Cominciamo dal Toro perché l’acquisto del trequartista Messias sta diventando una telenovela.
Al di là dell’elevata valutazione fatta dai calabresi, il giocatore,appena saputo dell’interesse atalantino,ha messo i granata in pausa.Vuole giocare in Europa.
Il Toro sta virando sul trequartista bolognese Orsolini in cambio di Lyanco e Zaza,entrambi chiesti e graditi dal tecnico rossoblù Mihajlovic.Sirigu andrà al Cagliari perché partirà Cragno.Mirante non verrà al Toro perché anche lui richiesto da una big che giocherà in Europa.
Dal Chievo potrebbe arrivare il centrocampista Garritano,nipote del celebre Salvatore campione d’Italia 1976 col Toro di Radice
In casa Juve Morata prolunga il prestito fino al 30 giugno del 2022.Costerà 10 milioni di euro il riscatto dall’Atletico di Madrid.Se Ronaldo andrà via la Juve prenderà Dzeko dalla Roma e Vlhaovic dalla Fiorentina.Completeranno il reparto delle 4 punte composto anche da Morata e Dybala.
Se salterà l’affare Locatelli a centrocampo per l’elevato costo la prima alternativa è il ritorno di Pjanic dal Barcellona.Così ha deciso mister Allegri.
Vincenzo Grassano
I goliardici Gem Boy cantavano –E tutti si faceva il coretto- “Ma in Holly e Benji tutto è normale anche il Giappone vince il mondiale”, ridendo sia per la non eccessiva bravura della nazionale nipponica, sia perché “cosa c’entra il calcio con il Paese del Sol Levante?” Ed ecco l’errore: nell’ XI sec. a.C, proprio in Giappone si praticava il “Kemari”, simile al “cuju” cinese, un gioco militare che fungeva da addestramento e il cui scopo era quello di mandare un pallone ripieno di capelli e piume in una zona definita da due canne di bambù, utilizzando solamente i piedi. Un manoscritto del 50 a.C. attesta le dispute tra Cina e Giappone giocate attraverso lo “Ts’u-Chu”, (altro nome per “Cuju”).
È arrivato il momento di gongolare: il Rinascimento italiano “docet” anche in questa situazione. Nella Firenze medicea si praticava il “calcio fiorentino”, attività ludica decisamente prediletta dalla comunità toscana. Si tenevano, infatti, incontri ufficiali tra i partiti dei Verdi e dei Bianchi, nel campo prestabilito della Piazza di Santa Croce, al termine dello “scontro” i vincitori si appropriavano delle insegne avversarie. Ogni squadra era formata da 27 giocatori: coloro che stavano sulla linea degli “innanzi” avevano il compito di attaccare, vi erano poi gli “sconciatori”, i “datori innanzi” e, infine i “datori indietro”. Questa la definizione della Crusca risalente al XVIII secolo: “È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi.” Ogni anno la città di Firenze ricorda quelle partite antiche attraverso una fedele ricostruzione storica in costume. Ho finito la mia premessa e ora , come si suol dire, “per me sono dolori”, perché già so che i lettori granata chiuderanno la pagina immantinente. L’excursus storico mi è servito come larga scusa per invitarvi allo Juventus Museum di Torino.