redazione il torinese

E "JOY" INVENTO’ IL MOCIO PER TUTTE LE CASALINGHE

joy3PIANETA CINEMA / a cura di Elio Rabbione

 

 L’anima del film è Jennnifer Lawrence, dolce, caparbia, combattiva, disarmata, contro se stessa e contro tutti, un’attrice che cresce (ancora nella cinquina delle migliori interpreti per i prossimi Oscar, già premiata per il precedente Lato positivo di Russell) e migliora di film in film, costruendo qui su di sé una gamma di espressioni, di gesti, di certezze e di angoli deboli che davvero la fanno sempre più ingigantire di fronte ad altri volti della sua generazione

 

Parrebbe una favola se non fosse la storia vera, magari cinematograficamente aggiustata dalle libertà della sceneggiatura scritta da David O. Russell con l’aiuto di Annie Mumolo, con la giovanissima Joy che nel chiuso della sua cameretta, sotto lo sguardo incuriosito della migliore amica, costruisce piccole invenzioni (metti caso, un collare luminoso per evitare che cani e gatti venissero investiti la notte), con Joy (nomen omen, ma tragicamente al contrario) che, cresciuta, deve combattere contro una madre perennemente a letto a sorbirsi soap opera televisive, contro un ex marito, aspirante cantante sulle orme di Tom Jones e nullafacente, relegato a vivere nella cantina di casa, contro un padre che svogliatamente gestisce un vecchio garage e amoreggia con una nuova fiamma, contro la sorellastra che le fa lo sgambetto a ogni occasione, contro un mondo che le chiede di fare da punto d’equilibrio tra i rapporti familiari, di ipotecare la casa, di pagare le bollette, di allevare due figli, che la schiaccia (soltanto la nonna Mimi la comprende e la sorregge, ma ben presto se ne va all’altro mondo) quando, per intuizione e necessità, dà alla luce il perfetto Miracle Mop, ovvero il mocio che asciuga e pulisce ogni cosa per strizzarsi da solo senza che vengano coinvolte le mani delle laboriose casalinghe. Ma siccome nella Grande America dei sogni “l’ordinario incontra sempre lo straordinario”, ecco che Joy Mangano (figlia di due italo-americani che oggi può vantare un patrimonio di circa 50 milioni di dollari), intraprendente e testarda in un susseguirsi di lacrime e sorrisi, con pugnalate alle spalle non soltanto dai biechi sfruttatori ma pure sotto il tetto di casa, ecco che un giorno si buttò davanti alle telecamere e dagli studi della QVC, fantasmagorico canale di televendite, riuscendo a far passare il proprio prodotto.

 

David O. Russell ce l’ha messa tutta per raccogliere attorno ad un personaggio fatti e fatterelli che costruissero una storia, quando poi questa storia sembrava (sembra?) avere poca consistenza un film sullinvenzione del mocio, via! -; e ce l’ha messa tutta per descrivere ancora una volta un ambiente familiare, di quelli strambi e spericolati, sbriciolati e grondanti corrosive miserie, ma assai meglio aveva fatto con The Fighter o con Il lato positivo; e certo ce l’ha messa tutta per tornare a regalarci una scrittura e una realizzazione a fuochi d’artificio come erano quelle che un paio d’anni fa avevano decretato il successo di pubblico e di critica per American Hustle Lapparenza inganna. Questa volta si cade piuttosto nel macchiettismo (ne va di mezzo in primis De Niro), si arruffano le carte in un finale che non sempre brilla per chiarezza, si svuota il giochino del self-made woman senza che veramente ne abbiamo avvertito la piena realtà. L’anima del film è Jennnifer Lawrence, dolce, caparbia, combattiva, disarmata, contro se stessa e contro tutti, un’attrice che cresce (ancora nella cinquina delle migliori interpreti per i prossimi Oscar, già premiata per il precedente Lato positivo di Russell) e migliora di film in film, costruendo qui su di sé una gamma di espressioni, di gesti, di certezze e di angoli deboli che davvero la fanno sempre più ingigantire di fronte ad altri volti della sua generazione.

 

 

Come sarà il Parco della Salute di Torino

molinette2molinette“Non sarà semplicemente un nuovo e grande ospedale – hanno precisato il presidente Sergio Chiamparino e l’assessore Saitta alla presentazione dello studio nell’Aula magna delle Molinette – ma una scommessa tecnologica, un polo integrato per la ricerca e le grandi eccellenze cliniche”

 

Sanità e formazione clinica, didattica, ricerca e residenzialità d’ambito: sono i quattro poli funzionali individuati dallo studio di fattibilità economica per la realizzazione del Parco della salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino (PSRI), un documento approvato  dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alla Sanità, Antonio Saitta.

 

“Non sarà semplicemente un nuovo e grande ospedale – hanno precisato il presidente Sergio Chiamparino e l’assessore Saitta alla presentazione dello studio nell’Aula magna delle Molinette – ma una scommessa tecnologica, un polo integrato per la ricerca e le grandi eccellenze cliniche”.

 

Il Parco sorgerà nell’area ex Avio-Oval a Torino (193.073 mq di proprietà della Regione Piemonte e 124.277 appartenenti alla società F.S. Sistemi Urbani), una zona già oggetto di un’ampia riqualificazione urbanistica e funzionale. Dal punto di vista sanitario, il Psri ospiterà le attività e le strutture ad alta complessità attualmente presenti nei quattro presidi ospedalieri dell’Azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, ovvero il San Giovanni Battista (Molinette), il Sant’Anna, il Regina Margherita e il CTO. Per quanto riguarda la ricerca e la didattica, invece, vi saranno trasferite tutte le attività relative alla Facoltà di Medicina e di Chirurgia dell’Università degli Studi di Torino.

 

“Si tratta dell’intervento infrastrutturale più importante per la città di Torino da oggi ai prossimi dieci anni – ha dichiarato Chiamparino – In Giunta abbiamo approvato lo studio di fattibilità e nella prossima riunione approveremo la delibera che stanzia, sui bilanci 2015 e 2016, i 12,5 milioni di euro indispensabili per sbloccare la tranche da 250 milioni attualmente ferma a Roma. Abbiamo indicato un crono-programma preciso e ci impegniamo al rispetto di quanto indicato: su questo progetto mettiamo in gioco tutta la nostra credibilità politica e amministrativa”.

 

I poli funzionali individuati dallo studio di fattibilità sono così ripartiti:

 

– Polo della Sanità e della Formazione clinica: circa 127.000 metri quadri di superficie, per una capienza complessiva di 1.040 posti letto;

–  Polo della Didattica: un’area di 51.000 mq, ripartiti tra le attività dei corsi di Laurea (31 mila metri quadrati) e quelle connesse alla formazione per l’assistenza ospedaliera;

– Polo della Ricerca: 10.000 mq a disposizione di un’utenza di un migliaio di persone, tra docenti, assistenti, dottorandi e personale ausiliario;

–  Polo della Residenzialità d’ambito: una superficie di circa 5.000 mq per servizi di foresteria, dedicati agli ospiti in permanenza temporanea per le attività presso gli altri Poli.

“Nella parte sanitaria è ovviamente prevista la presenza di attività medico chirurgiche di base coerenti con un Dea di 2° livello”, ha precisato l’assessoreSaitta, che, sui tempi e le procedure di realizzazione, ha inoltre sottolineato come“la costruzione dell’intero Parco della Salute di Torino sarà articolata in due lotti: il primo riguarderà il Polo della Sanità e della formazione clinica e il Polo della ricerca, il secondo interesserà il Polo della didattica e della residenzialità d’ambito”.

 

Per il 1° lotto il costo stimato del è pari a 505.876.000 euro, ripartiti in 479.700.000 per il Polo della Sanità e 26.176.000 per il Polo della Ricerca. La sostenibilità economico-finanziaria del progetto è garantita da 250 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero della Salute (ex art. 20), ai quali si aggiungono fondi regionali per 12,5 milioni e il fondo istituito presso la Cassa Depositi e Prestiti per la copertura dei costi della progettazione preliminare, una cifra complessiva di 3,5 milioni di euro.

 

Per il 2° lotto il costo stimato è di 121.890.000 euro, ripartiti in 109.626.000 per il Polo della didattica e 12.624.000 per la foresteria. Entro 3 mesi, si concluderanno gli approfondimenti per definire la sostenibilità economica e il dimensionamento dell’incubatore, tenendo conto del consolidamento ed ampliamento di quello già presente in via Nizza.

 

Per quanto riguarda la componente di edilizia e impianti si ricorrerà alla procedura di concessione di costruzione e gestione, con l’affidamento in gestione dei soli servizi strettamente connessi alle opere realizzate, e quindi non sanitari: manutenzione di opere e impianti, gestione energia e calore. Il costo per la Pubblica amministrazione sarà così determinato da due componenti: contributo in conto capitale finalizzato a ridurre il costo dell’investimento, e canone di disponibilità insieme a quello relativo ai servizi. “Nell’autunno 2016 – ha concluso l’assessore Saitta – partiremo con la procedura di gara, e nel 2017 arriveremo alla sottoscrizione del contratto”.

Presentazione del Parco della Salute

 

matteo.vabanesi@regione.piemonte.it

 

(foto: il Torinese)

 

Neve in arrivo in montagna, rischio valanghe. Sotto la Mole solo un po' di pioggia

neve2neve3La neve è scesa sugli Appennini dove sono previste le precipitazioni maggiori in queste  ore

 

Lo smog alle stelle (spazzato via dal vento degli ultimi giorni) e i tre mesi di siccità lasciano il posto alle prime piogge e anche alle nevicate sopra i 1.200 metri. La neve è scesa sugli Appennini dove sono previste le precipitazioni maggiori in queste  ore. La Smi -Società Meteorologica Italiana prevede abbondanti nevicate nel Cuneese e nel Vercellese-Novarese tra Valsesia e valli ossolane, fino a 40-50 centimetri,  nelle altre vallate 20-30. La quota neve dovrebbe scendere a 500-800 metri tra Cuneese ed Alessandrino. E’ in aumento il rischio valanghe sui versanti interessati dalle precipitazioni più abbondanti. A Torino dovrebbero verificarsi solo piogge deboli.

 

(Foto: archivio il Torinese)

AL POLI 2,6 MILIONI DI EURO L'ANNO PER I DOTTORATI

politecnicoSi naugurerà l’anno accademico il 25 gennaio con il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini

 

Il Politecnico avvia  un nuovo bando per dottorati di ricerca, definendo 1.300 euro netti mensili per l’importo delle borse, il più alto tra le Università pubbliche in Italia: l’investimento complessivo è di 2,6 milioni di euro l’anno. Il budget per i dottorati è aumentato del 50% rispetto all’anno scorso. Il Poli h inaugurato l’anno accademico il 25 gennaio con il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

 

(Foto: il Torinese)

Dirigente depresso aggredisce con coltello moglie e figlio

carabinieri bloccoUscito di casa è stato rintracciato dai carabinieri che lo hanno arrestato

 

Era depresso per questioni legate al lavoro il dirigente d’azienda di 48 anni, di Torino. da qualche tempo diventato violento verso i suoi familiari. Durante uno scatto d’ira, ha picchiato la moglie di 46 anni e ha cercato di aggredire il figlio di 18 anni che voleva difendere la madre. L’uomo, uscito di casa è stato rintracciato dai carabinieri che lo hanno arrestato, accusato di maltrattamenti in famiglia e di  tentato omicidio. Sequestrati tre coltelli lunghi 20 centimetri.

Islamic è fashion

islam moda2Nell’industria della moda islamica, esiste un’ assenza dei produttori occidentali: a lanciare collezioni per il Ramadan – il mese sacro di digiuno – sono state nel tempo griffe come DKNY, seguita da case che alla donna musulmana hanno dedicato parte delle loro linee, come Valentino, Dolce & Gabbana, Prada, Victoria Beckham, Yohji Yamamoto. Anche marchi più popolari come Zara, Mango, H&M hanno lanciato una collezione per il mercato islamico. Ma non basta

 

di Paolo Pietro Biancone *

 

Il mercato islamico si apre alle aziende che operano nel campo della moda e abbigliamento per collezioni ad hoc o per opportunità di investimento nel settore. La richiesta è di una moda semplice e sobria rispettosa dei valori cui si ispirano le donne e gli uomini musulmani. Le cifre sono considerevoli: nel 2015 la moda islamica ha generato un giro d’affari di oltre 300 miliardi di dollari e la spesa globale in abbigliamento islamico e calzature dovrebbe raggiungere 327miliardi di dollari entro il 2020.

 

Per dare un ordine di grandezza, se questo mercato fosse un Paese, sarebbe al terzo posto dopo i più grandi due mercati del mondo: la spesa globale degli Stati Uniti si aggira sui 400 miliardi di dollari; mentre, quella della Cina è di circa 310 miliardi di dollari.Tra i Paesi con il più alto numero di consumatori musulmani la Turchia si attesta al primo posto con un giro d’affari di 39,3 miliardi di dollari; secondo gli Emirati Arabi Uniti con 22,5 miliardi di dollari. La platea europea di fedeli ha superato i 25 miliardi di dollari di consumi”, conclude Montanari.

 

Nell’industria della moda islamica, esiste un’ assenza dei produttori occidentali: a lanciare collezioni per il Ramadan – il mese sacro di digiuno – sono state nel tempo griffe come DKNY, seguita da case che alla donna musulmana hanno dedicato parte delle loro linee, come Valentino, Dolce & Gabbana, Prada, Victoria Beckham, Yohji Yamamoto.

 

Anche marchi più popolari come Zara, Mango, H&M hanno lanciato una collezione per il mercato islamico. Ma non basta: è necessario che le aziende della moda italiane, piemontesi, si impegnino in uno studio più attento dei consumatori musulmani che consenta ai brand intenzionati a investire nella moda islamica di ottemperare ad alcuni requisiti e fare in modo che i potenziali clienti sappiano dove rivolgersi per i loro acquisti. Per esempio, è opportuno tenere presente che gli abiti alla maniera ‘islamica’ sono ricchi, pieni di stile e design e la domanda di questi è in continua ascesa: puntare al mercato islamico è un’opportunità da cogliere in ottica strategica e di sviluppo del business.

 

I punti nevralgici per affrontare questo tipo di mercato sono legati alla caratterizzazione religiosa di questo tipo di settore moda: lo sforzo da parte delle aziende del settore è adottare una prospettiva più ampia nel recepire i valori islamici in tutta l’intera catena di valore, dalle materie prime ai vendita al dettaglio.Adattarsi al rapido mutamento di tendenze e tecnologie della moda è chiave di successo.Occorre, inoltre, puntare sulla commercializzazione dei prodotti moda islamica online: sono la piattaforma ideale per le parti interessate in un mercato frammentato come l’Islamic.

 

I consumatori musulmani rappresentano un mercato molto eterogeneo, in termini di reddito, area geografica, e ciò richiede vari adattamenti dell’offerta di prodotti esistenti e dei processi di business, che deve essere valutata dalle aziende di settore.Con l’implementazione di valori islamici in tutta la catena del valore dell’industria della moda musulmana

 

gli operatori del settore hanno l’opportunità – e la responsabilità – di essere leader in materia di moda etica per riflettere veramente il termine ” islamico moda”. Andando oltre discussioni sulla estetica della modesta della moda, la moda musulmana industria dà la possibilità di trascendere gli standard e le pratiche del settore moda attuali per riflettere altri valori islamici come la giustizia, l’umanità, e la cura per l’ambiente. Per questo un’area di opportunità da tenere in considerazione è l’abbigliamento ecologico.

 

* Director of the European Research Center for Islamic Finance

Editor in Chief European Journal of Islamic Finance

Department of Management

University of Turin

Il mitico tram 447 dall'oblio triestino alla rinascita sotto la Mole

Si tratta dell’ unico tram dell’ex rete urbana dell’Acegat triestina  ancora marciante in Italia, dopo aver prestato servizio anche a Roma. Ora attende l’omologazione a Torino

 

tram storicoUn bell’articolo di Andrea Di Matteo, pubblicato sulla versione web dello storico quotidiano il Piccolo di Trieste, racconta le vicissitudini di un tram che per molti anni ha solcato le strade del capoluogo del Friuli Venezia Giulia e che oggi  sta per tornare a nuova vita proprio qui a Torino. Si tratta dell’ unico mezzo dell’ex rete urbana dell’Acegat triestina  ancora marciante in Italia, dopo aver prestato servizio anche a Roma: è  il mitico  “447”, prodotto dalle Officine Meccaniche La Stanga di Padova nella seconda metà degli anni Trenta, caratterizzato da un frontale di tipo “aerodinamico” assolutamente innovativo per quel tempo e giunto a Trieste nel 1938.

 

“Negli anni Cinquanta – scrive il giornalista – cercando di uscire dalla difficile situazione post bellica, l’Acegas rivede la rete di trasporto cittadino prediligendo i filobus a scapito dei tram. E decidendo di vendere le vetture in eccesso. Si fa subito avanti la Stefer di Roma, acronimo di Società delle tranvie e ferrovie elettriche di Roma, che necessita di motrici tranviarie da immettere sulla tratta urbana della Tranvia dei Castelli, in particolare sulle linee Termini-Cinecittà e Termini-Capannelle, andando così a servire la zona a sudest della capitale. Nella primavera del 1962 la dirigenza della Stefer giunge a Trieste per visionare i rotabili messi in vendita e sceglie le vetture a carrelli di terza serie. A novembre il primo tram lascia Trieste con destinazione Roma”.

 

Sei vetture vengono spedite nella capitale, via ferrovia, dove vengono ribattezzate dai tranvieri romani come “le triestine”, che iniziano a “lavorare” sulla Termini-Cinecittà e sulla Termini-Capannelle. Ma il 15 febbraio 1980 cessa la trazione tranviaria sulla Termini-Cinecittà, ultimo ramo della tranvia dei Castelli, così dal giorno successivo inizia il servizio regolare della Metro A che segna la fine delle “triestine”.Poi, l’Associazione per il Museo italiano dei trasporti che lo conserva lo cede all’Associazione torinese tram storici decisa  a restaurarlo. “Nel 2008 – scrive il Piccolo – il tram compie così un nuovo viaggio: lascia Roma e raggiunge Torino su camion. I lavori di ristrutturazione della “triestina” prendono avvio nel 2010, grazie ad un finanziamento del ministero dell’Ambiente e a una collaborazione in ore di lavoro con il Gruppo torinese trasporti. Ma il “447” deve risalire nuovamente sul camion per dirigersi a Salerno dove ha sede l’azienda specializzata che ha vinto la gara per il ricondizionamento.Finalmente, dopo tanti pellegrinaggi, ora il tram è rientrato a Torino ed è pronto per ritornare in servizio”. Ora si trova in un’officina del Gruppo torinese trasporti in attesa degli ultimissimi interventi prima dell’omologazione. Poi lo vedremo circolare sotto la Mole.

 

(Foto: IL PICCOLO)

Gatta Lucy smarrita alla stazione, la Polfer la restituisce alla padrona

treni porta ngatto norvegese

Una turista svedese, in viaggio per Milano e diretta a Zurigo, era scesa da un Frecciabianca partito da Torino, in lacrime per avere smarrito la sua gatta

 

Bellissima la gatta di razza norvegese delle nevi che se ne stava sdraiata in tutta tranquillità  su una panchina della stazione di Torino Porta Nuova. L’Ansa informa che gli agenti della Polfer si sono subito attivati per cercare il proprietario del felino, ben curato e dotato di guinzaglio. Le ricerche tra i negozi ed i passeggeri della stazione non hanno dato esito, ma la polizia ferroviaria di Vercelli ha scoperto che una turista svedese, in viaggio per Milano e diretta a Zurigo, era scesa da un Frecciabianca partito da Torino, in lacrime per avere smarrito la sua gatta, di nome Lucy. Gli agenti gliel’hanno riconsegnata sana e salva. .

Tutti al cinema. Ecco i film del weekend nelle sale di Torino

LE TRAME DEI FILM / A cura di Elio Rabbione

 

INDAGINE FILM1981: Un’indagine a New York – Thriller. Regia di J.C. Chandor, con Oscar Isaac e Jessica Chastain. Il regista dell’apprezzato “Margin Call” racconta le spirale di violenza che poco a poco avvolge Abel Morales, proprietario di una compagnia di trasporti petroliferi, che sta per firmare l’affare più importante di tanti anni d’attività. Mentre la concorrenza cerca in ogni modo di fermarlo, un detective indaga su presunte sue irregolarità fiscali. Mentre Abel continua ad avere una incrollabile fiducia nella giustizia, la moglie, da parte sua, vorrebbe che rinunciasse alla propria integrità morale. Durata 125 minuti. (Classico)

 

L’abbiamo fatta grossa – Commedia. Regia di Carlo Verdone, con Carlo Verdone e Antonio Albanese. Albanese è un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione della moglie, non ricorda più le battute, Verdone è un investigatore privato squattrinato, che vive in casa della zia, cui lui chiede aiuto. Ma non ne fa una giusta. Un dialogo proibito e una valigetta con un milione di euro costringerà la coppia a rocambolesche avventure e improbabili travestimenti. Durata 116 minuti (Due Giardini sala Nirvana, Ideal, Lux, Massaua, Reposi, The Space, Uci).

 

BLANCHETT CAROLCarol – Tra commedia e melodramma. Regia di Tod Haynes, con Kate Blanchett e Rooney Mara. Tratto dal romanzo di Patricia Highsmith (pubblicato nel 1952 con lo pseudonimo di Claire Morgan), è la narrazione della passione tra una donna newyorkese, alle prese con la fine di un matrimonio e l’affidamento della sua bambina, e una giovane impiegata. Grande gara di bravura fra le due attrici (Mara ha vinto il Palmarès all’ultimo festival di Cannes), con certezza in prossima area Oscar. Durata: 118 minuti  (Greenwich 1).

 

La corrispondenza – Drammatico. Regia di Giuseppe Tornatore, con Jeremy Irons e Olga Kurylenko. Amy, una giovane studentessa universitaria, che sbarca il lunario facendo la stuntwoman per la televisione e il cinema, ha una relazione con il suo professore di astrofisica. Improvvisamente, lui scompare e quell’amore diviene l’immagine di quelle stelle che non esistono più ma che noi continuiamo a vedere nel cielo. Solo la tecnologia li tiene legati, sms, skype, dvd, e ancora lettere e fasci di fiori: a raccontarci la speranza dell’eternità di un amore. Durata 116 minuti. (Ambrosio sala 1, Eliseo rosso, Reposi, Romano sala 2, Uci)

 

Creed – Nato per combattere – Drammatico. Regia di Ryan Coogler, con Sylvester Stallone e Michael B. Jordan. La storia di Adonis Johnson, figlio sconosciuto di Apollo Creed, desideroso di salire sul ring come suo padre. Raggiungerà Philadelfia per cercare quel Rocky Balboa prima rivale e poi grande amico di suo padre e convincerlo a diventare il suo allenatore. Gran bel ritratto di Stallone, che già s’è accaparrato il Golden Globe e forse spera pure in un prossimo Oscar. Durata 132 minuti. (Massaua, Ideal, Space, Uci)

 

Dio esiste e vive a Bruxelles – Commedia. Regia di Jaco Van Dormael, con Benoît Poelvoorde. Un Dio cattivo e antipatico che vive nella capitale belga, ben intenzionato a far digerire all’uomo dispetti e catastrofi, una figlia ribelle che distribuisce ad ognuno di noi la data della propria morte. Uno sberleffo piuttosto scomodo. Durata: 113 minuti (Massimo 2)

 

Doraemon il film: Nobita e gli eroi della vita – Animazione. Regia di Yoshihiro Osugi. Il successo di una saga, questa volta un film da girare tra supereroi dello spazio e alieni che temono per il loro pianeta minacciato dai Pirati dello Spazio. Durata 100 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Il figlio di Saul – Drammatico. Regia di Laszlo Nemes, con Géza Roehring. Nell’ottobre del 1943, nel campo di concentramento di Auschwitz, l’ebreo ungherese Saul fa parte del Sonderkommando, un gruppo di uomini incaricato di accompagnare i deportati appena arrivati ai forni crematori. Quando in un cadavere riconoscerà suo figlio, egli farà di tutto per dargli una onorata sepoltura. Opera prima premiata a Cannes, vincitore del Globe e probabile Oscar quale migliore film straniero. Durata 107 minuti. (Nazionale 2, F.lli Marx sala Harpo)

 

La grande scommessa – Commedia drammatica. Regia di Adam McKay, con Christian Bale, Ryan Gosling e Brad Pitt. Tratto dal libro “The big short” del giornalista Michael Lewis, il film racconta la storia di alcuni operatori finanziari che avevano compreso la fragilità dei mutui bancari già anni prima della grande crisi del 2008. Un piccolo capolavoro di satira creato con intelligenza di attori e regista, sceneggiatura sovraffollata di parole, relativamente “facile” per quanti con il mondo delle banche hanno poca dimestichezza. Durata: 130 minuti. (Greenwich sala 2, Reposi, Space)

 

joy filmJoy – Biografico, drammatico. Regia di David O. Russell, con Jennifer  Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro. Una storia vera, la vita di Joy Mangano, i figli e l’ex marito, la madre teledipendente, i parenti, la sua vita a Long Island. Tra ribellioni e intraprendenza, costruisce un impero che vive ancora oggi, nel cui centro sta l’invenzione del “mocio”, comodo straccio/scopa per le pulizie della casa. Il potere della televisione che annuncia urbi et orbi il prodotto determinerà l’enorme successo. Durata 124 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo blu, Ideal, Massaua, Romano sala 1, The Space, Uci).

 

Il labirinto del silenzio – Drammatico. Regia di Regia di Giulio Ricciarelli. Opera prima di un autore italo/tedesco finora soltanto attore e produttore, è la storia, ambientata a Francoforte, del procuratore Radmann che a tredici anni dalla fine del conflitto cerca una sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa le colpe e le responsabilità dei tedeschi durante la guerra, immergendosi nella ricerca di quanti avevano operato nel campo di Auschwitz. Candidato all’Oscar per il miglior film straniero. Durata 124 minuti. (Nazionale 1)

 

Macbeth – Drammatico. Regia di Justin Kurzel, con Michael Fassbender e Marion Cotillard. Ancora una volta sullo schermo la vicenda del generale che passo dopo passo, uccisione dopo uccisione, raggiungerà tra valore e ambizione il trono di Scozia. C’è chi lo ha definito la più bella trasposizione Shakespeariana, c’è chi lo considera un lavoro di maniera: comunque lo si giudichi, si avrà sempre la certezza di trovarci davanti a due attori tra i più perfetti e coinvolgenti del cinema di oggi. Durata: 113 minuti. (Greenwich 2)

 

Point Breack – Azione. Regia di Ericson Core, con Edgar Ramirez e Luke Bracey. Remake del non dimenticato film della Bigelow, è la storia di un uomo dell’FBI che riesce a entrare in un gruppo di atleti dello sport estremo, ritenuti essere una pericolosa banda di criminali. Adrenalina allo stato puro, di tutto e di più per chi ama il genere: lanci dal cielo all’interno di caverne, motocross, surf senza se e senza ma, lanci dalla funivia. Durata 116 minuti. (Greenwich 3, Massaua, Reposi, The Space, Uci).

 

ponte spieIl ponte delle spie – Drammatico. Regia di Steven Spielberg, con Tom Hanks e Mark Rylance. A cavallo tra i 50 e i 60, in piena guerra fredda, l’avvocato Donovan è incaricato di trattare il rilascio di Gary Powers, abbattuto con il suo aereo U-2 durante un’operazione di sorvolo dell’Unione sovietica. Alla sceneggiatura hanno collaborato i fratelli Coen. Durata: 140 minuti. Papabile agli Oscar. (Lux sala 1)

 

Piccoli brividi – Commedia. Regia di Rob Letterman, con Jack Black. Zach lascia New York e nella nuova piccola città in cui va ad abitare conosce Hannah e ben presto si convince che la ragazza sia vittima del padre, un uomo pericoloso. Ma se il padre è l’autore di “Piccoli brividi”, di ambientazione horror, ormai prigioniero di quei personaggi che escono dalle sue storie per prendere vita?  Durata 103 minuti. (Uci)

 

Ppz – Pride and prejudice and zombies – Horror. Regia di Burr Steer, con Lily James e Sam Riley. Tratto dal romanzo di Seth Grahame-Smith che rivisita “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austin. Qui, l’Inghilterra del XIX secolo è atterrita dai non morti: contro di essi combatterà Elisabeth Bennet con le sue sorelle. A un certo punto sarà costretta a decidere se continuare a difendere quelli che ama o seguire l’indimenticabile colonnello Darcy. Durata 108 minuti. (Ideal, Massaua, The Space, Uci)

 

La quinta onda – Fantascienza. Regia di J Blakeson, con Nick Robinson e Chloë Grace Moretz. Basato sul primo libro della trilogia firmata da Rick Yancey, narra di Cassie e della ricerca del fratellino scomparso durante un attacco degli “Altri”, alieni che stanno invadendo il mondo. Dovrà cercare un aiuto in Ben, suo compagno di scuola, oppure in Evan, dalle sembianze umane ma misterioso nei suoi comportamenti che parrebbero avere un qualcosa di stranamente anomalo? Durata 112 minuti. (The Space, Uci)

 

Quo vado – Comico. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone. Da impiegato nell’ufficio provinciale di caccia e pesca a precario: Checco dovrà accettare più di un trasferimento, nazionale o lontano all’estero, per non dover rinunciare al posto fisso. Durata: 86 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

FILM 2Remember – Thriller. Regia di Atom Egoyan, con Christopher Plummer, Martin Landau e Bruno Ganz. Zev, vecchio ebreo ospite di una clinica e affetto da demenza senile, viene spinto da Max a ricercare e ad uccidere il nazista, arrivato anni prima negli States, che nel campo di Auschwitz ha trucidato le loro famiglie. Il vecchio condurrà a termine il proprio compito: ma non mancheranno sconvolgenti quanto dolorose sorprese. Grande successo all’ultima Mostra di Venezia. Durata 95 minuti. (Romano sala 3)

 

Revenant  – Avventuroso/drammatico.  Regia di Alejandro Gonzales Iňàrritu, con Leonardo Di Caprio e Tom Hardy. Tratto da una storia vera. L’America dei grandi paesaggi e delle pianure sterminate, i pionieri alla ricerca di nuovi confini e delle pelli degli orsi. Uno di questi, Hugh Glass, nel 1823, viene attaccato da un grizzly mentre i suoi compagni lo abbandonano senza armi né cibo: il perfido Fitzgerald (Tom Hardy) gli uccide il figlio che ha avuto da una donna indiana. Di qui la sete di vendetta del protagonista, le imboscate, le uccisioni, gli stenti superati. Di Caprio, finalmente, in odore di Oscar, dopo essersi di recente già assicurato il Globe. Durata 156 minuti. (F.lli Marx sala Chico, Ideal, Lux sala 1 e 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Steve Jobs – Biografico. Regia di Danny Boyle, con Michael Fassbender e Kate Winslet. Con la sceneggiatura di Aaron Sorkin (vincitrice di un Globe ma non entrata nella cinquina dei futuri Oscar) basata sulla biografia autorizzata di Walter Isaacson, capace di rimodellare il personaggio in ogni sua sfaccettatura, cogliendo l’essere grande e meschino, impietoso e ambizioso, deluso e pieno di successo, il film è il ritratto, tra il 1984 ed il ’98, dell’uomo che con computer, iPod, iPhone e iPad ha rivoluzionato la storia del mondo. Fassbender (DiCaprio dovrà soprattutto vedersela con lui) e Winslet sono con le loro perfette interpretazioni candidati all’Oscar. Durata 122 minuti. (Ideal)

 

HATEFUL FILMThe hateful eight – Western. Regia di Quentin Tarantino, con Kurt Russell, Samuel L. Jackson, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth. All’indomani della Guerra di Secessione, tra le montagne del Wyoming, una tempesta di neve blocca in una stazione di posta una diligenza e nove persone, un cacciatore di taglie con la sua prigioniera da condurre alla forca ed un collega di colore un tempo arruolato a servire la causa dell’Unione, un generale sudista, un boia e un cowboy, un messicano e il conduttore della diligenza, il nuovo sceriffo di Red Rock. Tensioni claustrofobiche mentre qualcuno non è chi dice di essere, sino alla violenza finale. Musiche di Ennio Morricone, già vincitore del recente Globe e prossimo (?) a salire sul podio più alto degli Oscar. Durata 180 minuti. (Ambrosio sala 1 e 3, Centrale v.o., Massaua, Due Giardini sala ombrerosse, Eliseo sala grande, F.lli Marx sala Groucho e Harpo, Ideal, Massimo 1, Reposi, The Space, Uci)

 

Ti guardo – Drammatico. Regia di Lorenzo Vagas, con Alfredo Castro e Luis Silva. Opera prima, Leone d’oro a Venezia forse un po’ azzardato. Nella Caracas di oggi, tra Armando, un odontotecnico di mezza età, e Elder, un diciottenne sbandato, giorno dopo giorno nasce e cresce un rapporto in un altalenarsi di comportamenti, in un continuo scambio di ruoli tra vittima e carnefice. Sino ad una inattesa conclusione. Sempre ottimo Castro, indimenticato “Tony Manero” del cileno Pablo Larraìn. Durata 94 minuti. (Nazionale 2)

 

Il viaggio di Norm- Animazione. Regia di Trevor Hall. Le avventure di un simpatico e combattivo orso, vegano e ballerino, che tra le strade e i grattacieli di New York vuole fermare un bieco costruttore che ha tutte le intenzioni di edificare al Circolo Polare Artico. Durata 86 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Una volta nella vita – Drammatico. Regia di Marie Castille Mention, con Ariane Ascaride. In una classe di una piccola città alle porte di Parigi, si parla di Olocausto e di società attuale attraverso l’invito che l’insegnante fa ai suoi alunni a partecipare ad un concorso nazionale di storia che ha appunto per oggetto gli anni bui del secondo conflitto. Durata 105 minuti. (Massimo 2)

JUVENTUS-GENOA 1-0: UN AUTOGOL REGALA LA TREDICESIMA VITTORIA BIANCONERA

genoa juvejuve stadio2RETE: 30’ pt aut. De Maio.

 

JUVENTUS (3-5-2) Buffon; Caceres (dal 18’ s.t. Rugani), Bonucci, Barzagli; Cuadrado, Padoin, Marchisio, Pogba, Evra (41’p.t. Alex Sandro); Morata (9’ s.t. Zaza), Dybala. A disp. Neto, Rubinho, Lichtesteiner, Hernanes, Lemina, Sturaro, Pereyra. All. Allegri

 

GENOA (3-5-2) Perin; Munoz, De Maio, Izzo; Ansaldi, L. Rigoni, Ntcham (13’ s.t. Diego Capel), Dzemaili (36’ s.t. Matavz), Gabriel Silva; Pavoletti, Cerci (9’ p.t. Suso). A disp. Lamanna, Burdisso, Marchese, Pandev, Lazovic, Fiamozzi, Tatchtsidis, Rincon, Laxalt. All. Gasperini

 

Il minimo sforzo per il massimo risultato. Così la Juventus continua la sua striscia di vittorie, restando ben piantata dietro il Napoli. A far la partita sono stati i padroni di casa, anche se il Genoa non ha certo reso la vita facile ai bianconeri.

 

Al 5’ infatti, è proprio il Genoa a imbastire un buon gioco, Ntcham apre per Cerci che però non riesce a colpire il pallone di testa. Gara con pochi sussulti, entrambe le formazioni non si scompongono e continuano ad annullarsi a vicenda. Al 13’ arriva la prima scossa bianconera con l’insidiosissimo sinistro di Dybala che per un soffio si spegne a lato. Poco dopo anche Pogba prova a metterci del suo, su punizione, ma la conclusione è poco potente e precisa. Di certo non mancano le riposte da parte degli uomini di Gasperini, in avanti con Dzemaili che viene servito da Ntcham, ma anche lui spedisce a lato della porta. Al 30’ arriva la svolta per la Juventus: Cuadrado lascia il segno, arriva sul fondo e lascia partire un tiro cross rasoterra che De Maio, al posto di deviare, spinge nella propria porta. Nella ripresa il Genoa va a caccia del pari, approfittando degli errori bianconeri in fase di impostazione, ma la lucidità dei rossoblù viene a mancare. Cerci prova a pungere, ma Buffon respinge. Per la Juventus entra a dar un po’ di brio Zaza, che insegue tutti i palloni e arriva a calciare malamente su Perin divorandosi l’occasione del 2-0. Alta punizione con Dybala e Pogba manca l’impatto con la sfera. Verso la resa dei conti i bianconeri perdono Caceres costretto a uscire in lacrime e in barella per un brutto infortunio e prende il suo posto Rugani. Arriva un ‘altra splendida giocata di Cuadrado per Dybala, che va al tiro ma viene murato. Non manca un finale piuttosto sofferto per i padroni di casa, che rimangono in dieci per il rosso diretto di Zaza, per una dura entrata su Izzo. Il Genoa non riesce a sfruttare la superiorità numerica e lascia conquistare altri tre punti alla squadra di Allegri. 

 

Roberta Perna