redazione il torinese

Fuggito l’uomo barricato in garage con le bombole del gas

L’uomo che si era barricato nel garage di casa propria con delle bombole di gas, questa mattina a Carmagnola, è riuscito a dileguarsi, probabilmente impiegando un’uscita secondaria. Si tratterebbe di un romeno con problemi psichiatrici. I Carabinieri, che temono possa creare danni a sé e agli altri,  sono sulle sue tracce.

Un brindisi all’Italia

Gran successo al 52^ Vinitaly che non è solo il santuario del vino, ma anche quello dell’olio e di altri prodotti gastronomici. Un appuntamento a cui non si può mancare. Una frotta di appassionati e gourmet, di Vip e politici lo hanno visitato.

Se il Vinitaly avesse pure compiuto il miracolo di far dialogare i leader politici che vi sono andati sarebbe stata troppa grazia e, del resto, nessuno se l’aspettava. Infatti, se Luigi Di Maio andava a destra, l’altro, Matteo Salvini, girava a sinistra pur di non incontrarsi e brindare all’Italia. Visto che Di Maio ha riscoperto la frase celebre di Andreotti sulla “politica dei due forni” riadattandola e reinterpretandola in modo distorto; ce ne viene in mente un’altra del leader democristiano Aldo Moro sulle “convergenze parallele” , ma più che convergenze sembrano divergenze parallele. Invece di avvicinarsi, pur legittimamente, conservando le proprie specificità si allontanano dalla visione del bene comune. Fanno di tutto per allontanarsi sempre di più senza smetterla di essere sempre in campagna elettorale. Detto questo, spot elettorali e vita reale, sono completamente differenti. Torniamo al Vinitaly, dal Piemonte alla Sicilia il buon vino migliora e regioni che non esistevano prima in campo vinicolo sono diventate produttrici di alta qualità: quindi non solo più Piemonte, Toscana, Sicilia e Veneto, ma anche Abruzzo e tutte le altre.

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Le statistiche registrano l’aumento del turismo del vino che è salito del 9% e 1 viaggiatore italiano su 3 ha fatto turismo spinto dall’enogastronomia abbinandola, talvolta all’arte. Segno evidente che le motivazioni per viaggiare sono molteplici. Secondo le ricerche effettuate da IRI per conto di Vinitaly le cose vanno bene anche per le catene distributive che stanno realizzando un incremento delle vendite con un prezzo medio che aumenta di anno in anno. Fra le curiosità c’è “Authentico”, una startup che permette agli utenti di riconoscere i prodotti enogastronomici nati in Italia, contribuendo anche alla diffusione e alla conoscenza delle aziende di qualità. L’idea nasce a Napoli da tre professionisti: Pino Coletti, Giancarlo Panico e Gennaro Cirillo. Se sarà sufficiente a salvaguardare il Mady in Italy abbiamo qualche dubbio, ma quella dell’algoritmo per identificare i prodotti agroalimentari italiani è idea geniale Ovviamene sul Vinitaly non mancano quelli insoddisfatti, ma per la logistica e le code effettuate dall’autostrada sino a quelle nella Fiera stessa. La lamentala è stata così forte che all’ultimo giorno si entrava quasi senza biglietto e code. I vignaioli bresciani lamentavano “ore di coda e logistica insufficiente. Conseguentemente mettono in dubbio per il futuro la loro presenza a Verona”. Un titolo di prima pagina di un Giornale di Brescia aggiunge che fra gli scontenti ce ne sono molti altri, tra cui il consorzio Franciacorta. Malgrado la logistica e le code il costo del biglietto di 80 € è segno che la Fiera ha molti proseliti. La morale: bisogna lavorare sulla logistica che porterà ad un maggiore meritato meritato.

Tommaso Lo Russo

 

Ustionato da giorni, 87enne grave al Cto

E’ stato ricoverato al Cto in gravi condizioni l’uomo di 87 anni, residente a  Pratiglione, soccorso nel tardo pomeriggio di ieri dal personale del 118 nel giardino di casa sua. Le gravi ustioni rinvenute su diverse parti del corpo potrebbero risalire ai giorni scorsi. E’ possibile che il pensionato si sia ustionato accendendo la stufa. Ma abitando  in casa da solo, potrebbe non essere riuscito riuscito a chiedere aiuto.

Art Kane. Visionary

FRA MUSICA, MODA E IMPEGNO CIVILE LE IMMAGINI DEL GRANDE FOTOGRAFO AMERICANO IN MOSTRA ALLO “SPAZIO DON CHISCIOTTE” DI TORINO


Visionario. Sperimentatore e rivoluzionario. Dagli obiettivi grandangolari alle pellicole dai colori saturi, trent’anni prima della fotografia digitale, utilizza e rende popolare la tecnica cosiddetta del “sandwich”: due o più diapositive stratificate, messe a registro posizionandole al contrario o sottosopra nello stesso telaio. Risultato: scatti assolutamente originali e inaspettati, specchio immediato e improvvisato dell’anima, immagini che ribaltano amplificano e interpretano la realtà, caricandole di metafore e intensa poesia. Fra i grandi maestri della fotografia del XX secolo, Art Kane (New York, 1925-1995) ci ha lasciato in trent’anni di appassionato esaltante lavoro – dagli anni Sessanta fino a tutti gli Ottanta – strepitose immagini iconiche, legate soprattutto al mondo della musica, dell’impegno civile, della moda e della pubblicità. Ma anche fotografie editoriali, ritratti di celebrities, reportage di viaggio e scatti di ricerca pura. Esempio d’imitazione per intere generazioni di fotografi, a lui e a sessant’anni esatti dalla sua “Harlem 1958” (fra le fotografie più significative della storia del jazz, che vede insieme ben cinquantasette grandi jazzisti chiamati a raccolta dallo stesso Kane a New York su un marciapiede della 126esima Strada), la Fondazione Bottari Lattes dedica da giovedì 3 maggio a sabato 14 luglio una mostra – la prima a Torino – nelle sale dello “Spazio Don Chisciotte” di via della Rocca 37/b. La rassegna, dal titolo ben esplicito “Art Kane. Visionary”, si inserisce nell’ambito della prima edizione di Fo.To-Fotografi a Torino, promossa (dal 3 maggio al 29 luglio)

dal MEF-Museo Ettore Fico ed è curata da Guido Harari, altro grande fotografo, fra i più famosi della storia della musica mondiale. “Art Kane è stato la mia principale fonte di ispirazione – ammette lo stesso Harari – il mio vero motore creativo quando ho cominciato ad avvicinarmi alla fotografia. La musicalità delle sue immagini, la loro inventiva audace indicavano una strada ricca di appassionanti avventure e deviazioni per un fotografo in erba qual ero, e così è stato fino alla scomparsa di Kane e oltre”. Una forte liaison affettiva e professionale che spinge Harari a dedicare a Kane una prima mostra nel 2012 alla sua “Wall Of Sound Gallery” di Alba e poi nel 2015 una grande retrospettiva al Palazzo Santa Margherita di Modena, frutto di un accurato lavoro di recupero dell’archivio di Kane e da cui prende avvio anche la mostra subalpina allo “Spazio Don Chisciotte”, dove troviamo esposte circa 40 opere che ben documentano gli svariati ambiti d’indagine fotografica sperimentati dall’artista newyorkese. Che alla fotografia decise di dedicarsi a tempo pieno solo negli ultimi anni Cinquanta, dopo importanti esperienze professionali come art director nel settore editoriale e giornalista free lance. Imponente e impressionante é la sua prima foto, “Harlem 1958” ( cui già s’è accennato) con quella “montagna” dei più famosi jazzisti dell’epoca messi insieme – con non poca fatica, pensiamo – dallo stesso Kane per uno scatto che è diventato storia della fotografia e storia del jazz. Da allora il suo obiettivo ha mirato con grande fantasia e sublime tecnica (non mai di freno all’intuito e alla piena libertà espressiva) ai grandi del rock, del pop, del soul e ancora del jazz – dai Rolling Stones a Bob Dylan ai Doors e a Janis Joplin fino a Frank Zappa ad Aretha Franklin a Louis Armstrong e a Duke Ellington – creando una serie infinita di icone. Prima fra tutte, quella memorabile degli Who, addormentati ai piedi di un monumento e avvolti dalla bandiera britannica. Scatti “musicali”, accanto ad altri non meno suggestivi dedicati ai temi sociali e politici legati alle battaglie per i diritti civili (quelli degli afroamericani e degli indiani d’America) o alla guerra del Vietnam: immagini di forte impatto simbolico, come il “Cristo sulla sedia elettrica” a commento della canzone With God on Our Side di Bob Dylan o il volto di un vecchio Hopi rugoso come una corteccia, indimenticabile al pari dell’immagine del reduce del Vietnam ridotto a tronco umano su una carrozzella. A chiudere la rassegna torinese sono, infine, alcuni scatti di quelli realizzati per le più importanti testate di moda americane e inglesi dell’epoca – quali Look, Life, Esquire, Harper’s Bazaar, McCall’s e Vogue – che a lui s’affidavano sapendo di poter ottenere solo da lui immagini che “eliminano il piccolo e il brutto per enfatizzare il grande e l’eroico”.

Gianni Milani

“Art Kane. Visionary”

Spazio Don Chisciotte – Fondazione Bottari Lattes, via della Rocca 37/b, Torino; tel. 011/19771755-1 – www.fondazionebottarilattes.it

Dal 3 maggio al 14 luglio Orari: dal mart. al sab. 10,30/12,30 – 15/19

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Nelle foto

– “The Who”, 1968
-“The Great Day in Harlem”, 1958
– “With God on Your Side”, 1970
– “Rolling Stones”, 1966
– “Vogue America”, 1962

Turismo sostenibile con Unesco

Il 4 maggio prossimo, al Campus ONU di Torino, il Centro per l’UNESCO organizza la Giornata Conclusiva del Percorso Formativo  “Turismo Sostenibile in Piemonte, a partire dai Siti UNESCO: ambiente, patrimonio ed economia”

 

IL PROGRAMMA

GIORNATA CONCLUSIVA del Percorso Formativo “Turismo Sostenibile in Piemonte a partire dai Siti UNESCO: ambiente, patrimonio ed economia” CAMPUS ONU di TORINO – Padiglione Piemonte (Viale Maestri del Lavoro 10) L’evento sarà trasmesso in diretta live sulla pagina FACEBOOK “Centro per l’UNESCO di Torino” #TRAVELENJOYRESPECT 1000 STUDENTI ed INSEGNANTI da tutto il Piemonte, presenteranno le loro proposte per: ITINERARI TURISTICI, SITI WEB E MAPPE INTERATTIVE per un TURISMO SOSTENIBILE E RESPONSABILE presso i Siti UNESCO del Piemonte e non solo. Un viaggio alla scoperta de le Residenze Sabaude, i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, i Sacri Monti, fino ad arrivare alle pendici della Riserva MAB UNESCO del Monviso. Il Tenente Colonnello Silvio Mele, Guido Curto, Marta Fusi, Paolo Castelnovi , Roberto Cerrato, che hanno collaborato alla realizzazione del Corso di Formazione sui temi: AMBIENTE, PATRIMONIO,ECONOMIA del Piemonte interverranno durante tutta la Giornata per una valutazione dei lavori degli studenti. La MOSTRA dei lavori : fotografie, poster, disegni e altre creazioni, realizzati dagli studenti partecipanti farà da cornice all’evento

4 maggio Mole granata

Il  4 maggio nell’anniversario della tragedia di Superga, la Mole si tingerà di granata in omaggio al Grande Torino. La Città e il Torino Football Club rendono così omaggio alla squadra che ha lasciato un ricordo straordinario nella storia del calcio italiano e che anche per le sue prodezze “divenne riferimento di un Paese alle prese con la ricostruzione”, dice  Roberto Finardi, assessore comunale allo Sport. “Un atto meritorio nei confronti delle vittime di quella giornata fatale del  ’49 e di quanti amano lo sport”.

 

(foto: il Torinese)

“Grand’Italia” di Quaglieni tra le proposte di Golem

Scelte a volte scomode e a volte difficili ma sempre a difesa della libertà di pensiero, della cultura e della possibilità di conoscere, capire, comprendere tutelare le libertà individuali e collettive. E’ la linea  della casa editrice Golem che per il Salone del Libro propone le sue ultime novità: Grand’Italia di Pier Franco Quaglieni (nella foto piccola), un acuto affresco su importanti figure che hanno contribuito a far grande il nostro paese; Sloweb di Pietro Jarre e Federico Bottino: come difendere la nostra vita dall’uso indiscriminato del Web e come difendere la nostra privacy; Tango rosso di Maria Antonietta Macciocu: un potente romanzo che esplora lati oscuri della violenza familiare; Due uomini e una culla di Andrea Simone: il diario di due uomini che decidono di costruire una famiglia e la storia della loro piccola Anna; Guida Arcobaleno a cura di Bernardo Paoli, Marzia Cikada e Alice Ghisoni: una guida per capire il mondo LGBT+ e, soprattutto, per aiutare ragazzi e famiglie a non sentirsi isolati di fronte a difficoltà e turbamenti legati all’identità di genere; Psicosociologia della Genitorialità a cura di Simona Adelaide Martini: uno spaccato delle nuove prospettive della psicologia di fronte ai cambiamenti della famiglia. Ma tante altre novità di Golem edizioni vi aspettano al salone al Pad. 23 Stand S02.

“Cammino popolare” per la Festa del lavoro

 1 coreografo anticipatore di nuovi linguaggi artistici / 1 musicista eclettico
120 interpreti tra cittadini e artisti di ogni età e provenienza

2 spazi industriali riconvertiti in luoghi di cultura e arte contemporanea: l’ex stabilimento Fiat nel quartiere Mirafiori e l’ex centrale termica Officine Lancia nel quartiere San Paolo

8 spazi di prova dalle periferie al centro di Torino e Novara / 2 mesi di produzione

1 assistente della Compagnia Virgilio Sieni / 5 assistenti torinesi alla coreografia

 

TORINO|BALLO 1945_Grande cammino popolare è una performance collettiva ideata dal coreografo di fama internazionale Virgilio Sieni per La Città Nuova – Giovani, lavoro e comunità in cammino, progetto multidisciplinare di Associazione Didee, realizzato in partenariato con le associazioni Filieradarte e Merkurio – progetti musicali, Istituto G. Salvemini e Almaterra, che affronta il tema dell’innovazione civica indagando il ruolo delle arti performative partecipate e il lavoro artistico e di cura come risorsa per la comunità.

 

L’evento coreografico sarà presentato al pubblico in occasione della Festa del Lavoro e dei Lavoratori martedì 1° maggio 2018 alle ore 17 nello Spazio MRF di via Luigi Settembrini 164 a Torino, nel passato stabilimento Fiat, e vedrà il coinvolgimento di oltre un centinaio di cittadini di tutte le età, professioni, estrazione sociale e provenienza. L’accompagnamento musicale dal vivo è affidato al percussionista Michele Rabbia.

 

Al termine della performance collettiva il coreografo si trasferirà alle ore 20,30 negli spazi della Fondazione Merz di via Limone 24, nel popolare quartiere San Paolo di Torino, per tenere una lezione gratuita dal titolo I doveri del corpo sul ruolo del cittadino nella società attraverso i propri gesti: accogliere, ascoltare, sostenere.

 

Nel 1945, a pochi giorni dalla Liberazione, gli Italiani poterono festeggiare un Primo Maggio di libertà e di pace. E proprio in occasione della Festa del Lavoro TORINO|BALLO 1945 si manifesta al pubblico in un cammino popolare dove protagonisti saranno persone di tutte le età, estrazione sociale e provenienza sullo sfondo di un contesto simbolico in tema di lavoro, archeologia industriale e rigenerazione del tessuto urbano: il quartiere di Mirafiori e lo Spazio Mirafiori MRF di via Settembrini, ex stabilimento produttivo della più grande fabbrica della città: l’ex Fiat.

Le azioni coreografiche, risultato di alcuni mesi di prove intensive negli spazi di diversi quartieri della città, emergeranno in un’operazione che richiama il famoso dipinto ‘Il Quarto Stato’ di Pellizza da Volpedo, esposto per la prima volta proprio a Torino nel 1902.

«L’evento TORINO | BALLO 1945 – spiega il coreografo Virgilio Sieni –  ha racchiuso un periodo di pratiche dove cittadini, performer, danzatori di tutte le età e professioni si sono dati appuntamento con l’intento di creare un’azione coreografica comune, al fine di conoscersi e mettersi in cammino riflettendo sulle qualità del gesto e su come queste possano fungere da dispositivo che, aprendo all’ascolto, scuote e rigenera posture e dinamiche fondative dell’uomo».

Il cammino popolare intende creare un luogo condiviso, abitato da una comunità del gesto che torna a essere ‘polis’, in una ricerca di rinnovate identità e visioni che disegnano architetture ‘altre’ attingendo alla memoria storica. Il senso del progetto non è costruire uno spettacolo, ma proporre un’esperienza condivisa intorno all’idea di “cittadinanza”.

«La pratica della condivisione, come del riconoscersi nell’altro, divengono una mappa tattile e percettiva per elaborare strategie personali tra la consapevolezza rivolta al corpo e la scoperta di uno spazio comune manipolato dalla tattilità, lo sguardo, la gravità, la prossimità, il corpo agito e osservato: capacità biologiche e naturali dell’uomo che in questa esperienza si ritrovano intorno al senso del rito, generato e condiviso dalla comunità, e del gioco, rinegoziando le semplici cose attraverso la densità e l’orizzontalità del respiro – approfondisce il coreografo – Persone che prendono atto della necessità di sospendersi, di vivere a pieno il senso del corpo politico necessario alla vita partecipativa. L’azione richiede di acquisire una tattilità sapienziale verso l’altro e far sì che tutto il gruppo si sposti secondo l’energia degli individui. Ballo che è allo stesso tempo cammino comune, frequentazione di luoghi che tornano a essere agorà, viaggio che sa d’impresa condivisa, pratiche che disvelano spazi rigenerati, “illuminazioni” e memorie che si incontrano, vivere lo stupore dal quale si origina il gesto».

Il percorso ha coinvolto nella preparazione Giulia Mureddu, assistente coreografa della Compagnia Virgilio Sieni, e professionisti del territorio: Francesca Cola, Tommaso Serratore, Aldo Rendina, Aldo Torta e Gabriella Cerritelli. La restituzione pubblica sarà presentata nello Spazio Mirafiori MRF, un’ex stabilimento industriale, oggi svuotato di produzione materiale, ma che si rianima con la ‘produzione’ di relazioni ed esperienze, muovendo proprio dalla storia della fabbrica per approdare alla valorizzazione di ‘produzioni immateriali’, servizi culturali e artistici per la collettività con una specifica attenzione alle vecchie e nuove generazioni, alle donne e ai migranti con la collaborazione dellaCooperativa D.O.C. –  Ostello di Rivoli e dell’Associazione Almaterra – Centro interculturale delle donne Alma Mater.

La partecipazione è gratuita fino ad esaurimento posti. Al termine della giornata dedicata per eccellenza ai diritti, Virgilio Sieni offre, dalle ore 20,30 nel contesto della Fondazione Merz in via Limone 24 a Torino, una breve lezione “agita” e di riflessione sul tema dei doveri del cittadino, che per il coreografo coinvolgono il corpo e la relazione con “ogni uno”. La lezione I doveri del corpo dura 60 minuti ed è aperta a tutti fino a esaurimento posti. Consigliata prenotazione: 011.19719437.

L’edificio della Fondazione Merz, ex centrale termica Officine Lancia, centro d’arte contemporanea dal 2005, apre il suo cortile e i suoi spazi nel popolare quartiere San Paolo, ospitando un primo approccio alla trasmissione del vocabolario del corpo; giusto una suggestione di scuola contemporanea sui linguaggi del corpo e le scienze cognitive, che libera da strumenti digitali, torna a basarsi sull’esperienza del gesto e sulla tattilità delle pratiche, che supportano, accompagnano, accolgono, in risonanza.

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Martedì 1° maggio 2018

  • ore 17.00 Spazio Mirafiori MRF – corso Luigi Settembrini 164, Torino

TORINO|BALLO 1945 _GRANDE CAMMINO POPOLARE

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

  • ore 20,30 Fondazione Merz – via Limone 24, Torino

I DOVERI DEL CORPO

Lezione di Virgilio Sieni aperta a tutti

Partecipazione gratuita, consigliata prenotazione 011.19719437

La Regione riqualifica fiumi e laghi

Fiumi e laghi: la Regione Piemonte ha come obiettivo il mantenimento o il recupero del buono stato delle acque superficiali e sotterranee in conformità con il Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po e con il Piano di Tutela delle acque, in via di revisione.

Creare passaggi per i pesci,  realizzare dispositivi per la continuità biologica dei corsi d’acqua, intervenire su alvei e sponde per ridurne l’artificialità. Questi alcuni degli interventi ammessi a finanziamento nel bando della Regione, da un milione e 260.000 euro, per la riqualificazione dei laghi e dei fiumi piemontesi, pubblicato il 26 aprile sul Bollettino regionale. Il bando è destinato agli enti locali, con delle premialità per quelli che presentano domanda in forma associata. Gli enti beneficiari del bando sono Comuni, in forma singola o associata, Province, Città metropolitana di Torino, Enti gestori delle aree naturali protette e aree della Rete Natura 2000. Ciascun proponente può presentare, anche in forma associata, fino a due domande di finanziamento per interventi che riqualificano i fiumi e i laghi e le aree circostanti attraverso passaggi per pesci – come la demolizione delle vecchie dighe ed opere trasversali – e migliorano le condizioni idromorfologiche. Fra questi interventi da segnalare la realizzazione di dispositivi che possano riconnettere la continuità biologica dei corsi d’acqua ostacolata da opere idrauliche, il ripristino delle aree umide, e la riduzione dell’artificialità di alvei e sponde. Il limite massimo finanziabile è fissato a 125.000 euro per progetto e per beneficiario. Nei casi in cui il progetto sia presentato in forma associata da più soggetti, potrà essere assegnato un importo massimo di 85mila euro per ciascun beneficiario. Le domande devono essere presentate in modalità elettronica ed entro le ore 12 del 15 giugno 2018. Per la Regione Piemonte la tutela della risorsa acqua è sempre più importante e al centro della pianificazione regionale, sia a livello di organizzazione del servizio idrico integrato, sia per il mondo agricolo e ambientale, nonché da monitorare continuamente nelle situazioni di emergenza come la siccità estiva o le alluvioni.

 

www.regione.piemonte.it

Il gasdotto della pace

FOCUS INTERNAZIONALE  di Filippo Re

Un gasdotto porterà la pace in Afghanistan dopo quarant’anni di guerra e di terrorismo? Sulla carta sembrerebbe proprio così. Tutti lo vogliono, tutti sono pronti a brindare, afghani, talebani, pakistani, indiani, perchè sarà una grande fonte di business per gli Stati coinvolti. Si chiama Tapi (prende il nome dalle iniziali dei Paesi coinvolti, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India) e porterà, a partire dalla fine del 2019, se tutto filerà liscio, 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno dai pozzi turkmeni di Galkynysh in Pakistan e in India attraverso il territorio afghano passando nelle regioni centro-meridionali controllate dai Talebani. La gigantesca infrastruttura occuperà migliaia di persone e darà un sostanziale benessere economico alla regione centroasiatica. Un’opportunità commerciale e politica per rilanciare lo sviluppo della disastrata economia nazionale liberandola dalla dipendenza dal gas russo. Ma dietro queste rosee prospettive restano seri dubbi sulla possibilità di realizzare interamente l’infrastruttura per l’elevata instabilità della regione. Gli attacchi terroristici e le minacce dei talebani e dell’Isis che puntano alla distruzione del gasdotto mettono a rischio il proseguimento dei lavori. Nonostante gli attentati che continuano a sconvolgere Kabul e le altre città afghane qualcosa si sta muovendo dietro le quinte dei contatti segreti in corso da alcune settimane tra il governo di Kabul, appoggiato dagli Stati Uniti e dalle forze Nato, e i Talebani o con una parte importante di essi. Cosa è accaduto? Gli “studenti coranici” si sono fatti avanti e hanno chiesto di trattare con gli americani per tentare di risolvere l’infinita crisi afghana. Colloqui diretti Stati Uniti-Talebani sarebbero un’assoluta novità poiché il gruppo islamista ha sempre anteposto il ritiro delle truppe straniere all’inizio di qualsiasi trattativa con Kabul e i suoi alleati. Il governo afghano ha risposto offrendo una tregua incondizionata ai talebani sperando di aprire una trattativa con i jihadisti. Un piccolo passo avanti verso il dialogo tra le parti sembra dunque esserci, almeno a giudicare dalle parole del portavoce degli islamisti, Zabihullah Mujahid, favorevole alla realizzazione del Tapi nelle aree sotto il loro controllo. Mujahid ha anche ricordato che il primo contratto per la sua costruzione fu firmato dai talebani stessi quando erano al governo dell’ “Emirato islamico dell’Afghanistan”, dal 1996 al 2001. Il progetto, al centro dell’attenzione dei Paesi asiatici da quasi 30 anni, prevede il trasferimento dai pozzi turkmeni (il Turkmenistan è il quarto produttore di gas al mondo) verso l’Asia meridionale di 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno ma è bloccato a causa dell’interminabile guerra e per i problemi di sicurezza che comporta il passaggio del gasdotto in Afghanistan per 700 dei 1800 chilometri complessivi del tragitto. Il gasdotto giungerà nelle città afghane di Herat e Kandahar e raggiungerà l’insediamento di Fazilka presso il confine tra India e Pakistan. Il primo tratto della conduttura tra i giacimenti di gas in Turkmenistan e la città afghana di Herat è stato finalmente completato. I leader di Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India, insieme ai generali americani e ai comandanti della Nato, si sono incontrati a Herat per festeggiare la fine dei lavori tra imponenti misure di sicurezza messe in atto anche dai 500 militari italiani schierati in città. A finanziare i lavori ci pensa l’Asian Development Bank con dieci miliardi di dollari insieme alla Banca per lo sviluppo islamico ma c’è anche un nuovo attore sceso in campo, l’Arabia Saudita, che ha deciso di investire in modo massiccio nell’esecuzione del Tapi. Questo corridoio del gas porterà sviluppo e cooperazione a quattro nazioni e collegherà l’Asia centrale a quella meridionale attraverso l’Afghanistan dopo oltre un secolo di divisioni, ha sottolineato il presidente afghano Ashraf Ghani, intervenendo alla cerimonia che si è svolta a Herat. Il Tapi non solo riavvicina l’India e il Pakistan e il Pakistan all’Afghanistan, opposti da pesanti diatribe ma ha anche ottenuto il via libera dei Talebani afghani che hanno garantito la loro piena collaborazione”. Un tratto di gasdotto, quello più facile, è stato completato, ora comincia la fase più complicata e rischiosa con l’attraversamento del territorio afghano, metà del quale è controllato dagli insorti, dai talebani ed è colpito ripetutamente dagli islamisti dell’Isis, l’ultimo gruppo arrivato in terra afghana con il trasferimento di migliaia di miliziani dai territori perduti in Siria e Iraq. I Talebani, i ribelli più forti sul campo anche se divisi in fazioni rivali, non sono però in grado di conquistare Kabul e sconfiggere l’esercito afghano, sostenuto da truppe occidentali, e questo può essere uno dei motivi che li spinge a cercare il dialogo con il governo. Il gasdotto porterà il gas turkmeno in Pakistan e in India, oltrechè in Afghanistan, stimolando l’economia in gran parte del Paese asiatico martoriato da decenni di guerra e già ricchissimo di risorse minerarie come l’uranio, a condizione che la guerra finisca. Se tutto procederà nel migliore dei modi, le casse governative riscuoteranno ingenti tasse per il transito della pipeline sul suolo afghano e introiti per 500 milioni di dollari all’anno per garantire la sicurezza delle strutture, in gran parte interrate. Altrettante risorse finiranno nelle tasche dei Talebani, forse superiori a quelle derivanti attualmente dalla coltivazione e dalla vendita dell’oppio che l’anno scorso ha fatto registrare una crescita record. Nei territori amministrati dai Talebani l’aumento della produzione dell’oppio ha registrato nel 2017 un aumento eccezionale di quasi il 90%, percentuale considerata allarmante dal rapporto annuale preparato dall’Ufficio dell’Onu contro il traffico di droga e la criminalità organizzata (Undoc) presentato di recente a Kabul. Ora le condotte verranno allungate verso le bollenti province di Helmand e Kandahar, sotto il controllo talebano, fino al confine pakistano. Ad accelerare i passi dei talebani nella ricerca di un’intesa con Kabul c’è la forte rivalità con l’Isis che può contare su numerosi combattenti ben armati che hanno rivendicato gli ultimi sanguinosi attentati a Herat e nella capitale dove una numerosa folla festeggiava il Nawruz, il capodanno persiano, solennità odiata dai fondamentalisti perchè non islamica. A questo punto non ci resta che sperare nel gasdotto e nei negoziati con i talebani. Anche padre Giovanni Scalese, il parroco di Kabul che vive rinchiuso nel bunker dell’ambasciata italiana, ripone le ultime speranze di pace nel dialogo tra il governo e i talebani e nella costruzione della conduttura trans-afghana. “Solo con la pace possiamo sfruttare le risorse naturali del Paese e far transitare un’opera così importante come la pipeline in costruzione, tutte cose ben più importanti e redditizie del commercio criminale dell’oppio. L’interesse economico potrebbe avere successo dove le armi e la diplomazia hanno fallito”.

Dal settimanale “La Voce e il Tempo”