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Allegre bruschette tricolori

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Bastano davvero pochi minuti per realizzare uno sfizioso aperitivo o un antipasto estivo allegro e colorato con ingredienti freschi di stagione dal sapore mediterraneo. La bruschetta e’ la soluzione ideale, un piatto estremamente semplice e gustoso, sempre gradito, dalle infinite combinazioni, secondo il vostro gusto e fantasia, perfette anche per accompagnare una bella grigliata di carne da gustare con gli amici.

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Ingredienti

 

Fettine di pane tostato

1 pomodoro maturo

1 peperone giallo

4 champignons

1 spicchio di aglio

Prezzemolo

Caciotta fresca

Olio evo, sale

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Strofinare con l’aglio le fettine di pane tostato. Lavare le verdure. Tagliare il pomodoro, svuotarlo dei semi, lasciar scolare poi, tagliare a cubetti. Preparare una dadolata di peperone, tagliare a fettine sottili i funghetti, la caciotta, mettere tutto in una terrina e condire con olio, sale e prezzemolo. Distribuire su ogni fetta di pane e servire.

Paperita Patty

Trasporto Eccezionale!

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PAROLE ROSSE di Roberto Placido

Siamo abituati a vederli sfrecciare sulle strade, sui marciapiedi,  sotto i portici, in due ed a volte anche in tre, ma così non mi era ancora capitato. Qualche pacchetto, borse della spesa, insomma, dimensioni contenute. Un vero trasporto eccezionale, per il quale, quelli veri, ci sono una serie di disposizioni molto chiare. Bisogna segnalare il percorso, indicare l’ingombro, cartelli segnalatici, invece in questo caso nemmeno il tradizionale straccio rosso. Figuriamoci i mezzi con il lampeggiante .L’unica cosa a norma l’orario, notturno. Quando ho letto l’articolo sul giornale online Torino. Quello dei monopattini sta diventando un problema insopportabile. Pericoloso, fastidioso, con un numero di morti e feriti drammatico. L’azione della Polizia Locale é impalpabile. I numeri che forniscono, contravvenzioni, controlli, sono ridicoli. Il problema del parcheggio selvaggio é più che fastidioso. Ostruire il passaggio di carrozzine, passeggini o persone con difficoltà motorie é indegno. Il silenzio dell’amministrazione é oramai intollerabile. Bisogna fare qualcosa e devo confessare che ci sto pensando seriamente.

La Cuoca Insolita propone: gnocchi di ceci saltati in padella

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Si può immaginare un piatto di gnocchi fatti in casa senza patate e senza uova, con un condimento povero di grassi e adatti anche a chi ha bisogno di tenere sotto controllo gli sbalzi di glicemia?

Questa ricetta di gnocchi di ceci saltati in padella è proprio così. Ma cosa ci sarà dentro allora? Tutta quella verdura non è lì solo per dare colore. Verdura di stagione. Fresca e piena di vitalità. Gnocchi molto saporiti, che piaceranno anche ai bambini. E c’è anche un altro vantaggio: sono compatti al punto giusto e, quando si mescolano, non si attaccano mai tra di loro.

Tempi: Preparazione 30 minuti;

Cottura 2-3 minuti;

Attrezzatura necessaria: Minipimer o robot tritatutto, pelapatate, tagliere legno grande per fare gli gnocchi, coltello a lama liscia, forchetta, schiumarola, pentola per cuocere gnocchi, matterello (non essenziale), padella antiaderente di circa 30 cm diam., 1 cucchiaio di legno

Difficoltà (da 1 a 3): 1

Costo totale: 2,71 € (3,31 €/kg)

Ingredienti (per 4 persone – circa 200 g a testa):

Per gli gnocchi di ceci:

  • Farina di tipo 2 (o metà 00 e metà integrale) – 240 g
  • Zucchine cotte con olio e aglio – 160 g
  • Piselli cotti in padella – 100 g
  • Ceci lessati o in scatola – 100 g
  • Sale fino integrale di Sicilia – 1 cucchiaino
  • Farina semola per spianatoia

Per il condimento:

  • Zucchine cotte in padella – 120 g
  • Carote crude tagliate finissime – 40 g
  • Pangrattato – 40 g
  • Foglie di basilico – una decina grandi
  • Olio e.v.o. – 3 cucchiai
  • Aglio – 1 spicchio
  • Sale, pepe

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Problemi di colesterolo alto? Questa ricetta ha il 95% in meno di grassi saturi rispetto ai classici gnocchi di patate conditi con burro e parmigiano!
  • Altro vantaggio: hanno il triplo delle fibre (guardate la tabella nutrizionale sotto).
  • Gli gnocchi sono preparati solo con farina integrale e senza patate!!! Usiamo invece tanti legumi, più adatti al controllo della glicemia e ricchi di proteine. Il nostro primo piatto è più completo dal punto di vista nutrizionale.
  • Non usiamo latte né uova: perfetta quindi per chi ha allergie o non vuole mangiare prodotti di origine animale.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link: https://www.lacuocainsolita.it/ingredienti/).

In caso di allergie…

Allergeni presenti: Cereali contenenti glutine

Preparazione

Fase 1: GLI INGREDIENTI PER IL SALTO IN PADELLA

Lavate e asciugate le foglie di basilico e tritatele finemente insieme al pangrattato. Se avete del pane secco, potete mettere pane e basilico insieme nel robot tritatutto.

Pelate le carote e con il pelapatate formate delle listarelle sottili.

Tenete tutto da parte, per il condimento degli gnocchi.

Fase 2: L’IMPASTO DEGLI GNOCCHI

Mettete zucchine, piselli e ceci nel contenitore del robot tritatutto e frullate fino a quando avrete ottenuto un impasto omogeneo, il più possibile senza pezzi. Aggiungete ora la farina di tipo 2 (o altra farina, ad esempio metà farina 00 e metà farina integrale di grano o di farro integrale) e il sale e amalgamate fino a quando si formerà una palla omogenea. Aggiungete altra farina (poca alla volta) se la palla risulta ancora un pochino appiccicosa. Chiudete in un foglio di pellicola e lasciate riposare mezz’ora.

Infarinate la spianatoia con la semola e formate un rettangolo di spessore di circa 1 cm (potete usare un matterello per rendere lo spessore più omogeneo). Con il coltello a lama liscia tagliate a listarelle parallele, di 2 cm di larghezza. Ora separate leggermente tra loro le strisce, giratele su un lato e cospargetele leggermente di farina di semola. Con il coltello tagliate tutte le listarelle insieme, formando degli gnocchi di forma circa quadrata. Ora, se volete e avete tempo, rigateli con la forchetta, aiutandovi con il polpastrello del pollice. Se non ne avete voglia, potete anche lasciarli a forma di quadrato!

Fase 3: LA COTTURA E IL SALTO IN PADELLA

Intanto portate a bollore l’acqua nella pentola e poi salate. Buttate gli gnocchi, rigirateli con la schiumarola e aspettate che vengano a galla (ci vorranno circa 2-3 minuti). Scolateli con la schiumarola e poneteli nella padella antiaderente, dove avete già fatto scaldare l’olio extra vergine e avete fatto insaporire lo spicchio d’aglio. Girate velocemente gli gnocchi con il cucchiaio di legno, quindi unite il pangrattato aromatizzato al basilico, le strisce finissime di carote crude e le zucchine cotte. Mescolate bene per un paio di minuti, quindi unite sale e pepe. Mangiateli subito!

CONSERVAZIONE

Gnocchi crudi: 6 mesi in congelatore. Separateli tra loro, ben infarinati con la semola. Una volta induriti potete metterli in un sacchetto gelo e tenerli per 6 mesi. Per usarli, buttateli ancora gelati direttamente nell’acqua di bollitura.

In frigorifero: 2 giorni

Chi è La Cuoca Insolita

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog (www.lacuocainsolita.it) e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Tante ricette sono pensate anche per i bambini (perché non sono buone solo le merende succulente delle pubblicità). Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie prodotti di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale. Usa solo attrezzature normalmente a disposizione in tutte le case, per essere alla portata di tutti.

Calendario corsi di cucina ed eventi con La Cuoca Insolita alla pagina https://www.lacuocainsolita.it/consigli/corsi/

Kessler, oltre le gambe c’è di più

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Che leggi

RUBRICA A CURA DI  IRMA CIARAMELLA*

 

 

Alla lettura dell’ANSA della morte di Alice ed Ellen Kessler, le gambe più famose della nostra TV, la memoria è corsa immediatamente al loro sorriso impeccabile a quelle gambe interminabili e a quel ritmo inconfondibile: Da-Da-Un-Pa

Poi, la lettura della riga che cambia musica: sono morte insieme, con una procedura di suicidio assistito.

Le Kessler se ne sono andate come hanno vissuto: insieme, libere, padrone di sé. Due donne che hanno regalato leggerezza all’Italia del boom economico, che aveva bisogno di sognare di guardare oltre, hanno scelto proprio il 17 novembre per far calare il sipario sulla loro storia. 

A Monaco di Baviera, nel loro Paese, dove il suicidio assistito è riconosciuto come diritto personalissimo alla morte autodeterminata, avevano pianificato ogni dettaglio: colloqui medici, valutazione della loro capacità decisionale, verifica della volontà, fino alla scelta del giorno. Non eutanasia attiva, ma supporto alla loro decisione che era giunto il momento di tagliare il  filo della loro vita. Un addio che ancora ci parla di eleganza, autonomia, dignità.

In Germania questo è’ legale. 

 Dal 2020 il Bundesverfassungsgericht ha riconosciuto il diritto della persona di  decidere se, quando e come porre fine alla propria vita: un’espressione della dignità umana e un diritto della persona. Da allora l’assistenza al suicidio, in Germania, è lecita se svolta con garanzie rigorose. Ed è proprio quel percorso che le Kessler hanno seguito, fin nei dettagli finali, destinando, coerentemente, per testamento anche i loro beni a organizzazioni umanitarie.

In Italia sarebbe stato possibile? 

No. O almeno: solo in casi molto specifici. 

Il nostro ordinamento rimane ancorato all’art. 580 c.p., con una lettura costituzionalmente orientata da sentenze anche recentissime della Corte Costituzionale con un’unica finestra di non punibilità aperta dalla sentenza Cappato–Dj Fabo. La Corte ribadisce che non esiste un diritto generale al suicidio assistito. E le sentenze della Corte Costituzionale svolgono una attività di colmare un vuoto normativo  ( anche quella recentissima del 2025). Nel nostro Paese non c’è’  una legge organica, né una  procedura uniforme: i requisiti cambiano a seconda  della Regione di residenza e di appartenenza al SSN, e secondo interpretazioni che in mancanza di un quadro organico, sono lasciate alla soggettività degli interpreti locali. Il fine vita, da noi, è ancora una questione di coordinate geografiche (vedi approfondimento sotto) *

Ma la biografia delle Kessler ci dice di più’.

Dietro le due icone di fama e bellezza c’erano due bambine cresciute nella Germania dell’Est, un padre alcolista e violento, una madre che loro stesse  considerano da ‘proteggere’.  La danza come passione assoluta. A quattordici anni la fuga nella Germania dell’Ovest, e una promessa scolpita nella paura: “Mai più dipendere da un uomo”. Promessa mantenuta per tutta la vita: nessun matrimonio, relazioni affettive  importanti ma autonome; il rifiuto della maternità, scelta consapevole alla luce delle loro carriere e dell’abdicazione ai ruoli familiari tradizionali; la gestione congiunta delle case, del lavoro, delle finanze; e infine un testamento orientato alla solidarietà (lasciti ad Onlus).

È un femminismo concreto e silenzioso, lontano dagli slogan ma potentissimo: l’indipendenza economica come presupposto per liberarsi da ogni forma di violenza o subordinazione; libertà di costruire il proprio progetto di vita senza matrimonio, né maternità obbligata; l’autodeterminazione sul corpo e sul fine vita, perché decidere come morire è la naturale continuità di una vita vissuta rivendicando la libertà di ‘ disporre’ di sé. Persino la loro determinazione di morire insieme appare oggi come l’estensione estrema di un patto di sorellanza, che ha sostituito per loro i modelli familiari tradizionali.

La loro scelta interroga il giurista e il legislatore. Se due donne lucide, informate, non fragili,  né in ‘difficoltà relazionale’ scelgono il suicidio assistito come compimento coerente della propria biografia, il diritto deve poter accogliere (e normare) questa decisione?  Oppure deve impedirla in nome di una vocazione protettiva di una vita che deve estendersi elasticamente sempre più anche resta poco o nulla della forza -non solo fisica – e dello spirito vitale complici trattamenti sanitari capaci di protrarre ogni giorno di più l’ultimo respiro? Possiamo accettare che in Italia l’accesso al fine vita dipenda ancora dalla disponibilità delle strutture sanitarie e dalla capacità – anche economica – di sostenere un contenzioso?

Le Kessler, senza proclami, hanno tenuto insieme le due parole cardine dei diritti del XXI secolo: dignità e autonomia.

E la domanda che ci consegnano, più che un testamento morale, è un’agenda politica:

Che leggi servono per trasformare una scelta individuale in un diritto regolato, garantito, sottratto alla clandestinità e alle diseguaglianze?

* Irma Ciaramella, avvocata

Approfondimento 

Il tema del fine vita resta uno degli argomenti  più delicati del dibattito giuridico e politico italiano. In assenza di una disciplina organica, è stata la Corte costituzionale a definire negli ultimi anni i confini entro cui l’aiuto al suicidio può considerarsi lecito, costruendo un modello fondato sul bilanciamento tra la tutela della vita e il diritto all’autodeterminazione del paziente.

Il punto di partenza è la legge n. 219/2017, che ha riconosciuto il diritto di ciascuno a rifiutare cure e trattamenti anche salvavita. La questione arriva alla Consulta con il caso Cappato–DJ Fabo, che apre il problema dell’aiuto al suicidio all’interno dell’ordinamento italiano.

1. L’ordinanza n. 207/2018: la Corte chiama il Parlamento

La Consulta rileva che l’art. 580 c.p. potrebbe essere incostituzionale in alcuni casi-limite e concede al Parlamento un anno per legiferare. Identifica già i criteri: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, trattamenti vitali, piena capacità decisionale.

2. La sentenza n. 242/2019: il perimetro della non punibilità

Constatata l’inerzia legislativa, la Corte dichiara parzialmente illegittimo l’art. 580 c.p. e stabilisce quando l’aiuto al suicidio non è punibile. Le condizioni sono cumulative:

• patologia irreversibile e prognosi infausta;

• sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili;

• dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;

• piena capacità di intendere e volere;

• previo accesso (o rifiuto consapevole) alle cure palliative.

La procedura deve svolgersi sotto controllo del Servizio Sanitario Nazionale.

3. Le pronunce del 2024 e 2025: conferma e chiusura del perimetro

• Sentenza n. 135/2024: conferma il requisito della dipendenza da trattamenti vitali, ritenuto essenziale per delimitare il campo dei casi ammessi.

• Sentenza n. 66/2025: ribadisce che solo il legislatore può ampliare la platea dei soggetti ammissibili; la Consulta mantiene il perimetro definito nel 2019.

Situazione attuale

L’assenza di una legge nazionale lascia un quadro frammentato: i comitati etici territoriali applicano i principi costituzionali senza linee guida uniformi, mentre alcune Regioni (Emilia-Romagna e Toscana) hanno avviato proprie discipline.

Le pronunce della Corte hanno costruito un sistema di garanzie minimo e coerente, evitando arbitri e offrendo tutela ai pazienti più vulnerabili. Ora la responsabilità è del Parlamento: trasformare questa architettura giurisprudenziale in una normativa chiara, uniforme e rispettosa dei diritti fondamentali.

 

Avv. Maria Irma Ciaramella

PATROCINANTE IN CASSAZIONE

 

Calamari, speciali in tutte le stagioni

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Gusto e colore per questa deliziosa insalata di pesce.

Delicata e leggera è adatta come antipasto o come secondo, speciale in estate ma ottima da servire durante tutto l’anno, anche tiepida. 

Ingredienti 

2 Calamari freschi 
1 patata 
1 carota 
Pomodori Pachino q.b. 
1 limone 
Olio evo, sale, pepe, prezzemolo q.b. 

Lavare e pulire i calamari, cuocerli per alcuni minuti in acqua salata (fino a quando risultano teneri, dipende dalle dimensioni). Lasciar intiepidire e tagliare a pezzi. 
Cuocere a vapore la patata e la carota, lasciar raffreddare e tagliare a pezzi. Lavare i pomodorini e tagliarli a metà. In una terrina unire tutti gli ingredienti, condire con olio evo, succo e buccia grattugiata di limone, sale, pepe e prezzemolo tritato. Servire tiepido o freddo. 

Paperita Patty 

Rock Jazz e dintorni a Torino: Noemi e Asco

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Mari Froes.

Martedì. Al teatro Colosseo è di scena Gio Evan.

Mercoledì. Al teatro Concordia di Venaria arriva Noemi. All’Hiroshima si esibisce Andrea Cerrato. Alle OGR la performance di Asco tra musica sinfonica e techno.

Giovedì. Al Vinile suonano i Son Machito. All’Of Topic sono di scena gli Joypads. Allo Spazio 211 si esibisce Lael Neale. Al Blah Blah suona Jozef Van Wissem + Cauduro. Allo Ziggy suonano gli Electric Wires + Luca.

Venerdì. Allo Spazio 211 si esibiscono i BRX!T + Domani Martina. All’Off Topic è di scena Gioia Lucia + Selli. Al Magazzino sul Po suonano i Verlaine. Al Folk Club si esibisce Casey Chandler + Federico Puttilli. All’Hiroshima suonano Il Mago del Gelato. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena la BodySoul Band. Al Vinile suona la Violet Beat. Al Circolino si esibiscono i Tetsuo.

Sabato. Al Folk Club sono di scena Marco Flores, Jose Tomas e El Quini De Jerez. Al Magazzino sul Po suonano gli Housebroken + Merricat. Allo Spazio 211 si esibisce Micah P. Hinson. Allo Ziggy è di scena Massimo Pupillo. Al Magazzino di Gilgamesh suona la Lady’s Soul Band.

Pier Luigi Fuggetta

Evitiamo la trappola del vittimismo / 3

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Me se l’atteggiamento da vittima procura a chi lo mette in atto negatività e difficoltà, perché il vittimista insiste in questi comportamenti e modi di pensare e di essere, che hanno una forte componente autolesionistica, senza in genere riuscire a modificarli? Perché, evidentemente, l’atteggiamento vittimistico qualche vantaggio, ancorché un po’ “storto” e senza dubbio opinabile, lo procura…

Ad esempio di scaricare la responsabilità di se stessi e delle proprie difficoltà agli altri o al destino, di ricevere attenzioni morali e materiali dagli altri per la propria condizione sfortunata, di evitare il dolore e la fatica nel prendere in mano la propria vita e il proprio cambiamento, di esercitare potere nei confronti di coloro che gli stanno vicino.

Perché è questo il principale potere del vittimista: quello di manipolare chi gli sta attorno, cercando di indurlo a comportarsi nei suoi confronti come un burattino nelle sue mani, pronto a venirgli in soccorso e a recitare il ruolo che lui desidera. Nutrendo così il suo insopprimibile narcisismo.

Risulta perciò evidente, a questo punto, come il titolo di questa serie di post possa assumere un doppio significato e una duplice valenza. Nel senso che evitare la trappola del vittimismo consiste sia nel non assumere noi stessi atteggiamenti da vittima, sia nell’imparare a difenderci dalle manipolazioni dei vittimisti.

E’ possibile che l’atteggiamento del vittimista possa modificarsi? Certamente si, partendo dalla consapevolezza del fatto che la sua è una “non vita”, una rinuncia a vedere le cose così come sono e non come egli vuole negativamente rappresentarsele e strumentalmente rappresentarle agli altri.

Le persone che hanno l’abitudine di fare la vittima sono talmente concentrate a lamentarsi e a dispiacersi per ciò che non hanno ricevuto da dimenticarsi totalmente di tutto ciò che invece già hanno e di averne gratitudine. Reagendo senza drammi alle inevitabili situazioni di dolore e di difficoltà.

(Fine della terza e ultima parte dell’argomento).

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Sandro Pertini  e gli abiti rivoltati – La querelle del Garante – I liberali – Lettere

Sandro Pertini  e gli abiti rivoltati
Sono stato a Savona a parlare in anteprima  di Sandro Pertini che il prossimo anno verrà ricordato a 35 anni dalla sua morte. Avevo davanti a me un pubblico che immaginavo, data l’età, di vecchi pertiniani. Mi sbagliavo perché un novantenne avvocato di Savona ha raccontato aspetti poco conosciuti di Sandro anche per ciò che riguarda la sua vita famigliare. Ebbe, ad esempio, un fratello fascista e non onorò con il matrimonio una ragazza che lo aiutò, rischiando la vita portandogli aiuti nell’ esilio francese di Nizza. Ho replicato che le questioni personali e famigliari non possono inficiare la sua figura di politico e di statista. Pertini ebbe un carattere difficile dovuto anche al carcere e al confino e non ebbe doti politiche particolari. Fu un militante più che un dirigente socialista, seppe evitare la maledizione del movimento socialista fatto di scissioni continue.

Come presidente della Camera e poi della Repubblica cercò di porsi come uomo delle istituzioni anche se la sua passione politica ebbe il sopravvento. Un signore del pubblico se ne è uscito con un giudizio infelice:<< Neppure le Brigate Rosse avrebbero toccato Pertini>>. Così dicendo si sono avvalorati discorsi su un Pertini non abbastanza fermo sul brigatismo, cosa non vera, anche se graziò un brigatista parente di Emanuele Macaluso che costò il posto al Segretario generale del Quirinale Maccanico che si prese la responsabilità della grazia. Maccanico ebbe quasi subito dopo la presidenza della Banca commerciale e poi poté iniziare la sua carriera politica. Come si può vedere, nella storia occorre sempre una certa dose di relatività. Un’altra signora del pubblico ha ricordato che suo padre regalò un abito rivoltato che era appartenuto al maresciallo Caviglia eroe della Grande Guerra  – come usava nel dopoguerra quando scarseggiava tutto – a Pertini perché potesse presentarsi all’Assemblea Costituente  con un abito adatto. Gli abiti rivoltati noi non li abbiamo conosciuti, quei politici con quegli abiti di recupero sono stati parte della migliore classe dirigente italiana. Anche gli operai comunisti – come imponeva loro Togliatti – vestivano il doppio petto blu per entrare in Parlamento, come atto di rispetto delle istituzioni.

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La querelle del Garante

Ho conosciuto Agostino Ghiglia tanti anni fa quando ambedue ricordavamo foibe ed esodo giuliano – dalmata nel quasi assoluto silenzio. Lo stimo come una persona seria e coerente. Farebbe assai meglio il ministro di tanti suoi colleghi di Fdi. Il tentativo di Ranucci di attaccarlo con futili motivazioni  è privo di fondamento.

Su di lui non cambio il parere maturato negli anni. E’ un uomo di partito che ha dimostrato di saper diventare uomo delle istituzioni. Non si può vietargli di entrare nella sede del suo partito come vorrebbe Ranucci che non nasconde mai le sue origini e simpatie, anzi le manifesta nella Tv pubblica che lui usa come se fosse sua.
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I liberali
C’è un ministro sicuramente liberale ed è Paolo Zangrillo che conobbi di sfuggita quando il Treno del Ricordo del Milite Ignoto fece tappa a Torino. Non ho più avuto altre occasioni di incontro  Ma l’idea di non sottoporre gli over 70 ai disagi e al malfunzionamento delle anagrafi, liberandoli dell’obbligo del rinnovo della carta d’identità, è un’idea giusta e a costo zero.

Anche le iniziative di rafforzare i compiti delle farmacie nel campo sanitario è un’idea giusta. E’ l’esatto contrario delle lenzuolate di Bersani che cercarono di mandare all’aria le farmacie, creando le parafarmacie che per altro non ebbero successo. La mia farmacia, la Solferino, è un prezioso presidio sanitario, di cui non potrei fare a  meno.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Le panchine di via Roma
Lei è stato il primo a scrivere che le panchine in pietra senza schienale in via Roma non erano funzionali . Adesso c’è chi si accorge del disagio per gli anziani . Correggeranno gli altri tratti?   Giusy Sandali
Non credo che  correggeranno per mantenere l’uniformità. Ad Albenga ,come ricordai, ci sono panchine senza schienale, ma il caso di Albenga sembrava unico. Aggiungerei che Torino non è Palermo. Le panchine all’aperto forse non sono così necessarie perché il clima non lo consente.
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La ferrovia da Genova a Ventimiglia
Sono totalmente contrario allo spostamento a monte della ferrovia da Genova a Ventimiglia. Un errore grossolano quelle di fare le stazioni distanti dalle città come dimostra il pezzo già costruito da Andora a Ventimiglia con un calo vertiginoso di utenza. In compenso hanno favorito una lunga pista ciclabile lungo il mare. Non ha senso. Eppure i sindaci tacciono.
Raffaele Delfino Pietra L.
Concordo. L’ idea di una ferrovia costiera  fu un’intuizione di Cavour che nel 1857 volle la nascita della “Ferrovia delle Riviere Liguri“ che doveva correre lungo il mare dal fiume Varo fino al Magra. Il tratto Savona – Ventimiglia venne realizzato compiutamente nel 1872 . Non sarà più così, per risparmiare pochi minuti di viaggio. Un errore che va ascritto in via definitiva a Salvini. Speriamo che qualche magistrato contabile riesca a fermare il progetto. In certi casi la Corte dei Conti è preziosa.
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Si torna alle Frattocchie?
Ho appena letto la recensione al nuovo libro di Angelo d’Orsi, il perseguitato del Polo del ‘900, che affronta la catastrofe del liberismo da Reagan ad oggi. Un libro fazioso in cui ritorna la solita vulgata marxista di stretta ortodossia, senza neppure un tentativo di aggiornamento analitico. D’Orsi in compenso non ha mai scritto della catastrofe comunista perché lui è e si ritiene ancora un comunista. Stando alla recensione, sembra che il libro riscuota successo. Lei cosa ne pensa?  Piero Astuti
Lei forse non mi legge, ma da anni io ho sempre espresso giudizi negativi su d’Orsi e ritengo  la sua faziosità incompatibile con il lavoro di uno storico. Del suo ultimo volume, che non leggerò, ho letto che sarebbe  stato un ottimo  libro di testo per gli attivisti comunisti della scuola di partito delle Frattocchie dove sono cresciuti i più perniciosi settari. Per l’autore questo giudizio suona sicuramente  come un complimento. Per fortuna della cultura italiana le Frattocchie sono state chiuse da molto tempo.

Filetti di nasello gratinati. La bontà è croccante

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 Questo piatto si prepara facilmente con ingredienti semplici, particolarmente sfizioso grazie alla gratinatura dorata e croccante

Apprezzato per le sue proprieta’ nutritive, il nasello e’ un pesce magro, facilmente digeribile, carne bianca e delicata ideale anche per chi non ama il pesce. Questo piatto si prepara facilmente con ingredienti semplici, particolarmente sfizioso grazie alla gratinatura dorata e croccante.

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Ingredienti:

 

4 filetti di nasello

4 fette di pan carre’

1 ciuffo di prezzemolo

1 spicchio di aglio

50gr. di parmigiano grattugiato

50gr. di pecorino grattugiato

Olio, sale, pepe q.b.

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Tostare leggermente le fette di pan carre’. Lavare e asciugare il prezzemolo. Frullare le fette di pane con il formaggio grattugiato, l’aglio, il sale, il pepe e l’olio. Disporre i filetti di nasello in una pirofila da forno unta di olio, cospargere il composto sul pesce, condire con un filo di olio e cuocere in forno a 200 gradi per circa 20 minuti o sino a completa doratura.

 

Paperita Patty