È un mercato ricco d’idee ma povero di soldi!
In casa bianconera l’obiettivo Locatelli potrebbe sfumare per la naturale lievitazione del prezzo del calciatore,sin qui protagonista all’europeo nelle prime 2 gare giocate dalla nazionale.
Il ritorno di Pjanic é sempre più concreto.Il Paris Saint Germain diventa la pista sempre più concreta per l’approdo di Cristiano Ronaldo.Alla Juve potrebbe arrivare Icardi.Non tramonta la pista Dembelè sempre dal Barcellona.Come secondo portiere s’avvicina il granata Sirigu.
In casa Toro è stata formulata l’ultima offerta al Crotone per il trequartista brasiliano Messias: da 6,5 a 7 milioni senza bonus e contropartite,prendere o lasciare,a fronte della richiesta di 10.
In caso di no dei calabresi si virerà sul centrocampista Garritano del Chievo.
In difesa piace il terzino sinistro Hancko dello Sparta Praga.Come difensore centrale interessa il croato Vida,piace molto a Juric ma non convince la dirigenza granata per l’età:32 anni.
In porta,con la promozione quasi certa a titolare del “Donnarumma serbo” Milinkovic Savic,gli altri 2 portieri saranno il rientrante dall’ottima stagione al Renate(serie C) Gemello e del primavera Sava.
Tante trattative ma nulla di concreto.
Dal 1 luglio cambieranno molte cose:data d’inizio ufficiale del calciomercato ed il raduno al 6 luglio.
Vincenzo Grassano
I goliardici Gem Boy cantavano –E tutti si faceva il coretto- “Ma in Holly e Benji tutto è normale anche il Giappone vince il mondiale”, ridendo sia per la non eccessiva bravura della nazionale nipponica, sia perché “cosa c’entra il calcio con il Paese del Sol Levante?” Ed ecco l’errore: nell’ XI sec. a.C, proprio in Giappone si praticava il “Kemari”, simile al “cuju” cinese, un gioco militare che fungeva da addestramento e il cui scopo era quello di mandare un pallone ripieno di capelli e piume in una zona definita da due canne di bambù, utilizzando solamente i piedi. Un manoscritto del 50 a.C. attesta le dispute tra Cina e Giappone giocate attraverso lo “Ts’u-Chu”, (altro nome per “Cuju”).
È arrivato il momento di gongolare: il Rinascimento italiano “docet” anche in questa situazione. Nella Firenze medicea si praticava il “calcio fiorentino”, attività ludica decisamente prediletta dalla comunità toscana. Si tenevano, infatti, incontri ufficiali tra i partiti dei Verdi e dei Bianchi, nel campo prestabilito della Piazza di Santa Croce, al termine dello “scontro” i vincitori si appropriavano delle insegne avversarie. Ogni squadra era formata da 27 giocatori: coloro che stavano sulla linea degli “innanzi” avevano il compito di attaccare, vi erano poi gli “sconciatori”, i “datori innanzi” e, infine i “datori indietro”. Questa la definizione della Crusca risalente al XVIII secolo: “È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi.” Ogni anno la città di Firenze ricorda quelle partite antiche attraverso una fedele ricostruzione storica in costume. Ho finito la mia premessa e ora , come si suol dire, “per me sono dolori”, perché già so che i lettori granata chiuderanno la pagina immantinente. L’excursus storico mi è servito come larga scusa per invitarvi allo Juventus Museum di Torino.