

Giovedì 11 settembre, alle 18.00, lo Spazio Libreria della Festa de l’Unità in piazza d’Armi a Torino ospiterà la presentazione de Il seggio del peccato, l’ultimo libro di Marco Travaglini. Introdotto dal Consigliere comunale Alberto Saluzzo e moderato dalla giornalista Barbara Castellaro, l’autore – nato sulla sponda piemontese del lago Maggiore e torinese d’adozione – parlerà dei suoi racconti intesi a dare voce soprattutto alla gente comune, a quel mondo piccolo, ma non minore con il quale ha sempre amato convivere, assimilandone i problemi, le speranze, le gioie e i dolori. Una scrittura, quella di Travaglini, che nasce dal cuore e arriva al cuore, cogliendo con passione e slancio poetico la vita delle strade, dei piccoli paesi tra i laghi e le montagne così come delle vie di Torino o della campagna canavesana, con attenzione al passato, a tempi meno facili, ma più ricchi di semplicità, di saggezza antica, di rapporto umano. Erano gli anni delle case di ringhiera e dei circoli operai, dei grandi prati non ancora invasi dal cemento; delle quattro stagioni; degli inverni dalle abbondanti nevicate e delle primavere verdi punteggiate di rondini e maggiolini. Ne’ “Il seggio del peccato”, attraverso ventisette racconti, il lettore è guidato in un itinerario emozionante che abbraccia città, campagne, laghi e montagne. Le ambientazioni e i personaggi, siano essi frutto di fantasia o realistici, ci introducono nella peculiarità delle città o delle piccole comunità piemontesi. Come scrive nell’introduzione Sergio Chiamparino, già sindaco di Torino, “sono racconti ricchi di riferimenti storici, di notizie su luoghi, edifici storici, di curiosità, ricostruzioni di antiche tradizioni e motti popolari, molte cose che si ignorano o almeno io ignoravo”. Così, mescolando realismo con un tocco di immaginazione, Travaglini disegna un mosaico di storie di vita quotidiana, dove vizi e virtù della gente comune si intrecciano con le astuzie e le ingenuità tipiche delle persone semplici. La scrittura è piacevole e attraversata da una vena ironica che permea tutte le storie, rendendo la lettura al contempo leggera e profonda. Spiccano episodi come quello di Elvio e Aida, definiti i “Fred e Ginger della periferia, o le vicende del signor Brusa e del suo sigaro tra le cave del marmo di Candoglia e il Duomo di Milano. Tra i personaggi si alternano tipi sorprendenti come Anacleto, “esperto nel fare affari”; Laura, “sveglia, simpatica e piena d’entusiasmo… con la passione per la meccanica”; o il sodalizio Alvaro e Giovannino che riescono “in ogni caso, a mettere insieme il pranzo con la cena e persino a ricavare qualche soldo da mettere in cascina”. Poi c’è Oreste, detto il Tempesta “che raccontava le sue avventure, partendo sempre da quella volta che aveva portato sull’Isolino una contessa”. E così via, molti altri personaggi animano questo vivace affresco di esistenze periferiche. È decritta la Luino di Piero Chiara e del signor Brovelli; si narrano le fatiche degli scalpellini del già citato granito rosa, le avventure truffaldine e briose di Toni Fuoribordo, gli spalloni con il loro “andar di frodo con la bricolla a spalla”. Sono, tuttavia, solo alcune delle diverse storie che compongono questo affresco di vita piemontese. La raccolta si conclude con un nostalgico Ritorno in Formazza e lo spassoso equivoco sulle misteriose origini del Re di Superga, che chiudono il cerchio di un viaggio emozionante attraverso la memoria e la tradizione. In definitiva, Il seggio del peccato è un omaggio affettuoso e suggestivo al Piemonte, alle sue genti e alle sue terre. Insomma, un libro che non deluderà.
Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori
Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro gruppo FB visto quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza non poteva che essere Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per il territorio palestinese, ora sanzionata dal governo americano ma anche proposta per il Premio Nobel per la Pace
Settembre, tempo di letture: che siate già tornati alla quotidianità della vita lavorativa o siate appena andati in vacanza, un buon libro non può mancarvi e, allora, ecco qualche consiglio per scegliere la prossima lettura.
E’ già uscito in Italia Il Tempo Degli Eroi (Nord, 2025) nuovo atteso thriller storico di Frank Schatzing che ci riporta nell’Inghilterra del secolo XIII.
Per chi ama il melodramma, Garzanti ha da poco pubblicato Il Loggionista Impenitente, guida all’ascolto dell’opera lirica di Alberto Mattioli.
Torna in libreria Ann Tyler con Tre Giorni Di Giugno (Guanda, 2025) la storia di un nuovo inizio per chi ama i romanzi dall’umorismo velato di malinconia.
Consigli per gli acquisti
Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.
Asimmetrie Dei Giorni Pari (Bertoni, 2025) è il nuovo romanzo di Valentina di Ludovico (Comuni-Care, La Vertigine Del Tutto) un romanzo che fa sentire lo scricchiolio dell’esistenza e apre una riflessione sulla salute mentale e la sua influenza sui ruoli che siamo chiamati a interpretare nella vita di tutti i giorni.
Una storia di rinascita che nasce dalla lotta contro una malattia rara e l’isolamento è Un Amico Invisibile (Bertoni, 2025) il nuovo romanzo di Gina Scanzani: un libro che tocca il cuore e dimostra come, anche nei momenti più bui, sia possibile trovare la luce.
Incontri con gli autori
Sul nostro sito potete leggere le interviste agli scrittori del momento: questo mese abbiamo incontrato: Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti e abbiamo discusso del loro recente romanzo, Nessun Perdono (Guanda, 2025) che inaugura una nuova serie di gialli.
Alice Bassoli ci parla, invece de Le Streghe Non Dormono (Corbaccio, 2025), il suo nuovo romanzo che appartiene al genere, tutto italiano, del “gotico rurale”.
Infine, Gian Marco Griffi ha pubblicato un romanzo di tipo introspettivo, Digressione (Einaudi, 2025) e ce lo ha presentato in un’intensa chiacchierata.
Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it
“Quel giardino” dove si sentiva a casa erano i Giardini Botanici Hanbury che si distendono dal promontorio della Mortola verso il mare di Ventimiglia, a pochi chilometri dal confine francese. Diciotto ettari sull’estrema punta del Ponente ligure al quale dedicò la sua opera letteraria, ambientando racconti e poesie. Un gioiello naturalistico prezioso, uno dei giardini di acclimatazione più belli e preziosi d’Europa e dell’intero bacino mediterraneo. Orengo raccontava che sono blu le terre della Liguria quando fioriscono i carciofi, quando il mare “rimbalza il suo colore sotto i pini, quando si alza il fumo degli sterpi sulle fasce, quando la campanula buca i rovi e quando la bungavillea e il glicine sui muri incontrano il tramonto”. In questo modo il blu si imprime indelebilmente nella memoria, trasformandosi nel colore del ricordo e della terra. Quella terra “aspra e dolce della Liguria di Ponente che da Imperia a Ponte San Luigi corre anguillesca sul mare e su, verso l’interno di paesi d’incanto, umidi e solari”. Con Terre blu Nico Orengo raccontava una geografia sospesa tra la realtà e l’immaginazione come può essere solo quella di “un viaggiatore che ritorna sui suoi passi per constatare che c’è un albero in più e una pietra in meno, che il pollaio è una villetta, o che quel tal orto si è fatto casa”. Alla terra di confine dove ambientò quasi tutti i suoi romanzi Nico Orengo rimase sempre legatissimo. La sua Liguria non era solo uno spazio naturale pieno di odori e colori, suggestioni straordinarie sospese tra il blu del mare e i colori forti dell’entroterra ma anche un luogo della memoria, degli anni della giovinezza e dell’adolescenza. Un mondo intero dove si intrecciavano indimenticabili ricordi che rievocò nei suoi romanzi (Dogana d’amore, Il salto dell’acciuga, Le rose d’Evita, La guerra del basilico, Ribes, La curva del latte) con la sua scrittura lieve e ironica. Nel suo penultimo romanzo, Hotel Angleterre, accompagnò i lettori in un viaggio della memoria rimescolando ricordi, rievocando la figura della nonna paterna, la contessa Valentina Tallevitch, che, nelle fredde sere invernali, mentre gettava bucce di mandarino nel fuoco acceso nel camino, narrava ai nipoti vecchie storie della nobiltà russa in Costa Azzurra e nella Riviera di Ponente, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Nell’ultimo, Islabonita, ambientato a metà degli anni Venti, usa l’espediente narrativo del bestiario e di una figura antropomorfica di anguilla voyeur, per raccontare un epoca che stava per lasciare una traccia dolorosa e indelebile sulla pelle della nazione. Spesso nei suoi libri riecheggia l’amarezza per il tramonto della società contadina e il declino dei suoi umanissimi valori a scapito del rapido imporsi del modello industriale e urbano che il boom economico avrebbe poi codificato nell’avvento della società dei consumi. E la natura e l’ambiente, entrambi da difendere e tutelare, rappresentano desideri che emergono in molti racconti come Gli spiccioli di Montale dove, in un tratto di mare al confine con la Francia, un uliveto che rischia di scomparire, provocando uno strappo violento nella memoria, quasi come se un ricordo venisse rubato. Ci restano in eredità i suoi versi, le filastrocche ( A-ulì-ulè ) , i racconti, le battaglie contro la speculazione edilizia e per la salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni culturali, il bellissimo ritratto delle langhe fissato nelle pagine del romanzo Di viole e liquirizia. Nico Orengo morì a Torino, nella mattinata di sabato 30 maggio 2009, all’ospedale delle Molinette dove era stato ricoverato dopo una crisi cardiaca. Aveva 65 anni. Al capoluogo piemontese ( vi era nato il 24 febbraio del 1944) era legato per l’intensa collaborazione con Einaudi e la lunga direzione di Tuttolibri, il settimanale letterario de La Stampa, quotidiano per cui scriveva. Non casualmente scelse come ultima e definitiva dimora il piccolo cimitero dei Ciotti tra La Mortola e Grimaldi, aggrappato alla roccia e affacciato sul mare blu cobalto. Come scrisse lui stesso nell’agosto del 2000, lo scenario non poteva che essere quello di “ una Liguria favolosa di sapori, fico polveroso e gelsomino stordente, di buganvillea e cappero, di garofano, calendula e rose, mirto e rosmarino”. Un buon modo di ricordarlo è quello di leggere le sue opere magari accompagnandone il piacere con un buon bicchiere di vino, preferibilmente rossese o vermentino, secondo le antiche ricette della cucina ligure.
Marco Travaglini
La mia vita selvaggia fra i lupi italiani
Molto interessante il saggio di Mia Canestrini, giovane ‘lupologa’ italiana, sia per professione, che per indole personale.
In un non lunghissimo testo, con il tratto veloce e conciso di chi sa comunicare, c’è tutto sulla sua vita, il contatto con la natura e un’infanzia passata in un paradiso ambientale come l’appennino tosco-emiliano.
E’ un’esistenza già segnata dalla sua infanzia, anni verdi con le orecchie già accarezzate da storie di lupi, avvistamenti, pericoli, leggende, paura e fascinazione. Si tratta di tratti ancora infantili e in seguito adolescenziali, che tracceranno però solchi profondi sulla sua vita di adulta.
Nel volume c’è infatti molto sulla vita di una ragazza intelligente, avventurosa, colta e capace, quanto della realtà di un animale immaginifico come il lupo, da sempre lontano e vicino di vita con noi umani, con le sue realtà e le fantasie sulla sua supposta ferocia.
Iscritta alla facoltà di Scienze Naturali e poi specializzata in Conservazione della biodiversità animale, Mia passa oltre dieci anni principalmente nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-emiliano con il ruolo di Tecnico per i progetti LIFE dell’Unione Europea, la salvaguardia dei lupi e loro coesistenza con le persone che vivono su alpi e appennini.
Con il coinvolgimento emotivo di un romanzo, viene tracciata la sua vita operativa in mezzo a boschi e montagne, seguendo gli spostamenti dei branchi, ricercando resti escrementizi dei lupi da gestire in laboratori attrezzati per mapparne alimentazione, età e malattie; e poi cuccioli da salvare, adulti da curare, verifiche sui danni da predazione.
Con minuziosità, il libro della Canestrini pubblica foto sulle tante fototrappole posizionate sui passaggi di esemplari solitari e branchi, commentando gli appostamenti di volontari e del personale addetto, gli incontri con pastori (spesso vittime economiche delle predazioni) e le operazioni congiunte con i Carabinieri Verdi, verifiche sui resti di razzie su animali domestici, in un ritmo di scrittura affascinante e per niente cattedratico.
Questo libro interessa poi un pubblico non solo residente nei luoghi citati dal libro. Infatti i branchi, inizialmente partiti da est, oltre che scendere sull’appennino, si sono moltiplicati e spostati – lentamente ma progressivamente – verso occidente, arrivando in Val di Susa, Chisone, e la vicina Francia alpina.
Il lupo assurge sempre di più, perciò, a presenza nuovamente globale.
Dietro questi dati statistici, soggiace inoltre la parte più filosofica e archetipica della figura di questo meraviglioso animale (per l’autrice, di un sacro valore esistenziale), da noi temuto, spesso amato, sempre rispettato.
Sono, queste, pagine fitte di incontri e collaborazioni entusiasmanti con le tante persone che hanno interagito con l’autrice per lunghi anni, fino a che .. come in una moderna fiaba, i lupi le hanno fatto trovare l’amore.
FERRUCCIO CAPRA QUARELLI
Mia Canestrini, LA RAGAZZA DEI LUPI, La mia vita selvaggia tra i lupi italiani, Piemme editore, 220 pagine
“C’era un odore, in quelle estati, che non ho mai più trovato altrove. L’odore così com’era non lo ricordo, ovviamente, e tuttavia accompagna la memoria di ogni singolo momento vissuto in quelle estati, io e mia sorella quell’odore lo abbiamo chiamato l’odore del sole”. Questo pezzo non è una recensione ma un consiglio di lettura all’insegna della nostalgia delle estati che furono e che non sono più. Quelle trascorse sulla stessa spiaggia e nello stesso mare, quelle che per noi torinesi iniziavano con la chiusura della Fiat e finivano con la riapertura dei cancelli a Mirafiori. Il libro da leggere in questo epilogo estivo è «Settembre nero» di Sandro Veronesi (La nave di Teseo). Non perché l’ultimo romanzo del due volte Premio Strega non sia adatto a tutte le stagioni ma perché nel raccontare l’estate deldodicenne Gigio Bellandi, Veronesi descrive le atmosfere, i colori, i suoni e gli odori che hanno segnato le estati di noi boomers.
Siamo nel 1972: la famiglia di Gigio lascia Vinci per trasferirsi a Fiumetto, in Versilia. Gigio è un ragazzino “che non sa ancora niente di niente”, vive in un mondo minuscolo, intento a coltivare passioni adolescenziali come ciclismo, automobilismo, calcio e scacchi. A vegliare sulla serenità sua e della sorellina Gilda, sono il padre avvocato penalista, uomo di “luminosa superficialità”, e l’affascinante madre irlandese. Gigio trascorre le sue giornate allo stabilimento balneare “Bagno Stella”, immerso nell’odore del sole. Un odore onnipresente e pervasivo, artificiale, chimico. Odore di plastica, di gomma, di nylon, di sapone e di shampoo. Odore di crema solare.
Per Gigio Bellandi l’estate del 1972 segna la scoperta della musica, del fumetto adulto (Linus, L’Eternauta) e del desiderio per Astel Raimondi, la ragazzina dalle treccine “nere come onice nera”. Mentre alle Olimpiadi di Monaco si consuma il massacro commesso dai terroristi palestinesi di Settembre Nero, anche nella vita di Gigio si abbatte una tragedia: la confessione del padre del tradimento con la vicina d’ombrellone (e madre di Astel) manda in frantumi la famiglia. Un romanzo di formazione, certo, un romanzo sul potere evocativo delle parole e su quello seduttivo e salvifico della lingua, ma soprattutto un racconto capace di restituirci una precisa fotografia di un’epoca perduta, quella delle estati italiane dagli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta, quando i consolidati copioni delle nostre abitudini vacanziereverranno rivoluzionate dai low cost e dalla globalizzazione. L’estate del ’72 di Gigio Bellandi era identica a quella di Jerry Calà e Marina Suma in quel “Sapore di mare” uscito nella sale nel 1983 ma che i Vanzina ambientarono nella Forte dei Marmi di vent’anni prima, immortalando nello stesso tempo una stagione passata e una contemporanea. Identica all’estate che stava finendo cantata dai Righeira nel 1985. Identica alle mie estati degli anni Ottanta. Trascorse prima sotto l’ombrellone di mia madre (sempre lo stesso ombrellone nella stessa fila della stessa spiaggia, con immancabile raccomandazione al bagnino di riservarla per l’anno dopo), leggendo “L’Uomo Ragno” e gli altri fumetti super-eroistici pubblicati in Italia dalla Corno; quindi con quelli della “compagnia”, il gruppo di amici ed amiche che si ritrovavano anno dopo anno con appuntamento fisso allo stesso posto e alla stessa ora per lo struscio serale sul lungomare. Per poi sciogliersiquando in “spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più” (cit. Righeira) e l’odore del sole si trasformava solo in un ricordo.
Emanuele Rebuffini

Marco Travaglini
UN VIAGGIO REALE IN QUELLO CHE CREDIAMO IRREALE
Giappone, tempi moderni. Poco più che ragazzina, Tsukiko, riceve la devastante notizia della morte dei genitori in un incidente d’auto. Ѐ un colpo terribile alla sua percezione del mondo, rispetto a una vita improvvisamente divenuta banale e vuota di qualunque significato.
A metà fra la sua volontà e la sorte, la vecchia Hana le offre da leggere un libro di insegnamenti spirituali, che però Tsukiko rigetta perché troppo distanti dai suoi stati d’animo straziati dal dolore della perdita. È una battaglia che la spinge a scaraventare il libro sulla parete della sua stanza e a dire a stessa che dovrà trovare da sola le risposte, partendo per un viaggio avventuroso verso la vetta del monte Fuji che le dicono contenga tutte le risposte, incontrando gli Elementi della natura e i loro Spiriti Custodi.
Attraversando Terra, Acqua, Fuoco e Aria giungerà anche a conoscere l’Etere, il quinto elemento.
Ma il suo vero obiettivo resta il Maestro che vive nel monte.
L’AUTRICE
Torinese di origine, Monica Felletti è nata il 9 settembre 1977
Dal 2000 vive e lavora a Roma
Da sempre appassionata di spiritismo e parapsicologia, ha investito tutti i suoi sforzi in una ricerca della vera comprensione di ciò che ci sembra inspiegabile.
Negli anni ha fatto parte di alcuni cerchi medianici di alto profilo, sperimentando direttamente le più diffuse tecniche di contatto con l’Aldilà.
E’ intervenuta, attraverso interviste, su canali YouTube dedicati al tema riscuotendo apprezzabile successo. Dopo la pubblicazione de “L’altro lato delle cose” con Serarcangeli editore e la collaborazione ad alcuni testi inerenti spiritismo e medianità, è qui alla sua prima pubblicazione indipendente.
Torna anche quest’anno a Bardonecchia il Festival Bardonoir, giunto alla terza edizione. Attesi autori nazionali ed anche, per la prima volta da oltralpe. Tra loro Gabriella Genisi, creatrice di Lolita Lobosco e la francese Michele Pedinielli, tradotta di recente in Italia

Il Premio Agatha 2025, organizzato dalla rivista Agatha in collaborazione con Golem Edizioni, sarà assegnato alle autrici dei tre migliori racconti noir, ambientati in terre di montagna o di frontiera.
Bardonoir arriva alla sua terza edizione e si può dire che il Festival noir di Bardonecchia sia ormai una rassegna consolidata. Nato come evento locale, sta assumendo rilevanza al di fuori della Val Susa e del Piemonte, anche grazie al coinvolgimento di scrittori di livello nazionale.
Quest’anno Bardonoir, diretto come sempre da Giorgio Ballario, nell’ambito della rassegna Scena 1312, organizzata dal Comune di Bardonecchia, si svolgerà da venerdì 22 a domenica 24 agosto e sarà ospitato al Palazzo delle Feste.
Il programma è particolarmente fitto e offrirà a cittadini e villeggianti un panorama coinvolgente della narrativa gialla e poliziesca italiana, anche se il debutto, venerdì alle ore 18, vedrà salire sul palco una scrittrice d’Oltralpe, la francese Michèle Pedinielli, noirista di Nizza che di recente è stata tradotta anche nel nostro Paese. Dopo di lei, alle 19, sarà la volta di Orso Tosco, autore ligure con le Langhe nel cuore che lo scorso anno si è aggiudicato niente meno che il Premio Scerbanenco, il più importante riconoscimento italiano.
Sabato 23 alle ore 12 si partirà con un aperitivo in compagnia di Massimo Tallone, autore torinese che a Bardonecchia è di casa, che presenterà la sua ultima opera inserita nella nuova collana noir nazionale di Capricorno Edizioni. Alle 15 un’importante novità per Bardonoir: il festival è stato infatti scelto per ospitare la cerimonia del Premio Agatha 2025, il primo concorso organizzato dall’omonima rivista e da Golem Edizioni dedicato a racconti noir scritti da donne, con ambientazione di montagna o nelle terre di frontiera. A seguire l’incontro con Giulio Leoni, uno dei migliori autori italiani di giallo storico. Infine, due nomi di assoluto rilievo sulla scena nazionale: alle 17 Gabriella Genisi, creatrice della serie di Lolita Lobosco, diventata celebre anche in televisione; e alle 18,30 un omaggio alla Roma in giallo di François Morlupi. Seguiranno in serata le tradizionali letture teatrali ad alta tensione nel Borgo Vecchio a cura dell’Accademia dei Folli.
Domenica 24 alle 11,30 aperitivo in biblioteca con il gruppo Torinoir, che ritorna dopo alcuni anni di silenzio con un’antologia noir sul Teatro Regio di Torino; alle 15 tavola rotonda sul noir al femminile con autrici ed editrici (Luisa Ferrero, Francesca Mogavero, Valentina Castellan e Mara Barbara Rosso). Infine, alle 16, a chiudere il festival sarà un’altra autrice molto nota e apprezzata dal pubblico, Alice Basso, che parlerà della sua nuova serie di “cosy crime”.