È uno di quei modi di dire, insieme a maggioranza bulgara, tra i più popolari in Italia. Per i più giovani vale la pena di ricordare che, per quanto riguarda l’espressione “maggioranza bulgara” ci si riferisce a quando la Bulgaria era una repubblica popolare nell’orbita sovietica e le votazioni dei mitici e famosi comitati centrali dei partiti al potere nei paesi dell’est Europa avvenivano sempre all’unanimità. In quella parte d’Europa il mondo è cambiato, non sempre in meglio, ma il detto è rimasto . In verità anche per quanto riguarda il modo di dire : è come un campo di patate , bisogna fare qualche precisazione. Il detto vale se ci si riferisce a dopo che i buoni tuberi o se vogliamo chiamarli con il nome scientifico ” solanum tuberosum ” sono stati raccolti . Prima , se si guarda un campo coltivato di patate , è uno spettacolo di ordine e di rigogliosità bello a vedere e dove la natura ed il lavoro dell’uomo danno uno spettacolo straordinario. Ma tornando al nostrano modo di dire esso mi è ritornato in mente , con qualche imprecazione , nella giornata di venerdì mentre in parte a piedi ed in parte , come sempre , guidavo la Vespa attraversavo il centro di Torino. Una tristezza ed un pericolo. Le vie delle zone auliche della capitale sabauda ridotte come e peggio del famoso “campo di patate”. Piazza Castello, Piazza Carignano, Via Cesare Battisti e zone adiacenti disseminate di cubetti di porfido divelti e ampie macchie di catrame a deturpare la pavimentazione di quello che una volta si poteva definire il salotto di Torino.
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Per non parlare del tratto che da Via Giolitti porta a Piazza San Carlo e poi fiancheggiando la bella chiesa di Santa Cristina porta ad accedere alla Piazza CLN dove la pavimentazione era uno
spettacolo , quasi un biliardo, e che ora è una tristezza a guardarlo. E così girando per via Pietro Micca, Cernaia , Garibaldi, Po e tutte , dove più e dove meno, le altre. Non si salvano nemmeno le vie laterali , dove i cubetti di porfido, come tante piccoli satelliti viaggiano per conto loro sballottati dalle auto e dalle persone in un carambola brutta a vedersi ed in qualche caso pericolosa per i pedoni più distratti e per incauti ciclisti e motociclisti . Ogni tanto dopo giorni ed in alcuni casi settimane, nei casi più evidenti, a sistemare momentaneamente e a deturpare esteticamente arriva uno sconnesso manto di catrame che anticipa di mesi ed in qualche caso , purtroppo in via definitiva , la risistemazione originale . Incuriosito mi sono informato da alcuni amministratori di altri comuni che, con dovizia di informazioni, mi hanno spiegato che in questo modo , oltre a fare tardi e male, si spende di più . Prima per la sistemazione provvisoria e poi per quella definitiva che avviene su di un’area più ampia rispetto all’intervenire subito ed in maniera definitiva appena uno o due cubetti di porfido oppure una losa o una pietra si smuovono. Insomma si opera tardi e male e si spende di più. Così , tra una buca ed un cubetto di porfido da evitare ed concerto delle pietre che sotto le ruote della Vespa si muovono , si circola per le vie del centro di Torino al tempo di ” Chiarabella” .

Nella sua biografia, prima di morire nel 2005, scrisse: “Molti dissero che quel giorno non mi alzai perché ero stanca. Ma non è vero. Ero invece stanca di cedere”. La sua storia ispirò, tra gli altri, il film La lunga strada verso casa (1990) con Whoopi Goldberg
della città. Il gesto della donna innescò un moto di sdegno e indignazione nelle comunità afroamericane che portò ad un boicottaggio dei mezzi pubblici, durato ben 381 giorni. A guidare la protesta c’era il pastore protestante Martin Luther King, che individuò nell’atto di ribellione della Parks la molla che diede vita al movimento dei diritti civili americani. L’anno seguente arrivò la prima importante vittoria: la Corte Suprema stabilì l’incostituzionalità delle discriminazioni razziali sugli autobus. Altre ne seguirono, come l’approvazione del Civil Rights Act del 1964. Il gesto coraggioso di Rosa Parks, diventata la figura-simbolo del movimento dei diritti civili, venne premiato, nel 1999, con la Medaglia d’oro del Congresso. Nella sua biografia, prima di morire nel 2005, scrisse: “Molti dissero che quel giorno non mi alzai perché ero stanca. Ma non è vero. Ero invece stanca di cedere”.La sua storia ispirò, tra gli altri, il film La lunga strada verso casa (1990) con Whoopi Goldberg.










