redazione il torinese

Tav alla Camera, che fa la Lega?

Di Ibis

La questione Tav è approdata finalmente alla Camera: è proprio il Parlamento infatti che deve decidere su un trattato internazionale come quello che impegna l’Itala a fare l’alta velocità Torino – Lione. E vi approda grazie alle mozioni presentate da Forza Italia e Pd. Quella di Forza Italia porta la prima firma della torinese Claudia Porchietto  e dice : “nel corso di questi mesi lo scontro sociale e tra le forze politiche, anche interne alla maggioranza di governo, si è ulteriormente acuito, anche a causa del sistematico utilizzo di prassi dilatorie poste in essere con l’intento di procrastinare le decisioni” e chiede al governo di “consentire lo sblocco delle gare per l’avvio dei lavori definitivi della Torino-Lione” . Nella mozione si propone anche di “rafforzare l’intervento in favore delle aree e delle popolazioni interessate dalla realizzazione dell’opera” con 150 milioni di Euro di opere compensative, incentivi e defiscalizzazioni e la “possibilità di istituire una zona franca nell’area geografica interessata dalle opere”. Quella del Pd porta come prima firma quella del capogruppo Del Rio, e vi è scritto che “la fase di stallo rischia di avere costi economici e sociali elevatissimi per l’Italia e per la mobilità di persone e merci per l’intero continente europeo, finendo per privilegiare irrazionalmente il trasporto su gomma”. La mozione impegna il governo “a adottare le iniziative di competenza per autorizzare Telt alla pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base sotto il Moncenisio”. Pare che la Lega voterà contro, insieme ai 5 stelle, sia all’una che all’atra. Ma per i leghisti piemontesi, in testa il capogruppo alla Camera Molinari, sarà dura spiegare alla grande maggioranza favorevole alla Tav un tale voto, dopo aver partecipato alla due manifestazioni di Torino con oltre 60 mila persone in piazza. Quanto potrà ancora la Lega nascondere le gravi divergenze con gli alleati di governo dietro gli slogan anti immigrati? Oltre alla Tav infatti c’è un’altra divisione ,questa volta di politica estera, ma non di poco conto: il Venezuela. Salvini critica il governo perché non prende le distanze dal “dittatore rosso ” Maduro. Si sa che i 5 stelle hanno sempre difeso il regime che applica ( sgangheratamente) certe ricette assistenzialiste care ai grillini. Ricette che hanno devastato l’economia venezuelana: anche a Torino ci sono profughi che vanno mostrando documentari sulla terribile miseria di uno dei Paesi più ricchi di petrolio al mondo. Bene ha fatto Emma Bonino , al congresso di + Europa a Milano , di fronte agli oltre 2 mila delegati, ha denunciare: ” Quanto accade in Venezuela è la dimostrazione di dove porta la strada dell’avventurismo politico, del populismo economico e del disprezzo del principio liberale del rispetto dei diritti individuali e della divisione dei poteri” . Salvini sarà il 27 e 28 febbraio a Washington. La visita Oltreoceano del vicepremier del Carroccio serve, anche in vista delle elezioni europee, a rassicurare la Casa Bianca sul fatto che il fronte sovranista non guarda solamente alla Russia di Putin. Molto probabilmente il leader leghista parteciperà alla Cpac, la Conservative Political Action Conference del 2019. L’evento, che rappresenta la conferenza annuale dei conservatori americani, e lì potrebbe incontrare Trump. Certo non ci può andare come punta di diamante di un governo filo Maduro, visto che Trump ha subito riconosciuto il suo avversario Guaidò. Tav e politica estera sono cose importanti: si può sacrificare tutto in nome di una poltrona di vice premier?

 

Divorzio breve, come e quando conviene

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

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Sono numerose le notizie di coloro, soprattutto uomini e padri, che hanno dovuto affrontare ingenti spese. Di contro, vi sono casi in cui si è optato per una mera separazione di fatto, proprio in ragione dei costi per procedere allo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale.

Il costo medio varia in base ad una molteplicità di fattori: da punto di vista delle spese legali vi sarà l’onorario dell’avvocato e le eventuali spese anche dell’avversario in caso di mancato accoglimento delle domande azionate nel giudizio; i costi vivi di giustizia (contributo unificato, bolli e quant’altro) sono invece gratuiti. Nel merito bisognerà comunque valutare a priori, l’eventuale mantenimento richiesto (moglie e figli, nonostante le più recenti novità giurisprudenziali sul tema, orientate sempre di più ad escludere l’assegno in favore del coniuge, indolentemente dall’accoglimento della domanda di addebito) ed in generale la complessità delle questioni anche in tema di diritto immobiliare da trattare. In costo complessivo oscillerà in ogni caso in base alla tipologia se consensuale (dove c’è l’accordo di entrambi i coniugi), oppure giudiziale, con la relativa causa legale in tutte le sue fasi (di trattazione, istruttoria, decisionale) in entrambi i casi interverrà necessariamente il giudice, che si pronuncerà con sentenza. Più recentemente, grazie all’introduzione della Legge sul Divorzio breve del 26 maggio 2015, n.55 è possibile avviare procedura con tempistiche molto più celeri rispetto al rito ordinario. Se infatti prima erano necessari 3 anni dalla separazione per richiedere il divorzio, ora bastano 12 mesi (in caso di separazione giudiziale) e 6 mesi (se consensuale).  Vi è poi la possibilità di divorziare anche con la comparizione davanti ad un sindaco tramite il c.d. “divorzio breve in comune”.

CONTRIBUENTI, CORRENTISTI, STATO, BANCHE, FISCO E CITTADINI: QUALE DIALOGO?

Le voci autorevoli e preziose di Alessandro Meluzzi, Orlando Formica e Serafino Di Loreto di ‘SDL Centrostudi Spa’

A che punto è giunto, attualmente, il rapporto, in termini di dialogo, equità ed efficacia, tra Stato, banche, cittadini e contribuenti? Sul tema intervengono, ciascuno per parte propria, tre autorevoli esperti. In un Paese all’ombra del rischio terza recessione, ove complesse sono le relazioni fra i soggetti e gli attori di mercato, sociali ed economici che lo compongono, diventa dunque fondamentale trovare nuovi stimoli e altrettanti punti d’intesa.

Banche e Fisco ingiusti costituiscono una delle spade di Damocle del Paese. Il difficile equilibrio tra poteri forti economici e italiani onesti è minato da un livello profondo di contenzioso con due pesi e due misure, costantemente sbilanciato a favore degli istituti di credito, e dei grandi gruppi industriali e lobby di potere a essi correlati. Sono i piccoli correntisti a fare le spese dei maxi errori e delle scelte strategiche e politiche errate dei grandi manager ai vertici della banche. Mentre Bankitalia, il controllore, è controllato a sua volta dalle controllate, le banche, che ne detengono ben oltre il 70% del capitale sociale“, spiega il Professor e Avvocato Serafino Di Loreto, fondatore del team bresciano ‘SDL Centrostudi Spa’, dal 2010 sempre in prima linea su scala nazionale nella lotta legale alle iniquità del sistema fiscale e creditizio italiano. E approfondisce: “Quanto accaduto negli ultimi mesi, maxi-processo per il crack delle banche venete ‘Popolare di Vicenza’ e ‘Veneto Banca’ incluso, aiuta a spiegare sia l’allargamento dello spread, quindi del premio per il rischio richiesto verso asset italiani, che il rallentamento nell’andamento del pil, oggetto di una preoccupante decrescita dello 0,1% nel terzo trimestre dell’anno. E minori investimenti equivale a un rallentamento ulteriore nella dinamica della crescita della ricchezza nazionale, per la semplice ragione che le aspettative di investimento, una volta formatesi, tendono a rimanere stabili nella loro posizione per qualche tempo. Un po’ come lo spread, che una volta raggiunta quota 300 necessita di molti mesi prima di ridiscendere in area 130/150 punti base“, dichiara Serafino Di Loreto. Il rapporto degli uomini col denaro rappresenta la croce e la benedizione, come il rapporto con la natura. Non si tratta né di santificare, né di demonizzare la finanza. Ma quando questo rapporto viene inquinato dalla perdita di libertà e di dignità perché i padroni del denaro, che si chiamino Stato, fisco, banche, finanza internazionale, riducono attraverso il denaro gli uomini liberi in schiavi, allora la faccenda diventa diabolica attraverso le catene del debito“, esordisce invece Alessandro Meluzzi, stimato psichiatra e studioso, opinionista tv, scrittore, saggista e criminologo sempre attento ai fenomeni del cambiamento in atto.

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Ogni intervento di buon governo che spezzi queste catene e restituisca al denaro la sua funzione di mezzo e non di fine – prosegue il Professore – recupera elementi di equità e di giustizia. Lo stesso vale per gli operatori privati che si battono affinchè ciò sia possibile. Parliamo dunque di questioni complesse, ma non per questo irrisolvibili. Il provvedimento della pace fiscale e le misure economiche di questo governo vanno sicuramente nella direzione giusta, poiché considerano l’uomo come un fine e non un mezzo strumentale. E l’economia un mercato di saggezza, ma non uno strumento di oppressione e di sfruttamento“. Per poi concludere: “Ribadisco indiscutibilmente che coloro che fra gli operatori del diritto, come la stimata case history bresciana, aiutano i cittadini a difendersi dall’oppressione fiscale e da quella bancaria e creditizia sono benemeriti, in quanto ricorrono all’impiego virtuoso della legge nella difesa del più debole, nella prospettiva di recuperare dignità e civiltà alla indiscutibile centralità della persona umana“. Preziose e autorevoli in materia anche le parole del Professor Orlando Formica, Garante per il Contribuente della Regione Autonoma della Valle D’Aosta: “Il Garante per il Contribuente delle Regioni d’Italia è preposto a una funzione di mediazione informale tra Fisco e contribuenti. A fronte di atti palesemente illegittimi emanati dall’Amministrazione Finanziaria nei confronti di imprese e famiglie, il nostro Ufficio può attivare l’ “autotutela” a seguito di motivata istanza. L’Amministrazione può modificare totalmente o parzialmente l’atto, o confermarlo. Per quanto concerne le criticità presenti sul rapporto Stato-Contribuente – prosegue l’esperto – queste sono state in parte superate con nuovi istituti vigenti quali l’ “accertamento con adesione” e il “contraddittorio preventivo”. Certo è che Fisco e contribuente si muovono su piani diversi e contrapposti. Il primo quale soggetto passivo impositore, il secondo invece quale soggetto attivo che produce, lavora, investe, risparmia, consuma e che “subisce” i tributi”.Per poi concludere: “E’ importante sottolineare la necessità di meccanismi impositivi equi, trasparenti, che non appesantiscano con eccessivi pesi (tasse, imposte, contributi) la gestione dell’operatività dei soggetti economici che producono il reddito nazionale. Per quanto concerne le banche, è essenziale la loro funzione creditizia volta preliminarmente alla raccolta del risparmio (e alla sua salvaguardia) e all’erogazione dei mutui prevalentemente all’economia reale per gli investimenti e la stessa esistenza e nella prospettiva dello scambio di beni e servizi“.

 

Juve in rimonta, Toro in grande spolvero

Lazio-Juventus finisce  1-2 nel posticipo serale della 21a giornata di Campionato. La Juve,  rimane saldamente prima in classifica con 11 punti di vantaggio rispetto al Napoli, che  ha pareggiato 0-0 con il Milan. I gol : nel st 14′ Emre Can (autogol), al 29′ Cancelo e 43′ Ronaldo su rigore.  “Una vittoria di carattere”, commenta Cristiano Ronaldo Esultano i granata che battono l’Inter per 1-0 con il gol di Izzo. L’Inter, poco brillante, resta in dieci giocatori per l’espulsione di Politano. A 30 punti il Torino è in zona Europa.

“Nuovo locale a Santa Giulia? I residenti non ne possono più”

“Se all’Amministrazione interessa davvero combattere la malamovida in Vanchiglia, ci auguriamo che lo dimostri impedendo nuove aperture indiscriminate”

Secondo voci insistenti sta per aprire in Santa Giulia un nuovo locale di somministrazione al civico 10 D. L’ennesimo che, a quanto risulta, venderà anche alcolici. I residenti, che anche questa mattina si sono svegliati dovendo vedere lo scandaloso spettacolo dei “resti” lasciati dalla notte di malamovida, non ne possono più. Ci chiediamo se all’Amministrazione interessi davvero, o solo a parole, combattere questo fenomeno, ormai sfuggito di mano. La Giunta dimostri le sue positive intenzioni impedendo l’apertura indiscriminata di nuovi locali. Diversamente, serviranno a poco tutte le altre misure, compreso l’impegno relativo ai livelli rilevati dall’Arpa.Sembra quasi che ormai chiunque si senta di improvvisarsi barista o gestore di locali. È ora di iniziare ad applicare daspo urbani.

 

Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino.

Ferdinando DApice, Coordinatore II Commissione, Circoscrizione 7.

"Nuovo locale a Santa Giulia? I residenti non ne possono più"

“Se all’Amministrazione interessa davvero combattere la malamovida in Vanchiglia, ci auguriamo che lo dimostri impedendo nuove aperture indiscriminate”

Secondo voci insistenti sta per aprire in Santa Giulia un nuovo locale di somministrazione al civico 10 D. L’ennesimo che, a quanto risulta, venderà anche alcolici. I residenti, che anche questa mattina si sono svegliati dovendo vedere lo scandaloso spettacolo dei “resti” lasciati dalla notte di malamovida, non ne possono più. Ci chiediamo se all’Amministrazione interessi davvero, o solo a parole, combattere questo fenomeno, ormai sfuggito di mano. La Giunta dimostri le sue positive intenzioni impedendo l’apertura indiscriminata di nuovi locali. Diversamente, serviranno a poco tutte le altre misure, compreso l’impegno relativo ai livelli rilevati dall’Arpa.Sembra quasi che ormai chiunque si senta di improvvisarsi barista o gestore di locali. È ora di iniziare ad applicare daspo urbani.

 

Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino.

Ferdinando DApice, Coordinatore II Commissione, Circoscrizione 7.

Giorno della Memoria, il dovere di non voltare lo sguardo altrove

di Marco Travaglini

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Così recita l’articolo 1 della Legge 20 luglio 2000, n. 211 che ha istituito il “Giorno della Memoria”. Il 27 gennaio del 1945 cadeva di sabato e le truppe sovietiche, giunte nella cittadina polacca di Oswieçim (in tedesco Auschwitz), a circa 60 km da Cracovia, abbatterono i cancelli del campo di sterminio, liberando circa 7.650 prigionieri. Ad Auschwitz, circa due settimane prima, i nazisti si erano precipitosamente ritirati, portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono lungo il percorso.

L’orrore dei campi della morte

In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi nel profondo est polacco, come quelli di Chełmno e di Bełżec, ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, come Treblinka e Sobibòr, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente uccisi nelle camere a gas. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente, per la prima volta, al mondo l’orrore del genocidio nazista. Solo ad Auschwitz, furono deportate più di un milione e trecentomila persone. Novecentomila furono uccise subito al loro arrivo e altre duecentomila morirono a causa di malattie, fame e stenti. I soldati sovietici si trovarono di fronte non solo i pochi sopravvissuti ridotti a pelle e ossa, ma, durante l’ispezione del campo, rinvennero le prime tracce dell’orrore consumato all’insaputa del mondo intero: tra i vari resti, quasi otto tonnellate di capelli umani. Lì, nel sud della Polonia, a partire dalla metà del 1940, funzionò il più grande campo di sterminio di quella sofisticata “macchina” tedesca denominata “soluzione finale del problema ebraico”.

Sette milioni di morti

Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, composta da diversi campi come Birkenau e Monowitz, estesa per chilometri. C’erano camere a gas e forni crematori, ma anche baracche dove i prigionieri lavoravano e soffrivano prima di venire avviati alla morte. Gli ebrei arrivavano in treni merci e, fatti scendere sulla cosiddetta “Judenrampe” (la rampa dei giudei), subivano un’immediata selezione, che li portava quasi tutti direttamente alle “docce”, come i nazisti chiamavano le camere a gas.I morti nei campi di sterminio, ai quali vanno aggiunti anche le centinaia di migliaia di ebrei uccisi nelle città e nei villaggi di Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia, nei ghetti come quello di Varsavia e altri ancorafurono più di 7 milioni. Oltre che nei campi di sterminio più a est, gran parte delle vittime dei nazisti trovò la morte nei lager di Auschwitz-Birkenau, Dachau, Flossemburg, Dora-Mittelbau, Neuengamme, Ravensbruck, Mauthausen, Buchenwald, Terezin.

La deportazione italiana

Dei deportati italiani, almeno 8.600 furono gli ebrei e circa 30 mila i partigiani, gli antifascisti e i lavoratori (questi ultimi arrestati in gran parte dopo gli scioperi del marzo 1944). Ci furono, poi, centinaia di migliaia di soldati e ufficiali del disciolto esercito italiano che, dopo l’armistizio dell’8 settembre, lasciati senza ordini, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento da tenere verso l’ex alleato tedesco, diventarono degli sbandati. Gli 810mila militari italiani catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra vennero considerati disertori e, quindi, giustiziabili se resistenti (in molti casi, soldati e ufficiali vennero trucidati, come a Cefalonia). Deportati nei lager, furono classificati come internati militari (Imi), non riconoscendoli come prigionieri di guerra, per poterli “schiavizzare” senza controlli, ignorando la Convezione di Ginevra sui Prigionieri del 1929. Oltre 600 mila, nonostante le sofferenze e il trattamento disumano subito nei lager, pur sollecitati ad aderire alla Repubblica di Salò e al regine nazista, rimasero fedeli al giuramento alla Patria e scelsero di resistere, pronunciando un orgoglioso e dignitoso “No” al fascismo. I militari detenuti presso le carceri di Peschiera del Garda furono i primi deportati italiani e giunsero a Dachau il 22 settembre 1943. Poi conobbero la tragedia dei lager nazisti gli ebrei, gli antifascisti condannati al carcere o al confino, gli altri militari arrestati sui diversi fronti di guerra.

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I campi di concentramento in Italia

Nell’Italia del Nord furono creati dei campi di transito dove gli arrestati (partigiani, antifascisti, ebrei) sostavano per un breve periodo, in attesa dei convogli che li avrebbero trasportati nei grandi lager del Reich e dei territori occupati. Uno era situato a Fossoli di Carpi, presso Modena. Fu smantellato nell’estate del 1944 e sostituito da un altro campo di transito situato più a nord, a Bolzano. Un altro si trovava a Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo. Anche in Italia venne istituito un campo di sterminio: la Risiera di San Sabba, a Trieste, dal 20 ottobre 1943 fino al 29 aprile 1945.

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L’attualità e il bisogno della memoria

In questi giorni la senatrice a vita Liliana Segre, espulsa dalla scuola quando aveva otto anni per la sola colpa di essere ebrea. e sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz e Ravensbrück, parlando agli studenti ha sottolineato l’importanza della memoria ” in tempi in cui si dimentica facilmente quello che è successo“. E ha aggiunto: “Anch’io sono stata una clandestina nella terra di nessuno, io lo so cosa vuol dire essere respinti quando le frontiere sono chiuse. Quando si ergono muri. Io lo so cosa vuol dire quando si nega l’asilo. Io sono una che le ha provate queste cose. Sono stata una richiedente asilo. Mi disse l’ufficiale svizzero che non era vero che in Italia c’era la guerra e ci rimandò indietro“. Un invito esplicito a riflettere su ieri e oggi, su memoria e futuro.

Primo Levi: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’ infezione serpeggia”

Quest’anno si celebra il centenario della nascita di Primo Levi. Fino dal tempo di detenzione nel campo di sterminio di Auschwitz, l’autore di “Se questo è un uomo ” e “La tregua” avvertì l’esigenza di raccontare la sua esperienza in quel girone  infernale e, subito dopo il ritorno, provò l’impulso di farne partecipi tutti, forse anche per liberarsi di un peso insopportabile da sostenere. Scrisse, in “Se questo è un uomo”: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici:considerate se questo è un uomo che lavora nel fango,che non conosce pace,che lotta per mezzo pane,che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna,senza capelli e senza nome,senza più forza di ricordare,vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno.Meditate che questo è stato:vi comando queste parole.Scolpitele nel vostro cuore stando in casa, andando per via,coricandovi, alzandovi;ripetetele ai vostri figli“. Parole di rara potenza e umanità, che fanno riflettere, che obbligano a pensare. Con grande lucidità ci ha lasciato anche questo frammento di un ragionamento profondo, tremendamente attuale, incredibilmente inquietante. “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero é nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa  premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager”.

 

Manifattura europea

Si è tenuta nei giorni scorsi a Bruxelles, la presentazione ufficiale dei partecipanti e degli obiettivi dell’Innovation Community EIT Manufacturing, promossa dal European Institute of Innovation and Technology (EIT), di cui Comau è azienda partner

La conferenza stampa ha permesso di illustrare le linee guida e le attività di EIT Manufacturing, nata per promuovere lo sviluppo e rafforzare la competitività del sistema manifatturiero a livello europeo, attraverso la collaborazione di 50 aziende leader nel campo del manufacturing e della sua filiera, insieme a Università e Istituti di ricerca internazionali. Durante il Panel “Discussion on Added Value Manufacturing”, Ennio Chiatante, Head of Digital Transformation Projects di Comau, ha rappresentato gli Industry Partner della community, soffermandosi sull’importanza di un ecosistema dei player industriali, quale è EIT Manufacturing, per lo sviluppo del settore manifatturiero in Europa. «Con la partecipazione a EIT Manufacturing, Comau dimostra, a livello europeo e internazionale, il suo impegno nella realizzazione di nuovi e sfidanti progetti volti al rafforzamento del comparto manifatturiero – afferma Ennio ChiatanteHead of Digital Transformation Projects di Comau -. Per favorire la capacità di innovazione delle imprese, uno tra i principali obiettivi della Community EIT, Comau mette a disposizione del settore industriale tecnologie e sistemi avanzati, ma anche il know-how e le competenze maturati in oltre 40 anni di presenza sul mercato, attraversole attività di formazione e alta specializzazione proposte dalla sua Academy».

L’isola del libro

Rubrica settimanale sui libri

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Murakami Haruki “L’assassinio del commendatore. Libro primo. Idee che affiorano” – Einaudi- euro 20,00

Un caleidoscopio di atmosfere fantastiche e oniriche, sospese nel mistero, ma anche lucida introspezione e senso della realtà, sono lo sfondo di questo romanzo dello scrittore giapponese. Preparatevi ad essere travolti dalla trama e dai personaggi, in un susseguirsi di sorprese, in questo che è il primo di due volumi dedicati a “L’assassinio del commendatore” (il 2°, in uscita il 29 gennaio, è sottotitolato “Metafore che si trasformano”). Dopo 6 anni di matrimonio il protagonista -senza nome- viene tradito e lasciato dalla moglie. Di lui si sa che ha 36 anni ed è ritrattista di un certo successo. La sua tecnica consiste nel non dipingere mai dal vivo: incontra i committenti, li fa parlare per capirne la natura, e poi li raffigura sulla base di qualche loro foto, semplici istantanee di vita quotidiana. Ma la sua vena artistica aspira a ben altro e non vede l’ora di dipingere solo per sé. E’ quello che si prefigge di fare dopo lo shock iniziale della separazione. Si ritira in solitudine nella casa nel bosco messagli a disposizione da un amico, figlio del famoso pittore Amada Tomohiko, ormai affetto da demenza senile e ricoverato in un istituto. Nella soffitta il protagonista trova un suo inquietante quadro nascosto, dallo strano titolo “L’assassinio del commendatore”…ed ecco il primo mistero. Qual è il significato della cruenta scena rappresentata? Perché nascondere la tela e quale passato oscuro aleggia sulla figura dell’artista padrone di casa? Secondo mistero: chi è il ricco ed enigmatico vicino di casa che abita da solo in un’imponente villa? Si chiama Menshiki, anche lui si porta appresso un passato di ombre e, dietro munifico compenso, commissiona al protagonista un suo ritratto che però deve essere assolutamente dal vero. Questo personaggio è uno degli assi portanti del libro e racchiude qualche segreto: per esempio…chi spia con un binocolo militare e perché è tanto geloso della sua privacy? Terzo mistero: perché la notte, sempre alla stessa ora, il protagonista viene svegliato dal rumore di una campanella nel bosco? Da dove proviene?Questi sono solo la punta dell’iceberg dei tanti fenomeni ambigui con cui Murakami avvinghia il lettore in una spirale di continui enigmi e scoperte.  

 

 

Lars Kepler “Lazarus” –Longanesi- euro 22,00

 

Lars Kepler è lo pseudonimo della coppia di scrittori svedesi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, che hanno unito le forze e formato un duetto vincente. Nel 2010 il loro “L’ipnotista” era diventato il caso editoriale europeo. Un successo enorme, tanto da fare concorrenza alla splendida trilogia di Larsson, e trasposto in un film diretto da Lasse Hallström. La loro scrittura a 4 mani ha regalato ai lettori una nuova serie di romanzi con protagonista l’ispettore   Joona Linna. Questa volta deve far fronte al ritorno di un vecchio nemico, il serial killer Jurek Walker. L’inizio è al fulmicotone: la polizia di Oslo indaga sull’omicidio di un ladro di cadaveri, da giorni morto nel suo appartamento. Durante il sopralluogo nel suo frigorifero vengono trovati i resti di più corpi, a diversi stadi di decomposizione; macabra scoperta di cui fa parte anche il cranio della moglie del commissario Joona Linna. Era morta di cancro anni prima ed era stata sepolta in Finlandia ma la sua tomba è stata profanata. Poi le cose si complicano ulteriormente con la scoperta del cadavere di uno stupratore e la vicenda si infiamma, tra serial killer, segni di flagellazione, inseguimenti, altri omicidi e malvagità ad un livello mai toccato prima che vi faranno stare col fiato sospeso fino all’ultima riga. La dimensione crudele è data dalla strategia del serial killer: priva le sue vittime di tutto quello che hanno di più prezioso al mondo, si insinua nelle loro menti e li colpisce proprio dove fa più male.

 

 

 

Jessica Fellowes “Morte di un giovane di belle speranze” -Neri Pozza- euro 18,00

E’ il secondo appuntamento con i delitti Mitford, ambientati nella Londra degli anni 20. Una serie di crime novel firmata da Jessica Fellowes, scrittrice e giornalista 45enne, già autrice di 5 libri sui retroscena della serie tv “Dowton Abbey” (alcuni annoverati nella lista dei bestseller del “New York Times” e “del Sunday Times”) e nipote del creatore della serie, Julian Fellowes. L’idea dell’autrice è quella di una serie di gialli, protagoniste le 6 famose sorelle Mitford alle prese con la risoluzione di delitti nell’alta società inglese. Dopo “L’assassinio di Florence Nightingale Shore”, ora alla ribalta c’è Pamela Mitford. Il giovane di belle speranze che fa una brutta fine è Adrian Curtis: attraente, ricco, scapolo ed ottimo partito. Peccato che muoia durante la festa per i 18 anni di Pamela, nella dimora di famiglia, Ashtall Manor, nel bel mezzo di una caccia al tesoro. Accanto a lui la cameriera Dulcie sulla quale ricadono subito i sospetti. Strategica ai fini della trama sarà Louisa Cannon (già in azione nel precedente romanzo) che, da ragazza povera e dedita a furtarelli, è riuscita a trovare un lavoro onesto al servizio delle sorelle Mitford. E’ lei che, non convinta della condanna di Dulcie, insieme al poliziotto Guy, si da fare per scovare il vero colpevole. Se amate i gialli di stampo classico inglese, all’Agatha Christie, e le atmosfere degli anni 20, epoca in cui le signore si cambiavano d’abito per cena e vivevano di gran mondanità, qui vi immergerete nella lettura e nel clima giusto. Allora la stampa britannica definì le sorelle Mitford “le più affascinanti del XX secolo” e furono, ognuna a modo suo, protagoniste nel bene e nel male del periodo tra le due guerre. Aristocratiche, più o meno anticonformiste, incarnarono lo stile di vita dell’elite dell’epoca. Dalla primogenita Nancy nata nel 1904 alla più piccola Debo venuta al mondo nel 1920. Erano tutte bellissime e affascinanti, con vite che presero strade diverse: dalla scrittrice alla castellana, dalla nazista convinta alla simpatizzante comunista.

 

 

E per finire una splendida chicca per i torinesi, ma anche da regalare a piene mani a chi ama leggere… a qualsiasi latitudine. E’ “Ritratto del lettore da giovane” di Nicola Lagioia pubblicato da COLTI, il Consorzio delle Librerie Torinesi Indipendenti. Lo trovate presso le librerie del gruppo, Euro 5,00; ma affrettatevi perché è in tiratura limitata. “Appartengo a quella non del tutto marginale schiera di persone che hanno avuto la vita salvata dai libri”.E’ l’incipit – che coglie al volo l’essenza di chi adora leggere- di questo raffinato libriccino di 13 pagine in cui l’autore racconta la genesi della sua passione. Formato mignon (11cm per 17) ma grandissimo spessore emotivo e intellettuale: tutto racchiuso in una busta che invita a spedirlo ad amici vicini e lontani; perché leggere vuol dire anche voglia di condividere con altri le righe che abbiamo scoperto. Lo scrittore, nato a Bari nel 1973 – dal 2106 Direttore del Salone Internazionale del libro di Torino- risponde alla domanda   “Cosa ha fatto di noi dei lettori?”   e lo fa portandoci all’origine del suo personalissimo “coup de foudre”. Nella casa dei suoi genitori non entravano libri, ma in quella dei nonni materni, invece, si. Non tanti, ma quanto basta per trovare la chiave di volta per una passione imperitura. Nella sua prima infanzia scopre così la bellezza delle illustrazioni di Gustave Doré dell’”Inferno” della “Divina Commedia” di Dante. E’ amore a prima vista perché, anche se ancora non sa leggere, quelle immagini sono per lui “…la cosa più bella che sono certo di avere mai visto nella mia ancora breve vita”. E il dado è tratto. Da allora gli anni scorrono; nella seconda infanzia impara a leggere e finalmente si addentra negli sconfinati mondi della parola scritta. Dapprima c’è l’entusiasmo per i fumetti e i suoi trucchi per comprarne a tonnellate, con episodi anche   molto divertenti (che lascio a voi scoprire). Poi arrivano i libri che possono fare la differenza… e così via fino all’adolescenza. Una traiettoria di lettore in cui possiamo riconoscerci se la pensiamo come Lagioia che scrive: “Mi porto a casa i libri da cui con tutta evidenza sono stato scelto e li leggo….Più leggo più sento che la mia coscienza si espande, i sensi si acutizzano…”

 

L'isola del libro

Rubrica settimanale sui libri
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Murakami Haruki “L’assassinio del commendatore. Libro primo. Idee che affiorano” – Einaudi- euro 20,00
Un caleidoscopio di atmosfere fantastiche e oniriche, sospese nel mistero, ma anche lucida introspezione e senso della realtà, sono lo sfondo di questo romanzo dello scrittore giapponese. Preparatevi ad essere travolti dalla trama e dai personaggi, in un susseguirsi di sorprese, in questo che è il primo di due volumi dedicati a “L’assassinio del commendatore” (il 2°, in uscita il 29 gennaio, è sottotitolato “Metafore che si trasformano”). Dopo 6 anni di matrimonio il protagonista -senza nome- viene tradito e lasciato dalla moglie. Di lui si sa che ha 36 anni ed è ritrattista di un certo successo. La sua tecnica consiste nel non dipingere mai dal vivo: incontra i committenti, li fa parlare per capirne la natura, e poi li raffigura sulla base di qualche loro foto, semplici istantanee di vita quotidiana. Ma la sua vena artistica aspira a ben altro e non vede l’ora di dipingere solo per sé. E’ quello che si prefigge di fare dopo lo shock iniziale della separazione. Si ritira in solitudine nella casa nel bosco messagli a disposizione da un amico, figlio del famoso pittore Amada Tomohiko, ormai affetto da demenza senile e ricoverato in un istituto. Nella soffitta il protagonista trova un suo inquietante quadro nascosto, dallo strano titolo “L’assassinio del commendatore”…ed ecco il primo mistero. Qual è il significato della cruenta scena rappresentata? Perché nascondere la tela e quale passato oscuro aleggia sulla figura dell’artista padrone di casa? Secondo mistero: chi è il ricco ed enigmatico vicino di casa che abita da solo in un’imponente villa? Si chiama Menshiki, anche lui si porta appresso un passato di ombre e, dietro munifico compenso, commissiona al protagonista un suo ritratto che però deve essere assolutamente dal vero. Questo personaggio è uno degli assi portanti del libro e racchiude qualche segreto: per esempio…chi spia con un binocolo militare e perché è tanto geloso della sua privacy? Terzo mistero: perché la notte, sempre alla stessa ora, il protagonista viene svegliato dal rumore di una campanella nel bosco? Da dove proviene?Questi sono solo la punta dell’iceberg dei tanti fenomeni ambigui con cui Murakami avvinghia il lettore in una spirale di continui enigmi e scoperte.  
 
 
Lars Kepler “Lazarus” –Longanesi- euro 22,00
 
Lars Kepler è lo pseudonimo della coppia di scrittori svedesi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, che hanno unito le forze e formato un duetto vincente. Nel 2010 il loro “L’ipnotista” era diventato il caso editoriale europeo. Un successo enorme, tanto da fare concorrenza alla splendida trilogia di Larsson, e trasposto in un film diretto da Lasse Hallström. La loro scrittura a 4 mani ha regalato ai lettori una nuova serie di romanzi con protagonista l’ispettore   Joona Linna. Questa volta deve far fronte al ritorno di un vecchio nemico, il serial killer Jurek Walker. L’inizio è al fulmicotone: la polizia di Oslo indaga sull’omicidio di un ladro di cadaveri, da giorni morto nel suo appartamento. Durante il sopralluogo nel suo frigorifero vengono trovati i resti di più corpi, a diversi stadi di decomposizione; macabra scoperta di cui fa parte anche il cranio della moglie del commissario Joona Linna. Era morta di cancro anni prima ed era stata sepolta in Finlandia ma la sua tomba è stata profanata. Poi le cose si complicano ulteriormente con la scoperta del cadavere di uno stupratore e la vicenda si infiamma, tra serial killer, segni di flagellazione, inseguimenti, altri omicidi e malvagità ad un livello mai toccato prima che vi faranno stare col fiato sospeso fino all’ultima riga. La dimensione crudele è data dalla strategia del serial killer: priva le sue vittime di tutto quello che hanno di più prezioso al mondo, si insinua nelle loro menti e li colpisce proprio dove fa più male.
 
 
 
Jessica Fellowes “Morte di un giovane di belle speranze” -Neri Pozza- euro 18,00
E’ il secondo appuntamento con i delitti Mitford, ambientati nella Londra degli anni 20. Una serie di crime novel firmata da Jessica Fellowes, scrittrice e giornalista 45enne, già autrice di 5 libri sui retroscena della serie tv “Dowton Abbey” (alcuni annoverati nella lista dei bestseller del “New York Times” e “del Sunday Times”) e nipote del creatore della serie, Julian Fellowes. L’idea dell’autrice è quella di una serie di gialli, protagoniste le 6 famose sorelle Mitford alle prese con la risoluzione di delitti nell’alta società inglese. Dopo “L’assassinio di Florence Nightingale Shore”, ora alla ribalta c’è Pamela Mitford. Il giovane di belle speranze che fa una brutta fine è Adrian Curtis: attraente, ricco, scapolo ed ottimo partito. Peccato che muoia durante la festa per i 18 anni di Pamela, nella dimora di famiglia, Ashtall Manor, nel bel mezzo di una caccia al tesoro. Accanto a lui la cameriera Dulcie sulla quale ricadono subito i sospetti. Strategica ai fini della trama sarà Louisa Cannon (già in azione nel precedente romanzo) che, da ragazza povera e dedita a furtarelli, è riuscita a trovare un lavoro onesto al servizio delle sorelle Mitford. E’ lei che, non convinta della condanna di Dulcie, insieme al poliziotto Guy, si da fare per scovare il vero colpevole. Se amate i gialli di stampo classico inglese, all’Agatha Christie, e le atmosfere degli anni 20, epoca in cui le signore si cambiavano d’abito per cena e vivevano di gran mondanità, qui vi immergerete nella lettura e nel clima giusto. Allora la stampa britannica definì le sorelle Mitford “le più affascinanti del XX secolo” e furono, ognuna a modo suo, protagoniste nel bene e nel male del periodo tra le due guerre. Aristocratiche, più o meno anticonformiste, incarnarono lo stile di vita dell’elite dell’epoca. Dalla primogenita Nancy nata nel 1904 alla più piccola Debo venuta al mondo nel 1920. Erano tutte bellissime e affascinanti, con vite che presero strade diverse: dalla scrittrice alla castellana, dalla nazista convinta alla simpatizzante comunista.
 
 
E per finire una splendida chicca per i torinesi, ma anche da regalare a piene mani a chi ama leggere… a qualsiasi latitudine. E’ “Ritratto del lettore da giovane” di Nicola Lagioia pubblicato da COLTI, il Consorzio delle Librerie Torinesi Indipendenti. Lo trovate presso le librerie del gruppo, Euro 5,00; ma affrettatevi perché è in tiratura limitata. “Appartengo a quella non del tutto marginale schiera di persone che hanno avuto la vita salvata dai libri”.E’ l’incipit – che coglie al volo l’essenza di chi adora leggere- di questo raffinato libriccino di 13 pagine in cui l’autore racconta la genesi della sua passione. Formato mignon (11cm per 17) ma grandissimo spessore emotivo e intellettuale: tutto racchiuso in una busta che invita a spedirlo ad amici vicini e lontani; perché leggere vuol dire anche voglia di condividere con altri le righe che abbiamo scoperto. Lo scrittore, nato a Bari nel 1973 – dal 2106 Direttore del Salone Internazionale del libro di Torino- risponde alla domanda   “Cosa ha fatto di noi dei lettori?”   e lo fa portandoci all’origine del suo personalissimo “coup de foudre”. Nella casa dei suoi genitori non entravano libri, ma in quella dei nonni materni, invece, si. Non tanti, ma quanto basta per trovare la chiave di volta per una passione imperitura. Nella sua prima infanzia scopre così la bellezza delle illustrazioni di Gustave Doré dell’”Inferno” della “Divina Commedia” di Dante. E’ amore a prima vista perché, anche se ancora non sa leggere, quelle immagini sono per lui “…la cosa più bella che sono certo di avere mai visto nella mia ancora breve vita”. E il dado è tratto. Da allora gli anni scorrono; nella seconda infanzia impara a leggere e finalmente si addentra negli sconfinati mondi della parola scritta. Dapprima c’è l’entusiasmo per i fumetti e i suoi trucchi per comprarne a tonnellate, con episodi anche   molto divertenti (che lascio a voi scoprire). Poi arrivano i libri che possono fare la differenza… e così via fino all’adolescenza. Una traiettoria di lettore in cui possiamo riconoscerci se la pensiamo come Lagioia che scrive: “Mi porto a casa i libri da cui con tutta evidenza sono stato scelto e li leggo….Più leggo più sento che la mia coscienza si espande, i sensi si acutizzano…”