Covid e scuola: attività al femminile a rischio se le regole non cambiano

Caro direttore, vorrei richiamare l’attenzione della pubblica opinione su una questione cruciale e delicata che riguarda le donne e le madri in questo momento.

Purtroppo la situazione scolastica è fuori controllo, i protocolli nazionali non sono recepiti dall’ASL, che ha dichiarato tramite comunicazione ai Presidi di inviare le classi in quarantena anche solo in caso di 1 positivo per sezione.  Questo ha inchiodato totalmente migliaia di bambini e ragazzi nelle ultime due settimane.

La quarantena, che scatta in automatico, prevede dopo 10 gg di effettuare un tampone (anche privato) che presentantato alla scuola, con esito negativo prevede il rientro in classe il girono successivo.

Tutto questo in “deroga” alla normativa nazionale, che prevede invece che NON ci sia la quarantena e che si possa continuare la didattica in presenza fino a 3 casi conclamati, che i bambini siano in auto/sorveglianza ed indossino la mascherina ffp2 per 10 giorni (cfr decreto legge n. 1/22).

Arrivo ad un esempio diretto, ci sono famiglie con 1, 2 o 3 bambini in dad dai primi di dicembre.
Come sappiamo, avere bambini alle elementari o all’asilo in qurantena, implica la presenza costante del genitore, che come abbiamo purtroppo sperimentato tendenzialmente è la madre.

Le quarantene oltretutto non sono spesso retribuite, nei settori privati a volte comportano la pressione da parte dell’azienda sulla lavoratrice, anche le aziende meglio intenzionate in questo frangente stanno soffrendo per i notevoli casi covid, ma le qurantene delle donne dovute a contatti EVENTUALI dei figli spesso sono percepite in modo sbagliato e vengono automaticamente “meno giustificate”.

Nelle microonprese e nelle PMI la situazione è drammatica non solo per dipendenti ma anche per titolari.
Come può un titolare con pochi dipendenti gestire una sitauzione simile e garantire la propria azienda e le proprie lavoratrici, se le stesse donne si trovano in questo momento nell’impossibilità di lavorare e far rendere l’azienda?
E se la titolare fosse donna e madre come potrebbe garantire la gestione aziendale se costretta fisicamente alla quarantena per i figli?

Come possiamo affrontare quarantene continue con un esercizio commerciale che implica il lavoro diretto nel negozio?
Come possiamo garantire l’equità nelle assunzioni e nei salari, se le madri devono rimanere a casa, loro malgrado, spesso creando disagi all’azienda stessa e sicuramente alla propria carriera o professione?

Molte attività al femminile, se le normative in merito alla scuola non saranno cambiate o coadiuvate da aiuti diretti e concreti, verranno chiuse.
Chiuse definitivamente e colpevolmente.

Lo smart working non può valere per operaie, imprenditrici o commercianti.
Non è giusto che ci sia una netta spaccatura tra garantiti e non garantiti, dove in questo secondo caso le donne ne fanno le spese doppie!

Tutto ciò pone le basi ad una NETTA disparità tra i generi, da aggiungere a quella che sempre abbiamo denunciato e che ci impegnamo ad arginare.

Mi chiedo se non sia possibile prendere una posizione ed avanzare proposte volte al sostegno IMMEDIATO delle famiglie e dei datori di lavoro privati che non ostacolano e comprendono la problematica in questione, aiuti che potrebbero partire da più soggetti, ognuno con la propria area di competenza, associazioni di categoria enti territoriali ecc ecc.

Potrebbe potenzialmente perfino essere istituita una figura precisa, con un nome definito per la “persona” (solitamente donna) che si fa carico dell’onere familiare e dell’assistenza ai figli minori non solo in presenza di malattia, ma anche di qurantena, figura alla quale sarebbe logico garantire diritti e sostegni diretti ed immediati.

Il rischio effettivo è quello che TANTISSIME donne possano , con questo sistema assurdo dovuto ai ritardi ASL, perdere mesi interi di lavoro.

In pratica una bomba ad orologeria che porterà alle dimissioni molte donne, dimissioni sia volontarie che intimate, o semplicemente all’interruzione e sospensione della propria carriera per un tempo indefinito con tutto ciò che comporta.

La normativa nazionale era ingestibile già a dicembre, ma se fosse stata calata a terra avrebbe permesso una parvenza di normalità.

Tutto ciò non è accaduto.

Quello a cui stiamo assistendo è uno stillicidio di competenze, di carriere, di attività e soprattutto di DIGNITÀ specialmente femminili.

Sarebbe bello poter produrre un documento specifico che studi la situaizione di questi giorni e che si creerà a causa della discrepanza tra la norma e le disposizioni asl, per chiedere dei confronti o la costituzione di tavoli a tutte le associazioni di categorie e gli enti del territorio per poter insieme trovare una tempestiva ed auspicata soluzione.

Dalla indipendenza economica e dalla libertà fisica nasce tutto ciò che noi abbiamo conquistato in decenni nella faticosa evoluzione verso la parità, ma soprattutto, equità di genere.

In questo momento sono entrambe a repentaglio per molte di donne, e non possiamo permetterci di non intervenire o denunciarne le conseguenze.

Lucrezia Bono

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