Auto ignora l’alt e finisce in un fossato: un occupante in ospedale

L’auto si schianta, si ribalta e finisce in un fosso dopo che i due occupanti hanno ignorato l’alt; uno è stato trasportato in ospedale, l’altro è fuggito. È successo nella notte del 4 giugno a Salassa, in via Cavalier Botta, quando due uomini hanno ignorato l’alt imposto dai carabinieri della stazione di Cuorgné. Stando alla ricostruzione, la vettura in fuga, viaggiando a forte velocità e fuori controllo, ha prima abbattuto un palo della Telecom e poi è finita in una scarpata a lato della strada.

A bordo dell’auto, dopo il mancato stop obbligatorio, il veicolo si è schiantato, si è ribaltato e ha terminato la corsa in un fossato. Uno dei due è stato trasportato in ospedale, mentre l’altro si è allontanato a piedi.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Rivarolo Canavese per liberare l’uomo rimasto incastrato nell’abitacolo e i soccorsi del 118 Azienda Zero, che lo hanno trasportato all’ospedale di Cuorgné; le sue condizioni non risultano preoccupanti. L’altro occupante è riuscito a fuggire a piedi nel buio, facendo perdere le proprie tracce.

VI.G

La 500 ibrida può salvare Mirafiori? I numeri frenano l’ottimismo

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La nuova Fiat 500 ibrida è diventata il progetto industriale più importante per il rilancio di Mirafiori e rappresenta una delle principali speranze per il futuro del settore automobilistico torinese. Dopo le difficoltà incontrate dalla 500 elettrica, penalizzata da una domanda europea inferiore alle aspettative, Stellantis ha deciso di affiancare una versione mild hybrid della storica utilitaria, puntando su un modello più accessibile e in grado di intercettare una platea più ampia di automobilisti.

L’avvio della produzione ha segnato un momento significativo per lo stabilimento torinese, che negli ultimi anni ha vissuto una lunga fase di ridimensionamento caratterizzata da fermate produttive e ricorso agli ammortizzatori sociali. L’obiettivo dichiarato dal gruppo automobilistico è quello di riportare Mirafiori a volumi decisamente superiori rispetto a quelli registrati negli ultimi anni, con l’ambizione di superare quota 100 mila vetture annue quando il progetto entrerà pienamente a regime.

Tuttavia, osservando i dati disponibili nei primi mesi del 2026, emerge un quadro che invita alla prudenza. Le vetture uscite dalle linee produttive dello stabilimento torinese, considerando sia la 500 elettrica sia la nuova 500 ibrida e i modelli Maserati, mostrano un recupero rispetto al passato recente, ma restano ancora lontane dai livelli che sarebbero necessari per raggiungere nel breve periodo gli obiettivi indicati inizialmente da Stellantis. Alcune stime formulate dagli osservatori del settore suggeriscono infatti che la produzione effettiva dell’anno potrebbe attestarsi su valori inferiori alle previsioni più ottimistiche diffuse al momento dell’annuncio del progetto.

Questo non significa necessariamente che il piano sia destinato a fallire. Nei programmi industriali automobilistici è normale che i volumi crescano progressivamente nel corso dei mesi successivi al lancio commerciale di un nuovo modello. La risposta del mercato europeo alla 500 ibrida sarà quindi determinante per comprendere se Mirafiori riuscirà davvero a ritrovare una dimensione produttiva più consistente.

La scelta di riportare una motorizzazione ibrida nello storico stabilimento torinese nasce da una constatazione ormai condivisa da gran parte dell’industria automobilistica europea: la transizione verso l’elettrico procede con ritmi più lenti rispetto a quanto ipotizzato pochi anni fa. L’interesse dei consumatori per le vetture a batteria continua a crescere, ma non abbastanza rapidamente da sostenere da solo gli elevati livelli produttivi programmati dai costruttori. Per questo motivo la tecnologia ibrida viene considerata una soluzione intermedia capace di rispondere meglio alle esigenze del mercato attuale.

La vicenda della 500 ibrida si inserisce però in un contesto più ampio che riguarda l’intera area torinese. La città che per decenni è stata identificata con la Fiat e con la grande industria dell’automobile sta vivendo una trasformazione profonda. Se nel secolo scorso Mirafiori rappresentava uno dei più grandi poli produttivi europei, oggi il settore automobilistico continua a mantenere un peso economico rilevante ma con numeri decisamente inferiori rispetto al passato. Migliaia di posti di lavoro dipendono ancora direttamente o indirettamente dall’automotive, rendendo ogni decisione industriale particolarmente importante per il territorio.

Alle difficoltà legate all’andamento del mercato si aggiungono altri elementi che stanno mettendo sotto pressione il comparto: la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori asiatici, i costi energetici elevati, la necessità di sostenere investimenti molto consistenti per sviluppare nuove tecnologie e l’incertezza che accompagna l’evoluzione normativa europea in materia di mobilità e riduzione delle emissioni.

Anche il Piemonte risente di questa situazione. La rete di aziende che produce componenti e servizi per il settore automobilistico sta attraversando una fase delicata, caratterizzata da una domanda meno dinamica e da margini sempre più ridotti. Molte imprese hanno avviato strategie di diversificazione per ridurre la dipendenza dal solo comparto auto, orientandosi verso settori come l’aerospazio, la meccanica avanzata, l’energia e le tecnologie innovative. Si tratta di un processo complesso ma ritenuto indispensabile per garantire prospettive di crescita nel medio periodo.

In questo scenario la nuova Fiat 500 ibrida assume un valore che va oltre il semplice lancio di un modello automobilistico. Per Torino rappresenta un banco di prova decisivo sulla capacità di mantenere un ruolo centrale nella produzione industriale italiana. I primi segnali mostrano una ripresa rispetto agli anni più difficili, ma i numeri attuali indicano che il percorso per raggiungere i traguardi annunciati da Stellantis è ancora lungo. Il successo commerciale della vettura, insieme alle future scelte strategiche del gruppo e alla capacità della filiera piemontese di innovarsi e diversificarsi, sarà determinante per capire se Mirafiori potrà tornare a essere uno dei motori dell’industria nazionale oppure se dovrà continuare a confrontarsi con una fase di transizione che dura ormai da diversi anni.

Il Vermouth Carpano celebra 240 anni di storia

Con una nuova partnership con Gerla 1927 e sulla Pista del Lingotto

Carpano, punto di riferimento internazionale del Vermouth di Torino del gruppo Fratelli Branca Distillerie, celebra 240 anni dalla nascita tornando nel luogo in cui la sua storia ha avuto inizio: Torino.
Si tratta di una ricorrenza simbolica per il brand che, nel 1786, grazie all’intuizione di Antonio Benedetto Carpano, diede vita sotto i portici della città alla prima ricetta del vermouth moderno, trasformando per sempre il rito dell’aperitivo in un’esperienza culturale e sociale destinata a diventare patrimonio italiano.
In occasione di questo importante anniversario Carpano annuncia una prestigiosa collaborazione con il gruppo Gerla 1927, marchio storico torinese dell’alta pasticceria e della ristorazione. Si tratta di un progetto che nasce da una profonda affinità di visione tra due eccellenze accomunate da un legame radicato con la città, dalla cura per la qualità e dalla capacità di attraversare il tempo restando un punto di riferimento contemporaneo. Attraverso la partnership con il gruppo Gerla 1927, la gamma Carpano entrerà nei luoghi più autentici dell’ospitalità torinese con drink list su misura. La collaborazione prende così forma come un racconto diffuso dedicato alla città e ai suoi rituali contemporanei, fatto di esperienze, signature cocktail, percorsi gastronomici e momenti di incontro pensati per restituire una visione attuale dell’aperitivo torinese.
Il percorso unisce icone cittadine dal fascino senza tempo. La presenza di Carpano prenderà forma in alcuni luoghi emblematici dell’ospitalità torinese, ciascuno legato a una diversa espressione del rito dell’aperitivo e della cultura cittadina.

Al Caffè Platti 1875, istituzione torinese e storico salotto della vita culturale cittadina, frequentato da figure quali Cesare Pavese e Luigi Einaudi, la cultura del vermouth incontra quella dei grandi Caffè, spazi in cui il consumo si fa conversazione, abitudine sociale, memoria condivisa.
Gerla 1927, storica pasticceria in corso Vittorio Emanuele II, vanta, invece, il legame con la tradizione della pasticceria piemontese aperta oggi anche a una proposta di cocktail bar capace di estendere con naturalezza il dialogo tra dolce, aperitivo e convivialità.
House of Carpano nasce, invece, sulla terrazza de La Pista Restaurant, sul tetto del Lingotto, uno degli edifici più emblematici della Torino industriale. Nato come stabilimento Fiat, con la celebre pista di collaudo sospesa sulla città, il Lingotto è nel tempo diventato un simbolo della capacità torinese di trasformare la propria memoria produttiva in cultura, ospitalità e visione urbana.
House of Carpano proporrà cocktail segnature costruiti sull’intera gamma del brand, abbinamenti gastronomici pensati per valorizzare la complessità aromatica del vermouth e una programmazione musicale con DJset ogni giovedì, venerdì e sabato.
House of Carpano sarà aperta al pubblico dall’11 giugno e rappresenterà uno spazio dedicato all’esperienza dell’aperitivo a 360 gradi, un’esperienza in cui la storia del brand, la materia del vermouth, il paesaggio  del Lingotto e la ritualità torinese trovano una forma riconoscibile e aperta alla città.
Carpano, attraverso questa collaborazione, sceglie di raccontare i propri 240 anni, riaffermando la contemporaneità di una storia che continua a dialogare con il presente , attraverso luoghi, persone e linguaggi capaci di evolvere insieme a Torino.

“I grandi marchi non vivono nella nostalgia della propria storia. Vivono – afferma Niccolò Branca, Presidente di Fratelli Branca Distillerie – nella capacità  di trasformare la propria eredità  in qualcosa che generi ancora significato, esperienza e relazione. Carpano appartiene alla cultura internazionale del  vermouth non perché abbia inseguito i cambiamenti del mercato, ma perché ha saputo rimanere fedele a una visione abbastanza solida da attraversarli senza perdere se stessa.
Tornare a Torino con questa profondità e questa struttura significa riaffermare che l’origine di un brand non è  un fatto relegato al passato, ma che continua a produrre qualità e visione nel presente. La tradizione,  che non è conservazione, rappresenta, invece, la capacità di scegliere il futuro con la stessa intransigenza con cui si è  sempre scelto il meglio”.

“Le grandi idee diventano rilevanti solo quando trovano una forma concreta per entrare nei luoghi, nelle abitudini e nei gesti delle persone – ha affermato Roberto Munnia, Presidente del Gruppo Gerla 1927- con Carpano abbiamo voluto costruire un progetto che parta dalla storia, ma che non si limiti a raccontarla, ma la traduca piuttosto in esperienza quotidiana, in accoglienza, in qualità, in un modo di vivere contemporaneo in Torino. Per noi l’ospitalità è  proprio questo, immaginare con ambizione e poi dare corpo a quella visione, dettaglio dopo dettaglio”.

MM

La visita dietro le quinte della Palazzina di Caccia di Stupinigi è Passepartout

Gli appuntamenti del mese di giugno di “Passepartout”  conducono il visitatore dietro le porte segrete della Palazzina di Caccia di Stupinigi, negli ambienti nascosti della servitù, tra corridoi, passaggi e collegamenti interni che venivano utilizzati per muoversi in modo discreto all’interno del complesso. Si tratta di un itinerario che permette di osservare la Palazzina da una prospettiva diversa, entrando in luoghi in cui prima si svolgeva il lavoro quotidiano necessario al funzionamento della corte.
La visita attraversa il dedalo di stanze e percorsi riservati che consentivano ai lavoratori e ai servitori di raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati senza essere visti.
Tra gli elementi più curiosi del percorso figura anche il sistema di campanelli automatici che permetteva di richiamare la servitù delle diverse sale della residenza. La visita offre l’occasione di comprendere più da vicino l’organizzazione della vita di corte e la complessa macchina che rendeva possibile la gestione quotidiana di una residenza come Stupinigi.

Le visite sono in programma sabato 13, 20 e 27 giugno, alle 10.30, 12, 14.30 e 16 e avranno una durata di circa un’ora.
Vista la particolarità del luogo oggetto della visita, normalmente non accessibile al pubblico, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e per questo motivo possono accedere soltanto gli adulti al di sopra dei 12 anni e i gruppi non devono superare le dieci persone.
È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse, scarpe da ginnastica o da trekking. È vietato l’ingresso con zaini e borse ingombranti. Il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Il costo del biglietto è  di 22 euro, 12 euro + 10 euro di visita guidata, ridotto 18 euro. Per i possessori di Tessera Abbonamento Musei 10 euro con ingresso gratuito alla Palazzina.
La prenotazione è  obbligatoria a stupinigi@ordinemauriziano.it
MM

Info al numero 0116200601, dal martedì  al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Amedeo 7 Stupinigi, Nichelino ( TO)

www.ordinemauriziano.it

Anna Magnani. Il volto del Neorealismo

di Debora Bocchiardo

Anna Magnani, icona di resilienza e forza al femminile, nasce a Roma il 7 marzo 1908 da padre ignoto.  La madre, Maria, una sarta originaria della Marche, poco dopo la nascita lascia la piccola alla nonna e alle zie e si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove sposerà un ricco austriaco.

Anna, una volta divenuta adolescente, vorrà conoscere la propria madre, ma tornerà con l’amara consapevolezza di non essere né accettata né voluta.  È l’inizio della crescita personale di colei che verrà riconosciuta come volto del Neorealismo cinematografico. Anna diventa una donna forte perché sa di poter contare solo su se stessa e di potercela fare. Sempre.

La ragazza si iscrive a corsi di recitazione, sa cantare e suona il pianoforte. Mentre già lavora in teatro e nell’avanspettacolo, nel 1927 si iscrive alla scuola di recitazione Eleonora Duse, che nel 1935 diverrà l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica diretta da Silvio D’amico, e frequenta i corsi assieme a Paolo Stoppa.

Nel 1934 si cimenta nella rivista, in una fortunata serie di spettacoli con Totò.

Il suo battesimo cinematografico è del 1928, con una breve apparizione nel film di Augusto Genina “Scampolo”. Il suo vero debutto avviene nel 1934 nel film di Nunzio Malasomma “La cieca di Sorrento”.

La grande opportunità per dimostrare il proprio talento arriva nel 1941 con Vittorio De Sica che la vuole in “Teresa venerdì”.

Seguono diverse commedie fino alla grande svolta del 1945 con “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Con uno straordinario Aldo Fabrizi, dà voce all’Italia che non si arrende e che non china la testa. La sequenza finale del film, la prima della storia in cui la telecamera segue un personaggio in movimento, è considerata uno delle più alte ed intense espressioni del cinema mondiale. la Sora Pina, il suo personaggio, che insegue disperatamente il camion dove i tedeschi hanno fatto salire il compagno di una vita, e poi si accascia a terra vinta dai mitra nazisti regala all’attrice la ribalta internazionale il suo primo Nastro d’Argento.

Un secondo Nastro d’Argento arriverà due anni dopo con il premio come Migliore Attrice alla Mostra del Cinema di Venezia grazie all’ “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa, dove interpreta il ruolo di una popolana che intraprende la carriera politica per tutelare gli interessi della povera gente come lei.

Nel 1948 lavora per l’ultima volta con Rossellini, con il quale ha avuto una intensa e tormentata storia d’amore, nell’episodio “La voce umana” del film “L’amore”.

Il suo lungo monologo telefonico di una donna abbandonata dal proprio compagno le porta un altro Nastro d’Argento. Nel 1951 il quarto meritatissimo Nastro d’Argento lo ottiene per “Bellissima” di Luchino Visconti, dove veste i panni di una donna piena di frustrazioni e rimpianti che cerca di trovare un riscatto tentando di inserire la figlia nel mondo dello spettacolo. Un sogno che, in quegli anni, era condiviso da molti italiani e alimentato dal crescente successo di Cinecittà e delle tante produzioni che lì venivano realizzate.

Nel 1956 riceve l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per la pellicola tratta da un romanzo di Tennessee Williams “La rosa tatuata”, di Daniel Mann, del 1955. Per lo stesso ruolo sarà premiata con un Bafta come attrice internazionale dell’anno e con il Golden Globe come Migliore Attrice in un film drammatico.

L’America la ama, ma lei ama l’Italia, la sua Roma “Con le chiese che si siedono sui tetti delle case” come diceva lei.

Nel 1956 “Suor Letizia – Il più grande amore” di Mario Camerini le fa ottenere il quinto Nastro d’Argento.

Nel 1958 viene premiata al Festival del Cinema di Berlino per “Selvaggio è il vento” di George Cukor, realizzato nel 1957. Una pellicola con cui otterrà anche il David di Donatello ed una nomination all’Oscar.

Con “Nella città l’inferno” di Renato Castellani, del 1958, pellicola ambientata in un carcere, dove recita a fianco della cara amica Giulietta Masina, vince nuovamente il David di Donatello.

Nel 1962 lavora con Pier Paolo Pasolini in “Mamma Roma”. Il sodalizio umano e artistico si rivela un grande successo di pubblico e critica, nonostante né il regista né l’attrice si ritengano soddisfatti della loro collaborazione.

L’amore di Anna Magnani per il teatro, nel frattempo, non è diminuito e l’attrice negli ultimi anni si cimenta nuovamente in diversi ruoli e muove piccoli passi nel mondo della televisione.

Nel 1972 appare per l’ultima volta sul grande schermo in un cameo concesso con affetto a Federico Fellini per il suo “Roma”, dove interpreta se stessa.

Anna Magnani, indomita e coraggiosa, affronta la sua battaglia peggiore nel 1973, quando si spegne a Roma il 26 settembre, a sessantacinque anni, nella clinica Mater Dei, sconfitta da un tumore al pancreas, affettuosamente accudita da Roberto Rossellini e dal figlio Luca, avuto dall’attore Massimo Serato ma cresciuto solo da lei. I due grandi amori della sua vita.

Riposa nel piccolo cimitero di San Felice Circeo, vicino alla villa dove adorava trascorrere il tempo libero.

EXPOSED Torino Photo Festival, più di 100mila visitatori

Festival Noir a Burolo: incontro tra mistero, storia e leggenda

A Villa Pasta ritorna il festival annuale di Burolo da venerdì 5 a domenica 7 giugno, con l’omaggio a Gianna Baltaro

Ritorna a Burolo, nel Canavese, nella splendida location di Villa Pasta, la quinta edizione del festival Noir, occasione d’incontro tra mistero, storia e leggenda. Si tratta di un ricco programma patrocinato dall’amministrazione comunale di Burolo insieme a CNA Editoria e Torino Città metropolitana. L’evento, organizzato da Edizioni Pedrini, presenta una serie di incontri con il pubblico che spaziano dalla presentazione di libri al teatro, al canto tradizionale, comprendendo due esposizioni. Il festival, che da anni richiama centinaia di appassionati, si aprirà venerdì 5 giugno con i saluti istituzionali portati dal sindaco Franco Cominetto e dall’Assessora Elena Viretto, per proi proseguire con Maria Teresa Chechile per proporre “Eudaimonia”. Alle ore 18, la prima giornata sarà conclusa dalla docente Ornella Cerutti con “Omaggio oer i centenari di Carlo Fruttero e Gianna Baltaro”, indimenticabile giornalista di cronaca nera e, in seguito, negli anni Novanta, autrice di libri polizieschi che ha creato il genere di un giallo storico torinese, dando vita alla figura dell’ex commissario Andrea Martini, personaggio fisso dei suoi 18 romanzi, insolito investigatore che agisce nella Torino degli anni Trenta. Sabato 6 giugno, alle ore 14, l’appuntamento sarà davanti all’ingresso di Villa Pasta, con la visita guidata curata dall’Amministrazione Comunale alla dimora storica, che avverrà anche domenica alla stessa ora. A partire dalle 15.30 si terranno gli incontri con gli autori, a cominciare dalla scrittrice Debora Bocchiardo, che presenterà “Straordinario quotidiano”, seguito dall’incontro con Paolo Ghiggio, che presenterà “Noir. La bicicletta e la cronaca nera” di Hever Edizioni; Antonio Albace presenterà il romanzo “I Custodi del Passo di Penn”, di recente distribuito sul mercato francese e italiano; Silvia Bardesono, già autrice di due libri con la Rizzoli, che presenta il suo ultimo lavoro “Il canto di Vega”; alle 17.30, Luigi Conti presenterà il libro fresco di stampa “E il sole si fermò”, cui seguirà Valerio Camillo Grosso, che presenterà “La terra degli insaziabili”, il primo horror ambientale in Canavese. Alle 21 si terrà una serata di canto tradizionale con il repertorio del Coro Bajolese e in vetrina il libro di Amerigo Vigliermo “Le due anime di un uomo”.

Domenica 7 giugno verranno svelati i “diamanti del cuore della montagna” con l’autrice Sara Lucianaz, insieme a un’esposizione small size dei cristalli del Monte Bianco, cui seguirà un conferenza sullo spreco alimentare condotta da Franco Fassio , docente dell’Università del Gusto di Pollenzo, da Alessandro Musso, presidente Slow Food del Canavese, e dal presidente del distretto del cibo e del vino di Mombarone, Serra Morenica di Ivrea, Franco Cominetto. Nel pomeriggio aprirà i lavori il direttore editoriale della Pedrini, che presenterà “Ipotesi templare. Lettera e storia della chiesa di Santa Maria Maddalena di Burolo”. Seguiranno con le loro opere gli autori Stefano Ridella, Federico Mantegari, Cristina Calardo, Isabella Rosa Pivot. La chiusura del festival sarà affidata all’autore Danilo Alberto, che presenterà “Il sussurro del bagatto”, con la partecipazione della compagnia teatrale Voci nel frutteto – Macedonia d’arte, che porta in scena “La notte delle leggende”, collegato alla presentazione d3l libro di Danilo Albertome proposta la lettura dei Tarocchi da parte della Bottega della Magia di Ivrea. Sarà presente nella galleria di Villa Pasta l’esposizione dei 22 Arcani Maggiori, le storiche carte da gioco Tarocchi Piemontesi di Viassone degli anni Venti. Domenica 7 giugno, dalle ore 14 fino a sera inoltrata , si esibirà il gruppo storico medievale del Canavese Lj Ruset, con esposizione di costumi, laboratori per bambini, giochi per adulti e tamburi nel parco di Villa Pasta.

Sabato e domenica, in orario 14.30-18 a offerta libera

Informazioni al numero 393 9988875

Mara Martellotta

Sport, Ricca (Lega): “Basket Torino, la Regione faccia il possibile”

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Torino, 4 Giu – “Negli ultimi giorni si stanno rincorrendo notizie preoccupanti sulla sorte della società Basket Torino, con rumors che vanno da una presunta cordata di imprenditori a una compravendita di titoli sportivi che stanno mettendo in allarme tifosi e addetti ai lavori. La realtà sportiva torinese è un’eccellenza consolidata per tutto il Piemonte e per questo ritengo sia necessario che la Regione metta in campo tutte le azioni possibili per fare in modo che, o tramite un sostegno diretto, o acquisendo un ruolo di mediazione, possa consentire la permanenza del club nelle serie che gli compete. Ho presentato un Ordine del Giorno urgente in Consiglio regionale proprio a questo scopo. Sono certo che, grazie all’aiuto della Regione, si potra trovare una soluzione rapida ed efficace per il Basket Torino.” Così in una nota Fabrizio Ricca, capogruppo Lega in Piemonte.

Minaccia la compagna con un coltello e tenta di buttarla giù dal terzo piano

Un uomo di 32 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio e minaccia aggravata dopo aver presumibilmente cercato di spingere la compagna dalla finestra di un appartamento situato al terzo piano di uno stabile a Torino, al termine di una violenta discussione. L’uomo, imprenditore originario della Lombardia, residente nella provincia di Verona e già conosciuto dalle forze dell’ordine, è stato fermato in seguito ai fatti avvenuti la mattina del 3 giugno in via Leoncavallo, nel quartiere Barriera di Milano.

Stando a quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo radiomobile, il 32enne si trovava nell’abitazione della fidanzata, una donna trentenne di origine ecuadoriana, quando avrebbe prima rivolto nei suoi confronti minacce armato di coltello e successivamente tentato di gettarla dalla finestra dell’appartamento.

Maltempo e grandine, i danni all’agricoltura

Il pomeriggio del 2 giugno 2026 ha colpito duramente il Piemonte orientale e il Torinese con temporali di eccezionale intensità. Il maltempo, a partire dalle prime ore del pomeriggio, ha interessato in successione il Torinese orientale, il Chivassese, l’area di Crescentino nel Vercellese, le colline del Po, il Monferrato, l’Astigiano e l’Alessandrino. Il fenomeno era stato previsto e segnalato da ARPA Piemonte con allerta gialla, il cui bollettino delle ore 11:52 di ieri 2 giugno indicava espressamente temporali più intensi e persistenti in pianura, con grandinate e raffiche di vento in particolare tra Torinese, Novarese, Astigiano e Alessandrino.

L’elemento più distruttivo è stato la grandine: chicchi di diametro compreso tra i 4 e i 6 centimetri hanno colpito i territori di Crescentino, Montanaro, Chivasso, Verolengo, Borgo Revel e Murisengo, con raffiche di vento localmente vicine ai 100 km/h che hanno scoperchiato tetti, abbattuto alberi e causato danni diffusi alle strutture. Nel Torinese la zona di Montanaro è risultata tra le più colpite da intense raffiche di vento, con strade trasformate in torrenti e interventi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile nelle prime ore del pomeriggio.

Per il settore agricolo il quadro dei danni è ancora in fase di accertamento. I tecnici di Confagricoltura Torino sono al lavoro con sopralluoghi sul territorio per verificare con gli agricoltori l’entità dei danni. Le colture erbacee, orticole e i seminativi, in piena fase vegetativa, si trovavano in condizioni di massima vulnerabilità dopo una prolungata ondata di caldo anomalo che aveva caratterizzato l’ultima settimana di maggio, con temperature percepite fino a 37°C in Piemonte. Il brusco cambio di massa d’aria, con un calo delle massime di circa 10-12°C rispetto ai giorni precedenti, ha aggravato lo stress termico sulle produzioni in campo prima del passaggio temporalesco.

Confagricoltura Torino invita le aziende agricole colpite a documentare tempestivamente e fotograficamente i danni e a procedere con la segnalazione al Comune di competenza secondo quanto previsto dalla normativa regionale vigente per i danni da temporali forti, vento e grandine. Il rispetto dei termini di segnalazione è condizione necessaria per l’accesso agli strumenti di sostegno previsti.