Music Tales, la rubrica musicale








GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Lunedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce EroCaddeo.
Martedì. Al Blah Blah suonano i Dust e i My Supremacy.
Mercoledì. All’Hiroshima si esibiscono i Ketama 126. Al Blah Blah suonano gli All You Can Hate + Neyja.
Giovedì. Al teatro Colosseo va in scena “Da quarant’anni… Fra la Via Emilia e il West”, riproposizione del concerto del 21 luglio 1984 in piazza Maggiore a Bologna davanti a 150000 persone. Verrà eseguito dai Musici di Guccini. Al Vinile si esibisce Sergio Moses & Tony Gruttola. All’Hiroshima è di scena Matteo Mancuso. Alla Divina Commedia suonano gli Acusticomanie. Al Blah Blah si esibiscono i Ulan Bator. Allo Ziggy sono di scena Le Capre a Sonagli + Kairoskiller. Al teatro Garibaldi di Settimo, debutta come cantante Moni Ovadia con il disco”Yiddish Blues” affiancato sul palco da Gazich e Famulari. Al Magazzino sul Po suona Larsen + Lori Goldston.
Venerdì. Al teatro Colosseo va in scena “Break Free -Long Live The Queen” con la miglior tribute band europea. Al Magazzino sul Po si esibisce Marxos + Melee X Cardine. Al Folk Club suona Sarah Lee Guthrie & Radoslav Lorkovic. Al Peocio di Trofarello è di scena John Macaluso And Friends. Al Circolo Sud si esibisce Giustino. Al Circolino suonano Only Pleasure Swing & Roll.
Sabato. Allo Ziggy sono di scena Deathless Legacy + Stave The Grave. Al Blah Blah suonano gli Infall + Noise Trail Immersion.
Domenica. All’Inalpi Arena arriva Gianni Morandi. Al Magazzino sul Po suonano i Mombao. Alla Divina Commedia si esibisce La Bbbanda.
Pier Luigi Fuggetta
Una ricetta insolita un dolce a base di zucchine, vero? Il risultato credetemi vi stupira’, e’ un dolce soffice e profumato, veloce da realizzare, adatto a tutti, ideale per ogni momento della giornata, provare per credere!
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Ingredienti
250gr. di farina 00
3 uova intere
180gr. di zucchero
80ml di olio di semi
30gr. di uvetta
50gr. di cioccolato fondente
20gr. di noci
200gr. di zucchine fresche
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di cannella (facoltativo)
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Lavare le zucchine, grattugiarle e lasciarle scolare per almeno un’ora per eliminare l’acqua di vegetazione. Nel mixer sbattere lo zucchero con le uova, aggiungere la farina, la bustina di lievito e l’olio di semi. Aggiungere all’impasto le zucchine, il cioccolato ridotto a scaglie, l’uvetta precedentemente ammollata in acqua tiepida e strizzata, le noci tritate e un pizzico di cannella in polvere. Mescolare bene e versare in uno stampo da plum cake foderato con carta forno. Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 45 minuti. Lasciar raffreddare e servire a fette.
Paperita Patty
Questi scatti suggestivi e anche curiosi (da notare Batman in una delle foto…) ci sono stati inviati dalla lettrice Daniela Ceron che ringraziamo.


Sugli schermi “È l’ultima battuta?”, per la terza volta Bradley Cooper alla regia
PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione
Ci riprova, e ci riprova benissimo, Bradley Cooper a buttare le sue opere in veste di regista e noi stessi giù dentro il mondo dello spettacolo, sia che lo faccia con una nuova trascrizione di “È nata una stella” (2018) – omaggio all’arte di Lady Gaga -, o con “Maestro” (2023) dedicato alla bacchetta di Leonard Bernstein (camuffato lui dietro un ben gossippato all’epoca naso posticcio) e al suo matrimonio, pieno di tradimenti, con l’attrice Felicia Montealegre, oppure oggi con “È l’ultima battuta?”, il drammatico, tutto sorrisi e lacrime, autentico, sfacciatamente aperto panorama familiare che sta alle spalle e intorno al protagonista. Una bisturizzata crisi di coppia, un legame senza fine che non accenna a finire, con due bambini al seguito, attraversata da una scrittura che affascina, dovuta alle penne dello stesso regista e del protagonista Will Arnett in compagnia di Mark Chappell, a far da collante tra idea e realizzazione il cabarettista inglese John Bishop che Arnett aveva avuto modo di incontrare e di ascoltare nel racconto delle traversie del suo divorzio.
Il matrimonio tra Alex e Tess dopo vent’anni è arrivato al capolinea, lui procede a fatica e lei è decisamente scontenta di quel trantran, crisi di mezza età tout court, forse non hanno più niente da dirsi, vorranno mantenere rapporti d’amicizia nel proposito di non sciupare quelli d’amore e coinvolgimento (paterno) che hanno con i marmocchi, farlo magari in punta di piedi (“dobbiamo lasciarci vero?”, “credo anch’io di sì”), lei a chiedere il divorzio in una serata in cui si è in bagno e ci si lava i denti, lui che sloggia dalla solida bella villa alle porte di New York per trovare rifugio in un più o meno rassicurante appartamentino da scapolo o per incappare nei consigli di genitori più o meno apprensivi a cui affidare i bambini. È per non pagare in una serata vuota l’ingresso in un locale che Alex si esibisce, d’obbligo, per la prima volta in vita sua, è chiaro, in una sorta di assolo comico – ma non staremo, con il passar del tempo, dalle parti di una lunga seduta psicanalitica? – di quelli che vanno sotto il nome di stand-up comedy, una pedana e un microfono, un pubblico di poche persone ma pur sempre un palcoscenico, a raccontare un po’ dei fatti propri più recenti, tra un sorriso e un’ansia. Ma il pubblico lo applaude e lo applaudirà nelle serate successive, perché lui da quella pedana non può più staccarsi. una seconda pelle. Un confessionale non trovato mai. Anche la vita di Tess può cambiare, da quando, forte del suo passato, le è stato proposto di diventare assistente allenatrice della squadra femminile degli States per le prossime Olimpiadi estive. Tra una visita e l’altra, con una scusa o per portare i figli a scuola (Alex è il padre degli anni Duemila che dà la mano al vecchio Ted del Dustin Hoffman di “Kramer contro Kramer”, eravamo nel ’79 come dei tanti altri padri tornati single pronti a dare una mano in quella direzione che negli anni abbiamo visto al cinema), tra un momento di rappacificazione e qualche bisticcio, tra il continuare a frequentare una coppia di amici che soffrono dei loro stessi mali e delle insicurezze quotidiane, la vita prosegue con qualche ripensamento. Mentre una sera, entrando nel locale in compagnia, Tess scopre l’altra faccia di Alex, lì a dipanare il racconto della sua vita.
Ottima scrittura dicevamo, film dove la regia di Cooper appare appartata, mai ingombrante, pronta a lasciare tutto lo spazio possibile alla bravura di una coppia che pare essere vissuta insieme da sempre, Arnett – felicissima scoperta – eccezionale nei tempismi e nel buttar fuori parole, nel proporsi a chiunque gli stia intorno, alla platea come all’amico di sempre che ha il faccione di Cooper stesso (lui viaggia tra i minimi successi e il ripetersi di provini per pellicole di serie B, percorso amaro ma abituale per chi voglia sfondare nella Grande Mela), nei momenti di sconforto come in quelli d’allegria e di risalita; lei, Laura Dern, bravissima, anche se per chi scrive ha qualcosa di fisico che combacia a fatica con il partner in questione. C’è la nevrosi e una certa frenesia di Allen, c’è il cinema di Tom Hanks e Meg Ryan ma toglietegli per carità tutto il dolciastro, qualche punta rabbiosa di Baumbach, c’è un montaggio che corre a mille e incanta, c’è tutta New York e le passeggiate a due la sera, i ristoranti e i localini, la notte e il giorno e i viali alberati, le battute mozzafiato e la metropolitana: un ampio panorama a circondare un senso di vuoto, pronti a scoprire che anche quel vuoto è un angolo non secondario delle nostre storie. C’è il grandissimo Cassavetes. C’è il robusto vivace intrigante cinema americano degli anni Ottanta. È la vita, quella vera, riportata in un taccuino d’appunti che i bambini scoprono e cominciano a leggere e a fare domande, piccole e angosciose: è una vita che si vuol far annegare nella fantasia, ma non sarà mai vero, per cui bisogna farla vivere, questa vita. È la vita, quella vera, seguita passo passo, da vicinissimo, con la fotografia dell’abituale Matthew Libatique ma con la macchina da presa nelle mani di Cooper, ben salda sulla sua spalla e portata sul viso e sulla nuca dell’uomo e della donna, ossessivamente.
In un happy end che lascia un po’ l’amarognolo in bocca, c’è una frase dentro la coppia, qualcosa che suona più o meno “va bene, lo voglio, voglio continuare a vivere la mia infelicità ma viverla con te.” Suona difficile a volte allontanarsi, staccarsi completamente da un vissuto che anche i litigi e le amarezze (“mi hai lasciata molti anni da sola in questa relazione”) hanno attraversato, giorno dopo giorno. Purché si rimanga “infelici insieme”, portandoci appresso imperfezioni e ripensamenti, tutti i forse del mondo.



GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour per 2 sere consecutive suonano i Marlene Kuntz. All’Osteria Rabezzana si esibisce il Federico Ponzano Quartet.
Giovedì. Al Magazzino sul Po è di scena IMA. Alla Divina Commedia suonano i Broke’n’Drunk. All’Off Topic si esibisce Denny Bertone affiancato da sei musicisti. A seguire i Funkytude. Al Circolino è di scena il Daimona’s Jazz Trio. Alla Vineria Popolare si esibisce Andrea Ciuchetti.
Venerdì. Al Circolino suona Charlie & Dodo. Alla Suoneria di Settimo si esibisce Moni Ovadia in duo con Michele Gazich. Al teatro Concordia è di scena Venerus. Al Blah Blah si esibisce Etta.
Sabato. Al Blah Blah suonano i Movie Star Junkies. Al Folk Club è di scena Andy McKee. Al Circolo Sud suonano i Tedeschi suonano altri Tedeschi & Provincia Power. Al Cap !0100 si esibiscono i Cacao Mental.
Domenica. Al teatro Colosseo è di scena Patty Pravo. All’Inalpi Arena si esibisce Tame Impala. Allo Ziggy suonano i Dramalove + Animaux Formidable. Al Blah Blah sono di scena IL Senato. Al Magazzino sul Po si esibisce Filippo Dallinferno + GTT X Sofà So.
Pier Luigi Fuggetta





LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.comDa vecchio vercellese che abita a Roma da trent’anni sono socio della Famija Piemonteisa di Roma e lettore da quasi dieci anni della sua rubrica sul “Torinese“. Le scrivo perché sono indignato contro i dirigenti scaduti della Famija dopo la morte del presidente Morbelli in agosto. Da allora la Famija non è più attiva e i superstiti non stanno facendo nulla, facendo morire la gloriosa associazione. Ma stanno cercando di mettere in atto un nuovo statuto che consenta loro di impadronirsi della associazione che in pochi mesi ha perso metà dei soci. Sono vecchi signori senza esperienza che vogliono impedire a elementi nuovi di rilanciare la Famija. Mi rivolgo a Lei come massimo studioso di Marcello Soleri che fondò la Famija nel 1944 e che ritengo insieme alla famiglia Soleri alto rappresentante degli interessi originari dell’ente creato dal ministro Soleri. Cosa dobbiamo fare? Ci sono soci autorevoli come un generale dei Carabinieri che potrebbe riportare in alto la nostra associazione. Lettera firmata


