redazione il torinese

Niente wi-fi a scuola: "Onde pericolose"

Dopo aver appreso da alcuni studi la possibile pericolosità per la salute pubblica 

 

INTERNET WEBA Borgofranco d’Ivrea è stata eliminata la connessione wi-fi dalle scuole elementari e medie. la decisione è stata presa dall’amministrazione comunale del centro eporediese di circa 3 mila abitanti. Dice all’Ansa il sindaco  Livio Tola. “Una scelta presa e condivisa da tutta la maggioranza dopo aver appreso da alcuni studi la possibile pericolosità per la salute pubblica delle onde elettromagnetiche generate con la connessione attraverso il wi fi”. La connessione a Internet resta invece in tutte le scuole.

Nascevano 120 anni fa a Giaveno. Tanti auguri agli sci!

sci giavenoL’ingegnere svizzero (ma naturalizzato torinese) Adolfo Kind testò per la prima volta, con successo, delle strane assi di legno di frassino da “incastrare” ai piedi, gli “ski”

 

ALBERTO TESSA  www.lagenda.news

 

GIAVENO – Si fa risalire all’8 gennaio 1896 la nascita ufficiale degli sci, come li intendiamo noi oggi. È in quella data, infatti, che l’ingegnere svizzero (ma naturalizzato torinese) Adolfo Kind testò per la prima volta, con successo, delle strane assi di legno di frassino da “incastrare” ai piedi, gli “ski”, come Kind li chiamò. E, forse, non tutti sanno che quel primo test ufficiale fu effettuato a Giaveno, più precisamente a monte di Prà Fieul, borgata montana del capoluogo valsangonese, non distante dalla Punta dell’Aquila. L’idea di sostituire le tradizionali racchette da neve (in piemontese le chiamiamo “ciaspole”) venne a Kind nel tentativo di trovare una soluzione meno faticosa per spostarsi sul candido manto. Va sottolineato che la nuova idea fu subito guardata con un po’ di sospetto, ma nei primi anni del ‘900 cominciò a dilagare, fino a quando la grande guerra ne decretò il definitivo successo, visto il largo utilizzo che i soldati austriaci e italiani fecero di questo strumento sui monti. Da allora, gli “skiatori” sono diventati sciatori, ma non si sono più fermati.

Susa: cosa si farà dell’area dove c’è la pista di Guida Sicura?

I commenti di Plano, Cimarella e Frediani

 

Mario Tonini  www.lagenda.news

 

consepi-susaSUSA – L’area fuori Susa era nata anche per ospitare il centro commerciale e turistico Annibale 2000, qualcuno ricorda? Doveva essere l’area d’arrivo e di partenza delle merci e delle persone per la costruenda Autostrada Torino-Bardonecchia. Poi fu anche Autoporto, per poco, perchè abolite le frontiere cessò di avere un uso. Così i terreni ormai espropriati divennero da lo spazio per lo svincolo di Susa, la sede della Sitaf e della Polstrada, con un palazzo per servizi e di ristorazione. Dall’altra nacque una zona produttiva e artigianale. Annibale passò e nello spazio dell’Autoporto trovò posto una pista di guida sicura in mano alla Consepi Spa. Qui finisce la storia e comincia l’attualità con il proposito di chiudere la società, di cui Finpiemonte Partecipazioni è azionista di maggioranza cioè la Regione, e ricostruire l’impianto più a valle a Buttigliera. Rimangono due interrogativi, perchè spostare tutto e a cosa serviranno i terreni lasciati liberi?

 

Il sindaco Sandro Plano, che segue la vicenda da anni ci può aiutare: “Annibale 2000 doveva essere un’area complementare alla struttura Sitaf ma non si fece. La pista era una soluzione che ritengo assolutamente positiva, la sicurezza sulla strada passa anche attraverso l’esperienza e l’istruzione che questo circuito offre. Se la Regione adesso ha deciso di non investire più nei corsi vuol dire che la struttura qui o altrove sarà inutile. Sull’area mi stupisco che qualcuno si stupisca. E’ stato deciso che verrà costruita una stazione ferroviaria e dunque cosa c’è  adesso dovrà essere spostato. I terreni sono del comune che li ha dati in gestione a Consepi, chiusa la società ritorneranno a noi”.

 

Il sindaco di Buttigliera Alta Alfredo Cimarella: “La decisione è stata presa nell’Osservatorio, una dimostrazione in più del fatto che per noi resti un luogo di dibattito e di confronto fruttuoso”. L’impianto secondo le intenzioni  sorgerà in un area industriale da riconvertire e bonificare.

 

La posizione del Consigliere regionale Francesca Frediani: “Abbiamo approvato la scelta della Giunta regionale di dismettere le quote da Consepi SPA, di cui Finpiemonte Partecipazioni è azionista di maggioranza che solo nel 2012 ha prodotto qualcosa come 300 mila euro di rosso. Però adesso la Regione, nel suo piano di riorganizzazione delle partecipate, ha manifestato si l’intenzione di uscire da Consepi, un carrozzone con 4 dipendenti e 5 amministratori, ma prima  prima di abbandonare la partecipazione, intende sostenere la società nel processo di rilocalizzazione degli impianti, con un impegno di 100 mila euro. Ricordo che la stessa Regione ha stabilito da tempo di non finanziare ulteriormente i corsi di guida sicura, che dovrebbero rappresentare il “core business” della società. L’ennesimo spreco di fondi pubblici”.

Italiani di origine albanese che si sono distinti nei secoli

 Antonio  Gramsci : Gli antenati paterni di Antonio Gramsci erano originari della città di Gramsh in Albania, e potrebbero essere giunti in Italia fin dal XV secolo, durante la diaspora albanese causata dall’invasione turca

 

tiranese23

 Spulciando su internet ecco un elenco di alcuni tra i molti personaggi italiani di origine albanese, distintisi per la loro attività nelle arti, nelle politica e nella società.

 

 

GRAMSCI

Francesco Crispi  : è stato un patriota e politico italiano.Di famiglia originaria dell’Albania, fu battezzato nella fede greco-ortodossa. Figura di spicco del Risorgimento, fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l’ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò.

 

Nicola Barbato  :  è stato un politico e medico italiano di etnia arbëreshë. Militante socialista, operò nell’area della provincia di Palermo, ed in particolare a Piana degli Albanesi e nei comuni limitrofi all’educazione delle classi lavoratrici ed alla conduzione del movimento contadino. Tra i fondatori e dirigente del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori, fu tra le figure del socialismo siciliano del secondo Ottocento e i primi del Novecento.

 

Giulio Variboba  : nacque a San Giorgio Albanese nel 1724 e, figlio di sacerdote, in giovane età fu avviato dalla famiglia agli studi ecclesiastici secondo il rito bizantino presso il Collegio Corsini di San Benedetto Ullano, da poco istituito. Terminata la formazione e ordinato sacerdote, in pochi anni, divenne Rettore del Collegio ma, a causa dell’anzianità del padre, arciprete a San Giorgio, ben presto tornò in famiglia, assumendo la funzione di parroco. Per la sua opera catechetica scoprì l’utilità dei canti in lingua arbëreshe perchè più facilmente comprensibili dal popolo, e così, cominciando dal ricordo della nascita di Gesù, si ritrovò a scriverne in diverse occasioni, fino a dare inizio alla composizione della sua opera Gjella e Shën Mërisë Virgjër (La vita della Vergine Maria).

 

Serèmbe, Giuseppe : Poeta italo-albanese (San Cosmo Albanese 1843 – San Paolo, Brasile, 1891). Spirito irrequieto, lasciò che la sua produzione andasse dispersa. Trentanove componimenti superstiti, raccolti dal nipote Cosmo, furono pubblicati nel 1926 in Viershe (“Versi”): scritti in dialetto italo-albanese, di tono elegiaco, contengono versi di suggestiva musicalità che annoverano S. tra i migliori lirici delle lettere schipetare. I manoscritti di 9 poesie, conservati nella biblioteca reale di Copenhagen, sono stati pubblicati da G. Gradilone in Contributo alla critica del testo dei canti di Giuseppe Serembe (1982).

 

BASTA, Giorgio : Conte d’Huszt (Volpiano 1544 – Praga 1607) :Figlio dell’albanese Demetrio, condottiero imperiale ma nato in Italia (a Volpiano nel Piemonte e non come

erroneamente si è sostenuto, a Roccaforzata presso Taranto ovvero a S. Nicola dell’Alto presso Crotone), fu al servizio di Carlo V e Filippo II,prima sul fronte francese, poi (1590) nelle Fiandre sotto Alessandro Farnese. Passato al servizio di Rodolfo, comandò le forze imperiali in Ungheria contro i turchi e poi contro Báthory (1599), il voivoda Michele (1600) e l’armata polacca (1601) per il possesso della Transilvania, che assoggettò ad un regime sanguinario e tirannico, innescando alla fine una rivolta popolare antiasburgica. Fatto contedi Huszt, Basta fu perciò richiamato a Praga, dove reclamò invano il saldo dei suoi crediti e dove scrisse molri manuali militari, tra cui Il maestro di campo generale… (Venezia 1606) ed Il governo della cavalleria leggera.

 

Girolamo De Rada   : Figlio di un papàs della Chiesa bizantina italo-albanese , nato a Macchia Albanese nelle colline della Sila Greca, in provincia di Cosenza, De Rada frequentò il Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano a San Demetrio Corone. Da giovane, sulla spinta del nuovo movimento culturale romantico, cominciò a riscoprire la sua identità albanese occupandosi della raccolta del ricco folklore presente nell’Arbëria (insieme delle comunità arbëreshe) d’Italia . Nell’ottobre 1834, seguendo i desideri di suo padre, si iscrisse alla Facolta di giurisprudenza dell’Università di Napoli, ma il suo principale interesse era il folklore e la letteratura. Nel 1836 a Napoli De Rada pubblicò la prima edizione del suo poema più conosciuto in lingua albanese, i Canti di Milosao sotto il titolo italiano Poesie albanesi del XV secolo – Canti di Milosao, figlio del despota di Scutari. Dovette però abbandonare presto i suoi studi a causa di un’epidemia di colera a Napoli e ritornò a casa in Calabria.Molte scuole, vie e piazze portano il suo nome nei paesi albanesi in Italia, in Albania, in Kosovo e nei paesi albanesi di Macedonia e Montenegro. Nel cortile del Collegio italo-albanese di San Demetrio Corone si conserva il busto bronzeo del vate, dono della Repubblica Popolare d’Albania agli arbëreshë.La sua opera la più popolare in letteratura è il poema lirico Canti di Milosao, conosciuto in albanese come “Këngët e Milosaos”, una ballata romantica che mette in scena l’amore di Milosao, un immaginario giovane nobile nella Scutari del XIV secolo, che ritorna a casa da Tessalonica. Qui, nella fontana del villaggio, incontra Rina, la figlia del pastore Kollogre, e se ne innamora. La differenza di status sociale tra gli amanti impedisce a lungo la loro unione, finché un terremoto distrugge la città e tutto ciò che distingueva le classi sociali. Dopo il loro matrimonio, nasce un bambino. Ma il matrimonio non dura molto. Il bambino e la moglie di Milosao muoiono, e lui, ferito in battaglia, muore su una riva in vista di Scutari. I Canti di Milosao diedero anche forma ad un sistema alfabetico, incentrato sulla commistione di latino e greco, che, a seguito delle critiche mosse sull’Omnibus da Vincenzo Torelli, fu modificato nel 1839 all’interno dei ricordati Canti di Serafina ThopiaGiuseppe Schirò (Zef Skiroi in albanese; Piana degli Albanesi, 10 agosto 1865 – Napoli, 17 febbraio 1927) è stato un poeta, linguista, pubblicista e storico italiano di etnia arbëreshe/albanese, fra le più importanti figure del movimento culturale e letterario albanese del XIX secolo.

 

Giuseppe Schiro’ Zef : Patriota albanese, studioso e attento raccoglitore delle tradizioni poetiche arbëreshë, fu il primo professore universitario in Italia della Cattedra di lingua e letteratura albanese, presso l’Istituto Orientale di Napoli. È il maggior rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia, uno dei più raffinati maestri di stile della letteratura albanese, che lasciò una vasta produzione letteraria[1]. Tra gli iniziatori di una letteratura albanese rinnovata, sensibile ai modelli letterari colti, fu autorevole ispiratore degli intellettuali del suo tempo ed ebbe un ruolo importante nel movimento della Rilindja/Rinascita albanese e nell’indipendenza dell’Albania, a cui partecipò attivamente insieme alle élite intellettuali albanesi.i particolare importanza sono gli studi nel campo della filologia letteraria e della dialettologia e del tutto eccezionali rimangono gli anni trascorsi a Napoli, dove incaricato quale primo docente di Lingua e Letteratura Albanese presso l’Istituto Regio Orientale, insegnò dal 1900 sino alla morte. In questa veste rilanciò presso gli ambienti culturali e politici italiani l’idea nazionale albanese e si fece promotore di iniziative editorial-pubblicistiche, come Arbri i rii e Flamuri i Shqiperisë, nonché di sostegno politico-culturale come l’invito rivolto ad Ismail Qemal Vlora, l’artefice dell’indipendenza albanese, che raggiunse in visita ufficiale le comunità albanesi d’Italia, e prima fra tutte Piana degli Albanesi, nel periodo dell’indipendenza d’Albania.A lui è dedicata la Biblioteca comunale di Piana degli Albanesi.

 

 Tito Schipa : figlio di Luigi e Antonia Vallone, Schipa nacque a Lecce in una famiglia arbëreshë[1][2] negli ultimi giorni del 1888, venne tuttavia registrato all’anagrafe il 2 gennaio 1889, un ritardo finalizzato a posticipare di un anno la leva militare.Il suo talento vocale fu subito notato dal maestro elementare Giovanni Albani. Nel 1902, con l’arrivo da Napoli del vescovo Gennaro Trama, il ragazzo, già soprannominato “Titu” (piccoletto), entrò in seminario, dove ebbe modo di studiare anche composizione. Dopo l’adolescenza, su consiglio del suo maestro di canto, Alceste Gerunda, Tito si recò a Milano per terminare gli studi insieme a Emilio Piccoli. Il 4 febbraio 1909 fece il suo debutto a Vercelli nella Traviata. Dopo una lunga routine di formazione nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni, trionfò a Napoli nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome d’arte “Tito Schipa” si impose definitivamente alle cronache artistiche e mondane. Parlerà correntemente quattro lingue e ne canterà undici compreso l’aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano.Con una Manon del 14 gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo all’estero fu assicurato.Nel 1919 approdò negli Stati Uniti, invitato dal soprano scozzese Mary Garden e dall’impresario Cleofonte Campanini, che insieme gestivano la Civic Opera di Chicago. Qui sposò la soubrette francese Antoinette Michel d’Ogoy, conosciuta a Montecarlo il 27 marzo 1917 in occasione della prima esecuzione assoluta de La rondine di Giacomo Puccini, dove interpretò il personaggio di Ruggero. Da lei avrà due figlie, Elena e Liana. Il 4 dicembre Schipa debuttò trionfalmente a Chicago con Rigoletto sotto la direzione di Gino Marinuzzi. Fu un trionfo e l’inizio di una permanenza negli Stati Uniti durata oltre quindici anni concessi al pubblico statunitense, curioso di misurare la sua grandezza con quella dell’indimenticabile Caruso.

 

 

Joseph J. DioGuardi  :  è un politico statunitense, di origini italo-albanesi (arbëreshë). Fu membro nella Camera dei Rappresentanti, attraverso la quale rappresenta il 20º distretto congressuale di New York dal 1985 al 1989. Attualmente è presidente della Lega Civica americana albanese.  fa parte del partito repubblicano ed ha lanciato, senza successo, diversi tentativi di riguadagnare un posto nel Congresso. Recentemente, nel giugno del 2007, il suo nome venne accennato come possibile candidato per il 19º congresso del distretto di New York, cosicché affrontò John Hall nell’elezione del 2008.Al Congresso, Dioguardi ebbe l’incarico di direttore finanziario, il quale affidò vari compiti di un CFO ad ogni reparto e all’agenzia del governo americano. Una successiva versione fu passata dal Congresso e firmata dal presidente George H. W. Bush, nel 1990, due anni dopo che Dioguardi lasciò il suo ufficio. Nel 1986, con il membro del congresso democratico Michael Leland, Dioguardi iniziò una legislazione per conferire la Medaglia d’Onore sulla Prima e sulla Seconda guerra mondiale agli eroi militari. Dioguardi fu sconfitto per la rielezione del 1988, dall’attivista liberale Nita Lowey. Gli anni seguenti, Dioguardi fece una serie di campagne deludenti per ritornare al Congresso. Dioguardi vinse come repubblicano primario nel 1992, ma poi perse nell’elezione generale. Ancor peggio furono le corse del 1994 e del 1996, contro la repubblicana Sue Kelly ed il democratico Hamilton Fish V. Fece ulteriori tentativi anche nelle corse del 1998 e nel 2000, ma alla fine decise di ritirarsi durante la corsa.

 

Regis Francis Xavier Philbin : è un conduttore televisivo, attore e doppiatore statunitense. Figlio unico, ha origini irlandesi e, da parte di madre, arbëreshë. E’  stato sposato dal 1957 al 1968 da cui ha avuto due figli: Amy (1961) e Danny (1967) Dal 1970 è sposato con Bette Joy Senese da cui ha avuto altri due figli: Joanna (1973) e Jennifer Joy (1974). Ha preso parte ad un episodio di How I Met Your Mother, il secondo della quarta stagione, Il miglior hamburger di New York.

 Produzioni come attore : Little Nicky – Un diavolo a Manhattan (2000)

Jack e Jill (Jack and Jill), regia di Dennis Dugan (2011)

produzioni come doppiatoreI : Simpson – serie TV, 1 episodio (1998)

Pinocchio (2002) – voce nella versione inglese Shrek terzo (2007)

Shrek e vissero felici e contenti (2010)

 

 Antonio  Gramsci : Gli antenati paterni di Antonio Gramsci erano originari della città di Gramsh in Albania, e potrebbero essere giunti in Italia fin dal XV secolo, durante la diaspora albanese causata dall’invasione turca. Documenti d’archivio attestano che nel Settecento il trisavolo Gennaro Gramsci, sposato con Domenica Blajotta, possedeva a Plataci, comunità arbëreshë del distretto di Castrovillari, delle terre poi ereditate da Nicola Gramsci (1769-1824). Questi sposò Maria Francesca Fabbricatore, e dal loro matrimonio nacque a Plataci Gennaro Gramsci (1812-1873), che intraprese la carriera militare nella gendarmeria del Regno di Napoli e, quando era di stanza a Gaeta, sposò Teresa Gonzales, figlia di un avvocato napoletano di origini spagnole. Il loro secondo figlio fu Francesco (1860-1937), il padre di Antonio Gramsci.[1][2] Le lontane origini albanesi erano conosciute dallo stesso Antonio Gramsci, che tuttavia le immaginava più recenti, come scriverà alla cognata Tatiana Schucht dal carcere di Turi, il 12 ottobre del 1931:

Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e nel 1926 venne incarcerato dal regime fascista nel carcere di Turi. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita. È considerato uno dei più importanti pensatori del XX secolo. Nei suoi scritti, tra i più originali della tradizione filosofica marxista, Gramsci analizzò la struttura culturale e politica della società. Elaborò in particolare il concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne.

 

Da Tirana

P. Pertomilli

Per il New York Times Torino è l'unica città italiana da visitare nelle 52 mete top del 2016

Le motivazioni? Il Museo egizio, Artissima, i Docks Dora, il nuovo Palazzo della Lavazza,  il Salone del Gusto, il centro per la fotografia Camera e il Museo Ettore Fico

 

mole vittorioTorino e le Langhe sono le uniche realtà italiane che il  New York Times, il più prestigioso quotidiano del mondo, consiglia come mete da visitare nel 2016 consigliereste a un turista straniero? La città della Mole è al 31esimo posto nella classifica dei 52 luoghi da visitare.turistipiaza

 

Le motivazioni? Il Museo egizio, Artissima, i Docks Dora, il nuovo Palazzo della Lavazza,  ilegizio jazz Salone del Gusto, il centro per la fotografia Camera e il Museo Ettore Fico. Il giornale sottolinea la vivacità culturale subalpina dei  festival musicali e artistici, Paratissima, le luci d’artista, il Kappa futur festival, Torino jazz e quello che giustamente viene definito “il più grande mercato all’aperto d’Europa”: Porta Palazzo.

 

Probabilmente ha ragione in celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi quando definisce Torino, nell’intervista che abbiamo pubblicato sul Torinese “la città più bella d’Italia”.

 

Ecco il link: http://www.nytimes.com/interactive/2016/01/07/travel/places-to-visit.html?smid=fb-share&_r=0

 

JUVENTUS – VERONA 3-0: Inizio scoppiettante per i bianconeri

juve veronaApre l’argentino, poi Bonucci allo scadere del primo tempo e Zaza si inserisce nei titoli di coda

 

JUVENTUS (3-5-2): Buffon; Caceres (38’ st Rugani sv), Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner, Khedira (25’ st Sturaro), Marchisio, Pogba, Alex Sandro; Morata (34’ st Zaza), Dybala. A disp. Neto, Rubinho, Evra, Vitale, Padoin, Hernanes, Asamoah, Cuadrado. All.: Allegri.

 

VERONA (4-2-3-1): Gollini; Bianchetti, Moras, Helander, Souprayen; Greco (16’ st Gomez ), Hallfredsson (36’ st Fares ); Wzsolek (19’ st Emanuelson ), Ionita , Siligardi; Pazzini. A disp. Rafael, Coppola, Winck, Checchin, Zaccagni, Jankovic. All.: Delneri .

 

ARBITRO: Calvarese di Teramo.

 

RETI: nel pt 8’ Dybala (J), 45’ Bonucci (J); nel st 37’ Zaza (J).

 

Nella calza della befana i bianconeri trovano tre punti fondamentali per cominciare al meglio il 2016. Al contrario, il fanalino di coda Verona trova solo carbone: 8 punti in classifica e nessuna vittoria vista. La strada per la Juventus subito viene spianata, in meno di dieci minuti, da Souprayen che, al 7′ , stende in area Lichtsteiner. A presentarsi su punizione è il giovane attaccante Dybala che, con il sinistro dai 20 metri non sbaglia il colpo. Dopo la rete la partita sembra bloccarsi, il Verona non impensierisce più di tanto, prova qualche possesso palla ma si arrende quasi subito, l’unico a voler creare qualche grattacapo è Pazzini su cui Buffon è prontissimo a spingere in angolo. I padroni di casa mantengono il controllo dei giochi, Pogba in due occasioni cerca la conclusione personale ma non trova la porta e, Gollini blocca i tentativi d’assalto di Morata e Marchisio. Proprio sullo scadere del primo tempo altra beffa per il Verona, fallo di Helander ed altra magica punizione di Dybala e, questa volta, a rompere le file è Bonucci che di testa trafigge Gollini. La ripresa non è delle più belle, i ritmi non son tanto alti e i padroni di casa vanno in risparmio energetico. Per il Verona le cose non sembrano migliorare ed Halfredsson inizia subito prendendo un giallo per l’entrata in scivolata su Dybala. Poco dopo, il gioco si ferma per qualche istante per un taglio al sopracciglio per Chiellini, che si riprende subito e torna in campo. Per ridare un po’ di brio alla partita bisogna aspettare il 34′ con l’ingresso di Zaza per Morata, che entra e, al 37’, segna in men che non si dica. Palla di Pogba e Zaza si presenta a tu per tu con Gollino, lo dribbla e deposita in rete. Inizia bene l’anno la squadra di Allegri, che in attesa di Inter e Napoli continua la sua scalata verso l’alto.

 

Roberta Perna

I Cattolici, la politica e la "profezia" di Martinazzoli

montecitorio 2 La sfida che il grande statista bresciano lancio’ poco tempo prima della sua scomparsa non può essere semplicisticamente e banalmente liquidata. Non a caso, appena si profila qualche tema “sensibile” nell’agenda politica italiana cresce l’attenzione e la curiosità’ su “cosa faranno adesso i cattolici”

 

Mino Martinazzoli in una delle sue ultime irresistibili riflessioni/provocazioni disse che “l’unità politica dei cattolici non è certamente un dogma come, però, non è un dogma neanche la diaspora politica dei cattolici”. Una riflessione tagliente ma precisa, impeccabile nella sua razionalità e nella sua logicità. Ora, e’ indubbio che il passato non ritorna e le stesse esperienze di un tempo, gloriose o meno gloriose che furono, non possono essere riproposte con la dovuta freschezza e modernità. Appartengono alla storia e come tali vanno giudicate e analizzate. Ma è altrettanto indubbio che la sfida che il grande statista bresciano lancio’ poco tempo prima della sua scomparsa non può essere semplicisticamente e banalmente liquidata. Non a caso, appena si profila qualche tema “sensibile” nell’agenda politica italiana cresce l’attenzione e la curiosità’ su “cosa faranno adesso i cattolici”. Una domanda che trasuda curiosità ma anche e soprattutto attenzione per la presenza politica, culturale ed etica di un filone ideale che nel nostro paese – per motivi storici ben noti – ha contribuito in modo determinante a costruire e a consolidare la democrazia e a radicare il peso e il ruolo decisivo delle stesse istituzioni democratiche. Un filone culturale che è destinato, piaccia o non piaccia, a condizionare le scelte e le decisioni della politica italiana. Anche se l’autorevole e straordinario magistero di Papa Francesco ha rinnovato profondamente lo storico rapporto con la politica e le stesse istituzioni da parte di Oltretevere, è abbastanza evidente che finché la cultura cattolico democratica e il popolarismo di ispirazione cristiana avranno delle munizioni culturali e politiche da spendere non potranno essere definitivamente archiviati e storicizzati. Certo, con modalità organizzative e contingenti diversi dal passato recente e meno recente. Probabilmente, anzi quasi certamente, senza riproporre un “partito di cattolici” per dirla con Luigi Sturzo. E senza, forse, riproporre neanche “correnti dei cattolici” all’interno dei rispettivi partiti di appartenenza. Insomma, è’ cambiato radicalmente il modo d’essere dei cattolici nella politica e nella società italiana. Come sono cambiate profondamente le ragioni che giustificano le appartenenze politiche contemporanee. “Post partiti frutto di post identità” come ha definito i partiti italiani un intelligente osservatore come Ilvo Diamanti. Ma una cosa è certa: la cultura politica dei cattolici italiani – mi riferisco in particolare alla tradizione cattolica democratica e popolare – non va in pensione. È ancora utile per la qualità della democrazia italiana e per lo stesso perseguimento del “bene comune”. Sotto questo versante, il monito di Mino Martinazzoli non è destinato a cadere nel vuoto.

 

Giorgio Merlo

A Sestriere i Campionati delle truppe alpine

ALPINI GUERRANon mancheranno il concerto della fanfara della Taurinense e una fiaccolata con 200 sciatori

 

Sestriere, in attesa delle nevicate, ospiterà la 68/esima edizione dei Campionati Sciistici delle Truppe Alpine, dal 25 al 29 gennaio. Parteciperanno centinaia di soldati in gara per i trofei in palio e i titoli di Campione italiano dell’Esercito. Prevista anche una esercitazione tecnico tattica con elicotteri, mezzi cingolati e motoslitte. Non mancheranno il concerto della fanfara della Taurinense e una fiaccolata con 200 sciatori.

 

(Foto: il Torinese)

Rapinatore seriale di donne arrestato a Rivoli

carabinieri autoDue delle vittime sono riuscite a identificarlo

 

E’ stato arrestato dai carabinieri a Rivoli, un marocchino di 21 anni, rapinatore seriale di donne. E’ accusato di aver minacciato con una pistola, che in realtà era un giocattolo, otto passanti per strada, per rubare borsette, portafogli e cellulari. In soli giorni, l’8 e il 13 dicembre, le rapine sono avvenute a  Rivoli e a Torino. Due delle vittime sono riuscite a identificare il rapinatore.

La straordinaria stagione culturale di Torino e del Piemonte: sold out e nuovi finanziamenti

coda musei realeTra i record, quello del  Mao di Torino, che supera i 100.000 visitatori e si guadagna il titolo di  Museo d’Arte Orientale più visitato d’Italia

 

Il 2015 per Fondazione Torino Musei è stato un anno eccezionale: l’ incremento di pubblico registra un 38% rispetto al 2014, con quasi 800.000 visitatori e un milione sul web. “Grazie a grandi mostre, come quella attuale alla Gam su Monet – dice all’Ansa la presidente Patrizia Asproni – ma soprattutto grazie ad una politica culturale innovativa focalizzata sull’audience development, il coinvolgimento del pubblico e la diversificazione dell’offerta per un turismo di qualità”.

 

Tra i record, quello del  Mao di Torino, che supera i 100.000 visitatori e si guadagna il titolo di  Museo d’Arte Orientale più visitato d’Italia, con ben 100.231 i visitatori da inizio anno, il 77% in più del 2014 e addirittura il 145% in più del 2013. incontri”. Ottime performances anche per i musei del Cinema, Egizio e del Risorgimento.

 

Da segnalare, infine, che per quanto riguarda i nuovi 300 milioni di euro (oltre ai 360 del programma Pon Cultura per il Sud Italia) stanziati dal Mibact e destinati a finanziare interventi di tutela del patrimonio culturale italiano, 11,5 sono dedicati al Piemonte. In tre anni saranno finanziati 16 interventi, tra i quali, a Torino, tra i diversi siti interessati, vi sono Palazzo Chiablese, Palazzo Carignano, l’area archeologica, la basilica di Superga, Villa della Regina, la Biblioteca Reale.

 

(Foto: il Torinese)

 

Leggi anche la nostra inchiesta sul turismo: http://www.iltorinese.it/boom-turistico-torino-sesta-citta-darte-in-concorrenza-milano-lombardia/