CRONACA- Pagina 6

Nel portaombrelli e nel cappellino: i trucchi per nascondere la droga

Alto e basso canavese, sino alla prima cintura di Torino, abbracciando anche la collina della città

metropolitana. Sono queste le aree che hanno interessato una parte degli ultimi arresti per

detenzione ai fini di spaccio da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Torino.

Tra gli espedienti più curiosi c’è quello risalente ad alcuni giorni fa tra Chieri e Pino Torinese.

È stato un vistoso cappello da donna dallo stile tirolese indossato dal conducente di un crossover ad

attirare l’attenzione dei militari della Sezione Radiomobile di Chieri. L’equipaggio, insospettito

anche da una brusca manovra dell’autovettura, ha fermato il veicolo all’altezza di Corso Chieri, in

direzione di Pino Torinese. Il conducente, di origine nordafricana e in regime di detenzione

domiciliare, si accompagnava con un passeggero centrafricano. Visibilmente nervosi durante le fasi

del controllo, i militari hanno rinvenuto nell’auto, nascosti in una borsa frigo, 2.3 kg di cocaina, 4.200

euro in contanti e un’accetta. Entrambi sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di

sostanze stupefacenti e tradotti al Lorusso e Cutugno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria

A Cuorgnè, in Frazione Salto, i Carabinieri della locale Stazione, insieme ai militari di Rivarolo

Canavese e di Castellamonte, hanno tratto in arresto un anziano di 72 anni che nel suo giardino

coltivava 17 piante di canapa, di cui 5 con infiorescenze; oltre che al possesso di diversi barattoli in

vetro con all’interno marijuana, dal peso di oltre mezzo kg. Le piante, successivamente estirpate,

hanno rivelato un peso complessivo rilevante, pari a ben 9,9 kg. In questo caso, l’intervento era

scaturito in modo del tutto insolito, a seguito di una banale lite tra vicini. L’anziano, infatti, aveva

appiccato un fuoco di sterpaglie nel terreno del vicino di casa, scatenando il dissidio con il vicino

che aveva richiesto l’intervento dei Carabinieri. L’uomo è stato poi collocato presso la propria

abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa di convalida. Competente la Procura di Ivrea.

Un altro espediente curioso per celare sostanza stupefacente è stato quello utilizzato da un 48enne

residente nella prima cintura. L’uomo, sorpreso a cedere nei pressi della sua abitazione 0,71 grammi

di cocaina, al suo ritorno a casa ha pensato di nascondere ulteriore sostanza stupefacente (pari a 76

grammi) all’interno di un calzino riposto nel portaombrelli del vano condominiale. I militari

della Sezione Operativa e Radiomobile della Compagnia di Venaria, estendendo il controllo anche in

casa, hanno potuto poi attribuirne il possesso al 48enne a seguito del rinvenimento dell’altro

calzino, per marca e caratteristiche identico a quello nascosto nel portaombrelli. Nell’abitazione,

l’uomo è stato trovato in possesso anche di un bilancino di precisione e 830 euro in contanti.

L’arresto è stato poi convalidato dall’Autorità Giudiziaria di Torino che ha disposto il regime

degli arresti domiciliari.

Infine, sempre dalla Sezione Operativa e Radiomobile di Venaria, a Nole Canavese è stato arrestato

in flagranza un uomo di 73 anni, anch’egli sorpreso a cedere della sostanza stupefacente ad una

donna. All’atto del controllo, l’uomo è stato oggetto di perquisizione personale veicolare.

Nell’abitacolo, occultata vicino allo sterzo, i Carabinieri hanno rinvenuto un involucro

termosaldato di cocaina. L’esito positivo della perquisizione ha poi portato gli investigatori ad

approfondire il controllo anche in casa, dove, all’interno di un pacchetto di gomme di masticare,

sono stati trovati 18 grammi circa di cocaina, 16 grammi di sostanza da taglio, un bilancino di

precisione, materiale per confezionamento, 1.650 euro in contanti e diversi manoscritti riportanti

importi e nominativi di presumibili soggetti acquirenti.

L’uomo risulta attualmente sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla

Polizia Giudiziaria, come disposto dalla Procura di Ivrea, che procede.

Pnrr, il Piemonte si trasforma: 2.419 interventi per 1,78 miliardi. E ci sono anche i giardini storici

I grandi interventi finanziati dal Pnrr cominciano a tradursi in opere e risultati concreti, raccontati attraverso le immagini e le testimonianze delle persone che li stanno realizzando. È questo l’obiettivo di “Racconti PNRR – Storie da un territorio in continua evoluzione”, il progetto multimediale istituzionale della Regione Piemonte che accompagna il pubblico alla scoperta delle principali iniziative realizzate grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel complesso, la Regione ha gestito 2.419 interventi, per un valore di 1,78 miliardi di euro, raggiungendo il 100% degli obiettivi programmati.

Tra i primi progetti raccontati c’è quello dedicato alla tutela dei parchi e dei giardini storici, un patrimonio verde formatosi nel corso dei secoli e oggi considerato parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico piemontese. L’intervento, inserito nella Missione 1, Componente 3 del Pnrr, ha un valore complessivo di 721 mila euro e punta a coniugare la conoscenza scientifica del paesaggio con la formazione di nuove professionalità specializzate nella cura dei giardini storici.

Una parte fondamentale del progetto è stata la realizzazione del censimento e della catalogazione di 400 parchi e giardini storici di particolare pregio. Le informazioni sono state raccolte attraverso schede georeferenziate elaborate con il contributo di esperti del mondo universitario. L’attività, sostenuta con 120 mila euro, rappresenta una base conoscitiva utile anche per future strategie di valorizzazione turistica e culturale.

La mappatura comprende alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio piemontese: dall’Abbazia di Vezzolano – Giardino del Chiostro di Albugnano al Castello di Miasino, dalle Cascine e Serre del Castello di Racconigi al Giardino di Villa della Regina a Torino, fino al Giardino del Sacro Monte di Varallo, al Giardino di Villa Schneider a Biella, al Parco del Castello di Marengo ad Alessandria e a Villa San Remigio a Verbania.

Il progetto non si è però limitato alla conoscenza e alla catalogazione del patrimonio. Una quota significativa delle risorse Pnrr è stata destinata alla formazione di nuove figure professionali. Attraverso il sistema regionale delle agenzie formative accreditate sono stati infatti attivati otto percorsi specialistici, finanziati con oltre 600 mila euro, che hanno consentito a 111 persone di ottenere una qualificazione come giardinieri d’arte.

La formazione ha previsto una combinazione di lezioni teoriche e attività pratiche. Gli allievi hanno potuto affiancare maestri d’arte e tecnici specializzati, svolgendo centinaia di ore di tirocinio direttamente all’interno di alcune delle più importanti dimore storiche piemontesi.

«Valorizzare la professione dei giardinieri d’arte significa investire nella tutela di un patrimonio unico, trasformandolo in opportunità di sviluppo, occupazione qualificata e competenze altamente specialistiche – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Formazione Daniela Cameroni –. Per una Regione che ha scelto l’eccellenza come motore della propria crescita, formare professionalità dedicate anche alla cura della botanica storica significa fare del patrimonio culturale e paesaggistico una leva concreta per costruire il futuro».

Secondo Cirio e Cameroni, le Residenze Reali e più in generale il patrimonio storico, artistico e paesaggistico piemontese rappresentano un’importante risorsa per il turismo e per l’economia regionale, con ricadute sull’occupazione e sull’intera filiera della valorizzazione culturale. In questo sistema, spiegano, i giardinieri d’arte assumono un ruolo centrale nella conservazione di un patrimonio che appartiene all’identità del Piemonte.

La professione richiede infatti una preparazione specifica, perché intervenire su un giardino storico significa prendersi cura di un’opera che, a differenza di un bene architettonico, è composta anche da elementi viventi. La manutenzione di siepi secolari, alberi monumentali, fontane e specchi d’acqua richiede conoscenze botaniche, capacità tecniche e una particolare attenzione alle caratteristiche storiche e paesaggistiche del luogo.

Il racconto multimediale della Regione porta così il pubblico anche dietro le quinte delle attività di conservazione, mostrando attraverso fotografie e video il lavoro quotidiano degli operatori impegnati nella tutela del patrimonio verde.

«La scelta del linguaggio visivo ci consente di mostrare alla cittadinanza le azioni concrete delle istituzioni, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro svolto tra rilievi tecnici e momenti di apprendimento quotidiano – concludono Cirio e Cameroni –. Il progetto dimostra l’efficacia di un intervento strategico: da un lato mappare e valorizzare con un rigore scientifico senza precedenti l’immenso patrimonio verde regionale, dall’altro investire sui giovani e sulle competenze, creando nuove opportunità di lavoro qualificato con la figura del giardiniere d’arte».

Un intervento che punta quindi a unire tutela del patrimonio, formazione e occupazione, trasformando la conservazione dei giardini storici in una concreta occasione di valorizzazione culturale ed economica per il Piemonte.

Piemonte, un’estate a rischio incendi Territori sotto pressione: nuove strategie di prevenzione

È un’estate difficile sul fronte degli incendi boschivi in Piemonte, dove il caldo intenso, la scarsità delle precipitazioni e i periodi prolungati di siccità stanno creando condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme. Dalle aree montane alle colline, diverse zone della regione sono state interessate da roghi che hanno richiesto l’intervento coordinato delle squadre a terra e dei mezzi aerei. La situazione ha portato la Regione Piemonte a dichiarare dall’8 luglio lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale, sulla base delle valutazioni del Centro funzionale di Arpa Piemonte e dell’andamento meteorologico.

Tra le aree interessate dagli incendi nelle ultime settimane figurano Valprato Soana, nel territorio del Parco nazionale del Gran Paradiso, e diversi comuni della Valsesia, tra cui Cravagliana, Boccioleto, Cervatto, Fobello e Varallo. Situazioni problematiche si sono registrate anche nell’Alessandrino, nel territorio di Mornese, nell’Alto Ovadese, così come nel Verbano-Cusio-Ossola, nella Valle Cannobina e in alcune zone del Cuneese. In territori montani e particolarmente impervi l’azione di spegnimento può risultare complessa e richiedere un massiccio impiego di mezzi aerei a supporto delle squadre impegnate da terra.

A fronte di questa situazione, il sistema regionale antincendi boschivi ha mobilitato le diverse componenti operative: Vigili del Fuoco, volontari del Corpo AIB Piemonte, Carabinieri Forestali, Protezione civile, elicotteri regionali e, quando necessario, la flotta aerea dello Stato. È proprio il coordinamento tra queste forze a consentire di intervenire rapidamente sui fronti e di contenere, per quanto possibile, l’espansione degli incendi.

Ma l’emergenza non si affronta soltanto quando le fiamme sono già divampate. Il 28 luglio la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, valido per il periodo 2026-2030. Il documento rappresenta il quadro di riferimento per i prossimi cinque anni e punta a ridurre la superficie interessata dagli incendi, migliorando al tempo stesso l’efficacia degli interventi e la sicurezza degli operatori. Alla sua elaborazione hanno partecipato le strutture regionali competenti, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Corpo Volontari AIB Piemonte, Arpa Piemonte, IPLA, Università di Torino e i Parchi nazionali della Val Grande e del Gran Paradiso.

Il nuovo approccio tiene conto anche dei cambiamenti climatici, che stanno modificando le caratteristiche del rischio. L’aumento delle temperature, la variazione nella distribuzione delle piogge e periodi di siccità più lunghi possono rendere la vegetazione maggiormente vulnerabile e favorire incendi più estesi e difficili da controllare. Per questo la Regione punta sempre più sulla prevenzione e sulla gestione del territorio, affiancando alla lotta attiva interventi destinati a ridurre la quantità di materiale vegetale facilmente combustibile e a proteggere le aree più esposte.

Un altro tassello riguarda la manutenzione del patrimonio forestale. Il Programma triennale dei lavori forestali 2026-2028 prevede infatti attività di cura dei boschi, manutenzione della viabilità minore e della rete escursionistica, oltre all’attuazione degli interventi previsti dai piani di prevenzione degli incendi. La Regione sta inoltre portando avanti interventi per migliorare i punti di approvvigionamento idrico destinati alle operazioni antincendio, comprese opere sulle vasche presenti in diverse aree del territorio piemontese.

Nel frattempo, dopo gli incendi che hanno interessato diverse zone regionali, è stata avviata anche la programmazione degli interventi di ripristino dei boschi danneggiati. L’obiettivo è intervenire quando le condizioni del terreno lo permetteranno, valutando prima la capacità di rigenerazione naturale delle aree colpite e stabilendo soltanto successivamente dove sarà necessario procedere con interventi forestali specifici.

In una stagione così delicata, però, la prevenzione dipende anche dai comportamenti individuali. Durante il periodo di massima pericolosità, entro 100 metri dalle aree boscate, arbustive e pascolive è vietato compiere attività che possano provocare l’innesco di un incendio. Sono quindi vietati, tra gli altri, l’accensione di fuochi e fuochi d’artificio, l’utilizzo di apparecchiature che producano fiamme, scintille o brace, il fumo e l’abbandono di mozziconi o fiammiferi accesi. È inoltre vietato lasciare veicoli a motore a contatto con materiale vegetale facilmente combustibile e utilizzare fiamme libere non controllabili, comprese le lanterne volanti.

La prudenza deve valere anche per chi frequenta boschi e aree montane: non bisogna abbandonare rifiuti, accendere fuochi o effettuare attività che possano generare scintille e, soprattutto, non si deve ostacolare il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento. In caso di avvistamento di fumo o di un principio d’incendio, la segnalazione deve essere effettuata tempestivamente al 112, fornendo indicazioni precise sulla posizione. Un intervento rapido può infatti fare la differenza tra un focolaio circoscritto e un incendio di grandi dimensioni.

Piemonte, banche in ritirata: così interi territori rischiano di restare senza servizi

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C’è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte. Non è quello delle piazze vuote, ma quello delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede da anni e che oggi assume i contorni di una vera emergenza economica e sociale. La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio essenziale.

A fotografare questa trasformazione è un’indagine della CNA, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane più colpite. Oltre sei Comuni su dieci non dispongono più di una banca. Un dato che racconta una realtà fatta di chilometri da percorrere per effettuare un’operazione allo sportello, ma soprattutto di un rapporto sempre più fragile tra il sistema creditizio e il tessuto produttivo locale.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, ossatura dell’economia piemontese. Per un artigiano, un commerciante o una piccola azienda, la filiale non rappresenta soltanto un luogo dove eseguire operazioni bancarie, ma un interlocutore con cui confrontarsi per ottenere credito, finanziare investimenti o affrontare momenti di difficoltà. Quando quello sportello chiude, viene meno anche un punto di riferimento che difficilmente può essere sostituito da un’app o da una consulenza telefonica.

La provincia di Torino è quella che evidenzia con maggiore forza il problema, con il numero più elevato di imprese localizzate in Comuni ormai privi di una banca. Ma il fenomeno interessa l’intera regione. Anche territori tradizionalmente ben serviti, come Cuneo e Asti, vedono progressivamente ridursi la copertura: gli sportelli restano concentrati nei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli vengono progressivamente esclusi dalla rete bancaria.

Il risultato è un doppio divario. Da una parte quello geografico, che obbliga cittadini e imprenditori a spostamenti sempre più lunghi; dall’altra quello digitale, perché non tutti possono o vogliono affidarsi esclusivamente ai servizi online. Anziani, attività commerciali e imprese continuano ad avere bisogno di un contatto diretto con il proprio istituto di credito.

Per la CNA il rischio è che la razionalizzazione delle filiali finisca per impoverire ulteriormente territori già alle prese con spopolamento e riduzione dei servizi pubblici. La banca, infatti, non è soltanto un’attività economica: rappresenta un presidio che contribuisce alla vitalità di una comunità e sostiene lo sviluppo del sistema produttivo locale.

Da qui l’appello dell’associazione a istituzioni e operatori del credito affinché la modernizzazione del settore non si traduca in un progressivo abbandono delle aree periferiche. Perché se è inevitabile che il sistema bancario cambi, è altrettanto necessario evitare che l’innovazione lasci indietro interi territori.

L’uomo che ha investito i ciclisti: “Chiedo perdono”

Tramite il suo legale scrive: “Chiedo perdono ai familiari dei feriti” E dice di ammettere “la mia colpa, la mia responsabilità”. Si è rivolto all’ANSA, attraverso il suo legale, l’avvocato Tommaso Servetto, Giuseppe Campagna, il 73enne di Coassolo ai domiciliari indagato per tentato omicidio per avere investito in auto un gruppo di ciclisti a Lanzo Torinese: ne ha feriti quattro, finiti al CTO. “Non mi stavo rendendo conto di quello che facevo. Non ho mai fatto male a nessuno, sono corso dai carabinieri”, aveva detto l’anziano dopo  i fatti.

Furto al centro commerciale: un arresto

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi a Torino, un cittadino cubano di 43 anni per furto aggravato in concorso ai danni di un negozio di articoli sportivi situato all’interno del centro commerciale “Le Porte di Torino”, in corso Romania.
L’intervento è nato in seguito a una segnalazione della Centrale Operativa, che ha inviato gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico presso l’esercizio commerciale, dove due persone erano state fermate dal personale di sicurezza dopo essersi rese responsabili di un furto.
Gli addetti alla vigilanza hanno riferito agli operatori di conoscere già la coppia, che si sarebbe presentata nel punto vendita con frequenza pressoché quotidiana nelle prime ore di apertura per sottrarre capi d’abbigliamento. Anche in questa occasione, i due si sono introdotti nel negozio occultando numerosi articoli all’interno di zaini. Dopo aver oltrepassato le casse senza pagare, sono stati fermati da personale della sicurezza. In quei frangenti è la donna però a darsi alla fuga, mentre l’uomo è stato trattenuto dagli addetti.
Gli accertamenti hanno permesso di verificare che i capi d’abbigliamento sottratti, del valore complessivo di circa 1000 euro, erano stati schermati con fogli di carta in alluminio per eludere il sistema di antitaccheggio. La merce, risultata integra, è stata restituita al responsabile del punto vendita.
La successiva perquisizione personale nei confronti dell’uomo ha consentito inoltre di rinvenire, all’interno del suo portafoglio, tre fogli di carta in alluminio analoghi a quelli utilizzati per schermare i dispositivi antitaccheggio.
Al termine degli accertamenti, l’uomo è stato arrestato per furto aggravato in concorso e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, associato presso le camere di sicurezza del Commissariato di P.S. San Paolo, in attesa dell’udienza di convalida.

Piemonte, esodo di Ferragosto: traffico intenso nel weekend ma senza criticità

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Traffico intenso, ma senza particolari criticità nel weekend appena terminato, sulle principali strade e autostrade del Piemonte in questo fine settimana che precede Ferragosto, caratterizzato dal secondo bollino nero dell’estate. I maggiori flussi interessano le direttrici utilizzate per raggiungere la Liguria, la Valle d’Aosta e la Francia, oltre ai collegamenti verso Lombardia ed Emilia-Romagna. Sotto osservazione soprattutto la tangenziale di Torino e le autostrade A4, A5, A6, A21 e A32.

In particolare, la A6 Torino-Savona è una delle arterie più interessate dagli spostamenti verso il mare. Per agevolare la circolazione nel periodo di maggiore afflusso, i cantieri presenti sul tratto piemontese sono stati ridotti o riconfigurati nei giorni più trafficati, con l’obiettivo di mantenere disponibili due corsie nella direzione prevalente.

La situazione piemontese si inserisce nel quadro del grande esodo estivo nazionale, che anche quest’anno sta portando milioni di automobilisti sulle strade italiane. Secondo i dati diffusi da Anas, nel fine settimana sono stati registrati complessivamente 22.492.917 transiti sulla rete gestita dall’azienda. Il dato risulta in lieve calo, dell’1,27%, rispetto al precedente fine settimana e dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il traffico resta comunque particolarmente sostenuto in molte aree del Paese, soprattutto lungo le direttrici che conducono alle località balneari e turistiche. Gli incrementi più consistenti sono stati rilevati sulla rete stradale e autostradale del Sud, con una crescita media dell’1,6%. Più contenuti gli aumenti sulle infrastrutture che attraversano le aree rurali (+1,2%) e su quelle a servizio delle zone costiere (+0,3%).

La giornata di domenica 9 agosto ha visto ancora una circolazione sostenuta su diverse arterie. Nella prima parte della giornata Anas ha segnalato aumenti dei flussi, tra gli altri punti, sulla A2 Autostrada del Mediterraneo, sulla SS106 Jonica e sul raccordo RA13 in Friuli-Venezia Giulia. In alcune tratte si sono registrati rallentamenti legati all’elevata quantità di veicoli in transito e a singoli episodi incidentali.

Il quadro generale, tuttavia, è rimasto sotto controllo grazie al potenziamento dei servizi di sorveglianza e all’attività delle sale operative. Lungo la rete nazionale è stato rafforzato il presidio del personale Anas e delle Forze dell’Ordine proprio in vista del fine settimana considerato tra i più delicati dell’intera stagione estiva.

«Sulla nostra rete abbiamo assicurato un monitoraggio costante per garantire la sicurezza degli spostamenti di milioni di utenti durante uno dei fine settimana più impegnativi dell’estate, caratterizzato dal secondo bollino nero della stagione», ha dichiarato l’amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme, sottolineando il lavoro svolto per gestire i flussi e garantire assistenza agli automobilisti.

Tra le arterie con i volumi più elevati figura la A2, dove sono stati conteggiati oltre 281 mila transiti presso Pontecagnano Faiano, quasi 235 mila nei pressi di Salerno e oltre 211 mila a Battipaglia. Numeri elevati anche sulla rete del Lazio, con il Grande Raccordo Anulare di Roma particolarmente trafficato, e sulla SS16 Adriatica all’altezza di Bari, dove i passaggi hanno superato quota 313 mila.

Importanti flussi sono stati registrati anche sulla SS36 del Lago di Como e dello Spluga, con oltre 167 mila transiti nei pressi di Monza, e sulla SS336 dell’Aeroporto della Malpensa, dove i passaggi a Gallarate hanno superato quota 135 mila.

Per chi deve mettersi in viaggio dal Piemonte o raggiungere la regione nei prossimi giorni, resta quindi consigliabile programmare con attenzione gli spostamenti, soprattutto nelle fasce orarie maggiormente interessate dalle partenze e dai rientri. Particolare prudenza è richiesta sulle direttrici verso la Liguria, dove il traffico estivo può rapidamente provocare rallentamenti, e sui collegamenti con Lombardia, Valle d’Aosta e Francia.

Il calendario dei giorni contrassegnati dai bollini di maggiore intensità e le informazioni sulla viabilità sono disponibili sui portali di Anas e di Viabilità Italia. Anche l’elenco dei cantieri presenti lungo la rete viene aggiornato in vista dei periodi di maggiore traffico.

Don Gallizio è tornato a celebrare la Madonna della Neve di Bousson 

È  stata particolarmente significativa l’edizione 2026 della festa patronale della Madonna della Neve a Bousson, celebrata il 5 agosto scorso nella suggestiva Cappella del Santo Spirito.
Si è  trattato di una giornata che è  stata capace di unire fede, tradizione e comunità, assumendo quest’anno un significato ancora più profondo per gli abitanti della  borgata.
A rendere speciale la celebrazione è  stato, infatti, il ritorno di don Andrea Gallizio, parroco di Cesana Torinese che, in occasione della festa di Bousson, è tornato a celebrare la Santa Messa dopo un periodo di malattia e convalescenza. Un ritorno è stato accolto con grande affetto dalla comunità, che ha voluto stringersi attorno al proprio parroco in questo importante momento.

Alla celebrazione era presente il Sindaco di Cesana Torinese, Daniele Mazzoleni, insieme agli abitanti della borgata e a numerosi partecipanti  che hanno voluto condividere una giornata profondamente legata alla storia e all’identità di Bousson.
Quella di quest’anno è  stata, però, la prima festa patronale senza Mary Regazzoni, figura fondamentale per la comunità e autentica custode delle tradizioni della borgata. La sua assenza si è  fatta sentire, ma il modo migliore per ricordarla è stato proprio quello di portare avanti ciò in cui ella ha sempre creduto.
Durante  la festa le ragazze e le donne di Bousson hanno indossato con orgoglio i tradizionali abiti della borgata, dimostrando quanto siano ancora vive le tradizioni che Mary ha saputo trasmettere nel corso degli anni, un gesto semplice che rende la memoria comunità e continuità, capace di passare da una generazione a quella successiva.
“È stata una giornata particolarmente importante per Bousson e per tutta la comunità  di Cesana – ha sottolineato il sindaco Daniele Mazzoleni – Il ritorno di don Andrea dopo la malattia ci ha regalato un momento di grande gioia e lo abbiamo accolto con grande affetto. Nel contempo questa è la prima festa senza Mary Regazzoni, una persona che ha rappresentato moltissimo per Bousson e che ha dedicato tanto alla conservazione delle sue tradizioni. Coglierne oggi la continuità attraverso le ragazze e le donne che hanno indossato con orgoglio i costumi della borgata è  stato il modo più bello per sentirla ancora presente tra noi.
La tradizione vive quando viene trasmessa e condivisa e Bousson ha dimostrato ancora una volta di avere una comunità forte e orgogliosa delle proprie radici”.

MM

Treni  Torino – Bardonecchia, Meneguzzi: “Decisione inaccettabile”

Forte preoccupazione e profondo disappunto in tutto il territorio dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea per la decisione di sospendere, dal 10 agosto al 9 ottobre 2026, la circolazione ferroviaria tra Bussoleno e Bardonecchia, al fine di permettere i lavori di manutenzione straordinaria sulla linea. La sospensione, che interesserà i collegamenti regionali della Sfm3 Torino Porta Nuova – Susa/Bardonecchia e, in alcune giornate, quelli legati all’alta velocità Frecciarossa Roma Termini – Bardonecchia, causerà disagi dovuti a cancellazioni e variazioni riguardanti la tratta Torino – Bardonecchia.
Ciò che l’Unione Montana contesta non riguarda i lavori di manutenzione e ammodernamento, che risultano necessari, ma le scelte dei tempi, che andrebbero inevitabilmente a danneggiare gli interessi della Valle di Susa nel periodo di maggiore afflusso turistico.
Inoltre, a preoccupare, è il servizio sostitutivo legato all’utilizzo degli autobus, che non consentirebbe il trasporto di biciclette, monopattini elettrici, monowheel, hoverboard e altri mezzi di micromobilità, né di animali di grossa taglia, con il rischio di vanificare gli investimenti e il lavoro che amministrazioni e operatori stanno portando avanti per rendere le comunità montane sempre più attrattive e accessibili.

“Una scelta che riteniamo inaccettabile – ha dichiarato il Presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea e Sindaco di Sauze d’Oulx, Mauro Meneguzzi – perché va a colpire direttamente il territorio e, in modo incredibile, il nostro comparto turistico. Nessuno mette in discussione la necessità dei lavori da svolgere sulla linea ferroviaria, ma è incomprensibile che si scelga di alterare il servizio proprio in piena stagione turistica. Chi prende queste decisioni deve conoscere meglio la Valle di Susa e deve comprendere cosa rappresenta questo territorio all’interno del ‘sistema Piemonte’. La ferrovia non è soltanto un servizio per i residenti, ma una porta d’accesso fondamentale per il nostro turismo, per chi arriva dalla città, per chi vuole raggiungere le nostre montagne senza utilizzare l’automobile. Interrompere il collegamento proprio in questo periodo significa penalizzare l’intero sistema”.

Parole, queste di Mauro Meneguzzi, alle quali si associa il grido d’allarme di TurinAlps-Associazione dei Consorzi Turistici della Valle di Susa, per voce del suo Presidente, Giorgio Montabone: “Noi siamo veramente rimasti increduli della notizia. Non si può immaginare la programmazione di lavori di questa tipologia nel bel mezzo della stagione turistica, a metà agosto. Ci lascia esterrefatti la mancata comunicazione ai Consorzi e ai Sindaci del territorio dell’inizio dei lavori, a dimostrazione della vera sensibilità di RFI nei confronti del comparto più importante della Valle di Susa che, come sappiamo, registra numeri importantissimi per quanto riguarda il turismo montano piemontese. Una sensibilità nei confronti del turismo che è praticamente nulla”.

Mara Martellotta

Bus al posto dei treni in Val Susa. Valanga di proteste

Un lettore ci scrive

Caro direttore,

ma sono diventati matti? Nel pieno della stagione turistica i treni che collegano Torino con l’alta Valle di Susa vengono fermati e sostituiti da pullman! Una decisione a dir poco assurda e folle quella presa dalla Rete Ferroviaria Italiana. Dal 10 agosto la linea ferroviaria della Valle sarà interessata da nuovi interminabili cantieri, almeno fino a ottobre. I lavori si devono fare, certamente, ma non si poteva aspettare la fine dell’estate e cominciare a settembre? No, proprio nei giorni di Ferragosto si bloccano i treni tra Bussoleno e Bardonecchia, bisogna scendere dal treno e salire sul bus. Quanto tempo ci vorrà per arrivare in alta Valle? Animali e bici dovranno restare a casa! Un duro colpo al turismo ad agosto e una mazzata a tutti coloro, pendolari e studenti, che a settembre dovranno impiegare molto più tempo per andare a Torino a studiare e a lavorare. Una decisione insensata, le Ferrovie dovrebbero fare un passo indietro.
 Ercole Milani