Scontri a Torino, riunione del governo: in arrivo un nuovo decreto sicurezza

All’indomani dei disordini scoppiati a Torino durante la manifestazione di Askatasuna, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la convocazione di una riunione dedicata alle “recenti minacce all’ordine pubblico” e all’esame delle nuove disposizioni contenute nel decreto sicurezza.

Leggi l’articolo su L’identità:

Scontri Torino, oggi riunione del governo: in arrivo un nuovo decreto sicurezza

Neve anche in pianura a Torino e in Piemonte

/

Dopo un weekend all’insegna del sole, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio è in arrivo una nuova ondata di maltempo di origine atlantica, accompagnata da un calo delle temperature e possibili nevicate. Il peggioramento è atteso a partire dal pomeriggio di lunedì 2 febbraio, con le prime precipitazioni in intensificazione durante la notte tra il 2 e il 3 febbraio. In queste ore la neve potrebbe spingersi fino in pianura, interessando anche l’area urbana di Torino. Il ritorno dei fiocchi è previsto tra le 4 e le 7 del mattino. Gli accumuli nel Torinese dovrebbero restare contenuti, tra i 2 e i 4 centimetri, mentre sulle colline potrebbero raggiungere i 15 centimetri.

Mara Martellotta

Il collettivo Lubitsch al Piccolo Teatro Comico con “Sotto questo crollo”

Sabato 7 febbraio torna al Piccolo Teatro Comico, dopo il successo di pubblico e critica de “La favola nera del boia in tutù”, il collettivo Lubitsch. Tre attori al grado zero dell’umanità rappresentano un mondo nel quale tutto è crollato, eppure sopravvivono e lottano per conquistare il potere sul niente. Sotto questo crollo, per la drammaturgia di Adriano Marenco, un testo che ha vinto il Premio nazionale La Clessidra e il Premio Città di Castrovillari, ed è stato pubblicato nella collana teatrale Scena muta.

“Dal crollo non si sfugge ed è meglio non provare a fuggire. L’unica ideologia che resta è quella degli scarafaggi. In un luogo distopico, pericolosamente vicino a noi, tre personaggi tragici, buffoneschi e drammatici si contendono il potere e il diritto di regnare sui rimasugli della storia. Sono il Re del Crollo, Pep e il Coro, composto da una sola donna. Fra macerie agghindate a festa, il Re ha uno scettro spelacchiato  e un trono-seggiolo anch’esso spelacchiato. Si crogiola all’ombra del suo infinito potere. Intanto Pep e il Coro frugano tra le macerie bestemmiando parole. Sono tre sopravvissuti al crollo, quello della civiltà, delle aspettative e delle ideologie. Il Re è benevolo, molesta il Coro, tratta da capo baraccone il Pep, si alleano per sottrarre lo scettro al Re ed essere loro a comandare in mezzo al crollo. La farsa si fa storia”.

Info e prenotazioni: Franco Abba – 339 3010381

Piccolo Teatro Comico – via Mombarcaro 99/B, Torino.

Mara Martellotta

Riflessioni su un disastro per la democrazia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione  di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una  notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è  davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati.   Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non  potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini.  Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.

Il Principe Alberto II di Monaco in visita a Ceva e Millesimo 

Venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026 S.A.S. il Principe sovrano Alberto II di Monaco, accompagnato da Anne Eastwood, Ambasciatrice di Monaco in Italia; dal Dott. Fulvio Gazzola, Presidente dell’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia e Sindaco di Dolceacqua; dal Colonnello Martin David e da Thomas Blanchy, Vicedirettore dell’Archivio Storico del Principato, si è recato in visita a Ceva e Millesimo, due Comuni storicamente legati alla sua dinastia e facenti parte dell’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia.
La visita è iniziata venerdì a Ceva, Comune che dal 1142 fu capitale dell’omonimo marchesato. Nel 1531, l’Imperatore dei Romani Carlo V omaggiò la cognata Beatrice di Portogallo, moglie del Duca di Savoia Carlo III, della Contea di Asti e del Marchesato di Ceva. I Savoia nel 1547 sostituirono i Ceva, discendenti diretti del Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, con Giulio Cesare Pallavicino.
La città è legata ai Grimaldi perché nel 1390 Gherardo, secondogenito del Marchese Oddo, si stabilì a Genova, dove le famiglie patrizie erano organizzate in alberghi. Nel 1528 Andrea Doria riformò il sistema e il numero di alberghi fu limitato a 28; per qualificarsi come albergo, una famiglia doveva avere almeno sei nuclei. I Ceva di Genova non erano abbastanza numerosi e così insieme ad altre sedici famiglie furono annessi all’Albergo Grimaldi; il primo membro a portare il doppio cognome fu Francesco Ceva Grimaldi, trisnipote del sopraccitato Gherardo. Suo figlio Cristoforo nel 1545 si trasferì a Napoli per proseguire i suoi affari ed in Campania acquistò i feudi di Telese, Pietracatella, Solopaca, oltreché diversi altri possedimenti. Cristoforo ebbe tra gli altri i seguenti figli:
Giovanni Francesco, dal quale si originarono i Marchesi di Pietracatella, tutt’oggi esistenti e Giovanni Antonio, dal quale si originarono i Duchi di Telese, estinti nel 1763.
A Ceva il Principe Alberto è giunto in tarda mattinata in Piazza Vittorio Emanuele II, accolto dal Sindaco Fabio Mottinelli, dalle scolaresche e dalla popolazione venuta in gran numero, nonostante il freddo.
Successivamente, in un Teatro Marenco gremitissimo di sindaci del territorio, si è tenuto un incontro ufficiale con le autorità, moderato dalla giornalista Paola Scola, che ha visto gli interventi di Luca Robaldo, Presidente della Provincia di Cuneo; Marco Gallo, Assessore regionale alla Montagna; dell’Onorevole Monica Ciaburro e del Sindaco Fabio Mottinelli, il quale nel suo intervento ha ricordato che “
Dopo l’alluvione del 1994 Monaco ci fu vicina con due eventi, di cui una partita di calcio (…) Nel roseto del Museo di Ceva è stata inserita una rosa con i colori di Monaco”.
S.A.S il Principe Alberto II ha fatto scoprire ai presenti un ulteriore legame di Ceva con i Grimaldi: nel 1503 Cesarina Grimaldi, sorella di Giovanni II, Lucino e Agostino, che si succedettero nel governo della Signoria di Monaco, sposò Carlo, Signore di Garessio, della famiglia dei Marchesi di Ceva.
Sono stati quindi scoperti la targa a ricordo di questa visita e il cartello che attesta l’appartenenza di Ceva all’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia, che sarà posto all’ingresso della città.
Dopo un nuovo bagno di folla il Principe ha visitato
il Palazzo Comunale per la firma del Libro d’Oro.
Sabato 31 Alberto II si è recato a Millesimo, Comune che quest’anno celebra gli 820 anni dalla sua fondazione e che è entrato a far parte dell’Associazione nel 2025. Il suo legame con i Grimaldi è stato scoperto dallo scrivente nell’ambito dell’attività del Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.
Questo Comune venne fondato il 9 novembre 1206 dal Marchese Enrico II Del Carretto. Suo figlio Giacomo nel 1240 gli concesse i suoi primi statuti, i più antichi della Val Bormida e nel 1247 sposò nella Chiesa di Santa Maria Maddalena del Castello di Saliceto, sua residenza abituale, Caterina da Marano, figlia naturale dell’Imperatore dei Romani Federico II di Svevia.
La loro terzogenita Aurelia andò in sposa a Lanfranco Grimaldi, Vicario di Provenza. Dalla loro unione nacquero diversi figli, tra i quali Ranieri I, che dall’8 gennaio 1297 al 10 aprile 1301 fu Signore di Monaco insieme al cugino e patrigno Francesco Grimaldi, detto “Malizia” ed è l’antenato dell’attuale Principe sovrano Alberto II. Aurelia, rimasta vedova nel 1293, due anni dopo si risposò infatti con il sopraccitato Francesco Grimaldi, il quale l’8 gennaio 1297, travestito da monaco francescano, insieme al figliastro Ranieri I conquistò la Rocca di Monaco, fatta costruire dai genovesi nel 1215, diventandone il primo Signore. Aurelia diventò quindi la prima Signora di Monaco, ma non diede eredi a Francesco. Monaco venne ripresa dai Genovesi nell’aprile 1301 e tornò ai Grimaldi nel settembre 1331 con Carlo I, figlio di Ranieri I, che fu il primo Signore sovrano.
Alberto II, ricevuto ufficialmente dal Sindaco Francesco Garofano, è giunto alle ore 10,30 al castello risalente al XIII secolo, abitato dai Del Carretto fino al XVI secolo, quando essi si trasferirono nel Palazzo Comunale, risalente al XII secolo, al cui interno nell’aprile 1796 Napoleone ricevette le bandiere dei borghi della Val Bormida conquistate all’Esercito piemontese nella Battaglia della Cosseria.
Qui il principe ha incontrato l’Assessore regionale Paolo Ripamonti, il Presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri e numerosi sindaci della zona.
Dopo la visita al maniero, al Museo di Stampe Cartografiche Napoleoniche Liguri che ha sede nelle sale di Villa Scarzella e al ponte “Gaietta”, risalente al XII secolo, ha attraversato a piedi Piazza Italia, il cuore del borgo medievale, acclamato da un gran numero di persone che hanno sfidato il freddo pungente.

 


Il sovrano, calorosamente accolto
dalle scolaresche e dalle associazioni locali, si è recato nel Municipio, risalente al XII secolo, che nel 1882 venne ceduto dai Del Carretto al Comune; qui ha firmato il Libro d’Oro.
Alle ore 11 in Piazza Italia si è tenuta una solenne cerimonia aperta dai discorsi dell’Assessore regionale Paolo Ripamonti e del Senatore Giovanni Berrino.
Il Sindaco Francesco Garofano nel suo discorso ha affermato che “
Un ringraziamento speciale va all’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia, al suo Presidente Fulvio Gazzola e allo storico Andrea Carnino. La loro passione e la loro meticolosa ricerca sono state la bussola che ha permesso di ritrovare e rinvigorire il filo prezioso che lega Millesimo al Principato di Monaco. Ma il mio grazie più commosso va alla giunta, ai miei uffici comunali, a tutti i volontari e ad ogni singolo cittadino. (…) Quest’anno millesimo celebra gli 820 anni dalla sua fondazione avvenuta nel 1206. Siamo uno dei borghi più belli d’Italia, siamo fieri membri dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo, ma oggi riscopriamo con vigore la nostra identità più antica: quella che ci lega indissolubilmente alla Casata Grimaldi. Tutto ebbe inizio con un legame di sangue e di coraggio. Non possiamo dimenticare la figura di Aurelia Del Carretto, figlia del nostro territorio, che sposando Francesco Grimaldi, detto Malizia, divenne la prima Signora Consorte di Monaco. Fu l’inizio di un’epopea. Ed è proprio guardando ad Aurelia che desidero fare una riflessione sul ruolo fondamentale della donna, perno insostituibile della famiglia e sostegno d’acciaio delle grandi istituzioni. Aurelia fu la roccia su cui Malizia poté costruire un destino, quella stessa forza e quel senso di dedizione e dignità lo ritroviamo oggi nel ricordo sempre vivo di sua madre, la Principessa Grace e nella presenza luminosa di sua moglie la Principessa Charlène, a loro e a tutte le donne di Millesimo che quotidianamente tengono salde le fila della nostra comunità va il nostro omaggio”.
Sono onorato di essere stato accolto a Millesimo, dove ho potuto rivivere una pagina di storia che richiama le origini del Principato, e ne sono profondamente commosso. Questa visita mi ha permesso di riscoprire una testimonianza autentica delle tradizioni italiane e dell’ospitalità che tanto amo. Ad ogni viaggio in Italia ritrovo questo calore e questa benevolenza nei miei confronti, e ne sono particolarmente colpito” Ha spiegato il Principe Alberto II.
Sono state quindi scoperte due targhe: una a ricordo di questa visita e una che attesta l’appartenenza di Millesimo all’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia.
Al principe è stato donato un
cesto con prelibatezze ed eccellenze della Val Bormida. Egli ha ricambiato donando al sindaco una statuetta che raffigura Francesco Grimaldi detto “Malizia”, alcune specialità monegasche e la cravatta ufficiale dei Siti Storici dei Grimaldi di Monaco.
Sono seguiti un rinfresco in Municipio e un pranzo alla Locanda dell’Angelo, tutti a base di specialità della Val Bormida.

ANDREA CARNINO

Inaugurato il Competence Center SEASTAR,

/

 Istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Politecnico di Torino e IIT Istituto Italiano di Tecnologia

Taglio del nastro all’Environment Park venerdì 30 gennaio scorso per il Competence Center SEASTAR, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, del Rettore del Politecnico di Torino Stefano Paolo Corgnati e del Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Giorgio Metta.

Dopo i saluti istituzionali del presidente di Environment Park, Giacomo Portas, si sono tenute una breve tavola rotonda tra le istituzioni coinvolte nel progetto per confermare impegni e obiettivi del Centro, e la visita ai laboratori di avanguardia.

Il Centro di competenza SEASTAR, per lo sviluppo del quale è stato sottoscritto un accordo tra il MASE, il Politecnico di Torino e IIT, costituisce un centro di aggregazione e di integrazione delle competenze sul tema della conversione dei giacimenti di idrocarburi esauriti, dello stoccaggio sotterraneo dei fluidi e della Sicurezza per la produzione degli idrocarburi e dei fluidi stoccati nel sottosuolo, in particolare lo offshore. Grazie al supporto del MASE e agli importanti investimenti di infrastrutture, nel corso degli anni SEASTAR ha potuto crescere eaffermarsi come un centro di livello internazionale.

Oggi per l’hub si apre una nuova fase: grazie ai laboratori all’avanguardia e alle sue attrezzature specialistiche, inclusa una galleria del vento di grandi dimensioni, svilupperà e testerà sempre più soluzioni tecnologiche per la transizione energetica, inclusi idrogeno e metano verde, monitoraggio ambjentale, nuovi materiali, cattura e utilizzo del carbonio, sticcaggio elettrico e geologico dei fluidi.

“Negli anni il Centro di Competenza SEASTAR è divenuto un riferimento internazionale sul tema della transizione verso un futuro a basso tasso di carbonio, costituendo un terreno comune di lavoro e di confronto per i ricercatori di molte università italiane ed Enti pubblici di ricerca, anche in collaborazione con  le PMI e l’industria – dichiara il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin – oggi inauguriamo i laboratori verso i quali il Ministero ha dato un grande contributo, e che rappresentano un momento di condivisione e incontro fra diversi livelli delle amministrazioni della ricerca sul piano della transizione energetica. Sono certo che ciò che si svilupperà nei prossimi anni porterà a risultati di grande impatto, in funzione agli obiettivi strategici del Ministero nel settore energetico”.

“Con l’inaugurazione del Centro SEASTAR si apre una nuova fase per un progetto che ha raggiunto la piena maturità scientifica e infrastrutturale – commenta il rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati – il Centro offre un contributo concreto alla sostenibilità e alla sicurezza energetica del Paese. Il Politecnico di Torino opera mettendo a disposizioni strutture, competenza e capitale umano altamente qualificato con l’obiettivo di trasformare la ricerca in soluzioni operative applicate a supporto del sistema industriale delle politiche pubbliche”.

Le principali tematiche affrontate da SEASTAR sono la sostenibilità e la sicurezza delle tecnologie Oil e Gas, nella fase di transizione ad un’economia Low Carbon. La sostenibilità e la sicurezza della dismissione e/o conversione degli impianti-infrastrutture Oil e Gas arrivati a fine vita, come le piattaforme offshore nei mari italiani, che oggi sono 136; la conversione di giacimenti di idrocarburi esauriti per lo stoccaggio sotterraneo di Metano “verde”, di idrogeno e/o di anidride carbonica. La compatibilità dei materiali all’idrogeno e/o all’anidride carbonica, gli aspetti normativi della transizione. Obiettivo principale dell’accordo SEASTAR è rappresentato dalla ricerca applicata e il trasferimento tecnologico, e la disseminazione delle competenze multidisciplinari sul territorio, per stimolare lo sviluppo e la crescita nei settori tecnologici e innovativi connessi alla transizione energetica.

“La transizione energetica rappresenta una delle più grandi sfide del nostro tempo e richiede un cambiamento profondo a partire dalla ricerca – commenta Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia – con SEASTAR dobbiamo mettere le tecnologie più avanzate al servizio di soluzioni concrete per la sostenibilità, uno dei pilastri del piano strategico di IIT. Questo centro è un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e ricerca, capace di trasformare conoscenza scientifica in impatto reale sull’industria e il territorio”.

Mara Martellotta

La regola numero uno…

/

L’allegra combriccola stava marciando da più di un’ora nel bosco di latifoglie, guidata da Serafino Lungagnoni, in versione vecchio Lupo. Il suo cappellone boero grigio spiccava sui cappellini con visiera verde suddivisi in sei spicchi bordati di giallo, segno distintivo dei lupetti.

Tutti in divisa – camicia azzurra, pantaloncini di velluto blu, calzettoni dello stesso colore, lunghi fino al ginocchio,e l’immancabile fazzoletto al collo – , con passo marziale scandito dalla loro guida,erano ormai in procinto di sbucare sulla radura dove, alta e maestosa, li attendeva la quercia secolare. Albero simbolo del bosco Negri , al confine della Lomellina, all’interno del Parco del Ticino, alle porte di Pavia, era stato scelto dal Lungagnoni perché i ragazzini potessero abbracciarlo. Il buon Serafino era convinto che, abbracciando le piante, si potesse stabilire una forma di comunicazione con il mondo vegetale dal quale trarre giovamento. Il bosco, tra l’altro, era bellissimo: una ventina d’ettari che rappresentavano un ottimo campione della vegetazione che ricopriva gran parte della pianura Padana prima dell’arrivo dei Romani. Non solo alberi d’alto fusto ma anche tanti fiori e arbusti come il Biancospino e il Ciliegio a grappoli, che offrivano spettacolari e profumatissime fioriture all’inizio della primavera. I lupetti del suo Branco, disposti in cerchio attorno alla quercia, cinsero l’albero in un grande e tenero abbraccio, sotto lo sguardo compiaciuto di Lungagnoni che, ad alta voce, rammentava non solo il valore del gesto ma anche le due regole fondamentali del branco: “Il Lupetto pensa agli altri come a se stesso” e “Il Lupetto vive con gioia e lealtà insieme al Branco”. L’educazione dei piccoli era per lui una missione alla quale, nonostante l’età e il fisico corpulento che gli strizzava addosso la divisa,non intendeva rinunciare.

Eh, vorrei vedere. Se non ci fossi io a tenere insieme questi qui, chissà come crescono.. Io mi do da fare, cerco di portarli sempre a contatto con nuove realtà che prima mi visualizzo per conto mio, evitando pericoli e sorprese”. Sì, perché il nostro Vecchio Lupo amava “visualizzare” prima ogni cosa: fosse un percorso, un campetto da calcio, una baita o un ricovero per passarci la notte. “Nulla va lasciato al caso,eh?Cavolo, quando mi ci metto io le cose vanno lisce come l’olio e le mamme sono tutte contente. E’ una bella soddisfazione,no? ”.Così era stato anche in quell’occasione, visitando il bosco Negri. E, terminato il rito dell’abbraccio alla quercia, diede l’ordine perentorio di rimettersi in marcia. “Forza, ragazzi. Dobbiamo arrivare alla fine del bosco entro mezz’ora, poi ancora un’oretta e saremo alla stazione ferroviaria dove, con il locale delle 18,30, si rientra al paese. Sù, avanti, marsch!”. Lungagnoni, sguardo fiero e petto in fuori, dettava il passo senza rinunciare a quelle che lui stesso chiamava “pillole di saggezza scout”. Con voce possente, si mise a declamarle. “ Regola numero uno, guardare bene dove si mettono i piedi. Regola numero due, mai scordarsi della prima regola. E’ chiaro? Basta un attimo di disattenzione e si rischia di finire a terra, lunghi e tirati, o di inciampare e farsi male. Il bosco è pieno di ostacoli quindi, state atten…. “. Non terminò la frase che sparì alla vista del gruppo che precedeva di due o tre metri.

Dov’era finito? I lupetti si fecero avanti con circospezione e lo videro, dolorante e imprecante, sul fondo di una buca che era appena nascosta dalla vegetazione. Non senza fatica, usando la corda che si erano portati appresso ( “ in gite come questa non serve un tubo”, aveva sentenziato,improvvido, Serafino “ ma è sempre bene abituarsi a non dimenticare nulla di ciò che potrebbe, in altri casi, essere utile”), scontando una serie di insuccessi, riuscirono alla fin fine a trarre il vecchio Lupo da quella imbarazzante situazione. Così,ripresa la marcia in silenzio, Lungagnoni– rosso in volto come un peperone maturo – non gradì affatto la vocina che , in fondo al branco, quasi sussurrò “eh, sì. Regola numero uno:guardare bene dove si mettono i piedi”. Nonostante ciò stette zitto, rimuginando tra se e se: “Vacca boia, che sfiga. Mi viene quasi voglia di mandarmi a quel paese da solo, altro che regola numero uno”.

Marco Travaglini

Ponti Balbis e Umberto I, lavori in corso e modifiche alla viabilità

 

Prenderanno il via lunedì 2 febbraio gli interventi di rimozione dei tronchi e dei materiali legnosi accumulatisi contro le pile dei ponti Balbis e Umberto I, trascinati dalla corrente del fiume Po.

Per consentire lo svolgimento delle operazioni in condizioni di sicurezza, saranno introdotte alcune limitazioni alla viabilità.

Nella giornata di lunedì 2 febbraio, nella fascia oraria compresa tra le 9.30 e le 16.30, il ponte Balbis sarà completamente chiuso al transito veicolare in entrambi i sensi di marcia. Mercoledì 4 febbraio, con i medesimi orari, verrà invece interdetta al transito la semicareggiata Sud del ponte Umberto I, in direzione collina.

Gli interventi di pulizia, finalizzati a garantire la sicurezza dei manufatti, saranno effettuati dal settore Ponti e Vie d’Acqua della Città, con il supporto dei Vigili del Fuoco.

TorinoClick

La conta dei danni dopo la devastazione

La guerriglia urbana avvenuta sabato in corso Regina Margherita e nelle vie vicine nel quartiere di Vanchiglia ha causato numerosi danni. Distrutti dagli antagonisti in corteo per Askatasuna diverse vetrine e bancomat, muri imbrattati segnali stradali divelti, arredi urbani vandalizzate e cassonetti bruciati. Ora si fa la conta dei danni sia dei privati sia al patrimonio pubblico.