SPETTACOLI- Pagina 7

Note di Classica: Bomsori Kim, Arcadi Volodos e Marie-Ange Nguci, le “stelle” di marzo

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Lunedì 2 alle 20.30 per la rassegna I Pianisti del Lingotto nella sala 500, Igor Levit eseguirà musiche di Beethoven, Schumann e Chopin. Mercoledì 4 alle 20.30 al Conservatorio G. Verdi per l’Unione Musicale, Andrè Schuen baritono e Daniel Heide pianoforte, eseguiranno “Winterreise “, 24 lieder op. 89 D. 911 di Schubert. Mercoledì 4 alle 20 e giovedì 5 alle 20.30 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi e con Bomsori Kim al violino, eseguirà musiche di Weber, Mendelssohn, Schmidt. Martedì 10 alle 20 al teatro Vittoria, Don Giovanni Reloaded (Burlesque tragicomico).

Arcadi Volodos
Photo: Marco Borggreve

Uno spettacolo di Andrea Chenna da Mozart e Da Ponte, con: Luciano Fava, Nadia Kuprina, Arianna Stornello voci, Paolo Carenzo attore e Diego Mingolla pianoforte. Mercoledì 11 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, Seong-Jin Cho al pianoforte eseguirà musiche di Bach, Schonberg, Schumann, Chopin. Giovedì 12 alle 20.30 e venerdì 13 alle 20 all ‘ auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino e con Itamar Zorman violino e Enrico Dindo violoncello, eseguirà musiche di Brahms. Sabato 14 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Nenelmeer eseguirà musiche di Schubert e Ravel, con invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 15 alle 16.30 al teatro Vittoria , Valentina Coladonato soprano e Annamaria Garibaldi pianoforte, eseguiranno musiche di Bach, Bernstein, Rossini, Pons, Weill, Poulenc, Gershwin, Ravel , Piazzolla. Lunedì 16 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Quartetto La Clementina eseguirà musiche di Sirmen, Haydn, Boccherini. Mercoledì 18 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, il Quartetto Kuss eseguirà musiche di Beethoven, Staud, Schubert. Mercoledì 25 alle 20.30 al Conservatorio per gli 80 anni dell’Unione Musicale, il pianista Arcadi Volodos eseguirà musiche di Bach, Chopin e Schubert. Giovedì 26 alle 20.30 e venerdì 27 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Hannu Lintu e con Andrea Cicalese al violino, eseguirà musiche di Stravinskij, Bartòk, Glazuno. Sabato 28 alle 18 al teatro Vittoria, Francesco Gaspardone e Giorgia Marletta pianoforte a 4 mani, eseguiranno musiche di Schumann e Brahms.

Martedì 31 alle 20.30 per la rassegna I Pianisti del Lingotto in Sala 500, la pianista Marie-Ange Ngugi eseguirà musiche di Chopin, Schumann, Ravel, Liszt. Martedì 31 alle 20 al teatro Regio, inaugurazione de “Dialoghi delle Carmelitane”. Opera in 3 atti. Musica di Poulenc. L’Orchestra del Teatro sarà diretta da Yves Abel. Repliche fino a domenica 12 aprile.

Pier Luigi Fuggetta

Matthias Martelli, il Mistero Buffo di Dario Fo al teatro Carignano

Giovedì 5 marzo prossimo, alle 19.30, al teatro Carignano andrà in scena “Mistero buffo” di Dario Fo, nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri, con Matthias Martelli.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale  e inserito nelle celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo, promosse dalla Fondazione Fo Rame, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 8 marzo prossimo.
“Mistero Buffo” sarà poi presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi mercoledì 10 giugno prossimo nell’ambito del focus dedicato allo Stabile di Torino.
Il verbo delle “giullarate” torna in pubblico  in questa pièce teatrale con nuova energia, dopo aver conquistato le platee italiane e straniere con un mix esplosivo di poesia, comicità e denuncia sociale

Composto nel 1969, è considerato il seme del teatro di narrazione, un atto unico composto da monologhi ispirati a temi religiosi e reinventati  attraverso il grammelot, la lingua omeopatica che rese celebre Fo.
Dario Fo costruì il suo Mistero Buffo a partire dalla sua profonda immersione nel teatro popolare, nelle giullarate e nelle tradizioni orali lombarde. L’opera nacque dal desiderio di riportare sulla scena la vitalità irriverente dei giullari medievali, capovolgendo lo sguardo sulle storie sacre e restituendole al pubblico attraverso un linguaggio immediato e anticonvenzionale. Fo intrecciò brani evengelici apocrifi, racconti popolari e testi medievali, rielaborandoli in una ”lingua reinventata”, un grammelot modellato sui dialetti padani, capace di trasformare il racconto in un gesto al tempo stesso sonoro, comico e politico.
Concepito come un lavoro destinato alla performance del solo attore,  lo spettacolo si fonda sull’uso potente del corpo, della gestualità e dell’onomatopea, recuperando la dimensione orale e spettacolare del narrare dal vivo.

Capolavoro della drammaturgia del Novecento, Mistero Buffo,il più noto degli spettacoli di Dario Fo, andò in scena per la prima volta all’Università di Milano e rappresentò un’autentica rivoluzione. Per la prima volta la cultura popolare vissuta in modo sotterraneo dai tempi del Medio Evo superava il limite invalicabile dell’Accademia. I misteri e i fabliaux, che trovatori e giullari avevano portato per mille anni sulle strade e piazze d’Italia e d’Europa, trovavano nuova vita ed espressione, accendendo entusiasmi.
Da allora nel grammelot dei Comici dell’Arte, reinventato da Fo con straordinaria maestria, si sono succedute migliaia di rappresentazioni in ogni parte del mondo, sempre introdotte da un prologo che collegava le storie agli avvenimenti e ai fatti di cronaca dell’attualità.

MARA MARTELLOTTA

Teatro Carignano  piazza Carignano 6, Torino

Mistero Buffo 5- 8 marzo

Con Matthias Martelli

Regia di Eugenio Allegri

Orario degli spettacoli giovedì e sabato ore 19.30, venerdì  ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria

Teatro Carignano piazza  Carignano 6

Tel 011 5169555

Mail biglietteria@teatrostabiletorino.it

Al Circolo dei Lettori, In via Bogino 9, venerdì 6 marzo prossimo alle 17.30 verrà presentato il volume “il giullare ribelle. Vita apocrifa di Dario Fo” di Matthias Martelli, edito da Baldini + Castoldi. Con l’autore dialogheranno Piergiorgio Odifreddi e Federica Mazzocchi del DAMS di Torino.

“Per avere solo una possibilità di conquistare il tuo cuore…”

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Music Tales, la rubrica musicale

“Per avere solo una possibilità di conquistare il tuo cuore
potresti alzare l’asticella
oltre le stelle
farei qualsiasi cosa, qualsiasi cosa tu mi chieda”
L’amore eterno non passa mai di moda. Cambiano i linguaggi, cambiano le sonorità, ma l’idea di un “per sempre” continua a essere una delle colonne portanti della musica pop. Lo dimostrano due brani molto diversi tra loro: quello portato al successo da Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026  e “Risk It All” di Bruno Mars di tre giorni fa.
Entrambe parlano di un amore destinato a durare. Ma lo raccontano in modo profondamente diverso. Esponenzialmente diverso.
Nel brano interpretato da Sal Da Vinci, l’amore è una certezza. È casa, è protezione, è scelta consapevole ma serena. Il sentimento non viene messo in discussione: è forte, stabile, quasi scritto nel destino.
La cifra stilistica è quella della grande tradizione neomelodica italiana: centralità della voce, intensità emotiva, parole dirette. Il “per sempre” qui è una promessa che rassicura, una dichiarazione che non lascia spazio al dubbio. L’amore è un punto fermo, non una scommessa.
Con Risk It All, Bruno Mars ribalta completamente la prospettiva. L’eternità non è data per scontata: va conquistata. Il titolo stesso parla chiaro : “rischiare tutto”.
In questo caso l’amore è vulnerabilità, esposizione totale, coraggio di mettersi in gioco senza sapere cosa accadrà. L’all in sentimentale è potente, ma attraversato da tensione e passione.
La produzione moderna e l’intensità interpretativa accompagnano questa dimensione più dinamica e meno rassicurante della visione di Sal Da Vinci.
Se nel brano italiano l’amore è una certezza da custodire, in quello americano è una scelta audace da compiere ogni giorno.
Due culture, un unico desiderio insomma.
La differenza non è nel traguardo perché é chiaro che entrambi sognano un amore che duri per sempre (beati loro mi verrebbe da dire n.d.r.), ma nel percorso per arrivarci.
La tradizione romantica italiana tende a raccontare l’amore come radice e fondamento. La sensibilità pop internazionale, invece, spesso lo descrive come sfida e conquista.
Se il tema è universale, la realizzazione artistica, permettetemi, non lo è altrettanto.
E qui il confronto diventa inevitabile.
Dal punto di vista della produzione discografica, della cura degli arrangiamenti e della costruzione sonora, il livello internazionale di Bruno Mars appare su un altro piano (mi farò altri nemici lo so n.d.r.) un piano estremamente più elevato.
 La stratificazione musicale, la precisione tecnica, la qualità del mix e la potenza interpretativa raccontano un progetto pensato nel dettaglio per un mercato globale.
Anche sotto il profilo vocale il divario è evidente: controllo, dinamica, estensione, presenza scenica. Mi piace Sal Da Vinci sia chiaro, ma Bruno Mars gioca con la voce in modo naturale ed unico, la piega, la modula, la trasforma in strumento narrativo con affidabilità elevata; cosa che il nostro rappresentante non fa forse in modo così importante.
Questo non toglie certo valore al messaggio romantico del brano italiano, né alla sua capacità di parlare al cuore del pubblico. Perché l’amore, in fondo, vince sempre e ovunque…dicono.
Ma la musica, intesa come costruzione artistica, ricerca sonora e qualità esecutiva, non sempre segue lo stesso destino.
Ed è proprio qui che il sentimento resta universale, mentre la musica fa la differenza.
“«L’amore è un desiderio di bellezza che non si spegne.»
Simposio – Platonei
CHAIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere

Rock Jazz e dintorni a Torino: Mika e Seeyousound

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. Al cinema Massimo comincia Seeyousound, il festival di musica e cinema con 68 proiezioni fino a domenica 8 marzo. L’inaugurazione vede protagonista i Casino Royale la band che intreccerà suoni live e proiezioni dei loro ultimi 2 film : “Quarantine Scenario” di Pepsy Romanoff e “Alba ad Ovest” di Frankie Caradonna.

Mercoledì. All’osteria Rabezzana suona il trio di Marcello Capra. Prosegue Seeyousound al cinema Massimo che tra le varie la proiezioni presenta “Mortician” di Abdolreza Kahani. Alle OGR arriva Mika. Al Blah Blah sono di scena i Monsterwatch. All’Hiroshima Mon Amour per 2 sere consecutive si esibisce Faccianuvola.

Giovedì. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato “Herbie” di Patrick Savey sulla figura del pianista Herbie Hancock. A seguire la performance live di Fabio Giachino. All’Hotel Hilton Turin Lingotto suona il quintetto del sassofonista Jerry Weldon. Al teatro Concordia è di scena Neffa. Al Blah Blah si esibisce Druga + Odd Astra. Allo Ziggy è di scena Mai Mai Mai. Al Magazzino sul Po suona l’arpista svizzera Kety Fusco.

Venerdì. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato il cortometraggio “Landed” con il live di Giorgio Li Calzi e Stefano Risso. Sempre per Seeyousound il cortometraggio “The Singer” di Sam Davis candidato all’Oscar. Al Magazzino di Gilgamesh suona Lebron Johnson & Andy Pitt Band. Al Blah Blah si esibiscono i Cibo +Origod. Allo Ziggy sono di scena i Disumana Res + Carcharodon.

Sabato. Per Seeyousound al Massimo viene proiettato “Boy George & Culture Club” della regista Alison Ellwood. Attesa per “Sun Ra : Do The Impossibile”della regista Christine Turner. All’Inalpi Arena per 2 sere consecutive si esibisce Renato Zero. Al teatro Colosseo è di scena Nek. Allo Spazio 211 suonano i Savana Funk. Al Blah Blah si esibiscono i Lonely Blue. Al Teatro Garybaldi di Settimo Mario Perrotta rende un omaggio a Domenico Modugno. Al Circolo Sud suonano gli Onders.

Domenica. Chiusura di Seeyousound al cinema Massimo con la proiezione di “The Final Act” di Jonathan Stansy sul Duca Bianco David Bowie. Il regista sarà presente alla proiezione. Al teatro Colosseo lo spettacolo Kpop Le Guerriere.

Pier Luigi Fuggetta

UCI Cinemas Torino Lingotto: “Reminders of Him- La parte migliore di Te”

L’11 marzo prossimo alle ore 20.30 l’UCI Cinemas Torino Lingotto ospiterà l’anteprima dell’atteso film “Reminders of Him – La parte migliore di Te”, tratto dall’omonimo romanzo dell’autrice Colleen Hoover. La proiezione è  riservata ai possessori della Skin Ucicard che, per ogni biglietto acquistato, avranno diritto a due ingressi in sala e riceveranno anche una sorpresa legata al film.
Con la membership Skin UCIcard, disponibile nella versione Studenti per i più giovani, Family per i genitori con i figli sotto i 14 anni e Cinema per i veri amanti della Settima Arte, Uci Cinemas vuole offrire alla comunità numerosi vantaggi e opportunità,  rendendo l’esperienza cinematografica sempre più inclusiva e sorprendente.
Il gruppo Odeon Cinemas Group è il più importante circuito cinematografico europeo e fa capo alla società AMC Ententainment  Holdings, presente in Italia con il circuito UCI CINEMAS , leader sul territorio nazionale con 34 strutture multiplex e un totale di 344 schermi.

Per assistere agli spettacoli è sufficiente acquistare i biglietti presso le biglietterie automatiche UCI Cinemas, tramite App gratuita di UCI Cinemas per dispositivi Apple e Android e sul sito www.ucicinemas.it

Mara Martellotta

A Torino e Milano “Lo stupro” di Sa’dallah Wannus

 

Il progetto della Compagnia Elefthería tra impegno civile e scena contemporanea

Prosegue il percorso della Compagnia Elefthería dedicato a Lo stupro di Sa’dallah Wannus, tra i testi più intensi e controversi del teatro arabo contemporaneo. Dopo il primo incontro già realizzato nelle scorse settimane, il progetto entra nel vivo con un nuovo appuntamento pubblico a Torino e con il debutto teatrale tra Torino e Milano.

Scritto nella seconda metà del Novecento, Lo stupro affronta il conflitto palestinese attraverso una struttura drammaturgica che indaga la violenza politica, le dinamiche di potere e la quotidianità dell’occupazione. L’opera si colloca tra i testi più significativi della drammaturgia mediorientale e rappresenta uno dei momenti centrali della ricerca di Wannus, figura chiave nel rinnovamento del teatro arabo moderno. La sua scrittura intreccia teatro epico, tensione civile e analisi critica della realtà storica, concependo la scena come spazio di interrogazione collettiva.

Portare oggi questo testo sulle scene italiane significa confrontarsi con questioni di forte attualità internazionale, ma anche con temi universali: la violenza come strumento politico, la memoria collettiva, il ruolo della cultura come forma di resistenza.

Un elemento fondamentale del progetto è la traduzione italiana firmata da Monica Ruocco, che rende accessibile al pubblico europeo un’opera complessa per stratificazioni simboliche e riferimenti storici. In questo caso, la traduzione non è soltanto un passaggio linguistico, ma un atto di mediazione culturale capace di restituire contesti e profondità.

Il prossimo appuntamento pubblico si terrà il 17 marzo 2026 alle ore 18.30 presso la Libreria Belgravia. L’incontro sarà dedicato alla presentazione del progetto teatrale e a letture sceniche di estratti dell’opera, interpretate da Claudio Destino e Federica Tucci. In dialogo con l’iniziativa, la libreria proporrà una selezione di letteratura palestinese, offrendo un ulteriore percorso di approfondimento aperto alla cittadinanza.

Il progetto approderà poi in teatro con due date ufficiali: il 3 aprile 2026 alle ore 21.00 al Teatro Astra e il 10 aprile 2026 alle ore 21.00 al Politeatro. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Elefthería con la regia di Claudio Destino e Federica Tucci. L’apertura della biglietteria online sarà comunicata nei prossimi giorni attraverso i canali ufficiali della compagnia e le principali piattaforme di ticketing.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della drammaturgia araba contemporanea e punta alla circuitazione nazionale nella prossima stagione teatrale, consolidando il dialogo con pubblico e operatori culturali. È inoltre prevista una valorizzazione editoriale del testo, affinché l’opera possa continuare a circolare oltre la dimensione performativa.

Il progetto è sostenuto anche attraverso una campagna di crowdfunding:
https://eleftheria.s2.yapla.com/it/campaign-14165

Lori Barozzino

 

L’associazione Choròs presenta “Piccole grandi donne”

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’associazione Choròs, che promuove il teatro di comunità, presenterà la performance teatrale dal titolo “Piccole grandi donne”.
La pièce teatrale andrà in scena mercoledì 4 marzo alle 16.30 all’ IC Ennio Morricone  di corso Vercelli 141, domenica 8 marzo  alle 16.30 presso il Centro Incontro Salvatore Scavello in via delle Querce 23 e martedì 10 marzo, alle ore 10, presso l’Auditorium della Biblioteca Civica don Lorenzo Milani, in via dei Pioppi 43.
La pièce teatrale è dedicata alle figure femminili nella storia, nella cultura e vita quotidiana; attraverso un intreccio di racconti e scene corali si darà  voce a donne iconiche e a figure femminili tratte dalla quotidianità, offrendo al pubblico uno sguardo plurale sul diverso contributo femminile nei vari ambiti della società.
La messa in scena non vuole essere soltanto un momento artistico, ma anche un’occasione di riflessione condivisa sul valore, la forza e la complessità dell’esperienza femminile, in una giornata simbolicamente significativa per tutta la comunità.
Al progetto partecipa la classe I D e l’Orchestra dell’Istituto Morricone di corso Vercelli 141.

Saranno in scena Giuseppina Choc, Marta Carrocci, Ivan Faga, Barbara Garabello, Samuele Guzzo, Enza Lasalandra, Mario Loforte, Gabriele Losappio, Giorgio Maruccia con gli allievi e l’Orchestra dell’Istituto Ennio Morricone.

Il progetto è curato da Maria Grazia Agricola, Camilla Branda e Samuele Guzzo.

Consigliata la prenotazione. Ingresso libero

Mail infochoroscomunita@gmail.com

 

Tel 3314649092

L’associazione culturale Choròs è nata nel 1997 e dal 2001 lavora nell’ambito dei percorsi del teatro di comunità, sviluppando una metodologia di intervento che, attraverso l’utilizzo della pratica artistica, risulta in grado di creare senso di comunità negli abitanti dei diversi territori cittadini in  cui interviene.
Torino Nord è, infatti, un territorio che da anni vive in una combinazione di forme di disagio sociale affiancato da aspetti di innovazione e creatività artistica. È  un territorio a forte densità abitativa, ma anche ricco di associazioni e artisti che producono contenuti innovativi.
Dal 2011 Choròs lavora su questo territorio e il suo scopo principale è  stato quello di far emergere il Teatro Marchesa e i progetti artistici ad esso collegati, quali “Le Sorelle”, “Il Bus dei Sogni”, che hanno avuto la capacità di realizzare collegamenti non solo con tutta la città, ma anche a livello nazionale.
La collaborazione per la formazione attoriale con l’ARTA di Parigi dal 2018 al 2022, attraverso il metodo della biografia teatrale, rappresenta un valore aggiunto al lavoro svolto da Choròs sul territorio.
In Barriera, zona interessata  da un investimento importante del PNRR, questa visione artistica e teatrale è stata centrale per spingere ad un processo di cambiamento, all’interno del quale si colloca anche il Teatro Marchesa che attesterà, anche attraverso una riqualificazione strutturale, la sua posizione di polo artistico teatrale di Barriera e dell’intera città.
Da quindici anni presso il teatro Marchesa vengono organizzati dall’Associazione Choròs eventi legati alla formazione e alle pratiche del teatro di Comunità.

Mara Martellotta

La “relazione” di Paolo Oricco, impareggiabile tra trucco e voce

I Marcido ripropongono il testo di Kafka

Una autentica Pagina di Teatro, di quelle che sarebbero da far apprendere in ogni scuola di recitazione e regia (ma forse irraggiungibile). Nella loro minuscola platea (anzi, uno spazio privilegiato d’immaginazione) del Marcidofilm! gli indistruttibili Marcido ripropongono ancora una volta (repliche sino a domenica 1° marzo alle ore 20,45) “Una relazione per l’Accademia”, drammatico gioco che Franz Kafka pubblicò nel 1917 e poi nel ’19 nella raccolta di racconti “Un medico di campagna”, ri-nato – attraverso loro – nel dicembre di dieci anni fa, Paolo Oricco interprete, regista Marco Isidori, tappa importante e insostituibile di un lungo percorso teatrale. Una scommessa stravinta: altro capitolo, “lo pitturammo con un colore diverso dall’originale”, lì erano memorie che salivano dal sottosuolo di Dostoevskij, qui riflettono con uno sguardo tutto personale quelle dell’uomo scarafaggio. O scimmiesco. Una scommessa che arriva al/dal lavoro dell’attore, centrale – scriverà negli anni l’Isidori – nello “spettacolarissimo sacrificio di una carnalità, nonché d’una vocalità che partecipano ancora delle conoscenze tecnico/canoniche dell’arte della recitazione ma da queste prendono congedo, per avventurarsi in quella landa minata e incantata e di rado violata dal mero professionismo, che per noi è il territorio di corso obbligato.”

Perché carne e voce (e sudore che gronda) esprime Paolo Oricco nei 45’ dello spettacolo. Un uomo impegnato davanti al pubblico dell’Accademia a raccontare della sua precedente vita di scimmia, una vita penosamente quanto grottescamente raccontabile, la cattura nelle terre della Costa d’oro e il trasporto per mare, verso l’Europa, chiusa in una gabbia con i tanti bagagli all’interno dello scafo di una nave e privata della libertà, colpita e ferita, al viso e nel fianco, rivoli di sangue difficilmente rimarginabili che l’hanno fatta definire Pietro il Rosso, una scimmia “che osservando dalla sua prigione gli uomini dell’equipaggio muoversi indisturbati (liberi?), decide di imitarli nella speranza, una volta divenuta come loro, di ottenere lo stesso ambito premio”, ovvero il sembiante della condizione umana. Finire in un giardino zoologico oppure immergersi nel mondo del Music Hall? “Far finta di essere umani”, con conoscenze, sentimenti, emozioni, le soddisfazioni rivolte al futuro. Quel bagaglio di grottesco che pervade “gran parte dell’istanza umana” è quanto ha interessato Marco Isidori nella messinscena, “umanissima”, bella e tragica, diremmo “disperante” e pronta a coinvolgere lo spettatore che è a pochi passi dal protagonista. È stata questa la scommessa, la difficoltà scenicamente riuscita di tradurre la pagina dello scrittore boemo per un palcoscenico, minimo o immenso che fosse. Esprimere, al di là di eventuali cadute in un irriverente posticcio, “la superiorità biologica delle forze istintuali che si spappola in caduta libera a contatto con le esigenze preponderanti delle leggi della galoppante Civiltà”, sottolinea ancora il regista. Porre il protagonista davanti alla folla “civilizzata” e inventare un “rapporto” attraverso certi suoni gutturali che scivolano a poco a poco in un linguaggio che darà ragione del mutamento, di quei caratteri in groviglio e imprecisi che si plasmano nella forma umana, per osservarla prima di farla propria, in un misto di seduzione e di ritrosia.

Questo e altro ancora attraverso la parola e il movimento e il trucco: e credo che non ci sarebbe né scimmia né uomo senza il lavoro smisurato e l’immedesimazione e la ricerca ad ogni attimo della “conoscenza” del primate e di chi viene dopo di lui che Paolo Oricco rende sulla scena. Isidori scrive della “realtà della nostra carne (attorale)” e della “realtà del nostro sudore (attorale)”: ed è questo che Oricco esprime e porta in scena, con la appassionata caparbietà e la smisurata bravura del Grande Attore. Al di là di quel sipario “delle Metamorfosi” che già visualizza le creature selvagge in un confondersi di tronchi nodosi nel mezzo della giungla e di incombenti e moderni grattacieli e che Daniela Dal Cin gli ha regalato, Oricco solo in scena ça va sans dire si riveste del trucco della medesima, un’ombra scura che circonda il viso in un sapiente gioco di ombre avvalorato dalle luci, due occhi scavati ricchi di un chiaroscuro che li rende stupiti e feroci e interrogativi allo stesso tempo, mobilissimi, il corpo sporcato qua e là, le unghie laccate, a ricoprirlo un ampio scialle e sfrangiato, i colori il rosso il nero e il marrone. Alcuni attimi iniziali di fissità, poi spasmo dopo spasmo le guance iniziano impercettibili movimenti, a sinistra e poi entrambe, il viso s’aggiusta e s’umanizza, il corpo prende vita, le movenze animalesche, sempre diverse e mai improvvisate dove credo che l’attore (con il regista) abbia speso ore di studio, s’inseguono in quella che diventa una amara pseudoarmonia. E tutto alla fine diventa “naturale” e sempre più vero. L’attore “è” quel che rappresenta. E con quel viso la parola, e la gola che la forma ricavandola dalla profondità, i grugniti e le urla e l’emettere prolungato dei suoni sibilanti, squittìi di dolore e di rabbia, le voci sussurrate e le altre lanciate verso l’alto, tutto prende forma a definire un lessico. Impareggiabile: per un successo personale che il pubblico ha decretato con più e più chiamate.

Elio Rabbione

Paolo Oricco nelle foto di Giorgio Sottile.

“7 spose per 7 fratelli”, il musical che avete sempre sognato

All’Alfieri, repliche sino a domenica 1° marzo

L’assistere a “7 spose per 7 fratelli” – le radici nel film di Stanley Donen del 1954, un brillante trio di sceneggiatori tra cui la Frances Goodrich del “Diario di Anna Frank”, della “Vita è meravigliosa”, del “Padre della sposa”, una vulcanica interprete Jane Powell, già un avvio quattro anni fa con tappe quasi tutte sold out e un’affluenza di 100.000 spettatori – significa (se ancora ce ne fosse necessità) andare incontro a una doppia conferma. Che il binomio teatrale Fabrizio Di Fiore/Luciano Cannito, produttivo e registico, continua a funzionale a meraviglia, una stupefacente macchina da guerra (pacificissima) che si mette più volte in campo nel corso della stagione e aziona forze di prim’ordine, di passione, di un lavoro estremamente visibile, in quel campo del musical che ci avevano promesso, all’epoca del loro ingresso a Torino, sul palcoscenico dell’Alfieri (con il confratello Gioiello, più adatto alle pagine della prosa), di rinfrescare appieno, anche con quelle prime nazionali per cui sino a oggi hanno pienamente mantenuto le promesse. Una macchina da guerra che non bada a sforzi e spese, che allinea primizie o ama rispolverare quei titoli “antichi” che continuano a macinare curiosità e successi, sempre operazioni fatte con eleganza, con agilità, con una propria e completa ragion d’essere, con quella autentica possibilità di circuitazione che può viaggiare in qualsiasi parte del territorio italiano (e non? un affascinante made in Italy); una piacevolissima macchina da guerra che guarda alla totale preparazione, che allinea scene e costumi di prim’ordine, che per l’occasione accampa una compagine d’attori/cantanti/ballerini infaticabile e non comune di oltre venti compagni di lavoro, dai più importanti a quanti sono nella seconda fila durante i saluti finali, senza contare l’attento gruppo tecnico attento a ogni particolare.

Ed è la conferma (se ancora ce ne fosse necessità) di una vera attrice di teatro leggero, cantante e ballerina senza intoppi altresì, una sorta di Delia Scala del nuovo millennio, un viso che s’esprime in cento espressioni e più, un corpo che si muove senza far trasparire fatica o cliché, una donna che s’imprime con attenzione e con forza sulle tavole di un palcoscenico, che rende davvero intelligentemente ogni personaggio che tocchi (aspettatela a fine marzo, sempre all’Alfieri, e sognatevela come Adriana in “Rocky”): Giulia Ottonello è qui Milly, con i suoi messaggi di femminismo calato tra le montagne dell’Oregon di metà dell’Ottocento, con l’innocenza e l’amore, con la simpatia e l’umanità e la saggezza soprattutto ad aggiustare ogni situazione, una calamita per il pubblico ad ogni canzone, ad ogni esibizione. Trova un partner massiccio e felicemente ironico, sbrigliato quanto basta, questa volta sin dai primi momenti, a rivestire i panni del boscaiolo Adamo, in Mario Ermito, eremita lassù in compagnia di quei sei fratelli – l’irsuta famiglia Petipee – che gli sono venuti appresso, per cui il padre – nell’intenzione di completare l’alfabeto – ha iniziato a compilare un elenco in ordine alfabetico ponendo un alt alla G di Gedeone, un eremita che sceso un giorno in città t’agguanta la Milly, colpo di fulmine immediatamente ricambiato, per portarsela tra le bianche vette. A rassettare, a lavare, a cucinare per gente affamata e che mai ha visto un barbiere e forse una vasca da bagno: ma lei non vorrà certo essere scambiata per la serva di casa e saprà ben muoversi e destreggiarsi in perfetto omaggio al suo stato di donna. Come la storia proceda con l’innamoramento dei tanti fratelli e delle amiche della sposa, ognuno l’ha appreso dal film e da edizioni precedenti.

Cannito – il secondo membro di quella prima conferma, collaborazioni alle spalle con nomi di prima grandezza, da Roberto De Simone a Dalla, da Carla Fracci a Zeffirelli a Rostropovich -, che deve amare il cinema e che va a riscoprire classici hollywoodiani coinvolgendo con estrema facilità quanti, come chi scrive queste note, lo amano, anche questa volta introduce allo spettacolo con i titoli di testa – magari avessero qualche leggero incidente di tremore come una vecchia pellicola! -, lo divide su uno schermo scuro con l’annotazioni dei vari capitoli, fa rapidi cambi di scena inventando un perfetto montaggio, gioca con le scene di Italo Grassi di fronte e di sghembo (ha ragione quando rivendica il piacere di far “entrare” chi guarda nella pellicola) e altrettanto con i costumi piacevolissimi di Silvia Aymonino, imprime in primo luogo un bel ritmo alla storia e si scatena davvero quando s’inventa delle coreografie che vorresti vedere e ancora vedere, in piena ammirazione. Dove può contare sulla bravura senza risparmio di un gruppo invidiabile di ballerine e ballerini (da manuale il brano della “festa”), che all’occorrenza hanno saputo brillantemente integrarsi come attori e cantanti. Tutto è brio, è sfrenato, è invenzione, è un susseguirsi di trovate, è un travolgere le attese del pubblico, è simpatia: per una serata che si esprime in un successo, un successone davvero travolgente. Perché il pubblico, tra risate e applausi a scena aperta, ha toccato con mano quanto di fatica e di resa e di bravura, di volontà di “sorprendere”, ci sia in questo musical firmato Di Fiore/Cannito.

Elio Rabbione

Quando si dice … “Stand Up Comedy”

Quattro serate di “satira tagliente” allo “Spazio Kairos” di Torino. In programma anche un “debutto nazionale” e un’“anteprima” regionale

Dal 5 all’8 marzo (ore 21)

Eccola di nuovo! Ritorna, da giovedì 5 a domenica 8 marzo (ore 21), sul palco dello “Spazio Kairos”, teatro creato e gestito dalla Compagnia “Onda Larsen”, in via Mottalciata 7, a Torino, la “settimana della stand up comedy”. Un ritorno (diciamolo pure!) sempre molto gradito e atteso, particolarmente in tempi bui come quelli odierni, che non c’è verso di mandarli a quel paese, e che, con molta difficoltà riescono a strapparci pochissimi sorrisi e un po’ di beata spensieratezza. Ma con l’iniziativa di “Onda Larsen”, che, in questi anni sta lavorando molto per avvicinare nuovo pubblico – soprattutto giovane – al teatro andiamo sul sicuro! La risata è assicurata. Ma (attenzione!) una risata mai “sbracata”, ma sempre strettamente legata all’intelligenza della satira, quella più tagliente e costruttiva.

Spiega Riccardo De Leo, vicepresidente di “Onda Larsen”“La ‘stand up comedy’ ha il potere di esplorare sentieri impervi, difficili e si colloca in una zona ibrida tra spettacolo, ironia del presente e comicità. Quando abbiamo deciso di organizzare la nostra stagione e in particolare la settimana della ‘stand up’ abbiamo ragionato così: fin dove possiamo spingere con il pubblico a ridere? Dov’è il confine con tra ciò che è verità e ciò che è spettacolo? Fino a dove possiamo osare noi come artisti e fare in modo che il pubblico si innamori del teatro?”.

Nasce da queste sagge domande la “quattro giorni”, comprensiva di “quattro spettacoli”, programmata dalla “Compagnia Teatrale” torinese, operante in quartieri non proprio “facili” della Città, a cavallo fra “Barriera di Milano”, “Regio Parco” e “Aurora”. Ancora De Leo“Tenendo sempre presente che la risata è per noi il miglior veicolo per lanciare messaggi, abbiamo scelto spettacoli che sono unici nel loro stile e capaci di arrivare al cuore dello spettatore. Quattro appuntamenti per sì ridere ma anche per ricordarsi che l’irriverenza unita all’ironia, è la migliore arma contro l’impigrimento mentale”.

Ad aprire le danze (giovedì 5 marzo) sarà la giovane attrice torinese (per lei un debutto nazionale), Giulia Pont che, lo scorso anno, qui firmò tre “sold out”, con “Jukebox Comedy”, per la regia di Claudia Carucci; poi (venerdì 6 marzo) tocca al milanese Walter Leonardi con “Recital (Best of)”, Produzione “buster”, quindi (sabato 7 marzo) torna allo “Spazio Kairos” il torinese Francesco Giorda presentando (in anteprima regionale) “Oh my gods!”, Produzione “Teatro della Caduta”. A chiudere (domenica 8 marzo), un nome amatissimo, Paolo Faroni, con “Flusso d’incoscienza”, per la regia di Elisabetta Misasi.

Così i quattro presentano le loro pièces:

Giulia Pont“La domanda ‘Che musica ascolti?’ mi ha sempre gettato nel panico: non serve a rompere il ghiaccio, ma a giudicarti. Comicità, musica e ansia si mescolano per dare vita ad una ‘playlist’ di disagi. E l’elenco non finisce qui …”.

Walter Leonardi“Uno spettacolo libero, libero da linee drammatiche, libero da linee comiche e libero da linee di qualsiasi forma lineare / Fa ridere, commuove, ci si incazza ma se si sta attenti a volte si gode di poesia / Ovvero di bellezza / Ovvero ci si diverte …”.

Francesco Giorda. Di lui scrive Maura Sesia (sipario.it): “C’è sempre da ridere con Francesco Giorda […] Ma tutto ha una misura, ‘tout se tient’, ed il gioco a cui l’attore fa partecipare i suoi interlocutori è molto serio”.

Paolo Faroni: “ ‘Flusso d’incoscienza’ si ispira al famoso ‘Flusso di coscienza’ di Joyce. Un’ispirazione così forte che non ho dovuto nemmeno leggere i suoi libri. Anzi, per dirla tutta, non ho nessuna voglia di essere cosciente sul palco, che per quello c’è già la vita. E l’incoscienza è senza dubbio l’unico modo per affrontare questi tempi intricati e paranoici. Soprattutto se vieni dalla provincia”.

Per ulteriori info: tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Giulia Pont; Walter Leonardi (Ph. Maurizio Anderlini); Francesco Giorda e Paolo Faroni