Intervista con l’avvocato e artista Erasmo Geusa
L’amore per l’arte, la pittura in particolare, e per la natura, intrisa di spiritualità, rappresentano il sottile fil rouge che caratterizza, sin dagli anni dell’adolescenza, la vita dell’avvocato Erasmo Geusa, con studio legale torinese.
“Il mio innamoramento per l’arte – spiega l’avvocato Erasmo Geusa – risale agli anni liceali, complice una insegnante di disegno artistico e storia dell’arte, che mi ha trasmesso la passione per queste discipline. In quegli anni iniziai a cimentarmi nel realizzare copie da quadri e da sculture. Non amavo, invece, il disegno tecnico e con un compagno liceale di banco, che sarebbe diventato poi ingegnere, eravamo soliti aiutarci vicendevolmente, realizzando io le tavole di disegno artistico per lui e lui le tavole di disegno tecnico per me”.
“Nell’esperienza artistica – afferma Erasmo Geusa –
secondo me l’empatia è fondamentale e rappresenta un ponte per la nostra comprensione della sfera immaginale e delle stesse opere artistiche. Questa medesima empatia, secondo me, è alla base della mia professione di avvocato penalista, della capacità di “calarsi” nella realtà del cliente, prospettandogli una o più soluzioni possibili, dopo aver inquadrato la sua situazione, utilizzando le conoscenze giuridiche accanto alle doti umane”.
“Credo che l’arte – prosegue l’avvocato Geusa – come la danza e il ballo ( è un eccellente ballerino di tango), siano tutte espressioni dell’animo umano, che, infatti, genera arte e lo rende, a sua, volta, più sensibile, anche di fronte alle bellezze della natura.
Dopo gli schizzi realizzati negli anni liceali, in quelli universitari ho dipinto i miei primi quadri, tra i quali rimango particolarmente legato a quello intitolato “La ballerina “, che mi è stato ispirato da una frequentazione con una ballerina di danza classica, risalente a quel particolare periodo della mia vita.
Nel quadro, un olio su tela, ho voluto raffigurare, appunto, una ballerina colta sulle punte, nella sua leggerezza, sulla superficie di una foglia schiusa. Ho preso spunto da un manifesto dell’epoca, un cartellone che raffigurava la rassegna di Vignale Danza di quegli anni, anche se per la figura femminile mi sono ispirato ad una ballerina reale.
Amo molto disegnare e rivolgo una particolare attenzione alle figure, probabilmente perché la mia formazione è avvenuta a partire dalla copia di sculture, e lavoro molto con i colori. Le tecniche che utilizzo maggiormente sono la matita e pastello, il carboncino e l’acrilico su tela, che ritengo restituisca un’immediatezza di colore maggiore rispetto all’olio su tela”.
“Opere successive alla “Ballerina” – prosegue l’avvocato Geusa – sono i quadri che ho dipinto ispirati a Madre natura, nei quali emergono figure dalla femminilità prorompente. In realtà, quando penso alla femminilità, questa, secondo me, è incarnata dalla ballerina o da una figura dalle linee sinuose e formose, che diventano un tutt’uno con il Creato.
In uno di questi quadri la figura femminile emerge tra le foglie, si distingue dallo sfondo per i suoi contorni morbidi, in una cromia di neri, grigi e bianchi, che diventano un inno a madre natura, colta nella ricerca di un dialogo tra terra e cielo”.
Nelle opere raffiguranti Madre Natura, in cui la terra è rappresentata dalle foglie e il cielo dalla parte superiore del quadro, emerge anche la spiritualità dell’artista, attratto dalla Grande Dea o Dea Madre, da sempre considerata una divinità femminile primordiale e rinvenibile in forme variegate, ripresa da molte culture, civiltà e popolazioni presenti in aree del mondo e periodi diversi.
Se per Jung la Dea Madre rappresenta all’interno di sé sia la forza della creazione, sia quella della distruzione, proprio come la natura è in grado di fare, per Erasmo Geusa la rappresentazione in questi quadri della Dea Madre, di Madre Natura, si richiama piuttosto alla concezione dello studioso Neumann, secondo cui la Dea rappresenta la vera e propria Creazione del femminile inteso come “donna-corpo-vaso-mondo”.
Nella femminilità è racchiusa, così, nella rappresentazione che ne fa questo artista, anche la concezione di una dea madre, che racchiude in sé la potenza di dare la vita.
E l’arte di Erasmo Geusa è, in effetti, un inno molto potente rivoltoalla vita e alla natura, come dimostrano altre sue opere, come quella intitolata “L’onda”. La pittura diventa per lui non soltanto uno strumento per trasmettere la sua empatia e il suo amore per il creato, ma anche la passione per la natura, vissuta sia nella pratica sportiva che lo contraddistingue, sia nella sua dimensione di comunione spirituale con il “grande architetto dell’Universo”.
Mara Martellotta



E tanti e importanti anche quelli messi in piedi per il prossimo futuro. L’elenco è lungo. Dalla recente pubblicazione del cofanetto “Opere di Mario Lattes” (Olschki editore) all’XI edizione del “Premio Lattes Grinzane”, con la designazione dei finalisti e il Premio Speciale a Margaret Atwood, al nuovo progetto digitale per “Vivolibro”, in cui si coinvolgono scuole e territorio (reso possibile grazie ad una campagna di “crowdfunding” promossa dalla Fondazione CRC in collaborazione con “Rete del Dono”) fino all’istituzione del “Centro Studi” a Monforte d’Alba (luogo di ricerca di tutte le iniziative ruotanti intorno alla figura di Mario Lattes) e all’ideazione del docufilm, ancora in fase di realizzazione, firmato da Claudio e Federico Strinati, dedicato sempre al grande intellettuale scomparso nel 2001. Eventi cui ancora s’aggiungono le mostre in presenza e online, la promozione in Italia del progetto europeo “Eti” che ha visto la selezione della proposta open air “Wine in progress” dello street artist Gec Art, con le sue opere di arte pubblica partecipata. Per finire con le collaborazioni, siglate da un Protocollo d’Intesa, con “Unesco” e “Alba capitale della cultura 2021” fino al recentissimo ingresso della Fondazione al torinese “Polo del ‘900” in qualità di “Ente partecipante non residente”. L’elenco è davvero lungo. E si è solo a metà percorso. Tanta anche la soddisfazione e la voglia di condividerla, raccontandone passione ed impegno – fra territorialità ed internazionalità – con il più vasto pubblico. Per questo motivo, la “Fondazione Bottari Lattes” dà appuntamento sabato prossimo, 29 maggio, alle ore 11 a Cuneo, nello spazio outdoor della tettoia di Piazza Virginio con l’iniziativa “La cultura come relazione”. “Sarà una occasione – ricorda Caterina Bottari Lattes – per ribadire quanto sia importante la collaborazione tra pubblico e privato a livello nazionale, internazionale e territoriale, per la realizzazione di proficue reti di partecipazione culturale”.
L’ingresso è su prenotazione, nel rispetto delle normative vigenti sulla sicurezza sanitaria dovute all’emergenza Covid-19: book@fondazionebottarilattes.it. Ma l’appuntamento sarà trasmesso anche in streaming sul sito e sulla pagina Facebook della Fondazione. Aperto a tutti – e realizzato in collaborazione con Fondazione CRC, la Città di Cuneo e con il supporto di “Mobili Bianco” – l’incontro sarà condotto dalla giornalista Marta Perego. Interverranno: la presidente e il direttore marketing della “Fondazione Bottari Lattes” Caterina Bottari Lattes e Mario Guglielminetti, i membri della giuria del “Premio Lattes Grinzane” Gian Luigi Beccaria (presidente) e Valter Boggione, i curatori del cofanetto “Opere di Mario Lattes” Giovanni Barberi Squarotti e Mariarosa Masoero.



Fra i più grandi architetti del paesaggio a livello internazionale, il 7 giugno prossimo compirà 80 anni tondi tondi. E la passione per giardini e “orti felici” se la porta dietro, dentro e addosso da una vita. Da quando, ancora bambino, nella casa di famiglia a Valsalice imparava a conoscere piante e fiori guidato dall’affetto della nonna e dagli insegnamenti dei due pazienti contadini, Giovanni e Maria.
Curata da Paola Eynard e da Roberto Galimberti, la mostra si sviluppa nelle quindici sale storiche del Castello e nei sei ettari del Parco all’inglese che circonda l’antica dimora, intorno al singolare concetto di “abbecedario”, ovvero in una sorta di cammino ideale, “in un rigoroso dis – ordine alfabetico, di pensieri, riferimenti, dubbi e speranze, per imparare a leggere non soltanto il giardino ma i grandi temi che, nella contemporaneità, rappresentano la sfida che stiamo vivendo nel rapporto tra uomo e ambiente”.
Pisis e con la stampa a colori dell’“Emblema della Repubblica Italiana” di Paolo Antonio Paschetto. Cinquanta, nel complesso, gli artisti rappresentati.
“Oltre il giardino. L’abbecedario di Paolo Pejrone”