redazione il torinese

Il Salone del Libro di Torino va a Londra

Il 21 e 22 ottobre: Brexit e non solo. Fra gli ospiti Melania Mazzucco, Iain Sinclair, il curatore della Tate Modern Lissoni, Raimo, De Cataldo, Zerocalcare…

 

 

Due giorni di eventi, oltre 30 ospiti, autori e voci di diversi ambiti, nomi notissimi e altri più giovani e radicali  – italiani, britannici e internazionali. I temi saranno letteratura, politica, migrazioni, genere, Italia, il presente e il futuro di Londra, il modo in cui la Brexit sta già cambiando il romanzo. Londra, oggi più che mai, è un avamposto da cui guardare ai movimenti del presente. È questa la formula del Festival Italiano di Letteratura a Londra / Festival of Italian Literature in London (Fill), il festival di letteratura che si terrà a Notting Hill il 21 e 22 ottobre 2017. Nato da un’idea dei coordinatori Marco Mancassola e Claudia Durastanti in seno alla comunità letteraria italo-londinese e organizzato con l’Istituto Italiano di Cultura di Londra diretto da Marco Delogu, il festival nasce nel clima inquieto del dopo-referendum britannico. È stato allora che un gruppo di autori, giornalisti, accademici italiani a Londra ha iniziato a riunirsi e a sentire l’impulso di reagire con un nuovo grande appuntamento culturale. L’Istituto di Cultura ha sposato subito il progetto e ne è diventato il co-organizzatore.  Dal canto suo, il Salone Internazionale del Libro di Torino ha intravisto il potenziale innovativo del festival e ha deciso di esserne partner, rafforzando un ideale ponte Londra-Torino come principale Salone editoriale in lingua italiana del mondo. Per due giorni, il pubblico del festival potrà assistere a dibattitiincontrilettureDJ set. La Brexit non sarà certo l’unico tema, ma darà al festival un’inevitabile tensione politica di fondo. Anziché la formula classica del festival di letteratura nazionale, con una vetrina-selezione di autori italiani da presentare al pubblico londinese, gli organizzatori hanno preferito una formula fluida, mischiando voci italiane e non-italiane, ragionando sui temi prima ancora che sui nomi di grido.

 

 

IL PROGRAMMA

 

La due giorni del 21-22 ottobre si terrà al Coronet, teatro storico di Notting Hill, nei tre suggestivi spazi del teatro (auditorium, studio, caffè). Tutti gli eventi saranno in inglese o in italiano con traduzione in inglese, a sottolineare la volontà di rivolgersi alla comunità italiana così come alla più ampia comunità londinese.Il programma include «Citizens of Nowhere?», titolo mutuato da una famigerata dichiarazione di Theresa May, con il Premio Strega Melania Mazzucco e l’autrice franco-americana Lauren Elkin. Il medico di Lampedusa Pietro Bartolo lancerà l’edizione inglese del suo libro con la coautrice Lidia Tilotta e conClare Longrigg del GuardianIain Sinclair, lo scrittore di Londra per eccellenza, presenterà il suo nuovoThe last London e discuterà con Olivia Laing («The lonely city») e con il curatore della Tate ModernAndrea LissoniChristian Raimo e il politologo Jonathan Hopkin della London School of Economics, incalzati da Caterina Soffici, discuteranno di «Italian Politics for Dummies»; un dibattito su industria culturale e femminismo negli Anni Dieci riunirà un gruppo di voci forti, inclusa Sara Taylor e l’editor diGranta Ka Bradley. Un panel di editori e professionisti dell’editoria britannica discuterà della nuova onda di letteratura italiana tradotta nel mercato anglosassone nel dopo-Ferrante; Giancarlo De Cataldo parlerà di romanzo e serialità per celebrare il lancio mondiale su Netflix della serie Suburra. L’attesissimo Zerocalcareincontrerà per la prima volta il pubblico londinese.

E ancora, una performance collaborativa di poesia commissionata dal festival con alcune delle voci più interessanti della nuova scena italiana e britannica; i giornalisti musicali Valerio Mattioli e Rob Young diThe Wire; la rivista letteraria Colla con un numero dedicato ad autrici italiane che vivono fuori-Italia; l’autore di bestseller per ragazzi Pierdomenico Baccalario con «The Brexit of Children».

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Il programma completo con date, orari e dettagli del festival è su www.fill.org.uk.

Il cinema a prezzo dinamico arriva anche in Piemonte

Cresce il circuito delle strutture che adottano una politica di pricing dinamico: il sistema è introdotto dalla multisala Lumiere di Pianezza e dal cinema Paradiso di Collegno

Gli spettatori possono accedere alla programmazione dei film con biglietti a prezzo dinamico, acquistabili online e al botteghino, premiando l’anticipo d’acquisto

Il costo di ogni proiezione può variare sulla base di decine di fattori (momento d’acquisto, orario, condizioni meteorologiche…), calcolati dalla società specializzata Dynamitick

 

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Anche in Piemonte il cinema adotta il prezzo dinamico. E’ la novità introdotta dalla multisala Lumiere di Pianezza e dal cinema Paradiso di Collegno. Sono fra le prime sale in Italia ad adottare questo innovativo modello di vendita, già utilizzato all’estero da importanti catene cinematografiche e da poco impiegato con successo anche in alcuni cinema italiani.

Grazie a questo sistema, elaborato dalla società specializzata Dynamitick, gli spettatori possono ora accedere alle proiezioni dei film con il biglietto dinamico. Per la multisala Lumiere di via Fratelli Rosselli a Pianezza e per il cinema Paradiso di Piazza Bruno Trentin a Collegno i prezzi sono compresi tra 4,5 e 8 euro, con biglietti acquistabili online dal sito del cinema o direttamente al botteghino, premiando l’anticipo d’acquisto. Il costo di ogni ingresso potrà variare sulla base di più di 70 fattori, dall’orario di proiezione e dall’anticipo con cui si acquista il proprio biglietto fino alla tipologia di film, la reputazione degli artisti, le opinioni espresse sui social, le condizioni meteorologiche e decine di altre variabili, tutti analizzate scientificamente dagli algoritmi di Dynamitick, leader in Italia nella realizzazione e gestione di sistemi di dynamic pricing per il settore dell’intrattenimento. Un’importante novità per i piemontesi amanti del grande schermo che possono così scegliere lo spettacolo da seguire a seconda del prezzo che sono disposti a pagare. Il dynamic ticket pricing è una formula innovativa, già utilizzata nel mercato dei voli e dei viaggi e utilizzata con successo da importanti cinema esteri (come l’inglese Odeon e la catena americana di sale cinematografiche AMC), che Dynamitick ha introdotto per la prima volta in Italia, facendo registrare un consistente aumento dell’affluenza di spettatori e dei ricavi. Dall’avvio nel maggio 2016, i cinema che hanno adottato un sistema di prezzo variabile hanno registrato un aumento del 19% degli spettatori e del 17% del fatturato. Il vantaggio per gli spettatori? Prima acquistano i biglietti, più risparmiano. Giocare d’anticipo è la carta vincente!

Via Sacchi la via del design

Durante la settimana internazionale del Design a Torino (10-16 Ottobre) via Sacchi sarà coinvolta da una serie di eventi indirizzati a evidenziare le potenzialità di un asse porticato lungo un chilometro, mille metri di nobili architetture edificate tra fine Ottocento e primi del Novecento, contigue allo scalo della stazione ferroviaria di Porta Nuova. La Città di Torino, con il coordinamento della Fondazione Contrada Torino ONLUS, ha in programma, dal 10 al 30 ottobre, alcune azioni finalizzate alla rigenerazione urbana della zona che – grazie alla partecipazione attiva dei cittadini, dei commercianti, dei proprietari, degli operatori culturali e delle associazioni – proseguiranno anche negli anni a venire. All’interno del calendario di eventi che coinvolgeranno lo spazio pubblico, locali commerciali e privati, durante i tre week end di ottobre (nei giorni 14/15, 21/22 e 28/29), il comune intende promuovere dei mercatini tematici sul design e più in generale sulla creatività collocati sotto i portici dei sei isolati compresi tra corso Stati Uniti e corso Sommeiller per costituire un’attrattiva capace di riportare in via Sacchi numerosi visitatori. L’individuazione del soggetto che organizzerà e realizzerà l’allestimento dei mercatini avverrà tramite pubblico avviso.  Il bando è visibile al link http://www.comune.torino.it/cgi-bin/albopretorio/index.cgi?c=10 . Potranno presentare domanda le associazioni non aventi scopo di lucro le cui finalità siano coerenti con i temi proposti, le associazioni di categoria relative al settore del commercio e quelle relative al commercio su area pubblica, le cooperative sociali con finalità relative ai temi proposti e le associazioni temporanee dei soggetti sopra individuati.  La scadenza per la partecipazione è prevista per il giorno 20 settembre 2017.

(lc – ufficio stampa Comune di Torino)

La cultura non ha fine

“La cultura non ha fine” è il titolo della conferenza stampa convocata dall’Unione volontari culturali associati (Univoca) per lunedì 18 settembre alle 17 all’Urp dell’Assemblea regionale, in via Arsenale 14/G, a Torino, per presentare il programma della III Settimana della Cultura, che si svolge da venerdì 22 settembre a domenica 1° ottobre. Per far conoscere a un pubblico sempre più numeroso le proprie iniziative, sempre il 18 settembre l’Unione inaugura, nello spazio espositivo dell’Urp, una mostra composta da una ventina di pannelli che illustrano le attività e gli eventi proposti dalle oltre venti Associazioni di volontariato che la compongono ed evidenziano i temi del volontariato culturale e i suoi valori: gratuità, servizio, tutela e promozione dei beni culturali. Fanno parte dell’Unione l’Associazione Ricerca e valorizzazione artisti pittori piemontesi (Arvapp), Alfatre gruppo teatro, Amici dell’arte e dell’antiquariato, Amici della Fondazione Ordine Mauriziano, Amici della Sacra di San Michele, Amici della Scuola Leumann, Amici di Avigliana, Amici di Palazzo Reale, Associazione di volontariato culturale Amico libro, Associazione Amici del Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino 1706, Associazione Amici dell’Educatorio della Provvidenza, Associazione Casa del teatro sacro e popolare, Associazione Circolo culturale Tavola di smeraldo, Associazione culturale Athena, Associazione culturale Filocalia, Associazione Mus muris, Associazione per gli studi di storia e architettura militare, Centro culturale Vita e pace, Gruppo archeologico torinese. Imago Sabaudiae Onlus e Associazione per la valorizzazione delle tradizioni storico-nobiliari (Vivant).

La mostra – visitabile dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 15.30 e il venerdì dalle 9 alle 12.30 – rimane aperta fino al 20 ottobre.

No-Tav: “moratoria per la Torino – Lione”

 Karima Delli, presidente della commissione trasporti del Parlamento europeo, chiede una “moratoria” sulla nuova ferrovia Torino-Lione ai governi italiano e francese . L’eurodeputata ha fatto la sua proposta da Venaus, in Valle di Susa, durante i lavori dell’Alter-Vertice No Tav. Il convegno, in vista del vertice italo-francese del 27 settembre a Lione, vuole ribadire le ragioni del no  all’opera. “Il progetto – così l’Ansa riporta le sue parole – è vecchio e non corrisponde più alle necessità di questo momento storico, dove il trasporto merci è calato ed è diventata enormemente importante la questione climatica. Organismi di controllo hanno detto  a più riprese che è un’aberrazione sia per i costi (dai 12 mld iniziali si è passati a 26), sia per le complicazioni sanitarie dovute al drenaggio delle acque”. Presente il vicesindaco di Torino, Montanari, che ha ribadito la contrarietà all’opera da parte del Comune.

 

(foto: il Torinese) 

Boom dell’export piemontese

Boom delle esportazioni piemontesi che nei primi sei mesi dell’anno raggiungono un valore di 24,1 miliardi di euro, l’11,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Il dato è migliore di quello nazionale. Il Piemonte è la regione con il maggiore incremento nei primi sei mesi dell’anno, e si conferma al quarto posto tra le regioni italiane con una quota del 10,8% delle esportazioni complessive. “E’ straordinario per il Piemonte, che offre una vera speranza sul futuro della nostra economia”, dice il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello. I mezzi di trasporto registrano il risultato migliore mezzi di trasporto, grazie alla crescita delle vendite di auto (+40,5%). Positivi la meccanica (+11,8%) e l’alimentare (+6,9%). Francia, Germania, Spagna, Polonia e Regno Unito rappresentano le destinazioni principali delle esportazioni piemontesi. Asti e Alessandria sono  tra le provincie, quelle col maggiore incremento.

(foto: il Torinese)

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni
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OGR svolta nella cultura torinese – Bachi l’avvocato gentiluomo – A Colleretto Giacosa tra storia e gastronomia canavesana – L’Internazionale liberale di Oxford 
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OGR svolta nella cultura torinese
Ha ragione  il quasi sempre giustamente ipercritico Gabriele Ferraris nell’affermare  su “Torinosette ” che le OGR “nei progetti della Fondazione CRT e negli auspici di tutti diventeranno anima a motore di un nuovo rinascimento  torinese “.E’ vero le presidenze Marocco e Quaglia della Fondazione CRT hanno saputo proseguire e ampliare la presidenza Comba in una linea di continuità nel rinnovamento davvero esemplare. Senza fare progetti faraonici,la Fondazione CRT lavora con ritmo tipicamente  e saldamente piemontese senza lasciarsi affascinare dall’effimero e dalle mode e soprattutto dal settarismo politico. Il bando non è l’unica strada da perseguire.  Il direttore artistico delle OGR è stato scelto senza bando, in assoluta controtendenza . Come scrive Ferraris, la scelta muove” dal rispetto dell’intelligenza e dell’esperienza” che non sempre dai bandi è accertata con sicurezza e imparzialità. Il sistema dei punteggi può riservare brutte e belle sorprese, asseconda dei  concorrenti .Molte volte i bandi sono un modo solo apparentemente trasparente per continuare nelle logiche spartitorie del passato. Le OGR saranno davvero il futuro della cultura torinese. Non debbono dimenticarlo Circolo dei lettori e Polo del ‘900 che si ritengono legittimi leviatani che pretendono di  assorbire in sè tutto ciò che sia etichettabile come culturale nell’area torinese. E pensare che quando furono aperte frettolosamente  nel 2011 per i 150 anni dell’Unità d’Italia in alcuni locali di corso Castelfidardo bastava la pioggia per mettere in crisi tutto.Oggi l’impegno profuso in questi anni  ha cambiato tutto.
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Bachi l’avvocato gentiluomo L’avv. Emilio Bachi era nato a Torino nel 1907. Antifascista, figlio di Donato Bachi noto militante socialista , dopo essersi laureato in Giurisprudenza e in Scienze politiche all’Università di Torino, svolse la professione di avvocato fino alla promulgazione delle leggi razziali. Costretto ad abbandonare la sua professione, nel 1939 si trasferì in  Francia dove restò fino al momento dell’invasione dell’esercito tedesco. Dopo l’8 settembre 1943 entrò in Giustizia e Libertà, diventando vice-comandante della formazione che operava in Valle d’Aosta. Trasferitosi a Roma per sfuggire ai rastrellamenti dei fascisti, in seguito alla liberazione della città lavorò  a Radio Roma. Tornato a Torino, nel 1946 riprese la professione di avvocato e contemporaneamente andò a dirigere il Giornale Radio. Precedentemente iscritto al Partito d’Azione, nel 1947 entrò nel Partito Repubblicano, diventando il  più importante dirigente regionale e uno dei leader repubblicani a livello nazionale a fianco di Ugo La Malfa  e in questa veste fu per molti anni consigliere comunale di Torino, ricoprendo la carica di assessore all’Edilizia e allo Stato Civile tra il 1951 e il 1956 ed anche di vicesindaco di Amedeo Peyron.  Presidente dell’Università Popolare, come  in precedenza suo padre,fu presidente della Comunità israelitica di Torino negli Anni  Settanta.Socio della Società per la Cremazione di Torino dal 1941, divenne  presidente della Società nel 1961 e mantenne questa carica per circa trent’anni fino al 1990,  Di formazione laica,  sembra fosse stato aderente alla massoneria,anche se di molti massoni non ebbe mai le ambiguità .Emilio Bachi mori  a Torino nel 1990. Le sue ceneri sono conservate nella tomba di famiglia presso il cimitero israelitico di Torino. Egli fu un gentiluomo della politica a cui diede un apporto,assolutamente incompreso dai più ,come grande avvocato civilista nominato in tanti enti e società per la sua competenza e mai per ragioni di tessere politiche. Fu il maggiore civilista  nella sua epoca a Torino. Era un personaggio anomalo con il suo cappello diplomatico, sempre elegantissimo, nel già degradato ambiente politico torinese dove lo conobbi e nel quale la cravatta era già diventata un optional . Aveva avuto degli scontri con La Malfa ed era entrato  negli Anni 60 nel partito socialdemocratico,una realtà che lo collegava idealmente  alle posizioni di suo padre. Quando però si rese conto che Turati,Treves ,Matteotti e Saragat erano cosa diversa da Nicolazzi e Magliano,abbandonò la politica, salvo rientrare negli ultimi anni nel  PRI con tutti gli onori. Era amico di Sandro Pertini che lo nominò Cavaliere di Gran Croce,la massima onorificenza dello Stato. Bachi meritava di essere nominato senatore a vita per la sua esistenza  specchiata e per il grande prestigio  raggiunto nell’attività forense .Simile a lui ho conosciuto solo il prof. Claudio Dal Piaz . Lo conobbi e lo frequentai, conservo alcune sue lettere. Il prof. Mario  Viora di Bastide, presidente della “Reale “e della Deputazione subalpina di storia patria, fu un comune  caro amico. Era un uomo del Risorgimento nato in ritardo come lo fu Viora . Aveva fatto sua e vissuto in prima persona la lezione morale di Giuseppe Mazzini. La figlia Simonetta, valente scrittrice che tramanda la storia della famiglia, ne è l’erede orgogliosa e degna.E ne ha pienamente ragione perché un padre come il suo,è cosa rarissima.

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A Colleretto Giacosa tra storia e gastronomia canavesana 
Qualche sera fa sono stato a Colleretto Giacosa, ospite della straordinaria sindaca Paola Gamba. Abbiamo parlato con la figlia dell’ambasciatore Nicolò Carandini  Silvia e con il figlio del ministro Leone Cattani Paolo, del liberalismo di tanti personaggi importanti che  si identificano nel Canavese,a partire da Francesco ed Edoardo Ruffini per poi parlare di Adriano Olivetti  e di tanti altri. Una serata riuscita. Merita una citazione il locale dove ho cenato ,il ristorante Del Monte.Lo chef Luca, che non ho conosciuto,perché lui lavora seriamente in cucina e non ama esibirsi nei convenevoli,realizza una  cucina con i prodotti del territorio canavesano.Molta frutta e gli ortaggi provengono dall’orto  del ristorante. I suoi piatti tipici  la tartare di fassone,i ravioli del plin fatti in modo non banale,lo zabaione al  Passito di Caluso, In stagione funghi e tartufo bianco e nero. Da consigliarsi la zuppa di cavolo di Montaldo Dora,la tofeja cotta nella pentola di terracotta di  Castellamonte. Ho fatto difficoltà a trovare l’insegna del locale che è molto frequentato perché conosciuto ed  apprezzato dalla sua clientela. Unica nota negativa il rapporto con Slow Food :ai suoi presidi io non ho mai creduto e resto scettico  su molte iniziative di Petrini. Ma il patto con Slow Food  appare invisibile.
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L’Internazionale liberale di Oxford 

Nel 1947 si tenne ad Oxford l’Internazionale Liberale dopo la Seconda Guerra Mondiale,per l’Italia partecipò il prof. Alessandro Passerin d’Entrèves ,grande storico del pensiero politico. Nel 1967, per iniziativa di Giovanni Malagodi, si tenne sempre ad Oxford un’altra Internazionale che aggiornò la Carta scritta nel 1947 in cui si affermavano valori antichi e sempre nuovi come quelli di pace,di libertà ,di democrazia dopo lo sconvolgimento del conflitto mondiale. Lette oggi le parole della dichiarazione appaiano persino ovvie,anche se più che mai noi viviamo in un clima perturbato da guerre e da terrorismo minaccioso. Nel 1967 i liberali vollero rivedere la Carta,dando un’apertura più sociale al liberalismo. I tempi nuovi lo richiedevano. Il documento del 1967 non presagì neppure in minima parte il cataclisma dell’anno successivo dove si mise in discussione non solo la democrazia liberale,ma la democrazia tout -court. Nello stesso anno si tenne al teatro Carignano di Torino un Convegno  in cui ,oltre a Malagodi, Luigi Firpo ,Passerin d’Entrèves, Sergio Ricossa,Padre Stefano Trovati,moderati dal prof. Salvatore Fiandaca, gli intervenuti discussero per circa due ore della Carta. Mi parve allora un dibattito interessante che contribuiva a rinnovare il
liberalismo. Rileggendo gli atti del Convegno, vedo la miopia di molti che non colsero che in quello stesso periodo a Palazzo Campana  muoveva i primi rumorosi passi la contestazione studentesca.Non c’è una parola di Firpo o di Passerin su questi pericoli incombenti. Solo il gesuita Trovati aveva già individuato tutti i temi del cristianesimo terzomondista del dissenso che imputava le colpe di tutte le ingiustizie all’Europa capitalista. I liberali ma, direi,soprattutto i democratici non seppero attrezzarsi culturalmente per combattere il ’68 e le sue fughe nell’ideologia intollerante. Quando arrivò l’ondata di piena fummo travolti. Non avevamo saputo costruire qualche argine in difesa dei nostri valori di tolleranza,di libertà,di democrazia,di riconoscimento dei  meriti individuali,di rifiuto della massificazione soffocante già intravista da Tocqueville. Il marxismo sembrò prevalere nelle sue componenti più massimaliste,ma la dura lezione della storia,con il crollo del Muro di Berlino,si rivelò superiore alla  nostra  inconsistenza intellettuale e soprattutto politica .Recentemente una persona mi ha parlato dei liberali come ad una sorta di riserva indiana. Storicamente quelle riserve dovrebbero essere abitate soprattutto dai comunisti,ma un altro imprevisto della storia ha cambiato le previsioni.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La sindaca e l’avvocata

La Giunta pentastellata ha partorito un documento per evitare discriminazioni di genere negli atti comunali , codificando le parole sindaca, avvocata  e tante altre . Cosa ne pensa ?      

 

                                                                                 Gina Trugli 

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Penso che con tutti i problemi irrisolti di Torino il  documento che evita le discriminazione di genere ,sia poco importante perché si ferma alle parole . La parità tra i sessi si realizza con fatti concreti e non parole . La parità e non l’eguaglianza che sarebbe parola impropria. Ma un po’ di fumo ,sia pure senza arrosto, piace molto ai grillini .
                                                                                                                                                                                                                  

Liberali?

Caro professore, il giornale “Critica liberale” che sarebbe l’organo di quella che fu la sinistra liberale e poi via via è diventata la sinistra illiberale, ha creato un nuovo giornale on line “Non mollare” organo del post azioniamo. Cosa ne pensa?                                  

                                                                                                                     Rinaldo Buini

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Enzo Marzo fondatore di “Critica liberale” fu liberale negli anni 70  ,poi si dimise dal partito liberale e incominciò a virare verso il PCI,sempre più a sinistra,magari anche oltre il PCI. Così capitò anche Franco Antonicelli, senatore con i voti del PCI,indipendente da tutto fuorché dal partito che lo elesse. Aver fatto un nuovo giornale, riallacciandosi a quello di Salvemini e dei Rosselli è un atto di suprema presunzione. E’ un po’ come se io facessi  rinascere il “Mondo” di Pannunzio. Ma ,forse ,qualche titolo in più forse lo avrei. Definirsi post azionisti  mi sembra  poi quanto di più illiberale si possa pensare. Le alcinesche seduzioni della giustizia e della libertà,come le definiva Bobbio, finiscono di ridurre il liberalismo  ad un fatto marginale.  Lo storico Giorgio Spini,socialista, diceva onestamente che nel “Socialismo liberale” la parola liberale è semplicemente un aggettivo.

                                                                                                                                             pfq

Festa dell’Unità bonsai. Ma tiene acceso il lume della politica

Festa dell’ Unità in versione bonsai, potremmo dire. Del resto non è una novità in questi ultimi anni. Si è ridotta per questioni di soldi e anche per mancanza di volontari. Ed il restringimento del Partito Democratico fa pensare ad una candela che nel tenere viva la fiamma si consuma sciogliendosi. Ora, che il Pd versi in condizioni economicamente pietose non è una novità. Con la campagna referendaria l’indebitamento e’ aumentato in modo esponenziale e tra cassa integrazione e licenziamenti sono pochissimi i dipendenti rimasti. Il partito, quello con la P maiuscola, è un lontano ricordo. Sono pochi gli iscritti che salgono o scendono secondo i congressi. Anche ciò è figlio dei tempi. Essendoci stato ho visto le solite facce, in verità con qualche “spruzzata ” di giovani che non conoscevo. Dall’ area dibattiti agli stand del food, strutture non del Partito, strutture itineranti di vecchi compagni del vecchio partito.Vecchi militanti di tanti anni fa, di alcuni decenni fa. “Ma allora sei iscritto?” ” Veramente no, ma pagano regoralmente i servizi che riusciamo a fare per la festa”. Dalla richiesta dei permessi alle altre incombenze.  Comunque encomiabili come sono stati encomiabili i parlamentari, consiglieri comunali e regionali che hanno contribuito economicamente . Insomma chi fa politica a tempo pieno ed è  relatore nei vari dibattiti. Su questo una nota dolente. Principalmente tutti di loro. Un Pd che se la canta e se la suona. Avremmo detto, un tempo, mancanza di un confronto esterno.Un Pd Torinese ancora tramortito dalla sconfitta da parte della Sindachessa e  che ha dovuto ” andare a Canossa ” per tentare di recuperare i soldi stanziaziati per la linea due della metropolitana. E questa è una ” invenzione ” del nostro Chiampa che ha giocato di sponda con il ministro Delrio. Ma il confronto pubblico non si usa più. Del resto i pentastellati sono una brutta bestia.E forse pensandoci meglio sono molte le cose che non si usano più, dal partito al confronto. Dobbiamo essere dunque riconoscenti a chi con le feste, seppure mignon, tiene acceso il lume di questa candela. Anche questa è democrazia.  E come dicevano Churchill e il compagno presidente Sandro Pertini: “Meglio la più imperfetta democrazia che la più perfetta dittatura”.
Patrizio Tosetto

Io proprio io: Enrico Panattoni

Come sempre lo sport accoglie le persone che hanno una forza di volontà positiva, e, di solito, questa qualità tali individui la trasferiscono anche nella vita quotidiana.

Enrico Panattoni, coordinatore dell’Università Popolare di Torino ha questa qualità tangibile e sensibile fin dal primo istante in cui ti parla: energia allo stato puro. La voglia di fare e di costruire qualcosa nasce dai suoi occhi, passa dalla sua mente e, a seconda dei casi, si trasforma o in azioni strategiche per la conduzione dell’Università oppure in gesti motori se si tratta di sport.E’ un triatleta volitivo capace di competere ad alto livello sulle due ruote ciclistiche, così come con la corsa di cui è appassionato, e capace di “azzannare” l’acqua come uno squalo pur di non perdere contatto con gli avversari. E’ una qualità che trasferisce nel suo lavoro e che lo spinge a non rinunciare mai ad un’opportunità perché sa che con il lavoro e\o con l’allenamento i risultati si possono ottenere. Enrico Panattoni è laureato in Economia e Commercio e inizia il suo lavoro in ambito aziendale in vari ambienti fino a diventare Amministratore Delegato di una importante industria che lavora in ambito “auto e dintorni”. Lascia tutto e si getta a capofitto nell’avventura Unipop Torino (abbreviazione della fondazione Università Popolare di Torino). Ma non inizia come “capo del mondo”, ma come tutte le persone di qualità, dal basso, da “volantinatore” poi a co-coordinatore, da curare gli ingressi tutte le sere fino a guadagnarsi la fiducia al punto che ora, di tale istituzione è divenuto coordinatore didattico, responsabile marketing e pubblicità e responsabile delle segreterie organizzative.

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Gli aneddoti degli anni passati tra le mura dell’Unipop Torino sarebbero inenarrabili in questa sede (ma speriamo voglia avere del tempo per poterne scrivere alcuni in un libretto di memorie…) ma durante tale percorso gli studenti di tale istituzione sono passati da circa 1000 a quasi 5000 del momento attuale. Allora viene spontaneo chiedergli il percorso verso la crescita da cosa sia costituito e la sua risposta è condensata in tanta attenzione rivolta a chi potrà occuparsi della docenza, vero motore dell’università popolare. Riceve decine di curriculum ogni anno, e per ognuno crea almeno due o tre appuntamenti per valutare attentamente la persona. La fase successiva prevede la valutazione di impatto della materia che dovrà essere presentata al pubblico dei futuri studenti e comprendere in anticipo se avrà o meno successo. Questo lavoro, nascosto, oscuro ai più e molte volte sottovalutato è un’arma segreta che merita di essere messa in evidenza.Questo adoperarsi in maniera garbata e senza riflettori addosso ma efficace è un po’ quello che realizza nello sport, dove i suoi orari di allenamento sono molto più che mattinieri, a volte anche prima dell’alba, e i suoi allenamenti rubati…al tempo libero: i risultati sembrano apparire dal nulla, ma sono frutto di tanta fatica.Lo sport non è quindi solo divertimento ma è una vera scuola di vita e la disciplina conduce ad un’attitudine che è propria delle persone di livello. Solo pochi comprendono quanto lo sport, quando non produce denaro, crea in ogni caso persone di alto profilo morale. Difficile che chi sa sacrificare (con tutta la benevolenza che vorrete dare a questo termine) parte di sé sudando sotto il sole o la mattina presto o rinunciando ad alimentarsi “male”, non sappia poi gestire al meglio la propria quotidianità. Il senso del dover fare bene lo trasporti in ogni cosa che fai. E allora sembra tutto facile adesso, ma negli anni, in collaborazione con tutto lo staff Unipop, e in particolare con il presidente Dottor Eugenio Boccardo (tra le altre note… medico sportivo del Torino Calcio quando vinse lo scudetto del 1976… ) la crescita da 35 a 118 corsi, la realizzazione di collaborazioni in varie sedi per quel che riguarda lo svolgimento dei corsi, importante e preziosa tra le altre quella raggiunta in questi anni con il Collegio San Giuseppe di Torino, il conseguimento di numeri tra i più rilevanti in Italia, il recente riconoscimento come polo formativo del Ministero Istruzione italiano, e tante altre cose (concerti, proiezione di film, teatro…ecc) sono frutto di un “allenamento” costante e quotidiano paragonabile a quello sportivo.

 

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Nulla nasce dal caso, ma dal lavoro delle persone. Ma Enrico Panattoni ci tiene a dire una cosa che vedo uscirgli dal “cuore degli occhi”. Mi dice infatti: “Il mio pensiero è sempre rivolto ai docenti, alcuni dei quali addirittura forniscono la loro opera gratuitamente tanto è forte il rapporto quasi di missione con l’Unipop. Sono loro il vero motore pulito dell’Università Popolare. Io posso anche essere il direttore d’orchestra, ma senza i musicisti l’opera non può realizzarsi. Ed è a loro che va tutto il mio ringraziamento per quello che in questi anni in tutte le sere hanno fatto e faranno”. Enrico nuota, pedala e corre (anche se bisognerebbe aggiungere che è maestro di sci, che pratica ed è trainer di body building, e altre cose che di solito non dice), è appassionato di archeologia, studia percorsi storici in montagna … ma non è questa la cosa importante. In realtà è una persona che ha coraggio, che non improvvisa, che prepara ogni evento con cura e meticolosità così come affronta una gara studiando percorsi, distanze, abbigliamento e particolari in abbondanza. L’effetto sembra sempre apparire dal nulla, ma come la maschera di chi recita non consente di vedere il vero volto della fatica nascosta sotto, così Enrico non vi dirà mai come l’ha fatto, ma non per presunzione, ma per indole timida, e non racconterebbe mai per vantarsi che è stato bravo perché ha fatto così…così e così. E’ abituato a sorridere nel suo ufficio dei risultati ottenuti insieme ai suoi oggetti di antiquariato che lo guardano, riservato e a volte un po’ orgoglioso di quanto fatto semplicemente per aver svolto il proprio dovere. Sembra facile, ma non lo è, e non è comune vederlo ai nostri giorni di esternazioni folli e inutili di “social estremi”. Atleti si nasce nello spirito, sul campo si prova la fatica, ma corretti e di stampo nobile lo si è nella semplicità di tutti i giorni. Enrico Panattoni, coordinatore dell’Università Popolare di Torino è tutto questo.

 

Paolo Michieletto

Torino Design of the City, la città diventa capitale mondiale dal 10 al 16 ottobre

Sono trascorsi quasi dieci anni da quando Torino è stata nominata World Design Capital, un riconoscimento assegnato ogni due anni dall’International Council of Societies of Industrial Design (ICSID) e che ha puntato i riflettori sulla capacità della città di riconoscere il design come fattore di crescita economica, sociale e culturale

Un percorso virtuoso iniziato nel 2008, che si è consolidato nel 2014 quando a Torino, unica in Italia, è stato attribuito il titolo di Creative City UNESCO per il Design e che ha trovato conferma quest’anno con la scelta di Torino come sede della convention biennale di World Design Organization (WDO)™.

Dopo Seoul, Helsinki, Città del Capo, Taipei, WDO™ (già ICSID) – l’organizzazione internazionale che promuove il design – sceglie una città italiana per ospitare la trentesima Assemblea Generale che vede coinvolti il 14 e 15 ottobre i propri referenti provenienti da tutto il mondo. Guidata attualmente dal professore e industrial designer africano Mugendi M’Rithaa, che in quei giorni passerà la presidenza all’architetto e designer piemontese Luisa Bocchietto, la World Design Organization (WDO)™ comprende 140 organizzazioni ed è attiva in 60 nazioni e 6 continenti in tutto il mondo.

In questa occasione, la Città promuove dal 10 al 16 ottobre Torino Design of the City, unasettimana di eventi, meeting, workshop, esposizioni e tour organizzati nei luoghi strategici della città che hanno vissuto e stanno vivendo il fenomeno della rigenerazione urbana, come via Sacchi, la Cavallerizza, Torino Incontra, Lingotto Fiere, BasicVillage, Toolbox, Hangar25, Circolo del Design, Mastio della Cittadella. Fulcro della manifestazione sarà quindi l’Assemblea Generale della WDO™, che coinvolgerà professionisti del design e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo e avrà luogo presso l’ILO, il Centro Internazionale di Formazione di Torino.

La manifestazione torinese nasce con l’obiettivo di portare all’attenzione dei cittadini e degli esperti del settore, nazionali e internazionali, lo stato dell’arte e le nuove tendenze del design contemporaneo e raccontare come, attraverso questa disciplina, si possa intervenire su un organismo complesso come la città. Torino Design of the City diventa quindi palcoscenico per confrontarsi sulle possibilità di innovare attraverso il design thinking applicato alla politica pubblica con soluzioni di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana, creando reti eterogenee tra soggetti di vocazione e natura differente. L’ampio programma di eventi intende, inoltre, rilanciare la filiera del design, della creatività e della produzione presente sul territorio piemontese, attraverso azioni di valorizzazione del patrimonio esistente.

Torino Design of the City è realizzata grazie al lavoro congiunto del Tavolo consultivo del Design, che coinvolge oltre 30 soggetti pubblici e privati – tra cui associazioni di categoria, enti di formazione, archivi e musei – e di una cabina di regia formata dal Vicesindaco Guido Montanari e dagli Assessori alla Cultura Francesca Leon, alla Viabilità Maria Lapietra, all’Istruzione Federica Patti, all’Innovazione Paola Pisano e al Commercio Alberto Sacco.

La settimana di eventi è organizzata dalla Città di Torino con la Fondazione per la Cultura Torino e Turismo Torino e Provincia, con il sostegno di Compagnia di San PaoloFondazione Sviluppo e Crescita CRT, Camera di Commercio di TorinoUniversità degli Studi di TorinoPolitecnico di TorinoILO – International Labour Organization, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e la collaborazione di World Design Organization (WDO)™.

 

LC – www.comune.torino.it