Una moneta locale per consentire ai ragazzi di scambiare libri nella biblioteca scolastica
Il Comune di Volpiano aderisce a «M’illumino di meno», la campagna di Rai Radio 2 e della trasmissione Caterpillar per incentivare il risparmio energetico, spegnendo nella serata di venerdì 16 febbraio le luci sulla facciata del Municipio e promuovendo l’iniziativa dell’Istituto comprensivo Volpiano «Scambia e Risparmia: Volpini per un Futuro Sostenibile» che prevede, spiega la presentazione, «l’introduzione del “Volpino”, la moneta locale dell’Istituto come strumento per l’acquisto dei libri durante il mercatino. La biblioteca scolastica premierà con un Volpino ogni libro donato, contribuendo così a valorizzare il concetto di economia circolare. Nei giorni precedenti l’evento, ogni studente avrà l’opportunità di portare a scuola un libro in buono stato e di recarsi con la sua classe in biblioteca, dove alunni o insegnanti volontari, in cambio dei libri, consegneranno il corrispettivo in Volpini. Il 16 febbraio, in ogni scuola, si terrà il mercatino con l’esposizione di tutti i libri. Le classi, a turno, potranno recarsi nel mercatino per scegliere i libri desiderati e procedere all’acquisto utilizzando i Volpini accumulati».
Inoltre, sono in programma iniziative collaterali come «Eco-Voce per Volpini: lettura ad alta voce per un futuro sostenibile», curata dai volontari del Gruppo di lettura ad alta voce della biblioteca comunale di Volpiano.
Credo che questo sia per me l’ultimo articolo dedicato ai funerali di Vittorio Emanuele. In primis lodo la bella (e coraggiosa) intervista del mio amico Gustavo Mola di Nomaglio (da non confondersi con il professore di Torre Sangiorgio (Cn) che decise con pochi amici legati ad una associazione segreta la decadenza da principe ereditario di Vittorio Emanuele. Anche molto apprezzabile l’intervista dell’amico Alberto Turinetti di Priero. Poi vengono gli scarabocchi storicamente sgrammaticati di chi ritiene che il funerale del principe in Duomo sia un’offesa alla Sindone, dimenticando che la Sindone venne portata a Torino dai Savoia e che l’arcivescovo che non andrà ai funerali, è il custode del dono che fece Umberto II al Papa. L’ultima ostensione vide Vittorio e famiglia ricevuti in pompa magna dall’arcivescovo pro tempore. Dopo l’esilio Vittorio Emanuele venne ricevuto dalla presidente Mercedes Bresso in Provincia; duole apprendere che oggi la stessa Bresso parli con disprezzo del signor Savoia: appare infatti un po’ incongruente con il suo passato di donna ligia alle istituzioni. Un altro giornalista sportivo che si definisce anche scrittore, scrive che il principe venne a Torino solo nel 2003, dimenticando che il principe era in esilio per oltre 50 anni non certo per libera scelta. Ci vuole quello che Omodeo chiamo’ il senso della storia e allora vedremmo che Torino è città sabauda in ogni angolo salvo le Vallette, via Artom ed altri borghi. Sono i Savoia che hanno edificato Torino. Basta vedere il mostro del palazzo dei lavori pubblici davanti al duomo o la pur bella Torre Littoria, per rendersi conto di cosa invece i Savoia hanno fatto con Juvarra, Guarini e i Castellamonte a Torino su invito della dinastia. Senza dimenticare il Museo Egizio e la Galleria Sabadua. Su Veneria Reale e la reggia non c’ è bisogno di dire nulla. Anche un fazioso non dovrebbe essere così incolto da non sapere. E al vero cretino che obietta anche su Superga come luogo di sepoltura del signor Savoia bisognerebbe ricordargli che la basilica venne edificata dal primo re sabaudo Vittorio Amedeo II.