redazione il torinese

Fuori tutti: nuovo espulso dall’Italia. Dal carcere di Ivrea minacciava di tagliare gole

isisIl rimpatrio  di oggi è  l’ottavo del 2017

 

E’ un  cittadino marocchino 38enne, detenuto per reati comuni, il 140° tra  i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi dal gennaio 2015 ad oggi. E’ stato cacciato  dal territorio nazionale su  un volo diretto a Casablanca. L’uomo è giunto  all’attenzione delle forze dell’ordine nell’ambito del monitoraggio all’interno delle carceri. Nel settembre del 2014, nel carcere di Ivrea, aveva guidato la “sommossa” di un gruppo di reclusi stranieri, minacciando la realizzazione di un’azione ostile nella stessa città. Dalle indagini svolte, era emerso che in alcune delle celle occupate dai responsabili dei disordini, erano state trovate scritte inneggianti al sedicente Stato Islamico. In prigione aveva dichiarato apertamente di volere “sgozzare americani ed inglesi” una volta uscito. Il rimpatrio  di oggi è  l’ottavo del 2017.

BOETI: “IL FUTURO È DEGLI OSPEDALI GREEN”

vesime boetiSANITÀ: “BENE L’INVESTIMENTO DEL PIEMONTE PER IL RISPARMIO ENERGETICO”

I 16 milioni stanziati dalla Regione Piemonte per interventi mirati al risparmio energetico negli ospedali rappresentano un significativo primo passo verso un’edilizia sanitaria più moderna e sostenibile. Molti ospedali piemontesi sono vecchi ed energivori, soprattutto a causa di impianti obsoleti. I futuri ospedali dovranno essere a bilancio energetico pari a zero, e dove il raffreddamento ed il riscaldamento dovranno essere garantiti dalle più innovative tecnologie del settore. Non è più accettabile avere reparti in cui non vi sono impianti di climatizzazione costringendo così d’estate i pazienti e il personale ospedaliero a boccheggiare, così come non è più tollerabile che vengano sprecate ingenti risorse per riscaldare o raffreddare vecchie strutture ospedaliere. Abbiamo bisogno di ospedali green, capaci di garantire un miglior confort ai pazienti e al personale, liberando così preziose risorse da destinare alle cure e all’assistenza,

 

Nino BOETI

Vice Presidente Consiglio Regionale del Piemonte

“Come fiori nel vetro”. Al castello di Racconigi per non dimenticare

racconigiDa venerdì 27 gennaio a domenica 19 febbraio: Memoria, speranza, storia e solidarietà. Inaugurazione: venerdì 27 gennaio 2017, ore 18. Ingresso libero

 

Tra le tante iniziative promosse in ricordo della Shoah, l’allestimento proposto dal castello di Racconigi con Progetto Cantoregi affianca il ricordo del dramma dei deportati, e in particolare di coloro che vennero catturati proprio nel territorio cuneese, alla speranza rappresentata da coloro che non vollero allinearsi, come l’assistente sociale polacca Irena Sendler che, da sola, salvò 2.500 bambini. L’iniziativa, in linea con l’impegno civile da sempre al centro dell’attività della compagnia, è anche un delicato ricordo di Vincenzo Gamna, fondatore di Progetto Cantoregi scomparso un anno fa pochi giorni dopo l’inaugurazione del suo ultimo allestimento, realizzato proprio per il Giorno della Memoria. Dal 27 gennaio al 19 febbraio, il Salone d’Ercole del castello accoglie un suggestivo allestimento realizzato con filo spinato, fiori, mele e 334 barattoli di vetro all’interno dei quali sono racchiusi i nomi degli ebrei stranieri racconigideportati nel 1943 dal campo di Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz. Le loro storie si intrecciano con quelle di don Raimondo Viale, prete e partigiano protagonista del libro di Nuto Revelli “Il prete giusto” già ripreso da Progetto Cantoregi in uno spettacolo del 2009 di cui la sera dell’inaugurazione saranno eseguite alcune letture. Tra queste, particolarmente toccante è quella del piccolo Gerard Zynger che, dopo un attacco epilettico, fu rinchiuso nel manicomio di Racconigi. Mentre i genitori, ebrei di origine russa, trovarono la morte ad Auschwitz, egli rimase a Racconigi fino al 1960, quando fu trasferito all’ospedale psichiatrico di Volterra. La scelta di racchiudere i nomi dei deportati in delicati, ma ermetici barattoli di vetro, è un omaggio al coraggio della giovane assistente sociale di Varsavia che riuscì a portare fuori dal ghetto quasi 2.500 bambini affidandoli, con nomi e documenti falsi, a conventi e famiglie. Per poterne ricostruire le identità, Irena nascose infatti i loro documenti e informazioni sulle loro famiglie di origine in contenitori di vetro sepolti in giardino. Nominata nel 1965 “Giusta tra le nazioni”, Irena alla fine della guerra riuscì a ricontattare 2.000 bambini.

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Per visite guidate all’allestimento FIORI NEL VETRO contattare:

Progetto Cantoregi 335.8482321 – 338.3157459 – info@progettocantoregi.it

Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 9 alle 18. Al Salone d’Ercole si accede con il biglietto di ingresso al castello, salvo esenzioni, sconti e tessere)

Inoltre mercoledi 8 febbraio alle ore 18 il castello ospita la presentazione del volume di Adriana Muncinelli ed Elena Fallo, ricercatrici legate all’Istituto Storico della Resistenza cuneese, che hanno riportato alla luce le storie dei deportati dal campo di Borgo Sal Dalmazzo: “Oltre il nome. Storia degli ebrei stranieri deportati dal campo di Borgo San Dalmazzo” (Le Château Edizioni, 2016).

Arrestato il pirata della strada: ha quasi 90 anni

carabinieri 332DALLA CALABRIA

Ha la bellezza di 87 anni, F.T., il presunto pirata della strada che, alla guida della sua auto, una Fiat Punto, a Capo Vaticano di Ricadi avrebbe investito e ucciso il settantacinquenne Gaetano Fazzari.  L’anziano, rintracciato nella notte dai carabinieri, è stato posto agli arresti domiciliari. I militari della Compagnia di Tropea lo hanno scoperto raccogliendo le testimonianze dei presenti e i filmati del bar nelle vicinanze dell’incidente. F.T., dopo avere investito l’uomo che era appena uscito da un caffè, si sarebbe allontanato facendo perdere le proprie tracce.  La vittima, soccorsa e trasportata  in ospedale, è morta  dopo due ore a causa della gravità delle ferite riportate.

“Libertà di panino” e altri guai: ecco come il Comune perde tre milioni dalle mense

menseIncominciano a farsi sentire gli effetti del “panino libero”? Nelle casse comunali sono entrati 3 milioni in meno  dalle mense.  Secondo la Soris, società di riscossione,  è proprio colpa del panino da casa. Per il  “borsellino elettronico”, con cui  i genitori pagano la mensa ai figli, il mancato incasso ha fatto calare le entrate da 30 a 27 milioni di euro. Ma l’assessore alle Risorse Educative, Federica Patti, sostiene che — le minori entrate di 3 milioni sull’ anno finanziario 2016 sono dovute a diversi fattori, come il calo degli iscritti, la riduzione dei rientri, e una nuova distribuzione dell’utenza sulle fasce Isee, morosità distribuita tra mensetutte le fasce.Il panino inciderebbe solo per il 9 per cento dei mancati incassi. L’assessore afferma inoltre che non risponde al vero il fatto che il Comune paghi un fisso di 33 milioni:  alle aziende di ristorazione vengono pagati esclusivamente i pasti consumati. C’è preoccupazione per il calo di lavoro delle aziende che preparano i pasti:  la Camst aveva informato i sindacati per sollevare il problema dei possibili esuberi di personale. Intanto la questione sfocia anche nella politica. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Civico, Osvaldo Napoli dice: “Fatta salva la’libertà di panino’, se il servizio mensa non fosse troppo caro e mantenesse un buon livello qualitativo, molti più genitori se ne servirebbero”.

Idraulico evade il fisco per 500 mila euro

guardia_finanza_Dai controlli della Guardia di Finanza negli ultimi  tre anni  è emerso che un idraulico di Pinerolo non ha dichiarato nulla al fisco. Al professionista è stata contesta l’omessa dichiarazione di ricavi per circa 500 mila euro e un’evasione dell’Iva di oltre 100 mila euro. L’idraulico è proprietario di una lussuosa villa nel Pinerolese e di diversi  terreni.

Coppia inviava migliaia di lettere di insulti e minacce ai vip

polizia-postaleDALLA LOMBARDIA

Un uomo e una donna di Rozzano, nel Milanese, sono responsabili dei reati di minacce e diffamazione. I due  sono autori di migliaia di missive anonime di minaccia  o a carattere diffamatorio, inviate dal 2014 a personaggi del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e sportivo. Anche la Juventus nel loro indirizzario. Gli agenti della Digos di Milano  li hanno fermati in flagranza mentre imbucavano nuove lettere nella cassetta postale a Basiglio (Milano). I due denunciati sono un milanese di 71 anni e una donna di  Monza, di 54 anni:  sono ritenuti responsabili di minacce e diffamazione. La perquisizione nella loro abitazione nell’hinterland di Milano ha fatto scoprire altre 110 lettere uguali a quelle trovate in precedenza.

Patrocinio delle Regioni per “Just the woman I am”

donna just the womanLa Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, su proposta del Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus, ha accordato il  patrocinio a quello che è ormai diventato per Torino un appuntamento fisso  ma che, a questo punto, assume rilevanza nazionale.mSi tratta di  JUST THE WOMAN I AM,  la corsa/camminata non competitiva, in programma il prossimo 5 marzo, organizzata ogni anno dal sistema universitario torinese formato dall’Università degli Studi di Torino, dal Politecnico di just woman donnaTorino e dal CUS Torino che devolve il ricavato a favore della ricerca universitaria sul cancro. “Aver portato questa manifestazione sul tavolo nazionale della Conferenza dei Presidenti,   – commenta Laus – rende ancora una volta il Piemonte protagonista per la sensibilità dimostrata rispetto ai valori dello sport, alla base di una cultura della prevenzione e della salvaguardia della salute. Il mio augurio è che, grazie al patrocinio accordato dalla Conferenza, JUST THE WOMAN I AM possa diventare veicolo nazionale dei messaggi e dei valori  che le appartengono”.

 

Abusi sessuali su minore 13enne, parroco in carcere

abito talare 97009-colloDALLA SICILIA

E’ stato arrestato dai carabinieri don Paolino Marchese, il sacerdote di 51 anni, condannato anche in appello per avere abusato di una tredicenne che frequentava la chiesa di Termini Imerese in provincia di Palermo. Il parroco ora è nel carcere dei Cavallaci. In secondo grado  è stato condannato a cinque anni e mezzo, erano sei in primo grado. Nel processo la vittima era parte civile. Il collegio d’appello ha ritenuto assorbiti due capi d’imputazione e ha  così condannato l’imputato per atti sessuali con minorenne. La vittima aveva infatti meno di 14 anni quando iniziarono i rapporti col prete nel 2008.

Poche pagine di Storia nel Psdi torinese

psdi manifestoDi Pier Franco Quaglieni *

Il 10 gennaio 1947, 70 anni fa, nasceva a palazzo Barberini la socialdemocrazia italiana per iniziativa di Giuseppe Saragat, rifiutando  la politica “frontista” di Pietro Nenni  che invece sosteneva la suicida unità d’azione con i comunisti. Saragat fu determinante nelle elezioni nel 18 aprile 1948 che consentirono all’Italia un cammino democratico sicuro. Giuseppe De Rita ha evidenziato come quella scissione socialista (l’unica davvero importante nella travagliata storia del socialismo italiano)abbia rappresentato “un punto di svolta della cultura e della politica italiana”,”un segno ,l’ultimo segno del coraggio di rompere” perché quella scelta di Saragat “diventava un tradimento,sembrava socialfascismo(quello di cui venne accusato Carlo Rosselli),dipendenza dai padroni”.

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Ci volle lungimiranza e capacità di guardare lontano per scegliere di spaccare il partito socialista,garantendo un futuro democratico all’Italia e fu anche capacità  di guardare vicino rispetto alle  socialdemocrazie europee che aveva individuato nel comunismo un nemico della libertà e dello saragat psdistesso socialismo democratico. L’esilio, i contatti con il socialismo austriaco avevano insegnato al torinese Saragat  un’esperienza storica che ,per altri versi, trovava dei riferimenti anche nella Torino socialista dell’’800,quella dei maestri elementari e dei medici filantropi che rivolgevano le loro attenzioni ai poveri e ai diseredati.Era la Torino di De Amicis ,così attento,ad esempio,come Pascoli, al dramma dell’emigrazione italiana all’estero. Saragat era un uomo colto e non ebbe mai l’atteggiamento del demagogo: la sua oratoria era sobria,quasi monotona:spesso leggeva i discorsi, ma essi erano frutto della riflessione e non dell’impeto tribunizio che caratterizzò Nenni. Saragat era lucido,a volte  persino glaciale,ma le sue posizioni inducevano alla riflessione e alla serietà.

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bandiera-psdiSeguirono Saragat molti parlamentari e parteciparono a quella scelta di democrazia e di libertà senza equivoci politici come Piero Calamandrei,Paolo Treves,Ludovico d’Aragona,Angelica Balabanoff, Giuseppe Emanuele Modigliani,Ezio Vigorelli.Il giovane Lucio Libertini,destinato ad essere leader dello Psiup,poi confluito nel Pci , fu al fianco di Saragat a palazzo Barberini. La scelta di Saragat, a 70 anni di distanza, assume un valore storico perché anticipò di decenni l’idea di un socialismo democratico il cui valore molti scoprirono molto tardi, solo dopo la caduta del muro di Berlino. Ma la storia della socialdemocrazia italiana svoltò quasi subito verso una prassi politica clientelare attraverso la quale veniva raccolto il consenso. Fatti salvi i fratelli Matteotti,figli di Matteo,Luigi Preti, Paolo Rossi e pochissimi altri,i quadri dirigenti del Psdi si rivelarono mediocri  e destinati a peggiorare nel corso dei decenni.Già nel 1953 i parlamentari scesero ad appena 18 e non certo a causa del” destino  cinico e baro”,come disse incautamente il fondatore della socialdemocrazia italiana.

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Saragat non si curò mai effettivamente del partito ,lasciato in mano a personaggi spesso discutibili,Giuseppe_Romita_2 psdi quasi sempre incapaci,a volte disonesti. Le ironie di “Fortebraccio” su Tanassi, Cariglia ed altri ,molto spesso ,non erano nè impietose nè esagerate,ma rispondevano alla verità,al di là del gusto per la battuta. Il Piemonte non fu diverso rispetto a tante realtà italiane. Successivamente aderì  alla socialdemocrazia Giuseppe Romita ,leader storico socialista e i principali capi piemontesi  furono Domenico Chiaramello,Corrado Bonfantini,mitico comandante delle brigate Matteotti nella Resistenza e direttore del quotidiano torinese “Sempre Avanti!”,Guido Secreto eterno vicesindaco di Torino,divenuto Sindaco in una delle tante crisi politiche che consegnarono nel 1975 la città al Pci. Ho conosciuto e anche frequentato tutti e tre,ma oggettivamente nessuno di loro aveva la statura del leader. Chiaramello era una persona limpida,cordiale,onesta,ma riuscì ad essere parlamentare e sottosegretario,senza andare oltre. Bonfantini si coprì di debiti, contratti per sostenere il suo giornale,debiti che ancora pagava negli anni 70 con la sua pensione di deputato:se vogliamo, un esempio  davvero eccezionale.

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romita-2 pierluigiSoprattutto negli anni ’60 la socialdemocrazia torinese, proprio nel momento in cui si incominciò a parlare di riunificazione socialista,rivelò un volto del tutto inadeguato. Fu padrone incontrastato  del Psdi  torinese il senatore Terenzio Magliano che apparve subito come un uomo spregiudicato,quasi machiavellico,ma incapace di primeggiare in ambito anche solo regionale, dove Franco Nicolazzi a Vercelli e  Novara e Pierluigi Romita  nel collegio Cuneo , Asti ,Alessandria ( che aveva ereditato dal padre)avevano il controllo totale del partito,cercando di invadere anche il regno torinese di Magliano. Non si possono citare esponenti piemontesi di rango perché l’unica strada percorribile in quel partito era la raccolta delle preferenze attraverso lo scambio di favori. Emblematico fu nel 1970 Germano Benzi,proveniente dal franco_nicolazzi_psdiMARP,un antesegnano della Lega, che superò ,sia pure di poco, lo stesso Magliano nelle preferenze al Comune. Benzi ,che fu presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, mi invitò una volta a tenere una conferenza di storia del socialismo  in un circolo di cui era presidente. Alla fine della mia relazione, disse testualmente :” Abbiamo sentito la teoria,ma adesso bisogna pensare ai voti e tirò fuori dei volantini per un candidato da lui sostenuto:rimasi allibito ed indignato.Mai avrei pensato ad un finale del genere specie nel contesto di quel grande e nobile circolo storico che ebbe Cavour tra i suoi soci fondatori.

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Se si scorrono i nomi dei consiglieri comunali e regionali ,non si notano personalità di psdi-piemonterilievo.Anzi,come, per altri versi ,accadde anche in altri partiti come la stessa Dc,  si possono solo rilevare cordate di immigrati  meridionali molto ben organizzate  dai loro capi che venivano eletti dai loro numerosi fans. Giuseppe Lodi che ebbe l’avventura di essere eletto nel Psdi, scappò via velocemente e si ricollocò nel Pri dove l’aria che si respirava era ben diversa. Gli unici intellettuali torinesi  che transitarono nel Psdi  furono il grecista Antonio Maddalena e lo storico Emilio R.Papa.Ci fu anche il repubblicano Emilio Bachi,un grande avvocato civilista torinese, che si ritirò molto deluso e amareggiato. Le cariche del sottogoverno costituivano il vero dibattito “politico” in quel partito e Saragat, da quanto mi disse una volta che lo incontrai in Valle d’Aosta, ne era ben consapevole. Si giunse persino a cambiare le chiavi di ingresso della federazione torinese del Psdi,quando cambiò la maggioranza interna e l’ex senatore comunista Domenico Marchisio ,incredibilmente diventato socialdemocratico dopo decenni nel Pci,inorridì vedendo la situazione. Arrivò a stampare a sue spese un giornalino in cui attaccò  ferocemente i nuovi compagni di partito.

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Addirittura venne insediato un presidente socialdemocratico  della Camera di Commercio di Torino psdi 3che non aveva i requisiti per ricoprire la carica che dovette lasciare a malincuore, per l’iniziativa legale di Emilio Bachi a tutela del presidente  defenestrato Vitelli. Un uomo straordinario intellettualmente come Tito Gavazzi,stretto collaboratore di Adriano Olivetti ad Ivrea, fu per pochi mesi segretario della federazione socialdemocratica di Torino dopo la nuova scissione del luglio 1969 e non venne eletto in consigli comunale perché raccolse ben poche preferenze. Da Olivetti aveva imparato cosa dovesse essere  la politica,non cosa dovesse essere la gestione del sottogoverno e delle tessere. A Gavazzi venne data la presidenza dell’EPT che tenne con dignità per alcuni anni fino al suo scioglimento.  Anche Vincenzo Ramella ,zio di Luigi Firpo e imprenditore, non venne eletto,anche se fu premiato con la presidenza del Mediocredito piemontese.Uscì nel 1970 un volantino in cui si annunciava  la candidatura di Firpo al consiglio provinciale,ma si rivelò una bufala. Ricordo che quando venne a Torino il presidente della Repubblica Cossiga, un assessore socialdemocratico si presentò alla colazione  in suo onore a Palazzo Barolo in smoking, suscitando l’imbarazzo del sindaco Zanone e dei suoi ospiti.Mi toccò di pranzare al suo tavolo…

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psdi saragat 3La socialdemocrazia torinese nel 1975 imbarcò l’ex liberale e l’ex repubblicano Silvano Alessio che ebbe anche una qualche velleità intellettuale,creando un giornale. Eletto in Comune,dopo la  vittoria della sinistra, scippò al gruppo del Psdi tutti i consiglieri,traghettandoli nel Psi:Magliano rimase solo ed ebbe il merito-che gli va riconosciuto – di essersi opposto alla chiusura della società per la Metropolitana che era pronta ad iniziare i lavori di scavo che vennero rinviati ai primi del  2000,facendo perdere a Torino la grande occasione di avere una Metro come tutte le altre città.Quello fu uno dei più microscopi errori delle giunte rosse a cui vanno addebitati i ritardi paurosi  di cui è stata vittima la città per un decennio.  Romita e Nicolazzi divennero segretari del partito e ministri in vari governi, ma risulta difficile citare qualcosa di loro che meriti di essere ricordato. Anche nelle altre città  italiane la situazione non era molto migliore e il Psdi si liquefece come neve al sole ben prima di Tangentopoli: l’ipotesi riformista di Craxi lo travolse.Un volta Lucio Libertini che aveva imparato ad essere comunista,ma non perse mai l’ironia e l’indipendenza di giudizio ,mi disse che quell’errore di gioventù era persino più imperdonabile di tanti altri errori della sua vita. Forse non era così perché scegliere nel 1947 la via della democrazia e della libertà fu una scelta decisiva che avrebbe meritato ben altri sostenitori. Libertini che era una persona seria,quando capì com’era la musica, si ritrasse subito,come fece Piero Calamandrei. Peccato, perché quel Psdi ha comunque contribuito a scrivere una pagina di storia italiana importante. Pensate cosa sarebbe stato se fosse stato guidato da uomini migliori,onesti e capaci.
                                                                                                               * direttore del Centro “Pannunzio”