SPETTACOLI- Pagina 7

Le “Onde” musicali dell’Egizio

Per tutto il 2026, la Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino ospiterà ogni mese, una domenica mattina ,dedicata alla musica.  La rassegna “Onde”, ha riscosso molto  successo lo scorso anno. L’iniziativa, che vede  dodici concerti gratuiti, in un luogo molto speciale : il Museo Egizio. L’Orchestra Filarmonica di Torino, il Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz  consolidano gli appuntamenti con un calendario che abbraccia stili diversi, dal barocco al jazz, fino alla musica contemporanea e agli intrecci tra Oriente e Occidente.
Christian Greco, direttore del Museo Egizio, sottolinea come la rassegna intenda rafforzare il dialogo tra le istituzioni musicali e il patrimonio archeologico: “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità“. “Onde” conferma la vocazione del Museo Egizio a divenire laboratorio della contemporaneità, in cui la storia millenaria dell’antico Egitto si intreccia con linguaggi artistici attuali, attraverso un programma che unisce musica e arte in un percorso culturale raffinato e aperto a tutti.

Gabriella Daghero

Onde 2026 al Museo Egizio: il programma

Domenica 18 gennaio, ore 11
DALLE CORTI AL TANGO
Ivan Homolskyi, fisarmonica (Conservatorio “G. Verdi”)
Un giovane talento di 14 anni conduce il pubblico tra barocco, virtuosismo e tango, con composizioni di Scarlatti, Vivaldi, Piazzolla e De Sarasate.

Domenica 22 febbraio, ore 11  DIACRONIA
Gianni Gebbia, sax soprano e flauti bansuri; Willy Merz, harmonium indiano (Fondazione Merz)
Dialogo tra Oriente e Occidente con vibrazioni, microtoni e improvvisazioni tra armonie ancestrali e lirismo contemporaneo.

Domenica 15 marzo, ore 11  METAMORFOSI
Matteo Fabi, violoncello (Orchestra Filarmonica di Torino)
Percorso musicale tra epoche e culture diverse, dal barocco al Novecento e contemporaneo, con Koeppen, Sheng, Summer, Henryson e Sollima.

Domenica 19 aprile, ore 11
ORIENTE, OCCIDENTE & ALTRO
Mario Romeo, fisarmonica; Ugo Nastrucci, liuti e Ūd (Fondazione Merz)
Ponte tra culture e tempi diversi, con musiche da Dowland a Piazzolla, passando per influenze arabe, francesi ed egizie.

Domenica 24 maggio, ore 11  PERCUSSIONS TRASFORMER
Rossana Bribò, percussioni (Fondazione Merz)
Concerto per percussioni che attraversa stili e timbri differenti, da Debussy e Bach alla sperimentazione elettronica di Snowden e Akiho.

Domenica 28 giugno, ore 11  TRASPARENZE
Niccolò Susanna, flauto; Federica Mancini, arpa (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra flauto e arpa tra lirismo e eleganza, con musiche di Ibert, Hilse, Rota e Shankar.

Domenica 19 luglio, ore 11
RIFLESSI D’INCANTO
Elisa Giola, arpa; Giorgia Alice Arneodo, flauto (Conservatorio “G. Verdi”)
Duo flauto e arpa tra danze medievali, lirismo cinematografico e fantasie di Saint-Saëns e Ravel.

Domenica 23 agosto, ore 11
TWO OF A MIND
Dario Caiaffa e Antonello Gravela, sax; Michele Garbolino, contrabbasso; Lorenzo Demarchi, batteria (Conservatorio “G. Verdi”)
Jazz cameristico ispirato a Mulligan, Getz e Desmond, con repertorio di Gershwin, Parker e Morricone.

Domenica 20 settembre, ore 11  FUSIONI
Kymeia Duo: Serena Costenaro, violoncello; Fabio Saccavino, percussioni (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra violoncello e percussioni tra minimalismo, lirismo e ritmi rituali, con musiche di Vineis, Pärt, Piazzolla e Xenakis.

Domenica 18 ottobre, ore 11
SAX APPEAL
Quartetto di sassofoni del Conservatorio “G. Verdi”
Da Rossini a Bernstein e Morricone, un viaggio attraverso 185 anni di storia dello strumento, tra classici e colonne sonore.

Domenica 15 novembre, ore 11
A SPASSO PER L’EUROPA
Stefania Saglietti, arpa (Fondazione Merz)
Percorso musicale tra Grecia antica e contemporaneo, con autori europei da Limenius a Debussy, Händel e C.P.E. Bach.

Domenica 13 dicembre, ore 11  INVENZIONI
Quartetto Le Châtelier (Orchestra Filarmonica di Torino)
Quartetto d’archi tra barocco, classicismo e lirismo romantico, con composizioni di Händel, Raffaele Totaro e trascrizioni di Schubert.

Gli appuntamenti saranno prenotabili mese per mese sul sito ufficiale.

Quando
Data/e: 18 Gennaio 2026 – 13 Dicembre 2026
Orario: 11:00 – 13:00

Dove
Museo Egizio
Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino

Prezzo
Evento gratuito con prenotazione. Posti limitati.

Altre informazioni
museoegizio.it

La Cenerentola di Rossini al Regio: la magia è nella musica

Di Renato Verga

La Cenerentola ossia La bontà in trionfo di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, nasce come una consapevole rilettura razionalistica della fiaba di Perrault. Jacopo Ferretti e Rossini rinunciano agli elementi più vistosamente magici – fata, zucca, topolini e pantofola – per costruire una favola morale di ascendenza illuministica, fondata sulla bontà premiata e sulla satira dei vizi sociali. La matrigna diventa un patrigno, Don Magnifico, la pantofola un braccialetto, e la magia viene trasferita dalla scena alla musica, che con i suoi crescendo, i concertati di precisione quasi meccanica e l’uso virtuosistico della coloratura diventa il vero motore drammaturgico dell’opera. In questo senso La Cenerentola rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera buffa rossiniana, capace di fondere comicità, critica sociale e finezza psicologica.

La produzione presentata al Teatro Regio di Torino, nata nove anni fa per il cortile di Palazzo Pitti, si colloca però su una linea interpretativa opposta. La regia di Manu Lalli reintroduce in modo massiccio proprio quegli elementi fiabeschi che librettista e compositore avevano deliberatamente escluso. Tornano così la zucca e la fata, moltiplicata in un gruppo di nove figure onnipresenti, che affollano palcoscenico e platea fino al lieto fine. Questa scelta, pur legittima, entra in contrasto con la natura dell’opera, trasformando la commedia di caratteri in uno spettacolo dal tono fiabesco-larmoyant e caricando l’azione di gag, movenze e sottolineature continue. L’eccesso di animazione scenica e l’insistenza su una recitazione sopra le righe – particolarmente evidente nelle due sorellastre – finiscono per appesantire la narrazione, generando un horror vacui che lascia poco spazio alla musica. Anche i recitativi, talvolta arricchiti da improvvisazioni, spingono il comico fino al limite, a scapito dell’equilibrio rossiniano.

La scenografia di Roberta Lazzeri, basata su quinte mobili dipinte, risulta invece nel complesso gradevole e funzionale, con un lontano richiamo alla storica Cenerentola di Jean-Pierre Ponnelle. L’aggiunta del fondale raffigurante la Galleria di Diana della Reggia di Venaria costituisce un omaggio efficace alla città ospitante e conferisce maggiore fasto al palazzo di Don Ramiro. Alcune scelte registiche, come la visualizzazione “a vista” dello scambio di ruoli tra principe e servo o l’insistenza sul simbolismo dei libri di Cenerentola, appaiono tuttavia didascaliche e poco fiduciose nella capacità dello spettatore di cogliere da sé i significati.

Se l’impianto visivo divide, la componente musicale emerge come il vero punto di forza dello spettacolo. Antonino Fogliani guida l’Orchestra del Teatro Regio con mano sicura, scegliendo tempi ampi nei momenti lirici e più incalzanti in quelli brillanti, senza mai perdere precisione né equilibrio tra buca e palcoscenico. Il coro maschile, preparato da Piero Monti, risponde con disciplina alle richieste sceniche, mantenendo una buona qualità vocale e un insieme compatto.

Tra gli interpreti spicca il Don Magnifico di Carlo Lepore, esemplare per fraseggio, accenti e scolpitura della parola, autentico fulcro satirico dell’opera. Accanto a lui, Roberto de Candia offre un Dandini gustoso e musicalissimo, formando con Lepore una coppia di grande intelligenza teatrale, protagonista di uno dei momenti più riusciti della serata. Il Don Ramiro di Nico Darmanin si distingue per affidabilità tecnica, con acuti sicuri e buon legato, pur senza particolare brillantezza timbrica. Maharram Huseynov affronta con solida sicurezza l’impegnativa aria di Alidoro, mentre Albina Tonkikh e Martina Myskohlid danno voce efficace alle sorellastre Clorinda e Tisbe, penalizzate però da una caratterizzazione registica eccessivamente caricata.

Molto attesa, infine, Vasilisa Beržanskaia nel ruolo di Angelina: la cantante russa offre una prova elegante e vocalmente raffinata, con un timbro luminoso venato di scuro e agilità precise, seppur prudenti. La sua interpretazione conquista per classe e controllo, più ammirata che realmente commovente. Il pubblico applaude con calore direttore e cast, mentre riserva qualche perplessità alle scelte registiche, confermando come in La Cenerentola la vera magia resti, ancora una volta, affidata soprattutto alla musica.

“Album” alla SOMS di Racconigi

La bolognese Compagnia “Kepler 452” porta in scena lo spettacolo vincitore del bando “Stronger Peripheries”

Venerdì 23 gennaio, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Quante volte ci è capitato di sfogliare un album di fotografie? Più o meno lontane nel tempo, più o meno cariche di memorie, piacevoli e spiacevoli, che ti strappano un sorriso o ti impediscono di trattenere una lacrima. Dentro c’è tutta una vita. Dentro ci sono tante vite. “Lavori” conclusi e “lavori” ancora in corso”.

A farcene buon ricordo è “Album”, lo spettacolo teatrale portato in scena, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 21) – nell’ambito della terza edizione della Rassegna “Raccordi” – negli spazi della “SOMS”, antica “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, oggi luogo vivo di teatro e altri eventi culturali, sito in via Carlo Costa 23, a Racconigi (Cuneo). Ospite sul palco la Compagnia bolognese, fondata nel 2015 e fresca vincitrice del “Premio UBU” per il miglior spettacolo dell’anno, “Kepler 452”, Compagnia dallo strano nome – preso a prestito da un “esopianeta” simile alla Terra, ma fuori dal nostro “Sistema Solare” e scoperto per l’appunto grazie al “telescopio spaziale Kepler” – per simboleggiare la ricerca di realtà lontane, trasformando storie vere di persone comuni in spettacoli di “teatro civile e politico”.

Vincitore del bando “Stronger Peripheries”“Album” vuole essere un’indagine scenica incentrata sul rapporto tra memoria, malattia di Alzheimer e catastrofi ambientali, creato a partire dall’esperienza vissuta dalla Compagnia durante la drammatica alluvione del maggio 2023 in Emilia Romagna. In scena Nicola Borghesi su testi di Enrico Baraldi, dello stesso Borghesi e di Riccardo Tabilio. Tutti concordi nello spiegare: “Un album di fotografie è una macchina del tempo: ogni immagine custodisce una storia, ogni storia apre una finestra su un altrove, verso noi stessi di ieri, verso i nostri cari, verso i luoghi che abbiamo vissuto. Lo spettacolo esplora il confine tra ricordo e oblio, tra memoria che sfuma e memoria che resiste: quella fisiologica, segnata dal tempo e dalle malattie; quella materiale, travolta da catastrofi come un’alluvione che cancella tracce di vita; quella sociale, che dimentica ciò che siamo stati e ci rende incapaci di immaginare ciò che potremmo diventare”.

Attraverso una “spazialità non frontale”, proiezioni audiovisive e forme teatrali di presa diretta, la compagnia raccoglie storie e immagini da comunità di tutta Italia e Europa, componendo un vero “album scenico” che ci invita a riflettere sulla memoria “come filo invisibile che ci lega al mondo e agli altri”.

Ispirandosi a un fenomeno naturale straordinario – le anguille che percorrono migliaia di chilometri per ritrovarsi e rinascere – lo spettacolo diventa “un viaggio poetico sulle tracce della vita, del tempo e del destino condiviso”.

E anche “Album”, al pari di tutti i “formati teatrali” realizzati da “Kepler 452”, si muove, dunque, nell’ambito del “teatro documentario”, spaziando dal coinvolgimento in scena di “non-professionisti” (o “attori-mondo”, come i “Kepleriani” preferiscono chiamarli), al “reportage”, alla creazione di “percorsi audioguidati” e ad altri dispositivi di emotiva interazione con lo “spazio urbano”.

Un modo singolare e felicemente bizzarro di “giocare sul serio al teatro”, che alla Compagnia bolognese ha portato premi e apprezzabili riconoscimenti. Tra i vari Premi, “Kepler 452” vince il “Premio Rete Critica” nel 2018 per “Il Giardino dei Ciliegi, trent’anni di felicità in comodato d’uso”, in cui il testo di Cechov incontra la storia di uno “sgombero abitativo” realmente accaduto. Nel 2020 vince, per il proprio percorso, il Premio “Gli asini”, attribuito dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi e nel 2023 il “Premio Speciale Ubu” per il percorso di ricerca nell’ambito della realizzazione de “Il Capitale, un libro che non abbiamo ancora letto”.

g.m.

Nelle foto: immagini da “Album” (Ph. Elisa Vettori)

“Lui” di Ashkan Khatibi: in scena il dramma iraniano

In scena giovedì 22 e venerdì 23 gennaio prossimi, al teatro Astra, la pièce teatrale del drammaturgo e regista Ashkan Khatibi sull’oppressione del regime iraniano, tema più che mai attuale

Andrà in scena giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, alle ore 21, al teatro Astra, la pièce teatrale “Lui” di Ashkan Khatibi, classe 1979, drammaturgo, attore, regista, cantante, musicista e produttore iraniano. Dopo l’uccisione di Mahsa Amini, si è distinto come una delle voci più vicine alle istanze popolari contro la Repubblica Islamica. Dopo essere stato arrestato e violentemente interrogato dall’intelligence iraniana, ha lasciato il suo Paese, la famiglia e i suoi allievi, arrivando in Italia e proseguendo la sua vita artistica nel 2021.
“Lui” è molto più di una performance, rappresenta una lettera aperta al mondo libero, al centro della quale vi è la lotta per non farsi divorare dall’oscurità dei regimi totalitari oppressivi. Da considerarsi “mostro” è la dittatura e il protagonista cerca in maniera disperata di non trasformarsi in esso. Lo spettacolo è un grido per richiamare l’attenzione di chi non ha mai conosciuto la censura, e la repressione, come parte integrante del loro corpo, della loro anima e della loro opera. Il linguaggio scenico scelto fonde recitazione  e video design, curato da Kinia Rahman. Khatibi, attraverso una pièce teatrale in lingua farsi, con sovratitoli in italiano, composta da 13 scene, racconta la vita di scrittori e artisti che operano all’ombra della censura. In ognuna di queste scene, l’attore interpreta un personaggio che subisce violenza fisica e psicologica. Emerge, in queste scene, l’indifferenza del potere verso l’essere umano. Nonostante il titolo paia suggerire una certa solitudine esistenziale, lo spettacolo è il risultato di un intenso lavoro di squadra, con il coordinamento di Negar Mokarram Dorri e un team creativo composto da Sadaf Baghbani e Parinaz Ghasedi alla regia, Danial M. alla scenografia. La traduzione è di Sanam Naderi.

Teatro Astra- via Rosolino Pilo 6, Torino – fondazionetpe.it

Mara Martellotta

Nuovi programmi su ToRadio

Su Toradio il nuovo appuntamento musicale ‘The Block’ e sempre con Filippo RULA Brucoli da venerdì 23 gennaio il programma ‘Pizza’

Da martedì 20 gennaio ha preso il via v un  nuovo appuntamento musicale su TOradio  sulla frequenza 88.5 di Torino e dintorni. E’ il programma ‘The Block’  che, come suggerisce il nome, rappresenta un blocco di due ore dedicato  solo ed esclusivamente alla musica Hip Hop internazionale.
Nato da un’idea del suo conduttore Filippo “RULA” Brucoli, metà del noto gruppo musicale rap ATPC, nonché fondatore del negozio streetwear & contemporary Atipici, ‘The Block’ ripercorrerà i 50 anni di musica hippy hop da poco festeggiati, senza dimenticare le hit  attuali più potenti, spaziando tra rap , R’n’B, Old School, New School, G Funk, Hardcore, Hip Hop e Soul Music.
Con ‘The Block’ si intraprenderà un viaggio affascinante fra la musica più creativa e innovativa del mondo, il cui stile così carismatico e audace calamiterà i patiti di questo genere, incuriosendo anche il pubblico meno abituato a questo suono. È stato scelto il nome The Block per la sua traduzione in americano che significa il ‘quartiere’, la propria zona della città a cui si è  profondamente legati, la propria origine che si è sempre orgogliosi di ricordare, con estrema attinenza al mondo Hip Hop che spesso celebra il blocco di provenienza degli artisti  e della comunità che essi rappresentano, in questo caso The Block simboleggia in senso più  ampio l’Hip Hop Comunità.
Il programma andrà in onda ogni martedì sera dalle 20 alle 22 e sarà trasmesso anche in diretta sul profilo Tik Tok della radio Toradio.it e riproposto come contenuto podcast sul sito  www.toradio.it e sulle altre piattaforme preposte.

Da venerdì 23 gennaio prossimo su Toradio partirà un altro appuntamento musicale sulla frequenza 88.5 di Torino e dintorni.
Dalla Old School, passando per la Golden Age e gli anni Duemila, fino alla Trap del momento, dalla Urban Music ai successi Pop che sono stati in qualche modo contaminati  da questo mondo musicale,  verrà proposto un mix di super hit, rap underground e perle di cui ci eravamo dimenticati o pezzi che raramente sono inseriti nelle programmazioni delle emittenti radiofoniche nazionali.
Padrone di casa è  Filippo RULA Brucoli, il quale racconterà anche come il suo percorso musicale spesso si sia intrecciato con quello degli artisti più forti e più conosciuti del panorama italiano, condito di aneddoti e curiosi riferimenti.
Il titolo del programma, due ore di puro hip hop italiano, sarà  ‘Pizza’, perché non c’è niente di più italiano e riconosciuto nel mondo della nostra pizza. Sarà un viaggio emozionale nella musica hip hop italiana  che, dalla fine degli anni Ottanta in poi, si è guadagnata spazi e considerazione fino a diventare un genere imprescindibile all’interno del music business. I numeri  che è  riuscita a generare certificano l’interesse che ha suscitato e il successo che ha ottenuto, un clamore talmente importante da arrivare svariate volte in cima alle classifiche.
Il programma andrà in onda ogni venerdì dalle 20 alle 22 e sarà trasmesso anche sul profilo Tik Tokdi Toradio e riproposto come contenuto podcast sul sito www.toradio.it

Mara Martellotta

Al teatro Gioiello, Anna Mazzamauro presenta “Brava, bravissima, anche meno” 

Al teatro Gioiello, mercoledì 21 gennaio, alle ore 21, salirà sul palco Anna Mazzamauro in “Brava, bravissima, anche meno”, “due parole che ogni attrice vorrebbe vicino al proprio nome ma, se a queste, aggiungiamo ‘anche meno”, allora subentra, gioca e vince l’autoironia – spiega Anna Mazzamauro – che mi permette ogni sera, sul palcoscenico, di sentirmi giovanissima, bellissima (anche meno) e bravissima (in gran segreto, anche di più)”.

“Brava, bravissima, anche meno” è il titolo della commedia musicale che Anna Mazzamauro porta in scena al Teatro Gioiello, diretta da Livio Galassi, in uno spettacolo che mescola autoironia, teatro, musica e avanspettacolo. L’attrice, mattatrice indomabile, guida il pubblico in un viaggio surreale e divertente tra confessioni, ricordi e invenzioni sceniche, circondata da una compagnia variegata di attori, musicisti e tecnici che fanno parte della storia della scena. È uno spettacolo in prova, ma anche una dichiarazione d’amore per il palcoscenico e per quella platea che “sorride se sono bellissima (anche meno)” e che ride “se sono bravissima (anche di più)”. L’attrice, lasciata alle spalle la signorina Silvani, colei che aveva spezzato il cuore a Fantozzi nella famosissima saga, sta vivendo una seconda giovinezza, e rivendica la libertà di non prendersi sul serio e di ironizzare sul tempo che passa e di trasformare ogni difetto in energia scenica. Musica dal vivo, canto, parole e risate si intrecciano in un ritmo corale scatenato tra improbabili striptease, gag irresistibili e momenti di puro effetto teatrale.
Il sipario si apre su una festa che invita alla leggerezza, al disincanto e al desiderio di esserci ancora una volta, con la forza contagiosa di chi sa far ridere facendo anche commuovere. Anna Mazzamauro non sarà sola sul palco, ad affiancarla vi saranno un primo musicista attore, un secondo musicista attore, una sarta-attrice cantante, un tecnico attore, tutti sul palcoscenico, inclusi nella trama di uno spettacolo  in cui la protagonista affronta i temi più disparati, alternando visioni e presenze a battibecchi.

Teatro Gioiello – via Cristoforo Colombo 31, Torino
“Brava, bravissima, anche meno” – mercoledì 21 gennaio

Mara Martellotta

Natalie Clein al Conservatorio suona il violoncello costruito a Torino nel 1777

Sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, mercoledì 21 gennaio, alle 20.30, dopo il memorabile recital del maggio 2021, torna all’Unione Musicale la violoncellista britannica Natalie Clein, insieme al pianoforte di Cédric Pescia, per un concerto che affianca capolavori di Schubert e Brahms a pagine del Novecento. Questa sera, Natalie Clein salirà sul palco con il suo amato violoncello Giovanni Battista Guadagnini “Simpson”, realizzato a Torino nel 1777, come attesta l’etichetta originale. Considerata una delle maggiori interpreti contemporanee di violoncello, la Clein è un’ex ragazza prodigio, che fu insignita a 16 anni del BBC Young Musician of the Year, seguito dal Brit Award per la musica classica. In apertura di concerto, il canto intimo e contemplativo della “Méditation hébraïque” di Bloch introduce un percorso variegato: dalle affilate miniature moderniste delle Nove Bagatelles op.10 di Elisabeth Lutyens, pioniera della musica dodecafonica in Gran Bretagna. Al centro del programma la voce del presente “L’innominata”, brano scritto per Natalie Clein da Brian Elias, uno dei più raffinati compositori britannici contemporanei, capace di esplorare le tensioni interiori con linguaggio personale e immaginifico. Critica e pubblico concordano nel riconoscere in Natalie Clein un’artista fuori dagli schemi, “dal suono sontuoso, ma mai compiaciuto; una voce autentica sempre proiettata oltre la superficie”.

Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 20.30, Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Biglietti: da 10 a 25 euro

Mara Martellotta

Foto archivio

“E ritorno ad amare con te”

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Music Tales, la rubrica musicale

“E ritorno ad amare con te
E mi sento sincero
Tanto da parlarti di me
Tanto per parlare di me”
Ritorno ad amare è uno dei brani più emblematici della scrittura di Biagio Antonacci: una canzone che non cerca l’effetto, ma la sottrazione. Nasce e si muove in una dimensione raccolta, quasi confessionale, dove l’attenzione è tutta rivolta al percorso interiore del protagonista.
Non è una canzone sull’amore trionfante, ma sull’atto delicato e faticoso di rimettersi in gioco dopo una ferita.
Il verbo chiave è “ritorno”: non c’è slancio, non c’è conquista, ma un movimento cauto, quasi timoroso. Amare non è presentato come un istinto naturale, bensì come una scelta consapevole, che arriva dopo il dolore, la paura, la disillusione.
Poi arriva lei, che di cover ne ha fatte molte ed alcune  anche molto interessanti.
Laura Pausini è indiscutibilmente una grande cantante, anche se non rientra tra le mie interpreti di riferimento. Proprio per questo, forse, resto spesso un po’ così, senza grande entusiasmo di fronte ai suoi videoclip, che raramente riescono a coinvolgermi davvero.
In questa occasione, purtroppo, meno che mai.
La cover di Ritorno ad amare sembra voler andare oltre la semplice rilettura del brano di Biagio Antonacci, trasformandolo in una performance dal respiro internazionale fin troppo programmatico. Fin dall’ingresso della batteria, che richiama in modo evidente l’andamento percussivo e marziale di “We Will Rock You”, il brano viene spinto verso un immaginario da “arena rock” che poco ha a che fare con l’intimità originaria della canzone a mio parere.
Attenzione, non mi dispiace l’arrangiamento ma credo non rispetti le vere intenzioni dell’autore né il significato del testo.
Il giubbottino giallo e l’atteggiamento scenico richiamano apertamente l’iconografia di Freddie Mercury, mentre i cori stratificati e solenni rimandano alle celebri armonizzazioni dei Queen di “Bohemian Rhapsody”.
Più che suggestioni, qui sembrano vere e proprie citazioni, accumulate senza particolare pudore. Non me ne vogliano i pausiniani; la mia opinione vale sempre solo uno, non si deve dimenticarlo.
Il risultato è un’operazione certamente ambiziosa, ma anche forse eccessiva: la fragilità emotiva del brano originale viene sacrificata a favore di una spettacolarità costruita, che finisce per sovrastare il senso stesso della canzone. Laura Pausini osa, ma questa volta l’azzardo appare più estetico che emotivo, più imitativo che necessario. Peccato ma sono certa ci regalerà altre emozioni come fa quasi sempre.
Fatemi sapere la vostra, mi fa piacere.
“Vi è nella natura, e continua a sussistere nell’uomo, una tendenza perenne all’eccesso.”
Georges Bataille
CHIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
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Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica

Ultimi giorni per le iscrizioni alla VI edizione del “Concorso” dedicato ai giovani cantautori under 38. Ospite d’onore alla serata finale, Raphael Gualazzi

Fino a domenica 25 gennaio

Moncalieri (Torino)

I tempi s’accorciano. Mancano ormai pochi giorni per aderire al bando di iscrizione alla sesta edizione del “Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica”, promosso e organizzato dal “Comitato Moncalieri Cultura” con “Produzioni Fuorivia” e il contributo della “Regione Piemonte” e della “Città di Moncalieri”, nell’ambito del “Festival Moncalieri Legge”. Il “Premio”, che in pochi anni ha saputo diventare importante punto di riferimento per i giovani cantautori italiani ed internazionali, nasce come riconoscimento ed omaggio alla memoria e all’eredità artistica (forte ed indimenticata) di Gianmaria Testa, il “poeta in musica” (o il “cantautore ferroviere”, per gli anni di lavoro trascorsi quale “capostazione” allo scalo ferroviario principale di Cuneo) capace di “raccontare con profondità e leggerezza la fragilità del mondo contemporaneo”. Obiettivo: “valorizzare la scrittura musicale – sottolineano gli organizzatori – come forma d’arte, per scoprire e promuovere nuove voci che sappiano coniugare parola e melodia, nel segno di un’autenticità che attraversa le generazioni”. La partecipazione è aperta ad autori e compositori “under 38” di qualsiasi nazionalità, presentando uno o due brani inediti (o pubblicati da non più di sei mesi alla data d’iscrizione).

Le candidature dovranno essere inviate fino e non oltre domenica 25 gennaio, all’indirizzo premiogianmariatesta@moncaliericultura.it , seguendo le modalità indicate nel regolamento disponibile su www.visitmoncalieri.it e www.premiogianmariatesta.it .

Una Giuria d’eccezione , composta da protagonisti del mondo musicale e culturale italiano e presieduta da Paola Farinetti (“Produzine Fuorivia”, nonché moglie di Testa) sarà chiamata a selezionare i cinque finalisti che si esibiranno dal vivo nella serata finale di lunedì 9 marzo alle “Fonderie Teatrali Limone” (via Pastrengo, 88) a Moncalieri.

L’ospite speciale della serata conclusiva della sesta edizione che, come da tradizione, affiancherà sul palco i finalisti sarà quest’anno Raphael Gualazzi, tra gli artisti più originali e versatili dell’odierna scena musicale nazionale e internazionale.
Nel corso della serata, i finalisti presenteranno il proprio brano originale in concorso e interpreteranno una canzone di Gianmaria Testa, “creando un ponte tra memoria e contemporaneità”.
Il vincitore assoluto riceverà un premio di 1.500 euro, una targa e un diploma, oltre alla possibilità di esibirsi in rassegne musicali piemontesi; un premio speciale di 800 euro sarà assegnato alla miglior esibizione live. Durante la serata finale sarà presente anche la direzione artistica di “Resetfestival” (il torinese “backstage festival” della nuova musica inedita italiana) che selezionerà tra i finalisti un artista da invitare sul palco della prossima edizione del festival.

Particolarmente attesa e di certo azzeccata (per la sua capacità, al pari di Gianmaria Testa, di far dialogare a un tempo linguaggi musicali diversi, dalle improvvisazioni jazz, al blues e fusion fino alle melodie più lineari della tradizione italiana) la partecipazione dell’urbinate (classe ’81), cantautore e pianista di fama internazionale, Raphael Gualazzi, già vincitore a “Sanremo Giovani” nel 2011 con “Follia d’amore” (e secondo classificato all’“Eurovision Song Contest” dello stesso anno), nonché ospite sui grandi palchi di tutto il mondo e autore di musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’“Inno del Giro d’Italia 2024”.

Sottolinea Antonella Parigi, assessora alla “Cultura” della “Città di Moncalieri”: “Il ‘Premio Gianmaria Testa’ è diventato negli anni un luogo d’incontro tra generazioni, uno spazio in cui la canzone d’autore torna a essere racconto e ricercaÈ una tappa significativa del percorso con cui Moncalieri costruisce la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028’, investendo su progetti che intrecciano arte, parole e comunità”.

Ogni anno – racconta, da parte sua, Paola Farinetti – il ‘Premio’ ci sorprende. Le parole e la musica dei finalisti ci ricordano che la canzone d’autore non è un genere del passato, ma un linguaggio vivo, capace di narrare il presente con poesia e verità. Gianmaria credeva nella forza delle parole ‘levigate fino alla trasparenza’, e credo che oggi più che mai servano artisti che abbiano il coraggio di farle risuonare in modo autentico. Questo ‘Premio’ nasce per loro, per chi prova a raccontare il mondo con delicatezza e profondità.

g.m.

Nelle foto: Gianmaria Testa; Raphael Gualazzi e Antonella Parigi

Fazil Say pianista e compositore con l’orchestra Nazionale della Rai

Giovedì 22 e venerdì 23 gennaio Fazil Say racconterà le devastazioni climatiche nella doppia veste di pianista e compositore con l’Orchestra Nazionale della Rai, con Diego Ceretta sul podio. Diego Ceretta, giovedì 22 gennaio alle 20.30, debutterà sul podio dell’OSN Rai in un concerto di stagione e in programma all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in streaming sul portale di Rai Cultura, e replicato, sempre a Torino, venerdì 23 gennaio alle ore 20. Si tratta di una figura tra le più promettenti del panorama musicale odierno, che ha consolidato la sua carriera lavorando con maestri del calibro di Daniele Gatti e Fabio Luisi. Direttore principale dell’Orchestra della Toscana, ha diretto le più prestigiose orchestre sinfoniche italiane, come quella del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Regio di Torino, la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Sinfonica di Milano. Nel suo primo concerto con la compagine RAI, è affiancato dal celebre pianista e compositore Fazil Say, figura fra le più poliedriche e magnetiche del panorama musicale, che fonde una tecnica classica impeccabile con una straordinaria capacità improvvisativa. La sua carriera è costellata di successi discografici e premi prestigiosi, tra cui 4 “Echo Classic”.

Il concerto si apre con i “Valses Nobles et Sentimentales” di Maurice Ravel, composti nel 1911 nella versione per pianoforte e poi orchestrati per il balletto “Adélaide ou le language des fleurs” (Adelaide o il linguaggio dei fiori), andato in scena per la prima volta a Parigi nel 1912 con lo stesso Ravel sul podio. Nella loro versione orchestrale, che venne utilizzata come suite da concerto, gli otto valzer, ispirati al modello schubertiano, ebbero maggior fortuna di quelli pensati per pianoforte. A seguire il concerto per pianoforte e orchestra op.111 dello stesso Fazil Say, dal titolo “Mother Earth”, impegnato nella doppia veste di compositore e solista, proposto in prima assoluta il 23 maggio del 2025 alla Osaka Symphony Hall, in occasione dell’Esposizione Universale della città giapponese. Il brano, articolato in sette movimenti, lancia un  drammatico appello alla mobilitazione contro la crisi climatica. Il preludio, introdotto dal pianoforte solo, rappresenta il tema  portante dell’intera partitura. I movimenti centrali 2,3,5,6 offrono una narrazione sonora della natura e dei suoi equilibri attuali, dai terremoti alle frane, dai suoni della foresta alle devastazioni, fino al contrasto con la forza vitale dell’acqua. Nella seconda parte del concerto sono in programma ”Quadri di un’esposizione” di Modest Musorgskij, proposti nell’orchestrazione del 1922 di Ravel. L’occasione di una visita a una mostra postuma dell’amico architetto Viktor Hartmann fornì al compositore nel 1874 lo spunto per una suite di pezzi pianistici di potente fantasia che, tra una “promenade” e l’altra, nelle sale dell’Esposizione, descrive dieci quadri che celano altrettanti stati d’animo. Ravel fu a tal punto affascinato dai quadri che ne realizzò una versione orchestrale divenuta celebre per la sua ricchezza coloristica.

I biglietti da 9 a 30 euro sono in  vendita online sul sito dell’OSN RAI e presso l’Auditorium RAI di Torino, piazza Rossaro.

Tel 0118104996

biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta