ECONOMIA- Pagina 478

20 maggio 1970: lo Statuto dei Lavoratori diventa legge

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 20 maggio 1970, esattamente 50 anni fa, lo Statuto dei Lavoratori diventava legge dello Stato

Una legge che ha inciso profondamente sulle relazioni sindacali ed industriali, e a cui stiamo dedicando un lavoro finalizzato a ricostruire il contesto storico, politico ed economico in cui è stata approvata, e ad aprire una discussione su cosa l’esperienza della sua attuazione suggerisce per l’oggi. Ai contenuti dello Statuto ed alla sua approvazione parlamentare ha dato un contributo determinante il Ministro del Lavoro Carlo Donat-Cattin, che ha preso il testimone dal socialista Brodolini, prematuramente scomparso. Al ruolo di Donat-Cattin è dedicato l’articolo di Giorgio Aimettiche ricorda sul  sito della Fondazione Donat-Cattin la ricorrenza cinquantenaria. L’articolo di Aimetti si accompagna alle interviste ad Alessandro Parola ed a Stefano Musso sul significato dello Statuto. Seguiranno nei prossimi giorni le interviste ai protagonisti dell’epoca, tratte dall’archivio della Fondazione, ed un approfondimento su cosa è cambiato cinquant’anni dopo.

Video su Rai Play
Su Rai Play è stato pubblicato il video 1970. La vittoria dei lavoratori. Cronache del lavoro e dell’economia: dibattito con Carlo Donat-Cattin.
Gennaio 1970: il ministro del Lavoro Carlo Donat-Cattin risponde alle domande di Enzo Forcella e Ugo Indrio sull’autunno caldo e sul ruolo da protagonista del governo nelle trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro.

Confini regionali chiusi ma si protesta se i turisti europei vanno altrove

COMMENTARII  di Augusto Grandi / Il ministro Boccia continua a tener sigillati i confini tra le regioni italiane mentre il lìder minimo tuona (beh, brontola sottovoce) contro gli accordi tra i Paesi europei che aprono i confini per i turisti di tutte le altre nazioni.

Non accetteremo accordi bilaterali che taglino fuori l’Italia”, avverte Conte. E non si capisce se si accorga di quanto sia ridicolo.

Innanzitutto perché gli accordi non sono bilaterali, poiché ormai non riguardano più soltanto Austria e Germania ma coinvolgono la Francia, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Slovenia, la Croazia, la Cechia, la Slovacchia, l’Ungheria. In pratica restano escluse solo Spagna ed Italia.

Al lìder minimo hanno dato fastidio soprattutto gli inviti rivolti ai turisti tedeschi di scegliere le “spiagge sicure”, che sarebbero poi quelle sull’altra sponda dell’Adriatico, dunque in territorio attualmente sloveno e croato. Ma Conte ed il dittatorello lombrosiano dovrebbero spiegare come possono pretendere che i turisti europei considerino sicure le spiagge italiane sottoposte ai demenziali provvedimenti governativi…

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Confini regionali chiusi ma si protesta se i turisti europei vanno altrove

Con “Cantieri diffusi” di Fondazione Crt la cultura non si ferma

“L’arte e la cultura non possono fermarsi, neppure in un momento di estrema difficoltà come quello attuale “, il Presidente di Fondazione CRT Giovanni Quaglia ha così annunciato la riapertura , fino al 30 giugno, dell bando “Restauri Cantieri diffusi”, per beni storici, artistici e architettonici di particolare pregio e valore in Piemonte e Valle d’Aosta.

I contributi assegnati dalla Fondazione CRT – fino a 40.000 euro per ogni “cantiere” di intervento – sosterranno il restauro di beni mobili (tele, organi, statue, beni librari, arredi lignei) e beni immobili sottoposti a tutela, per i quali siano stati predisposti progetti definitivi/esecutivi (autorizzati dalle Soprintendenze da non oltre cinque anni) cantierabili entro un anno.

Il bando, pubblicato on line sul sito www.fondazionecrt.it, è rivolto a enti pubblici o religiosi, associazioni, fondazioni, musei, comitati, enti senza scopo di lucro. L’obiettivo è garantire la tutela, il mantenimento e la fruizione del patrimonio storico-artistico del territorio, inserito nel contesto paesaggistico e ambientale, incoraggiando anche il coinvolgimento delle comunità locali attraverso iniziative di raccolta fondi.

“l’intervento della Fondazione CRT contribuisce a salvaguardare beni, ambiente e paesaggio, rafforzando anche il senso di comunità, e concorre significativamente e concretamente alla ripartenza di attività economiche ad alto impatto occupazionale, fondamentali per preservare il tessuto economico-sociale del territorio”, afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia.

“Un indotto di 300 piccole e medie imprese è stato attivato nell’ultimo anno con il bando ‘Restauri’ della Fondazione CRT. Questo progetto ha un valore culturale, occupazionale ed economico, perché mette in moto nuovi cantieri che danno lavoro a tanti ‘artigiani della bellezza’ sul territorio: un primo passo per far ripartire il settore nella fase 2”, dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci.

Dal 2003 a oggi 2.600 beni storici, artistici e architettonici sono stati restaurati con il progetto “Restauri Cantieri Diffusi” della Fondazione CRT, che ha stanziato complessivamente 42,8 milioni di euro.

Fase 2, un aiuto agli oratori e ai Comuni per Estate ragazzi

Due milioni di euro saranno destinati a tutti i Comuni e gli oratori di Torino e del Piemonte per anticipare l’Estate Ragazzi”

Lo stanziamento da parte della Regione Piemonte è stato reso noto dal governatore Alberto Cirio, ospite della trasmissione Storie italiane su Rai Uno.

“Dobbiamo  preoccuparci di far tornare a lavorare le persone – ha detto il presidente – ma non bisogna dimenticarsi mai di poter lasciare i figli quando si lavora. Non tutti hanno la possibilità di pagare una baby sitter, o la fortuna di avere dei nonni, così noi ci siamo posti il problema per primi e abbiamo anche stanziato i fondi per Estate Ragazzi”.

Anche Ricolfi contro il governo che vuole “la società parassita di massa”

COMMENTARII  di Augusto Grandi / La società parassita di massa”, la definisce Luca Ricolfi, sociologo non certo schierato con il centrodestra ma, non per questo, meno critico nei confronti dei disastri provocati dal lìder minimo e dai dittatorelli.

D’altronde, tragicamente, le analisi più feroci e puntuali stanno arrivando da personaggi come Cacciari e Saraceno, compagni di sicura fede e critici intransigenti dei demenziali provvedimenti del ministro Azzolina…

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Anche Ricolfi contro il governo che vuole “la società parassita di massa”

Il teleriscaldamento anche a Nord-Est di Torino

Accordo IREN ed ENGIE per la sostenibilità della città di Torino e dell’area metropolitana

Nuovo collegamento tra la centrale cogenerativa di Leinì (ENGIE) e la città di Torino

Un’energia cogenerativa a basse emissioni di carbonio che farà risparmiare ogni anno 135mila tonnellate di CO2 alla città di Torino

L’emergenza COVID 19 non ferma l’impegno comune di ENGIE e di Iren
verso la decarbonizzazione.

ENGIE e IREN Energia S.p.A., società controllata dal Gruppo IREN, con l’obiettivo di
essere leaders nella transizione energetica a zero emissioni di CO2 e players di livello internazionale
nel settore del teleriscaldamento, hanno siglato un accordo per lo sviluppo del teleriscaldamento di
Torino.

Un’importante collaborazione che conferma l’impegno dei due Gruppi ad abbattere le emissioni e a
contrastare il cambiamento climatico: entro il 2024, infatti, il teleriscaldamento sarà ulteriormente esteso
raggiungendo anche l’area Nord-Est di Torino arrivando a servire oltre il 70% della volumetria edificata
della città.

Grazie alla sua centrale di Leinì, ENGIE produrrà 440 GWh di energia termica cogenerativa che verrà
trasportata attraverso un feeder di 6,4 km fino al confine tra Settimo Torinese e Torino.

IREN Energia estenderà la rete di teleriscaldamento nella zona Nord-Est della città di Torino per servire
inizialmente oltre 1.000 edifici, per complessivi 25.000 appartamenti e circa 6,3 milioni di metri cubi, con
un ulteriore potenziale di sviluppo fino a 11 milioni di metri cubi complessivi.

Il significativo incremento degli utenti serviti dal servizio di teleriscaldamento sarà così ottenuto senza
la necessità di realizzare nuovi siti produttivi nell’area metropolitana, ma ottimizzando l’utilizzo degli
impianti di generazione esistenti sul territorio, affiancati da un nuovo impianto di storage termico
nell’area Basse di Stura.

“Questa partnership è un esempio concreto di come nella ripartenza del paese siano fondamentali due
leve: la sostenibilità, intesa come sostenibilità ambientale, e la coesione, intesa come alleanza e
collaborazione fra soggetti sia privati sia pubblici per il sostegno alla comunità. – dichiara Damien
Terouanne, Amministratore Delegato di ENGIE Italia – In ENGIE siamo orgogliosi di poter contribuire
a questo progetto con un ruolo chiave nella produzione e nel trasporto di energia termica a basso
impatto ambientale. Integra perfettamente l’approccio territoriale che abbiamo sviluppato nell’area: a
Leinì e a Settimo Torinese”

“Lo sviluppo del teleriscaldamento – ricorda Massimiliano Bianco, Amministratore Delegato di IREN –
è uno dei pilastri strategici del nostro Piano Industriale. Attraverso questo progetto, che comporterà

investimenti per IREN per circa 90 milioni, il nostro gruppo contribuirà in modo significativo
all’abbattimento delle emissioni. Sarà come avere 90.000 auto in meno in città, grazie alle 135mila
tonnellate di CO2 evitate dall’arrivo del teleriscaldamento.”

“L’operazione – sostiene Renato Boero, Presidente di IREN – consentirà a Torino di
consolidare la leadership di città più teleriscaldata d’Italia e permetterà a Iren di rinforzare ulteriormente
la presenza del Gruppo nell’area metropolitana estendendo la rete di teleriscaldamento nella zona NordEst

del capoluogo piemontese contribuendo così a un significativo miglioramento della qualità dell’aria”.

In città aperti nove negozi su dieci

Secondo le associazioni Ascom e Confesercenti il  90% dei negozi a Torino ha riaperto  tra ieri e oggi

In tutto 1.400  a Torino e  2.600 se si considera tutta l’area metropolitana, compresi i centri commerciali.

Le due associazioni di categoria fanno sapere che non sembra ci siano esercenti che intendono  non riaprire, alcuni attendono per completare l’adeguamento dei locali alle nuove norme. Ma la preoccupazione è diffusa  perché la liquidità è limitata e temono di non farcela. I saldi, su richiesta dei commercianti, sono rinviati al primo agosto. Ha riaperto anche la maggior parte di barbieri, parrucchieri e dei centri estetici. Bar e ristoranti riapriranno da sabato prossimo 23 maggio.

(foto: il Torinese)

 

Il Comune approva l’ampliamento dei dehors per bar e ristoranti

Da Palazzo Civico / Il Consiglio Comunale ha approvato, questo pomeriggio, una delibera presentata dall’assessore al Commercio, Alberto Sacco, che prevede alcune misure per il rilancio delle attività commerciali in città, dopo lo stop forzato a causa dell’emergenza sanitaria, attraverso un piano straordinario di occupazione suolo pubblico.

Il provvedimento, approvato con 37 voti a favore, 1 astenuto, prevede, per gli esercizi commerciali con superficie lorda inferiore a 250 metri, la possibilità di ampliamento dell’attività commerciale sul suolo pubblico, nello spazio antistante i negozi, per una superficie di 60 metri quadri, nel rispetto del Codice della strada e delle norme relative all’eliminazione delle barriere architettoniche. Il requisito relativo alla superficie massima del locale non è richiesto per gli esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande. 

L’occupazione straordinaria del suolo pubblico sarà consentita sino al 30 novembre 2020 e gli esercenti non saranno soggetti al pagamento della Tosap.
Per poter ampliare la propria attività su suolo pubblico, gli operatori dovranno inviare una comunicazione tramite Pec alla Città con la quale il titolare dell’attività indicherà le finalità, l’estensione e le modalità dell’occupazione e, sotto forma di Dichiarazione Sostitutiva di atto di notorietà, assicurerà l’osservanza delle norme di legge, la garanzia del rispetto delle esigenze di mobilità per le persone con disabilità e la piena salvaguardia dei diritti di terzi, sollevando così la Città da ogni responsabilità.
La ricevuta della Pec sarà sufficiente per occupare il suolo pubblico. L’esercente, però, dovrà conservare, nella sede in cui l’attività è esercitata, copia della comunicazione inoltrata nonché atto scritto che attesti il nulla osta all’occupazione del suolo da parte degli esercizi e degli stabili ubicati in un diverso condominio eventualmente confinanti con l’attività.

L’assessore, che in mattinata aveva illustrato la delibera nella riunione della commissione Commercio, presieduta da Andrea Russi, ha sottolineato come il provvedimento sia caratterizzato da un percorso di sburocratizzazione da parte dell’Amministrazione comunale e di responsabilizzazione da parte degli esercenti che potranno avvalersi di un vademecum che, da domani, sarà on line sul sito del Comune, insieme ai moduli per inoltrare le richieste.

Vista la caratteristica di sperimentazione di un nuovo percorso, Sacco ha evidenziato come i controlli della Polizia Municipale prevedono, in un primo momento, l’invito al commerciante a porre rimedio ad eventuali irregolarità, senza incorrere in sanzioni.

Insieme alla delibera, è stata approvata una mozione di accompagnamento, primo firmatario Stefano Lo Russo che impegna la Giunta a concertare con le Circoscrizioni e le Associazioni di categoria un piano straordinario di pedonalizzazioni.

Il documento chiede anche il potenziamento del personale necessario all’attività informativa e di accompagnamento per le imprese e la garanzia di un pronto intervento in caso di mancato rispetto del Codice della Strada, con particolare riguardo alle esigenze di mobilità di persone con disabilità, alla sicurezza della mobilità ciclabile e pedonale ed all’utilizzo dei passi carrai.

Riapre Torino Outlet Village

Torino Outlet Village, l’outlet premium a soli 10 minuti dalla città di Torino, in accordo con le disposizioni del Decreto della Regione Piemonte del 17 maggio, ha riaperto le porte dopo l’emergenza COVID-19 che ha costretto l’Italia a rallentare il passo e gli italiani a modificare le proprie abitudini, sia nel lavoro che nella vita privata.

Nelle settimane di chiusura Torino Outlet Village ha lavorato incessantemente dietro le quinte per prepararsi alla riapertura e per garantire ai clienti la possibilità di godersi uno shopping in assoluta sicurezza grazie alle numerose azioni intraprese per offrire un’esperienza di visita piacevole e senza rischi.

Molte infatti le misure sanitarie intraprese dalla Direzione del Village per tutelare la salute dei propri clienti e dipendenti, in accordo con le disposizioni regionali: accesso al Village consentito solo con utilizzo della mascherina che sarà distribuita all’Info Point ai clienti che ne saranno sprovvisti, invito ad igienizzarsi le mani nelle speciali colonnine dislocate all’interno del Village, obbligo di mantenere la distanza di sicurezza seguendo la speciale segnaletica prevista, interventi di sanificazione di tutti gli spazi all’aperto ed incremento degli interventi di pulizia giornalieri negli spazi comuni, servizio di vigilanza continuo per evitare assembramenti.

Per limitare situazioni di assembramento all’interno dei negozi, le boutique limiteranno il numero di ospiti presenti contemporaneamente all’interno contingentando gli ingressi e per la sicurezza degli acquisti, in base al Decreto regionale, sarà necessario indossare guanti e mascherina per provare i capi.

Torino Outlet Village informa inoltre che, nell’ottica di rendere più fluida la permanenza all’interno del Village, verrà presto lanciato un servizio di Priority Lane che permetterà di prenotare in anticipo il giorno e l’orario di ingresso nei negozi scelti al fine di evitare eventuali attese. Le prenotazioni potranno essere effettuate anche all’interno del Village, attraverso un QR code dedicato presso ogni negozio, così da accedere al sistema di prenotazione online.

Fino al 22 maggio, i punti di ristoro operativi effettueranno solo il servizio “take-away”. Non sarà possibile consumare pasti all’interno dei locali. A partire dal 23 maggio saranno riaperte le attività di ristorazione.

Torino Outlet Village in queste settimane di lockdown si è dimostrato sempre vicino ai suoi clienti proponendo, sui propri canali social, attività di intrattenimento gratuite come lezioni di cucina, laboratori per bambini, lezioni di fitness, condivisione di contenuti multimediali dei partner culturali della Città e molto altro, a conferma del suo costante sostegno al territorio e della vicinanza ai propri clienti.

Torino Outlet Village torna quindi con responsabilità verso la normalità grazie alle numerose azioni intraprese.

Fondo Trasporti: le Regioni del Nord contro il Governo

 “Il fondo previsto dal Governo per il sostegno al trasporto pubblico assomiglia a una tragica presa in giro. I 500 milioni previsti dal Dl Rilancio coprono a malapena un terzo delle perdite per le imprese del settore stimate per il 2020 in almeno 1,5 miliardi a livello nazionale, secondo le analisi delle associazioni di categoria”, hanno dichiarato gli assessori ai Trasporti di Lombardia (Claudia Maria Terzi), Veneto (Elisa De Berti), Piemonte (Marco Gabusi), Liguria (Giovanni Berrino) e Friuli Venezia Giulia (Graziano Pizzimenti) commentando le misure del Governo contenute nel Dl Rilancio. 

 IN 2 MESI DANNI PER 600 MILIONI A LIVELLO NAZIONALE – “Lo stanziamento – hanno proseguito gli assessori – è insufficiente addirittura per ristorare i mancati ricavi di questa prima fase dell’emergenza sanitaria: per i primi due mesi di lockdown il danno economico subito dal Tpl, compreso il servizio ferroviario, a livello nazionale ammonta ad almeno 600 milioni di euro. Se poi il fondo da 500 milioni a livello nazionale dovesse anche includere i rimborsi degli abbonamenti, allora alle aziende resterebbero davvero le briciole. Per rimborsare gli utenti è bene che il Governo preveda un capitolo a parte con risorse importanti”.

 IMPRESE A RISCHIO CHIUSURA – “Come può pensare il Governo di affrontare una crisi di queste dimensioni con soli 500 milioni da dividere per tutte le Regioni? – hanno detto ancora gli assessori – Le imprese del Tpl rischiano di chiudere, con tutto quello che ne consegue in termini di drammi occupazionali per i lavoratori che perderanno il posto e problemi per l’erogazione del servizio. Il Governo rimedi subito, finora abbiamo assistito solo a tentennamenti e vergognosi balletti di cifre: dall’ipotesi di 800 milioni si è passati rapidamente a 500 milioni a livello nazionale. Le imprese, i lavoratori del settore e gli stessi utenti non meritano tutto questo. Sono in gioco i servizi per i cittadini e tanti posti di lavoro. Il tutto mentre il Gruppo Fs, società statale, ha dichiarato utili nel 2019 per 584 milioni di euro: Il Governo investa una parte di questo tesoretto per integrare il fondo di supporto al settore”.

 

(foto: il Torinese)