Presentato nella sede dell’Associazione Camis De Fonseca, il libro “Le ragioni di Giuda” del direttore de Il Giornale
A vent’anni esatti dalla morte di Oriana Fallaci, celebre giornalista e scrittrice che si è sempre tenuta lontana dal ruolo dell’intellettuale che manipola la realtà attraverso sottomissioni mascherate o ideologie assolute, mai compiacente nei confronti delle “verità” al potere, l’Associazione Camis De Fonseca ha ospitato, nei suoi spazi di via Pietro Micca 15, a Torino, la presentazione del libro “Le ragioni di Giuda” (Rizzoli, 2026), scritto dal direttore responsabile del quotidiano Il Giornale, Tommaso Cerno.
L’evento, realizzato in collaborazione con il Centro Pannunzio e il quotidiano online il Torinese, ha rappresentato un’occasione per rendere omaggio al fondamentale concetto di libertà e a un modo di “fare” giornalismo del quale proprio Oriana Fallaci è stata un grandissimo esempio. Protagonista dell’incontro Tommaso Cerno, alla presenza dei relatori Pier Franco Quaglieni, presidente del Centro Pannunzio, Cristiano Bussola, direttore del quotidiano il Torinese e Gabriele Barberis, caporedattore responsabile della redazione Politica de Il Giornale.
Direttore responsabile della testata fondata da Indro Montanelli nel 1974, Tommaso Cerno è un intellettuale consapevole del suo ruolo e della sua influenza mediatica, un uomo che sa comunicare il coraggio della propria onestà intellettuale, un leone che ci si immagina facilmente scendere nell’arena a combattere ogniqualvolta la libertà venga minacciata dall’oppressione, fisica o intellettuale che sia.
“Incontro il direttore Tommaso Cerno per la seconda volta qui a Torino con immenso piacere – ha dichiarato il professor Pier Franco Quaglieni, presidente del Centro Pannunzio – e con grande partecipazione ho letto ‘Le ragioni di Giuda’, un libro che richiama tutti quei valori ideali verso i quali l’uomo di cultura deve sentirsi impegnato, al di là degli schieramenti politici. Questa lettura mi ha fatto tornare alla mente Norberto Bobbio, un uomo che amava il dibattito, che voleva tenere aperti i discorsi, evitando il tradimento dei propri principi e valori, come tutti i grandi intellettuali. Stimavo Tommaso Cerno già ai tempi in cui lo leggevo su L’Espresso e lo stimo in eguale misura oggi come direttore de Il Giornale, a cui ha saputo dare un’eleganza ‘montanelliana’ che, a mio avviso, era andata perdendosi, e penso convintamente che lui abbia una sua dignità intellettuale per cui desidero ringraziarlo”.
Al centro della presentazione, come tema fondamentale, vi è stato quello riguardante il valore di rappresentare se stessi per ciò che si è, senza compromessi, se non quello della verità. Il significato di viaggiare “controcorrente”, i disvalori della censura e il tradimento soggettivo e politico che Tommaso Cerno approfondisce nel suo libro “Le ragioni di Giuda: quando il tradimento ideologico diventa un atto di libertà”, nel quale impone una riflessione su cosa davvero sia il tradimento, se una colpa morale opportunistica o un estremo atto di libertà. Partendo dalla controversa figura di Giuda, Cerno indaga sul senso del tradimento in quanto gesto umano fondamentale: nella fede, nell’amore, nell’ideologia, nell’appartenenza. Un libro che non offre assoluzioni né provocazioni gratuite, ma rivendica il diritto al dubbio, alla contraddizione, alla disobbedienza del pensiero, in cui il tradimento non è sempre una resa, ma anche l’unico modo, talvolta, per non tradire se stessi. In questa opera di Cerno si evince quanto la letteratura rappresenti, in fondo, il coraggio del dubbio, una lettura differente rispetto alle verità imposte, da qualunque parte esse provengano. Un aspetto che sembra emergere fortemente nel direttore de Il Giornale, che interpreta il suo ruolo di giornalista servendo l’informazione nel modo più nobile, escludendo ogni tipologia di pensiero contraffatto.
Mara Martellotta
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