redazione il torinese

IL COMUNE PROCEDE CON LA PRIVATIZZAZIONE DEL "PARCO MICHELOTTI"

Riceviamo e pubblichiamo

 

“COME SI SOSPETTAVA, AL BANDO DI GARA HA PARTECIPATO UN SOLO SOGGETTO : LO “ZOOM” DI CUMIANA. NE CONSEGUE CHE I CITTADINI SI TROVERANNO ESPROPRIATI DI UN LORO BENE E CON UN NUOVO ZOO CON ANIMALI “DA FATTORIA” IN CASA.TUTTO QUESTO AVVIENE IN QUELLA CHE VUOL SEMBRARE ESSERE LA “CIVILISSIMA” TORINO”

 

ZOO LEONELo scorso 14 ottobre, in Comune si è proceduto all’apertura delle buste inviate dai partecipanti al bando di gara per la “Concessione per valorizzazione” dell’area dell’ex zoo all’interno del “Parco Michelotti”, da cui é emerso che è stata presentata una sola offerta, quella di “Zoom”, già tristemente noto per gestire il “Bioparco” di Cumiana (TO), dove sono detenuti animali provenienti da ogni parte del mondo, ovviamente contro la loro volontà, a scopo di lucro, con la mercificazione delle loro esistenze.Dai giornali apprendiamo che l’Assessore Lavolta si è congratulato del fatto che “Zoom” abbia deciso di partecipare al bando per riqualificare un’area da trent’anni chiusa, inanellando – una dopo l’altra – tutta una serie di inesattezze e di omissioni e confermando che non poteva essere altrimenti:

 

  • il parco non è stato chiuso e lasciato degradare da trent’anni da un’entità aliena : è stato CHIUSO dal Comune e lasciato al degrado, espropriando ai cittadini la possibilità di fruirne;

  • diversi soggetti, come dichiarato dallo stesso Assessore Lavolta, avevano presentato, nel corso degli ultimi anni, altri progetti di riutilizzo dell’area, che, però, non sono stati mai resi pubblici e neppure discussi. Anzi, in Assessorato affermano addirittura di non sapere dove siano finite quelle “manifestazioni di interesse“: come mai?

  • come conferma la cronaca, a questo bando non poteva che partecipare un solo soggetto, quello che di fatto ha poi partecipato, viste le ben determinate specifiche richieste.

Contestualmente troviamo assolutamente inconcepibile ed assai di cattivo gusto che si attribuisca a “Zoom” anche il ruolo di “educatore e sensibilizzatore ambientale”, cioè ad un soggetto che non ha il fine di difendere gli habitat e, quindi, gli animali e gli umani che lì vi abitano, ma ha solo l’obiettivo di RICREARE DEGLI AMBIENTI FALSI, DOVE POTER COLLOCARE DEGLI ANIMALI, COME SE FOSSERO IN UN VIDEOGIOCO, e di guadagnare lautamente da queste simulazioni. Quindi, attribuire a “Zoom” questo importante ruolo sociale e sperare che lo svolga al meglio, è insultare l’intelligenza e la sensibilità delle persone!

 

Altrettanto scandaloso e mistificante è ritenere che senza animali esotici uno zoo non sia uno zoo; una prigione è una prigione, sia per un leone che per una mucca, anche senza le minuscole gabbie : chi crede veramente che un leone non viva meglio in una savana africana ed una mucca in un pascolo alpino piuttosto che in una sedicente “Zoom City” ? Ancora, una farfalla o un serpente preferirebbero vivere in una stanza ed in una teca oppure liberi nei loro habitat ? Quale specie animale si individua, poi, come “fauna tipica fluviale” da relegare al secondo piano del “rettilario” ? Non è che, oltre alle “scatole” (teche) per i rettili, siano previste anche delle “bocce” per i pesci, magari presi dal fiume Po?E che cosa insegneranno ai bambini, che è giusto imprigionare altri esseri viventi ed usarli come oggetti solo per guadagnarci?Inoltre, come si fa a ritenere che gli animali possano vivere in condizioni di benessere in un luogo così urbanizzato, tra congestionate arterie stradali, smog e rumori di ogni tipo (dai botti ai concerti, dalla movida allo sfrecciare delle automobili)?

 

Certi nostri amministratori pubblici non considerano, per le loro decisioni, neppure alcuni tragici recenti episodi, come quello accaduto lo scorso 7 giugno presso il “CANC” (Centro Animali Non Convenzionali) di Grugliasco (TO), dove, durante i festeggiamenti con i botti, alcuni animali, precedentemente salvati, sono poi morti per i botti, trovandosi ristretti, anche se per essere curati, in ambienti a loro non consoni.Riteniamo pertanto che, per tutti questi motivi, tale progetto sia altamente diseducativo e sia da abbandonare al più presto, considerato anche il fatto che migliaia di persone condividono tale nostraposizione, come dimostrano ampiamente le firme apposte alla petizione contro la riapertura di uno zoo mascherato da “bioparco”.Ma purtroppo l’imbroglio non è finito qui, perché questa ipotesi di sfruttamento di altri esseri senzienti è fondata sulla privatizzazione di un’area pubblica di proprietà di tutti noi cittadini.

 

Il Comune di Torino, in sostanza, ha sentenziato che un parco – per essere vivo – invece di essere aperto alla libera fruizione dei cittadini, deve essere privatizzato, e perché sia redditizio (solo, beninteso,per chi fa l’operazione), è necessario che al suo interno si insedino attività commerciali, ricettive e di ristorazione (come da Delibera); che poi sia concesso in modo esclusivo per 30 anni ai gestori di tali attività e che, ciliegina sulla torta, per accedervi occorra pagare un biglietto!

 

Tutto questo per la modica, risibile cifra base annua di 58.540 € per ben 32.000 mq, ovvero 1,829 euro al mq., di ricavo per il Comune di Torino.

Essendoci stato un solo partecipante, riteniamo, infatti, che la cifra offerta si discosterà pochissimo da quella di base. A fronte di tali semplici considerazioni, è evidente che, nella vicenda, non esiste un interesse pubblico e che l’unica valorizzazione che si intravede, riguarda solo il portafoglio del vincitore della gara ! Dove è, inoltre, il rispetto della prevista finalità dell’individuazione di nuove funzioni, in linea con le esigenze della collettività?Con meschine scuse contabili, si continua a privare i cittadini dei loro beni e del diritto di godere della Città e della loro qualità della vita, privatizzando e mercificando ora anche il loro tempo libero nelle aree verdi.

 

Chiediamo agli Assessori Passoni e Lavolta di pubblicare i costi annui di manutenzione del Parco, così che la cittadinanza possa valutare il suo impatto percentuale sul bilancio totale delle aree verdi ed a quanto ammonti tale importo sul totale dei contribuenti.Chiediamo all’Assessore Passoni se, per una cifra così ridicola, che non servirà certamente a rimpinguare le ristrette casse comunali, si possano svendere i diritti dei cittadini e segnare negativamente il destino di molti altri esseri viventi.Chiediamo agli Assessori Passoni e Lavolta di fare un atto di coraggio : destinare gli introiti derivanti dal Michelotti alla gestione di una nuova “Cascina Falchera“, cioè rimodulata senza la presenza di alcun animale.

 

Chiediamo agli Assessori Passoni e Lavolta perché – per rilanciare il parco – il Comune non potesse proporre una collaborazione con Associazioni (formali e non) animaliste ed ambientaliste per realizzare un vero progetto di educazione ambientale ed animale, SENZA FINI DI LUCRO, utilizzando le competenze e le capacità del personale comunale che si occupa e si è occupato di laboratori scolastici, che hanno rappresentato un fiore all’occhiello per le precedenti Amministrazioni comunali.Questo sì che sarebbe stato un bel progetto per la “civilissima” Torino!

 

Chiediamo, quindi, al Sindaco FASSINO che il Comune abbandoni subito questo aberrante progetto di “Concessione per valorizzazione”, che non convalidi l’unica offerta pervenuta e che il “Parco Michelotti” rimanga per sempre pubblico e liberamente fruibile dai cittadini, senza permettere, inoltre, l’arrivo di altri animali, oltre a quelli che già, secondo natura, vi abitano o vi transitano. Ribaltiamo l’attuale risultato – ZOOM : 1 – TORINO : 0 – ricordandoci che, alle prossime consultazioni amministrative, gli attuali politici potrebbero non essere più rieletti, mentre l’orrore/errore della loro decisione, affrettata e sbagliata, si trascinerà per i prossimi 30 anni.

 

Associazioni che compongono il “Coordinamento No Zoo”:

Oltre la specie Onlus; L.I.D.A. (Lega Italiana per i diritti degli animali); Pro Natura TorinoLAV (Lega AntiVivisezione); L.N.D.C. (Lega Nazionale per la Difesa del cane); Le Sfigatte onlusO.I.P.A. Italia onlus(Organizzazione Internazionale Protezione Animali); Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori – Comitato torinese; M.E.T.A.- Sezione di Torino; Progetto Sirio; Coordinamento Antispecista torinese; S.O.S. Gaia.

Sindacati uniti scendono in piazza sotto la Mole contro la "buona scuola" di Renzi

scuola corteo

“Vogliamo un cambiamento radicale della legge”, dicono i rappresentanti dei lavoratori:  “Abbiamo voluto fare questa manifestazione in piazza per dare un senso di coralità” 

 

Tutte le sigle sindacali hanno aderito alla manifestazione svoltasi in piazza Castello in segno di protesta contro la riforma della “buona scuola” del governo Renzi. Al di là della partecipazione limitata di circa 150 persone, come riporta l’agenzia Ansa, è significativa la compattezza sindacale su questo tema. “Le riforme Moratti e Gelmini sono state approvate e poi bloccate con la terza faremo lo stesso”. Così il segretario nazionale Flc-Cgil, Luigi Rossi, “Vogliamo un cambiamento radicale della legge”, dicono i sindacati:  “Abbiamo voluto fare questa manifestazione in piazza per dare un senso di coralità”. La nuova forma di protesta fa seguito a quella delle scorse settimane da parte degli  studenti delle superiori torinesi che hanno sfilato per le vie del centro e anche in periferia. Una trentina di universitari degli Studenti Indipendenti e di Alterpolis avevano anche occupato il gasometro dell’Italags di corso Regina Margherita. La protesta era stata organizzata contro l’affidamento a  imprese private della costruzione e la gestione della nuova “casa dello studente” nel polo universitario del campus Luigi Einaudi: “Il progetto del Comune – sostengono gli universitari – è solo propaganda che nasconde una speculazione edilizia facendola sembrare un’attività a beneficio degli studenti.

 

   

Voce del verbo moda, ultimo giorno al Circolo dei Lettori

In scena il racconto della moda attraverso un fitto programma di incontri, workshop, itinerari, progetti e confronti, con grandi ospiti italiani ed internazionali

 

moda2Il tessuto – e il suo possibile futuro con l’avanzare della tecnologia – è la chiave di lettura della 3° edizione di “Voce del verbo moda”, la rassegna organizzata dal Circolo dei lettori di Torino, che dal 22 al 25 ottobre trasforma il capoluogo subalpino in una runway su cui sfilano designer, stilisti, imprenditori, costumisti, scrittori, storici del costume,  fotografi, antropologi e chef.   In scena il racconto della moda attraverso un fitto programma di incontri, workshop, itinerari, progetti e confronti, con grandi ospiti italiani ed internazionali; lungo 4 giorni dedicati alla “sapienza dell’intreccio” ovvero ai passaggi che dal filato portano al prodotto finito, che non è solo il risultato di materie prime e chimica, ma alchimia di conoscenze, storia e persone.

 

Il viaggio inizia giovedì pomeriggio, con “Fashion Pills”, maratona aperta al pubblico (dalle 17 alle 20,30). Coinvolge 20 boutique del centro che, tra eventi e performance, reinterpretano il tema della rassegna. Un appuntamento irrinunciabile per le fashion victim che potranno imparare l’uso creativo del  foulard, creare la trama personalizzata del loro occhiale, scoprire storia e creatività del marchio spagnolo Camper nella rassegna fotografica di Bertolini&Borse, assistere alla realizzazione dal vivo dell’iconico tubino nero dello stilista Walter Dang, diventare protagoniste di uno shooting fotografico in cui indossare gioielli pensati per l’occasione…e tanto  altro ancora. Poi tutti all’inaugurazione ufficiale, alle 21, al Circolo dei lettori con il fotografo di moda Giovanni Gastel (nipote di Luchino Visconti) in “La fotografia: un viaggio verso la meraviglia”.

 

Nei giorni a seguire non resta che scegliere tra:

 

-“Storie sul  filo”, incontri e conversazioni dedicati al tessuto. Tra i protagonisti: la Factory Missoni che da sempre accarezza la filosofia  dell’intreccio tra colori e filati; la designer indiana Asha Sarabhai che collabora con Issey Myake e difende la tradizione del Khadi (il tessuto lavorato interamente a mano, tipico della sua terra); Daniel Roher, project e product manager della nuova linea di tessuti “F-ABRIC” (del brand svizzero “Freitag”); il dialogo a tre voci delle stiliste di ricerca Genevieve Xhaet, Laura Strambi e Paola Volpi che confrontano le loro visioni sumoda3 copricapi e turbanti ispirati agli anni 20, abiti in fibre rigorosamente ecofriendly e biologiche, gioielli che rimandano alla trama del tessuto.

 

Invece, come fare impresa lavorando tessuti con macchinari degli anni 50 lo racconta il collezionista e imprenditore tessile Giovani Bonotto che svela la sua filosofia aziendale e si  confronta con  la curatrice di arte contemporanea Caroline Corbetta;  mentre sei grandi aziende raccontano il genoma dell’eccellenza biellese nei filmati di  “St.Of.Fa. Stories of fashion”.

 

-“Non solo stoffa” è la panoramica a 360° su stile e moda che coinvolge varie discipline: dal cinema alla fotografia passando per la letteratura. Tra gli appuntamenti, quello con il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Luca Guadagnino e i suoi “Fashion Films”, ovvero pillole cinematografiche che raccontano la moda, al Cinema Classico (piazza Vittorio Veneto) e introdotte dal direttore del Museo Nazionale del Cinema Alberto Barbera.

 

Di tempo, moda e linguaggi (tra scrittura, musica e cinema) discettano invece il regista Andrea Jublin, lo scrittore e bassista Marco Malvaldi e la scrittrice Letizia Muratori, coordinati dalla giornalista Nicoletta Polla Mattiot. Da non perdere poi “Un eterno istante. Angeli caduti” 22 immagini di Giovanni Gastel in mostra all’Ersel (Piazza Solferino, dal 23 ottobre al 20 novembre).

 

-Massima contemporaneità per il progetto “Denim street style” che racconta come il camaleontico  denim venga indossato tutti i giorni e lo fa con le foto on the road degli studenti di alcune scuole di formazione sulla moda (di Torino, Milano e Bologna). Gli scatti più interessanti saranno mostrati domenica (25 ottobre, ore 15,30) nell’incontro  “Finchè  c’è jeans…c’è speranza” e commentati dal direttore creativo di Diesel (azienda leader del settore) Maurizio Crivellari. 

 

moda1La liaison tra moda e cibo è poi al centro dell’appuntamento “Couture Kitchen” che  domenica mette a confronto lo stilista Walter Dang, l’esperta di cibi e vini Eleonora Guerini e il giornalista Luca Ferrua.

 

– Ma “Voce del verbo moda” continua anche nei percorsi museali dedicati all’impiego del tessuto nei secoli e realizzati in collaborazione con Palazzo Madama, Museo Egizio e MAO; nei workshop per adulti e bambini in cui apprendere la storia, le tecniche di lavorazione e l’ impiego dei tessuti, o con uno sguardo all’oriente nel “Japanese  Wrapping” dedicato alla tecnica “furoshiki” di “incartare i regali con il tessuto”.

 

E last but not least: il Circolo dei lettori dilata il clima di “Voce del verbo moda” in alcuni itinerari  di stile che (tra fine ottobre e inizio dicembre) condurranno in aziende sia italiane che straniere. Tra le mete: il Museo Maga di Gallarate e a Zurigo la fabbrica  Freitag che ha reinventato l’uso di teloni di camion, airbag e camere d’aria adattandoli agli accessori moda.

 

Laura Goria

 

Informazioni sul programma completo su: www.circolo lettori.it

La storia del vecchio cuore granata ricomincia dal nuovo Filadelfia, l'anima del Toro

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torio fila 2Con i tifosi anche Pulici, Claudio Sala e Zaccarelli, ma anche gli attuali calciatori Bruno Peres e Jansson, e il presidente Urbano Cairo

 

La storia granata ricomincia dalla  ricostruzione dello Stadio Filadelfia del Torino. Nell’antico stadio c’erano 10 mila tifosi, tra loro campioni del passato come Pulici, Claudio Sala e Zaccarelli, ma anche gli attuali calciatori Bruno Peres e Jansson, il presidente Urbano Cairo, gli assessori Giovanni Maria Ferraris della Regione e Stefano Gallo del Comune. La posa della prima pietra è l’inizio di un percorso che prevede la fine dei lavori esattamente tra un anno,  il 17 ottobre 2016.

 

 Giancarlo Bonetto, presidente del Collegio Fondatori Filadelfia ha detto “Il nostro ricordo va a 4 anni fa, quando nacque la Fondazione Filadelfia. Alcuni dicevano che non saremmo mai riusciti a ricostruirlo. Invece grazie al Comune, al Torino FC, alla Fondazione Mamma Cairo e alla volontà di tutti i tifosi il Fila oggi è qui, e si fa. Non possiamo non ricordare proprio oggi Don Aldo Rabino, nostro presidente onorario: ha sempre insistito per la ricostruzione, è anche grazie ai suoi consigli e incitamenti che ce l’abbiamo fatta.”

 

Commoventi le parole durante la benedizione di Don Robella: “E’ stata recuperata l’anima che ci appartiene. Non siamo sportivi e basta, abbiamo un’anima. Vogliamo guardare il cielo. Siamo oltre la vita. Abbiamo fede e speranza e la nostra speranza è ben riposta. Chiediamo al signore di benedire questa pietra e tutti coloro che qui suderanno e faticheranno”.

 

“In questo stadio – ha commentato il presidente Cairo – il Torino ha vinto 7 scudetti. Quello del 1926/27, revocato ingiustamente, lo considero vinto. È ora di andare a riprendercelo”.

 

(Foto: Fc Torino/Facebook – il Torinese)

Minorenni i lanciatori di sassi sui treni

treno frecciarossa

treno11Sono stati infatti identificati dalla polfer ragazzini di età inferiore ai 14, riaffidati ai genitori

 

Nessun ferito, per fortuna. I responsabili del lancio di pietre che ha danneggiato alcuni treni alla periferia di Torino a inizio mese, sono minorenni. Sono stati infatti identificati dalla polfer quattro ragazzini di età inferiore ai 14, riaffidati ai genitori perché non imputabili. Le pietre erano state lanciate da un cavalca-ferrovia della Falchera. Quattro treni colpiti, due di questi  avevano riscontrato danni ai finestrini.

 

(Foto: il Torinese)
   

INTRAPPOLA.TO AD HALLOWEEN: DETECTIVE PER UN’ORA

INTRAPPOLA.TO

Rinchiusi in una cella semi-buia, piena di enigmi con soli 60 minuti per risolverli e fuggire…

 

Avete impegni per la notte di Halloween? Se amate il mistero e gli enigmi, che siate in famiglia o con gli amici, il posto giusto dove festeggiare la notte più mostruosa dell’anno è sicuramente la cantina di Intrappola.to! La squadra (da due a sei giocatori) si ritrova chiusa in una stanza, buia e misteriosa, e ha un’ora di tempo per scoprire indizi, identificare codici, risolvere combinazioni e aprire un lucchetto dopo l’altro per tentare di riconquistare la libertà. Il gioco, tutto adrenalina, intuizione e cervello, consiste nell’entrare e, accompagnati dall’inesorabile scorrere del tempo, concentrarsi per risolvere una serie di enigmi e di giochi di logica e osservazione.Non possiamo anticiparvi molto ma non venite mascherati…Quando uscirete non sarete più gli stessi!!!  

 

Si chiama Intrappola.TO e nasce sul modello straniero delle Escape Room, i giochi di fuga che hanno già conquistato l’Europa e gli Stati Uniti. Rinchiusi in una cella semi-buia, piena di enigmi con soli 60 minuti per risolverli e fuggire…. A metà tra una caccia al tesoro, un gioco di ruolo dal vivo ed una scena di Saw- L’enigmista (senza sangue però!), Intrappola.TO è il nuovo format di gioco che fa impazzire tutti, adulti e bambini.

 

Torino, Milano, Rimini e Genova sono le città in cui poter divertirsi con gli enigmi e i rompicapi dell’Escape Room più apprezzato del momento. Già più di 10.000 persone hanno giocato a questa avvincente sfida; e non è un caso che, secondo gli utenti di Tripadvisor, a Torino, per esempio, il gioco di fuga di Intrappola.To sia al terzo posto nella classifica delle attrazioni più importanti e consigliate della città. Sono già in programma le aperture di Venezia, Roma e Brescia; un successo travolgente che sta contagiando moltissime altre città (persino a Los Angeles e alle Canarie).

 

L’esperienza è coinvolgente, inquietante, appassionante, assolutamente divertente. La squadra (da due a sei giocatori) che si ritrova chiusa in una stanza, ha un’ora di tempo per scoprire indizi, identificare codici, risolvere combinazioni e aprire un lucchetto dopo l’altro per tentare di riconquistare la libertà. Il gioco, tutto adrenalina, intuizione e cervello, consiste nell’entrare e, accompagnati dall’inesorabile scorrere del tempo, concentrarsi per risolvere una serie di enigmi e di giochi di logica e osservazione.

 

I giocatori sono soli sin dal loro arrivo, e forse questa è una delle caratteristiche che rendono Intrappola.TO diverso da tutti i giochi che avete provato sino ad ora. La porta di ingresso è anonima, niente c’è reception né accoglienza, solo un codice di ingresso inviato via mail dopo l’iscrizione on line. Tutti possono giocare e da 6 a 99 anni nessuno esce deluso: gruppi di amici, addii al celibato e nubilato, famiglie e colleghi di lavoro… chi ha già provato ha un solo obiettivo…Ritornare! Perché il gioco è complesso, gli enigmi sono tanti e la probabilità di risolverli tutti al primo tentativo oscilla attorno al 2%.

 

Iscriversi per giocare a Intrappola.TO è semplice. Basta compilare il form on line su www.intrappola.to.

 

Il costo per ogni sessione di gioco è di € 60 a squadra ed è possibile iscriversi per giocare in una stanza oppure, per gruppi più numerosi, in due contemporaneamente, per sfide sempre più complesse e adrenaliniche.

La Mole si tinge di blu per una notte, è il 70° dell'Onu

mole blu

Sarà illuminata dalle ore 18,30 di sabato 24  alle ore 2,00 di domenica

 

Il 24 ottobre, 250 tra monumenti, chiese, templi, musei e altri siti rappresentativi, in 65 Paesi del mondo si illuminano di blu – il colore ufficiale dell’ONU, prendendo parte alla campagna globale per celebrare il 70° anniversario delle Nazioni Unite. Tra questi anche la Mole antonelliana.

 

Alcuni tra i siti più famosi del mondo, dal Teatro dell’Opera di Sydney in Australia alle grandi piramidi di Giza in Egitto, dalla statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro all’Empire State Building di New York, si illumineranno di blu. Altri siti rappresentativi che partecipano alla campagna sono ad esempio la Grande Muraglia cinese, la Torre Pendente di Pisa in Italia, il Museo dell’Ermitage in Russia, l’antica città di Petra in Giordania, il castello di Edinburgo e il Palazzo di Westminster nel Regno Unito, la Tokyo Sky Tree in Giappone e l’Alhambra in Spagna, e molti altri ancora. In Italia, oltre alla Torre di Pisa, partecipano all’iniziativa la Basilica di San Francesco (Assisi), Palazzo Granafei Nervegna e la Colonna Romana (Brindisi), Palazzo Marino (Milano), Palazzo Gambacorti (Pisa), la Campana dei Caduti (Rovereto), la Fontana del Nettuno (Trento), la Mole Antonelliana di Torino e l’Albero della Vita di EXPO Milano 2015.

 

“Ringrazio tutti i nostri stati membri per l’entusiasmo che hanno mostrato nel celebrare i 70 anni delle Nazioni Unite a sostegno di pace, sviluppo e diritti umani” ha affermato il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon. “Illuminando il mondo di blu Onu per un giorno, possiamo illuminare il cammino verso un domani migliore”. Seguendo la linea del fuso, la celebrazione globale inizierà in Nuova Zelanda per poi spostarsi in Australia con l’illuminazione del teatro dell’Opera di Sydney al tramonto; da lì un’onda di colore blu Onu attraverserà Paesi e continenti con l’illuminazione progressiva dei vari siti che in tutto il mondo prenderanno parte a questo evento internazionale. La Mole sarà illuminata dalle ore 18,30 di sabato 24 ottobre alle ore 2,00 di domenica.

 

www.comune.torino.it

Ritrovato dopo quattro mesi pensionato scomparso nel nulla

vecchi anziani

I  carabinieri di Caluso l’hanno rintracciato vicino a  una mensa per poveri in via Nizza a Torino
   

E’ stato ritrovato, a Torino, dopo quattro mesi di inutili ricerche il pensionato di Barengo di Mazzè, Vincenzo Grigolato, di 62 anni, scomparso  da casa il 19 giugno scorso. Quel giorno si sarebbe dovuto recare al Poliambulatorio di Caluso per gli esami del sangue, ma non ci è mai è mai andato. La sorella aveva infatti trovato a casa tutti i documenti per le analisi. Poi, la denuncia ai carabinieri e le ricerche nel Canavese. Ora sta bene ed è tornato dai suoi familiari. I  carabinieri di Caluso l’hanno rintracciato vicino a  una mensa per poveri in via Nizza a Torino.
   

Ricordo di Barnaba Pecco,ingegnere poeta della Companìa dij Brandé

 Al Centro Studi Piemontesi in via Ottavio Revel 15 a Torino per i Colloqui del lunedì, a vent’anni dalla morte Reading di poesie a cura di Vittorio Aime

 

CENTRO STUDIBarnaba Pecco nasce, all’inizio del secolo, da una famiglia della borghesia torinese, il nonno Edoardo ingegnere Capo della città di Torino, il bisnonno materno, Panizza, di cui porta il nome Barnaba, Architetto tra i più affermati del tempo (a lui si devono i progetti e la direzione di notevoli edifici in Torino, consigliere ed assessore ai lavori pubblici del Comune di Torino dal 1860 al 1865).   Il Padre, Pietro, industriale torinese fondatore della Stilus “fabbrica italiana di penne stilografiche” apparteneva a quella borghesia attenta al proprio profitto ma conscia del ruolo sociale e civile dell’impresa che a inizio secolo era il nerbo di un’Italia che si trasformava da contadina a operaia. Borghesia “etica” ma nello stesso tempo autoritaria e rigida, più legata al vecchio secolo che al nuovo, una borghesia uscita da due guerre mondiali smarrita e minata nelle sue certezze non solo economiche. Con questo retroterra Barnaba, dopo le scuole primarie, frequenta il liceo Cavour e successivamente ubbidendo al desiderio del padre, va a studiare a Liegi, città che ricorderà grigia e nebbiosa: triste come lui che patisce la lontananza da casa. Passa poi all’Università di Grenoble dove consegue la laurea in ingegneria, giusto in tempo per vedere disconosciuto il suo titolo da un fascismo autarchico e nazionalista.

 

Barnaba ha sempre avuto un profondo attaccamento a Torino, città sua e dei suoi avi, e amore per la poesia e per la poesia in lingua piemontese, grazie all’incontro con Nino Costa e Pinin Pacòt. Ingegnere, ha smorzato il tecnicismo di una razionalità che lo ha portato ad intraprendere studi e lavoro “tecnico “,  e ha guidato le scelte della sua vita materiale con un “ romanticismo” che proprio in questa razionalità affonda le sue radici. Un ingegnere poeta che non ha scritto una parola “che non rispondesse al (suo) bisogno”[…] “per sfogare una gioia troppo grande per essere tenuta racchiusa nel cuore o per cercare un conforto a un dolore, una rabbia o un accoramento troppo pesanti o perché restasse a quelli che amo la parte più vera di me quando la mia voce sarà spenta, o per rivivere la Storia o per cantare il mio amore per la città che mi ha visto nascere e dove i miei genitori mi stanno aspettando o per ruminarvi dentro, come si snocciola un confetto, un momento di bellezza, affinché, cercando rima e misura, mi durasse più a lungo il gusto in bocca” . Un ingegnere che ha saputo dominare con il cuore quella prepotente ragione che ha dominato i suoi tempi. Attivo nella Companìa dij Brandé e nel Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis.

 

Ha pubblicato una sola raccolta: E peui…j’arcòrd! Poesìe an lenga piemontèisa, cudì e presentà da Camillo Brero, edission “Piemontèis ancheuj”- Centro Studi Don Minzoni, 1992.

 

 

Info: tel. 011/537486; info@studipiemontesi.it; www.studipiemontesi.it

I funerali di Vera Schiavazzi lunedi al Tempio valdese

schiavazziIniziò la sua carriera alla Gazzetta del Popolo a fine anni ’70, per poi passare alla nuova redazione torinese della Repubblica, che aprì le cronache locali nel 1989

 

I funerali della giornalista torinese Vera Schiavazzi, molto conosciuta nel capoluogo regionale, morta ieri all’improvviso per un malore di origine cardiovascolare mentre si trovava ad Asti, si terranno lunedì alle 10,30 al tempio valdese in corso Vittorio a Torino. Iniziò la sua carriera alla Gazzetta del Popolo a fine anni ’70, per poi passare alla nuova redazione torinese della Repubblica, che aprì le cronache locali nel 1989. Nella sua lunga attività di cronista e di giornalista a 360 gradi, Schiavazzi si è occupata di politica, di cultura e costume, di moda e di cronaca nel vero senso del termine (vinse un premio giornalistico per i suoi pezzi sulla Thyssenkrupp). Fu anche corrispondente dal Piemonte per il Corriere della Sera e scrisse numerosi articoli per le pagine nazionali del quotidiano diretto da Ezio Mauro – giornale al quale era recentemente tornata – e per il magazine Il Venerdì. In questi ultimi anni si era avvicinata alla chiesa evangelica valdese. Lascia il marito e due figlie, ai quali vanno le condoglianze della redazione e del direttore de ll Torinese.