Tutti noi conosciamo il termine tabù ma pochi ne conoscono l’origine: deriva dalla lingua polinesiana, dove la parola tapuindica quei comportamenti che la società condanna perché contrari alla religione o all’etica.
E’ evidente che il tabù, di qualsiasi natura, ha senso se lo inquadriamo nell’epoca e nella latitudine in cui nasce: nella nostra cultura fino a qualche decennio fa era tabù, per una donna,indossare i pantaloni o fumare per strada perché venivano considerate, ipso facto, donne volgari o prostitute.
Per fortuna i tempi cambiano e le persone, almeno in teoria, si dovrebbero evolvere ma certi tabù rimangono: soprattutto rimane la censura che la società pone in essere nei confronti di chi si allontana dalla retta via, via che nessuno sa da chi sia stata disegnata.
La religione, quella cattolica in particolare, ma anche islam ed ebraismo, forti della loro diffusione sul pianeta sono tra le principali fonti di tabù.
Pensiamo soltanto a concetti quali i rapporti prematrimoniali, il sesso anale, l’unicità della coppia, l’incesto, la prostituzione (sia nell’esercitarla che nel rivolgersi ad essa) e molto altro.
Come sanno sia coloro che seguono le mie lezioni presso l’Università popolare sia chi si rivolge a me come coach, io sottolineo sempre come un tabù sia tale per la propria coscienza, in quanto nessuno deve permettersi di dirci se sia corretto o meno agire in un certo modo né può sostituirsi a noi nello stigmatizzareo nel propugnare un comportamento.
Il fatto stesso che un comportamento sia censurato fino ad una certa data e poi consentito o viceversa dovrebbe far capire come non sia il fatto in sé sbagliato, ma sia la modalità con cui la società lo percepisce a fare la differenza. In Italia andare a convivere senza matrimonio fino a 40 anni fa era considerato “peccato”, mentre in Germania, Francia, Svizzera era una cosa perfettamente normale: eppure il Dio è lo stesso nei quattro Paesi.
Girare nudi per casa, anche davanti ai figli è tutt’ora tabù nel Belpaese, mentre nei Paesi citati prima e ancor più nel Paesi scandinavi è cosa perfettamente normale. Vorrei ricordare che, quando nel 1929 venne istituito il proibizionismo negli Stati Uniti, il consumo di alcool non si azzerò come previsto dalla norma ma, al contrario, diminuì pochissimo mentre peggiorò enormemente la qualità del prodotto perché distillato clandestinamente, senza controlli igienici e spesso con tracce pericolosissime di alcool metilico.
Allo stesso modo se facciamo crescere i nostri figli con l’ossessione per il corpo, facendo percepire una cosa normale come il corpo nudo in ambito familiare come se fosse il peggior peccato, otterremo solo di instaurare in loro un concetto totalmente errato e malizioso del rapporto genitori-figli. Non ci si stupisca poi se, quando avremo bisogno di essere accuditi perché non più autosufficienti, i nostri figli non riusciranno a lavarci e vestirci perché saranno in imbarazzo o avranno un’idea falsata del contatto con il corpo del genitore.
Che dire, poi, del rapporto con le altre fedi e con gli atei? Pensate solo che regioni come il Veneto hanno un tasso elevato di praticanti (a messa tutte le domeniche) ma, al contempo, detengono il primato delle bestemmie: ipocrisia? Se è vero che dobbiamo amarci uno con l’altro, perché poi associamo inevitabilmente il nero con lo spaccio di droga, la nera con la prostituzione, i cinesi con prodotti fabbricati a basso costo (ricordo che le maggiori aziende di informatica, telefonia ed elettronica sono cinesi) e così via. Eppure, il tabù è ancora vivo: mogli e buoi dei Paesi tuoi. Voglio vedere se un siciliano che sposa una altoatesina la considera dello stesso Paese. A meno che per paese non si intenda il Comune, magari di 3000 abitanti, dove si vive entrambi, e allora abbiamo buone probabilità di sposare qualcuno della nostra linea di parentela.
E la pornografia? Nessuno la vieta per i danni che può avere a livello sessuale e psicologico sui giovani e sui meno giovani: la si vieta perché è peccato. Qualcuno dovrebbe spiegarmi, poi, perché non diciamo ai maschi che se si eiacula sovente (in caso di solitudine la pornografia può aiutare) si riduce notevolmente il rischio di carcinoma prostatico e si ha un miglioramento del tono muscolare e del riposo dovuto alla produzione di endorfine.
Oltretutto, ciò che dovrebbe far riflettere sull’assurdità dei tabù è il detto “fate come dico, non fate come faccio” come venne rinfacciato a Platone (“In un modo tu parli, in un altro vivi”): se una cosa è tabù per me, perché tu la fai? Sottolineare come un comportamento sia vietato, riprovevole ottiene molto spesso l’effetto contrario: spingere le persone a verificare di persona gli effetti dell’infrazione: effetti che, praticamente sempre, non esistono.
Sergio Motta

Di fronte ai perseveranti episodi di “microcriminalità” di cui le cronache ci trasmettono allarmanti notizie quasi a cadenza quotidiana e con il coinvolgimento di ragazzi, molti anche minorenni, riuniti in quelle forme associative ormai note con il triste appellativo di “baby gang”, sempre più (e giustamente) ci si interroga sul ruolo, sui comportamenti che, in ambito sociale, debbono tenere le nostre due principali “agenzie educative”: le famiglie e la scuola. Cosa fare? Spesso anche per loro c’è bisogno di aiuto. Non sempre genitori e insegnanti riescono, da soli, a mettere in atto comportamenti utili ad evitare che i nostri ragazzi possano cadere nella trappola (difficile uscirne!) dell’illegalità. Tanto se ne parla. Ma in concreto quanto realmente ci si impegna a fare? Una risposta, più che concreta ed impegnativa nonché altamente lodevole, viene dal Comune di Chieri, che in questi mesi ha messo in piedi un vero e proprio corso di “educazione all’affettività” (alla “giusta” affettività) rivolto a genitori, insegnanti e a tutte le tredici classi quinte delle scuole primarie dei tre “Istituti Comprensivi” del territorio.
Entusiasti del progetto i dirigenti degli “Istituti Comprensivi” coinvolti: Dario Portale (IC Chieri 1), Emanuela Smeriglio (IC Chieri 4) e Bruno Montaleone (IC Chieri 3). Sottolinea quest’ultimo: “Già da anni la scuola investe su progettualità inerenti alla tematica, ma la proposta unitaria estesa al territorio, proposta dal Comune, rimarca l’importanza cruciale nello sviluppo emotivo sociale e psicologico dei ragazzi. Gli studenti avranno un aiuto per comprendere e gestire le proprie emozioni per affrontare le sfide della vita quotidiana in modo costruttivo. Verranno guidati a costruire relazioni interpersonali positive promuovendo la consapevolezza di sé e degli altri. Un lavoro mirato potrà contribuire a prevenire episodi di bullismo, violenza domestica e altri comportamenti dannosi”.
