Il Padiglione 5 del Mauriziano intitolato alla professoressa Biglia

Nei giorni scorsi si è tenuta la cerimonia di intitolazione del Padiglione 5 dell’ospedale Mauriziano di Torino alla memoria della professoressa Nicoletta Biglia, recentemente scomparsa, in ricordo dell’attività profusa quale medico e Direttore della Ginecologia e Ostetricia universitaria dell’ospedale e per le sue qualità professionali ed umane, così come per le capacità dirigenziali ed organizzative.
Con una commovente cerimonia il Direttore Generale dottor Maurizio Dall’Acqua ha scoperto una targa in memoria della professoressa.
Questo importante riconoscimento sottolinea l’attività che ha profuso quale medico e Direttore della Ginecologia e Ostetricia universitaria negli anni della malattia e permette di ricordare le sue qualità professionali e umane così come le sue capacità dirigenziali ed organizzative.
Per ricordarla si possono individuare due parole chiave: dedizione e coraggio
Tutti hanno potuto apprezzare la sua dedizione nei tre anni successivi alla diagnosi della malattia: la professoressa Biglia non si è mai tirata indietro di fronte ad un impegno.
Perfettamente consapevole del suo destino, ha dedicato tutte le sue energie a sviluppare la Divisione di cui era responsabile, continuando ad introdurre innovazioni sia nel settore ginecologico, una per tutte l’inserimento nella routine settimanale della chirurgia robotica, sia in quella ostetrica.
Con lo stesso spirito, consapevole del poco tempo che le rimaneva, ha accelerato al massimo il training chirurgico dei suoi collaboratori più stretti, portandoli ad una completa autonomia nella chirurgia a cielo aperto, laparoscopica e robotica.
Nello stesso periodo ha continuato a svolgere tutte le attività didattiche ed ha portato avanti una intensa attività di ricerca e congressuale, terminata la settimana prima del suo decesso con una relazione al Congresso Mondiale di Ginecologia e Ostetricia di Parigi.
Allo stesso tempo era una donna coraggiosa: durante i tre anni della sua malattia non ha mai cercato compassione nè mostrato cedimenti, continuando a lavorare con l’intensità ed i ritmi abituali. Anche nei momenti più difficili, quando il dolore si faceva più forte, si è sempre mostrata sorridente e disponibile a pazienti, colleghi e collaboratori. Ha continuato ad operare, anche i grandi interventi di chirurgia radicale pelvica, e ad interagire, in modo molto positivo, con la Direzione dell’ospedaale senza mai lasciar trasparire nè la fatica nè il dolore.
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