redazione il torinese

Passa la notte al bar e fa dormire in auto il figlio di 6 anni

polizia ormea

All’alba, vedendo che il figlio aveva sonno lo aveva riportato in macchina a dormire

 

Ha trascorso tutta la notte al bar in compagnia del figlio di 6 anni e poi, alle 7 del mattino, lo ha portato  a dormire in auto. Ma la polizia li ha visti e ha denunciato il padre, un marocchino di 30 anni, per abbandono di minore. L’episodio è avvenuto a Torino in corso Racconigi. L’uomo era andato al bar con il bambino: li’ aveva passato la notte in compagnia di un conoscente che non vedeva da tempo. All’alba, vedendo che il figlio aveva sonno lo aveva riportato in macchina a dormire.
   

Candiolo, ottimi risultati e progetti per il futuro

medico sanita

Oggi la Fondazione, che si costituì con la legge regionale 7/2008 rappresenta un’eccellenza della sanità piemontese, ha raggiunto l’obiettivo di trasformarsi in IRCCS (Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico)

 

“In meno di dieci anni, la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo ha prodotto grandissimi risultati: oggi la Fondazione, che si costituì con la legge regionale 7/2008 (relatore Nino Boeti) rappresenta un’eccellenza della sanità piemontese, ha raggiunto l’obiettivo di trasformarsi in IRCCS (Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico): credo sia venuto il momento di avviare una nuova fase”. Lo ha detto l’Assessore alla sanità della Regione, Antonio Saitta, intervenendo a Candiolo alla presentazione del bilancio sociale dell’Istituto, alla presenza tra gli altri della Presidente della Fondazione, donna Allegra Agnelli.  

 

“La Regione è disponibile a sciogliere la Fondazione “pro IRCCS” che dal 2008 ci vede presenti con il 50% delle quote e a disegnare una nuova fase in cui Candiolo opera come presidio all’interno della rete degli ospedali piemontesi. Per ora – ha aggiunto l’assessore – si tratta solo di un’intenzione che occorre approfondire nei suoi risvolti giuridici, gestionali, patrimoniali. Di certo la nuova fase vedrà la Regione impegnata a rispettare gli impegni assunti all’atto della creazione della Fondazione e, in particolare la piena integrazione del presidio nella rete ospedaliera del Piemonte ed il potenziamento delle relazioni e della collaborazione con le nostre reti cliniche, in particolare con la rete oncologica”.

 

“La scelta del 2008 era stata opportuna per una serie di motivi: Candiolo era un presidio del Mauriziano e bisognava gestire il trasferimento  della gestione e del personale, la Regione Piemonte inoltre doveva garantire lo sviluppo e l’integrazione del presidio nella rete degli ospedali regionali ai fini del suo riconoscimento a IRCCS. Oggi – commenta Saitta – le funzioni di regolazione del sistema sanitario regionale, in cui la Regione svolge compiti di programmazione e di controllo diretto su tutti i presidi (e su tutti i soggetti erogatori pubblici e privati) rendono poco opportuno il mantenimento di un ruolo di  “comproprietario” di uno dei più importanti ospedali oncologici italiani”. Saitta ha espresso soddisfazione per l’elevato numero di contribuenti – 235mila – che hanno destinato all’Istituto di Candiolo il 5 per mille dei loro redditi.

 

www.regione.piemonte.it

FIRME FALSE, CHE PASTICCIO IN CASA PD: TROPPA POLVERE SOTTO IL TAPPETO

Davide-Gariglio

E’ una brutta storia troppo pasticciata, surreale (si pensi alle accuse da parte del Pd nei confronti della coalizione di centrodestra della precedente legislatura, a proposito dell’analogo problema delle firme, diventato oggi la nemesi dem)

 

Mercedes Bresso, l’ex governatora, che dice “in questa vicenda inaudita anche Chiamparino è responsabile”; il segretario regionale Gariglio che si confonde sulle date di presentazione delle liste dando numeri diversi ai magistrati rispetto a ciò che dichiara ora; il malumore che monta tra personale e funzionari Pd, uniche vittime sacrificali nella vicenda delle firme false. La presunta supremazia morale del partitone rosso si sfalda di fronte all’evidenza: è una brutta storia troppo pasticciata, surreale (si pensi alle accuse da parte del Pd nei confronti della coalizione di centrodestra della precedente legislatura, a proposito dell’analogo problema delle firme, diventato oggi la nemesi dem). Volano gli stracci e diventa difficile nascondere tanta, troppa polvere sotto il tappeto.

 

il Toret

Regione Piemonte, ecco il nuovo sito web

BANDIERE REGIONE

Migliora la fruizione dai dispositivi mobili: utilizzando smartphone e tablet la visualizzazione del sito si adatta in modo automatico a diversi livelli di risoluzioni

 

E’ on line la nuova versione del sito istituzionale della Regione Piemonte, caratterizzata da una home page rinnovata nella grafica, nuove pagine indice e un nuovo layout per le sezioni tematiche.

 

Migliora la fruizione dai dispositivi mobili: utilizzando smartphone e tablet la visualizzazione del sito si adatta in modo automatico a diversi livelli di risoluzioni. Il passaggio di tutte le pagine del sito alla nuova veste grafica avviene in modo progressivo e terminerà a fine 2015.Nel nuovo portale colori e titoli ad alto impatto guidano l’utente in modo veloce e diretto ai contenuti anche in base al profilo di appartenenza. Tre le categorie individuate: cittadini, pubblica amministrazione, imprese.

 

In home page le notizie e le attività più importanti intraprese dall’ente sono in continuo aggiornamento: da Piemonte Informa si accede alle principali attività della Giunta regionale; in Piemonte Newsletter si trovano gli eventi e le manifestazioni del territorio nelle diverse aree provinciali; attraverso i social network, Facebook e i due canali Twitter @regionepiemonte e @PiemonteInforma viene garantita una comunicazione costante con gli utenti; sui canali Youtube e Flickr ci sono i video e le immagini di conferenze stampa ed eventi curati dalla Regione. Il nuovo sito è stato realizzato dal Settore Stampa e Nuovi Media della Regione Piemonte e dal CSI-Piemonte.

 

Gianni Gennarowww.regione.piemonte.it

Attraversare sulle strisce come in un film di Bunuel

pedoni via roma

STORIE DI CITTA’ /

di Patrizio Tosetto

Per la stragrande maggioranza degli automobilisti le strisce pedonali non esistono. I limiti di velocità? Un trascurabile fattore di ordinaria burocrazia

 

Per il pedoni attraversare via Ventimiglia non è facile. Per la stragrande maggioranza degli automobilisti le strisce pedonali non esistono. I limiti di velocità? Un trascurabile fattore di ordinaria burocrazia. Del resto la nostra città è stata costruita per sfreccianti autovetture. Si sta ipotizzando una serie di appositi permessi per i pedoni. Dovranno dimostrare con relativi certificati medici perché sono costretti a camminare. Le persone anziane, che non hanno parenti prossimi disponibili e patentati dovranno rimanere nelle proprie abitazioni. Ci sono apposite associazioni che, attraverso volontari, penseranno al vitto. Le mie sono solo polemiche battute?

 

Veramente ciò che ho appena detto vi sembra talmente assurdo che appare surreale? Vi voglio raccontare due piccoli “ritratti”  di una realtà sicuramente assurda che, per l’appunto, per quanto surreale appare fa parte di questo nostro presente. Primo. Prima d’attraversare mi sincero. Sopraggiunge un Suv. Chi lo guida è tra i più solerti nel non considerare le strisce pedonali, e come i più raffinati che  telefonano ovviamente senza auricolare. Lo saluto in segno di scherno visto che non si ferma. Ed a questo punto viene il bello. 50 metri dopo si ferma, tira giù il finestrino e mi urla addosso.Sono colpevole d’aver tentato il suicidio compromettendolo. Proprio cosi. Personali decimi di secondo di sbigottimento e quando m’avvicino alla autovettura, questa riparte velocemente. Secondo. Piazza Vittorio. Come sapete gli attraversamenti sotto i portici dove si innestano le vie laterali sono con le strisce pedonali. Quando guido mi fermo sempre. Il 50% degli automobilisti che precedono s’incazza strombazzando.

 

L’epiteto più carino è “cretino perché ti sei fermato”. Tanto non c’è nessuno. Mia obiezione: come si fa a vedere qualcosa dietro me che io non posso vedere se non fermandomi? Sentendomi in minoranza mi chiedo dove sbaglio. Trovo risposta nel mio incaponito e, appunto minoritario, metodo che consiste nel rispettare e nel voler far rispettare le regole. Sono assolutamente recidivo. Fino al punto che insisto con le mie figlie nel rispetto delle regole. Non saprei fare altro.Perchè mi sento minoritario? Fate empiricamente questo esperimento. Tentate l’attraversamento di 10 strisce pedonali in diversi punti della città. Contate fino a 10 auto che passano. contando chi si ferma. Direi, come si diceva una volta che a spanne il 30% è solerte. Descrivo marginalità sociali? No, racconto di un basso tasso di civismo che ci fa vivere nell’assurdo del capovolgimento della realtà . E non siamo dentro un film di Bunuel.

 

(Foto: il Torinese)

L'assassino: "L'ho fatto per i miei figli" Ma la famiglia della tabaccaia lo vuole aiutare

Tabaccaia asti

Pasqualino Folletto, 46 anni, reo confesso del delitto, si dispera in cella: “L’ho fatto per i miei figli”

 

L’omicida, Pasqualino Folletto, 46 anni, reo confesso del delitto, con problemi economici pare dovuti anche al gioco, si dispera in cella: “L’ho fatto per i miei figli”. Ma non c’è odio nei suoi confronti nelle parole dei familiari di Maria Luisa Fassi, uccisa per 800 euro. I genitori Piero e Pina Fassi e  le figlie Maura e Maria Luisa, molto devoti e dediti a beneficenza e volontariato dichiarano alla Stampa: «Abbiamo saputo che quest’uomo (senza mai definirlo “assassino”, ndr) ha una figlia malata. Purtroppo. Nel nostro piccolo, se vorrà, faremo ciò che è nelle nostre possibilità per rendere meno dolorosa e solitaria la sua sofferenza. La sua famiglia, uccisa anch’essa da un gesto folle non ha colpa per quanto è successo».

 

Articolo del 25 luglio 2015 – Una quarantina le coltellate che hanno ucciso Maria Luisa Fassi, la tabaccaia 54enne di Asti assassinata  sabato nel suo negozio di corso Volta. Fonti investigative avevano rivelano questo dato dopo l’autopsia, che è stata eseguital medico legale Rita Celli. Ora sembra che il colpevole sia stato trovato: si Chiama Pasqualino Folletto, un magazziniere  di 46 anni, incensurato, fermato dai carabinieri, che avrebbe confessato una rapina finita male, ipotesi che all’inizio gli inquirenti sembravano avere scartato.

 

L’arresto, spiegano  i militari dell’Arma, attraverso l’agenzia Ansa è “frutto di un meticoloso incrocio di numerosi elementi investigativi: immagini estratte dalle telecamere cittadine, attività tecniche e di sorveglianza dinamica nonché numerosissime escussioni testimoniali”. Alle indagini del carabinieri locali hanno collaborato il Ros di Roma, Torino e Milano, in collegamento con il Reparto Analisi Criminologiche Sezione Psicologia Investigativa del Racis di Roma e con il Ris di Parma.

 

Già si sapeva che era stata una sola persona ad aver ucciso a coltellate la donna. Al lavoro in queste settimane i carabinieri del comando provinciale, sotto il comando del colonnello Fabio Federici, e il pm Luciano Tarditi. All’ospedale Cardinal Massaia era stato Inutile l’intervento chirurgico al quale era stata sottoposta la commerciante,  a causa delle gravi lesioni all’addome e al torace.  Dopo questo e altri fatti di violenza, in quella che era una tranquilla città, è cresciuta  la paura tra gli abitanti. Lo scorso anno un altro tabaccaio venne ucciso a colpi di pistola per rapina. Pochi giorni fa  un camionista è stato ammazzato con un pesante cric  in pieno centro città.

 

Il gioco dell’Oca che narra la Resistenza

Lanciando a turno dei dadi, i giocatori ( da due a sei) possono muovere le  proprie pedine segnaposto su di un percorso che racconta la lotta di Liberazione nelle province di Novara e del VCO 

 

gioco oca 2Si parte dall’armistizio dell’8 settembre 1943 ( casella n.1)  e si prosegue sul tabellone nel senso indicato dai numeri progressivi fino al traguardo (casella n. 63) che corrisponde al 2 giugno 1946, giorno della nascita della Repubblica. E’ la “Resistenza in gioco”, un’originalissima versione del Gioco dell’Oca, a cura dell’Associazione “ Casa della Resistenza” di Verbania Fondotoce. Così, lanciando a turno dei dadi, i giocatori ( da due a sei) possono muovere le  proprie pedine segnaposto su di un percorso che racconta la lotta di Liberazione nelle province di Novara e del VCO senza tralasciare gli avvenimenti più generali. Così chi si troverà alla casella n.18 ( l’insurrezione di Villadossola nel novembre del ’43) potrà tirare ancora i dadi mentre alla n.22 (la battaglia di Megolo, del 13 febbraio 1944) starà fermo un giro oppure dalla 32 ( la Repubblica dell’Ossola ) potrà balzare alla 50 ( la Liberazione, il 25 aprile ’45) e, viceversa, chi s’imbatterà nell’eccidio di Marzabotto ( alla n.37) tornerà indietro alla casella n.12, dove si cita lagioco oca strage della famiglia ebraica degli Ovazza e lì starà fermo un giro. L’andamento della partita, in questo gioco, dipende in tutto e per tutto dalla sorte, dal punteggio dei dadi e dalle indicazioni delle caselle che casualmente si raggiungono, cosa che contribuì al suo successo nei secoli. Il gioco dell’oca inteso nella forma moderna (con il percorso a spirale e le decorazioni tipiche) risale alla seconda metà del XVI secolo. Nel 1580 Ferdinando I De’ Medici fece dono del nuovo e molto dilettevole giuoco dell’oca a Filippo II Re di Spagna, il quale ne rimase affascinato.  Il gioco dell’oca, come in sostanza tutti i giochi di percorso, si presta a una lettura simbolica, già evidente nella scelta delle decorazioni della versione di De’ Medici, con i “pericoli” che rappresentano le difficoltà (fisiche e morali) della vita. Di conseguenza, il gioco viene talvolta citato con intento allegorico nella cultura e nelle arti. In quest’ottica, l’idea di proporre la storia della Resistenza attraverso il gioco è senz’altro originale e offre un suggestione in più per conoscere uno degli episodi fondanti della nostra democrazia repubblicana.

 

Marco Travaglini

PROFUGO RESPINTO DALLA SVIZZERA BLOCCA IL TRENO E FUGGE

profughi 2 

Una volta aperta la porta è scappato verso la Confederazione elvetica

 

Paura a bordo dell’Eurocity 57 Basilea-Milano, quando un extracomunitario che i gendarmi svizzeri avevano respinto ha manomesso la valvola di sicurezza della porta di una carrozza. Il treno è stato così costretto a fermarsi nella galleria del Sempione, tra Canton Vallese (Svizzera) e Valle d’ Ossola. Una volta aperta la porta è scappato verso la Confederazione elvetica. Il treno è poi è arrivato in stazione, a Domodossola, con 45 minuti di ritardo.

Sassaiola a Chiomonte e al Tour de France arriva la conferma del sostegno d'oltralpe alla Tav

notavbs.org

Thierry Braillard ha presenziato alla partenza della 20/esima tappa del Tour de France, con percorso da Modane ad Alpe d’Huez. Per l’occasione gli organizzatori del Tour hanno anche accolto il dg dellaTelt, Mario Virano, che – Tav a parte – si è congratulato con Vincenzo Nibali

 

Alla Passeggiata notturna al cantiere di Chiomonte della Torino-Lione alcune centinaia di No Tav, nell’ambito dell’ormai tradizionale campeggio estivo di Venaus, hanno messo in atto un fitto lancio di petardi e fuochi d’artificio nella zona dei lavori. Questa volta non ce l’hanno fatta ad avvicinarsi alle reti. Sono stati allontanati dale forze dell’ordine, che hanno risposto con il lancio di lacrimogeni. Non si sono verificati scontri.
   

Intanto, si apprende dall’Ansa che “Il Governo francese e il presidente della Repubblica tengono molto alla Torino-Lione. Ero presente anch’io a Lione al momento del vertice franco-italiano nel dicembre 2012. E’ un progetto magnifico che il Governo sostiene”. Sono le parole del segretario di Stato francese per lo Sport, Thierry Braillard, che ha presenziato alla partenza della 20/esima tappa del Tour de France, con percorso da Modane ad Alpe d’Huez. Per l’occasione gli organizzatori del Tour hanno anche accolto il dg dellaTelt, Mario Virano, che – Tav a parte – si è congratulato con Vincenzo Nibali.

 

(Foto: archivio)
   

Deutschland Uber Alles

MERKEL

E’ pur vero che parliamo dei Campioni del mondo in carica e con pieno merito pero’, ragazzi,  non se ne puo’ proprio piu’. Si parla di cifre pazzesche: 35 milioni allo Shalke, 04, 55 milioni al Bayern – come se la Germania di soldi non ne avesse abbastanza – ma compriamo un greco che almeno li aiutiamo, no?

 

Rieccoci a parlare del mercato della Juventus, il mercato non dorme mai e leggiamo nomi su nomi, roba da far venire capogiri non per i nomi in sè ma per la quantita’ degli stessi: Portoghesi, Spagnoli, Brasiliani e…….TEDESCHI. E, su quest’ultimi, mi soffermo e mi chiedo: ma anche nel calcio dobbiamo dipendere da loro? E’ pur vero che parliamo dei Campioni del mondo in carica e con pieno merito pero’, ragazzi,  non se ne puo’ proprio piu’. Si parla di cifre pazzesche: 35 milioni allo Shalke, 04, 55 milioni al Bayern – come se la Germania di soldi non ne avesse abbastanza – ma compriamo un greco che almeno li aiutiamo, no? Cosi’ i soldi verranno depositati in banca e quei poveri cristiani potranno prelevare, no? Perche’ l’Europa avendo sospeso gli aiuti, (e non mi permetto di entrare nel merito di cio’ che non mi compete) ha messo i greci in una condizione surreale che speriamo di non vivere mai. E qui sorge una domanda: durante le 342.565 ore che le televisioni italiane hanno dedicato alla crisi greca chi era il fulcro di tutto? LEI!! Deutschland Uber Alles, ANGELA!!!

 

Pensate che per non vederla piu’ mercoledi’ sera anziche’ il tg mi sono visto il riassunto della tappa del Tour de France e mentre ero immerso nei miei pensieri un corridore si alza sui pedali e stacca tutti in salita, spettacolo puro: sono estasiato e mi chiedo chi e’, alzo il volume : Simon Geschke (DEUTSCHLAND) Eh no!!! BASTA!!! Ho virato su Discovery, c’era un servizio su di un meraviglioso uccello che canta e riproduce i suoni che assimila durante la sua vita:cellulare, motosega, antifurti etc. Andate a vederlo e’ divertente , si chiama Uccello Lira e lui nell’Euro non ci entrera’ mai….non si e’ messo d’accordo con il valore del concambio,beato lui…

 

Ma torniamo al calcio. Noi adesso compriamo i tedeschi. Che ci vogliano insegnare anche il giuoco del calcio? A NOI? Eppure qualcosa non torna. Ripenso sempre con un certo piacere quel 4 luglio del 2006 di Germania Italia , mi sembra ancora di essere li’, e’ stata una giornata indimenticabile. Dopo aver trascorso la mattinata a Dusseldorf ci trasferiamo a Dortmund e alle 17 siamo gia’ allo stadio, tutti di azzurro vestiti tranne me che sfodero il bianconero di ordinanza (e’ piu’ forte di me) in piena Calciopoli. Dirigendoci verso il nostro ingresso noto come la rappresentanza di azzurro sia pressoche’ pari al nulla…non importa pochi ma buoni,poi una volta entrati il mio pensiero diventa : beh pochissimi ma buoni, perche’ alle 20,45 lo stadio e’ tutto nero, giallo e rosso e tutti indossano rigorosamente la maglia bianca fieri del loro essere tedeschi come si deve!!!

 

Di fianco a noi un teutone mastodontico in canotta sostiene un enorme drappo con scritto Italia=mafia=pizza,date le circostanze sorrido , ma se vinciamo…magari no…ma se vinciamo…beh se vinciamo forse scappo che e’ meglio, vedremo. Ma quello striscione proprio non mi va giu’ . La partita ha inizio,emozione incredibile, un fragore di fondo nitido e assordante: DEUTSCHLAND ma pian piano il poco di azzurro comincia a vedersi di piu’ e le nostre voci anche ,perche’ loro ci patiscono non c’e’ nulla da fare , ci patiscono; scorrono i minuti e ci sentiamo piu’ forti, arriviamo ai supplementari e quello striscione…..beh adesso mi fa venire fame perche ‘ sono le 23 e mi ricordo di non aver mangiato.

 

Iniziano i supplementari e, signori, entra il nostro capitano: rasato e tirato a lucido come non mai, ricordo che dopo pochi minuti sbaglia un gol “quasi fatto” e alle mie spalle tra 83.000 persone mi raggiunge una voce: “eccolo li il vostro capitano,e’ solo capace a r………e”. M volto di scatto assieme ad un mio caro amico, lo intravedo e’ un uomo di mezza eta’ che quasi si nasconde, lo guardo e faccio finta di nulla, c’e’ la partita, passano pochi minuti e segna Grosso. E’ una gioia immensa ed irrefrenabile, non capiamo piu’ nulla ,ci abbracciamo ,esce persino qualche lacrima, siamo pochi ma BUONISSSIMI adesso e partiamo con il classico ” po’ po’ po’ po’ po’po’ po’”, i tedeschi accusano il colpo ma non e’ abbastanza. Guardo il drappo, e’ ancora appeso a non piu’ di tre metri da me, Cannavaro parte dalla difesa come un gladiatore la palla arriva a Del Piero ed e’ l’ apoteosi a non piu’ di 15 metri sotto di me. Ed e’ festa!!!

 

Indovinate il mio primo pensiero qual e’? Cercare quel tifoso italiano che ha insultato il mio capitano, lo scovo, lo punto con il dito, lui allarga le braccia con l’intento di ammettere l’evidenza davanti al talento di un campione VERO e alla fine ci abbracciamo, io della Juve lui del Toro insieme e uniti, come sempre dovrebbe essere, qui a Dortmund a 1.500 km di distanza dalle nostre terre sabaude,dalle nostre famiglie,i tedeschi se ne vanno con la coda tra le gambe ma con un’educazione da cui abbiamo in fondo solamente da imparare ….

 

E il drappo? QUELLO E’ RMASTO LI’…. L’HO TOLTO IO !!!!!! Non si poteva vedere! Allora, in questo slancio di patriottismo, diciamo viva Zaza, viva Totti, viva Marchisio viva Cannavaro e viva l’Italia e viva pure Khedyra che sara’ anche tedesco ma e’ proprio bravo e poi ce l’abbiamo noi…. Per finire in bellezza alla “volemose bene”, apriamo le frontiere e ben vengano i Goetze e i Draxler,che da noi saranno sempre i benvenuti,perche’ diciamolo avremo mille difetti , saremo etichettati come “spaghetti pizza e mandolino ma LEI ,ANGELA ,SI PROPRIO LEI le vacanze le passa sempre qui. Alla Juve pero’ LEI non la prendiamo. Non credo che coi piedi sia un fenomeno…

 

Marco Rousset