redazione il torinese

 Verso l’edizione numero 71 della Mostra di San Giuseppe

Manazza Gefra Srl organizzerà l’evento del settantunesimo anniversario. Già riconfermati ingresso gratuito e percorso obbligato a giorni alterni

casale 22

La macchina della Mostra Regionale di San Giuseppe 2017 è già in funzione. E sarà ancora la Manazza Gefra Srl di Cassolnovo – società specializzata nel settore fieristico– ad organizzare l’evento che cade nel settantunesimo anniversario. L’edizione numero 71 si terrà dall’17 al 26 marzo 2017   al PalaFiere nel Quartiere Fieristico della Cittadella di Casale Monferrato e vedrà riconfermati i due ingredienti che hanno contribuito al notevole afflusso di pubblico nelle ultime sei edizioni, sempre a cura di Manazza Gefra Srl, ovvero l’ingresso gratuito per tutti i visitatori ed il percorso obbligato a giorni alterni. Quest’ultimo accorgimento consentirà a tutti i visitatori di prestare la necessaria attenzione a tutte le proposte innovative che verranno presentate dagli espositori nei vari settori merceologici.

 

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Per informazioni rivolgersi

 

Manazza Gefra Srl

Via Trento 42 – 27023 – Cassolnovo (PV)

Tel. 0381/92245 – Fax: 0381/929324

Posta elettronica: mostra.sangiuseppe@virgilio.it

 

A VENARIA REALE LIBERA E DON CIOTTI CONTRO LE MAFIE

ciottiProsegue l’impegno contro le mafie della Città di Venaria Reale.  Lunedì 20 febbraio  in mattinata al Teatro della Concordia, le classi terze medie degli Istituti Comprensivi I e II, le classi prime del Liceo Juvarra, le scuole Formont e Casa di Carità Arti e Mestieri, parteciperanno all’iniziativa riservata alle scuole  “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. All’evento presenzieranno anche i rappresentanti del Comitato della Memoria e delle Associazioni cittadine. Ospite d’onore sarà Don Luigi Ciotti, che dalle ore 9 alle ore 10.45 incontrerà i ragazzi. Saranno presentati nell’occasione alcuni elaborati multimediali frutto del lavoro svolto dalle scuole sul tema della legalità e, all’ospite Don Ciotti, saranno poste una quindicina di domande dagli studenti. Il saluto della Città di Venaria Reale sarà portato dal sindaco Roberto Falcone, dal presidente del Consiglio comunale Andrea Accorsi e dall’assessore alla Cultura e Sistema Educativo Antonella d’Afflitto. Sarà presente il Presidio di Libera del Liceo Juvarra di Venaria Reale. Celebrata in città con anticipo rispetto al periodo consueto per impegni dell’ospite d’onore Don Luigi Ciotti, ogni 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, perché in quel giorno di risveglio della 800_Logo_Liberanatura si rinnovi la primavera della verità e della giustizia sociale. Dal 1996, ogni anno in una città diversa, viene letto un elenco di circa novecento nomi di vittime innocenti. Ci sono vedove, figli senza padri, madri e fratelli. Ci sono i parenti delle vittime conosciute, quelle il cui nome richiama subito un’emozione forte. E ci sono i familiari delle vittime il cui nome dice poco o nulla. Per questo motivo è un dovere civile ricordarli tutti. Per ricordarci sempre che a quei nomi e alle loro famiglie dobbiamo la dignità dell’Italia intera. E Venaria Reale lo fa con questo importante appuntamento rivolto innanzitutto ai giovani. Si ringraziano l’associazione le Aquile, gli Amici della Biblioteca e l’ANC – Associazione Nazionale Carabinieri di Venaria Reale che effettueranno il servizio d’ordine,  Fondazione Via Maestra, l’Azienda Speciale Multiservizi e il Comitato della Memoria.  Uno speciale ringraziamento all’associazione Libera ed in particolare alla referente di Libera in Piemonte,  Maria Josè Fava. L’evento sarà in diretta streaming su VenariaTv www.venaria.tv

Linea di confine: spigolature di vita e storie torinesi

quaglieni 2Carpanini capì, prima di tutti, che bisognava intervenire in certi quartieri torinesi anche con mano pesante. Non glielo permisero perché il politicamente corretto era una regola ferrea…

di Pier Franco Quaglieni *

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Museo Egizio a Catania ?
 L’idea di concedere alla Città di Catania (perché proprio Catania ?) pezzi del Museo Egizio di Torinoegizio 22 (grave  errore e un’ingiustizia  storica  non aver inserito nel logo la parola Torino )appare un’idea  piuttosto peregrina.Perchè, invece, non potenziare ulteriormente il Museo Egizio,magari alla Reggia di Venaria Reale ?  O predisporre mostre temporanee in grandi città europee che pongano l’Egizio di Torino al centro dell’interesse internazionale ?  Fui tra coloro che sostennero la necessità che il museo non dovesse muoversi da via Accademia delle Scienze. Lo feci malvolentieri perché l’idea di Venaria mi sembrava migliore. Il prof. Curto mi ringraziò di un appoggio che giudicò importante, non sapendo che invece era molto sofferto e dovuto alle insistenze di alcune mie amiche,  tanto appassionate di antichità egizie quanto piuttosto petulanti. Sicuramente il museo oggi è in buone mani e i visitatori sono in continuo aumento. Ma la scelta di Catania mi sembra affrettata e priva di giustificazioni.  O siamo ancora fermi all’idea di un Risorgimento “conquista regia”,se non rapina nei confronti del Sud ,idea che giustificherebbe, come risarcimento  postumo, trasferire  al Sud  un po’ di museo torinese creato dagli odiati Savoia? Ovviamente la mia valutazione non ha nulla di “torino-centrico”,nè di chiusura verso il  Mezzogiorno.

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cadorna2Disertori della Grande Guerra
Apprendo dall’”Incontro”, il mensile  torinese fondato nel 1949 e diretto dal decano dei giornalisti piemontesi ,l’avv. Bruno Segre, che il Parlamento italiano ha negato la riabilitazione dei disertori italiani della Grande Guerra 1915-18. Ne gioisco perché nel 2015 con articoli e discorsi criticai la proposta di legge del deputato PD Gian Piero Scanu in vena di revisionismi  pseudo-storici del tutto ingiustificati. Scrissi anche al presidente Renzi, nella sua veste di segretario del PD, definendo l’iniziativa come un’offesa grave ai Caduti, ai mutilati, ai reduci della Grande Guerra. L’ipotesi dell’on. Scanu prevedeva addirittura la posa di una targa in bronzo  all’Altare della Patria  ,dove riposa il Milite Ignoto, che ricordasse il “loro sacrificio”. Sono d’accordo che il rigore maniacale di Luigi Cadorna, unito anche alle sue  scarse qualità di stratega, determinò nell’Esercito italiano il sacrificio di troppi soldati in assalti all’arma bianca che apparvero non motivati. Cadorna dovrebbe essere eliminato dalla toponomastica non solo perché portò alla disfatta di  Caporetto cent’anni fa, ma perché fu un condottiero assolutamente  non adeguato, a voler essere gentili. Fu, come scrisse guerra corrierePierpaolo Cervone, “un signore della guerra” per il quale la vita dei soldati era una variabile  assolutamente indipendente. Ma  tra riconoscere questo e  rendere onore ai disertori c’è una bella differenza. La Camera approvò incredibilmente il 21 maggio 2015  con voto unanime la proposta dell’on.Scanu, ma poi in Commissione Difesa prevalse il buon senso  e scomparve dal testo la parola riabilitazione. L’idea della targa invece è sopravvissuta ,anche se si parla di” offerta di perdono” e non più di riabilitazione. Il solito compromesso all’italiana. Nel centenario della I Guerra mondiale si deve storicizzare e non mitizzare nulla, ma c’è un punto di equilibrio in tutto. Torino è la città che non ha ricordato il centenario del martirio di Cesare Battisti e di Damiano Chiesa, studente del nostro Politecnico e sicuramente si sta preparando a ricordare, magari con enfasi, il centenario della disfatta di Caporetto del 1917.  Spiace che “L’incontro” ,sia pure  nella sua “Tribuna pacifista”, abbia preso partito per la riabilitazione che è apparsa ,anche a uomini di sinistra, come qualcosa di fuori posto.

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STAMPA EDICOLA GIORNALII 150 de “La Stampa”
“La Stampa” ha festeggiato i suoi 150 anni di vita. Belle manifestazioni, bellissima mostra a Palazzo Madama che merita una visita.Un ponderoso volume del maggiore storico italiano  del giornalismo, Valerio Castronovo, ricostruisce con rigore la storia di un secolo e mezzo in cui  egli inserisce  magistralmente quella del giornale. Lo storico, è evidente, deve fare delle scelte. E Valerio Castronovo è capace sempre di fare delle scelte ponderate, mai manichee. Aver scelto Castronovo si è rivelata la scelta migliore possibile.T uttavia non posso non  notare come non sia stato dato risalto ,se non minimo, all’edizione del pomeriggio “Stampa sera” che ha avuto una sua importanza non solo come scuola per tanti giornalisti destinati a passare alla “Stampa” o ad altri quotidiani . Pensiamo a Vittorio Messori, ad esempio, che nacque come giornalista a “Stampa sera”. Tra l’altro ,”Stampa sera del lunedì” sostituiva ad ogni effetto il numero mattutino della “Stampa”. Il giornale del pomeriggio è stato un elemento importante  della storia del giornalismo italiano.” Stampa sera” ha avuto direttori come STAMPA-SERACaretto, Doglio, Torre,Bernardelli  che meritano tutti di essere ricordati. Rossella che chiuse il giornale, accettando di liquidarlo in pochi mesi e che divenne successivamente direttore de “La stampa”, dovrebbe essere ricordato in modo critico.  Il licenziamento , dalla sera al mattino, di Pierangelo Coscia ,vicedirettore del quotidiano di via Marenco , da parte di  Paolo Mieli, viene ignorato e quel licenziamento non non fu una bella pagina nè umana nè giornalistica. Giorgio Calcagno ,protagonista della Terza pagina, viene citato una sola volta, come Cicchitto. Sandro Chiaramonti che ha consentito al giornale di sbarcare in Liguria da protagonista, viene trascurato.
Il mitico Ferruccio Borio capo cronista con Debenedetti, Ronchey, Fattori e Levi ,viene citato appena  tre volte. Borio seppe radicare a Torino “La stampa” come nessun altro, facendola diventare “un’abitudine” dei torinesi. Il nuovo direttore Molinari, tornando a girare la città, ha ripreso  il dialogo  con i lettori. Valentino Castellani ,sindaco per dieci anni, è citato una sola volta, la sindaca Appendino , in carica La stampada poco più di sei mesi,ha l’onore di quattro citazioni. E’ facile criticare, scorrendo l’indice dei nomi, Castronovo ha fatto un lavoro ciclopico in cui le inezie sono e devono restare inezie perché l’opera che ha scritto è davvero eccezionale. Bellissimo il numero di “Origami” ,l’originale settimanale  ideato e diretto da Cesare Martinetti  che ,in occasione dei 150 anni, ha raccolto alcuni articoli dei direttori e dei collaboratori più importanti. Merito di “Origami” aver messo nell’antologia dei grandi del giornale  un gigante dimenticato   come Frane Barbieri. Il giornale di Martinetti è sempre da collezione, ma il numero 65 lo è in modo particolare. Consente di conservare una sintesi di cos’è stata “La stampa” nei suoi primi 150 anni.

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carpaniniCarpanini e la sicurezza
Quando ho letto che il ministro degli Interni Minniti ha scoperto che la sicurezza è cosa di sinistra e che non possiamo permetterci ondate di migranti incompatibili con le nostre risorse (l’etica della responsabilità che deve prevalere su quella astratta  dei principi) mi è tornato alla mente Domenico Carpanini,vicesindaco di Torino con Castellani. Mancò nel 2001 ,mentre stava iniziando un dibattito con Roberto Rosso candidato sindaco di Forza Italia. Carpanini capì, prima di tutti, che bisognava intervenire in certi quartieri torinesi anche con mano pesante. Non glielo permisero perché il politicamente corretto era una regola ferrea, ma Domenico non solo nei nostri colloqui privati diceva cose che purtroppo sono rimaste  inascoltate. Mi invitava a colazione all’”Arcadia “ogni tre mesi per chiedermi cosa pensassi dell’Amministrazione. Prima e dopo di lui non  mi capitò più. Se fosse stato lui il sindaco di Torino,forse certi provvedimenti sarebbero stati presi o,forse,l’avrebbero fermato gli ambienti radical-chic che,quando lui volle multare i lavavetri ai semafori,si schierarono subito  contro di lui. Ci fu persino un noto professore che dichiarò che avrebbe comprato solo sigarette di contrabbando per solidarietà con i venditori clandestini. Il “Carpa “, invece, era una persona seria.

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peyrano 2I pasticcini torinesi 
Con la chiusura di Pejrano in corso Vittorio Emanuele ha abbassato in contemporanea le saracinesche anche Pfatisch, la pasticceria che conviveva con Peyrano. Quasi nessuno ha parlato di questa vecchia pasticceria. La sua bavarese al cioccolato e alla crema o alla frutta resterà un ricordo: era inimitabile. Sopravvive, per nostra fortuna, l’altro Pfatisch di via Sacchi  che è un locale storico, nato nel 1915, insignito del Premio di alta gastronomia “Mario Soldati”. Sono andato spesso proprio con Soldati ,ma lo frequentavano anche Montanelli e Bobbio che abitava poco distante in via Sacchi. I piccoli panini  e i canapè che si trovano solo la domenica, sono una squisitezza assoluta. Speriamo che  il Pfatisch sopravvissuto resti sempre a baluardo di una tradizione di cui Torino va giustamente fiera e che rischia di perdersi. In quel negozio si respira l’aria CIOCCOLATOdi cent’anni fa, un’aria quasi magica. Un’ altra squisitezza torinese  sono i gianduiotti fatti a mano da un altrettanto storico cioccolatiere di piazza Carlo Felice. Quei gianduiotti sono insuperabili quanto ,forse, non abbastanza conosciuti o, forse, sono rimasti tali perché non  molto pubblicizzati. Carlin Petrini non ha ancora pensato di creare il presidio del gianduiotto perché, altrimenti, ci si dovrebbe preoccupare. Da quando ha creato il presidio degli asparagi violetti di Albenga, la domanda è cresciuta rispetto all’offerta e sono comparsi asparagi violetti prodotti in altre regioni e spacciati come albenganesi.  Molte pasticcerie hanno da tempo chiuso i battenti: Daturi e Motta, Zucca. Altre pasticcerie si sono snaturate nei gusti. Una pasticceria molto nota a San Salvario, Gastaldo, ha chiuso da tempo. Il profiterol che facevano resta anch’esso irripetibile.Nessuno da saputo seguirne l’esempio.Peccato,Torino perde colpi anche in questo settore. 

* direttore del Centro Pannunzio

Se la Turchia diventa un “sultanato”

erdoFOCUS / di Filippo Re

Un dittatore con il turbante nella Nato? È ancora presto per dirlo ma i diciotto articoli del nuovo testo costituzionale non promettono nulla di buono e sembrano segnare una netta svolta presidenzialista e autoritaria della Turchia di Erdogan. I primi articoli dell’attuale legge che si riferiscono alla forma repubblicana e alla laicità dello Stato non corrono pericoli ma ciò che sparirà dalle pagine della Carta riguarda la separazione dei poteri tra giudiziario, legislativo ed esecutivo per cui il “sultano” di Ankara avrà mano libera in tutti i settori. Controllerà ogni mossa della magistratura, nominerà giudici,

 

turchia 98

procuratori e ministri, potrà cacciarli quando vorrà ed emanerà decreti legge a suo piacimento, potrà sciogliere il Parlamento che avrà un ruolo decisamente minore di quello attuale e decretare lo stato di emergenza. Concentrerà nelle sue mani strapoteri per altri dieci anni. Il sogno di Recep Tayyip Erdogan, salvo colpi di scena, sta per diventare realtà: trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale e governare da monarca assoluto. Rimarrà in carica per due mandati, pari a dieci anni. In realtà governa già da tempo il Paese con il pugno di ferro e il fallito mini golpe del luglio scorso lo ha reso ancora più forte. Così ha deciso il Parlamento di Ankara che ha approvato la riforma radicale della Costituzione in senso presidenzialista.

ISTANBUL MOSCHEA

Non è stato difficile avere i voti necessari in aula con l’opposizione decimata dagli arresti e intimorita dai toni del leader massimo. Per evitare problemi Erdogan ha trovato un fedele alleato nei nazionalisti di estrema destra del partito Mhp, il movimento da cui uscì il killer turco Alì Agca che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981.

ERDOGAN

Ma ora si guarda al prossimo passo, resta infatti ancora un scoglio da superare, il referendum popolare a cui sarà sottoposta la riforma il 16 aprile. L’esito appare sicuro anche se non tutti i sondaggi danno per scontata la sua approvazione. Se il presidente verrà confermato alle elezioni del 2019, Erdogan potrebbe governare per altri dieci anni, fino al 2029 con poteri speciali, come un dittatore, instaurando una specie di “sultanato”. Più a lungo di Ataturk che guidò la Turchia dal 1923 al 1938. I segni di megalomania e autoritarismo si sono manifestati alcuni anni fa anche in progetti faraonici e costosissimi come la costruzione del nuovo palazzo presidenziale ad Ankara (oltre 300 milioni di euro) due anni fa. Un gigante immane (1200 sale in stile neo-ottomano) protetto da oltre mille poliziotti, 3000 telecamere e da una guardia molto speciale. Il presidente-sultano riceve capi di Stato, ministri e ambasciatori, scortato da soldati in costume che rappresentano “i sedici imperi” della storia turca.

istanbul re

La sfrenata ambizione di Erdogan di far risorgere una Grande Turchia neo-imperiale avanza come un fiume in piena, di pari passo con una repressione che lascia sempre meno spazio di manovra all’opposizione politica. I leader che cercano di opporsi ai diktat del presidente finiscono dietro le sbarre come il capo del partito filocurdo (Hdp) Salahettin Demirtas che rischia 60 anni di carcere con l’accusa di aver organizzato “un gruppo terroristico” ma anche le altre forze politiche sono sorvegliate da vicino come gli esponenti del Partito repubblicano del popolo (Chp) e i curdi, contrari alla bozza costituzionale. Ha fatto scalpore ciò che è accaduto a un tranquillo deputato curdo, cacciato e sospeso dal Parlamento solo per aver ricordato il genocidio degli armeni e delle altre minoranze compiuto dai turchi negli anni della Grande Guerra.

turchia 65

Per il despota d’Oriente i giochi non sono ancora fatti anche se la campagna referendaria si svolgerà in un clima di tensione e di repressione contro la stampa diISTANBUL LUSTRASCARPE opposizione. Dovrà alzare la guardia anche nei confronti del terrorismo jihadista, uno dei tanti nemici interni che lo ossessiona da qualche tempo. Dopo gli ultimi attacchi, come quello nella discoteca di Istanbul a Capodanno, che hanno insanguinato il Paese, Erdogan ha scatenato la caccia alle cellule dell’Isis ormai ramificate in gran parte della Mezzaluna, ad Ankara, Istanbul, Bursa e a Gaziantep, al confine con la Siria e con una consistente presenza di miliziani neri. Retata anche a Smirne, sulla costa Egea, dove sono state arrestate diverse persone sospettate di aver legami con il Daesh e di voler seminare il panico in città con nuovi stragi. Ma anche nel cuore dell’Anatolia, nella Turchia profonda, il Califfo recluta miliziani per la guerra santa contro infedeli e “traditori” musulmani, come a Konya, antica capitale del sultanato turco selgiuchide, diventata una base per reclutare combattenti per la Siria. Qui, a Konya, la città del poeta sufi persiano Mevlana Rumi (i famosi Dervisci ruotanti), l’attentatore uzbeko del Reina sul Bosforo aveva preso un alloggio con la sua famiglia.

 

 

(Dal settimanale “La Voce e il Tempo” – Filippo Re)

Gran serata futurista

cocchi albaMartedì 21 febbraio, dalle 18, l’Hemingway Cocktail Restaurant di Alba (via Mandelli 3) aprirà le porte al Futurismo con una speciale Gran Serata Futurista pensata in concomitanza con la mostra “FuturBalla” in corso alla Fondazione Ferrero dedicata all’artista Giacomo Balla.

 

L’evento è in collaborazione con la Giulio Cocchi di Asti, da anni impegnata nella ricerca sulla Miscelazione Futuristaed editrice del volume “La Miscelazione Futurista. Polibibite: la risposta autarchica italiana ai cocktail degli anni Trenta”, a firma del barman ed esperto Fulvio Piccinino.

 

Tra i molti campi in cui i Futuristi si misurarono, dall’arte alla letteratura, dall’architettura alla moda, non mancano i riferimenti storici alla cucina e alla miscelzione. Tra gli anni ’20 e ’30 infatti, grazie ai Futuristi, furono create in Italia ricette tra le più originali e innovative nella storia della cocktaillerie per tecniche, abbinamenti, ingredienti.

Il Futurismo affrontò con passione e senza preconcetti i temi della cucina e della miscelazione perché, come diceva Filippo Tommaso Marinetti, “l’uomo pensa, sogna e agisce secondo quello che beve e mangia”.

 

Tra “polibibite” (cocktail) dell’epoca preparate da Fulvio Piccinino e “neopolibibite” (versioni reinventate) preparate da Nicola Mancinone, l’”aeroaperitivo” dell’Hemingway proporrà una varietà di miscele accompagnate da “placafame” (antipasti).

 

 

Un’occasione unica per scoprire nuovi sapori e imparare insieme che ogni polibibita futurista diventa uno strumento per raggiungere specifici obiettivi:

 

Permangiare: antipasti ed aperitivo

Peralzarsi: dessert e dopo cena

Guerrainletto: dal forte apporto energetico

Paceinletto: per stimolare il sonno,

Prestoinletto: adatti alle fredde notti invernali

Snebbianti: forti corroboranti in grado di far prendere decisioni strategiche azzerando dubbi e tentennamenti

Inventine: per stuzzicare la mente, e per avere idee fulminanti

Domenica “in rosa” e senza auto il 5 marzo

just to donnaUna giornata di sport, cultura, ecologia, benessere e solidarietà. Il miglior modo per coniugare sport e salute è far correre la fiumana rosa di JUST THE WOMAN I AM 2017 tra le vie di una meravigliosa Torino senz’auto. La ‘corsa non competitiva e camminata a sostegno della ricerca universitaria sul cancro’ di quest’anno, oltre a essere salutare e solidale, sarà anche Eco-friendly: l’Amministrazione Comunale ha infatti istituito, per domenica 5 marzo, una Giornata Ecologica. Scopo dell’intera manifestazione – che vede lo sport universitario in prima linea – è promuovere l’attività fisica come una vera e propria terapia, sia in termini di prevenzione e cura, sia di riabilitazione. Corsa o camminata, dunque non importa. È fondamentale partecipare indipendentemente dal risultato.

just torino donna

Credo che unire una giornata di sport all’aria aperta a sostegno della ricerca Universitaria sul cancro con una giornata ecologica sia un messaggio di prevenzione della salute molto importante su cui riflettere e lavorare in futuro“, afferma Roberto Finardi, assessore allo sport della città di Torino. Tra gli obiettivi prioritari dell’Assessorato alle Politiche per l’Ambiente – aggiunge l’assessora Stefania Giannuzzi – rientrano la tutela della salute e dell’ambiente finalizzati al miglioramento della qualità della vita dei torinesi, attraverso attività che promuovono stili di vita sani. La domenica ecologica consentirà così ai partecipanti di riappropriarsi per un giorno delle vie della Città”. Grazie alla domenica senz’auto i protagonisti della gara non agonistica, che partirà alle ore 16 da piazza San Carlo, saranno impegnati in un piacevole giro di 5,9 chilometri nella quiete di una città senza macchine. Un percorso che permetterà ai partecipanti di ammirare i monumenti più belli del capoluogo piemontese: da piazza san Carlo (sotto lo sguardo dell’imponente statua di  Emanuele Filiberto) a  piazza Castello, a viale dei Partigiani, via Rossini, via Po, corso Cairoli, Corso Vittorio Emanuele, piazza Carlo Felice fino a raggiungere nuovamente le due meravigliose chiese di San Carlo e Santa Cristina. Piazza San Carlo, punto di partenza e di arrivo della maratona, durante l’intera giornata ospiterà un fittissimo programma di appuntamenti che prenderà il via alle ore 10.00 (in aggiornamento continuo su www.torinodonna.it/evento). Il salotto di Torino si trasformerà così in una “palestra” a cielo aperto suddivisa in quattro aree: attività fisica, ricerca universitaria, prevenzione e tematiche legate alla donna.

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Le iscrizioni si possono effettuare fino alle ore 15.00 del 5 marzo.

Per informazioni: www.torinodonna.it

Trent’anni dopo. Primo Levi e le sue storie

dixGioele Dix, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni: tre grandi interpreti leggono Primo Levi. 1-9-16 marzo 2017, ore 21 – Auditorium Grattacielo Intesa Sanpaolo

 Nel mese di marzo Intesa Sanpaolo, in occasione del trentennale della scomparsa di Primo Levi, organizza un ciclo di letture speciali a lui dedicate, a cura di Giulia Cogoli.Tre protagonisti del teatro contemporaneo: Gioele Dix, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni offriranno tre letture tematiche, per farci riascoltare o riscoprire la voce straordinaria di Primo Levi.

 

mercoledì 1 marzo ore 21

Gioele Dix legge Primo Levi: Auschwitz

Introducono Marco Belpoliti e Domenico Scarpa

 

giovedì 9 marzo ore 21

Sonia Bergamasco legge Primo Levi: invenzioni

Introduce Marco Belpoliti

 

bergamascogiovedì 16 marzo ore 21

Fabrizio Gifuni legge Primo Levi: mestieri

Introduce Domenico Scarpa

 

Trent’anni – l’arco di una generazione – sono trascorsi da quando Primo Levi è mancato a Torino, la città dov’era nato. Trent’anni durante i quali si è affermato come il testimone di Auschwitz per eccellenza. Trent’anni durante i quali è stato riconosciuto come un narratore, un uomo di scienza, un pensatore di rango internazionale. Le sue opere complete sono oggi disponibili non solo in italiano ma, caso unico tra gli autori italiani di tutti i tempi, anche in inglese, mentre a decine si contano le lingue nelle quali i suoi libri sono stati tradotti.

Se Primo Levi è divenuto un classico contemporaneo, letto e amato in tutto il mondo, lo si deve alle sue storie: storie, al plurale. Difatti, l’omaggio che Intesa Sanpaolo gli rende nella città dove ha trascorso l’intera sua vita («con involontarie interruzioni», come egli stesso osservava con spirito) è intitolato alle storie, perché Levi fu una persona dalle molte avventure e dai molti talenti. In tre serate, affidate ad altrettanti attori di prima grandezza, saranno dunque offerte tre letture tematiche, ciascuna delle quali esplorerà una delle storie di Levi scrittore e figura pubblica.

La prima fra le storie da rievocare riguarda naturalmente il Lager: il suo viaggio di deportazione, l’anno di prigionia in Auschwitz, il lungo ritorno a Torino attraverso un’ Europa sconvolta dalla guerra. La seconda storia, meno nota, ma altrettanto avvincente, riguarda le invenzioni di Levi come narratore di talento: i suoi racconti ispirati a una peculiare fantascienza o fanta-biologia o fanta-tecnologia, le sue poesie dal linguaggio ricco e arguto, chiare come cristalli e costruite a loro volta come racconti. Infine, la terza storia da ripercorrere riguarda la passione che Levi testimoniò per il proprio mestiere di chimico e per l’avventura del lavoro in generale: che ci parli degli elementi della tavola periodica legandoli alla propria vicenda personale, o ci racconti le peripezie di un operaio giramondo, al suo lettore-ascoltatore giungerà inalterata – e inconfondibile – la pronunzia della sua voce morale.

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Sede incontri: Grattacielo Intesa Sanpaolo, corso Inghilterra 3 – Torino

ore 21.00grattacielo sanpaolo2

Ingresso libero – Ingresso gratuito su prenotazione.

Le modalità di prenotazione saranno comunicate nei giorni precedenti i singoli eventi.

 

Auditorium sospeso

Il grattacielo offre al pubblico alcuni ambienti particolarmente suggestivi. Spazi permeabili alla vita della città, aperti agli appassionati dell’ingegno e della bellezza e a chi cerca nuove prospettive verticali. La hall del piano terra, aperta sul Giardino Grosa, completamente riqualificato nel 2014, conduce con due scale mobili all’Auditorium sospeso. Attraverso un sistema meccanizzato la sala, che può ospitare fino a 364 posti a sedere, assume in breve tempo tre diverse configurazioni: sala conferenze, concerto e spazio espositivo. La qualità acustica è assicurata da un sofisticato sistema di controllo dei rivestimenti a parete.

 

 

Per informazioni

 

Intesa Sanpaolo

Ufficio Media Attività istituzionali, culturali e sociali

+39 011 5556203

stampa@intesasanpaolo.com

Il Settecento di Tiepolo a Miradolo

miradolo“Tiepolo e il Settecento veneto” è la nuova mostra che verrà ospitata al Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, a partire dalle ore 15 di sabato 25 febbraio. Il prestigioso evento, curato dal professor Giovanni Carlo Federico Villa ed organizzato dalla Fondazione Cosso avrà una doppia presentazione. Il primo appuntamento è per lunedì 6 febbraio alle ore 11.30 nella sede di Palazzo Chiericati a Vicenza con la presenza del vice sindaco ed assessore alla crescita della Città di Vicenza, Jacopo Bulgarini d’Elci. Il secondo, lunedì 13 febbraio, alle ore 11, al Circolo dei Lettori in via Bogino 9 a Torino. Prosegue dunque il lavoro della Fondazione Cosso che dal 2008 ha scelto di sviluppare progetti espositivi di alto valore che, attraverso mostre di ricerca e di studio, tiepolo miradolooffrano la possibilità di conoscere la vita e le opere dei più importanti artisti che hanno fatto la storia dell’arte italiana ed europea e di grandi viaggiatori che hanno portato alla conoscenza di mondi lontani. La mostra è nata dalla collaborazione con i Musei Civici di Vicenza grazie ai quali saranno esposti alla Fondazione Cosso oltre 50 capolavori della storia dell’arte occidentale, tra dipinti, disegni, acqueforti, incisioni e sculture. Protagonisti nelle sale espositive del Castello di Miradolo, Giambattista e Giandomenico Tiepolo, ma anche altri grandi nomi del panorama artistico settecentesco, veneto ed europeo. La collaborazione con i Musei Civici di Vicenza si inserisce in un complesso intervento di recupero che sta interessando Palazzo Chiericati, che verrà rinnovato dai sotterranei ai sottotetti, rendendolo così totalmente fruibile al pubblico. In questa circostanza è nato il dialogo con la Fondazione Cosso, che non solo esporrà a Miradolo bellissime opere provenienti dai Musei Civici di Vicenza ma contribuirà anche ai lavori di Palazzo Chiericati consentendo la messa in opera delle strumentazioni necessarie a rendere il Salone del piano nobile atto a ospitare conferenze e convegni.

Massimo Iaretti

 

 

 

Tutto il mondo si incontra in una App!

Al via un nuovo sistema di comunicazione integrato per ampliare app risorgimentol’accessibilità multiculturale e virtuale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano presenta un nuovo servizio dedicato a tutti i visitatori, in particolare gli stranieri e i non udenti: la App “MuseoRisorgimento” che ognuno potrà scaricare gratuitamente sul proprio dispositivo e trasformarlo così in un supporto alla visita in ben nove lingue straniere e nel linguaggio dei segni.

Il progetto – che si concretizza grazie ad un bando finanziato dalla Regione Piemonte e ai contributi della Fondazione CRT finalizzati alla digitalizzazione della Collezione Marianetti – prevede la realizzazione di un sistema di comunicazione integrato per il miglioramento dell’accessibilità multiculturale e virtuale del Museo stesso. Oltre alla App dedicata ai visitatori, comprende pure una nuova sezione del sito che consente l’esplorazione delle mostre organizzate in passato. Attualmente sono state create le pagine relative alle mostre “Belle époque. Lo garibaldi risorgimentosguardo ironico di Dalsani”, “Immaginare la nazione” e “Torino e la Grande guerra 1915-1918”.

Come funziona la App? Alla base di tutto c’è la tecnologia beacon, un sistema assolutamente innovativo sperimentato di recente anche in ambito museale. Entrando in una sala, grazie alla rete wi-fi installata lungo tutto il percorso, i beacon attiveranno sullo smartphone o sul tablet del visitatore, tutte le informazioni relative alla sala stessa: una sorta di guida hi-tech personalizzata.

Prima di cominciare la visita bisognerà aver scaricato sul proprio dispositivo Android o Ios l’applicazione che in lingua italiana, francese, inglese, tedesca, spagnola, russa, portoghese, cinese e giapponese e anche nel linguaggio dei segni svelerà i contenuti del Museo e delle opere esposte.

La realizzazione tecnica è stata effettuata dalla ditta 2+ Consulting s.r.l. di Torino.

Algeria sull’orlo del precipizio?

FOCUS / di Filippo Realgeria3

Un po’ dimenticata e oscurata dalle crisi più gravi che investono i Paesi vicini, come la Libia, Algeri comincia a fare i conti con una situazione precaria e sempre meno stabile dal punto di vista politico

Algeria sull’orlo del precipizio? Con la caduta vertiginosa del prezzo di gas e petrolio, la disoccupazione galoppante, i sussidi statali in picchiata, le minacce di rivolte e lo spettro del ritorno del terrorismo islamico, anche questo Paese arabo rischia di aggiungersi al caos che investe il nord Africa. Tra le montagne del Sahara algerino e a sud nel deserto i jihadisti sono di nuovo pronti a colpire uno Stato che pare in disfacimento. È infatti salito il livello di allerta nelle Forze Armate algerine in seguito a recenti attacchi contro i militari impegnati a contrastrare le infiltrazioni di cellule estremiste sostenute da imam salafiti che incitano alla violenza e al fondamentalismo. Un po’ dimenticata e oscurata dalle crisi più gravi che investono i Paesi vicini, come la Libia, Algeri comincia a fare i conti con una situazione precaria e sempre meno stabile dal punto di vista politico.

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Da oggi i riflettori sono accesi anche su questo gigante energetico arabo guidato da un presidente che non si vede quasi più, anziano e da tempo in cattive condizioni di salute, e non più in grado di guidare un Paese che pare sull’orlo del precipizio, in cui la crisi politica unita a quella economica si fanno sentire sempre di più. Un altro fronte caldo nel Maghreb o forse un’altra Libia sul punto di implodere sulla costa meridionale del Mediterraneo? È presto per dirlo ma, se accadesse, i contraccolpi sarebbero molto gravi per l’Europa e soprattutto per l’Italia che importa un terzo del gas e del petrolio algerino e ha quasi 200 imprese che operano sul territorio tra cui Eni, Ansaldo, Enel e Bonatti. Ma il pericolo maggiore resta l’estremismo islamico che trasformerebbe il Paese in una nuova polveriera nordafricana. L’Algeria è diventata un grande crocevia per chi raggiunge la Libia, confina con Stati come il Mali e il Niger dove il terrorismo imperversa e ha un vasto territorio in parte controllato da bande criminali spesso alleate con movimenti integralisti. Gli scontri armati tra terroristi e militari algerini sono frequenti e la penetrazione di terroristi dell’Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) e di gruppi affiliati all’Isis sono quasi quotidiani e molto forte è l’influenza del gruppo salafita qaedista guidato dall’algerino Mokhtar Belmokhtar (più volte dato per morto) che si è poi unito al Mujao, il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale, nato nel 2011 in seguito a una scissione

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dall’Aqmi. Nell’Algeria in crisi avanzano i fondamentalisti e con essi carovane di predicatori che infiammano i maghrebini con sermoni violenti e reazionari come fece un anno fa il capo salafita algerino Abdel Fattah Zarawi che lanciò la proposta di chiudere tutte le chiese cristiane presenti in Algeria e trasformarle in moschee. Una campagna anti-chiese che fece molto scalpore in cui anche la basilica di Notre Dame d’Afrique ad Algeri e la chiesa di Sant’Agostino ad Annaba venivano indicate come “resti” dell’epoca coloniale da cui il Paese doveva essere liberato. Ma l’opposizione politica lamenta anche il vuoto di potere che aleggia sulla capitale dominata dal palazzo presidenziale di un presidente fantasma, l’ottantenne Abdelaziz Bouteflika, che non compare in pubblico da due anni, e boccia con durezza la riforma costituzionale approvata di recente dal Parlamento che limiterà a due rielezioni il mandato presidenziale e riconoscerà la lingua berbera come secondo idioma del Paese. E si fanno sempre più insistenti le voci che a governare il Paese non sia più in realtà Bouteflika, eletto nel 1999 e confermato due anni fa per il quarto mandato, e nemmeno i suoi più stretti collaboratori ma personaggi del complesso economico e militare che gestirebbero gli affari statali nel nome del capo dello Stato. La questione della successione è dunque all’ordine del giorno ma dietro di essa si è accesa una lotta per il potere che starebbe coinvolgendo anche i servizi di sicurezza e settori dell’esercito. Nel frattempo tutto resta bloccato per vedere cosa accadrà ai vertici della Repubblica.

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Ma ciò che a questo punto rischia di saltare è il “patto sociale” siglato a suo tempo dal governo con l’opposizione per ricostruire una nazione uscita sconvolta e disastrata dalla guerra civile negli anni Novanta. Con la ricchezza di gas e petrolio Bouteflika ha potuto rimettere in piedi l’Algeria restituendo “benessere” e sicurezza agli algerini. Si è tornati a investire in case popolari e scuole, sono stati aumentati gli stipendi dei dipendenti pubblici e ripristinati i sussidi alle fasce più povere della popolazione elargendo aiuti per pagare l’acqua, la luce e i generi alimentari. Ma questa manna piovuta dal cielo, che servì anche a tenere tranquilli gli algerini durante le “primavere arabe”, è finita o sta per esaurirsi a causa della caduta del prezzo del greggio. La netta contrazione dei prezzi degli idrocarburi potrebbe avere gravi conseguenze politiche e sociali su un Paese come l’Algeria la cui fonte primaria di reddito sono le esportazioni energetiche. Il crollo del prezzo del greggio ha fatto abbassare le entrate da 70 miliardi di dollari nel 2012 a 35 miliardi nel 2015 e per quest’anno i ricavi dovrebbero essere ancora più bassi, attorno ai 26-30 miliardi di dollari. La fine dei sussidi farà crescere il malcontento popolare, beni e servizi pubblici costeranno di più e i salari ai dipendenti statali verranno ridotti o non pagati. Lo scenario futuro è fosco e denso di incognite. Le rivolte potrebbero rendere ancora più instabile l’Algeria che non ha mai dimenticato i 200.000 morti nella stagione del terrorismo degli anni Novanta e lo stallo politico permanente potrebbe favorire l’avanzata dell’Isis e di altre formazioni combattenti. Diventata indipendente nel 1962 dopo otto anni di sanguinosa guerra contro la Francia (le vittime, per il governo algerino, furono oltre 1 milione, in gran parte civili), l’Algeria è stata governata dal Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) fino al 1989. Il leader della lotta di liberazione dal colonialismo francese fu Ben Bella che dovette frenare le spinte religiose degli ulema che volevano trasformare l’Algeria in un Paese islamico. Ben Bella, di orientamento socialista, nazionalizzò i beni francesi e tentò la strada dell’autogestione delle risorse economiche che fallì in modo disastroso.

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Quando il Paese fu avviato sulla strada della modernizzazione esplosero le tensioni con i fondamentalisti islamici e con la minoranza berbera. Le prime elezioni multipartitiche si svolsero nel dicembre 1991 e furono vinte dai radicali del Fronte Islamico di Salvezza (Fis) di Abassi Madani e di Ali Belhadj ma il risultato delle urne venne dichiarato nullo dall’esercito che nel 1992 prese il potere con un colpo di Stato e dichiarò fuorilegge il Fronte Islamico innescando una vera e propria guerra civile che continuò per tutto il decennio. Iniziò un periodo di violenti scontri armati tra l’esercito algerino e le milizie del Fis clandestino con terribili massacri di civili compiuti sia dagli integralisti musulmani che dai reparti speciali delle Forze Armate. Tra il 1994 e il 1998 il Paese fu scosso da numerosi attentati terroristici, interi villaggi furono devastati e morirono anche molti religiosi cattolici. Nel 1999, dopo sette anni di guerra civile, le elezioni presidenziali registrarono la vittoria di Abdelaziz Bouteflika, tuttora capo di Stato.

Filippo Re

Tratto dalla rivista “Il Dialogo-al Hiwar” del Centro Federico Peirone