redazione il torinese

Il viaggio su tre ruote di Danilo e Luca continua

Danilo Ragona e Luca Paiardi sono due amici che da quasi 20 anni, a causa di un incidente, vivono seduti su una carrozzina. Da tre anni sono diventati i protagonisti di Viaggio Italia, un viaggio, ironico, divertente, a tratti avventuroso, una sfida che li porta a percorrere il nostro Paese con le loro carrozzine tra incontri e avventure, sport e risate, per portare un messaggio di speranza e solidarietà, per raccontare il mondo dal loro punto di vista.

Durante la scorsa edizione i ragazzi avevano lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma lastminuteheroes.org il cui obiettivo era quello di acquistare uno speciale furgone per Danilo Neri, un amico rimasto tetraplegico all’età di 17 anni. Un furgone che avrebbe rappresentato molto più di un semplice mezzo di trasporto ma la possibilità, per Danilo Neri, di tornare a viaggiare e – perché no! – di unirsi a Danilo e Luca in una tappa del loro viaggio…

Grazie alla tenacia e all’aiuto di tutti l’obiettivo è stato raggiunto, il furgone acquistato e adattato, e il momento di rispettare la promessa è finalmente giunto: ricominciare a viaggiare e unirsi ai due amici di una vita in una tappa della nuova edizione di Viaggio Italia!

 

Danilo Neri sarà infatti il protagonista, insieme a Danilo Ragona e Luca Paiardi, di un appuntamento dell’edizione 2017 di Viaggio Italia che quest’anno è un progetto ancora più grande, più lungo e più ambizioso.Lunedì 17 luglio Danilo Neri partirà da casa con il suo furgone direzione Sestriere per fare downhill con i due amici di sempre! Una giornata intera dedicata al downhill a cura di Fiat Autonomy e dell’associazione sportiva Freewhite, fondata da Gianfranco Martin, allenatore ed ex sciatore alpino, medaglia d’argento alle olimpiadi invernali di Albertville nel 1992.

Un’esperienza indimenticabile che unisce sport, amicizia, turismo e avventure, un modo immediato e diretto per raccontare che nulla è impossibile, per far arrivare a tutti il messaggio che Danilo e Luca continuano a ripetere, forte e chiaro: “la disabilità è un limite che non deve spaventare o frenare, ma che deve essere conosciuto, esplorato, superato, perché la disabilità, in fondo, è un punto di vista diverso dal quale vivere e raccontare la vita di tutti i giorni”.

E quale modo migliore per farlo, se non con i propri amici?

 

www.viaggioitalia.org

www.facebook.com/viaggioitalia.

Parcheggi residenti strisce blu, il Tar: tariffe legittime

Il Tar del Piemonte boccia  il ricorso in cui si chiedeva la sospensione della delibera del Comune con le nuove tariffe dei parcheggi, stabilite in base all’Isee, relative agli abbonamenti annuali per i residenti in zona blu. L’ atto impugnato è dunque valido e applicabile. La sentenza precisa: “non sussiste un pregiudizio grave ed irreparabile per il ricorrente e i motivi di ricorso richiedono di essere approfonditi nella fase del merito, non ravvisandosi indizi di manifesta illegittimità della tariffa contestata”.

Road to Barcelona per l’ospedale Molinette di Torino

Partiranno in otto, sabato 22 luglio (alle 7 del mattino davanti a Palazzo Lascaris – via Alfieri 15 a Torino) per arrivare dopo dieci giorni di pedalata, il 1° agosto, a Barcellona in Spagna, percorrendo in bicicletta oltre mille chilometri, divisi in dieci tappe

Road To Barcelona è un’iniziativa cicloturistica organizzata dalla neonata Onlus Amicinbici di Volvera (To) con il patrocinio degli Stati Generali dello Sport e del Benessere del Consiglio regionale del Piemonte, lo scopo è realizzare una raccolta fondi destinata al reparto di Nefrologia Dialisi e Trapianto dell’Ospedale Molinette – Città della Salute e della Scienza di Torino.  “Questa è una esperienza di cittadinanza attiva – ha detto il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus durante la presentazione – arricchita da un progetto di solidarietà, che non può che aggiungere valore alla promozione dell’attività sportiva intesa come prevenzione. Dobbiamo accendere i fari su questa pedalata che ha già raccolto l’interesse delle istituzioni e di numerose aziende private”. Gli otto amanti della bicicletta che compiranno l’impresa sono: Daniele Sasso di Cavour, Lucio Lattuchella di Collegno, Piero Colombano di Grugliasco, Andrea Loria di Torino, Fabio Ponzano con il figlio Filippo di 17 anni di Torino, Giuliano Venturi con il figlio Gabriele di 18 anni, di La Loggia. I ciclisti saranno accompagnati da una indispensabile driver che sarà di supporto tecnico e logistico lungo tutto il percorso, Ilaria Tersigni. Il gruppo non è nuovo a imprese di questo genere: nell’estate del 2015 con il Tour dei Limoni ha pedalato fino a Parigi e nel 2016 è arrivato a Berlino. “Valicare le Alpi e i Pirenei e attraversare le regioni meridionali francesi in sella alla bicicletta – detto Daniele Sacco – è l’obiettivo di ciascuno dei partecipanti che vogliono così sottolineare l’importanza dell’attività sportiva come strumento proattivo per la tutela della salute della persona”.

Seguite l’itinerario su Facebook con Amicinbici

 

www.cr.piemonte.it

Stabili e gravi le condizioni della donna che si è stata fuoco

Sono stabili e sempre gravi le condizioni della 46enne di Settimo che lo scorso 27 giugno si era data fuoco negli uffici dell’Inps di corso Giulio Cesare. La donna è  ricoverata al centro grandi ustionati del Cto, è intubata e la prognosi è riservata. Ora non è più sedata ed è cosciente.Viene sottoposta a interventi di ricostruzione del tessuto cutaneo.

PUBBLICO E PRIVATO SI CONFRONTANO SU NORMATIVE SMART, ADEMPIMENTI BUROCRATICI E INCENTIVI FISCALI

GLI INTERVENTI Le attuali complessità delle normative Smart, degli adempimenti burocratici, degli incentivi fiscali e delle norme tecniche sulla sicurezza e sul risparmio energetico rendono sempre più difficile la gestione di un condominio.

Ape Confedilizia Torino ha dedicato ieri, per la seconda volta, un convegno presso la sala conferenze ATC per far chiarezza su queste tematiche, con la partecipazione e il confronto tra la proprietà, gli amministratori pubblici, i professionisti e gli operatori del settore, che hanno fornito interessanti indicazioni. Il presidente ATC Piemonte centrale, Marcello Mazzù, è intervenuto sull’edilizia popolare “Con un patrimonio per il 68% realizzato tra il 1950 -2000, per Atc la riqualificazione energetica deve essere un obiettivo prioritario. Lavorare sulle riqualificazioni energetiche, da un lato, e sull’educazione alla riduzione dei consumi dall’altro, significa perseguire l’obiettivo di una sensibile diminuzione dei consumi (e dei costi) per l’utenza. Tra gli interventi più recenti, non dimentichiamo che, con i fondi del Programma Operativo Regionale 2007/2013, la nostra Agenzia ha contribuito a riqualificare oltre 2mila appartamenti tra Torino e provincia.”

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Per Paola Pisano, Assessore all’Innovazione del Comune di Torino “La Città di Torino ha iniziato già da alcuni anni con i  progetti di  Revamping 1 e 2 per la sostituzione delle caldaie negli uffici pubblici. C’è molta attenzione che gli stabili pubblici consumino meno energia e ci siano meno sprechi. Si è attivato il tema dell’Energy management e il Comune si è dotato del software factotum per la gestione dello Smart building. Per fare  una città intelligente, bisogna curare i propri edifici. E questo convegno è un’occasione per fare un passo avanti nell’innovazione.”
Silvana Accossato, presidente della V Commissione della Regione Piemonte, ha evidenziato l’impegno diretto preso dall’Amministrazione e legato all’audizione di aprile con tutte le associazioni interessate, che hanno sollevato il problema della definizione dei criteri per l’eventuale  esenzione e il tema della sperequazione nella ripartizione delle spese. C’è stato un primo confronto con l’Assessorato, da cui è scaturita una mozione in cui si chiede che questo argomento venga portato in Conferenza Stato Regioni e al Ministero e anche un contatto con il Comitato tecnico.

Antonio Iaria, consigliere delegato della Città metropolitana, ha fatto il punto sulle buone pratiche nell’ambito della riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica.

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Sono stati numerosi gli argomenti trattati e uno in particolare di stringente attualità, quello dell’automazione, contabilizzazione del calore e ripartizione spese, è stato affrontato da Massimiliano Magri, membro C.T.I. UNI10200 “Ciò che deve diventare Smart, sono le persone che abitano nel condominio. Quello che è Smart in questo momento sono i vari contatori dell’energia, infatti si parla molto di Smart Metering. Peccato che siano Smart solo per chi vende energia e non per l’utente finale, che non ha ben chiaro il perchè si facciano queste cose. L’automazione è fondamentale per programmare l’impianto di riscaldamento condominiale, in modo che sia coordinato e funzioni correttamente e si arrivi a risparmiare intorno al 30%. Non si deve puntare ai risparmi ma all’eliminazione degli sprechi.” Per rendere un edificio Smart, c’è anche la necessità di provvedere ad una valutazione della presenza di amianto nello stabile e la valutazione del possibile  rischio e individuare in base agli esiti  le azioni possibili. Paolo Picco tecnico dell’Asl To3, ha illustrato le linee guida “Il problema amianto è un tema decisamente sentito perchè la Legge 257/92 che impone una serie di obblighi, ha poi demandato al Decreto Ministeriale del 6 settembre 1994 sulle valutazioni tecniche, purtroppo disattese. Purtroppo, la mappatura dell’amianto negli stabili per la parte friabile non è stata fatta. E’ una grossa difficoltà perchè di fronte a lavori di manutenzione, non si sa dove sia l’amianto all’interno della struttura. Se esiste, occorre fare una valutazione, per capire se di matrice friabile o compatta e si deve realizzare un piano di mantenimento all’interno della struttura.

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Marco Rosso, Vice presidente Collegio Costruttori Ance, si è soffermato sulla sicurezza e prevenzione antisismica. Giuseppe Portolese, Energy Manager di ATC Piemonte, ha descritto la gestione dell’housing sociale.     Lorenzo Balsamelli di Ape Confedilizia Torino ha parlato di riqualificazione sostenibile con particolare riferimento al Protocollo G.B.C., di cui è Coordinatore nazionale. Domenico Italia, segretario AGIAI, è intervenuto sugli obblighi di sicurezza che incombono sull’amministratore, laddove si debba intervenire sulla copertura. Lorenzo Berta di Ape Confedilizia Torino ha illustrato gli incentivi fiscali differenziando tra il 2016 e quelli pervenuti per il 2017 con particolare attenzione alla manovrina di aprile. Stefano Grandi di FinPiemonte, ha evidenziato i fondi regionali disponibili  riguardo agli interventi in materia di risparmio energetico. Carlo Besostri e Giancarlo Carasso si sono confrontati sul Fascicolo del fabbricato. Aurelio Amerio presidente Fiaip Torino, ha puntato il focus sull’immobiliare e in particolare sulla casa domotica.

Il sorriso di Berlinguer

Le immagini, per lo più in bianco e nero, ci rimandano il suo viso scavato, il corpo minuto. Una velata malinconia nello sguardo , il timbro di una voce antica. Quella stessa voce che proponeva – con lucidità –  una visione del mondo nuova; la necessità di portarsi dietro tutti in scelte più avanzate, di cambiamento, dove impegnare i destini di un popolo che si diceva comunista, ma di un tipo del tutto originale, italiano e democratico, innervato nella Costituzione repubblicana. Quell’uomo che sembrava così  fragile, si chiamava Enrico Berlinguer. Gentile, riluttante, pacato, colto. Uomo di unità, affezionato alle speranze dei giovani, schivo e apparentemente inadatto alla leadership al punto che -come qualcuno disse –  stava male prima di ogni incontro televisivo.

Un uomo, secondo  Alfredo Reichlin ( morto quest’anno, con il quale ebbi l’onore di lavorare quand’era direttore de L’Unità, giornale glorioso che ora non c’è più)  che per conformazione fisica e psicologica “poteva fare il bibliotecario”, ma che si dimostrò un eccezionale e insostituibile “capo di un popolo”. Trentatre anni fa, l’11 giugno del 1984, Enrico Berlinguer moriva. Gli fu fatale l’ultimo comizio tenuto qualche giorno prima a Padova in vista dell’appuntamento elettorale. La folla che lo salutò in occasione dei funerali per le strade del centro di Roma fu la testimonianza più evidente dell’amore che il popolo italiano provava per questo uomo gracile e forte allo stesso tempo, partito dalla Sardegna non per fare la “carriera politica” ma per “impegnarsi” nella politica. Tra quei drammatici fotogrammi che accompagnano i suoi ultimi istanti in piazza della Frutta , ce n’è uno, quasi impercettibile a un osservatore poco attento: quello del suo ultimo sorriso alla folla, dopo aver pronunciato le sue ultime parole “..lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini”. Sta tutto in quel sorriso la bellezza di Berlinguer. La bellezza di chi ha scelto di occuparsi in maniera disinteressata degli altri; di avere uno scopo nella vita che va oltre se stessi. In quel sorriso è racchiuso un manifesto politico, troppo in fretta archiviato dopo la sua morte e troppo strumentalmente ritirato fuori per esigenze di propaganda. Il sorriso di un uomo che  è ancora tra noi perché le sue intuizioni politiche e culturali avevano scavato nel profondo della crisi italiana, ne avevano tirato fuori i nervi scoperti attraverso i quali si poteva vedere il futuro della nostra società e dell’Europa.  Un uomo, fatto passare per un conservatore e che, all’opposto, sapeva leggere con visionaria lucidità il cambiamento in corso, cercando di proporre una via d’uscita democratica, non populista.

 Berlinguer riuscì ad affrontare un tema ostico e da molti  mal digerito  come l’austerità che non aveva nulla a che vedere con le ricette neoliberiste e monetarie ma con l’idea di affrontare il tema dei consumi  e della produzione all’interno di una società più giusta, sobria, solidale, democratica, attraverso una migliore distribuzione dei redditi e una condivisa responsabilità tra le classi che esistevano (e esistono..) ancora. Un discorso che affascinò il cattolicesimo progressista e che confermò quella diversità dei comunisti italiani che si fondava non certo sulla purezza ideologica, ma sull’appartenenza a una comunità e a un’idea  della politica basata su una visione morale ( e non moralista), intesa  come servizio, studio, avanzamento e lotta democratica. Si dirà che il mondo è cambiato, è più veloce, ha altre esigenze, e che sono stati commessi tanti errori lungo il cammino. Nulla può essere più vero. Gi stessi che sostengono questo, tante volte, argomentano di come il nostro paese sia cambiato in peggio, per la crisi e per lo spazio esiguo che hanno le giovani generazioni, per l’assenza di futuro. Forse è cambiato in peggio anche perché, invece di contrastare alcune derive,  le abbiamo assecondate; perché si è stati troppo indulgenti nello sposare parole d’ordine, modi di essere, ideologie che non appartengono a una parte che si propone di essere la parte dei più deboli; perché così tanto impegnati a ricercare il futuro si è pensato, più volte in questi anni, di trovarlo gettando via le lezioni del passato. Ecco perché, senza nostalgie ma con il senso dell’attualità, riemerge potente l’insegnamento di Berlinguer. Perché non basta un tweet per “riempire la propria vita”, ma occorre riscoprire il pensiero lungo, quello che invita a guardare al mondo con realismo e creatività, innovazione e obiettivi proiettati nel futuro. Quel “pensiero lungo”, che non è ideologia arrugginita né fuga dalla realtà, manca molto alla politica di oggi. E Berlinguer questo “pensiero lungo” lo cercava nelle suggestioni che arrivavano dall’ambientalismo, dal pacifismo, dai movimenti delle donne. Con il sorriso di chi diceva “.. Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. Parole dette con un sorriso, dolce e determinato. Parole di Enrico Berlinguer.

Marco Travaglini

 

“Omaggio a Morbelli”

Sabato 15 luglio, organizzata dagli Amis d’la Curma, avrà luogo la 13° edizione del concorso di pittura estemporaneo “ Omaggio a Morbelli”

Villa Maria, alla Colma di Rosignano, residenza estiva del grande divisionista, ospiterà gli artisti che saranno giudicati da una giuria di esperti, Laura Rossi, Gianpaolo Cavalli, Giorgio  Barberis, Pier Giorgio Panelli e dal presidente della giuria Giuliana Romano Bussola. Le tele verranno timbrate alle ore 9, la consegna delle opere è prevista alle 16,30. Ai vincitori sarà consegnato il premio acquisto pari a: € 500 al primo classificato, € 300 al secondo, € 200 al terzo, al 4° 5° e 6° € 150. Le opere premiate saranno proprietà degli Amis d’la Curma, le altre opere resteranno proprietà dell’autore. Dalle ore 15 sarà possibile visitare l’atelier di Morbelli.

 

Pomaretto “capitale” floreale

Pomaretto, comune della Città Metropolitana di Torino, candidato a rappresentare l’Italia, insieme a Faedo (Provincia autunoma di Trento) nel prestigioso concorso europeo Entente Florale, è stato visitato dalla giuria internazionale. Pomaretto si è preparata al maglio all’appuntamento mettendosi in gioco con l’aiuto di tutta la popolazione. Comune fiorito consolidato, con i 4 fiori acquisiti nel concorso “Comuni Fioriti” di Asproflor è stato visitato da una giuria composta da otto esperti di diversa nazionalità – Italia, Olanda, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Irlanda, Austria e Belgio – con varie competenze operative quali architetti del paesaggio, esperti botanici ed in management turistico e della comunicazione. Il verdetto della giuria verrà reso noto il 14 settembre prossimo durante il Prize Giving Ceremony a Podcetrtek in Slovenia.

Massimo Iaretti

Addio a Mack Smith, il professore che non fu mai maestro

di Pier Franco Quaglieni

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E’ morto a 97 anni Denis Mack Smith celebre storico inglese che si occupò in modo sistematico di storia italiana risorgimentale e contemporanea. Dotato di grandi capacità  divulgative,riuscì ad avvincere il pubblico italiano che ne decretò il successo. Ad introdurlo in Italia fu Benedetto Croce che ne favorì gli studi e le ricerche


Croce aveva fondato l’Istituto italiano di studi storici a Napoli a palazzo Filomarino dove 
il filosofo abitava a Napoli. Una grande scelta a favore dei giovani:in quell’istituto si formò la migliore storiografia italiana del dopoguerra. In quell’ambito ci fu il contatto con Croce che lo introdusse anche presso Vito  Laterza che era l’editore la cui fama fu inizialmente dovuta proprio alla pubblicazione delle opere del  filosofo e storico napoletano. Ebbi modo di  conoscere Mack Smith  a Roma nei primi anni ’70.Me ne offrì l’opportunità, davvero straordinaria per un giovane ancora universitario, Nicolò Carandini che era stato ambasciatore  italiano a Londra dal 1944 al 1946 ed aveva riallacciato i rapporti  tra l’Italia  e l’Inghilterra ancora nel corso della II Guerra Mondiale.
Carandini era stato anche, insieme ad Arrigo Olivetti, editore del “Mondo” ed era uno dei primissimi soci del Centro “Pannunzio” che nella sua fase nascente aiutò molto con il suo prestigio e i suoi contributi economici. Carandini mi presentò Mack Smith che mi apparve il vero gentiluomo anglosasone ,paragonabile come stile,raffinatezza ed equilibrio allo stesso Carandini.
Io ero già in rapporti,sia pure allora molto timidi, con Rosario Romeo ,il grande storico di Cavour,che detestava lo storico inglese che mieteva tra il pubblico italiano molti consensi. Romeo l’aveva liquidato con poche battute,parlando del suo libro su Cavour come di un libello. Una volta mi disse che Mack Smith- che Romeo non considerava uno studioso serio- poteva essere paragonato ad Indro Montanelli. Forse fu troppo severo con l’inglese, anche se il gusto per la semplificazione e per l’aneddoto lo accomunava sicuramente  al giornalista italiano.

 

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Per altri versi, lo storico Ettore Passerin  d’Entrèves di estrazione cattolica (quindi totalmente diverso dallo zio Alessandro che invece era di matrice liberale, aveva insegnato a Londra  ed amava la cultura anglosassone )una volta non mi lasciò neppure finire una frase e mi disse perentorio: Mack Smith non è uno storico,è un semplice divulgatore. Se si confronta la monumentale biografia di Cavour scritta da  Romeo con il libro di Mack Smith sullo statista  si colgono -al di là delle valutazioni soggettive – l’abissale differenza tra la statura di gigante dello storico siciliano e la dimensione modesta dell’inglese che  si occupava di storia italiana senza neppure sfiorare la ricerca storica praticata da Romeo nel corso dei decenni. In un’altra occasione Romeo mi disse che Mack Smith ,forse inizialmente attratto emotivamente dall’Italia come molti inglesi che amavano trascorrervi le vacanze e  certo condizionato dal culto che Garibaldi ebbe nell’isola,era sostanzialmente  un antitaliano. Anche qui, forse, una definizione troppo netta,ma nella sostanza vera e difficilmente confutabile. L’inglese sottovalutò l’opera di Cavour,sopravvalutando Garibaldi. Anzi ,finì di vedere la corruzione politica italiana nel trasformismo spregiudicato,anzi corrotto e corruttore  del Conte.  Finì, più o meno consciamente, di ripetere la vulgata di Gobetti sul fascismo come autobiografia della nazione,individuando un nesso molto forte,anzi fatale, tra i ceti dirigenti risorgimentali e il fascismo. Alda Croce,figlia del filosofo che lo conobbe da vicino,essendo la più diretta collaboratrice del padre, mi disse che Mack  Smith era partito molto bene e poi, via via, finì di “italianizzarsi” nel senso di far propri certi schemi mentali della storiografia nostrana. In un suo libro del 1998 la “Storia manipolata” parlò del vizio-non capitale- di abbellire la storia,ma non fu capace di individuare i torbidi vizi dell’ ideologia insiti nella  storiografia nostrana che considerò  gli schemi gramsciani come oro colato. Raimondo Luraghi, lo storico che aveva a lungo insegnato negli Stati Uniti, disse”
che quando  la  politica  si infiltra nella storiografia è come un’iniezione di cianuro:finisce di ucciderla”. Nulla di paragonabile venne mai scritto da Mack Smith che pure proveniva da un scuola storica anglosassone abituata da sempre a diffidare dalle interpretazioni ideologiche.
Ed in effetti non si può dire che l’inglese avesse una matrice ideologica.

 

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I marxisti gli rimproveravano un eccesso di interesse per le classi dirigenti,per le biografie e un ‘insufficiente attenzione per le classi subalterne e il movimento operaio. C’ è chi lo definì un gran borghese,ma in effetti egli  finì per identificarsi con una  certa borghesia del nostro Paese 
che vive di simpatie e di antipatie,senza adeguati approfondimenti. Non si può certo dire che il suo punto di riferimento fosse la scuola storica liberale,sia pure in senso lato.Forse si può considerare espressione di certo radicalismo che in Italia si è identificato in certi giornali e in certe case editrici,oltre che in certo mondo accademico . Ebbe sicuramente più successo in Italia che non nella madre patria. La sua “Storia d’Italia dal 1861 al 1997”, che sarebbe il suo capolavoro ,era stata scritta per il pubblico inglese  :venne invece pubblicata in Italia  su iniziativa di Laterza nel 1959.
Inutilmente Federico Chabod e Gaetano Salvemini sconsigliarono l’autore di pubblicarla in Italia,senza adeguate revisioni. I lettori italiani decretarono il successo di Mach Smith, gli studiosi ne videro i limiti. C’è chi dice per invidia, anche  se le obiezioni avanzate erano più che fondate proprio sul piano scientifico. Bertrand Russell che ebbe grandi meriti ,ma prese anche molte cantonate,diceva che la storia di una nazione dovrebbe essere scritta da uno straniero perché l’amore per il proprio paese spesso impedisce l’imparzialità. Diceva una cosa sbagliata ,non foss’altro perché l’imparzialità è un’utopia e ciò che si richiede allo storico non è l’umanamente impossibile imparzialità,ma la ricerca costante di quella che a lui,in base alle fonti accertate con il necessario distacco,appare la verità. E ,proprio rispetto  al  durissimo lavoro di ricerca propedeutica alla scrittura l’opera dell’inglese,appariva lacunosa:le fonti apparivano prevalentemente,se non esclusivamente, di seconda mano. Inoltre l’edizione che si ferma al 1997 rivela un altro limite vistoso: Mack Smith non coglieva il  periodo che deve intercorrere tra la cronaca e la ricerca storica ,non potendo lo storico, per evidenti ragioni, essere uno storico del presente.Anche qui un’illusione inconsciamente gobettiana. Per scrivere di storia contemporanea occorre un periodo di sedimentazione critica.In ogni caso, il 1997 non rappresentò nessun momento di svolta,se non quello dell’uscita dell’edizione ampliata dell’opera che l’autore aveva già aggiornato al 1969 che poteva, invece, significare qualcosa,anche se il processo aperto dal’68 non era sicuramente concluso in quell’anno,come dimostreranno gli “anni di piombo”. Gli storici veri colgono i periodi di continuità e di frattura,specie nella storia contemporanea dove i tempi della storia sono fortemente accelerati e quindi più semplici da cogliere rispetto al passato.

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Anche Croce scrisse una Storia d’Italia dal 1871 al 1915.Sarebbe ingeneroso anche solo stabilire un confronto tra le due storie perché Croce attese il 1928 a pubblicare il suo”schizzo di una storia dell’Italia dopo la conseguita unità di Stato”,cogliendo nel 1915 un momento di svolta con l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra,evitando di inoltrarsi oltre perché le vicende belliche e  post-belliche non apparivano  storicizzabili. In Croce c’era il “senso della storia” di cui  parlava Omodeo,in Mach Smith quel senso appare quasi assente.   Lo storico inglese fu ingiusto nei confronti di Vittorio Emanuele II e troppo severo nei confronti di Casa Savoia. Un astio,direi tutto inglese.Al contrario, mise in eccessivo risalto il ruolo di Mazzini,trascurando quello non indifferente di Cattaneo.
Anche la sua biografia di Mussolini,se confrontata all’opera ciclopica di Renzo De Felice,finisce di essere ben poca cosa.De Felice venne accusato dall’inglese di aver eretto “un monumento al Duce” e di aver riabilitato il fascismo,un’accusa che si levò anche  da certi ambienti accademici italiani che si accanirono in modo anche vile nei confronti di quello che oggi appare un Maestro. In sintesi,si può dire che Mach Smith sia stato uno stimato professore di Oxford,ma  che non divenne mai un maestro neppure in patria. E’ del tutto indimostrabile la frase giornalistica che insegnò la storia agli italiani che ho appena letto.L’Encilopedia Treccani lo liquida sette righe. Franco Antonicelli,presentando Mack Smith a Torino, all’Unione Culturale, nel 1972,volle parlare di lui come una sorta di allievo di Croce “che ci aveva insegnato che il titolo di merito di un intellettuale è la ricerca della verità”. Peccato che, in primis, lo stesso Antinicelli che aveva frequentato Croce a Pollone durante le” vacanze operose” si fosse totalmente allontanato dal magistero crociano. Un certo moralismo manicheo fu forse il limite più vistoso dello storico inglese. Morale e politica non possono coincidere , ci insegnava Machiavelli e ci ripeteva Croce. Le regole della politica sono diverse e “distinte ” da quelle dell’etica. Se si crea confusione tra le due sfere anche la storiografia entra in corto circuito e ci impedisce di capire la grandezza politica e anche morale di Cavour del quale, non a caso, Narciso Nada-criticando sia pure indirettamente le tesi Mack Smith e di certa storiografia nostrana- evidenziava “una passione oserei dire furibonda,che in qualche momento lo portò sull’orlo del delirio e addirittura(…) a ventilare propositi di suicidio,secondo i più tipici ed eroici modelli della letteratura romantica”.

 

quaglieni@gmail.com

INFRASTRUTTURE, GIANNA GANCIA (LEGA): «IL PIEMONTE CENSISCA LO STATO DI PONTI E CAVALCAVIA»

La presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Piemonte, Gianna Gancia, ha interrogato l’assessore ai Trasporti del Piemonte, Francesco Balocco, sulla situazione di stabilità delle infrastrutture regionali, sollecitando un censimento che ne colga realmente lo stato di degrado per programmare, eventualmente in concerto con altri enti titolari di diritti e concessioni, i necessari interventi manutentivi per salvaguardare la sicurezza dei cittadini.

«Il crollo del viadotto della tangenziale di Fossano il 18 aprile scorso – osserva Gianna Gancia – impone, al di là dell’inchiesta sulle responsabilità civili e penali dell’evento, il massimo dell’attenzione della Regione sul piano del controllo e monitoraggio delle strade, per la presenza di numerose strutture analoghe, che potrebbero presentare seri rischi di stabilità».

Gianna Gancia ha preso atto delle risposte dell’assessore, che ha assicurato il suo impegno nell’applicazione di tutte le iniziative previste dal Piano regionale della sicurezza stradale, ricercando con i vari soggetti competenti le modalità operative per garantire gli interventi di manutenzione della rete, attraverso anche sistemi di monitoraggio e controllo.

In particolare, è stato chiesto all’Anas di verificare la sicurezza di tutte le strutture del Piemonte costruite con caratteristiche simili al viadotto di Fossano, in modo che venga fornita una ragionevole certezza che tali crolli, tanto più inaccettabili per costruzioni che hanno poco più di 25 anni di età, non abbiano più a ripetersi.

Sulla necessità di effettuare un censimento urgente sullo stato di ponti, viadotti e cavalcavia concorda anche la Commissione Trasporti della Camera dei deputati, che ha impegnato il Governo ad agire in tal senso, al fine di produrre entro un anno un sistema digitalizzato su base regionale che raccolga i dati delle infrastrutture viarie sospese.