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Siccità, oltre 30 milioni di danni stimati per l’agricoltura torinese. Il mais tra le colture più colpite

La siccità presenta già un conto pesante per l’agricoltura della provincia di Torino. Secondo le prime stime di Coldiretti Torino, le perdite economiche hanno già superato i 30 milioni di euro, con il mais che risulta la coltura maggiormente penalizzata.

Nel Torinese, infatti, il mais rappresenta una produzione strategica: in condizioni normali contribuisce a circa un terzo dell’intera produzione piemontese, con oltre 4,85 milioni di quintali raccolti da più di 4.600 aziende agricole su una superficie superiore ai 48.800 ettari.

La prolungata assenza di precipitazioni sta però compromettendo i raccolti. Nelle aree irrigate si prevede una riduzione della produzione intorno al 30%, mentre gli agricoltori stanno progressivamente esaurendo le risorse idriche disponibili dai canali e ricorrono sempre più al pompaggio dalle falde, una soluzione decisamente più onerosa. Nelle superfici prive di irrigazione, invece, le perdite potrebbero raggiungere il 70%, con numerose coltivazioni ormai disseccate.

Le stime economiche sono state elaborate sulla base delle attuali quotazioni del mais alla Borsa Cereali di Torino. Tuttavia, l’andamento dei mercati, influenzato dalle tensioni internazionali e dalla speculazione, potrebbe determinare un ulteriore aumento dei prezzi e, di conseguenza, del valore complessivo dei danni. Anche le perdite produttive potrebbero aggravarsi nelle prossime settimane, soprattutto nelle zone che tradizionalmente dipendono dalle piogge. Nei terreni irrigati, invece, si osservano pannocchie che crescono con difficoltà e producono un numero inferiore di chicchi o chicchi di dimensioni ridotte.

«Al di là della cifra già significativa (e siamo ancora lontani dalla trebbiatura) della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune».

Secondo Coldiretti, la diminuzione della produzione locale renderà inevitabile un maggiore ricorso alle importazioni per soddisfare il fabbisogno di mais.

«È sempre più evidente – aggiunge il direttore, Carlo Loffreda – che il problema della siccità che colpisce l’agricoltura non riguarda solo gli interessi del settore primario. Per questo è sempre più urgente mettere in campo misure strutturali per affrontare la siccità, a partire da un Piano per i piccoli invasi, un uso plurimo delle acque idroelettriche, misure di sostegno al risparmio idrico, sburocratizzazione e sostegno alla trivellazione di nuovi pozzi. Mentre dalla ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) chiediamo nuove varietà in grado di resistere alla siccità. Perché se gli agricoltori non producono, abbiamo un deficit di cibo e di materie prime che ha ripercussioni sull’intero sistema agroindustriale e sull’intero “sistema Paese”».

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