Cosa succede a Torino: informazioni per chi arriva in città
What’s on in Turin: events and attractions for tourists, occasional visitors and expat
I confess, I do not know when we exactly moved from spring to a hot summer. But this summer is one of the best I can recall. I cannot say if it is because we are going back to normality, with the opening of theatres and museums, the possibility to eat out with friends or go to a concert. Or if it is because super hot days are followed by nice sunsets with a fresh breeze that makes an evening out really pleasant. Whatever it is, let’s profit and live it at the fullest.
And if you need some ideas to chill and relax, here is my event selection.
Summer nights
From July 2 to August 3, at La Venaria Reale , you can find Metamorfosi: 39 shows of dance, theatre and music. The events taking place in the gardens are included in the entrance ticket, while others, such as those held near the remains of the Diana Temple have a different ticket. You’d better check their website.
The municipality of Collegno hosts the Flowers Festival with concerts of Italian artists.
And what about a night at the theatre?
From 6 July to 8 August, Turin meets London and our Teatro Carignano becomes Shakespeare’s Globe Theatre. Here you will find Prato Inglese, English Garden, a kermess proposing Shakespeare’s plays. This year, it is the turn of “Much ado about nothing” which in Italian becomes “Molto rumore per nulla”. A great occasion to return to theatre and to learn some Italian, as we all know what is going to happen in this romantic and funny comedy.
Art
The Paratissima festival still hosts Peter Lindberg’s amazing exhibition “Untold Stories” at ARTiglieria, as well as the sessions entitled “Rebirthing” and “Ph.ocus – About Photography”.
Nearby, at Circolo del Design, until 30 September, you can find Humanizing Technology, a program with online and offline events, movies, talks and workshops. You need to become a member to enter, with an annual membership that costs 12 euros.
From Circolo del Design, with a 5-minute walk you can reach Camera, Italian center for photography were you can still find the exhibitions dedicated to Lisette Model and Horst P.Horst, until July 18.
But let’s move to Quadrilatero Romano. This district is home to Mao, where you can visit the exhibition “China Goes Urban” or get lost in the enchanting and timeless permanent collection.
Open air museums
Art in Turin is not only in traditional museums, it can be in former factories or even in areas where once there were factories. Parco Dora is an urban park were graffiti perfectly blend with the playground. Here you can come for a walk, run or practice your favorite sport surrounded by incredible murals.
And if you love Street art like me, you cannot miss a visit to Mua, in the Campidoglio district. This Urban Art Museum stretches on the walls of an entire
neighborhood. Discover their project with their guided tours.
Sport
Back to La Reggia di Venaria, with their Green Fitness, you can attend lessons of urban fit, body combat, yoga and much more.
But if you are more like me and prefer to watch rather than do sports, until July 11, you can attend the European Championship of table football, organized by Spaccio di Cultura, a cultural association based in Porta Palazzo.
And for a moment of pure pleasure…
Porta Palazzo and Quadrilatero Romano are home to many restaurants, bistros and bars. Summer vacation (or staycation) must include an evening out in one of the many catering facilities that pinpoint Piazza Emanuele Filiberto. Pautasso and Antico Balon are perfect if you are looking for traditional dishes, while traditional drinks will be kindly proposed by Pastis. Cheers!
Lori Barozzino
Lori is an interpreter and translator who lives in Turin. If you want to read more, here’s her blog.
(La foto di copertina è di Stefano Zanarello, quella della Reggia di Venaria è di Mario Alesina)
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Marco Bechis, nato a Santiago del Cile da madre cilena e padre italiano, profondo conoscitore dell’America Latina, ha 20 anni quando viene catturato a Buenos Aires, nel 1977, all’uscita dalla scuola che frequenta per diventare maestro con il sogno di andare a insegnare nel nord del paese ai bambini indigeni.
Marco Bechis è diventato sceneggiatore, regista e produttore, punto di riferimento per chi vuole capire più a fondo queste tragiche vicende.
Nel 1995 l’ex militare -che aveva prestato servizio nel principale campo di concentramento clandestino, l’EMA, ovvero la Scuola di meccanica della Marina- contatta Vertbitsky e inizia a raccontare l’orrore della dittatura e la “guerra sporca” contro gli oppositori o presunti tali. E quello che tutti già sapevano, raccontato da chi aveva perpetrato l’orrore, ebbe l’impatto di un uragano.
C’è poi un’altra pagina nera nella storia della dittatura. Il sistema efficiente e perverso con cui gli aguzzini rubavano alla nascita i bambini delle prigioniere per darli a famiglie delle alte sfere e dei militari. Una doppia morte per le madri, che dopo il parto venivano immancabilmente uccise, mentre i neonati crescevano proprio con chi le aveva eliminate.
Torture, furti di neonati e voli della morte. Che spiegazione si è data di tanta crudeltà?
i personaggi delle quindici storie narrate da Silvia Padulazzi nel suo “La manutenzione dell’Eugenio e altre cose” sono incredibilmente vivi e simpaticamente sfrontati. L’ambiente dove si svolgono questi racconti spazia tra i laghi d’Orta e Maggiore, nei paesi di confine tra l’Italia e la Svizzera ticinese. Ogni capitolo è illustrato dai disegni di Giorgio Rava, poeta e pittore omegnese, narratore e gourmet molto noto. Silvia Padulazzi nella vita si occupa di pubbliche relazioni e comunicazione ed è – oltre che un artista poliedrica – anche counselor life coach con una grande esperienza su questi temi. Conduce laboratori di crescita personale, di autobiografia musicale, linguistici, creativi, di prevenzione al bullismo nelle scuole, per adulti e giovani. Ma è anche, come ama definirsi, una “frivola perdigiorno e cantante”, autrice di canzoni, poesie, testi di teatro civile e narrativa, ha tradotto per Casa Editrice Nord e nel 2020 ha pubblicato il manuale “La zampa che cura. La relazione mediata da Napo e Zoe” per Morphema Editrice. Ha viaggiato molto e ascoltato molte storie: vite vissute, immaginate o desiderate, aneddoti, problemi, perfino quelle che lei chiama “balle colossali”. Poi un bel giorno si è messa a scrivere, andando ad attingere in quell’enorme archivio della memoria. Così, pagina dopo pagina, si sono materializzati di questi racconti che, è quasi scontato, non sono che i primi di una lunga serie.
Autobiografia probabilmente progettata e studiata da tempo, in cui è chiara la volontà di lasciare totalmente libera la cascata della memoria, pur di acchiapparne episodi, ragionamenti, volti, figure e verità, più o meno palesi, capaci di dare un senso profondo ad accadimenti piacevoli o addirittura esaltanti, accanto ad altri di amara e dolorosa disillusione. Un’autobiografia ricca, misurata nei toni e nel racconto. Piombatagli addosso senza dargli possibilità di replica o rifiuto. Richiesta dai fatti – tanti e sempre governati con signorile pacato aplomb – dalla vita, dalle passioni e dalle ragioni del cuore. Ma, come sempre accade, “l’autobiografia di chi ha conosciuto un’ampia proiezione pubblica finisce spesso – scrive bene Nino Aragno – per diventare un pezzo dell’autobiografia della nazione”. E, puntuale, questo accade anche per il libro di Rolando Picchioni. Oltre sessant’anni, si diceva, di vita e di politica. Un tutt’uno. Una passione unica. Che lo prende fin da ragazzino, quando incontra a Dogliani l’allora presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. Qualche anno dopo gli esordi, giovanissimo, nelle fila della DC, corrente Dorotea, mentore Emilio Colombo. “A 36 anni – racconta in un’intervista lo stesso Picchioni – ero già in Parlamento, nel Jurassic Park di Montecitorio”. Sottosegretario ai Beni Culturali. Da lì parte una lunga, non facile e insidiosa cavalcata (ben narrata nel libro) fino alla presidenza del “Salone Internazionale del Libro” di Torino, dal 1998 al 2015, quando viene indagato dalla Procura di Torino per peculato, a causa di presunte fatture false emesse dalla “Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura” a favore dello stesso presidente. E proprio qui, alla vigilia dell’inchiesta giudiziaria, s’interrompe il libro. “Non volevo avventurarmi – racconta sempre Picchioni in un’intervista rilasciata al ‘Corriere’ – in una terra incognita”. E ancora Aragno: “L’operazione di memoria individuale diventa l’innesco per mettere a fuoco e interpretare, con il ditacco dei tempi lunghi, fenomeni ancora in attesa di un’analisi disincantata o di una necessaria revisione di giudizio. Sottopelle pulsa costante il rapporto tra politica e cultura. L’idea opposta che di questo rapporto avevano una DC fragile e disattenta e un Pci egemone e monolitico. La parabola che negli anni Novanta e primi Duemila vede una politica disorientata ritrarsi e affidare a corpi intermedi – come la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura – il ruolo propulsore in quella che è stata appunto una ‘lunga supplenza’ ovvero quel ruolo di snodo e di cerniera fra politica e cultura”. Ma il libro non è solo analisi storica e sociale. E’ soprattutto racconto. Che si dipana, attraverso le vicende di una lunga carriera poltica, nazionale internazionale e piemontese, fra decine di eventi restati nella memoria collettiva e i numerosi incontri con i grandi personaggi della Storia più recente che hanno profondamente segnato un’epoca e la vita stessa di Picchioni: da giovane democristiano emergente nella Torino della Fiat di Vittorio Valletta ad assessore provinciale all’Istruzione e alla Cultura negli anni della grande immigrazione, da presidente del “Teatro Stabile” a deputato e vice-responsabile nazionale “Cultura” per lo Scudo Crociato. Fino a diventare capogruppo Dc e poi presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, dove diede vita agli Stati Generali, e vicesindaco di Chivasso. Per non dimenticare il ruolo di direttore esecutivo del “World Political Forum” che portò in Piemonte i grandi della terra. E tante ovviamente, le personalità incontrate durante il suo cammino professionale e citate nel libro. Le più significative: Mikhail Gorbačëv, Papa Giovanni Paolo II, re Juan Carlos, gli scrittori Amos Oz e Javier Cercas, Giulio Andreotti, Vittorio Sgarbi, Franco Zeffirelli, il generale Jaruzelski e Lech Walesa. Senza dimenticare l’incontro nel 1981 con l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini che Rolando Picchioni portò in visita alla Reggia di Venaria ancora in rovina convincendolo a recuperarla. Dietro, la narrazione di “tanta vita vissuta, che offre materiali e prospettive inedite a vicende che paiono ben lontane dall’aver scritto l’ultima pagina”.
Chiara De Carlo


Kennedy si è fatto dal nulla: è intelligente, ambizioso e spregiudicato tanto da aver creato la sua fortuna con il contrabbando dei liquori durante il proibizionismo. Ora punta anche a investire nella mecca del cinema e frequenta mostri sacri come l’attrice Gloria Swanson con la quale tradisce sua moglie Rose, fervente cattolica indaffarata a sfornare un figlio dopo l’altro.
Preparatissimo, gran divulgatore che miscela simpatia, entusiasmo ed erudizione a tonnellate, ben oltre la sua formazione di esperto del Medio Evo. Alessandro Barbero è tutto questo e molto…molto di più, è il professore universitario che tutti vorrebbero avere.
Una carriera prestigiosa, un marito e figlie perfetti, una splendida casa nel cuore chic di Milano, una vita che in molte vorremmo. Ma che succede quando la malattia irrompe e tutto sembra frantumarsi?
La Reichs, nata a Chicago nel 1948, è antropologa forense in Québec ed insegna all’Università di Charlotte, ed è una delle scrittrici di thriller di maggior successo con la sua protagonista –e in parte alter ego- Temperance Brennan. I suoi best seller hanno anche ispirato la serie televisiva “Bones”.