redazione il torinese

Auto travolta sui binari. Nessun ferito ma disagi per la linea Chivasso-Ivrea-Aosta

L’autista del convoglio – probabilmente anche a causa della fitta nebbia di questa mattina – ha visto l’auto all’ultimo momento e non è riuscito a frenare in tempo

Poco dopo le 7 di questa mattina, tra le stazioni di Montanaro e Rodallo, un’ auto ha invaso i binari della linea ferroviaria ed è stata travolta dal treno regionale 20043 Novara-Ivrea. A bordo della macchina, una Lancia Ypsilon, c’erano due ragazze che fortunatamente si erano allontanate dalla vettura dopo aver capito che era rimaste in panne. L’autista del convoglio – probabilmente anche a causa della fitta nebbia di questa mattina – ha visto l’auto all’ultimo momento e non è riuscito a frenare in tempo, schiacciando e distruggendo completamente il lato passeggero della vettura. Nessuno dei passeggeri è rimasto ferito ma il treno è stato bloccato sui binari, impedendo la circolazione sulla linea ferroviaria Chivasso-Ivrea- Aosta. Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri mentre i vigili del fuoco, insieme al personale delle ferrovie, hanno messo in sicurezza la zona. I treni tra Chivasso e Ivrea (che ovviamente non hanno potuto transitare su quella linea, composta da un solo binario) sono stati sostituiti con un servizio bus. 

Da oggi blocco del traffico più severo: ferma un’ auto su tre. Ma servirà a qualcosa?

Il piano antismog della Giunta Appendino ha suscitato non poche critiche, proprio perché riguarda solo la città e quindi ritenuto inutile da chi ritiene abbiano senso soltanto provvedimenti su larga scala

Le nuove norme del Comune fanno scattare da oggi il divieto di circolazione per i diesel Euro 4, che blocca quasi un veicolo su tre sul territorio di Torino dovrà restare ai box. Il piano antismog della Giunta Appendino ha suscitato non poche critiche, proprio perché riguarda solo la città e quindi ritenuto inutile da chi ritiene abbiano senso soltanto provvedimenti su larga scala. Ricordiamo che il blocco scatta quando per sette giorni consecutivi il livello di Pm10 supera i 50 microgrammi al metro cubo: si devono fermare i veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4, oltre i soliti diesel da Euro 0 a Euro 2 e benzina, gpl e metano Euro 0. In tutto, fa notare “La Stampa”, più di 160 mila veicoli su un totale di 550 mila. Da oggi è finché le polveri sottili resteranno sopra i 50 microgrammi, resterà ferma un veicolo su tre. Le nuove regole rimarranno in vigore fino al 15 aprile. veicoli privati diesel riepilogando: oggi non possono viaggiare gli Euro 3 ed Euro 4 dalle 8 alle 19 se adibiti al trasporto persone. Invece per il trasporto merci le fasce orarie sono 8,30-14 e 16-19 (8,30-15 e 17-19 sabato e festivi). Per chi arriva da fuori città o per chi deve uscirne  e’ possibile seguire percorsi definiti nell’ordinanza municipale. Consentito anche i tragitti che collegano il confine comunale con i parcheggi di interscambio: Stura, Rebaudengo, Sofia, Fontanesi, Venchi Unica, Molinette, D’Azeglio, Lingotto, Caio Mario. E’ poi possibile muoversi  in collina e precollina, maggiori informazioni sul sito del Comune www.comune.torino.it

IL DOLO NON HA AMICI IL FIUME SI

CANOEPasseggiando lungo il fiume campeggia un’enorme striscione con la scritta “il dolo non ha amici il fiume si” 29 dicembre 2016 e 25 febbraio 2017, sono due date con valenze opposte. La prima un incendio doloso che ha distrutto il deposito e le barche dell’Associazione Amici del Fiume, la seconda a quasi due mesi di distanza è un punto di ripartenza. Una sintesi di quanto è accaduto dal giorno dell’incendio ad oggi, un segnale di ottimismo e di una solidarietà forte, estesa e trasversale che confluirà in un grande evento di sport “25febfuntorow” organizzato per sabato 25 febbraio in corso Moncalieri 18, dove si raccoglieranno fondi destinati a ricostruire il parco barche. Sarà una maratona di sport, che inizierà alle 10,30 con la corsa podistica per concludersi a notte fonda con la musica. “Il 25 sarà una ripartenza alla grande – spiega Mauro Crosio presidente Amici del Fiume. Abbiamo ricevuto grande solidarietà morale e materiale, tante società sono venute a vedere il nostro circolo e anche le istituzioni ci sono state vicine, dall’Amministrazione comunale con l’Assessore Finardi alla Circoscrizione 8. Il 22 febbraio in Comune durante una conferenza stampa presenteremo gli eventi. Sarà anche l’occasione per presentare le novità che sono in cantiere per il rilancio del Circolo che vorremmo diventasse un centro polisportivo con un ventaglio di nuove offerte sportive/turistiche. Una base per chi vuole correre, gite in bicicletta, una tappa della ciclovia VEN.TO e un progetto che valorizzi il fiume e la collina. E il giorno dopo la manifestazione inizieremo lo smantellamento del rimessaggio e la bonifica dell’area, per ripristinare le strutture e con i fondi raccolti abbiamo già acquistato un’imbarcazione da 4 e sono in arrivo 3 singoli e un doppio.” Il programma della giornata: alle 10,30 partenza della corsa podistica di 10 km. che si snoderà lungo il fiume con arrivo al Valentino in viale Virgilio 25. Per pausa pranzo è prevista alle 12,30 una polentata in terrazza. Nel po canoepomeriggio alle 14 si disputerà “Doppio giallo vintage”, un tuffo nel passato con un torneo di tennis con racchette di legno fornite dall’organizzazione e abbigliamento in stile. Alle 15 sfide al remoergometro con istruttori di canottaggio e in contemporanea con le associazioni sportive dell’Uisp, Torino sul filo e Longboard Crew minicorsi di slacklining e longboard. Alle 16 sempre Torino sul filo si esibirà con “Attraverso il Po” spettacolare camminata sul filo dal Circolo ai Murazzi. Dalle 15,30 alle 17 si balla, prima latino americano con i Salsa Casino e poi Lindy Hop con Dusty Jazz. Non mancherà neppure il momento culturale, alle 18 Hell o’Dante presso il ristorante Al 18, dove l’attore Saulo Lucci interpreta “Il canto di Ulisse” Inferno XXVI e a seguire apericena musicale con quartetto d’archi di studenti del Conservatorio. Dalle 21,15 musica con 4 band: Live Band Pierangelo Iozzia e i qrs, Flaminia Gallo, Salvario, L.A. Woods e dalle 24 Dj set.

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Info e prenotazioni: ildolononhaamici@gmail.com – www.amicidelfiume.it

Tra canzoni e musiche da Oscar, l’omaggio al cinema di un tempo

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Ce n’ha messo di tempo Damien Chazelle a convincere i produttori per questo suo La La Land, la risposta di tutti era che un musical costruito su note jazz non avrebbe interessato nessuno, non nella nostra epoca, l’intera storia andava cambiata, vista sotto un occhio diverso. Ma Chazelle non mollava, si dedicava a Whiplash che gli avrebbe fatto portare a casa tre Oscar nel 2015, ma sul suo musical, così come lui l’aveva sognato in compagnia del suo compagno d’università Justin Hurwitz, l’autore delle musiche, proprio non mollava. Adesso che La La Land è sugli schermi, con code di persone che vogliono vedere e ascoltare e innamorarsi della storia, si capisce quanto avesse ragione lui. Poco più che trentenne, è giunto al suo terzo film, ha vinto sette Golden Globe il mese scorso e con 14 nomination s’avvicina alla data degli Oscar con il cuore certo non troppo in tumulto.

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Ha costruito un omaggio ai titoli di un tempo, con quel tanto di nostalgia che non guasta, ai maestri Donen e Minnelli tenendo uno sguardo fisso sui Parapluies de Cherbourg del troppo presto dimenticato Jacques Demy, l’ha riempito di colori e di ritmo, di due personaggi principali ben descritti e fatti vivere, di un eccellente colonna sonora e di un aspetto coreografico davvero scoppiettante e rivelatore (sarebbe sufficiente la scena iniziale, con i coloratissimi automobilisti imbottigliati nel traffico dell’autostrada, sarebbero sufficienti un paio di assoli dei protagonisti per sentirci rimmersi a pieno titolo nella bellezza di certi classici vecchio stile: come non si dovrebbe dimenticare la “facilità” narrativa che scivola via sul versante drammatico, prendendo a prestito come anello d’unione quei pochi attimi di Gioventù bruciata di Ray). Suddivisa lungo un intero anno e le sue quattro stagioni, con un epilogo cinque anni dopo (con tanto di “sliding doors”), è la storia di Mia e Sebastian, lei aspirante attrice ferita nei continui devastanti provini senza successo che la obbligano a scommettere con la vita servendo caffè in un bar della Mecca del cinema e ad autoprodursi un monologo in teatro visto dai soliti quattro gatti, lui che sogna la sua musica e un jazz club tutto suo ma che si adatta a essere il tastierista di un gruppo di cui non ama né la musica né il leader tentatore.

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Siccome la parola d’ordine è “brindiamo ai sognatori per quanto matti possano essere”, ecco che l’amore ha inizio con il sogno caparbio di crescere, di dar vita a quanto di più intimo si vuol costruire: ma è anche vero che i sogni finiscono, o finiscono all’alba come diceva qualcuno, i sogni sono lontani dalla esistenza di ogni giorno, distruttibili (Sebastian in giro in tournée, Mia con la convinzione sempre più forte di rimanere per tutta la vita “un volto tra la folla”, al palo), quando ci si ritrova su un pavimento di stelle immediatamente si scende, un romantico passo a due sopra le luci della città può venire interrotto inaspettatamente dal trillo di un telefonino, canzoni belle come “City of Stars” e “Audition”, entrambe nominate agli Oscar, struggenti per i cuori sensibili, sono la voce triste delle situazioni di lui e di lei. Il tutto è magicamente vero, il legame tra il quotidiano con i piedi per terra e quello sospeso sulle note di una canzone è ben saldo, Chazelle ha il buon senso di tenersi in ogni inquadratura lontano dalla retorica e quel finale portato sulle note di un pianoforte è amaro ma è allo stesso tempo stemperato da un debole sorriso che racchiude la filosofia chiaroscurale dell’intera vicenda.

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Se il termine capolavoro non è sempre facilmente spendibile, questa volta credo si possa scrivere e pronunciare il termine a voce sicura. E quel capolavoro non sarebbe tale se Chazelle, riconosciuta appieno la sua conquistata maturità nel tener ben salde le redini e le componenti del film, non si fosse circondato di persone che hanno perfettamente avvertito il suo progetto e il suo intento, rivisitando con grande bravura un’epoca. Le musiche di Hurwitz, la fotografia folgorante con i suoi blu e gialli e verdi di Linus Sandgren, le coreografie di Mandy Moore e ancora il perfetto, scattante montaggio che si deve a Tom Cross, tutti segnano il successo di La La Land. Quanto sia stata lunga la preparazione per canzoni e numeri danzati solo loro lo sanno, ma anche Emma Stone e Ryan Gosling – lei già Coppa Volpi a Venezia, entrambi vincitori ai Globe e ora in prima linea per gli ambiti Oscar – hanno fatto centro, leggeri quanto basta, forse da preferire lui a lei se si volesse spaccare il capello a metà, che richiamano alla memoria gli immancabili Fred Astaire e Ginger Rogers ma senza fotocopiarli, camminando robustamente in piena libertà sulle proprie gambe e mettendo in campo personalità, umori, speranze e delusioni di una veridicità sorprendente.  

Università, al Campus Einaudi per orientare le future matricole

campus universita 2Da oggi al 24 febbraio, al Campus Luigi Einaudi, sono di scena le Giornate di Orientamento 2017 dell’Università di Torino. Sarà presentata alle future matricole l’offerta formativa universitaria: 152 corsi di Laurea (suddivisi in 68 triennali, 75 magistrali e 9 a ciclo unico), compresi 3 di nuova attivazione (Business & Management, Business Administration, Scienze e tecnologie dei sistemi e territori forestali) e 10 interamente in lingua inglese. Per gli studenti del IV e V anno delle Scuole Superiori sarà possibile assistere agli incontri di campus universita 1presentazione e ricevere informazioni sulle modalità di accesso, frequenza e requisiti di ammissione, conoscere le prospettive professionali. La conoscenza dell’Ateneo potrà anche essere approfondita con il nuovo aggiornamento dell’App Oriento#UniTO completa di tutte le indicazioni su sedi, didattica on line, insegnamenti in lingua inglese e link al sito del corso di studio e al percorso formativo.

 

(foto: il Torinese)

Muore a 16 anni travolto dal trattore guidato dal padre

Nell’arco di qualche manciata di minuti, il giovane è stato colpito violentemente dal mezzo in movimento, morendo praticamente sul colpo

Intorno alle ore 12e30 di questa mattina, un ragazzo di 16 anni residente a Santhià (Vercelli), è morto nei pressi della cascina Mandria, a pochi chilometri dalla città, travolto da un trattore guidato purtroppo dal padre stesso del giovane. Secondo le prime ricostruzioni, il padre stava lavorando con un aspiratore per la ghiaia e non si sarebbe accorto della vicinanza del figlio al trattore, il quale stava giocando in sicurezza poco prima con il cane. Nell’arco di qualche manciata di minuti, il giovane è stato colpito violentemente dal mezzo in movimento, morendo praticamente sul colpo. A nulla è servito purtroppo l’arrivo tempestivo dei soccorsi del 118 che hanno cercato di salvare il ragazzo. In seguito, sul posto sono intervenuti anche i carabinieri.

Per battere la crisi il 64 per cento delle imprese piemontesi cerca fortuna all’estero

A fronte del calo di domanda interna, il Piemonte di sta attrezzando per poter restare in prima linea, sottolineando appunto come l’internazionalizzazione diventi sempre più una questione di sopravvivenza

Da una ricerca di Confindustria Piemionte su un campione di oltre mille imprese, risulta che il 64% è presente all’estero. A fronte del calo di domanda interna, il Piemonte di sta attrezzando per poter restare in prima linea, sottolineando appunto come l’internazionalizzazione diventi sempre più una questione di sopravvivenza. Nella giornata di oggi, a Torino, in convegno organizzato da Confindustria e Unicredit -in collaborazione con il Ceip- ha fatto il punto della situazione. “In Piemonte – ha precisato Fabio Rvanelli, presidente della Confindustria regionale – a fronte di una contrazione della domanda interna si è registrata un’accelerazione dell’export. La crescita nel 2017-2018 può quindi avvenire qui; per questo puntiamo molto sul Ceip che ha recentemente messo in campo nuove risorse anche per l’attrazione di investimenti esteri sul nostro territorio”. Francia, Germania, Usa, Spagna e Cina rimangono i Paesi in prima linea. La Gran Bretagna sembra invece essere destinata a sparire dagli scenari futuri, mentre si affacciano sempre di più come new entries Paesi quali Algeria, Iran, Singapore e Paesi Bassi.

“War & Peace” alle Fonderie Limone

GOB SQUAD, COLLETTIVO DI ARTISTI INGLESI E TEDESCHI DI FAMA INTERNAZIONALE, INTERAGISCE CON IL PUBBLICO GRAZIE A UN SISTEMA DI TELECAMERE A CIRCUITO CHIUSO PER UNA VERSIONE 2.0 DI WAR & PEACE
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Alle Fonderie Limone di Moncalieri dal 22 al 25 febbraio 2017 debutta in prima nazionale WAR & PEACE dal romanzo di Lev Tolstoj, ideazione e regia del collettivo di artisti inglesi e tedeschi Gob Squad. Lo spettacolo è interpretato da: Niels Bormann, Katja Bürkle, Johanna Freiburg, Sean Patten, Damian Rebgetz, Tatiana Saphir, Sharon Smith, Berit Stumpf, Sarah Thom, Laura Tonke, Bastian Trost, Simon Will. War & Peace è prodotto da Gob Squad, Münchner Kammerspiele in coproduzione con Volksbühne am Rosa Luxemburg – Platz Berlin, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Schauspiel Leipzig, Konfrontacje Teatralne Festival Lublin, Lancaster Arts at Lancaster University, Malthouse Theatre and Melbourne Festival, Gessnerallee Zürich, Nottingham Playhouse.
Spettacolo in lingua inglese con traduzione simultanea.

War and Peace è la nuova performance dei Gob Squad, che ha fatto dell’anticonformismo la chiave di volta della propria poetica. Gli artisti che ne fanno parte realizzano video, installazioni ed eccentrici happening, mescolando teatro, cinema e vita quotidiana. Al centro di ogni spettacolo la partecipazione del pubblico e l’impegno politico, che trovano spazio in contesti urbani, utilizzando un ampio spettro di media, e mettendo in discussione il rapporto tra realtà e finzione, tra banalità e utopia. Questo nuovo lavoro si presenta come un’esperienza di lettura collettiva di un romanzo storico, in cui l’arte e la vita quotidiana, la storia e il presente, sfocano, e tutti sono chiamati a trasformarsi in potenziali protagonisti. Un gruppo di artisti tenta di ricreare un’atmosfera simile a quella dell’alta società russa del XIX secolo: al centro del meeting il capolavoro di Lev Tolstoj, che è al contempo narrazione storica e analisi sociologica. In primo piano i concetti di libertà, privilegio e sicurezza: che valore hanno? Quali sono i loro limiti? Come si deve vivere una vita morale in un mondo eticamente imperfetto? Nel nostro tempo, come possiamo vivere dentro il capitalismo, nella consapevolezza del danno assoluto e della sofferenza che i nostri stili di vita ordinari e “pacifici” promettono?
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PROGETTO INTERNAZIONALE
Spettacolo in lingua inglese con traduzione simultanea.

Fonderie Limone Moncalieri
22 – 25 febbraio 2017 | Prima nazionale 

Influenza dimezzata a Torino e in Piemonte dopo l’ultimo elevato picco epidemico

Influenza-03E’ in costante calo il numero di piemontesi colpiti dalla sindrome influenzale tipicamente stagionale.
L’incidenza è in diminuzione: sono 6.4 i casi ogni  mille assistiti in tutte le fasce d’età. Il picco epidemico era  stato registrato nell’ultima settimana del 2016, con 13 casi per 1000 assistiti, in anticipo a confronto con le ultime stagioni influenzali. I bambini sono anche in questo caso la fascia d’età più colpita: 15 casi ogni 1000, mentre per la fascia 15-64 anni è di 5,8 e per gli over 65 invece  2,5. Gli isolamenti virali sono nella maggior parte dei casi di influenza di tipo A: H3N2, contenuta nel vaccino stagionale. Dal SeReMi di Alessandria arriva il dato complessivo di dosi di vaccino antinfluenzale somministrate dall’inizio della campagna: in tutto sono 627.941, cifra ancora provvisoria ma  già superiore al dato finale registrato nel 2016. Nel 2016 al termine della campagna vaccinale, furono 603.000.

L’insalata per la corte dello zar

Chi non conosce l’insalata russa, preparata con un misto di verdure cotte, tagliate a dadini e condite da una salsa maionese? E’ una portata apprezzata da molti, presente sia nella cucina tradizionale italiana che in quella internazionale. Pellegrino Artusi già nel 1881 ne parla come di un piatto “ora di moda nei pranzi”, evidenziando come “conservatone il carattere fondamentale, i cuochi la intrugliano a loro piacere”: ovvero tante varianti sul tema secondo l’estro personale e, soprattutto, in base ai prodotti disponibili in cucina.Ma esiste una ricetta originale?  Quando e dove è stata preparata la prima volta? Vanta origini russe? Oppure francesi? O, invece, italiane?

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Il dibattito si riaccende puntuale soprattutto in occasione delle feste di fine anno, quando l’insalata russa è proposta più frequentemente sulle tavole. Le ipotesi sulla sua creazione sono diverse, nessuna è certa, ma sicuramente siamo di fronte a un chiaro esempio di come tradizione possa significare anche un tradimento del canone originario. La parola tradizione, d’altra parte, deriva dal sostantivo latino traditio, che significa anche tradimento e, stando ai tanti racconti sulle sue possibili origini, infatti, scopriamo che gli ingredienti attuali sono sicuramente molto diversi da quelli di alcune ricette indicate come originali. Alcuni sostengono che la prima ricetta sia nata a metà ottocento in un ristorante di Mosca e prevedeva l’utilizzo, tra gli altri, di caviale, code di gamberi, aragosta o addirittura anatra affumicata, a seconda della stagione. L’autore della prima insalata russa si chiamerebbe Lucien Olivier e per questo, in Russia, questo piatto è conosciuto come insalata Olivier. Quando la ricetta iniziò a diffondersi nel resto d’Europa, gli ingredienti vennero modificati, ovvero si compì il tradimento, sostituendo gli elementi più pregiati con altri più economici e comunemente reperibili. La cucina è una cultura migrante e il cibo ha sempre accompagnato l’uomo nei suoi spostamenti, come testimonia anche il piatto in questione, considerato che le relazioni che si sono instaurate tra le diverse corti europee, e le migrazioni dei cuochi al seguito dei diversi notabili, hanno messo a confronto esperienze e prodotti, fondendoli in risultati che si arricchivano via via di nuovi ingredienti e modalità di preparazione.

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Forse la prima insalata russa della storia non era propriamente russa e non era nemmeno un’insalata.In Italia si chiama insalata russa, ma cambia nome quando si oltrepassano i confini nazionali. In Germania e Danimarca è curiosamente conosciuta come insalata all’italiana, in Lituania la chiamano insalata bianca. In Spagna è stata chiamata per molto tempo insalata imperiale o castigliana, vista l’ostilità del regime franchista a riferimenti che potessero richiamare sapori di natura bolscevica. Un’ipotesi curiosa fa risalire le sue origini addirittura al XVI secolo, quando Bona Sforza, figlia del duca di Milano, diventò regina di Polonia sposando Sigismondo I: i cuochi di corte diedero vita a un piatto freddo di verdure miste, utilizzando prodotti di provenienza italiana assieme a quanto trovarono disponibile alla corte polacca. Fu così che miscelarono piselli e carote con le patate e altri ortaggi, preparando un’insalata fredda, che poi ispirò la creazione di quella che è l’attuale insalata russa.Qualcun altro individua la sua origine temporale nel settecento, quando era chiamata insalata alla genovese perché molto spesso faceva la sua bella figura ai banchetti dell’aristocrazia ligure. Ma non tutti sono disposti a credere a queste storie e c’è chi pensa che l’insalata russa sia in realtà una creazione nata in Piemonte, alla corte dei Savoia: in questo caso il nome sarebbe l’omaggio del cuoco della corte sabauda alla visita di importanti dignitari russi a fine ‘800, con la panna che copriva e amalgamava tutti gli ingredienti, per ricordare la neve, tipica del clima russo. Gli ospiti avrebbero portato con sé la ricetta e il piatto sarebbe divenuto rapidamente molto noto in Russia. A conferma di questo racconto, in Francia, con il nome di  salade piémontaise” troviamo una variante dell’insalata russa. Insomma, difficile stabilire quale sia la verità, un po’ come accade per altri piatti, la zuppa inglese, ad esempio, che di inglese non ha nulla, visto che è un piatto italianissimo, un dolce al cucchiaio che vanta diverse varianti nelle regioni del centro Italia.

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Ho ragionato di questi racconti con lo chef Marco Roberto, che dopo aver avviato il Ristorante D’Andrea di Barge, ora si appresta a dirigere la cucina del Ristorante Casa Pellico di Saluzzo, un locale collocato nell’edificio dove nacque Silvio Pellico, nel suggestivo centro storico della cittadina cuneese. Marco ovviamente propende per l’origine sabauda della ricetta e mi ha proposto una versione invernale dell’insalata alla piemontese, che mi descritto in questo modo invitante:insalata invernale alla piemontese su crema di borraggine, servita con chips di patate viola e foglie croccanti di spinaci. Nella preparazione solo ingredienti disponibili freschi nella stagione fredda, scelti tra varietà recuperate che conferiscono quel tocco di gusto in più, legati da una maionese vegana, fatta senza l’utilizzo di uova, sostituite dal latte di soia emulsionato con olio di girasole. E ora vi trascrivo la ricetta, traditela pure, basta che sappiate che quel che differenzia davvero una buona insalata russa da un “pasticcio” sono le verdure, che devono essere fresche, e possibilmente cotte al vapore, oltre alla maionese preparata fresca sul momento.

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Ricetta per una insalata invernale alla piemontese su crema di borraggine, servita con chips di patate viola e foglie croccanti di spinaci.

Ingredienti:

  1. Carote
  2. Patate viola
  3. Topinambur
  4. Foglie di borragine
  5. Foglie di spinaci
  6. Latte di soia
  7. Olio di semi di girasole
  8. Olio evo
  9. Salsa shoyu
  10. Senape
  11. Sale
  12. Succo di limone

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Esecuzione:

pulire le verdure (patate, carote, topinambur), tagliarle a piccoli cubetti, cuocerle separatamente, mantenendole croccanti e raffreddandole rapidamente con ghiaccio appena pronte, per conservare vivo il loro colore. Mentre cuociono le verdure, lavate le foglie di borragine e gli spinaci. Prendete la borragine e affettatela finemente, quindi saltatela velocemente sul fuoco con un po’ di latte di soia, salate delicatamente e, quindi, passatela con il mixer fino a ottenere una crema verde, di un bel colore intenso. Prendete ora le foglie di spinaci, asciugatele molto bene e gettatele in padella con olio evo molto caldo estraendole subito, appena sono croccanti, tamponatele con carta assorbente per eliminare l’unto in eccesso. Pulite ancora qualche patate viola, affettatela molto finemente con la mandolina e sciacquate bene sotto l’acqua corrente. Asciugate perfettamente le patate con un canovaccio pulito o con carta da cucina e trasferite le chips in una teglia rivestita di carta da forno. Cuocetele in forno preriscaldato fintanto che non saranno croccanti, salate leggermente. Preparate ora la maionese:  mettete il latte di soia nel recipiente graduato del frullatore a immersione, aggiungete un po’ di sale, azionate il motore e iniziate a montare, inserendo l’olio di semi di girasole gradualmente e tenendo fermo il mixer sul fondo per alcuni istanti, finché la maionese inizierà a montare. Aggiungete la senape, il limone, qualche goccia di salsa shoyu e di olio evo e poi muovete leggermente il mixer su e giù per incorporare bene tutto l’olio rimasto. In una insalatiera mescolate i cubetti di verdure cotte e legatele con la salsa maionese. Passate, quindi, a impiattare la preparazione. Stendete sul piatto da portata un fondo leggero di salsa di borraggine, mettete al centro del piatto un coppapasta e riempitelo di insalata invernale alla piemontese, togliete il coppapasta e decorate con foglie croccanti di spinaci e chips di patate viola. Vino consigliato: potete accompagnare questa insalata russa con il Sensale, un grillo bio senza solfiti aggiunti prodotto dalle cantine Europa di Petrosino (TP). Un vino bianco di corpo, dal colore giallo con riflessi verdognoli, fresco per acidità e contenuto minerale, con ricordi agrumati e floreali.

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Potete trovare tutti gli ingredienti da agricoltura biologica per la preparazione della ricetta nel negozio Superpolobio, che si trova a Collegno (TO) in via Fermi n. 6/1 (a pochi metri dal capolinea della metro). Per info: tel.  011 403 1427, oppure scrivete a info@superpolobio.it .

 

Buon appetito!

Ignazio Garau

Presidente Italiabio