Fede e passione civile nella chiesa dei Folli di Dio” a cura di Mario Lancisi
L’incontro di domenica 15 marzo alla Casa della Madia, ha visto come ospite il giornalista e scrittore Mario Lancisi, autore di una biografia interpretativa dedicata a David Maria Turoldo, sacerdote, poeta e intellettuale, tra le figure più rilevanti del cattolicesimo italiano del Novecento.
Lancisi – collegato on line perché impossibilitato ad essere presente di persona per ragioni di salute – ha presentato una riflessione articolata sulla figura di Turoldo, inserendola all’interno di un gruppo più ampio di personalità di spicco del cattolicesimo italiano.
Queste figure, appartenenti al secondo dopoguerra, sono state definite “i folli di Dio”, poiché hanno vissuto la fede con profondità d’animo e integrità: una forza capace di incidere non solo nella storia, ma anche nelle dinamiche sociali e nei conflitti politici.
Tra queste figure, oltre a David Maria Turoldo, emergono Ernesto Balducci, Don Michele Do, Don Lorenzo Milani e Giorgio La Pira. Il tratto che li accomuna è questa tensione costante tra senso di
appartenenza ecclesiale e spirito critico, tra il radicamento nella tradizione cattolica e la necessità di trasformarla.
La biografia di Lancisi su David Maria Turoldo restituisce una figura viva, che emerge in un momento complesso, segnato da forti tensioni nella Chiesa, tra chi cercava aperture sociali e chi difendeva idee più conservative. Turoldo si dimostra essere una presenza difficile da contenere; un uomo che riesce a smuovere le coscienze e, proprio per questo, messo spesso ai margini e confinato.
La sua vita è dominata da una tensione profonda: da una parte la fedeltà autentica al Vangelo, dall’altra un rapporto conflittuale con le istituzioni ecclesiastiche. Le sue prediche parlavano dei poveri, delle ingiustizie, di una società che cresceva economicamente, ma lasciava indietro molte persone. Turoldo viveva con entusiasmo la concretezza della fede nella vita quotidiana, ma allo stesso tempo
era un uomo attraversato dalla fatica e dai momenti di crisi.
Ciò che lo distingue è la capacità di attraversare il buio senza negarlo, trovando proprio nella fede una direzione possibile. Anche nella testimonianza di Enzo Bianchi emerge questa doppia anima: una figura libera, a tratti scomoda, ma profondamente innamorata della Chiesa. Non un oppositore, ma qualcuno che criticava proprio perché si sentiva fino in fondo parte di essa.
L’eredità che resta di David Maria Turoldo non è solo nelle sue parole, ma nel modo in cui ha abitato la vita: una fede inquieta, mai accomodante, capace di stare dentro la complessità senza ridurla. Forse è proprio questo a renderlo ancora attuale: non tanto le risposte che ha dato, ma le domande che ha avuto il coraggio di lasciare aperte.
Irene Cane


