Fiat Torino ha chiuso il girone di andata con una bella vittoria, seppure combattuta fino agli ultimi minuti di gioco. Torino si porta così a metà della classifica assieme a Brindisi, Brescia, Pistoia, Caserta ed a soli due punti dalla quinta posizione occupata da Sassari e Capo d’Orlando.

Foto Ciamillo-Castoria
Prossimo incontro domenica 22 gennaio alle ore 20.45 per la sfida casalinga Fiat Torino vs Sigida Avellino.
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CLASSIFICA (15a giornata): Milano 24; Venezia 22, Avellino 20; Reggio Emilia 18; Capo d’Orlando e Sassari 16; Brindisi, Brescia, Pistoia, Caserta e Torino 14; Trentino e Cantù 12; Pesaro 10; Cremona e Varese 8.
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Fiat Torino si è presentata a Varese priva del suo play maker, Peppe Poeta (foto), ancora bloccato da un edema da trauma a livello di vertebre lombari che fatica a riassorbirsi e che richiede ancora riposo. Nella sfida fuori casa contro Openjobmetis Varese, a quota 8 in classifica, il coach Vitucci ha scelto di scendere in campo con Washington, Wilson, Wright (foto), White e Parente, essendo privo anche di Harvey.
Il primo quarto è iniziato ed è terminato all’insegna della squadra di casa che con l’ex Eyenga e con Anosike hanno messo in difficoltà la difesa di Fiat Torino. Infatti, nonostante le belle giocate di Wright, Torino ha chiuso i primi dieci minuti di gioco in sofferenza e sotto di 8 punti (21-29).
Nel secondo quarto, Fiat Torino è partita meglio e dopo un parziale di 7 a 0, per la prima volta nel match, è andata anche in vantaggio 38-36. Ma la reazione di Varese, in questa prima frazione di partita, si è vista grazie alle giocate di Johnson ed al solito Eyenga. A meno di tre minuti dal fischio, le squadre hanno attraversato una fase convulsa con errori da entrambe le parti, palle perse e vantaggi non sfruttati, ma è Varese ad avere avuto la meglio chiudendo a più 7 punti la prima parte della partita, nonostante il torinese Parente abbia tentato la sorte sulla sirena lunga, senza riuscire a cogliere il bersaglio. Varese ha chiuso 49-42 prima dell’intervallo. Per Fiat Torino, solo Washington e Wright sono andati in doppia cifra, rispettivamente con 15 e 12 punti.

Foto Ciamillo-Castoria
Al rientro dopo la pausa, Fiat Torino è scesa in campo con Mazzola, Alibegovic, Wright, Wilson e Washington, con l’intenzione di dare maggiore solidità al reparto difensivo.
Nella prima frazione del secondo tempo entrambe le formazioni hanno abbassato le proprie percentuali al tiro, ma è stata Fiat Torino a dare segnali convincenti di aver cambiato approccio alla partita. La squadra del coach Vitucci, infatti, nonostante una panchina ridotta, ha reagito ed in chiusura di quarto ha ridotto la distanza portandosi a meno 6 punti da Varese (63-57).
Nell’ultimo quarto Fiato Torino, con White, Okeke, Wilson, Wright e Washington, ha stupito per fisicità, efficacia di gioco e di tattica. Impressionanti sono state anche le triple di Alibegovic, arrivate nei momenti più importanti in chiusura di match. Sin dall’inizio del quarto, grazie ai canestri di White e di Wright, Torino si è portata a meno 1 punto dagli avversari e grazie a quelli di Wilson, la squadra ospite ha raggiunto il
pareggio (65-65). A 7 minuti dalla fine, Torino è passata a condurre con un parziale di 18 a 4 (67-65) e, nonostante otto punti pesanti di Johnson e Avramovic per Varese, è rimasta avanti grazie alla lunetta di Wright, prima, e alle triple di Wilson e Alibegovic, dopo (76-74). Negli ultimi due minuti del match entrambe le squadre si sono affrontate dando il massimo a suon di triple, prima, di Alibegovic per il 74-79, poi, di Eyenga ed, infine, di nuovo di Alibegovic con la quale Fiat Torino ha rimosso ogni velleità a Varese. La partita è terminata con la lunetta di Wilson che ha chiuso definitivamente il match, regalando a Torino una bella vittoria e da cui è emerso che il coach Vitucci può contare anche su giocatori come Okeke.
Manuela Savini
Queste le formazioni:
FIAT TORINO: Wilson 0, Harvey 1, White 3, Parente 4, Alibegovic 5, Wright 2, Washington 17, Okeke 18, Fall 20, Mazzola 21, Vitale 23; All. Vitucci
VARESE: Johnson 19, Anosike 11, Maynor 10, Avramovic 5, Pelle, Bulleri 3, De Vita, Cavaliero, Kangur 2, Canavesi, Ferrero 6, Eyenga 23; all. Caja
Le dichiarazioni a fine partita:
Coach Vitucci: “Questa sera i ragazzi hanno compiuto un piccolo capolavoro perchè abbiamo giocato senza Harvey e Poeta e con DJ White colpito da un attacco febbrile. Sottolineo il gran bell’esordio a tutti gli effetti di Okeke. Nel primo quarto siamo stati deficitari in difesa. Poi la zona ha cambiato il match nonostante i quintetti in campo meno usuali del solito. Abbiamo dimostrato di avere un gran carattere, di squadra. Anche se a volte pasticciamo si mette sempre tutto sul parquet. Rimane il piccolo rammarico per la mancata Final Eight di Coppa Italia che con due punti in più sarebbe stata alla nostra portata. Abbiamo chiuso bene il girone d’andata.”.
Coach Caja: “Purtroppo non è bastato aver giocato bene per 30 minuti e proprio nel terzo quarto, con la buona inerzia presa, farci rimontare è stato determinante in senso negativo. Ci ha fatto calare sotto ogni punto di vista. Non credo sia stata decisiva la zona perchè per 30 minuti l’abbiamo affrontata correttamente. Peccato perchè c’erano le condizioni buone questa sera, per il tifo e per il pubblico.”.
Foto: Fiat Torino Auxilium
pittorica. Ovvero la dinastia dei Brueghel che – sino al prossimo 19 febbraio, a rappresentare l’ottavo appuntamento di una mostra itinerante già collaudata tra Tel Aviv e Parigi, tra Roma e Breslavia e Bologna con più di un milione di visitatori – offre, all’interno delle Sale delle Arti della Reggia di Venaria, una parte dei propri capolavori,
Sette sezioni che hanno inizio con “Il giudizio morale” in cui campeggiano “I sette peccati capitali” di Hieronymus Bosch (1500 – 1515), surrealista ante litteram che capovolge i canoni di una pittura ancora intimamente legata ai canoni dell’arte sacra e spiana la strada al capostipite Pieter Brueghel il Vecchio, nato a Breda intorno al 1525 e scomparso nel 1569. I mutamenti, le riflessioni, i gusti che hanno dato vita alla rivoluzione copernicana della pittura fiamminga maggiormente s’avvertono nella “Natura regina”, dove, fatto sconosciuto e impensabile nel panorama italiano, non è l’uomo al centro della ricerca dell’artista – da noi sono gli anni di Michelangelo e Raffaello ma Brueghel non li avverte – ma quanto lo circonda per cui, anche attraverso i risultati della Riforma protestante e delle teorie calviniste, egli viene a essere parte di un mondo più complesso e universalizzato (del 1602 – 1605 il “Riposo durante la fuga in Egitto” di Jan Brueghel il Vecchio”, del 1565 il “Villaggio fiammingo con contadini al lavoro nei campi”, splendido lavoro a quattro mani di Martin van Cleve e Jacob Grimmer). In “Soldati e cacciatori” campeggiano due capolavori, “La trappola per uccelli” di Pieter Brueghel il giovane, un innevato paesaggio dove il pericolo che potrebbe sconvolgere la vita di quanti pattinano o giocano sul fiume è paragonato al rifugio che gli uccelli cercano sotto la tettoia, incuranti della fune che il cacciatore ha teso dalla finestra in alto; o ancora neve e soldati nella “Strage degli innocenti” di van Cleve, dove al tema tragico s’introduce lo sberleffo – quasi d’obbligo l’attualizzazione degli ambienti per i Brueghel e compagni – del militare sorpreso a orinare al centro della tela.
“allegorie” (“dell’amore”, “dell’udito” dovute alla maestria di Pieter Brueghel il Giovane, sintesi efficace per rendere immediatamente comprensibili concetti o gli elementi della natura o i sensi umani. Ai fiori, intesi allo stesso tempo come immagine eterna di armonia e di vanitas destinata a scomparire, è destinata “Splendore e vanità”, capace di ospitare le più ricche nature morte, anche qui gioielli di Jan Brueghel il Giovane e di Ambrosius Brueghel, autore di “Vaso con tulipani e dalie” (circa 1650), specchio non unico di quella “tulipomania” che nacque dallo smanioso interesse per i bulbi di tulipano sino a raggiungere prezzi elevatissimi per vedere, nel 1637, un crollo improvviso della domanda. A suggello della mostra, uno sguardo sugli sbandati, sui ladri, sugli ubriachi, sui goffi, sui visi incattiviti e brutti, sui mendicanti, sui poveri matrimoni, sulle virilità esposte, sui balli, sugli sguardi avidi, sulle lascivie, sulla carnalità che circola nei tanti quadri del tempo: forse addolcito il tutto da pennellate di pregevole grazia, quali “Le tre Grazie con un cesto di fiori”, d’ispirazione rubensiana, a firma Jan Brueghel il Giovane e Frans Wouters e in prima fila, vera chicca dell’intera mostra, lo “Studio di insetti con fiore di borragine” di Jan van Kessel il Vecchio, nipote del capostipite, pienamente seicentesco, su rame, capolavoro di osservazione e di resa, ambedue prestiti della torinese galleria Caretto&Occhinegro.
Le poesie di Alessia Savoini


Un progetto capace di prendere sempre più piede, grazie alla costanza e perseveranza della sua ideatrice, redattrice e corrispondente moda di testate internazionali che, in primis, attraverso il suo sito beautifulcurvy.com, ha ideato un contenitore volto a supportare, consigliare e comunicare un mondo Curvy a 360° e all’interesse crescente di aziende del settore moda, che hanno sostenuto l’iniziativa. Da Big & Tall, importatore dall’estero di taglie plus size, a Bonprix, a Maxfort per gli outfit maschili, a Parah Impronte per il beachwear, a Parah per l’intimo donna, a Sophia Curvy per l’abbigliamento femminile, a Kiabi, a Mariluna Free Size per proposte moda al femminile, a Liberti per i costumi da bagno, ad Anita per l’intimo ed il mare donna, a Rosa Faja per il beachwear, a Krisline per l’intimo differenziato donna, sino a Curvissime per gli abiti da sposa plus size.
Un gioco di sorrisi e sguardi per un insieme eterogeneo di donne e uomini curvy, che con fierezza e leggerezza si rivolgono all’obiettivo di Bidini, valorizzati dagli accorgimenti della Make-up Artist Valeria Orlando, con i suoi prodotti naturali, dagli Hair Stylists dei Saloni Framesi e dalle stylist moda Pia Johansson e Cecilia Cristoforetti.
Un nuovo passo avanti verso la Tav. La Francia, infatti, ratificherà alla fine del mese di gennaio l’accordo internazionale
Il 18 gennaio il Ministro Minniti sarà in Parlamento per l’audizione programmatica sul piano di ampliamento dei CIE, che dovrebbe prevedere oltre 400 nuovi posti disponibili per raggiungere circa 1.500 posti a regime
parlamentari e le Regioni a rimandare al mittente il piano di ampliamento dei CIE e accogliere solo il piano Anci per l’accoglienza. D’altra parte il 17 febbraio 2014 il Comune di Torino si era espresso in modo chiaro, approvando un atto in cui chiedeva ufficialmente al Governo e alle autorità competenti il superamento del CIE di corso Brunelleschi. Il 18 dicembre dello stesso anno, il Consiglio Regionale era andato anche oltre, votando la mozione n. 150, presentata da Grimaldi, per chiedere al Governo la chiusura immediata del centro. “Chiediamo a Sergio Chiamparino e Chiara Appendino di essere conseguenti” – dichiara il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi. – “Capiamo che vi sia una percezione
di insicurezza in seguito ai fatti più recenti, ma ripercorrere una strada sbagliata non può essere la soluzione. Il caso Amri lo dimostra: in assenza di accordi con i Paesi di provenienza il rimpatrio è comunque difficile, d’altra parte non si vede perché persone che hanno scontato anni in carcere non possano essere identificate durante la detenzione, anziché proseguirla deliberatamente in un centro di identificazione ed espulsione. È questo l’unico modo per individuare gli eventuali terroristi, non certo condannare persone innocenti o che hanno già pareggiato i conti con la giustizia alla privazione della libertà in condizioni peraltro
estreme”. “Condivido le preoccupazioni del garante dei detenuti” – dichiara la Capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio: – “la situazione del CIE di Torino è drammatica. Sono aperte due aree e mezzo su sei e in ogni caso le condizioni sono critiche. Come può essere questa la risposta?” “Continuiamo a ribadire che la soluzione è una soltanto” – dichiara il Deputato di SI Giorgio Airaudo: – “aprire corridoi umanitari con i Paesi in cui la situazione è insostenibile, creare percorsi di inserimento legale e facilitare l’accesso al diritto d’asilo. La Commissione diritti umani del Senato ha appena documentato l’inefficienza dei CIE nei provvedimenti di espulsione e la loro disumanità. L’unico modello che ha funzionato è quello dell’accoglienza diffusa sul territorio e del coinvolgimento delle comunità”.
Mercoledì 11 gennaio 2017 alle ore 18
l libro di Quaglieni tratteggia le figure di personalità importanti della cultura e della politica italiana del ’900, da Einaudi a Giovanni Amendola, da Marchesi a Soleri, da Calamandrei a Chabod, da Burzio ad Adriano Olivetti, da Ernesto Rossi a Balbo di Vinadio. La parte più consistente del libro riguarda gli “amici e maestri” che l’autore ha conosciuto e frequentato: Jemolo, Bobbio, Galante Garrone, Montanelli, Valiani, Venturi, Casalegno, Alda Croce, Primo Levi, Ciampi, Luraghi, Romeo, Spadolini, Pininfarina, Ronchey, Tortora,
Pannella. Due capitoli molto densi concludono il libro, quelli dedicati a Soldati e Pannunzio. Si tratta di scritti che Quaglieni arricchisce ricostruendo la storia dei rapporti tra il Centro “Pannunzio” e le diverse personalità che animano il libro. Le figure delineate sono spesso ricordate con episodi del tutto inediti e poco convenzionali, in alcuni casi persino politicamente “poco corretti”, ma sempre equilibrati sotto il profilo storico. Ne viene fuori un ritratto a tutto tondo dell’Italia civile, che l’autore ritiene vada riscoperta e valorizzata come patrimonio culturale irrinunciabile anche per il futuro delle nuove generazioni.
RINNOVARE L’ADESIONE AL CENTRO “PANNUNZIO”
Nella notte è scoppiato un incendio che ha colpito alcune mansarde in strada Altessano