L’Eurovision, che ha acceso i riflettori mondiali su Torino nei mesi scorsi, rappresenta da sempre un’occasione irripetibile per comprendere l’Europa, le sue radici e le sue tensioni. Ecco un’analisi dell’evento che esula dal puro spettacolo.
Anche se conosciuto come un evento musicale e sociale, le sue conseguenze sono strettamente connesse agli eventi di geopolitica. Infatti, esso è nato nel 1956 con lo scopo di consolidare l’unione dei popoli europei dopo laSeconda Guerra Mondiale. Nonostante si celebri la musica come strumento di dialogo tra i popoli, l’Eurovision Song Contest, ha da sempre un ruolo strategico nello scacchiere geopolitico di alleanze, contraddizioni e conflitti tra i Paesi europei partecipanti. Infatti, nel corso degli anni, l’Eurovision è stato considerato come un palcoscenico ideale per far prevalere il proprio soft power. Facendo valere le singole posizioni dei Paesi all’interno del salotto europeo, dai Paesi scandinavi e quelli balcanici post-disfacimento jugoslava a quelli l’area post-sovietica.Sebbene il regolamento vieti di inserire messaggi politici nei testi delle singole canzoni, il divieto è stato più volte infranto, come recentemente è successo quest’anno con la canzone dell’Ucraina. Oltre all’esclusione della Russia dall’evento da parte dell’European Broadcasting Union, –che organizza l’evento – 24 ore dopo l’invasione dell’Ucraina.
SOFIA SCODINO

Un processo che è frutto delle elezioni del 25 settembre e del “nuovo corso” della politica italiana coinciso con la salita a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni. Un evento, comunque lo si giudichi, di portata storica. E non solo perchè è la prima donna nella Repubblica italiana che diventa Premier. Ma anche, e soprattutto, per il nuovo equilibrio politico che si è innescato, al di là delle amenità e delle cianfrusaglie propagandistiche della sinistra populista e massimalista, sul ritorno del fascismo, sulla deriva illiberale e sulla minaccia autoritaria dell’esecutivo di centro destra.