«VALE È UN PROGETTO DI VALORE, MA LO RUSSO NON CANCELLI LO SCANDALO BELLINI»
«Costi largamente comparabili, ma un progetto è diventato realtà e l’altro è rimasto sulla carta. Grandi investimenti sempre nel salotto buono, mentre nelle periferie si interviene a spot»
«La presentazione del nuovo polo culturale VALE da parte del sindaco Stefano Lo Russo non può diventare l’occasione per cancellare la vicenda della Biblioteca Bellini e dell’area ex Westinghouse, uno degli scandali amministrativi più gravi della storia recente di Torino. Per un’opera mai realizzata sono stati spesi circa 16,5 milioni di euro soltanto in studi e progettazione. Milioni dei torinesi finiti in un progetto rimasto sulla carta: chi restituisce quei soldi alla città? Possibile che, di fronte a decisioni di questa portata, gli amministratori locali non paghino mai, neppure politicamente?».
Lo dichiara Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia Torino, intervenendo dopo la presentazione da parte dell’amministrazione comunale di VALE, il nuovo polo culturale che nascerà intorno alla Biblioteca Civica Centrale di Torino Esposizioni.
«Non basta archiviare tutto come un progetto ormai superato – prosegue Fontana –. Chiediamo che il Comune ricostruisca pubblicamente incarichi, pagamenti, decisioni e responsabilità che hanno portato all’abbandono della Biblioteca Bellini. I torinesi hanno il diritto di sapere come sia stato possibile spendere una cifra simile senza posare neppure una pietra e quale sia stato l’esito delle iniziative avviate per accertare eventuali responsabilità».
«C’è poi un dato che rende ancora più difficile accettare l’abbandono del progetto: i costi delle due operazioni, pur riferiti a periodi e perimetri differenti, sono largamente comparabili. Il polo Bellini, comprendente biblioteca e teatro, era arrivato a sfiorare i 200 milioni di euro. Per la nuova Biblioteca Centrale e il Teatro Nuovo al Valentino risultano circa 129 milioni di finanziamenti pubblici, ai quali si aggiungono i 7 milioni messi a disposizione dalla Fondazione CRT. Considerando anche i 24 milioni destinati al Borgo Medievale e i circa 50 milioni investiti dal Politecnico nel nuovo Campus, la dimensione economica complessiva di VALE supera quella del vecchio progetto».
«Non regge quindi più, come unica spiegazione, la tesi secondo cui la Biblioteca Bellini sarebbe stata irrealizzabile perché troppo costosa. Se oggi è stato possibile mobilitare risorse così ingenti sul Valentino, perché durante la stagione dei fondi complementari al PNRR non è stata almeno valutata e presentata pubblicamente la possibilità di recuperare il progetto per il quale Torino aveva già speso 16,5 milioni? Sappiamo che i finanziamenti non potevano essere automaticamente trasferiti e che l’area ex Westinghouse aveva nel frattempo cambiato destinazione, ma proprio per questo chiediamo di conoscere le valutazioni compiute e le ragioni delle scelte».
«Nessuno mette in discussione la nuova Biblioteca Civica al Valentino, che rappresenta un progetto di valore e un’importante opportunità per recuperare il patrimonio architettonico di Torino Esposizioni. Il problema è un altro: l’amministrazione Lo Russo continua a concentrare quasi tutti i grandi interventi strutturali nel centro e nel cosiddetto salotto buono della città. Per le periferie, invece, si procede con interventi episodici, quando avanza qualche risorsa o quando arrivano finanziamenti esterni destinati alla coesione e alla rigenerazione urbana».
«È una scelta perfettamente coerente con il costosissimo rifacimento del “lastricato d’oro” di via Roma, ma molto meno con la Torino policentrica e con la cosiddetta “città dei 15 minuti”, il modello teorizzato da Carlos Moreno che dovrebbe ispirare il nuovo Piano regolatore. Si riempiono documenti e conferenze stampa di parole come prossimità, quartieri e policentrismo, ma quando arrivano gli investimenti più importanti si torna sempre nel centro».
Fontana richiama infine il tema della programmazione complessiva della rete bibliotecaria: «A poca distanza da Torino Esposizioni si trova già la Biblioteca Civica Alberto Geisser, nel Parco Michelotti, riaperta nell’autunno del 2023 dopo quasi tre anni di lavori di ristrutturazione e rifunzionalizzazione finanziati attraverso il PON Metro. Quale strategia è stata predisposta per evitare che la nuova Biblioteca Centrale finisca per sottrarle utenti, attività e attenzione? Non vorremmo che una struttura appena riqualificata con risorse pubbliche venisse progressivamente svuotata dall’apertura di un polo enormemente più grande nella stessa parte della città».
«La città dei 15 minuti, senza una distribuzione equilibrata dei servizi e senza investimenti strutturali nelle periferie, rimane soltanto uno slogan. Torino non può avere un centro nel quale si concentra tutto e quartieri ai quali vengono lasciati gli interventi a spot. VALE può rappresentare una grande opportunità culturale, ma i 16,5 milioni spesi per la biblioteca mai costruita nell’area ex Westinghouse restano una ferita aperta che Torino non può fingere di avere dimenticato», conclude Fontana.
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