redazione il torinese

Raccolta rifiuti “porta a porta” in zona Lingotto-Filadelfia

È ufficialmente partita la campagna di Amiat Gruppo Iren per l’attivazione del servizio di raccolta differenziatadomiciliare“porta a porta”nella zona Lingotto – Filadelfia

L’ulteriore estensione del “porta a porta” nell’area compresa tra corso Unione Sovietica, Corso Sebastopoli e corso Traiano interesserà circa 37 mila torinesi, portando complessivamente Torino a una quota di oltre 500 mila cittadini serviti dal sistema di raccolta domiciliare.  Come da consuetudine l’attivazione del servizio viaggerà parallelamente e in stretta correlazione con le attività di comunicazione collegate. In questi giorni, quindi, tutte le utenze interessate – domestiche, commerciali o produttive – riceveranno nella cassetta postale, a cura degli incaricati Amiat, materiale informativo dedicato. A seguire, dal mese di ottobre e a fine dicembre, operatori autorizzati e muniti di apposito documento e pettorina di riconoscimento consegneranno casa per casa lo “starter kit”, composto da una biopattumiera, sacchetti compostabili per la raccolta dell’organico, sacchi per gli imballaggi in plastica, calendario dei passaggi settimanali e materiale informativo sul nuovo sistema di raccolta. In concomitanza con l’attività informativa verso utenti e attività non domestiche, Amiat inizierà anche a consegnare i cassonetti previsti per la raccolta differenziata domiciliare, che verranno posizionati negli appositi spazi interni dei condomini, già individuati durante la precedente fase di progettazione. Per chiarire qualsiasi dubbio del cittadino e permettere agli utenti non trovati durante il passaggio il ritiro dello starter kit, saranno attivati anche 2 punti info distributivi, dal 15 novembre al 22 dicembre 2018 e dal 10 al 26 gennaio 2019, presso la sede della Circoscrizione 8 in Corso Corsica 55 e presso il centro di raccolta Amiat di via Zini 139.

Per ulteriori dettagli e aggiornamenti si invita a visitare il sito www.amiat.it e a seguire la relativa pagina Facebook dedicata “Porta a Porta Torino: nuove attivazioni”.

 

Delusione olimpica annunciata

Dopo la decisione del Coni di ufficializzare la candidatura olimpica di Milano e Torino la delusione a Torino è palpabile “Una candidatura per noi incomprensibile, si tratta di andare a costruire ed edificare dove non ci sono gli impianti, mentre Torino era la meno costosa. Chi si assume questa responsabilità  la dovrà spiegare al Paese”, dice all’Ansa la sindaca Chiara Appendino. Commenta il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino: “Me lo aspettavo, purtroppo non è una sorpresa: sentivo puzza di bruciato dopo la decisione di Giorgetti di far saltare il tavolo a tre e, pochi minuti dopo, far emergere la candidature a due. Se è possibile, senza Torino, recuperare un ruolo per le montagne olimpiche torinesi, la Regione c’è”.

Luna torinese

Una bella foto di Federico Palumbo: la luna nel cielo di Torino sopra la sede della Fondazione Crt

L’eredità di un leader

Sergio Marchionne e Torino. Un fil rouge che non si è interrotto neanche dopo l’ improvvisa scomparsa dell’ad di Fca, avvenuta in Svizzera il 25 luglio scorso. A sessanta giorni dalla morte, l’ Ucid di Torino ha voluto ricordare la figura del manager scelto come ad di Fiat a metà degli anni Duemila da Umberto Agnelli, poco prima della sua scomparsa.

E lo ha fatto in una serata a lui dedicata al Polo del Novecento, martedì 25 settembre scorso, proprio due giorni prima del ringraziamento che Detroit ed il mondo statunitense hanno deciso di tributare al manager che, dopo aver salvato Fiat, ha ripetuto l’operazione con Chrysler, unendo le due realtà in un unico gruppo. Testimonianze personali sul manager si sono accompagnate ad una serie di valutazioni prospettiche sul futuro industriale di Torino, affidate a personaggi che hanno segnato la storia della Fiat, quali l’ ingegner Alessandro Barberis, già direttore generale e ad di Fiat, il dottor Paolo Rebaudengo, già responsabile delle Relazioni Industriali del gruppo Fiat e segretario generale della CIDA Piemonte, insieme al segretario generale Fim-Cisl Torino e Canavese, Claudio Chiarle. “Tutti gli americani ricordano – ha affermato il presidente dell’ Ucid Alberti Carpinetti – dove si trovavano nel momento in cui appresero la notizia dell’attentato al presidente Kennedy o quello alle Twin Towers. Analogamente noi torinesi manterremo impresso nella memoria il luogo dove eravamo in quel pomeriggio in cui apprendemmo la notizia della convocazione del cda straordinario di Fca per la designazione dei successori di Sergio Marchionne. L’Ucid è un’associazione di imprenditori cristiani che si impegnano a mettere la persona al centro della propria azione. Credo che Sergio Marchionne mettesse, invece, soprattutto, al centro l’impresa, nella misura in cui la sua esistenza e prosperità potessero essere capaci di garantire il futuro dei suoi lavoratori. Una visione etica diversa, ma non poi così dissimile” “Sergio Marchionne – ha spiegato Alessandri Barberis – è stato un manager che è entrato in Fiat in un momento estremamente delicato della storia dell’azienda, nel 2004, dopo che nel 2002 la Fiat era tecnicamente fallita. Ero stato nominato direttore generale insieme a Galateri al posto di Cantarella e riuscimmo ad evitare che venissero portati i libri in tribunale. Le banche hanno salvato la Fiat in quel momento, ma hanno anche richiesto il rispetto di un piano preciso, quello che sarebbe poi stato l’Accordo di programma con il governo italiano, definito nel 2002″

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“Ricordo – ha citato Paolo Rebaudengo, che è stato responsabile delle Relazioni Industriali del gruppo Fiat fino al 2012, ed artefice anche dell’accordo di Pomigliano, in seguito alla crisi del 2008 – una vignetta pubblicata dal Washington Post, in cui il neo amministratore delegato Marchionne era ritratto mentre girava in una porta girevole. Lui ironicamente aveva questa vignetta sulla scrivania e si chiedeva quanto tempo avrebbe resistito in quella posizione. A Marchionne si deve sicuramente l’introduzione di un cambiamento dell’approccio al problema sindacale. Appena diventato amministratore delegato, fotografo’ in modo molto lucido le criticità della Fiat ed illustro’ le sue tesi, ponendo a confronto la redditività della azienda con quella delle concorrenti. Il suo realismo è stato alla base del suo successivo accordo con il sindacato. Era un leader assolutamente decisionista, che considerava il tempo una variabile fondamentale, una persona molto rigorosa, soprattutto con se stessa. “La velocità di trasmissione delle decisioni – aggiunge il segretario generale della Fim- Cisl di Torino e Canavese, Claudio Chiarle – era una peculiarità del suo carattere. In Italia, purtroppo, spesso manca questo parametro nelle relazioni sindacali, che troppo spesso sono inficiate da scontri ideologici. Sicuramente questa è la grande eredità che lascia un leader come lui, unita ad un forte senso di responsabilità del proprio ruolo”. I suoi modelli, il fisico Albert Einstein e il filosofo Karl Popper, ispiratori del suo mondo ideale, gli hanno anche permesso in modo profetico di capire che valori essenziali della società contemporanea dovevano essere la multiculturalità ed il pluralismo, in cui il rispetto verso gli altri doveva essere inteso come rispetto per la diversità.

 

Mara Martellotta

SMOG, FLUTTERO E TRONZANO (FI): DOMANI CHIEDEREMO INFORMATIVA SU CAOS BLOCCO DEL TRAFFICO

“Domani come Gruppo di Forza Italia chiederemo in Aula una informativa per cercare di chiarire il caos creato da Regione e Comune di Torino a causa delle differenti delibere in merito al blocco del traffico che stanno creando confusione tra gli automobilisti di Torino e Provincia”. Ad annunciarlo Andrea Fluttero e Andrea Tronzano, rispettivamente il capogruppo e il vice capogruppo di Forza Italia in Regione Piemonte. Concludono i due esponenti regionali di Forza Italia: “E’ evidente che i due Enti non dialogano tra loro. Comprendiamo che ci vi siano divergenze politiche tra Pd e Movimento Cinque Stelle, con l’approssimarsi del rinnovo del Consiglio regionale. Queste tensioni però non possono essere scaricate sui cittadini, in particolare quando in gioco ci sono politiche che interessano in modo diretto la loro salute”.

Il Coni ha scelto Milano e Cortina: Torino esclusa dai Giochi

Da parte del Coni è ufficializzata  la candidatura italiana per i Giochi olimpici invernali 2026: sarà quella di Milano-Cortina. Il presidente Giovanni Malagó lo ha comunicato ai governatori Fontana e Zaia di  Lombardia e Veneto. Così, dopo tanti tentennamenti e indecisioni Torino e’ rimasta esclusa.

I giovani di oggi? Non sempre rassegnati

Si intitola “L’ospite inquietante: il nichilismo e i giovani” il volume scritto nel 2007 dal filosofo e psicoterapeuta Umberto Galimberti, ospite domenica 30 settembre scorso della giornata conclusiva della quattordicesima edizione di Torino Spiritualità, e protagonista di una conferenza tenutasi al teatro Carignano dal titolo ” Non per forza rassegnati”. A distanza di poco più di un decennio dalla pubblicazione del libro, non pare essere cambiata molto la situazione, fatta eccezione per una non piccola percentuale di giovani, che è passata da un nichilismo passivo ad uno attivo, di cui non rimuove l’atmosfera pesante, ma non vi si rassegna. Il filosofo ha di recente pubblicato il volume “La parola ai giovani”, che raccoglie le voci di questi ragazzi, che mostrano un estremo bisogno di essere ascoltati per poter esprimere ciò che tacciono a genitori ed insegnanti, le loro ansie, le loro inquietudini ed i loro problemi. La conferenza al teatro Carignano è stata una vera e propria lectio magistralis con argomento i giovani, in particolare quelli tra i venti ed i trenta anni, che, secondo il filosofo ed accademico, si trovano nella fase della vita umana caratterizzata dalla maggior potenza creativa, dal massimo vigore fisico e sessuale.

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La società pare trascurare l’enorme potenziale presente in questa fascia di popolazione, che spesso non trova una collocazione nel mondo del lavoro commisurata all’impegno ed al grado della sua preparazione. Scuola e famiglia costituiscono i due più importanti fattori educativi capaci di aiutare i giovani a superare l’apatia e la mancanza di fiducia nel futuro e nel presente.La ricetta indicata dal filosofo, nel corso della conferenza a Torino Spiritualità, è stata quella di insegnare i sentimenti e di trasmettere, da parte di genitori e professori, empatia, proprio come riuscivano bene a fare gli antichi, capaci di tramandare miti e storie legate agli dei ed al destino. “I professori per essere empatici – spiega Umberto Galimberti – non devono trasformarsi in amici o pari dei loro allievi, ma devono dimostrarsi capaci di affascinarli con la cultura. Per questo motivo, se un insegnante si dimostra incapace di essere empatico, lo si deve poter rimuovere dal suo incarico educativo, anche se è di ruolo” Fondamentale è, poi, secondo Galimberti, la presenza di una sintonia tra i genitori e gli insegnanti dei figli soprattutto nella scuola elementare. Rimproverare da parte dei genitori gli insegnanti disorienta i figli dai modelli che devono seguire.

 Mara Martellotta

 

Campionati Italiani a cronometro di ciclismo

Scorre veloce il contro alla rovescia verso giovedì 4 ottobre, giorno in cui si terranno in Piemonte i Campionati Italiani a cronometro di ciclismo. La gara è organizzata dalla Rostese Rodman, in collaborazione con la Regione Piemonte, con gli enti e le amministrazioni locali di Cavour, Campiglione Fenile e Bibiana, i tre Comuni attraversati dal percorso di gara

Due le categorie impegnate: Elite femminile e Open maschile, comprendente cioè Professionisti, Elite senza contratto e Under 23 (quest’ultimi ammessi a patto che non abbiano già preso parte al campionato italiano individuale della propria categoria). La partenza e l’arrivo saranno a Cavour, comune della città metropolitana di Torino posto a sud di Pinerolo e al confine con la provincia di Cuneo. Il via, in particolare, sarà posto in piazza Sforzini, il traguardo in via Giolitti. Rispetto a quanto stabilito in una prima fase la partenza delle due corse sarà anticipato di un’ora; la prova femminile scatterà quindi alle 12, quella maschile alle 13. Gli atleti partiranno singolarmente, a intervalli regolari di un minuto l’uno dall’altro. Il percorso di gara misura 20,5 kilometri e risulta sostanzialmente pianeggiante, disegnato tra i comuni già citati e con passaggio per le frazioni di Gemerello (Cavour) e Fenile (Campiglione Fenile). Le donne percorreranno il circuito una volta, gli uomini due volte. Il livello tecnico dei Campionati Italiani a cronometro sarà elevato e assicurato dalla presenza dei migliori interpreti della specialità in campo nazionale. Tra gli uomini saranno al via il trentino Gianni Moscon (Team Sky) e il torinese Fabio Felline (Trek-Segafredo), rispettivamente primo e secondo nell’edizione 2017 della manifestazione. Con loro correranno a Cavour anche Davide Martinelli (Quick-Step Floors) e il friulano Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), che con Fabio Felline ha indossato la maglia azzurra ai Mondiali a cronometro disputati pochi giorni fa a Innsbruck. Occhi puntati, infine, sul giovane verbanese Filippo Ganna (UAE Emirates) e su Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli-Sidermec), quinto nella cronometro tricolore dell’anno scorso disputata in Piemonte. In campo femminile saranno presenti le tre detentrici delle medaglie; Elisa Longo Borghini (Fiamme Oro/Wiggle-High5), piemontese di Ornavasso, chiuse in testa sul traguardo di Caluso, seguita dalla friulana Elena Cecchini (Fiamme Azzurre/Canyon-SRAM) e da Silvia Valsecchi (BePink). Presenti altre tre atlete delle Fiamme Azzurre, plurimedagliate a livello nazionale e internazionale, giovanile e assoluto: la vicentina Tatiana Guderzo (BePink), la romana Marta Bastianelli (Alé-Cipollini) e la torinese Rossella Ratto (Cylance Pro Cycling). Al via, infine, le giovani Elisa Balsamo (Fiamme Oro/Valcar-PBM), cuneese, Marta Cavalli, campionessa italiana su strada 2018, e Elena Pirrone (Fiamme Oro/Astana), pochi giorni fa in maglia azzurra nella cronometro iridata di Innsbruck, insieme a Elisa Longo Borghini. 58 in totale gli atleti iscritti, 33 uomini e 25 donne, pronti a darsi appuntamento a Cavour il prossimo 4 ottobre.

ADDIO AL GRAN BAZAR DI ISTANBUL ?

FOCUS INTERNAZIONALE  di Filippo Re

Si vedono e si sentono anche i colori e i profumi del celebre Gran Bazar nel libro che Edmondo De Amicis dedicò a Costantinopoli sul finire dell’Ottocento facendo rivivere con pagine di grande eleganza letteraria la capitale dell’Impero ottomano ormai al tramonto

Arrivato via mare dopo oltre dieci giorni di navigazione il cronista-scrittore ligure, ma torinese d’adozione, rimase stupefatto dalla bellezza della città sul Bosforo “davanti alla quale tutti emettono un grido di meraviglia”. Come altri scrittori, anche il viaggiatore di Oneglia, Torino e Pinerolo, ci accompagna all’interno del Bazar scoprendo aromi e fascino nascosti sotto le volte di quel grande edificio di pietra, un tempo di legno, tra odori di spezie, stoffe e pellame, dedalo di vicoli, portici, fontane e piazzette, sovrastati da cupole che lasciano passare la luce, nel quale “si vedono tante di quelle meraviglie che è molto difficile andarsene senza comprarle” come ammettevano i viaggiatori europei dei secoli scorsi visitando la città dei sultani. È notizia di questi giorni che alcune decine di commercianti del Gran Bazar stambuliota, a causa della crisi economica e del netto calo dei turisti, hanno lasciato Istanbul per riprendere la loro attività sulle coste adriatiche del Montenegro. Non è certo un addio al famoso Bazar che oggi dà lavoro a migliaia di negozianti ma la notizia crea comunque un certo stupore pensando al ruolo vitale che questa struttura, vecchia di oltre cinque secoli, ha rappresentato nella storia di Costantinopoli. Centro commerciale di un tempo, il Gran Bazar era soprattutto il più importante luogo di incontro della capitale ottomana. Tutti i mercanti, musulmani, greci, ebrei e armeni si davano appuntamento nel Bazar per discutere di lavoro, affari e viaggi. Fatto costruire da Maometto II pochi anni dopo la conquista turca della capitale bizantina, l’antico Bazar sembrava una piccola città, con negozi, hamam e moschee, circondata e protetta da alte mura tra il Corno d’Oro e il Mar di Marmara. La giornata cominciava alle otto con la tradizionale preghiera per il sultano e finiva alle sei del pomeriggio. Nel Quattrocento le botteghe artigiane erano almeno duecento, in gran parte al coperto e una parte all’aperto, e i proprietari quasi tutti musulmani. Vi trovavano posto bottegai di sete e tessuti, oro e argento, rubini e turchesi, cappelli, vasi dorati e libri. Il Bazar non era solo un punto di riferimento per il commercio e gli acquisti ma anche un luogo dove si pianificava l’economia e si compravano gli schiavi. Era anche una sorta di Banca. C’erano infatti dei forzieri, ben custoditi dietro le botteghe, dove i residenti potevano nascondere denaro e oggetti preziosi. Ci si fidava finchè un tal giorno, verso la fine del Cinquecento, un giovane ladro svuotò di notte molte casseforti. Il clamoroso furto gettò nella disperazione tutta la città a tal punto che il malvivente, appena catturato, fu impiccato davanti al sultano.

 

Alleanze, ora si deve voltare pagina

di Giorgio Merlo
Di fronte alla progressiva scomposizione/disgregazione del Partito democratico, e’ persin ovvio e  scontato pensare ad una radicale riorganizzazione del campo dell’ex centro sinistra. Un campo  alternativo al sovranismo e al populismo anti sistema e demagogico. Ben sapendo che sarà un
lavoro lungo, complesso e articolato. Ma prima di pensare a come ristrutturare questo campo  politico e culturale, forse è bene chiarire subito che ciò può essere possibile solo se vengono  valorizzati ed esaltati 3 elementi decisivi. Innanzitutto va recuperata sino in fondo la “cultura delle alleanze”. Perché in Italia, come insegna la miglior tradizione cattolico democratica, “la politica e’ sempre stata sinonimo di politica delle alleanze”. Va archiviata definitivamente la cosiddetta “vocazione maggioritaria”, peraltro naufragata con il tramonto politico irreversibile del Partito democratico e, al contempo, va archiviata finalmente anche la strategia renziana – fallita ripetutamente in questi tutti ultimi anni in tutte elezioni locali e nazionali  – che ha negato alla radice la cultura delle alleanze a vantaggio della supremazia esclusiva di un solo partito che, guarda caso, coincideva e si riconosceva con il capo indiscusso di quel partito. Cioè lo stesso Matteo Renzi. In secondo luogo la cultura delle alleanze non può prescindere dalla presenza attiva e responsabile delle singole identità politiche e culturali. Non cartelli nostalgici o ideologici del passato ma quelle culture politiche, ovviamente rilette e riattualizzate, che hanno contribuito a fondare e a consolidare la democrazia italiana. A cominciare dalla cultura cattolico democratica, cattolico popolare e cattolico sociale che in questi anni si è pericolosamente eclissata a vantaggio di un dubbio ed effimero nuovismo che ha manifestato tutti i suoi limiti politici e progettuali. Il che si impone anche per il tramonto, questo sì definitivo, dei cosiddetti “partiti plurali”, ovvero del Partito democratico e di Forza Italia. Ma la riscoperta delle identità –  riformiste, democratiche, di governo e politiche – ha un senso se riescono a riconoscersi in un progetto complessivo. Un progetto di società e di governo, ben sapendo che l’onda lunga populista, demagogica e anti sistema non si esaurirà in breve tempo. In ultimo, ma non per ordine di importanza, la cultura delle alleanze e la riscoperta delle identità prevede anche il ritorno, almeno in linea teorica, dei “leader” politici salutando definitivamente la stagione dei “capi”. Almeno per un campo politico che contrasta la deriva autoritaria, oligarchica e di destra della nostra democrazia e delle nostre istituzioni democratiche. Perché quando un partito si identifica nel suo capo e il suo capo con una coalizione – che poi quella coalizione non esiste, come abbiamo visto e sperimentato con l’ultima gestione del Partito democratico – e’ persin ovvio che cresce e si consolida anche la mala pianta della fedeltà politica, del gregariato e della cortigianeria. Cioè l’assenza di una vera e propria classe dirigente. Vizi e degenerazioni che hanno costellato e accompagnato anche la politica democratica e di molti partiti che pur si rifanno alla prassi e ai valori costituzionali.  Ecco perché, adesso, si deve voltare pagina. Definitivamente. Senza la ripresa di una vera ed autentica “cultura delle alleanze”, il rischio di una deriva autoritaria nel nostro paese e’ semplicemente dietro l’angolo. Tocca alla coscienza democratica e costituzionale di questo paese – trasversale senza che nessuno possa rivendicarne l’esclusiva – arginare questa deriva e creare, al contempo, una alternativa politica, culturale e programmatica seria e credibile.