbe potuto rappresentare un’incredibile rimonta e che, per i risultati concomitanti, non è ancora una pietra tombale sui sogni playoff. In realtà è tutto o quasi come prima di giocare, anche se due punti in più oltre al morale avrebbero garantito molto visti i prossimi impegni di Torino in campionato, ma tant’è, come si dice… , e vediamo come andrà il prossimo futuro. Sicuramente sarà obbligatorio sbucciarsi le ginocchia e andare a terra più volte per dimostrarsi meritevoli sia dei playoff che di una tifoseria che non molla, anche se a tratti comprensibilmente fatica a capire le motivazioni di “assenze” temporanee dalla “pugna” di alcuni giocatori. Il dado non è tratto ma sta scivolando tra le mani… e non ci sono più possibili variabili.

La squadra ci ha fatto sognare e vivere un sogno con la conquista della coppa Italia tale da farci sperare in sogni più grandi. Forse tutti abbiamo volato troppo in alto, mentre gli altri, arrabbiati e inferociti hanno messo sul piatto quel qualcosa in più per “darci una lezione di vendetta”. Però non ce l’avrebbero fatta se, insieme al talento indiscusso dei nostri giocatori, si fosse associata quella “garra” che non è più apparsa se non a sprazzi e per disperazione. Ci sono ancora poche partite, circa 240’ supplementari permettendo: sono quattro ore di fatica e di impegno, non sono pochi ma non sono tanti. La FIAT Torino può ripartire solo vincendo quasi tutto, come se fosse a Firenze. Difficile, non impossibile. Poco tempo fa Torino per restare in A vinse 5 delle ultime 7 partite in un campionato dove chi retrocesse aveva 22 punti!!! Adesso probabilmente a 12 o 14 si è salvi. Errori li hanno fatti tutti e tempo fa scrissi che per Torino erano necessari due o tre anni per attestarsi a comprendere il campionato di alto livello di serie A. Nessuno di noi ha mai diretto squadre di questo livello e non so quanti oltre a tifare e a scrivere abbiano allenato in serie A. Non è solo far giocare bene la squadra (che già non è “pileggio da piccioletta barca” come scrisse il poeta) ma è anche gestire persone e personalità, umori e sponsor, dirigenti e addetti ai lavori e tanto altro che non si vede ma che esiste, e solo l’esperienza ti tempra al necessario Know How di cosa fare. Difficile suggerire cosa fare per il futuro, facile proporre cosa fare nell’immediato: dare tutto, subito e fino alla fine, in modo da terminare con l’onore delle armi in caso negativo o con l’alloro del vincitore in caso di successo. E onorare il pubblico che ci mette cuore, entusiasmo, risorse di tempo ed economiche è forse il primo dovere del giocatore di qualsiasi sport, con altrettanta forza e coraggio moltiplicata dalla responsabilità morale. Alla FIAT Torino, che quest’anno ci ha già dato tanto, e che ci ha sicuramente “spiazzato” più volte, non si chiede più molto altro che l’impegno, e poi sarà quel che sarà, ma dando il massimo si può perdere, ma non si esce sconfitti.

Paolo Michieletto