La Torino-Lione torna ad accendere il confronto politico piemontese. Il Consiglio regionale ha dedicato una seduta allo stato di avanzamento della nuova linea ferroviaria, con maggioranza e opposizioni divise non soltanto sull’utilità dell’opera, ma anche sulle priorità infrastrutturali del Piemonte, sui costi, sulle ricadute ambientali e sulle tratte di collegamento al tunnel internazionale.
È l’ennesimo capitolo di una vicenda che accompagna da decenni la vita politica e sociale della Valle di Susa. Il progetto punta a realizzare un nuovo collegamento ferroviario attraverso le Alpi tra Italia e Francia, inserito nella rete europea dei trasporti. La parte più impegnativa è rappresentata dal tunnel di base del Moncenisio, lungo 57,5 chilometri, che costituisce il cuore della sezione internazionale tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne.
Nel frattempo i lavori sono entrati in una fase sempre più avanzata. A settembre 2026 risultano realizzati 49,5 chilometri dei 164 complessivamente previsti tra tunnel ferroviari e gallerie necessarie al sistema di cantiere: poco più del 30 per cento del totale. Sono inoltre operativi 17 fronti di scavo.
Rilevante anche la dimensione finanziaria. Nell’aprile scorso il CIPESS ha dato il via libera a risorse per circa 1,42 miliardi di euro destinate alla prosecuzione della sezione transfrontaliera, con una quota europea di circa 428 milioni. Nello stesso provvedimento il tetto complessivo della spesa è stato rideterminato in circa 14,7 miliardi di euro e il nuovo calendario fissa entro la fine del 2033 l’entrata in esercizio commerciale della linea.
L’avanzamento dei cantieri non ha tuttavia cancellato una contrapposizione che in Valle di Susa ha assunto negli anni dimensioni politiche e sociali ben più ampie della sola discussione ferroviaria. Alle manifestazioni e alle iniziative del movimento No Tav si sono alternati momenti di forte tensione, con scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine e attacchi alle aree di cantiere. Una storia che continua quindi a pesare anche sul dibattito istituzionale piemontese.
È in questo contesto che a Palazzo Lascaris si è sviluppato un confronto serrato.
“La Torino-Lione è un’opera decisa, deliberata e approvata a livello nazionale, francese ed europeo, finanziata, appaltata al 100% e già realizzata per oltre un terzo, con apertura prevista nel 2033-2034 – ha spiegato il presidente della Regione, Alberto Cirio, in apertura di dibattito – la maggioranza oggi si trova costretta a ribadire la posizione favorevole all’opera di fronte a chi, ancora una volta, vuole rimettere in discussione un’opera ormai avviata con un messaggio che allontana e non avvicina. La democrazia ha fatto regolarmente il proprio corso, dando a tutti la possibilità di esprimere le proprie posizioni. La Giunta è compatta sui valori fondanti, come il ruolo delle infrastrutture per il futuro del Paese e della nostra regione e il rispetto per chi porta una divisa, la pensiamo tutti allo stesso modo. Il dissenso è legittimo, ma continuare a riproporre temi già decisi ha un costo per i cittadini e rischia di dare l’immagine di un Piemonte che pensa ancora di poter fermare la Tav e che guarda indietro invece di guardare avanti”.
La posizione della maggioranza è stata ribadita dal capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Riva Vercellotti, durante la presentazione dell’ordine del giorno congiunto a sostegno della realizzazione della linea ferroviaria: “Vogliamo ribadire da che parte stiamo: dalla parte di chi vuole collegare il Piemonte all’Europa, spostare le merci dalla strada alla ferrovia e costruire infrastrutture che guardino alle prossime generazioni. Nel dibattito sul progetto abbiamo assistito a una grande confusione e a molte contraddizioni: prima le contestazioni sul tracciato, poi quelle ambientali, quindi quelle sanitarie. Eppure, la valutazione di impatto sanitario ha evidenziato che non vi sono effetti sulla salute della popolazione riconducibili alla presenza dei cantieri. Ci chiediamo inoltre perché chi ha governato il Piemonte e l’Italia non abbia mai bloccato la Tav e oggi si presenti come paladino del No Tav. La verità è che questa è diventata soprattutto una battaglia ideologica. Manifestare è un diritto sacrosanto, ma danneggiare, incendiare o aggredire lavoratori e forze dell’ordine è violenza, e la violenza va sempre condannata”.
Di segno diverso l’intervento di Nadia Conticelli (Pd), che nel proprio documento ha posto l’accento soprattutto sulle opere collegate e sull’integrazione della nuova linea con il sistema dei trasporti piemontese: “Questo Consiglio è un’occasione persa, Cirio non affronta le responsabilità del governo e della regione rispetto alle opere di compensazione, alle progettualità esecutive delle tratte di adduzione, all’intermobilità con il sistema dei trasporti regionale. Intanto il traffico su tir alla frontiera è aumentato oltre il 93%. Il governo Meloni ha deciso di sottrarre 14 milioni proprio alle infrastrutture interregionali dei trasporti, per “sequestrarli” sul progetto del ponte sullo Stretto. La linea Torino Lione ha vissuto i momenti di stallo sotto i governi di centro destra, che occasionalmente si ricorda dell’opera, e non da parte del centro sinistra che ha portato avanti tutti i progetti”.
Il Movimento 5 Stelle ha invece confermato la propria contrarietà alla Tav. Alberto Unia ha contestato in particolare la lettura dei numeri relativi allo stato di avanzamento: “Sul versante italiano, a luglio 2026, non risulta ancora scavato alcun metro del tunnel di base con scavo meccanizzato e la fresa destinata al lato italiano non entrerà in funzione prima del 2027. Dei 47 chilometri dichiarati come scavati, una parte significativa riguarda discenderie, gallerie logistiche e opere accessorie, mentre il tunnel di base vero e proprio risulta realizzato per circa 21 chilometri, tutti sul versante francese. La nostra posizione non è contro il treno, contro l’Europa o contro le infrastrutture, ma contro un’opera che oggi appare più costosa, più lenta, finanziariamente più fragile e meno trasparente di quanto sia stata raccontata”.
La capogruppo M5s Sarah Disabato ha invece contrapposto alla grande infrastruttura le esigenze della mobilità utilizzata quotidianamente dai piemontesi: “Per il Movimento 5 Stelle il Tav è da sempre un’opera inutile, costosa e dannosa. Abbiamo altre priorità, questioni che toccano la vita quotidiana di studenti, lavoratori e pensionati. Parliamo delle linee sospese, che attendono da anni di essere riattivate; del completamento della metro 1, con la conclusione del cantiere che slitta di anno in anno e continua a creare disagi; dei trasporti pubblici locali, che non funzionano o, se va bene, funzionano a macchia di leopardo. Tutti temi sollevati nel nostro atto di indirizzo”.
Una parte significativa della discussione si è concentrata anche sulla tratta Avigliana-Orbassano, destinata a collegare il sistema ferroviario torinese con la nuova linea internazionale.
Per la capogruppo Avs Alice Ravinale “la tratta Avigliana-Orbassano è un progetto che è ancora tutto da valutare e su cui si può intervenire. Il progetto definitivo presentato da RFI è profondamente diverso da quello preliminare approvato nel 2011 e presenta criticità che i sindaci e i territori interessati stanno segnalando da mesi. Parliamo di una doppia galleria di otto chilometri nella collina morenica tra Avigliana e Rivoli, di ulteriori scavi a cielo aperto e di una cantierizzazione che consumerà oltre un milione di metri quadrati di aree, soprattutto agricole. È difficile comprendere come si possa ignorare un impatto di queste dimensioni sul territorio della bassa Val di Susa. Noi chiediamo che la Regione difenda quei comuni e intervenga su un progetto che, così com’è, presenta problemi procedurali, ambientali ed economici. Non si tratta di dire no alla ferrovia o alle infrastrutture, ma di correggere un’opera che oggi appare molto diversa da quella immaginata anni fa”.
Sul possibile impatto della tratta sulle risorse idriche è intervenuta Valentina Cera (Avs): “Mi chiedo quanti conoscano davvero l’impatto reale che la tratta avrà sul territorio. Ancora una volta abbiamo assistito a una discussione in cui la maggioranza non è entrata nel merito delle questioni che vengono poste da cittadini, amministratori e territori interessati dall’opera. Noi invece vogliamo parlare di dati, di impatti ambientali e delle conseguenze concrete che questo progetto può avere sulla vita delle persone. Tra i temi aperti c’è quello della tutela della falda e dell’acqua potabile, una preoccupazione che riguarda direttamente le comunità coinvolte e che non può essere liquidata come un ostacolo al progresso”.
Al termine della discussione il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza l’atto di indirizzo “La Regione Piemonte sostenga con determinazione la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione”, di cui Riva Vercellotti è primo firmatario. Con il documento viene chiesto alla Giunta di proseguire nel sostegno alla nuova linea e di sollecitare il Governo affinché siano assicurate le risorse necessarie e rispettati gli impegni assunti sul piano internazionale.
Nell’ordine del giorno viene inoltre richiamata l’importanza della tratta Buttigliera Alta-Orbassano in relazione allo sviluppo del polo logistico di Orbassano, mentre per Susa viene confermata la richiesta di mantenere la prevista stazione internazionale, considerata un elemento di collegamento della Valle con il nuovo asse ferroviario europeo.
Gli atti di indirizzo presentati dalle opposizioni sono stati invece respinti.
Al dibattito hanno partecipato anche Alessandra Binzoni, Paola Antonetto, Roberto Ravello e Davide Zappalà (Fdi), Paolo Ruzzola, Annalisa Beccaria e Davide Buzzi Langhi (Fi), Fabrizio Ricca e Andrea Cerutti (Lega), Silvio Magliano (Lista Cirio) e Vittoria Nallo (Sue), oltre a Conticelli e Ravinale.
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