Il rimpatrio di oggi è l’ottavo del 2017
E’ un cittadino marocchino 38enne, detenuto per reati comuni, il 140° tra i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi dal gennaio 2015 ad oggi. E’ stato cacciato dal territorio nazionale su un volo diretto a Casablanca. L’uomo è giunto all’attenzione delle forze dell’ordine nell’ambito del monitoraggio all’interno delle carceri. Nel settembre del 2014, nel carcere di Ivrea, aveva guidato la “sommossa” di un gruppo di reclusi stranieri, minacciando la realizzazione di un’azione ostile nella stessa città. Dalle indagini svolte, era emerso che in alcune delle celle occupate dai responsabili dei disordini, erano state trovate scritte inneggianti al sedicente Stato Islamico. In prigione aveva dichiarato apertamente di volere “sgozzare americani ed inglesi” una volta uscito. Il rimpatrio di oggi è l’ottavo del 2017.

Da venerdì 27 gennaio a domenica 19 febbraio: Memoria, speranza, storia e solidarietà.
deportati nel 1943 dal campo di Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz. Le loro storie si intrecciano con quelle di don Raimondo Viale, prete e partigiano protagonista del libro di Nuto Revelli “Il prete giusto” già ripreso da Progetto Cantoregi in uno spettacolo del 2009 di cui la sera dell’inaugurazione saranno eseguite alcune letture. Tra queste, particolarmente toccante è quella del piccolo Gerard Zynger che, dopo un attacco epilettico, fu rinchiuso nel manicomio di Racconigi. Mentre i genitori, ebrei di origine russa, trovarono la morte ad Auschwitz, egli rimase a Racconigi fino al 1960, quando fu trasferito all’ospedale psichiatrico di Volterra. La scelta di racchiudere i nomi dei deportati in delicati, ma ermetici barattoli di vetro, è un omaggio al coraggio della giovane assistente sociale di Varsavia che riuscì a portare fuori dal ghetto quasi 2.500 bambini affidandoli, con nomi e documenti falsi, a conventi e famiglie. Per poterne ricostruire le identità, Irena nascose infatti i loro documenti e informazioni sulle loro famiglie di origine in contenitori di vetro sepolti in giardino. Nominata nel 1965 “Giusta tra le nazioni”, Irena alla fine della guerra riuscì a ricontattare 2.000 bambini.
DALLA CALABRIA
Incominciano a farsi sentire gli effetti del “panino libero”? Nelle casse comunali sono entrati 3 milioni in meno dalle mense. Secondo la Soris, società di riscossione, è proprio colpa del panino da casa.
tutte le fasce.Il panino inciderebbe solo per il 9 per cento dei mancati incassi. L’assessore afferma inoltre che non risponde al vero il fatto che il Comune paghi un fisso di 33 milioni: alle aziende di ristorazione vengono pagati esclusivamente i pasti consumati. C’è preoccupazione per il calo di lavoro delle aziende che preparano i pasti: la Camst aveva informato i sindacati per sollevare il problema dei possibili esuberi di personale. Intanto la questione sfocia anche nella politica. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Civico, Osvaldo Napoli dice: “Fatta salva la’libertà di panino’, se il servizio mensa non fosse troppo caro e mantenesse un buon livello qualitativo, molti più genitori se ne servirebbero”.
Dai controlli della Guardia di Finanza negli ultimi tre anni è emerso che un idraulico di Pinerolo non ha dichiarato nulla al fisco
DALLA LOMBARDIA
La Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, su proposta del Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus, ha accordato il patrocinio
Torino e dal CUS Torino che devolve il ricavato a favore della ricerca universitaria sul cancro. “Aver portato questa manifestazione sul tavolo nazionale della Conferenza dei Presidenti, – commenta Laus – rende ancora una volta il Piemonte protagonista per la sensibilità dimostrata rispetto ai valori dello sport, alla base di una cultura della prevenzione e della salvaguardia della salute. Il mio augurio è che, grazie al patrocinio accordato dalla Conferenza, JUST THE WOMAN I AM possa diventare veicolo nazionale dei messaggi e dei valori che le appartengono”.
DALLA SICILIA
Di Pier Franco Quaglieni *
stesso socialismo democratico. L’esilio, i contatti con il socialismo austriaco avevano insegnato al torinese Saragat un’esperienza storica che ,per altri versi, trovava dei riferimenti anche nella Torino socialista dell’’800,quella dei maestri elementari e dei medici filantropi che rivolgevano le loro attenzioni ai poveri e ai diseredati.Era la Torino di De Amicis ,così attento,ad esempio,come Pascoli, al dramma dell’emigrazione italiana all’estero. Saragat era un uomo colto e non ebbe mai l’atteggiamento del demagogo: la sua oratoria era sobria,quasi monotona:spesso leggeva i discorsi, ma essi erano frutto della riflessione e non dell’impeto tribunizio che caratterizzò Nenni. Saragat era lucido,a volte persino glaciale,ma le sue posizioni inducevano alla riflessione e alla serietà.
Seguirono Saragat molti parlamentari e parteciparono a quella scelta di democrazia e di libertà senza equivoci politici come Piero Calamandrei,Paolo Treves,Ludovico d’Aragona,Angelica Balabanoff, Giuseppe Emanuele Modigliani,Ezio Vigorelli.Il giovane Lucio Libertini,destinato ad essere leader dello Psiup,poi confluito nel Pci , fu al fianco di Saragat a palazzo Barberini.
quasi sempre incapaci,a volte disonesti. Le ironie di “Fortebraccio” su Tanassi, Cariglia ed altri ,molto spesso ,non erano nè impietose nè esagerate,ma rispondevano alla verità,al di là del gusto per la battuta. Il Piemonte non fu diverso rispetto a tante realtà italiane. Successivamente aderì alla socialdemocrazia Giuseppe Romita ,leader storico socialista e i principali capi piemontesi furono Domenico Chiaramello,Corrado Bonfantini,mitico comandante delle brigate Matteotti nella Resistenza e direttore del quotidiano torinese “Sempre Avanti!”,Guido Secreto eterno vicesindaco di Torino,divenuto Sindaco in una delle tante crisi politiche che consegnarono nel 1975 la città al Pci. Ho conosciuto e anche frequentato tutti e tre,ma oggettivamente nessuno di loro aveva la statura del leader. Chiaramello era una persona limpida,cordiale,onesta,ma riuscì ad essere parlamentare e sottosegretario,senza andare oltre. Bonfantini si coprì di debiti, contratti per sostenere il suo giornale,debiti che ancora pagava negli anni 70 con la sua pensione di deputato:se vogliamo, un esempio davvero eccezionale.
Soprattutto negli anni ’60 la socialdemocrazia torinese, proprio nel momento in cui si incominciò a parlare di riunificazione socialista,rivelò un volto del tutto inadeguato. Fu padrone incontrastato del Psdi torinese il senatore Terenzio Magliano che apparve subito come un uomo spregiudicato,quasi machiavellico,ma incapace di primeggiare in ambito anche solo regionale, dove Franco Nicolazzi a Vercelli e Novara e Pierluigi Romita nel collegio Cuneo , Asti ,Alessandria ( che aveva ereditato dal padre)avevano il controllo totale del partito,cercando di invadere anche il regno torinese di Magliano. Non si possono citare esponenti piemontesi di rango perché l’unica strada percorribile in quel partito era la raccolta delle preferenze attraverso lo scambio di favori.
MARP,un antesegnano della Lega, che superò ,sia pure di poco, lo stesso Magliano nelle preferenze al Comune. Benzi ,che fu presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, mi invitò una volta a tenere una conferenza di storia del socialismo in un circolo di cui era presidente. Alla fine della mia relazione, disse testualmente :” Abbiamo sentito la teoria,ma adesso bisogna pensare ai voti e tirò fuori dei volantini per un candidato da lui sostenuto:rimasi allibito ed indignato.Mai avrei pensato ad un finale del genere specie nel contesto di quel grande e nobile circolo storico che ebbe Cavour tra i suoi soci fondatori.
rilievo.Anzi,come, per altri versi ,accadde anche in altri partiti come la stessa Dc, si possono solo rilevare cordate di immigrati meridionali molto ben organizzate dai loro capi che venivano eletti dai loro numerosi fans. Giuseppe Lodi che ebbe l’avventura di essere eletto nel Psdi, scappò via velocemente e si ricollocò nel Pri dove l’aria che si respirava era ben diversa. Gli unici intellettuali torinesi che transitarono nel Psdi furono il grecista Antonio Maddalena e lo storico Emilio R.Papa.Ci fu anche il repubblicano Emilio Bachi,un grande avvocato civilista torinese, che si ritirò molto deluso e amareggiato. Le cariche del sottogoverno costituivano il vero dibattito “politico” in quel partito e Saragat, da quanto mi disse una volta che lo incontrai in Valle d’Aosta, ne era ben consapevole. Si giunse persino a cambiare le chiavi di ingresso della federazione torinese del Psdi,quando cambiò la maggioranza interna e l’ex senatore comunista Domenico Marchisio ,incredibilmente diventato socialdemocratico dopo decenni nel Pci,inorridì vedendo la situazione. Arrivò a stampare a sue spese un giornalino in cui attaccò ferocemente i nuovi compagni di partito.
che non aveva i requisiti per ricoprire la carica che dovette lasciare a malincuore, per l’iniziativa legale di Emilio Bachi a tutela del presidente defenestrato Vitelli. Un uomo straordinario intellettualmente come Tito Gavazzi,stretto collaboratore di Adriano Olivetti ad Ivrea, fu per pochi mesi segretario della federazione socialdemocratica di Torino dopo la nuova scissione del luglio 1969 e non venne eletto in consigli comunale perché raccolse ben poche preferenze. Da Olivetti aveva imparato cosa dovesse essere la politica,non cosa dovesse essere la gestione del sottogoverno e delle tessere. A Gavazzi venne data la presidenza dell’EPT che tenne con dignità per alcuni anni fino al suo scioglimento. Anche Vincenzo Ramella ,zio di Luigi Firpo e imprenditore, non venne eletto,anche se fu premiato con la presidenza del Mediocredito piemontese.Uscì nel 1970 un volantino in cui si annunciava la candidatura di Firpo al consiglio provinciale,ma si rivelò una bufala. Ricordo che quando venne a Torino il presidente della Repubblica Cossiga, un assessore socialdemocratico si presentò alla colazione in suo onore a Palazzo Barolo in smoking, suscitando l’imbarazzo del sindaco Zanone e dei suoi ospiti.Mi toccò di pranzare al suo tavolo…
La socialdemocrazia torinese nel 1975 imbarcò l’ex liberale e l’ex repubblicano Silvano Alessio che ebbe anche una qualche velleità intellettuale,creando un giornale. Eletto in Comune,dopo la vittoria della sinistra, scippò al gruppo del Psdi tutti i consiglieri,traghettandoli nel Psi:Magliano rimase solo ed ebbe il merito-che gli va riconosciuto – di essersi opposto alla chiusura della società per la Metropolitana che era pronta ad iniziare i lavori di scavo che vennero rinviati ai primi del 2000,facendo perdere a Torino la grande occasione di avere una Metro come tutte le altre città.Quello fu uno dei più microscopi errori delle giunte rosse a cui vanno addebitati i ritardi paurosi di cui è stata vittima la città per un decennio. Romita e Nicolazzi divennero segretari del partito e ministri in vari governi, ma risulta difficile citare qualcosa di loro che meriti di essere ricordato. Anche nelle altre città italiane la situazione non era molto migliore e il Psdi si liquefece come neve al sole ben prima di Tangentopoli: l’ipotesi riformista di Craxi lo travolse.