Nuovo viale alberato tra via Monginevro e piazza Robilant

Più spazio al verde, pavimentazioni drenanti e una mobilità più sicura per una Torino sempre più sostenibile. Con il taglio del nastro avvenuto questa mattina, la Città ha ufficialmente riconsegnato ai cittadini il viale di corso Racconigi, riqualificato nel tratto tra via Monginevro e piazza Robilant. All’inaugurazione hanno preso parte il sindaco Stefano Lo Russo, l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta e la presidente della Circoscrizione 3, Francesca Troise.

L’intervento, dal valore complessivo di circa 611 mila euro, è stato realizzato grazie ai fondi PNRR nell’ambito del programma PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare). La trasformazione ha permesso di superare le criticità legate al parcheggio selvaggio attraverso la creazione di una nuova banchina centrale che ospita un doppio camminamento pedonale e una pista ciclabile bidirezionale. Questo nuovo assetto garantisce spostamenti più continui e protetti lungo tutto l’asse viario, senza tuttavia penalizzare la circolazione veicolare: la carreggiata del corso ha infatti mantenuto lo spazio per due corsie per ogni senso di marcia.

Sotto il profilo ambientale, i lavori si sono concentrati sulla de-impermeabilizzazione di oltre 4.500 mq di superficie. L’utilizzo di materiali innovativi come il calcestruzzo drenante, i masselli filtranti e le marmette autobloccanti forate, unito all’abbattimento delle barriere architettoniche e alla creazione di tre attraversamenti rialzati sull’incrocio con Via Pollenzo, rende l’area più sicura e resiliente di fronte alle sfide climatiche.

“L’inaugurazione di oggi è un tassello fondamentale di un disegno urbano molto più ampio,” ha dichiarato il sindaco Lo Russo. “Il progetto di corso Racconigi ha portato al completamento della riqualificazione tra piazza Marmolada e via Monginevro. Un’opera che, unita alla nuova ‘zona 30’ tra i corsi Vittorio Emanuele, Trapani, Peschiera e Racconigi e ai cantieri di via Lancia e via Braccini, restituisce l’idea di una città più bella e vivibile, dove lo spazio pubblico torna a misura di persona”.

L’assessora Chiara Foglietta ha posto l’accento sull’equilibrio tra natura e servizi: “Siamo intervenuti con soluzioni strategiche per tutelare il nostro patrimonio verde. La riorganizzazione dei parcheggi a spina di pesce ha permesso di mantenere invariato il numero di stalli per i residenti, allontanandoli però dai fusti degli alberi per garantirne la salute e la stabilità. È una scelta di cura per il viale alberato che, insieme all’uso di pavimentazioni drenanti, migliora il comfort termico e la gestione delle acque, rendendo corso Racconigi un modello di infrastruttura urbana moderna e sicura.”

Conclusi i lavori, il nuovo viale si offre ora come uno spazio rigenerato e funzionale, restituendo una parte importante della città alla fruizione quotidiana di residenti e cittadini.

Le Grottesche, i mascheroni satirici che guardano Torino

Dalle forme plastiche suggestive, narrano di una città inquieta e fantastica.

i muri della città parlano” diceva il barone de La Brède e di Montesquieu che giunse a Torino nel 1728. Effettivamente è così, ma oltre a raccontare una parte della storia della città queste sculture in pietra, che rivestono perlopiù gli edifici storici di Torino, osservano cose e persone con sguardi talvolta caustici ed altri minacciosi. Queste opere d’arte che si fanno notare per la loro plasticità, i loro particolari e la ricchezza che conferiscono ai palazzi che li ospitano, sono le Grottesche, anche conosciute come Mascheroni. Possono essere entità fantastiche o mostruose, mitologiche, animali, facce deformi o altre sagome e rimandano al quello straordinario periodo artistico che è stato Barocco europeo, ma anche a epoche seguenti come il Liberty. Nella nostra città sono molte e conturbanti e non furono scolpite unicamente come ricco ornamento, ma anche come veicolo potente di un linguaggio simbolico e satirico, un mezzo per raccontare ciò che non si poteva dire apertamente: l’instabilità del potere, la vanità della ricchezza, le paure del mondo e i desideri inconfessabili, il tutto scolpito su una base monocolore in pietra e di stucchi o simili a quelle di epoca romana, caratterizzate da una pittura multi-cromata, trovate nei resti sotterranei della Domus di Nerone (le “grotte” appunto)

A Torino le Grottesche non sono urlate come nella Capitale o a Firenze, sono più nascoste, meno protagoniste e per un occhio che le cerca e guarda con attenzione e curiosità, ma nonostante questa loro personalità sobria, in linea con il carattere culturale territoriale, riescono a farsi notare, risultano eloquenti ed affascinanti.

Qualche esempio più noto? A Palazzo Chiablese, affacciato su piazza San Giovanni, ospita uno dei cicli più importanti di grottesche della città, con affreschi che ornano volte e stanze laterali. Qui si incontrano tritoni, chimere, teste giganti con occhi vuoti, tra decori vegetali e medaglioni enigmatici. Palazzo Carignano, tra le meraviglie barocche del Guarini, conserva motivi grotteschi sia all’interno sia all’esterno, tra mascheroni scolpiti nei timpani delle finestre. I volti deformati sembrano rimproverare severamente chi guarda, belli ma inflessibili.

Passeggiando, inoltre, per via della Rocca, via Giolitti, via Bogino, via San Francesco da Paola, ma anche per le strade di Cit Turin, come corso Francia dove si trova il Palazzo delle Vittoria, si possono osservare mascheroni sui portoni in legno o sulle chiavi di volta degli archi. Spesso sono volti demoniaci, nasi adunchi, oppure caricature dalla forma animale posizionati come elementi apotropaici, protettivi, per allontanare il male.

Anche in alcune chiese della città si possono trovare elementi grotteschi di interesse artistico, come nei dettagli in stucco della Chiesa della Misericordia o nelle cappelle laterali di San Lorenzo, si tratta di putti deformi o di volti che sembrano fondersi con il fogliame.

Le Grottesche sono, dunque, una forma d’arte in conflitto con qualsiasi canone, non mirano alla perfezione o alla armonia, ma all’inquietudine.
Guardarle e ammirarle significa comprendere che l’arte, nei secoli si è occupata anche di incubi, di paure e sogni deformati. Torino, con la sua personalità solenne e lineare, nasconde, ma neanche tanto, un’anima caustica e magicamente teatrale, un lato sarcastico in contrasto con la geometria a e il rigore sabaudo, i mascheroni sono un esempio di questo carattere anticonformista che fa di questa città un luogo eccezionale e complesso.

Maria La Barbera

“Allegro” avvicina i bimbi alla musica classica

 

«Chi pensa che la musica classica sia noiosa alzi la mano». Inizia così lo spettacolo “Allegro!”. E di solito molti bambini alzano la mano. Alla fine dello spettacolo la domanda viene modificata: «Chi pensa che la musica classica possa essere divertente? Alzi la mano!». Tutti i bambini lo fanno.

 

Lo spettacolo, che vede in scena Matteo Cionini, va in scena domenica 8 febbraio alle 16,30 allo Spazio Kairos, via Mottalciata 7: alle 16 viene offerta la merenda.

 

“Allegro” è una festa, un gioco tra mimo, clown, teatro di strada, un po’ di micromagia, con due protagonisti assoluti: la musica classica e il pubblico. Lo spettacolo è infatti interattivo e coinvolgente, con un testo comico, surreale, leggero.

 

Onda Larsen l’ha scelto per la sua stagione per famiglie: è adatto a un pubblico 0-130 anni. «Dal 2008 questo spettacolo è stato replicato più di 500 volte in teatri, scuole, palestre, piazze, cortili. Ovunque, facendo ridere bambini, adulti, anziani: di qui l’idea di inserirlo nella nostra stagione domenicale».

 

8 FEBBRAIO ore 16,30
ALLEGRO!
Matteo Cionini (TO)
Di e con Matteo Cionini
Durata 50’Mimo e clownerie
Dai 2 anni in avanti

>Biglietto unico: 9 euro.
È necessaria la tessera Arci.
Pacchetto famiglia (acquisto di minimo di 4 biglietti per lo stesso evento): 28 euro.

La Fondazione Marazzato racconta i suoi valori in un video

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Celebrazione del passato e visione del futuro, salvaguardia della storia e dell’ambiente, cultura d’impresa e attenzione alle nuove generazioni, sono molti i dualismi che si possono trovare nei valori promossi dalla Fondazione Marazzato, da oggi riassunti e illustrati da un breve e suggestivo videocorporate. In appena due minuti e mezzo di parole e immagini, amalgamate dal tocco sapiente del regista Matteo Bellizzi, a cui si deve già il docufilm “Il sogno di Carlo”, presentato lo scorso aprile e dedicato alle origine della Collezione Marazzato, descrivono i valori fondanti di questo ente, nato nel 2023 intorno al patrimonio rappresentato dalla collezione di mezzi storici, unico in Europa, e da cui si sviluppano una serie di iniziative legate non soltanto alla cultura motoristica.

La Fondazione Marazzato è infatti attiva in ambiti che vanno dalla responsabilità sociale, con iniziative benefiche a sostegno della ricerca contro i tumori, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi, ai progetti di sensibilizzazione e di formazione dei più giovani su tematiche legate all’ambiente e alla sostenibilità. Dai mezzi prende spunto la valorizzazione della cultura d’impresa, grazie alla collaborazione e ai contatti di aziende, associazioni e musei anche del territorio vercellese, con cui esiste un legame profondo. Particolarmente forte è la tutela dell’ambiente, che la Fondazione eredità dall’azienda da cui trae origine: il Gruppo Marazzato, leader nei servizi ambientali, nelle bonifiche e nel trattamento dei rifiuti industriali , riconosciuta essa stessa come società benefit nel 2023. Essa realizza, attraverso la Fondazione, progetto finalizzati al benessere e alla collettività, applicando la stessa visione imprenditoriale che la guida agli obiettivi dell’Ente.

Il Gruppo Marazzato nasce nel 1952 e si occupa di servizi ambientali, con otto sedi nel Nord Ovest, e un raggio d’azione nazionale grazie alle reti cui aderisce. Con 300 dipendenti e un parco mezzi di oltre 250 unità, fornisce servizi di gestione, intermediazione e trasporto dei rifiuti industriali, bonifiche ambientali, rimozione di amianto, serbatoi e spurghi. Nel febbraio 2023 il Gruppo ha dato vita alla Findazione Marazzato, che si occupa delle iniziative legato al mondo CSR, della sostenibilità ambientale e della preservazione del patrimonio culturale, con particolare riferimento alla collezione privata di mezzi storici, composta da oltre 250 veicoli e custodita presso lo showroom di Stroppiana, nel vercellese.

www.fondazionemarazzato.com

Mara Martellotta

A Settimo Torinese torna il “Festival di lettura 0-6 anni”

“Mi fai una storia?”, pensato per piccolissimi, in un’età in cui ancora (solitamente) non si legge

Venerdì 6 e sabato 7 settembre

Settimo Torinese (Torino)

Iniziativa unica del genere in Italia, “Mi fai una storia?”, torna in quel di Settimo Torinese per la sua (attesa) quinta edizione. Si tratta dell’ormai celebre “Festival di lettura e ascolto” pensato per bimbe e bimbi la cui età va dagli 0 ai 6 anni, età in cui (tranne rarissime, da plauso, eccezioni) ancora non s’è dotati della capacità del “leggere”. Ma dell’“ascoltare” e dell’“intendere”, hai voglia!

Organizzata dall’Associazione “Il bambino naturale” (nota in Italia anche come casa editrice “Il Leone Verde”, fondata a Torino nel 1997 da Anita Molino e Fabio Tizian, forte oggi di oltre 300 titoli su maternità, prima infanzia, saggi sul “Metodo Montessori” e volumi su “spiritualità” e “cucina”), con il sostegno di “Regione Piemonte”, in collaborazione con la settimese  “Biblioteca Civica Multimediale Archimede” e la “Fondazione ECM – Esperienza di Cultura Metropolitana”, l’iniziativa è ospitata, ormai per la terza volta, presso la “Biblioteca Archimede”in piazza Campidoglio 50, a Settimo Torinese e risponde – spiegano gli ideatori – a un’esigenza del bambino mettendo al centro un comportamento al quale andrebbe abituato fin da piccolissimo: leggere con i propri genitori, ascoltando la voce, seguendo e interpretando i disegni, commentando gli spunti offerti dalle pagine”.

Il titolo si ispira ad un libro di Elisa Mazzoli, ospite anche di questa edizione (autrice di libri per l’infanzia da sempre residente a Cesenatico e due volte “Premio Nati per Leggere”) e riprende una domanda che, sovente, i più piccoli pongono ai genitori, per soddisfare il loro piacere e desiderio di ascoltare “storie (più o meno) inventate”.

Voci e ospiti dell’edizione 2026 saranno, insieme alla Mazzoli, Lara Tassini, giovane illustratrice di Novara, diplomata alla scuola “Ars in Fabula”, Elena Corniglia, responsabile del “Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile”, e Laura Bossi, musicista e insegnante del “Metodo Gordon”. L’idea è quella di promuovere la letturaad alta voce’ e ‘condivisa’, quale gesto di cura e di relazione, sin dalla più tenera età, in un’atmosfera di festa e di accoglienza”.

Il programma prevede due giorni di “iniziative gratuite” dedicate a bambini, genitori, educatori, insegnanti. La mattinata di venerdì è dedicata alle scuole, la giornata di sabato ai bambini. Non mancheranno laboratori e conferenze sempre gratuite. “L’iniziativa – dicono gli organizzatori – guarda anche a genitori, tate, nonni, educatori,insegnanti, bibliotecari. Chiunque voglia avvicinarsi alla letteratura dedicata alla prima infanzia, sarà il benvenuto nelle attività previste e agli interessati sarà dedicato un convegno, in programma il venerdì pomeriggio. Si parlerà di come leggere con il corpo, di gestualità e interazione nella lettura da 0 a 6 anni, e di lettura inclusiva tra movimento e dimensione corporea”.

Altro importante ingrediente di questa quinta edizione del “Festival” sarà un laboratorio di riscoperta delle “filastrocche della tradizione”(sabato 7 febbraio, ore 11/12), con un’attività di ascolto musicale per i più piccoli, sempre gratuita.

Assolutamente soddisfatta la sindaca di Settimo Torinese, Elena Piastra che dichiara: Il Festival ‘Mi fai una storia’ non è solo un evento, ma un progetto culturale che valorizza competenze, professionalità e reti territoriali. Attraverso la collaborazione tra istituzioni, biblioteche e operatori del settore, la Città consolida un modello virtuoso di promozione culturale, capace di generare ricadute durature sul piano educativo, sociale e civile.

L’ingresso è gratuito per tutti gli appuntamenti.

Per info sul programma dettagliato: tel. 011/8028722/723/724 o www.mifaiunastoria.it o www.bibliotecarchimede.it

g.m.

Nelle foto: immagine di repertorio e Elisa Mazzoli

Gli occhiali per leggere

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Albertino era venuto al mondo quando ormai Maddalena e Giovanni non ci speravano più. E così, passando gli anni in un rincorrersi di stagioni che rendevano sempre più duro e faticoso il lavoro nei campi, venne il giorno del ventunesimo compleanno per l’erede di casa Carabelli-Astuti.

E con la maggiore età  arrivò, puntuale come le tasse, anche la chiamata obbligatoria alla leva militare. Albertino salutò gli anziani genitori con un lungo abbraccio e partì, arruolato negli alpini. Un mese dopo, alla porta della casa colonica di Giovanni Carabelli, alle porte di San Maurizio d’Opaglio, dove la vista si apriva sul lago, bussò il postino. Non una e nemmeno due volte ma a lungo poiché Giovanni era fuori nel campo e Maddalena, un po’ sorda, teneva la radio accesa con il volume piuttosto alto. La lettera, annunciò il portalettere, era stata spedita dal loro figliolo. Non sapendo leggere e scrivere, come pure il marito, Maddalena si recò in sacrestia dal parroco. Don Ovidio Fedeli era abituato all’incombenza, dato che tra i suoi parrocchiani erano in molti a non aver mai varcato il portone della scuola e nemmeno preso in mano un libro. Chiesti alla perpetua gli occhiali, lesse il contenuto alla trepidante madre. E così, più o meno ogni mese, dalla primavera all’autunno, la scena si ripetette. Maddalena arrivata concitata con la lettera in mano, sventagliandola. E il prete, ben sapendo di che si trattasse, diceva calmo: “ E’ del suo figliolo? Dai, che leggiamo. Margherita, per favore, gli occhiali..”. E leggeva.  Poi, arrivò l’inverno con la neve e il freddo che gelava la terra e metteva i brividi in corpo. Il giorno di dicembre che il postino Rotella gli porse la lettera del figlio, decise che non si poteva andar avanti così. E rivolgendosi al marito con ben impressa nella mente la scena che ogni volta precedeva la lettura da parte del parroco, disse al povero uomo, puntando i pugni sui fianchi: “ Senti un po’, Gìuanin. Non è giunta l’ora di comprarti anche te un paio d’occhiali così le leggi tu le lettere e  mi eviti di far tutta la strada da casa alla parrocchia che fa un freddo del boia? “.

Marco Travaglini

 

 

Al via la pulizia del guado di Zucchea sulla Strada Provinciale 152

La Città metropolitana di Torino procederà, con i mezzi e il personale del Centro Mezzi Meccanici e della Direzione Viabilità 2, ad un intervento di pulizia del guado di Zucchea, lungo la Strada
Provinciale 152 del Comune di Cavour. I lavori vengono eseguiti in accordo con l’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) per ripristinare la capacità di deflusso. Sono previsti la pulizia di una fascia di circa 10 metri a monte e a valle del guado, con l’abbassamento a quota degli scorrevoli dei fornici, la pulizia dei fornici centrali e il ritombamento delle sponde a monte (lato destro) e a valle (lato destro e sinistro) con il materiale rimosso, che dovrebbe ammontare a circa 1.800 metri cubi.

Mara Martellotta

Nuovi format per Horeca Expoforum

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Dal mondo della ristorazione, dell’ospitalità e della caffetteria (Ho.Re.Ca.) torna a Lingotto Fiere, dal 15 al 17 marzo prossimo, per la terza edizione di Horeca Expoforum, il salone professionale organizzato da GL Events Italia. Nei 14 mila mq del Padiglione 3, la manifestazione si presenta con un respiro sempre più internazionale grazie alla partecipazione di espositori europei, confermando il proprio ruolo di riferimento per il comparto. Cresce del 30% la presenza del comparto caffè e aumentano gli espositori del beverage. Protagonista anche l’artigianalità italiana attraverso aziende che portano specialità gastronomiche, attrezzature professionali e prodotti di alta qualità, offrendo una panoramica completa del patrimonio agroalimentare nazionale. Tra le novità, per la prima volta è presente la Regione Piemonte con PiemonteIS, uno spazio dedicato ad approfondimenti e dibattiti, show cooking e momenti di confronto tra istituzioni, imprese e professionisti, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze del territorio e favorire nuove opportunità di network e sviluppo di tutta la filiera Ho.Re.Ca.

Debutta anche Alimentability, festival dedicato all’informazione agroalimentare etica e consapevole, promosso da Gruppo ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana.

“Horeca Expoforum arriva a poca distanza dalla recente investitura della cucina italiana a Patrimonio UNESCO, riconoscimento straordinario per una grande eccellenza del settore – dichiara Gàbor Ganczer, AD di GL Events Italia – la manifestazione intende trasformare questo prestigioso riconoscimento in un motore di rilancio per tutta la filiera dell’ospitalità, volendo offrire uno spazio in cui la qualità, la creatività e l’artigianalità italiane possano trovare nuova energia”.

Il canale occupa un ruolo di preminenza nell’economia nazionale: stando all’ultimo report della Camera di Commercio di Torino, risalente a settembre scorso, in Piemonte le imprese riconducibili al canale Horeca sono quasi 30 mila, il 7,1% del tessuto imprenditoriale regionale. A livello italiano, il Piemonte rappresenta il 6,4% dell’indotto su un totale di circa 460 mila imprese, il 90,8% delle quali svolge servizi di ristorazione e bar.

Cresce del 30% il numero di espositori del comparto caffè, anche grazie alla collaborazione con SCA Speciality Coffee Association, che torna con un’area dedicata a competizioni, a torrefattori da tutto il mondo e rifornisce innovative. Al suo fianco tante realtà radicate sul territorio piemontese, di cui alcune presenti per la prima volta, come Malabar e Dicaf, mentre tornano Caffè Ghigo e Perrero Caffè.

Il Salone rafforza inoltre la propria dimensione nazionale con aziende da tutta Italia, tra cui Caffè Pascucci (PU) e che debuttano come Gruppo Izzo (FR). Significativa anche l’espansione del beverage con new entry di distributori di Bever Food e Nuova Alba 82. Non mancano piccoli imprenditori d’alta qualità come La Torinese e Suqqo, che presenta estratti naturali, dal Cuneese il birrificio Refuel Brewing e La Corte, che produce erba latte, il primo latte italiano certificato da Agricoltura Simbiotica, un metodo che rigenera il suolo senza uso di pesticidi e garantisce agli animali un’alimentazione naturale. Da Novare provengono gli energy drinks B52, distribuiti da Deas, mentre la viticoltura del Grossetano sarà rappresentato dalla Tenuta La Parrina. Torna inoltre Coca Cola, che presenterà le bevande Lurisia, storico marchio piemontese parte del suo portafoglio.

Tra i temi di questa edizione, vi è la valorizzazione dell’eccellenza artigiana: al fianco di una vasta rappresentanza piemontese, alla manifestazione prendono parte aziende provenienti da tutta Italia, tra queste il caseificio mantovano Latteria Agricola San Pietro, produttore di Grana Padano DOP, la Parmigiana 50 Bio, nel campo delle conserve alimentari, da Bergamo Baldassarre Agnelli, impresa leader in forniture da cucina e utensili, la trevigiana Rumori, specializzata in polpette, che metterà a disposizione il proprio food track. Da Montichiari (BR) i suinicoltori Salumi Sei Colli, esperti di insaccati e formaggi. Dalla Sicilia, Fruit Service di Bronte, produttore e distributore di pistacchi nel mondo. A confermare il ruolo del Salone ci saranno le principali associazioni di categoria per la pasticceria, la Scuola Italiana Pizzaioli per la Panificazione, La FIC per la cucina e l’Accademia IFSE di alta formazione gastronomica. Accanto alle realtà di settore saranno presenti anche organizzazioni di imprenditoria e commercio come Federalberghi, ASCOM, Confartigianato, CNA, Confesercenti e API.

15-17 marzo 2026 – ore 9.30/18.30 – Padiglione 3 Lingotto Fiere, via Nizza 294. Evento dedicato ai professionisti del settore Ho.Re.Ca. con ingresso gratuito previo accredito sul sito della manifestazione.

Mara Martellotta

L’astro nascente Mao Fujita al pianoforte con Emmanuel Tjeknavorian

Sul podio dell’Orchestra Rai giovedì 5 febbraio, con replica venerdì 6 febbraio

Dopo aver debuttato nel 2023 con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, ritorna sul palco dell’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, giovedì 5 febbraio alle 20.30, e in diretta su Radio 3, il giapponese Mao Fujita, classe 1998, considerato uno degli astri nascenti del pianismo mondiale. Con la compagine Rai, Fujita proporrà il Concerto n.21 in do maggiore per pianoforte e orchestra K 467 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto a Vienna nel 1785. Lasciato alle spalle il virtuosismo ostentato che gli aveva fatto guadagnare il favore del pubblico alla moda, il compositore affida qui al pianoforte, contrapposto o avvolto dall’orchestra quel carattere d’intima espressione che perseguirà nelle sinfonie qualche anno più tardi. Sul podio è impegnato Emmanuel Tjeknavorian, che sostituisce il previsto Andrés Orozco-Estrada, indisposto. In apertura di serata, Tjeknavorian, attuale Direttore Musicale  dell’Orchestra Sinfonica di Milano, proporrà l’Ouverture da “Oberon”, l’ultima opera scritta da Carl Maria von Weber su soggetto tratto da diverse fonti letterarie: A Midsummer Night’s Dream, di Shakesperare, e Oberon, di Cristoph Martin Wieland. In chiusura del concerto la Sinfonia n.1 in do minore op.68 di Johannes Brahms, ultimata nel 1876, i cui primi abbozzi risalgono all’anno prima. La distanza che intercorre tra l’inizio e la fine del suo lavoro è da ricercare nei costanti sentimenti di insoddisfazione e di perfezione da parte del compositore tedesco. Nel Finale è possibile riconoscere una reminiscenza del celebre Inno alla Gioia di Beethoven. La prima esecuzione della Sinfonia in do minore avvenne 4 novembre 1876 a Carlsruhe, sotto la direzione di Felix Otto Dessoff, ed ebbe un grande successo. Il direttore d’orchestra Hans von Bülow, la ribattezzò “La Decima Sinfonia di Beethoven”, quasi a indicare in Brahms l’erede di Beethoven.

Biglietti: da 9 a 30 euro in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Auditorium Rai Arturo Toscanini – piazza Rossaro, Torino

Mara Martellotta

Un mercato positivo per Juve e Toro, da sufficienza piena

 

La sessione invernale si è chiusa senza colpi clamorosi ma con operazioni coerenti. Juventus e Torino hanno lavorato seguendo esigenze diverse, centrando però l’obiettivo minimo: rinforzare e razionalizzare la rosa in vista della seconda parte di stagione.
Juventus
Acquisti
Jérémie Boga – prestito con diritto di riscatto
Emil Holm – prestito con opzione di riscatto
Cessioni
Daniele Rugani – prestito
João Mário – prestito
Douglas Luiz – prestito
Mercato essenziale e mirato: pochi innesti, ma funzionali alle rotazioni e all’equilibrio della squadra.

Torino
Acquisti
Rafael Obrador – prestito con diritto di riscatto
Luca Marianucci – prestito
Matteo Prati – prestito con diritto di riscatto
Sandro Kulenović – prestito con obbligo di riscatto
Enzo Ebosse – prestito con diritto di riscatto
Cessioni
Adam Masina – risoluzione contrattuale
Ali Dembélé – cessione a titolo definitivo
Cyril Ngonge – cessione a titolo definitivo
Mihai Popa – cessione a titolo definitivo
Asslani cessione definitiva
Il Toro è stato più attivo, con numerosi movimenti per rinnovare la rosa e aumentare le alternative in più reparti.
Bilancio finale
Strategie diverse ma risultati simili: nessuna rivoluzione, scelte ponderate e funzionali. Per entrambe, un mercato da sufficienza piena, utile per guardare con fiducia al prosieguo della stagione.

Enzo Grassano