Il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd) annuncia un’Interrogazione: “Il centrodestra piemontese litiga sulle poltrone, la Valle d’Aosta governa il Parco e fa quello che vuole”
«Il centrodestra continua a litigare sulle poltrone e non riesce a trovare un accordo sul nome del futuro presidente dell’ente Parco nazionale del Gran Paradiso, con la conseguenza di lasciarne la gestione nelle mani della Valle d’Aosta. L’incapacità di chi governa la Regione Piemonte di trovare un accordo tra FdI, Lega e Forza Italia ha creato una situazione di stallo, facendo slittare la nomina del nuovo presidente e costringendo il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, a confermare Italo Cerise nel ruolo di commissario straordinario. Una grave inerzia che danneggia il Parco, in una fase in cui sarebbe necessario affrontare importanti priorità. In occasione del centenario del Parco la politica tutta si è spesa in giusti elogi celebrativi, ma ora che bisogna passare ai fatti, ecco che le destre che governano il Piemonte non sono in grado di decidere. Eccellenze come il Parco nazionale del Gran Paradiso sono una straordinaria opportunità per il territorio, anche in termini di attrattività turistica e di ricadute economiche. È intollerabile che Giunta Cirio la metta a rischio per una questione di poltrone. Il Parco ha bisogno subito di una nuova ed autorevole governance. Su questo tema presenterò un’Interrogazione in Consiglio regionale: la Giunta dovrà spiegare perché non è in grado di fare il nome del nuovo Presidente e di difendere gli interessi del Piemonte».
Alberto AVETTA
Consigliere regionale Pd
Comunità umane innanzitutto. Cioè vere e proprie scuole di formazione, momenti di autentica amicizia tra i vari leader, militanti e simpatizzanti, luoghi dove si cresceva politicamente e culturalmente. Certo, luoghi anche di sano confronto e di duro scontro ma sempre riconducibili alla politica e al rispetto tra le persone e delle persone. Qualcuno potrebbe dire, e forse anche giustamente, che si tratta di un periodo ormai consegnato alla storia e che non sarà mai più riproponibile. C’è però un aspetto che non può essere facilmente eluso. E cioè, in quella lunga stagione – che coincide con l’intera prima repubblica e con l’inizio della cosiddetta seconda repubblica – i partiti, e le rispettive correnti al loro interno, coincidevano non solo con la militanza delle persone, il radicamento territoriale, la rappresentanza sociale e culturale ma erano anche momenti di crescita personale e comunitaria. Insomma, a prescindere che si facesse, o meno, politica per tutta la vita, si continuava a mantenere un ricordo straordinario per una esperienza che ti aveva segnato profondamente. A livello politico ed umano.
Un portoncino d’ingresso divelto da settimane e la possibilità, per soggetti ignoti, di entrare negli spazi comuni: